Verso l’assolutismo regio francese

Dal punto di vista politico il XVII secolo fu caratterizzata da un forte concentramento del potere nelle mani del sovrano. Questo fenomeno viene definito dagli storici dell’assolutismo regio. L’estensione dei poteri della monarchia una complessa organizzazione di collaboratori e amministratori, scelti fra quanti, anche se non erano nobili, avevano precise competenze giuridiche e finanziarie. Tuttavia all’inizio del Seicento c’erano molti ostacoli da superare.
Prendiamo il caso della Francia. Poichè essa si era formata lentamente nei secoli attraverso annessioni, conquiste e successioni ereditarie, molte delle regioni, che si erano aggiunte più tardi alla parte originaria del regno, mantenevano ancora al principio del ‘600 proprie leggi e proprie consuetudini giudiziarie e fiscali. Anche la situazione militare sfuggiva per molti aspetti al controllo del sovrano: parecchi nobili continuavano ad avere proprie fortezze e propri soldati. Infine le cariche pubbliche non solo erano vendute dallo Stato, ma chi le acquistava aveva il diritto di farsi pagare dai sudditi le sue prestazioni e di lasciare il proprio incarico in eredità ai figli. Fu appunto contro questi ostacoli all’assolutismo regio che la monarchia francese concentrò i suoi sforzi nel corso del XVII secolo. In tale opera si distinsero in particolare il cardinale di Richelieu, primo ministro ai tempi di Luigi XIII, e il sovrano Luigi XIV.
Nel 1610, un cattolico fanatico assassinò Enrico IV, forse per punire colui che aveva concesso la libertà di culto agli ugonotti. Poichè l’erede al trono Luigi XIII aveva solo nove anni, seguì un nuovo periodo di debolezza della monarchia, durante il quale tornarono a scoppiare gravi disordini. Il rafforzamento dell’autorità regia riprese solo nel 1620, quando Luigi XIII, raggiunta la magiore età , assunse direttamente il potere, e soprattutto nel 1624, quando divenne suo primo ministro il cardinale di Richielieu. Nel 1643 morì Luigi XIII. Ancora una volta si ritrovò con un re bambino, Luigi XIV, e quindi con un potere monarchico molto debole. Pertanto, nonostante il tentativo del nuovo primo ministro, il cardinale Mazarino, di proseguire la politica accentatrice di Richelieu. Nel 1661, alla morte di Mazzarino, Luigi XIV assunse direttamente nelle proprie mani il potere, senza nominare più alcun primo ministro, anche se naturalmente si servì di collaboratori. Come appare con molta evidenzia nelle sue memorie, egli sostenne infatti una concezione dell’assolutismo che sottolineava fortemente il ruolo e l’autorità diretta del sovrano. Nelle memorie compare anche un’altra caratteristica dell’assolutismo che in particolare proprio allora si andava affermando con forza: i re sono voluti da Dio e perciò comandano per diritto divino.
Per attuare la sua politica assolutistica, Luigi XIV agì in diversi settori: a) tentò di realizzare quell’unificazione amministrativa, giudiziaria e fiscale; b) revocò, ossia ritirò, l’Editto di Nantes (1685) al fine di dare uniformità religiosa alla Francia; c) sempre in campo religioso, Luigi XIV appoggiò le tendenze della Chiesa francese all’autonpmia del Papato, prendendosi così, ad esempio, il diritto di nominare i vescovi; e) cercò di controllare la cultura, sia con la repressione (la sorveglianza e la censura della stampa) sia con l’organizzazioni di attività che esaltassero la grandezza della monarchia. Il risultato maggiore fu la costruzione della magnifica reggia di Versailles, nei dintorni di Parigi, dove Luigi XIV, ormai definito il Re Sole per lo splendore di cui si circondava, dal 1682 radunò la sua corte e tutti i maggiori nobili della Francia. In tal modo il sovrano riuscì a tenere gli aristocratici sotto controllo e a sorvegliarli, e soprattutto li allontanò dalle loro terre, dove godevano ancora di potere e prestigio.
Libro, Edizioni il capitello- Le radici del mondo attuale

Tags: ,