Bergson Henri e lo slancio vitale

Bergson è universalmente considerato il maggiore filosofo francese della prima metà dal XX secolo. Egli rappresenta il punto conclusivo del movimento spiritualista francese. Caratteristica fondamentale di questa corrente è la critica al positivismo per mettere in luce i tratti dello spirito umano. Il Positivismo si è interessato dello spirito come qualcosa di scientifico da poter analizzare ed è per questo che sono nate le varie scienze umane.
Ma lo spirito vuole essere libero, non vincolato da regole fisse.
Lo spirito ha come caratteristica l’asculatazione interiore cioè la riflessione interiore: riguarda il nostro stare con noi stessi. Lo Spiritualismo vuole mettere in luce questa riflessione interiore non soggetta a leggi universali. Esso prende spunto da filosofi quali S. Agostino e Cartesio i quali hanno basato la loro filosofia sulla riflessione interiore.
Punto fondamentale di questo movimento è la superiorità dell’infinito rispetto al finito.
Per Bergson essenza della vita, dell’universo e della realtà è lo slancio vitale (cioè l’eros di Platone), un’energia che dà la vita; Leibniz avrebbe parlato di monadi.
Il mondo però resta mistero: si avverte nei rapporti con questo, uno slancio vitale per cui il dinamismo del mondo non è l’evoluzione tipica del Positivismo ma un evoluzione creatrice. (Evoluzione è un termine tipico di un interpretazione materialista della vita, mentre, evoluzione creatrice sembra quasi l’accostamento di due termini antitetici a cui Bergson da un’interpretazione mistica).
Per Bergson l’uomo conosce attraverso due facoltà: l’istinto e l’intelletto. Qualsiasi espressione dello slancio vitale come evoluzione creatrice si presenta sempre con due biforcazioni che lui chiama istinto (parte materiale) e intelligenza (parte spirituale).
L’aspetto dell’intelligenza si presenta per Spinosa come memoria, come ricordo. Bergson si sofferma molto sul ricordo che può essere puro o immagine.
L’istinto si presenta più come percezione per sottolineare il nostro aspetto legato alla sensibilità. Quest’attività dell’uomo avviene nelle nostra coscienza, dato essenziale dell’uomo, dato fondamentale.
La coscienza deve essere vista come fluire continuo in cui le immagini, i ricordi, l’istinto, appartengono alla coscienza che lui chiama durata reale (tempo della coscienza).
Il tempo non esiste di per sé ma come tempo della coscienza, e lo spazio non è che il tempo spazializzato cioè un insieme di istanti messi vicini. Tempo e spazio non sono altro che l’essere della coscienza. S. Agostino diceva che il tempo è la distensione dell’anima. Il tempo non è oggettivo ma assolutamente soggettivo.
Il momento finale in cui tutti e due gli aspetti si risolvono in un tutt’uno, è il momento dell’intuizione (aspetto del Decadentismo, non consente di conoscere ma rappresenta il tener presente tutta la persona).
Intuere vuol dire comprendere se stessi immersi nella realtà. Questo si ritrova nelle “Due sorgenti della morale”.
Bergson ci presenta due tipi di morale: la morale aperta e la morale chiusa.

* La morale chiusa è quella basata su leggi e norme tradizionali seguite pedessiquamente.
* La morale aperta è basata sull’evoluzione creatrice; è una morale che si mette in discussione, è critica (rivoluzionaria).

Alle due morali corrispondono due tipi di religione:

* La religione chiusa cioè quella del cerimoniale, del rito (la religione riesce ad incantare).
* La religione aperta cioè quella dei grani mistici, di S, Francesco, di Santa Caterina, di S. Teresa, dei personaggi che sono stati eroi della religione e che hanno avuto una forza evolutiva, rivoluzionaria. I grandi santi rappresentano la morale aperta perché vanno avanti.

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