Arabi: i califfati

Subito dopo la morte di Maometto, si delinearono, tre differenti orientamenti per la successione: quello dei compagni del Profeta che voleva, che il califfo fosse scelto tra i suoi primi seguaci, quello dei legittimisti, che rifiutava il principio dell’ elezione del successore e voleva che si scegliesse il parente più vicino al Profeta e che fosse seguito. in futuro, un criterio dinastico-ereditario, quello dei potenti della Mecca, cioè degli Omayyadi, che avocavano a sé il diritto di successione.
I primi due califfi (in arabo khalifa vuol dire “successori [del Profeta]”), Abu Bakr e Omar, appartenevano al gruppo dei Compagni del Profeta.
Ad Abu Bakr successe Omar che diede slancio alle conquiste e pose le basi dello Stato Islamico. Egli attaccò dapprima la Siria, che apparteneva all’ area culturale semitica. L’ imperatore bizantino Eraclio tentò di fermare l’ avanzata musulmana inviando in Palestina un esercito, che subì una sconfitta, nel 636 d.C. sul fiume Yarmuk. Le turbolente e aggressive tribù arabe iniziarono, in seguito, la penetrazione nell’ Iraq sassanide. L’ espansione musulmana verso oriente continuò con la conquista della Persia, del Belucistan e dell’ Armenia, fermandosi ai confini con l’ India. Omar conquistò anche l’ Egitto, da qui si espanse in direzione di Cipro, Creta e Rodi sconfiggendo la flotta dell’ Imperatore bizantino Costante II. Omar morì nel 664 d.C.
Il terzo califfo, Uthman, era invece membro della famiglia aristocratica meccana degli omayyadi. Uthman venne assassinato e Ali (cugino e genero di Maometto) ottenne il potere. Una parte della comunità musulmana, convinta che Ali stesso avesse fatto uccidere il predecessore, nominò immediatamente un anti-califfo. Cominciò una serie di lotte armate tra i due gruppi. Alla fine l’anticaliffo, Mu’awiya (che apparteneva alla famiglia omayyade), riuscì a farsi eleggere nuovo califfo.
Fu così che avvenne il principale scisma all’interno dell’Islam, quello tra sunniti e sciiti (da shi’a ovvero “partito di Ali”).
La dinastia omayyade (661-750) diede inizio a una nuova epoca. Il califfo viveva nel lusso e continuò la politica di espansione avviata dai primi califfi, sino a raggiungere a ovest la Spagna (l’Andalusia) e a est la Cina. L’espansione rese necessario lo spostamento della capitale in una città meno isolata dal resto dell’impero: la scelta ricadde su Damasco, città dove gli omayyadi avevano molti fedeli. Ma la dinastia venne ben presto accusata dai fedeli di essere troppo laica e mondana.
Fu così che, nel 750, si impose la seconda grande dinastia della storia musulmana, quella degli abbasidi, che detenne il potere sino al 1258 (anno in cui Baghdad venne occupata dai Mongoli). Sotto gli abbasidi, la capitale venne trasferita da Damasco a Baghdad. Ma il territorio era troppo grande per essere controllato, e il potere venne sempre più affidato a piccole dinastie di principi (gli emiri) che, pur dipendendo sempre dal potere centrale, guadagnavano una maggior indipendenza. Dopo il 1258, la storia musulmana divenne la storia di piccole (anche se talvolta importanti) dinastie.

Ecco l’elenco delle principali dinastie principali:
OMMAYYADI
ABBASIDI
AGLABIDI
FATIMIDI
ALMORAVIDI
ALMOHADI
AYYUBIDI
NASRIDI (di Granada)
IDRISIDI
ALIDI
LAKHMIDI
GASSANIDI
OMMAYYADI

Ommayyad o Ummayyad, in arabo Banu Ummayya (“discendenti di Ummayya”), clan qurayshita della Mecca, formato da molte grandi famiglie. Tra queste, quella dei discendenti di Abu Sufyan (padre di Mu‘awiyya), e quella dei discendenti di Marwan (zio del medesimo), sono le più celebri e ressero successivamente il califfato (con capitale a Damasco) dal 661 al 750.
Il primo membro della dinastia e suo fondatore fu Muawiya ibn Abi Sufyan, un rappresentante del ramo principale della famiglia dei Banu Umayya. Suo padre era stato uno degli avversari di Maometto ma si era poi convertito all’Islam assicurando alla famiglia nuovo prestigio e influenza nel quadro del nuovo stato e della nuova organizzazione sociale dell’Islam.
Era membro della famiglia anche il terzo califfo elettivo, Othman, il cui assassinio diede a Muawiya il pretesto per attaccarne il successore Ali e farsi proclamare califfo. Governò per circa venti anni, dal 661 al 680, gettando le basi per il potere dinastico e assicurando come suo successore il figlioYazid. Tre anni dopo, il potere passò a un altro ramo degli Oyyadi: i Banu Marwan.
Da questo ramo uscirono tutti gli altri califfi della dinastia. Nell’ottavo secolo, a causa anche di contrasti interni, il califfato iniziò a indebolirsi e fu abbattuto, alla metà del secolo, da una rivolta partita da Corasan. Al califfato di Omayyadi fu sostituito quello degli Abbasidi che erano parenti di Maometto ed erano più vicini alla tradizione religiosa. Uno dei nipoti di Hisham era riuscito a sfuggire alla strage della famiglia operata dopo la rivolta, giunse nel 755 in Spagna e vi fondò un emirato indipendente.
L’emirato, con i suoi successori, divenne molto potente e dal 929 gli emiri assunsero anch’essi il titolo di califfi. Un rampollo della branca marwanide, sfuggito alla rovina della famiglia e rifugiatosi in Spagna, vi fondò l’emirato prima, poi califfato, ommayyade (detto di Córdoba, 756-1031), celebre per lo splendore delle arti e delle lettere in tutto il medioevo. La dinastia degli Omayyadi di Spagna è nota, più correttamente con il nome dei Banu Marwan.

Oriente
Sotto Mu‘awiyya I († 680) proclamato califfo nel 661, il dominio islamico si espanse nell’Iran orientale e nel Nord Africa. ‘Abd al-Malik (685-705), figlio di Marwan I, vinti i kharigiti e gli sciiti ristabilì l’unità dello Stato con annessione del Khorasan e dell’Oman; consolidò l’insediamento in Nord-Africa soffocando la resistenza indigena guidata valorosamente dalla Kahina e proclamò Gerusalemme “Città santa” . Walid I (705- 715) e Sulayman (715-717) proseguirono la politica di espansione: Transoxiana, rive dell’Indo (Multan, 713), invasione della Spagna (711) per opera di Tariq, inviato dal governatore della Berberia, Musa. Sotto il regno di Walid I fu costruita la Grande moschea degli Ommayyadi a Damasco.

Moschea di Damasco
Il califfato di ‘Umar II († 720), figlio di ‘Abd al-‘Aziz, insigne per pietà religiosa, segnò il culmine dell’espansione, e l’inizio della reazione dei popoli sottomessi, che fu poi favorita dalla mediocrità dei successori. In breve l’Impero fu in rivolta, dal Khorasan al Nord-Africa, dall’Arabia alla Mesopotamia (kharigiti), alla Siria stessa. Hisham (724-743) abbandonò Damasco stabilendosi nel deserto, a Rusafa, mentre l’anarchia, provocata dall’oppressione fiscale, aumentava paurosamente. Marwan II, l’ultimo degli Ommayyadi, non riuscì a impedire la proclamazione del califfato abbaside a Kufa (750) e fu sconfitto (751) sul Grande Zab, affluente del Tigri. Alla vittoria abbaside seguì la caccia e il massacro di tutti i membri della famiglia.

Spagna
‘Abd al-Rahman († 788), un nipote di Hisham, sfuggito agli avversari, si rifugiò nel Maghreb e, qualche anno dopo, sbarcato in Spagna, conquistò Córdoba (756), fondandovi un emirato ommayyade. Per lunghi anni ebbe a lottare contro i capi arabi e berberi, e alla fine il suo regno si estese su tutta l’Andalusia. Sotto i suoi successori immediati, lo Stato si consolidò, malgrado le rivolte che sconvolsero le grandi città, quali Córdoba e Toledo.

Toledo
‘Abd al-Rahman III (912-961), ulteriormente consolidato e unificato lo Stato, si proclamò califfo, rivendicando in tal modo di fronte agli Abbasidi la sua autorità spirituale e aumentando di fronte ai suoi sudditi il proprio prestigio.
Córdoba diventò una grande capitale, e il punto di partenza di ogni spedizione contro l’esigua parte della penisola (Navarra, León) rimasta cristiana. Alla fine del X sec., il califfato raggiunse l’apogeo sotto il regno di Hisham II (976-1013), specie dopo che il ciambellano (hagib) Muhammad Ibn Abu ‘Amir, vinta la coalizione dei sovrani cristiani, si impadronì di Santiago di Compostella (997), per cui s’intitolò Al Mansur (“il Vittorioso”). Il dominio islamico si estese allora fino al Duero, circondato e protetto da “marche”, territori di confine governati da capi militari. La popolazione araba era in minoranza, ma fortemente accentrata nelle città con numerosi feudi e/o domini nelle campagne.
Più numerosi i Berberi che erano tuttavia diluiti nella più abbondante massa di popolazione autoctona (tra cui i mozarabi rimasti cristiani) e gli “slavi”, mercenari, prigionieri di guerra. Tutto questo governato da una corte, tipicamente orientale, fastosa come quella di Bagdad, e ugualmente organizzata, così come l’amministrazione. Solenne il cerimoniale, sontuose le residenze (tra cui Madinat al-Zahra’).
Córdoba fu ornata di uno stupendo alcázar e della Grande moschea. Splendida la fioritura poetica, quanto quella degli studi religiosi, favoriti dalla costituzione di un’immensa biblioteca (per volere di Al-Hakam II, 961-976).
La decadenza cominciò con la morte di Al-Mansur (1002). Nel giro di trent’anni, la potenza ommayyade naufragò nelle congiure, rivolte e defezioni che prepararono la grande anarchia, conosciuta sotto il nome di periodo dei “Reyes de Taifas” dal 1031.

L’ARCHITETTURA DEGLI OMAYYADI
Se è esistita una qualche forma di architettura araba indigena, essa avrebbe potuto svilupparsi solo nel Yemen, giacchè per quanto riguarda la parte settentrionale dell’Arabia la tenda costituiva l’abitazione usuale, l’aria aperta , il tempio e le sabbie del deserto la tomba.
L’abitante delle oasi aveva un’architettura grossolana, rappresentata da edifici di mattoni seccati al sole, coperti da tetti piatti di legno di palma e argilla, privi di decorazioni. Anche il Santuario nazionale dell’Higiaz, la Ka’ba, era una struttura primitiva a forma di cubo senza tetto, al tempo di Maometto; era stata costruita da un falegname cristiano copto, recuperando il legno da alcuni relitti di navi.
La tecnica artistica molto sviluppata presente in diverse costruzioni fu appresa dall’Egitto ellenizzato e dalla Siria e non è tipicamente araba. Nella Moschea (dall’arabo masgid, luogo dove prostrarsi) vi è un compendio dello sviluppo della civiltà islamica nei suoi rapporti interrazziali ed internazionali. La semplice Moschea di Maometto a Medina, prototipo generale della moschea pubblica nel I secolo dell’Islam, consisteva in un cortile aperto verso il cielo, circondato da mura di argilla cotta al sole. Il tetto era formato da tronchi e fronde di palma e fango e un tronco fungeva anche da pulpito (minnbar). L’avanzata verso l’Asia occidentale e l’Africa settentrionale permise agli Arabi di apprendere nuove cognizioni tecniche ed abilità.
Questa tecnica, modificata secondo le condizioni locali, dette origine alla cosiddetta arte saracena, araba, mussulmana. La prima Moschea eretta in un paese conquistato fu quella di al-Basra, dapprima come spazio aperto delimitato da canne, poi ricostruita con argilla e mattoni (libn). Lo stesso avvenne ad al-Kufa, dove più tardi Ziyad innalzò un colonnato. Un accampamento islamico importante fu quello di al-Fustat (Cairo vecchio), dove sorse la Moschea di Amr, come semplice edificio quadrato senza nicchia e senza minareto. Dove i mussulmani si stabilirono in città già esistenti vennero usate le antiche costruzioni. Il mihrab, nicchia che indicava la direzione della preghiera, fu aggiunto alla successiva struttura della Moschea di al-Walid. La prima ad avere il mihrab, che divenne un elemento di tutte le Moschee con carattere eminentemente sacro, fu la Moschea di Medina. Un’innovazione profana fu la Maqsura, zona adibita al Califfo.
Anche il minareto fu introdotto dagli Omayyadi e assunse la forma della torre indigena di osservazione. Tra gli edifici più importanti ricordiamo la Cupola della Roccia a Gerusalemme, erroneamente detta Moschea di Omar. Si innalza in uno dei luoghi più sacri della terra, venerata da comunità ebraiche, pagane, cristiane e musulmane. L’iscrizione kufica sulla cupola è uno dei più antichi scritti islamici esistenti. Qui si verificò un cambiamento radicale rispetto al vecchio modello, con l’introduzione del mosaico e di altri elementi decorativi e con una cupola che doveva superare in bellezza quella del Santo Sepolcro. Per i mussulmani, la cupola non aveva solo interesse architettonico e artistico, ma era il simbolo vivente della loro fede. Fu eretta nel 691 d.C. dal califfo Abd al-Malik, sulla roccia sacra ‘oscillante’, che secondo la leggenda giudaica costituisce la pietra di fondazione e l’asse del mondo , mentre secondo la tradizione islamica fu il punto da cui partì il Profeta per l’ascensione al cielo. E’ una costruzione ottagonale con doppio colonnato interno e una cupola lignea portata da un alto tamburo. Accanto al tipo della Moschea-cortile si diffuse in Persia il tipo della Moschea a ‘chiosco’ in cui alla cupola fu preposto un portale (ivan).

ABBASIDI
Abbàsidi dinastia di califfi (750-1258) succeduta agli Ommayyadi. Il nome deriva da quello di ‘Abbas († 652 – 653), zio di Maometto e trisavolo del fondatore. Il primo califfo abbaside, Abu al-Abbas al- Saffah, conquistò il potere nel 750, raccogliendo intorno agli Abbasidi, divenuti potenti governatori del Khorasan, le speranze dei battuti Alidi e le simpatie delle masse sciite dell’Iran, e di quanti avevano via via concepito motivi di scontento nei riguardi degli Ommayyadi; cosicché, quando Al-Saffah spiegò il suo stendardo nero, la rivolta divampò in tutto l’Islam. L’iniziale unanimità dei consensi venne ben presto meno; ma la dinastia (specie per opera del suo secondo rappresentante, Al-Mansur) seppe validamente affermarsi e reggere, attraverso i suoi trentasette califfi, la suprema magistratura islamica per ben cinque secoli.
Non però nella durata va ricercata la ragione dell’importanza degli Abbasidi nella storia islamica, bensì nell’evoluzione dello Stato e della società che sotto di essi si compì; si perfezionò il passaggio dalla monarchia patriarcale a quella assoluta; non soltanto i Siriani, ma gli Arabi in generale persero l’antica preponderanza politica; gli allogeni islamizzati che sotto gli Ommayyadi erano semplici “clienti”(mawali), Iranici, Curdi, Aramei, Berberi, Spagnoli, Turchi, divennero tutti musulmani, al pari degli Arabi, e tutti egualmente sudditi del califfo.
L’unità politica del mondo musulmano non poté però mantenersi a lungo. Particolarismi etnici, lotte religiose e dinastiche causarono, nell’ VIII sec., il distacco della Spagna e del Maghreb dal califfato abbaside e nel IX e nel X sec. quello dell’Egitto, delle province iraniche, della Siria e della Mesopotamia. Il dominio diretto degli Abbasidi si ridusse a poco più dell’Iraq, e a un certo punto, praticamente, alla sola città di Bagdad, la capitale da essi creata (762). Chiuso nel suo palazzo, il califfo divenne un simbolo, mentre nuove forze politiche in nome suo o contro di lui si contendevano il potere effettivo (i Turchi della sua guardia, che provocarono il trasferimento della capitale a Samarra dall’836 all’892; i mercenari iranici, nel X sec.; i Selgiuchidi, nell’XI sec.); finché, svuotato di ogni forza politica, il califfato abbaside venne spazzato via dall’invasione mongola nel 1258, quando Hulagu, nipote di Gengis khan, conquistò Bagdad e fece strangolare il califfo Musta’sim.
I principali califfi abbasidi, oltre ad Al-Saffah e Al-Mansur, sono: Al-Mahdi (775-785), che perfezionò l’organismo dell’amministrazione statale; Harun al- Rashid (786-809), forse il più noto, la cui personalità fu trasfigurata dalla leggenda e dalla novellistica popolare; Al- Ma’mun (813-833) e Al-Mu’tasim (833-842), sotto i quali cominciarono a manifestarsi i sintomi della decadenza.
Dopo la morte del decimo califfo, Al-Mutawakkil, assassinato nell’861, e fino all’invasione mongola, l’unica figura di rilievo fu quella di Al-Muwaffaq († 891), che non fu califfo, ma fratello e padre di califfi. È tradizione che da un rifugiato abbaside il califfato arabo sia stato continuato in Egitto per altri due secoli e mezzo dopo il 1258. L’ultimo di questi “califfi” fu deposto da Selim I nel 1517.

AGLABIDI
Aghlabidi o Aglabidi, dinastia araba dell’Africa settentrionale fondata da Ibrahim ibn al-Aghlab. Dall’800 al 909 regnò sull’Africa settentrionale (Ifriqiyya) sotto la sovranità nominale dei califfi Abbasidi di Bagdad; un membro di questa dinastia, Ziyadat Allah I (812-832), iniziò la conquista araba della Sicilia (sbarco a Mazara nell’827).
Sotto gli Aghlabidi, Qayrawan (Kairouan), capitale del loro Stato, raggiunse il suo apogeo (ricostruzione della grande moschea); la dinastia intraprese anche importanti opere di idraulica, alcune delle quali a sud della Dorsale Tunisina. Nel 909 Abu Nudar Ziyadat Allah III fuggì in Egitto senza opporsi all’avanzata dei Fatimidi.

FATIMIDI
Fatìmidi, dinastia araba sciita che esercitò il potere tra il IX e il XII sec., prima nell’Africa del Nord poi in Egitto. Il suo fondatore, ‘Ubayd Allah al-Mahdi, si dichiarava discendente di ‘Ali e di Fatima. ‘Ubayd Allah iniziò la sua attività religioso-politica in Siria raccogliendo ben presto larghi consensi che furono causa di una dura persecuzione da parte del califfo di Bagdad; nello stesso periodo un suo missionario (da‘i), Abu ‘Abd Allah, convertì alla dottrina sciita la tribù berbera maghrebina dei Kitama e, forte dell’appoggio di questa, iniziò la conquista dei regni arabi dell’Ifriqiyya. Nel 909 sconfisse prima gli Aghlabidi poi i Rustamidi e occupò Al-Qayrawan (Kairouan) e Tahert (Tiaret).
Nel 910, Abu ‘Abd Allah insediò solennemente a Kairouan, quale califfo di Ifriqiyya, ‘Ubayd Allah, che prese ufficialmente il soprannome di Al-Mahdi: la dinastia fatimide divenne nota anche col nome di ubaidide, derivato da quello del suo fondatore. Preoccupato della popolarità di Abu, ‘Ubayd lo fece giustiziare nel 911 sotto l’accusa di complotto. Il duro governo di ‘Ubayd provocò altre rivolte sia in Ifriqiyya sia in Sicilia: la decisione di ‘Ubayd ebbe ragione, però, degli oppositori tanto che il califfo poté accingersi alla conquista del Maghreb occidentale ancora sotto il controllo del califfo di Córdoba; nel 921 gran parte del regno idriside del Marocco fu costretta a riconoscere il protettorato fatimide.
Nel 912 ‘Ubayd aveva fatto costruire una cittadella, Mahdiyya, sulla costa a sud di Tunisi, e vi trasferì la capitale nel 921. Nonostante i successi militari, ‘Ubayd morì senza esser riuscito a conquistare il Marocco; suo figlio Abu al-Qasim proseguì, durante il proprio regno (934-946), la politica paterna favorendo tra l’altro la pirateria: le coste tirreniche dell’Italia e la Provenza furono a più riprese saccheggiate, la stessa Genova fu temporaneamente occupata (939). Il successore di Al-Qasim, Abu al-‘Abbas Isma‘il alMansur, soffocò una nuova rivolta della Sicilia, in aiuto della quale erano intervenuti i Bizantini, e occupò Reggio Calabria (947). Ad Al-Mansur succedette Al-Mu‘izz al-Din (953-975) il quale estese il dominio fatimide a tutta l’Africa del Nord fino a Tangeri e Ceuta (958); pacificato il Maghreb, Al-Mu‘izz al-Din inviò il suo miglior generale, Giawhar, alla conquista dell’Egitto. Dopo aver perso la battaglia presso Ghizeh (969) i notabili ikhshididi d’Egitto cedettero il potere a Giawhar il quale edificò immediatamente una nuova capitale, Al-Qahira (Il Cairo), e inviò un corpo di spedizione in Palestina e in Siria che furono rapidamente conquistate.
Nel 972 Al-Mu‘izz al-Din affidò definitivamente l’Ifriqiyya ai berberi ziridi i quali la governarono, solo ufficialmente, in nome dei Fatimidi; con Al-Mu‘izz al-Din ha inizio la dinastia fatimide egiziana che per circa due secoli resse il paese portandolo a un alto livello di prosperità. Ad Al-Mu‘izz al-Din, fondatore dell’università Al-Azhar, succedettero Al-‘Aziz (975- 996), Al-Hakim (996-1021), noto per il suo fanatismo religioso e per aver fatto demolire il Santo Sepolcro (1011), Al-Zahir (1021-1036). Tutti questi califfi si occuparono ben poco dell’Africa del Nord; il loro interesse era volto al Mediterraneo occidentale, alla Palestina e alla Siria, per cui dovettero lottare contro i Bizantini e i Buyidi. Il nuovo califfo Al- Mustansir (1036-1094) concluse la pace con Bisanzio e fece riedificare il Santo Sepolcro (1038); per vendicarsi della rottura del vincolo di vassallaggio degli Ziridi (1041) provocò l’invasione hilaliana nel Maghreb; in seguito tentò di occupare Bagdad e di annettere all’Egitto i domini abbasidi. Una grave crisi seguita a una terribile carestia provocò una ribellione nell’esercito, costituito da milizie eterogenee (berbere, orientali, negre, turche); i soldati turchi, nel 1068, costrinsero il califfo a vendere il tesoro reale.
L’ordine e il benessere furono ristabiliti dal visir Badr al-Giamali e da suo figlio Shahan-shah; quest’ultimo alla morte di Al- Mustansir pose sul trono il califfo Al-Musta‘li (1094-1101): in questo periodo i Fatimidi dovettero fronteggiare prima i Selgiuchidi, che occuparono la Siria, parte della Palestina e minacciarono lo stesso Egitto, poi i crociati. I crociati occuparono Gerusalemme nel 1099 scacciando la guarnigione fatimide, indi conquistarono tutte le città costiere della Palestina e persino Aila (Eilat), sul golfo di ‘Aqaba. La costituzione del regno di Gerusalemme recò un grave colpo alla dinastia fatimide: il nuovo califfo Al-‘Amir (1101-1130) venne più volte battuto dai crociati, tanto che i possedimenti egiziani in Palestina si ridussero alla sola Ascalona. Con l’assassinio di Al-‘Amir s’inizia un periodo di anarchia che vede il potere in mano ai visir; nel 1153 anche Ascalona fu perduta dai Fatimidi.
Il visir del califfo Al-‘Adid (1160-1171), Sawar, chiese l’intervento di Nur al-Din, governatore zenghide della Siria, al fine di assicurarsi il potere in Egitto; i suoi oppositori, a loro volta, chiesero l’intervento dei Franchi del regno di Gerusalemme. Per circa dieci anni fu un susseguirsi di interventi stranieri, franchi o zenghidi, che vide alla fine Shirkuh, luogotenente di Nur al-Din, divenire visir di Al‘Adid. Morto Shirkuh, suo nipote Yusuf ibn ‘Ayyub, noto col soprannome di Saladino, divenne visir del califfo fatimide ma, spinto da Nur al-Din, proclamò l’autorità dei califfi di Bagdad (1171) ponendo così fine al califfato fatimide. Alla morte di Nur al-Din (1174), Saladino si rese completamente indipendente, fondando la dinastia ayyubide. Durante il loro regno in Egitto i Fatimidi incrementarono i commerci con l’Europa, ebbero una grande tolleranza religiosa verso i cristiani (a eccezione di Al-Hakim), favorirono le arti e le lettere; essi hanno lasciato numerose e imponenti moschee, palazzi e altre costruzioni.

ALMORAVIDI
Almoràvidi, in arabo Al-Murabitun, nome di una confraternita di monaci guerrieri, Berberi sahariani, che, sotto la guida spirituale di ‘Abd Allah ibn Yasin, nell’XI sec. intrapresero la conquista del Marocco e vi fondarono una dinastia. Questa (il cui primo vero sovrano fu Yusuf ibn Tashfin) in meno di un secolo, dal 1056 al 1147, conquistò il Maghreb ed estese poi il suo dominio sull’Andalusia (1086) e su tutta la Spagna araba. Morto il vecchissimo Tashfin (1106), gli succedette il figlio ‘Ali ibn Yusuf ibn Tashfin, che nella battaglia di Uclés o dei Sette conti (1108) vinse e uccise don Sancio, figlio primogenito di Alfonso VI di Castiglia.
Ben presto però gli Almoravidi dovettero difendersi dalla crescente forza degli Almohadi, che nel 1147 s’impadronirono della capitale Marrakech e vi uccisero l’ultimo principe almoravide, il giovane Ishaq ibn Ali ibn Yusuf.

ALMOHADI
Almohadi, in arabo Al-Muwahhidun, dinastia berbera, che, vinti gli Almoravidi, dominò sul Marocco, sull’Africa settentrionale e sulla Spagna musulmana, dalla seconda metà del XII sec. alla prima del XIII. Il suo avvento costituisce il fatto più importante della storia dei Berberi. All’origine della dinastia sta il movimento di rigida ortodossia predicato da Ibn Tumart contro la rilassatezza del costume pubblico e la tiepidezza nella fede, che egli rimproverava agli Almoravidi, tacciandoli di prevaricazione e di eresia.
I seguaci di Ibn Tumart, per il loro rigorismo, si definirono Al-Muwahhidun, “coloro che professano (rigidamente) il tawhid” (l’unicità di Allah). Da Tinmal, dove si era formato e consolidato, il movimento almohade, per opera di ‘Abd al-Mu’min che prese il titolo di califfo, dilagando vittoriosamente (1139), conquistò il Marocco (1146) e divenne una potenza politica. Già nel 1145 la Spagna era entrata nel raggio della sua azione e presto venne compiuta la conquista delle regioni musulmane soggette agli Almoravidi, eccetto le Baleari, dove i seguaci di questi costituirono un regno mantenutosi indipendente sino al 1202.
Fu quindi conquistata tutta la costa mediterranea dell’Africa, fino ai confini dell’Egitto (1151-1161): scomparvero così gli Hammadidi di Bugia, e i presìdi normanni in Africa sulla costa sirtica. Il periodo di splendore continuò sotto i due immediati successori di ‘Abd al-Mu’min, Yusuf II (Abu Ya‘qub) [1163-1184] e Abu Yusuf Ya‘qub al-Mansur (1184- 1199); ma col quarto califfo, Muhammad al-Nasir (1199-1214), incomincia la decadenza, e la rapida disgregazione dell’impero. Nel 1228 gli Hafsidi si proclamarono indipendenti a Tunisi, nel 1235 gli Abdalwadidi divennero signori di Tlemcen; tra il 1236 e il 1238 la maggior parte della Spagna era perduta, riconquistata dai cristiani, e a Granada si insediarono i Nasridi. Quindi, nel Marocco stesso, le tribù berbere si staccarono dagli Almohadi e tra i vari pretendenti si fecero strada i Marinidi. Nel 1248 essi occuparono Fez e nel 1269 Marrakech, uccidendovi l’ultimo califfo almohade, Abu ‘Ula al-Wathiq.

AYYUBIDI
Ayyùbidi, dinastia islamica che, succedendo in Egitto a quella dei Fatimidi (1171) e in Siria a quella degli Atabek (Zenghidi), dominò sull’Egitto, la Siria, la Mesopotamia e l’Arabia meridionale fino alla prima metà del XIII sec. Il nome proviene da ‘Ayyub ibn Shadi, un curdo d’Armenia al servizio dei signori di Mosul e di Aleppo; ma il vero fondatore della potenza ayyubide fu suo figlio Yusuf, che assunse il nome onorifico di Salah al-Din (Saladino).
Dopo la sua morte (1193) la dinastia appare rappresentata intorno al 1200 da quattro rami principali: ramo di Homs, fino al 1342; ramo dello Yemen, fino al 1232; ramo di Aleppo, fino al 1260; ramo di Egitto-Damasco fino al 1250. Il più importante fu quello egiziano, con i tre grandi sultani: Malik al-‘Adil (1199-1218), fratello del Saladino; Al-Kamil (1218-1238), suo figlio, e Al-Salih (1238-1248).
Turanshah, figlio di Al-Salih, il vincitore di san Luigi ad Al-Mansura, fu assassinato nel 1250, e quindi, dopo un periodo di reggenza del mamelucco Aybak, che nel 1254 assunse il titolo di sultano dando inizio alla dinastia mamelucca dei Bahriti, il regno si trasmise a quest’ultima. La dinastia ayyubide è notevole per l’incremento che diede alla cultura, all’arte, all’economia, e specialmente per l’influsso che, attraverso i crociati, esercitò sull’Occidente.

NASRIDI (di Granada)
Nàsridi (Nasris), dinastia araba di Spagna che regnò su Granada dal 1238 al 1492, la cui gloria maggiore fu la munificenza con cui attesero alla costruzione e all’abbellimento del complesso residenziale dell’Alhambra.
Storicamente costituì un bastione contro l’espansione castigliana nella Spagna meridionale, ritardando il completamento della Reconquista cristiana, e favorendo la conservazione del patrimonio artistico e spirituale arabo nella penisola. Il fondatore della dinastia fu Muhammad I ibn al-Ahmar ibn Yusuf, che regnò dal 1238 al 1273 e iniziò la costruzione del famoso palazzo dell’Alhambra; tra i suoi successori, notevoli furono Muhammad III (1301- 1308), che fece edificare la moschea dell’Alhambra, e Muhammad V (1354-1391), che diede lustro alla dinastia.
L’ultimo sovrano fu Boabdil (Abu ´abd Allah) [1482-1483, 1486-1492], sotto il cui regno Ferdinando II il Cattolico conquistò Granata, ponendo fine agli ultimi resti della potenza musulmana in Spagna.

IDRISIDI
Dinastia musulmana che regnò nel Marocco dal 788 al 985 d.C. Prese il nome dal suo fondatore Idris, uno dei discendenti del califfo Alì che, dopo aver partecipato in Arabia a un tentativo di ribellione contro gli Abbasidi, trovò accoglienza e aiuto presso la tribù degli avvrabah, awalili nel Marocco centrale e lì costituì uno stato. Alla sua morte nel 792 d.C., gli successe, dopo varie vicende, il figlio postumo Idris II, rimasto vivo nella tradizione storica marocchina come fondatore di Fez. Dopo Idris II la dinastia decadde per tutto il sec.X , fra le opposte pressioni degli omayyadi di Spagna e dei fatimidi di Tunisia.

ALIDI
Dall’ arabo ‘Alawiyyun ‘. I discendenti del califfo Ali’ di cui ricordiamo solo i più importanti: Muhammad, Al-Hasan e Al-Husein. Il primo venne proclamato legittimo pretendente al califfato da un movimento che dopo un breve successo fallì; in lui una parte degli Sciiti riconobbe l’ atteso Mahdi e credette che egli, sottratto al fato mortale, vivesse nascosto in una montagna, donde sarebbe uscito nell’ ora prescritta da Dio per ristabilire la religione nella sua purezza ed integrità.
Gli altri due invece, figli di Fatimah, la figlia di Maometto, furono circondati in tutto il mondo islamico da straordinario prestigio. Al-Hasan, proclamato successore del padre, cedette all’ incalzante trionfo di Mu’awiyah e si ritirò a Medina; Al-Husein, invece, alla morte di Mu’awiyah rivendicò il potere sollevando parte dell’ Iraq , ma fu vinto ed ucciso assieme ai suoi numerosi figli, così, ebbe inizio la lunga serie di martiri alidi, venerati con culti non dissimili da quelli che i cristiani hanno per i loro martiri (lo stesso Alì è considerato come protomartire).
Il fato di Al Husein commosse il sentimento dei devoti: per un complesso fenomeno di deformazione della realtà, cui ha contribuito il culto orientale del dio bambino, egli, morto quasi sessantenne, compare in figura di fanciullo nelle rappresentazioni della sua uccisione. La persecuzione degli Alidi (spesso esagerata dalla tradizione) continuò per tutta l’ età omayyade. Alla discendenza da Alì attraverso Al-Hasan e Al-Husein si richiamano gli imamsciiti. Date però le divisioni della setta scita è grandissimo il numero degli Alidi assunti come imam, da questi hanno avuto origine singole dinastie, tra cui gli Idrisidi, i Banu Qatadah, i Sa’diani e i Filali, che fanno capo ad Al-Hasan, mentre i Fatimidi e gli Zeiditi ad Al-Husein. Ciascuna dinastia possiede il suo albero genealogico, senza che in molti casi sia possibile né garantirne l’ autenticità, né stabilirne il carattere apocrifo.

LAKHMIDI
Dinastia araba sorta in Mesopotamia tra la fine del secolo V e il secolo VI d. C. con centro ad al-Hira, alla periferia dell’ Impero Persiano.
Vassalli della Persia sassanide, i Lakhmidi furono impiegati nella custodia dei confini del territorio dalle incursioni dei nomadi che dal deserto si infiltravano nelle zone coltivate del nord. Rivali dei Ghassanidi, alleati dell’ Impero bizantino e svolgenti uguali funzioni in Siria, ebbero una parte molto importante nella politica persiana conducendo una guerra quasi costante contro i Romani. Raggiunsero il culmine della loro potenza verso la metà del secolo VI d. C. sotto Mundhir II; protessero i poeti arabi e accolsero con favore il cristianesimo nestoriano. Decaddero nel 602 d. C., quando i Persiani ne soppressero il vassallaggio stabilendo nel loro territorio alti funzionari persiani.

GASSANIDI
(dall’ arabo Banù Gassàn). Dinastia di emiri arabi che ebbe origine da una tribù di beduini, provenienti forse dall’ Arabia meridionale. Stabilitisi nella regione a sud-est di Damasco, formarono tribù arabe della Palmirene (Siria) e Palestina, tra il III sec. e il 636 d.C. Il loro regno, influenzato dalla civiltà siriaca e dal cristianesimo, raggiunse l’ apogeo nel sec. VI d.C., quando, divenuti alleati dell’ Impero bizantino, col titolo di filiarchi, custodirono i confini del territorio romano dalle incursioni dei nomadi e si contrapposero ai Lakmidi, alleati dei Persiani. Fornendo a Bisanzio contingenti di truppe a cavallo, contribuirono alla vittoria sui Persiani; protessero anche gli interessi commerciali e politici lungo alcune direttrici di traffico. Cristiani monofisiti, entrarono in urto con gli imperatori romani eterodossi. Il primo emiro ghassanide di cui sia storicamente provata l’ esistenza fu Al-Alàrit (+ 570 c.ca).
I Gassanidi decaddero fino a scomparire in seguito alla conquista musulmana. La loro civiltà, nata da un insieme di elementi arabi, siriaci, greci e iranici, raggiunse un altissimo livello artistico in opere di pubblica utilità (dighe, canali, serbatoi, bagni, palazzi, teatri, chiese…) Il tipo più diffuso delle loro abitazioni era quello a peristilio, d’ impianto ellenistico. Tale planimetria avrebbe avuto un influsso determinante nella formazione del gusto musulmano, fornendo il modello a tutte le ville omayyadi del deserto giordano. Sembrano dell’ epoca ghassanide anche i resti di circa trecento tra città e villaggi disseminati sulle pendici orientali e meridionali del Mauran.

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