Arabi: civiltà islamica e scienza

“Maometto […] proibì la scienza alla sua gente”, così afferma Montaigne nel XVI secolo nei suoi “Saggi”. Sulla scorta di quest’affermazione, Pascal nel XVII secolo nei suoi “Pensieri” dichiara: “Maometto vieta di leggere”. Così a partire dall’epoca moderna si è diffusa l’immagine di un Islâm ignorante e nemico della scienza e del sapere. Al massimo nei manuali viene riconosciuto alla civiltà islamica il merito di avere conservato e trasmesso all’occidente il pensiero greco, in accordo con il mito, particolarmente caro ai tedeschi, della civiltà, della cultura e della scienza, come prodotti nati in Grecia e fatti crescere in occidente.
Ma questa è un’immagine dei tempi moderni. Ben altra era l’immagine della civiltà islamica in tempi più antichi. Per esempio, ne “La Divina Commedia”, Dante mette Maometto e ‘Ali all’inferno (canto ventottesimo), in quanto scismatici, secondo l’idea medievale per la quale l’Islâm è un’eresia cristiana:
“vedi come storpiato è Maometto!
Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto.
E tutti li altri che tu vedi qui,
seminator di scandalo e scisma”.
Ma nel quarto canto dell’Inferno, troviamo nel limbo tra gli “spiriti magni” Avicenna e Averroè e, meraviglia, il “feroce Saladino”. Queste presenze stanno ad indicare la grande considerazione in cui l’Islâm era tenuto sia dal punto di vista più strettamente culturale, scientifico sia in genere come civiltà: infatti Saladino è stato a lungo anche per l’occidente il paradigma, il modello del sovrano giusto e saggio, del cavaliere puro.
Cerchiamo dunque di capire in realtà qual è la posizione dell’Islâm verso il sapere e qual è stato il contributo dell’Islâm al progresso delle scienze e della cultura.
Cominciamo come al solito vedendo cosa dice il Corano. Su 6.239 versetti, ayat, che compongono il Corano ben 570 invitano l’uomo all’uso della ragione, allo studio della natura, alla riflessione e alla ricerca scientifica. Ancora più numerosi ed espliciti sono gli inviti in tal senso che si trovano tra i detti di Maometto: “A colui che si incammina alla ricerca della scienza Dio spiana la via al Paradiso”; “Colui che lascia la sua casa alla ricerca della scienza è nella via di Dio sino al suo ritorno”; “Cercate la scienza fosse anche fin in Cina”.
All’inizio dell’ottavo secolo i libri erano di pergamena o papiro, materiali di difficile lavorazione e reperibilità. I musulmani appresero l’arte della fabbricazione della carta dai cinesi, ne migliorarono notevolmente il procedimento e la trasformarono in un’industria.
All’inizio del nono secolo la carta era già diventata il normale supporto di ogni comunicazione scritta ed era così diffusa che veniva usata anche per incartare la spesa: un viaggiatore persiano del 1040 osservava che al Cairo i commercianti di ortaggi e spezie erano provvisti di carta per avvolgere la loro merce. La grande domanda di libri era soddisfatta dai copiatori, i warraqin, che in poche ore erano in grado di riprodurre un libro di centinaia di pagine, mentre un volume più grosso prendeva qualche giorno. Chioschi di copiatori si trovavano ovunque, mentre le librerie erano di solito concentrate in un particolare quartiere. Alla fine del nono secolo al-Ya°qubi contò più di cento librerie a Waddah, un sobborgo di Baghdad. Le librerie più grandi e rispettabili fungevano anche da cenacoli intellettuali e richiamavano gli studiosi da grandi distanze. La ricerca del sapere, dei libri portò alla nascita di biblioteche pubbliche e private.
La Bayt al-Hikmah, la “casa della saggezza”, fu istituita a Baghdad nell’815 ed era la biblioteca pubblica più famosa. A Baghdad nel 1200 si contavano ben 36 biblioteche pubbliche. La Khinzana al-Kutub al Cairo contava più di un milione e seicentomila manoscritti. La biblioteca di Cordoba aveva 40.000 libri. Per avere un’idea si pensi che all’epoca la biblioteca vaticana possedeva 986 libri! Il fiorire delle biblioteche portò anche alla produzione di numerosi sistemi di classificazione dei libri, nonché di glossari, opere di consultazione, enciclopedie, tavole genealogiche, guide geografiche ecc. Parallelamente alle biblioteche si diffusero le scuole.
L’università più antica al mondo è quella di al-Azhar al Cairo fondata nel 970, tuttora una delle più importanti università del mondo musulmano.
Quest’investimento in cultura pose i paesi musulmani all’avanguardia per quel che riguarda le scienze e le scoperte scientifiche e per secoli gli occidentali si recarono a studiare nei centri musulmani e a tradurre i loro libri. La figura seguente fa vedere i viaggi dei medici europei in uno di questi centri musulmani: Toledo.
La medicina fu portata dai musulmani a un livello altissimo. Il primo ospedale organizzato fu costruito a Damasco nel 707 per i lebbrosi, che venivano qui ricoverati a spese del califfo. In poco tempo ogni città ebbe il suo ospedale: Baghdad ne possedeva sessanta. Al-Razi († 925) fu il più grande medico musulmano, Fondò l’ostetricia e fornì la prima descrizione scientifica del vaiolo e del morbillo.
Avicenna (980-1037) divenne famoso per le sue opere mediche elaborate con linguaggio scientifico: da lui abbiamo derivato parole come ambra, cinnamomo, zafferano, sandalo, canfora. La sua opera più famosa è stato il “Qanun fi atTibb”, “Canone di Medicina”, da cui deriva il termine canone, in cui vengono presentati ben 760 rimedi medico-farmacologici. Avicenna scoprì che la tubercolosi era contagiosa e descrisse i sintomi e le complicazioni del diabete. Tradotto in latino da Gherardo da Cremona nel XII secolo il canone di Avicenna rappresentò per l’Europa la principale guida medica dal XII al XVI secolo. Con l’avvento della stampa fu anche uno dei primi libri ad avere un gran numero di edizioni: quindici in latino e una in ebraico nel quattrocento, quaranta nel cinquecento. Fu anche uno dei primi libri arabi pubblicato in lingua originale in Europa (Roma, 1513). Ibn Nafis († 1288) fu il primo a descrivere con precisione il meccanismo della circolazione sanguigna, il cui merito viene attribuito nei manuali all’inglese Harvey nel 1628. Al-Zahrah († 939) scrisse uno dei più celebri trattati di chirurgia. Oltre a descrivere come si esegue tutta una serie di operazioni, il suo manuale comprende la descrizione dettagliata di più di un centinaio di strumenti chirurgici, molti dei quali inventati dallo stesso al-Zahrah.
Sviluppò inoltre l’odontoiatria ed eseguì interventi estetici per correggere le irregolarità dentali. I musulmani furono anche i primi a costruire ospedali psichiatrici (Cairo 872).
Particolarmente attivi furono i sufi nelle cure psichiatriche e psicologiche, con metodi e atteggiamenti sorprendentemente moderni. Molto attivi furono anche gli scienziati musulmani nella ricerca di rimedi farmaceutici: tanto che si può affermare che la moderna farmacopea nasce nel mondo musulmano.
Le più note innovazioni musulmane si ebbero nella matematica e nell’astronomia. Al-Khuwaritzmi († 850), da cui deriva l’italiano “algoritmo”, inventò i logaritmi e l’algebra, termine quest’ultimo che deriva appunto dal libro di Khuwaritzmi “Kitab al-gabr”, che tradotto dopo tre secoli fece conoscere all’occidente la numerazione araba e lo zero. ‘Abd al-Wafah († 997) sviluppò la trigonometria e la geometria della sfera, ideò le tavole dei seni e delle tangenti e scoprì le variazioni del moto lunare. Omar Khayyam († 1123), oggi famoso in occidente come poeta è stato in realtà un grande matematico che risolse le equazioni di terzo e quarto grado.
Al-Battani calcolò la durata dell’anno solare sbagliando di 24 secondi rispetto al valore accertato oggi. Misurò inoltre la circonferenza della terra. Le misurazioni di al-Biruni del peso specifico di vari metalli e pietre preziose sono esatte fino alla terza cifra decimale. Studiò inoltre la rotazione della terra intorno al proprio asse. Numerosi osservatori astronomici furono costruiti in tutto il mondo musulmano: Damasco, Siviglia, Samarcanda, ecc. In questi osservatori gli astronomi preparavano e pubblicavano tavole astronomiche.
Ibn al-Haytham († 1039) fu un pioniere dell’ottica. Facendo esperimenti con 27 tipi diversi di lenti scoprì le leggi di riflessione della rifrazione, spiegò l’aumento apparente nella dimensione delle stelle in prossimità dello zenit e scoprì che l’occhio non emette raggi, come credevano Euclide e Tolomeo, ma li riflette. Il suo Thesaurus Opticus fu copiato tra gli altri da Ruggero Bacone, Leonardo da Vinci, Keplero e forse anche da Newton.
Gabir ibn Hayyan († 813), il più grande alchimista musulmano, viene considerato il punto di passaggio tra l’alchimia e la chimica. Inventò molti strumenti di laboratorio, introdusse la distillazione per la purificazione dell’acqua, identificò numerosi alcali, acidi e sali, produsse l’acido solforico, la soda caustica e l’acqua regia per la soluzione dei metalli e scoprì il mercurio. Gabir realizzò anche una vernice a fini commerciali. Abu Bakr al-Razi († 935) classificò le sostanze chimiche nelle tre categorie minerali, animali e vegetali e affermò che le funzioni del corpo umano si basavano su reazioni chimiche complesse. Al-Maghriti († 1007) dimostrò il principio di conservazione chimica della massa: 900 anni più tardi Lavoissier se ne attribuì il merito.
Numerosi furono anche i progressi musulmani in botanica, zoologia e in altre scienze naturali. Rilevanti sono anche i progressi compiuti dai musulmani nelle scienze sociali, nella storia, nell’archeologia, nell’etnologia, nella geografia, nell’urbanistica, nell’architettura, nell’arte della ceramica, nella lavorazione dei metalli, nei prodotti tessili (tappeti e stoffe), nella musica, nella calligrafia, ecc.

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