Arabi: la conquista araba

Con Maometto, il fondatore dell’islamismo, la Mecca, già centro religioso, esercitò il proprio predominio sulle tribù vicine. All’inizio del VII secolo, cominciò il processo di unificazione politico-economica dell’Arabia con le conquiste territoriali che vanno dall’Oceano Atlantico all’India e dalla Cirenaica all’altopiano iranico. Processo bloccato a Oriente a Costantinopoli nel 717, e a Occidente a Poitiers, nel 733. L’unità del nuovo impero avvenne sotto gli Omayyadi.
Dalla prima metà del IX secolo ci fu però il distacco di Siria ed Egitto (900-1000 d.C.). Spodestata la casa ommiade e cominciata la nuova era (dawla), gli abbasidi riuscirono a riunificare la maggior parte dell’impero islamico, eccettuata l’Africa settentrionale e la Spagna presidiata dai rivali ommiadi. L’islamismo restò la religione di stato e l’arabo continuò ad essere la lingua ufficiale. Si sa inoltre che, in seguito all’affermazione della dinastia abbaside, il centro dell’impero si spostò ad Oriente, intorno all’Iraq, dove al Mansur fondò Baghdad, la Città della Pace o Città Rotonda. Nell’836, la sede del governo venne dislocata dal califfo a Samarra, lungo il Tigri, fino all’862, dopodiché la capitale ritornò a Baghdad, dall’892 al 902. In questo periodo, si assiste ad una lenta erosione del potere centrale. Il particolarismo e le tendenze separatiste delle varie regioni dell’impero non tardarono a manifestarsi. Per avere un’idea delle turbolenze interne, basta ricordare che Abdullah ibn al Mutazz restò in carica un solo giorno, dopo il quale venne ucciso e deposto. Gli subentrò il cugino al Muqtadir che regnò per circa un quarto di secolo, fino al 932. Nel corso dei suoi 24 anni di regno cambiarono 13 visir, qualcuno dei quali finì per essere assassinato. Il migliore tra questi fu Ali ibn Isa. In cinque anni, egli si sforzò di cambiare in meglio la situazione delle finanze pubbliche, dando prova di notevole capacità . Ma le vicende più importanti che caratterizzarono il governo di al Muqtadir sono legate alla proclamazione dei due califfi, il fatimide Ubaydullah nell’Africa settentrionale (909) e dell’ommiade Abd al Rahman III (929) in Spagna, che crearono l’insolita circostanza di tre califfi legittimati nello stesso tempo dalla popolazione musulmana.
Sul piano interno, va segnalata l’importante istituzione del “comandante dei comandanti” (amir al umara), capo della guardia imperiale, composta in prevalenza da turchi, che in pratica sancì lo strapotere dell’istituzione pretoriana, che tendeva a mettere sotto tutela lo stesso califfo.
Sicché Munis al Muzaffar, il primo amir al umara, depose al Muqtadir nominando califfo il fratellastro al Qahir. Si può pertanto dire che il “generalissimo amir al umara” si affermò come il vero monarca dello stato musulmano. Nel dicembre del 945, il califfo al Mustakfi (944-946) nominò a Baghdad Ahmad ibn Buwayh amir al umara. Questi, a capo di un’orda bellicosa di montanari Daylamiti, aveva conquistato prima di giungere a Baghdad le province di Shiraz, del Khuzistan e di Karman. I Persiani sciiti s’insediarono così nella capitale, tenendo sotto la loro egida il califfato. I Buwayhidi diedero il loro contributo nel distinguere il potere universale del califfo da quello locale di sultano. Durante i cento anni della loro supremazia (945-1055) i Buwayhidi, disponendo del potere effettivo, fecero il bello e il cattivo tempo, eleggendo e deponendo a proprio piacimento il califfo. Il baricentro del governo si trasferì a Shiraz nel Faris e l’Iraq divenne una semplice provincia. L’esponente più significativo del potere buwayhide fu Adud ad-Dawla (949-983). A partire dal 977, egli ricreò una sorta di impero riunendo a sé quei piccoli regni che erano nati in Persia e nell’Iraq sotto i sovrani Buwayhidi. Adid ad-Dawla sposò la figlia del califfo at-Tai e si fregiò del titolo di “re dei re”, primo tra i sovrani islamici.
Suoi successori furono i figli Sharaf ad-Dawla (983-989) e Baha ad-Dawla (989-1012). Le guerre intestine minarono la compattezza della famiglia sciita buwayhide finché, nel 1055, il selgiuchide Tughril Beg entrò vittorioso nella sunnita Baghdad. Il trionfo dei turchi selgiuchidi aprì una nuova importante fase della storia del califfato e dell’Islam. All’atto del loro avvento, l’autorità del califfo era ridotta ad una parvenza e l’impero aveva subito un processo di sgretolamento. In Spagna, regnavano gli ommiadi, in Egitto e nell’Africa del nord si erano installati al potere i fatimidi sciiti; nella Siria e nella Mesopotamia settentrionale imperversavano alcuni leaders arabi. La Persia e la Tansoxiana erano governate da principi Buwayhidi e Ghaznawidi.
Mentre in Oriente entrava in crisi la dinastia abbaside, in Occidente il regime musulmano raggiungeva l’apogeo sotto la discendenza ommiade. Negli ultimi decenni dell’800, la spinta al separatismo, incoraggiata da capi neo-musulmani che si presentavano come campioni del nazionalismo, aveva contrassegnato le province soggette all’autorità dell’emirato di Cordova. Memorabile fu la rivolta condotta da Omar, successore musulmano di un conte visigoto, il quale mise in pericolo il trono ommiade più e più volte. La sicurezza del regno degli eredi di Abd al Rahman I doveva pertanto essere ripristinata. Abd al Rahman III successe, ventitreenne, al nonno Abdallah nel 912. Egli fu l’artefice della riconquista dell’autorità del califfato, recuperando le province perdute ed ingrandendo il suo dominio durante gli anni del suo regno (912-961).
L’intero paese venne pacificato e lo stato si rinvigorì sotto l’imperio di un monarca assoluto. Nondimeno, tra i nemici esterni continuarono ad imperversare a sud i Fatimidi musulmani e a nord i re cristiani di Leòn. Abd al Rahman, riconosciuta la sua sovranità in Marocco nel 917-918, si impadronì di Ceuta nel 931 e fu poi omaggiato dalla gran parte della costa di Barberia. Nel contempo egli fu impegnato nella guerra santa contro i cristiani del nord, allo scopo di sottometterli. Le loro incursioni dai territori baschi erano terrorizzanti e così Abd al Rahman nel 920 si decise a scendere in campo in prima persona per mettervi fine. Dopo un certo numero di scontri, le truppe al suo seguito inflissero ai cristiani una pesante sconfitta nella Valle dei giunchi. Resa inoffensiva la minaccia esterna, il “califfo difensore della religione di Dio” si diede all’amministrazione del regno. Tuttavia, nel 939, il re Ramiro II di Leòn e la regina Tota di Navarra sconfissero ad Alhandega l’esercito musulmano. La grande armata del califfo fu quasi del tutto eliminata ed egli stesso si salvò miracolosamente. La corte del califfo divenne in quel periodo una delle più rinomate d’Europa. La sua sede, Cordova, con mezzo milione di abitanti, 700 moschee e trecento bagni pubblici, era inferiore per magnificenza solo a Bagdad e a Costantinopoli. Il palazzo reale, la cui costruzione s’iniziò nel 936, rappresentava un emblema della sontuosità del potere. Az-Zahra, dal nome di una concubina del califfo, fu ampliata e abbellita ripetutamente, trasformandosi nel centro del quartiere reale. In essa alloggiavano i pretoriani della guardia reale, gli “Slavi”, circa 4.000 uomini. Attraverso il loro aiuto, il califfo riuscì a ridurre il peso della vecchia aristocrazia araba.
Alla morte di al Rahman III, il bilancio fu positivo: il commercio e l’agricoltura prosperavano, le casse dello stato erano floride l’autorità pubblica si era rafforzata. Questa epoca della dominazione araba in Spagna, fino alla dittatura di al Hagib al Mansur (977-1002), segnò il culmine del regime musulmano occidentale. Cordova affiancò Bagdad e Costantinopoli nello sviluppo culturale, proiettando il suo splendore sull’intera Europa. La fama della capitale ommiade raggiunse i confini della Germania, da dove fu appellata come “il gioiello del mondo”. Sarà nel 1492, con la perdita di Granada, che terminerà la presenza araba in Europa.

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