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	<title>Appunti di storia e filosofia &#187; contemporanea</title>
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	<description>Raccolta di riassunti e dispense su storia e filosofia.</description>
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		<title>Popper Karl</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 16:10:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nasce a Vienna nel 1902 da una famiglia ebraica e muore nel 1994. Si avvicinò ben presto al Circolo di Vienna ma non vi partecipò mai. In seguito alle leggi razziali si trasferì prima a Cambridge, poi ad Oxford e in Nuova Zelanda tenendo conferenze sul suo razionalismo critico. Popper rappresentò il punto di riferimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nasce a Vienna nel 1902 da una famiglia ebraica e muore nel 1994. Si avvicinò ben presto al Circolo di Vienna ma non vi partecipò mai. In seguito alle leggi razziali si trasferì prima a Cambridge, poi ad Oxford e in Nuova Zelanda tenendo conferenze sul suo razionalismo critico. <strong>Popper</strong> rappresentò il punto di riferimento della riflessione scientifica e filosofica di tutto il &#8217;900. Fu un grande musicista. Le sue opere filosofiche più importanti sono: &#8220;La logica della ricerca&#8221;, &#8220;Congetture e confutazioni&#8221;, &#8220;Città aperta&#8221;.<br />
Egli afferma che è finito il tempo dell&#8217;empirismo classico che si basava sulla raccolta dei dati dall&#8217;esperienza, ma per Popper non ha importanza il metodo induttivo. La conoscenza si basa sulle intuizioni: anche Einstein si basa sull&#8217;intuizione soggettiva, su ipotesi. Il metodo induttivo non ha a che fare con la scienza, con Einstein ha inizio la rivoluzione scientifica; il nucleo è stato l&#8217;argomento cosmologico.<br />
Tutta la conoscenza scientifica ha questo nucleo: quale deve essere la linea di demarcazione tra la scienza e ciò che non lo è?<br />
Spesso la conoscenza scientifica arriva fino ad un certo punto dove si ferma e lascia che ognuno dia la sua risposta. Quindi lascia il campo alla metafisica e all&#8217;etica.<br />
Per Popper la linea di demarcazione è costituita dal <strong>principio di fallibilità</strong>. Al contrario del principio della certezza noi dobbiamo dire che qualcosa è scienza solo se è fallibile.<br />
Nella scienza noi procediamo sempre per congetture e confutazioni.<br />
Le congetture sono proposizioni, ipotesi non spiegate. Le confutazioni sono risposte critiche alle congetture.<br />
&#8220;Più nelle ipotesi che io vado avanzando trovo critiche, più vado avanti&#8221;.</p>
<p>Il nostro procedere scientifico è basato su:<br />
1) Il problema<br />
2) Ipotesi di risoluzione del problema<br />
3) Orizzonte prospettico si aprono nuove prospettive)</p>
<p>La scienza quindi non può dare la risoluzione finale, ma permette di andare avanti infatti: &#8220;Nella scienza si procede senza certezze&#8221;.<br />
Cosa significa essere fallibile? Essere come Socrate: &#8220;Io so di non sapere&#8221; (dotta ignoranza). In questo senso ogni scienziato deve essere come dice Socrate: deve essere sempre in prospettiva di superare se stesso.<br />
La nostra società deve essere una società aperta (riprende Berson).<br />
Popper va contro tutte le politiche dette solistiche (Marxismo, Stalinismo,.) cioè organiche, non consone ala natura umana, che ha bisogno di libertà e di democrazia.</p>
<p><strong>La società aperta</strong><br />
&#8220;Noi abbiamo tre mondi: il primo è il mondo degli enti fisici (la natura, il mondo, l&#8217;universo); il secondo è il mondo dello spirito, delle coscienze; il terzo mondo, è quello dell&#8217;arte e della produzione dell&#8217;uomo, è il mondo di tutto ciò che fa l&#8217;uomo.<br />
I primi due mondi non sono atti per noi e quindi noi non li possiamo padroneggiare. Solo il terzo mondo è tutto nostro, perché solo questo riguarda la produzione dell&#8217;uomo.&#8221;<br />
(Vico dice che la storia è l&#8217;unica scienza, una scienza tutta nuova perché l&#8217;abbiamo fatta tutta noi).<br />
L&#8217;ultima sua parola fu: &#8220;Noi possiamo definire solo quello che esce dalle nostre mani, ma la nostra coscienza ci presenta l&#8217;orizzonte prospettico che si va spostando sempre di più&#8221;.</p>
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		<title>Heidegger Martin</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 16:08:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Martin Heidegger (1889-1976) è il massimo rappresentante dell&#8217;esistenzialismo europeo. Professore universitario ha legato la sua vita al nazismo. Un giorno, mentre scartabellava nella biblioteca dell&#8217;università, trova delle opere interessantissime di Kierkegaard. E&#8217; infatti a Heidegger che si deve la riscoperta di Kierkegaard e del suo pensiero filosofico. Per Heidegger questa scoperta fu fondamentale perché secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Martin Heidegger</strong> (1889-1976) è il massimo rappresentante dell&#8217;<strong>esistenzialismo europeo</strong>. Professore universitario ha legato la sua vita al nazismo.<br />
Un giorno, mentre scartabellava nella biblioteca dell&#8217;università, trova delle opere interessantissime di Kierkegaard. E&#8217; infatti a Heidegger che si deve la riscoperta di Kierkegaard e del suo pensiero filosofico.<br />
Per Heidegger questa scoperta fu fondamentale perché secondo lui, Kierkegaard è riuscito a capire l&#8217;uomo nella sua categoria fondamentale: la <em>possibilità</em>; infatti la vita dell&#8217;uomo è caratterizzata dall&#8217;<em>angoscia</em> (sentirsi abbandonati nel mondo). Questo aspetto sarà la caratteristica fondamentale dell&#8217;esistenzialismo.<br />
Questa corrente si basa sull&#8217;analisi dell&#8217;esistenza umana. Quindi l&#8217;esistenzialismo è quella corrente che ha come oggetto l&#8217;esistenza, sullo studio di questa, incidono il pensiero di Husserl, Kierkegaard, Nietzsche (per l&#8217;interpretazione della vita come irrazionalità), +Pascal (che parla dell&#8217;uomo visto come canna al vento), ma anche scrittori come Dostoieski e Kafka.<br />
I caratteri principali dell&#8217;estetismo sono: interpretare l&#8217;esistenza umana come &#8220;abbandonata nel mondo&#8221; e vedere la ragione ùnell&#8217;interpretazione &#8220;apofantica&#8221; di Husserl.<br />
Questo movimento si sviluppa nel periodo compreso tra le due guerre; in Italia come rappresentanti avremo Abbagnano ed Enzo Paci.<br />
Le opere fondamentali per Heidegger sono &#8220;Essere e tempo&#8221; e &#8220;Cos&#8217;è la metafisica&#8221;.</p>
<p><strong>Prima fase del suo pensiero</strong><br />
Egli affermava che l&#8217;&#8221;Essere&#8221; per ciascuno di noi è sempre un &#8220;Esserci&#8221; = Dasein (non esistere il mio essere ma un essere nel mondo).<br />
Noi possiamo essere in due modi nel mondo:<br />
Con <strong>angoscia</strong> &#8220;vita autentica&#8221; essere abbandonati nel mondo, non avere alcuna certezza, vita abbandonata nell&#8217;indeterminato.<br />
Con <strong>cura</strong> &#8220;vita inautentica&#8221; ci prendiamo &#8220;cura&#8221; di qualsiasi cura per non pensare all&#8217;angoscia; ci creiamo tanti pensieri.<br />
Però questa è una vita inautentica perché non ci riporta al nostro vero essere. Caratteristica di questa <strong>vita inautentica</strong> è la &#8220;<em>chiacchiereta</em>&#8221; = vuoto (parlare a vuoto, parlare di niente, di cose vuote).<br />
La <strong>vita autentica</strong> invece ci dovrebbe fare capire la nostra vera condizione, che è quella di esseri abbandonati nel mondo. L&#8217;angoscia è modalità di presenza nel nulla, comporta il delineare la nostra esistenza che è &#8220;<strong>vivere per la morte</strong>&#8220;: la morte è l&#8217;unica nostra vera certezza; &#8220;Noi camminiamo, ma dove conducono i nostri passi? Da nessuna parte, solo verso la morte&#8221;.<br />
Se ci divertiamo, se lavoriamo, se facciamo qualsiasi cosa, allora stiamo conducendo una vita non autentica perché ci discosta dal nostra +vero essere che è la morte.<br />
Però, si può passare tutta la vita pensando solo alla morte, senza far nulla per non condurre una vita inautentica? E&#8217; impossibile vivere così e ognuno quindi si dà da fare.<br />
Allora Heidegger afferma: &#8220;La morte è lo scacco del nostro esistere&#8221;. Se io tutta la vita conduco un&#8217;esistenza inautentica, qual è allora il mio momento autentico? Solo la Morte. Ma io non ci sono più nel momento della morte, ma in effetti è il momento della morte, ma in effetti è il momento in cui io ci sono veramente.<br />
&#8220;Quindi io sono nel momento in cui non sono&#8221; che cosa sono allora io? Nella mia solitudine esistenziale il vero essere è la morte.</p>
<p><strong>Seconda fase del suo pensiero</strong><br />
Ma per scoprire l&#8217;essere di ognuno di noi, in questa seconda fase, lui delinea una via alternativa. Durante questo periodo Heidegger scopre Holderlin e la poesia (linguaggio dell&#8217;essere e l&#8217;uomo è il custode della casa dell&#8217;essere. Quindi la poesia è l&#8217;espressione del nostro essere. (Ogni manifestazione dell&#8217;uomo è poesia). L&#8217;uomo con la poesia esprime la sua esistenza. Ognuno di noi si deve sentire custode di se stesso, della sua poesia. L&#8217;uomo deve cercare di valorizzare la sua propria vita : il valore della sua vita è fare poesia (linguaggio come poesia).<br />
Il nostro valore è la ricerca dell&#8217;essere come linguaggio poetico. &#8220;La poesia è il linguaggio dell&#8217;essere l&#8217;uomo è il custode della casa dell&#8217;essere&#8221;. Tutti noi possiamo fare poesia perché è espressione del nostro essere. L&#8217;uomo deve cercare di valorizzare la propria vita. Il valore dell&#8217;uomo è il linguaggio ed egli se ne deve fare custode.<br />
La tecnica via via uccide l&#8217;uomo che diviene oggetto della tecnica. Il tempo per Heidegger è l&#8217;orizzonte dell&#8217;essere (è una linea non definitiva).<br />
Nei momenti conclusivi del suo pensiero fece degli attacchi a ciò che succedeva intorno a lui. Fu sconvolto dalla scienza e dalla tecnica (in questo periodo si crea la bomba atomica). Lui fa delle riflessioni sui prodotti che si stavano realizzando in senso critico: ha paura del valore che sta assumendo la tecnica la quale si è ormai inserita in tutti i campi della vita.<br />
La tecnica per Heidegger uccide l&#8217;uomo perché sposta lo sguardo dal problema esistenziale dell&#8217;uomo alla scienza. </p>
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		<title>Husserl Edmund e il soggettivismo husserliano</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 16:03:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Edmund Husserl nasce in Moravia e precisamente a Friburgo nel 1859 (morirà nel 1938). I suoi interessi iniziali sono matematici, comincia i suoi studi con Frege, uno dei più grandi matematici del &#8217;900. Nel 1891 pubblicò anche un compendio matematico: &#8220;Filosofia dell&#8217;aritmetica&#8221;. Dallo studio dell&#8217;analisi matematica Husserl elabora la sua analisi della realtà che chiama [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Edmund Husserl nasce in Moravia e precisamente a Friburgo nel 1859 (morirà nel 1938). I suoi interessi iniziali sono matematici, comincia i suoi studi con Frege, uno dei più grandi matematici del &#8217;900. Nel 1891 pubblicò anche un compendio matematico: &#8220;Filosofia dell&#8217;aritmetica&#8221;.<br />
Dallo studio dell&#8217;analisi matematica Husserl elabora la sua analisi della realtà che chiama Fenomenologia.<br />
Mentre per Hegel il termine fenomenologia aveva significato tracciare il cammino della coscienza, per Husserl e Brentano significherà proprio lo studio della coscienza. Quindi punto chiave della filosofia di Husserl sarà la coscienza.<br />
Per lo spiritualismo la coscienza era una sostanza, un ente ma Husserl si vorrà differenziare anche in questo prendendo le distanze da Cartesio.<br />
Husserl dice che la coscienza non è un essenza, un ente, ma è attività (erlebniz = fluire incessante; un continuo avere coscienza).<br />
La coscienza però è pure intenzionalità (dal termine della scolastica &#8220;intentio&#8221; che significa dirigersi verso; avere coscienza di). Noi parliamo di coscienza solo perché abbiamo coscienza di qualche cosa. Ma di che cosa? Husserl dice che la coscienza è sempre coscienza di <strong>noesis</strong> e <strong>noema</strong> [noesis = soggetto che conosce (il sogg. ricorda); noema = oggetto conosciuto (noema è il ricordato)]. Da ciò deriva che la coscienza è sempre una coscienza soggettiva (protagonista sarà sempre il soggetto).</p>
<p>Per Husserl la filosofia è:<br />
*      TEORETICA<br />
*      EDETICA<br />
*      NON OGGETTIVA</p>
<p><strong>Teoretica</strong> in quanto è una filosofia di riflessione, di contemplazione perché riguarda sempre il soggetto conoscente.<br />
<strong>Edetica</strong> poiché la filosofia si occupa delle essenze. La filosofia non ha un rapporto con la realtà come essa è, ma come alla coscienza appare. Ogni coscienza ha una percezione <em>Analogica</em> = non è la realtà vera e propria che vede (quella oggettiva), ma è la propria realtà (quella soggettiva).<br />
In questo modo la coscienza si organizza le cosi dette Analogie regionali = delimitare la conoscenza a ciò che ci pare, noi ci facciamo degli schemi (appare qui una ripresa di Liebniz).<br />
Husserl, nei rapporti con le altre persone, dice che si può avere solo <strong>Empatia</strong> cioè delle corrispondenze: noi giudichiamo l&#8217;altro con la nostra coscienza, attraverso ciò che corrisponde in noi, cioè attraverso ciò che io nell&#8217;altro voglio vedere.<br />
<strong>Non oggettiva</strong>, in quanto la filosofia sarà sempre più soggettiva. Per questo lui scrive &#8220;Le crisi delle coscienze europee&#8221; in cui lui vuole vedere la crisi delle scienze. Husserl prende le masse da Spengler con il suo libro &#8220;Il tramonto dell&#8217;occidente&#8221; e da Nietzsche che già aveva parlato di crisi delle coscienze e delle certezze.</p>
<p>Il &#8217;900, in effetti, presenta una crisi un po&#8217; generale, si ci ritrova in un mondo in decadenza, di tenebre, dove i valori tradizionali perdono tutta la loro importanza.<br />
&#8220;Il sonno della ragione genera mostri&#8221; aveva detto Gramsci. E&#8217; quindi il periodo della crisi della coscienza della scienza. Per Husserl questa crisi è dovuta al fatto che si è dato troppo valore alla Natura. Le varie scienze non hanno avuto altro oggetto che la natura. Ma l&#8217;oggetto della ricerca di ognuno di noi deve essere la coscienza.<br />
Non esiste una realtà oggettiva per tutti, ma la natura è solo ciò che noi vogliamo vedere in essa.<br />
Quindi la scienza si deve occupare solo della coscienza perché tutta la realtà è in essa.<br />
Il suo riferimento è quindi l&#8217;ascultazione interiore. Quello che lui sta smantellando è la rappresentazione reale. Potremmo parlare quindi pure di soggettivismo Husserliano.<br />
La filosofia di Husserl si presenta come <strong>Apofantica</strong>: la coscienza è solo la manifestazione dell&#8217;essere. Solo la coscienza può rivelare l&#8217;essere: essere è solo ciò che è per la coscienza: ognuno quindi ha una sua interpretazione della realtà.<br />
Riguardo al momento della maturità, Husserl riprenderà il termine Epochè, ma mentre inizialmente questo termine indicava una totale sospensione dei giudizi, lui lo interpreterà come il mettere tra parentesi: per Husserl quindi il mondo della natura sarà tra parentesi (cioè sarà messo in secondo piano, come qualcosa di meno importante).<br />
Husserl fa riferimento anche a Kant; per Kant il soggetto conosceva a priori e la conoscenza era sintesi a priori. Husserl invece per la sua concezione di conoscenza userà il termine trascendentale.<br />
Per lui base e condizione per fare conoscenza non è basarsi sulla realtà. Infatti la sua filosofia non si basa sulla realtà oggettiva ma sulla realtà soggettiva di ogni singola coscienza: siamo noi a dare le leggi alla realtà.<br />
L&#8217;esistenzialismo prenderà spunto da Husserl ma vedrà la coscienza soprattutto come angoscia. Husserl non farà parte di nessun gruppo, la sua filosofia rimarrà isolata, chiusa.<br />
Edet Starlen, israelita, una sua alunna, dallo studio della coscienza arriverà a San Tommaso e quindi alla religione cattolica, diventando pure suora carmelitana.<br />
Lo stesso faranno altri suoi alunni: faranno un salto arrivando alla religione cattolica. Ad Husserl però non interessa la religione. La coscienza è solo il nostro essere presente nella realtà. Quindi Husserl ha dato della coscienza un&#8217;interpretazione personale.</p>
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		<title>Benedetto Croce: lo storicismo assoluto</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 15:46:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Verso la fine dell&#8217;800 si ricomincia a studiare Hegel nella scuola di Napoli. Tra i maggiori esponenti del neo hegelismo, possiamo ricordare Augusto Vera e Spaventa zio di Croce. Croce nasce nel 1866 ma ben presto a causa di un incidente rimase orfano. Così in età ancora adolescenziale, fu accolto in casa dallo zio Spaventa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Verso la fine dell&#8217;800 si ricomincia a studiare Hegel nella scuola di Napoli. Tra i maggiori esponenti del neo hegelismo, possiamo ricordare Augusto Vera e Spaventa zio di Croce.<br />
Croce nasce nel 1866 ma ben presto a causa di un incidente rimase orfano. Così in età ancora adolescenziale, fu accolto in casa dallo zio Spaventa. Ciò gli permise di entrare a contatto con personalità molto importanti e di conoscere pienamente il pensiero hegeliano.<br />
Egli non fece mai parte della vita accademica; fu grande amico di Gentile, almeno fino a quando dopo l&#8217;avvento del fascismo, questo decise di sostenere il governo autoritario mentre Croce si schierò all&#8217;opposizione.<br />
Le opere scritte da Croce, sono tantissime, tra le più importanti ricordiamo: &#8220;La storia come pensiero e azione&#8221;, &#8220;Teoria e storia della storiografia&#8221;.<br />
L&#8217;enorme eredità lasciatogli dalla famiglia gli permise, senza altre distrazioni, di dedicarsi agli studi.<br />
Arriva ad Hegel attraverso lo studio dell&#8217;economia di Marx e della struttura dialettica. Di Hegel egli accetta l&#8217;interpretazione della realtà come movimento dello spirito però non accetta che l&#8217;attività di quest&#8217;ultimo sia solo dialettica. Secondo lui infatti, l&#8217;attività dello spirito sarebbe regolata da categorie fondamentali legate insieme da un rapporto di &#8220;distinzione&#8221;.</p>
<p><strong>SPIRITO</strong><br />
<em>Attività teoretica</em><br />
    *      Del Particolare (intuizione) &#8220;estetico&#8221;<br />
    *      Dell&#8217;Universale (vero) &#8220;logica&#8221;<br />
<em>Attività Pratica</em><br />
    *      Volizione del particolare (utile) &#8220;economia&#8221;<br />
    *      Universale &#8220;etica&#8221;</p>
<p>Secondo Croce le categorie fondamentali dello spirito sono quattro: due appartenenti all&#8217;attività teoretica e due invece all&#8217;attività pratica. La storia è attività teoretica e pratica. Il movimento dello spirito quindi è storia ed è circolare.<br />
Fra le due categorie appartenenti all&#8217;attività teoretica, la prima, ossia l&#8217;estetica, denota la forma dello Spirito rivolta alla visione. L&#8217;opera d&#8217;arte è libera, è manifestazione dello spirito umano. Tutti siamo poeti, tutti possiamo creare, però non tutti siamo artisti, in quanto l&#8217;artista è colui che riesce ad avere un&#8217;intuizione lirica&#8221; che riesce ad esprimere i sentimenti dell&#8217;artista, trasfigurandoli e purificandoli da ogni contenuto passionale. Ciò non vuol dire che,non rappresenta la realtà con tutti i suoi aspetti contrastanti, ma che riesce a ricomporli in una forma più armoniosa. Quindi l&#8217;opera d&#8217;arte è un tutt&#8217;uno tra intuizione ed espressione; è sintesi a priori.<br />
La logica, denota invece la forma riflessiva, razionale e dà luogo alla filosofia. Per Croce la filosofia però ci insegna dei concetti che in effetti sono dei &#8220;pseudoconcetti&#8221;. Il vero concetto è l&#8217;universale cioè lo spirito e quindi l&#8217;arte.<br />
L&#8217;economia dà luogo alla ricerca &#8220;dell&#8217;utile&#8221;. Nell&#8217;utile ci rientra lo Stato in quanto questo nasce solo per utilità (come sosteneva Machiavelli) e non per etica (come invece affermava Hegel).<br />
I vari movimenti fino al bene appartengono alla storia. Per &#8220;storicismo&#8221; si intende una interpretazione della filosofia che voglia cogliere i valori. Quello di Croce possiamo chiamarlo storicismo assoluto; infatti per lui tutto il movimento dello spirito è &#8220;storia&#8221;.<br />
Tutta la storia è contemporanea in quanto viene studiata sempre secondo la mentalità contemporanea. La storia non fa mai morale, non è mai giustiziera, ma tutto comprende. Davanti al tribunale della storia tutto è giustificato. Quando studiamo avvenimenti della storia non possiamo fare giudizi; nella storia non si possono mai mettere &#8220;se&#8221;.<br />
&#8220;Ritengo che liberale sia la stessa vita umana&#8221;, egli ritiene che ci deve essere sempre rispetto delle libertà umane infatti è proprio della natura umana rispettare gli altri e le proprie libertà.</p>
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		<title>Bergson Henri e lo slancio vitale</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 15:43:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bergson è universalmente considerato il maggiore filosofo francese della prima metà dal XX secolo. Egli rappresenta il punto conclusivo del movimento spiritualista francese. Caratteristica fondamentale di questa corrente è la critica al positivismo per mettere in luce i tratti dello spirito umano. Il Positivismo si è interessato dello spirito come qualcosa di scientifico da poter [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bergson è universalmente considerato il maggiore filosofo francese della prima metà dal XX secolo. Egli rappresenta il punto conclusivo del movimento spiritualista francese. Caratteristica fondamentale di questa corrente è la critica al positivismo per mettere in luce i tratti dello spirito umano. Il Positivismo si è interessato dello spirito come qualcosa di scientifico da poter analizzare ed è per questo che sono nate le varie scienze umane.<br />
Ma lo spirito vuole essere libero, non vincolato da regole fisse.<br />
Lo spirito ha come caratteristica l&#8217;asculatazione interiore cioè la riflessione interiore: riguarda il nostro stare con noi stessi. Lo Spiritualismo vuole mettere in luce questa riflessione interiore non soggetta a leggi universali. Esso prende spunto da filosofi quali S. Agostino e Cartesio i quali hanno basato la loro filosofia sulla riflessione interiore.<br />
Punto fondamentale di questo movimento è la superiorità dell&#8217;infinito rispetto al finito.<br />
Per Bergson essenza della vita, dell&#8217;universo e della realtà è lo <strong>slancio vitale</strong> (cioè l&#8217;eros di Platone), un&#8217;energia che dà la vita; Leibniz avrebbe parlato di monadi.<br />
Il mondo però resta mistero: si avverte nei rapporti con questo, uno slancio vitale per cui il dinamismo del mondo non è l&#8217;evoluzione tipica del Positivismo ma un evoluzione creatrice. (Evoluzione è un termine tipico di un interpretazione materialista della vita, mentre, evoluzione creatrice sembra quasi l&#8217;accostamento di due termini antitetici a cui Bergson da un&#8217;interpretazione mistica).<br />
Per Bergson l&#8217;uomo conosce attraverso due facoltà: l&#8217;istinto e l&#8217;intelletto. Qualsiasi espressione dello slancio vitale come evoluzione creatrice si presenta sempre con due biforcazioni che lui chiama istinto (parte materiale) e intelligenza (parte spirituale).<br />
L&#8217;aspetto dell&#8217;intelligenza si presenta per Spinosa come memoria, come ricordo. Bergson si sofferma molto sul ricordo che può essere puro o immagine.<br />
L&#8217;istinto si presenta più come percezione per sottolineare il nostro aspetto legato alla sensibilità. Quest&#8217;attività dell&#8217;uomo avviene nelle nostra coscienza, dato essenziale dell&#8217;uomo, dato fondamentale.<br />
La coscienza deve essere vista come fluire continuo in cui le immagini, i ricordi, l&#8217;istinto, appartengono alla coscienza che lui chiama durata reale (tempo della coscienza).<br />
Il tempo non esiste di per sé ma come tempo della coscienza, e lo spazio non è che il tempo spazializzato cioè un insieme di istanti messi vicini. Tempo e spazio non sono altro che l&#8217;essere della coscienza. S. Agostino diceva che il tempo è la distensione dell&#8217;anima. Il tempo non è oggettivo ma assolutamente soggettivo.<br />
Il momento finale in cui tutti e due gli aspetti si risolvono in un tutt&#8217;uno, è il momento dell&#8217;intuizione (aspetto del Decadentismo, non consente di conoscere ma rappresenta il tener presente tutta la persona).<br />
Intuere vuol dire comprendere se stessi immersi nella realtà. Questo si ritrova nelle &#8220;Due sorgenti della morale&#8221;.<br />
Bergson ci presenta due tipi di morale: la morale aperta e la morale chiusa.</p>
<p>    *      La <strong>morale chiusa</strong> è quella basata su leggi e norme tradizionali seguite pedessiquamente.<br />
    *      La <strong>morale aperta</strong> è basata sull&#8217;evoluzione creatrice; è una morale che si mette in discussione, è critica (rivoluzionaria).</p>
<p>Alle due morali corrispondono due tipi di religione:</p>
<p>    *      La <strong>religione chiusa</strong> cioè quella del cerimoniale, del rito (la religione riesce ad incantare).<br />
    *      La <strong>religione aperta</strong> cioè quella dei grani mistici, di S, Francesco, di Santa Caterina, di S. Teresa, dei personaggi che sono stati eroi della religione e che hanno avuto una forza evolutiva, rivoluzionaria. I grandi santi rappresentano la morale aperta perché vanno avanti.</p>
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		<title>Marcuse Herbert</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 15:31:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel 1922 un gruppo di intellettuali di orientamento marxista fondò a Francoforte &#8220;l&#8217;Istituto per la Ricerca Sociale&#8221;. Esso fu diretto dall&#8217;economista Kurt Gerlach, a cui successe nel 1924 il professore si scienze politiche Karl Grunberg, fondatore dell&#8217;&#8221;Archivio per la storia del socialismo e del movimento operaio&#8221;. Un impulso nuovo alla scuola di Francoforte fu impresso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1922 un gruppo di intellettuali di orientamento marxista fondò a Francoforte &#8220;l&#8217;Istituto per la Ricerca Sociale&#8221;. Esso fu diretto dall&#8217;economista Kurt Gerlach, a cui successe nel 1924 il professore si scienze politiche Karl Grunberg, fondatore dell&#8217;&#8221;Archivio per la storia del socialismo e del movimento operaio&#8221;. Un impulso nuovo alla scuola di Francoforte fu impresso da Max  Horkheimer quando nel 1930 fu nominato direttore. Nella &#8220;Rivista per la ricerca sociale&#8221; da lui fondata, venne elaborata la &#8220;teoria critica della società&#8221; che si apprestò a fornire delle acute analisi della società contemporanea.<br />
Dopo l&#8217;avvento del nazismo, il gruppo si trasferì a Ginevra e poi a Parigi, stabilendosi infine negli Stati Uniti. Nel 1950 Horkheimer ritornò in Germania ridando vita all&#8217;Istituto.<br />
I contributi sociologici collettivi più significativi sono stati gli &#8220;studi sull&#8217;autorità e la famiglia&#8221; e quelli su &#8220;La personalità autoritaria&#8221;. Fecero parte dell&#8217;Istituto pure Franz Neuman e Herbert Marcuse.</p>
<p>Il pensiero di Marcuse ha ottenuto un largo consenso, specie da parte dei giovani durante la fine degli anni sessanta. Le sue opere fondamentali sono: &#8220;Eros e civiltà&#8221; e soprattutto &#8220;l&#8217;Uomo ad una dimensione&#8221;. In essa Marcuse sostiene tre tesi:</p>
<p>1.      La società contemporanea reprime i desideri e la creatività dell&#8217;uomo;<br />
2.      Tale società è andata via via integrando tutti i ceti sociali e pertanto nega l&#8217;autonomia e la libertà individuale;<br />
3.      Esistono determinate forze sociali in grado di condurre un processo di liberazione sociale.</p>
<p>Secondo Marcuse tale repressione è legata allo sviluppo dell&#8217;odierna società &#8220;opulenta&#8221;. L&#8217;inconscio è il luogo ove si trovano le tracce delle nostre fantasie e dei nostri desideri repressi, e l&#8217;arte è la forma di comunicazione che dà voce a queste esigenze di libertà.<br />
L&#8217;eros è creatività non repressa né utilizzata a fini di dominio ma di espansione della libertà umana, e la filosofia ha un compito eminentemente critico, cioè quello di indicare gli ostacoli da superare per raggiungere la liberazione umana.<br />
Nella seconda opera citata, egli sostiene che il controllo esercitato dalla società è oggi così elevato che l&#8217;uomo si può definire a una sola dimensione: quella si supina accettazione del potere, essendogli stata sottratta la facoltà di decidere autonomamente.<br />
Di fronte a questa situazione, l&#8217;unica possibilità di liberazione è affidata a quei gruppi sociali emarginati: ceti e uomini del tutto estranei a questa società pertanto disposti a opporvi un &#8220;rifiuto totale&#8221;.</p>
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		<title>Il Circolo di Vienna</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 15:19:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Durante il secondo quarto del XX secolo emersero due scuole di pensiero inspirate al filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein. La prima di queste scuole, l’empirismo logico, o neopositivismo logico, ebbe origine a Vienna diffondendosi successivamente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Gli empiristi logici sostenevano l’esistenza di un solo tipo di conoscenza, la conoscenza scientifica; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante il secondo quarto del XX secolo emersero due scuole di pensiero inspirate al filosofo austriaco <em>Ludwig Wittgenstein</em>. La prima di queste scuole, l’<strong>empirismo logico</strong>, o <strong>neopositivismo logico</strong>, ebbe origine a Vienna diffondendosi successivamente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Gli empiristi logici sostenevano l’esistenza di un solo tipo di conoscenza, la conoscenza scientifica; la verificabilità empirica di ogni conoscenza valida; il fatto che ciò che è stato ritenuto filosofia non è né vero né falso ma letteralmente insensato.<br />
Quindi la filosofia viene ridotta a logica e si arriva a studiare la filosofia attraverso i simboli matematici.<br />
Avviene quindi una ripresa di Leibiniz riguardo ai principi logici di identità e di non contraddizione. La filosofia all’interno del circolo di Vienna, assume un carattere prevalentemente matematico (Rossa fu un grande rappresentante del circolo viennese a cui si deve la nascita della più moderna logica matematica fondata su principi atomici e proposizioni molecolari).<br />
I principi utilizzati dai neopositivisti sono di verificabilità e di confutabilità (confutabili e quindi scientifici). Questi principi usati in matematica servono a dimostrare delle tesi e lo stesso ora avviene in filosofia. “Dobbiamo avere elementi logici su cui basare le nostre discussioni” (es. le geometrie non euclidee si basavano sulla validità logica; non importa se vera o falsa).<br />
Il filone del positivismo logico si basa sul linguaggio riprendendo le teorie di Hume. I neopositivisti dicono: “Se Hume ha usato come criterio l’esperienza, noi usiamo come criterio di conoscenza il linguaggio” “Se noi studiamo il linguaggio come logica scientifica allora siamo di fronte al positivismo logico, se noi invece cerchiamo di studiare il linguaggio nelle sue regole quotidiane siamo di fronte alla filosofia analitica di Ayer e Wittgestein”.<br />
Quest&#8217;ultimo scrive il trattato logico analogico e parla i tautologia (partire da un discorso in cui poi si rimane intrappolati). Lui parla di “giochi linguistici”.<br />
Sia l&#8217;empirismo logico che il neopositivismo logico fanno una distinzione tra le proposizioni che concernano i fatti e le proposizioni che concernano le idee.<br />
Le proposizioni che si riferiscono ai fatti non hanno necessità, sono probabili; le proposizioni che concernano le idee sono tutte ipotesi (non ci sono certezze).<br />
Popper dirà: “Nella scienza si va avanti senza certezze”. Egli fu vicino al circolo di Vienna ma non ne fece mai arte, rimase sempre isolato.</p>
<p><strong>Poincaré Henri</strong><br />
Secondo Poincaré il compito principale della scienza non è quello di informarci sulla natura delle cose, ma sui rapporti, sulle relazioni tra oggetti; le leggi fisiche rappresentano appunto le relazioni esistenti tra oggetti e solo in queste relazioni consiste l’oggettività della scienza.</p>
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		<title>Sigmund Freud e la psicoanalisi</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 15:14:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sigmund Freud segna la rivoluzione del 900 e completa la declamazione dell&#8217;uomo facendo emergere in esso una natura limitata. La vera natura dell&#8217;uomo è l&#8217;irrazionalità, l&#8217;inconscio. Ebreo di Vienna, dopo l&#8217;annessione alla Germania, fugge in Inghilterra. E&#8217; medico un medico specializzato in neuropsichiatria e dà origine alla psicoanalisi, che però, nonostante il suo impegno, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sigmund Freud segna la rivoluzione del 900 e completa la declamazione dell&#8217;uomo facendo emergere in esso una natura limitata. La vera natura dell&#8217;uomo è l&#8217;irrazionalità, l&#8217;inconscio.<br />
Ebreo di Vienna, dopo l&#8217;annessione alla Germania, fugge in Inghilterra. E&#8217; medico un medico specializzato in neuropsichiatria e dà origine alla psicoanalisi, che però, nonostante il suo impegno, non venne accetta come scienza. Inizia come neuropsichiatra, accanto al prof. Breuer studiando l&#8217;isteria. Il primo studio fu il &#8220;Caso di Anna O.&#8221;.<br />
Prima delle innovazioni apportate da Freud, l&#8217;isteria veniva studiata somministrando al paziente dei psicofarmaci che inducevano il sonno; nel sonno si facevano della domande e il paziente inconsciamente rispondeva. Quando però finiva l&#8217;effetto del farmaco, il malato i ritrovava nelle stese condizioni di partenza.<br />
Freud capì che i farmaci non erano una cura adeguata, infatti per curare il problema psichico dell&#8217;ammalato bisognava scavare alla radice, attraverso i sogni o l&#8217;ipnosi. All&#8217;ammalato da sveglio venivano poste delle domande a cui lui rispondeva facendo delle associazioni libere.<br />
Da ciò Freud capì che la psiche umana ha delle zone nascoste che devono essere scoperte e fatte venire alla luce per poter capire il comportamento di ogni individuo.</p>
<p>Secondo lui la struttura della psiche è triatica:</p>
<p>*      La zona es oppure id in cui risiede l&#8217;inconscio;<br />
*      La zona super ego o (super ich) in cui risiedono gli insegnamenti sociali e culturali;<br />
*      La zona Ego in cui risiede la coscienza;</p>
<p><strong>La zona Es</strong><br />
Nell&#8217;es, l&#8217;<strong>inconscio</strong>, è la parte più ricca di noi. Esso si divide in tre parti:</p>
<p>1.      pre oppure sub conscio<br />
2.      inconscio<br />
3.      inconscio biologico ereditario</p>
<p>Nell&#8217;<strong>inconscio biologico</strong> ci sono le pulsioni che appartengono alla stirpe ereditaria. Le pulsioni ereditarie sono:</p>
<p>*      Pulsioni sessuali (cerchiamo di riprodurci)<br />
*      Pulsioni di conservazione (cerchiamo di salvarci)<br />
*      Pulsioni Gregario (cerchiamo di stare con gli altri)</p>
<p>Nell&#8217;inconscio ci sono le nostre esperienze personali rimosse e represse. Rimosse significa messe da parte volontariamente, mentre represse quando ce ne dimentichiamo casualmente. Noi non dimentichiamo niente, specialmente dai 0 ai 5 anni.<br />
Il <strong>preconscio</strong> è il guardiano che controlla tutte le nostre esperienze, le pulsioni; quando dormiamo si apre la porta e vengono fuori dai nostri pensieri i sogni. Tutta la nostra vita cosciente è solo un campo di battaglia tra la spinta dell&#8217;eroe (che rappresenta gli impulsi: il piacere, l&#8217;affermazione) e Thanatos (distruzione, superego) Questa è la spinta di Eros (subconscio).<br />
Nella vita quotidiana &#8220;Patologia della vita quotidiana&#8221;, abbiamo tanti piccoli gesti che non facciamo, ma non per dimenticanza, ma perché non la volevamo fare. Anche i lapsus (penso una cosa ne dico un&#8217;altra), in realtà volevamo dire la cosa &#8220;sbagliata&#8221;. Quello che ricordiamo è solo quello che vogliamo ricordare.<br />
Scriverà pure &#8220;Totem e tabù&#8221; sul significato della religione e sul desiderio della morte del padre.<br />
Freud istituisce quello che ormai e &#8220;il rito&#8221; della <strong>psicoanalisi</strong>: il lettino, il dottore seduto dietro il paziente e gli formula delle domande o indaga i suoi sogni interpretando ciò che il paziente ricorda (che è ciò che vuole ricordare). Fu una novità la sua impostazione sessuale, interpretare la vita solo dall&#8217;ottica dell&#8217;affettività (piacere &#8211; dispiacere) (affettività non è interesse, esso c&#8217;è se è motivato).<br />
La vita di ciascuno di noi è segnata dalle nostre motivazioni affettive. Adesso si parla di psicologia dinamica (cioè azione e reazione, stimolo e risposta che avvengono nella psiche). Noi ci andiamo via via strutturando.</p>
<p><strong>Stadi di vita dell&#8217;uomo</strong><br />
Per Freud la vita comincia nel grembo materno. Già nel ventre materno, il bambino avverte se è voluto o meno e se è amato. Quindi il primo è un rapporto di <strong>accettazione</strong>, tra madre e figlio si realizza uno scambio di emozioni oltre che fisiologico.<br />
Durante il parto c&#8217;è il momento dell&#8217;angoscia, perché siamo abbandonati nel mondo. Il pianto del bambino è il pianto dell&#8217;<strong>angoscia</strong>, perché prima ha vissuto un contatto psicologico con la madre, e adesso è solo nel mondo e si sente abbandonato. Oggi sappiamo che il bimbo, non piange per angoscia, ma per il dolore dovuto al fatto che respira per la prima volta con i suoi polmoni. Il pianto è vita. Questo primo momento è quello del vagito.<br />
Durante tutto il primo anno di vita si deve ristabilire l&#8217;unione psicologica che c&#8217;era tra madre e figlio, e bisogna ristabilirlo all&#8217;inizio per avere quella fiducia basica che serve al bambino per non sentirsi più angosciato. Questa fiducia si realizza on le sensazioni termiche; il bambino riconosce il battito del cuore della madre, ma soprattutto con l&#8217;allattamento che ricostituisce l&#8217;unione che c&#8217;era con la madre prima del parto. La prima soddisfazione che prova il bambino appartiene alla &#8220;<strong>fase orale</strong>&#8220;, ossia portando tutto in bocca, succhiando e mordendo.<br />
Verso i 3 mesi (<strong>Spitz</strong>) il bambino ha un modo suo i comunicare: il sorriso, come se sorridesse al viso materno (visto solo frontalmente e non di profilo) e contemporaneamente ha l&#8217;angoscia per i visi estranei (piange se non conosce qualcuno).<br />
Al 1° anno inizia la fase &#8220;<strong>autonoma</strong>&#8220;, il bambino inizia a camminare, scopre gli oggetti e li esamina. Importante per lui sarà sempre la figura che gli parlerà e gli lancerà messaggi.<br />
Ai 2 anni si ha la fase &#8220;<strong>Anale</strong>&#8220;: se prima il bimbo teneva il pannolino ora impara ad andare in bagno, riconosce lo stimolo: la gratificazione è quella di saper controllare i propri sfinteri. La fase anale prepara il bambino alla fase &#8220;<strong>fallica</strong>&#8221; (periodo omosessuale: il bambino scopre se stesso). Dopo essere riuscito a controllare i propri sfinteri scopre i propri organi sessuali.</p>
<p>*      <strong>Fase Omosessuale</strong> (zero &#8211; cinque anni):<br />
o            Fase orale<br />
o            Fase anale<br />
o            Fase fallica<br />
*      <strong>Fase Eterosessuale</strong></p>
<p>Dopodiché inizia la fase eterosessuale. Scoprendo i genitali, sposta l&#8217;oggetto del desiderio da sé al sesso opposto. La prima donna della sua vita è la madre, il primo amore. (Per la bambina sarà il padre). Qui si innesca quel processo che prende il nome di &#8220;<strong>complesso di Edipo</strong>&#8221; o, per la bambina &#8220;<strong>complesso di Elettra</strong>&#8220;.<br />
Il bambino ha sentimenti sessuali verso la madre, ma comprende che appartiene al padre. Il bambino <strong>introietta</strong> (fa sua) la figura paterna, perché ritiene che somigliando al padre potrà avere la madre. Se invece intrometta la figura materna, diventerà omosessuale.<br />
Dai 5 ai 10 anni c&#8217;è la <strong>fase &#8220;produttiva&#8221;</strong>, il bambino va a scuola, è indaffarato e non pensa più alla tempesta sessuale che ha avuto dai 0 ai 5 anni. E&#8217; una fase di &#8220;<strong>Plateau</strong>&#8221; o latenza.<br />
Dopo i 10 anni si ha la &#8220;<strong>fase puberale</strong>&#8221; e &#8220;<strong>prepuberale</strong>&#8220;: tutto ciò che era in latenza riaffiora di nuovo. E&#8217; una fase di ricerca della propria identità, si avverte che si cresce e ci si sente dibattuti e incerti, non ci si riconosce neanche esteriormente, fisicamente.<br />
Dai 15 ai 18 anni si cerca di riordinare le proprie idee: è la fase della &#8220;<strong>Maturità</strong>&#8220;. Può durare fino ai 24, ma anche fino ai 90. Per Freud essere maturi vuol dire dare una risposta a tutti i problemi della vita. Se riusciamo a rispondere a queste domande, noi siamo maturi e siamo pronti a formare una famiglia.<br />
Verso i 50 anni si attraversa una fase di <strong>II immaturità</strong>, diffusa nella società.<br />
Freud era laico, ma rigoroso contro tutto ciò che era contro un ordine naturale.<br />
Il vivere in società ci procura disagio: l&#8217;uomo non può esprimere se stesso (&#8220;il disagio della civiltà&#8221;). Il motto del cristianesimo: &#8220;ama il prossimo tuo come te stesso&#8221; è contro natura, anzi dovrebbe essere &#8220;odia il prossimo tuo con tutto te stesso&#8221;.<br />
Tutto il romanzo del 900 sarà di tipo psicologico.</p>
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		<title>Einstein Albert</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 14:49:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Albert Einstein nacque il 14 Marzo 1879 a Ulm, in Germania. Suo padre era un operaio specializzato nella costruzione di apparecchiature elettriche. A causa di un fallimento economico suo padre fu costretto a trasferirsi con la famiglia prima a Munich poi a Milano. Non ci restano sufficienti informazioni sulla vita individuale di Einstein risalenti a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Albert Einstein</strong> nacque il 14 Marzo 1879 a Ulm, in Germania. Suo padre era un operaio specializzato nella costruzione di apparecchiature elettriche. A causa di un fallimento economico suo padre fu costretto a trasferirsi con la famiglia prima a Munich poi a Milano. Non ci restano sufficienti informazioni sulla vita individuale di Einstein risalenti a questo periodo.<br />
Durante i suoi studi non mostrò particolari attitudini, in quanto non approvava i rigidi metodi dell&#8217;istruzione, e fu davvero un pessimo allievo. Però Einstein rimase affascinato dalla matematica e dalle scienze, materie che studiò autonomamente.<br />
Nel 1896 gli fu revocata la cittadinanza tedesca e nel 1901 divenne cittadino svizzero.<br />
Nel 1896 ebbe l&#8217;opportunità di entrare all&#8217;Istituto Federale Svizzero di Tecnologia a Zurigo. Nonostante avesse un esigua retribuzione, divenne un esaminatore. Nei due anni seguenti si occupò di insegnamenti generali. Dal 1902 egli divenne un esaminatore ufficiale a Berna dove lavorò per sette anni.<br />
L&#8217;anno 1905 fu un grande momento per la scienza; infatti Einstein pubblicò, a soli 26 anni, quattro articoli sul giornale Annalen Der Physik, articoli che avrebbero alterato il corso della scienza del XX Sec. Il primo trattava dei casuali cambiamenti termici nelle molecole, chiamati Browniani, per prima riconosciuti nel 1827 dal botanico inglese Robert Brown. Il secondo articolo trattava la teoria quantistica della luce divulgata da Max Planck nel 1900. In esso Einstein mostra come la luce sia formata da fotoni rifacendosi al fenomeno fotoelettrico scoperto nel 1902. Per questo contributo gli fu conferito nel 1921 il Premio Nobel per la fisica. Il terzo articolo (il più famoso di Einstein) tratta della teoria della relatività: &#8220;Zur Electrodynamik bewegter Korper&#8221; (&#8220;Elettrodinamica dei corpi in movimento&#8221;). L&#8217;ultimo articolo di quell&#8217;anno introdusse l&#8217;ormai famosa equivalenza tra la massa e l&#8217;energia espressa dall&#8217;equazione E=mc2. Grazie a questi lavori Einstein ricevette, nel 1908, delle onorificenze all&#8217;università di Berna, che furono seguite da moltissime altre in Europa dopo che si stabilì all&#8217;istituto per Studi Avanzati di Princeton, nel 1933.<br />
Gli ultimi anni di Einstein furono trascorsi cercando una teoria per la forza universale che potesse unire le forze subatomiche con la gravitazione e l&#8217;elettromagnetisno, problema che nessuno mai è riuscito a risolvere. Einstein aveva un gran rispetto per le opere della natura, e notò che &#8220;La cosa più incomprensibile del mondo è che esso sia comprensibile&#8221;. Si considerava più un filosofo che uno scienziato, e in molti modi fu dello stesso stampo dei filosofi greci, come Platone ed Aristotele, cercando di capire la natura mediante la ragione anziché l&#8217;esperimento. Il suo successo deve molto al discernimento dei suoi predecessori e alla potenza d&#8217;analisi degli strumenti matematici, ma soprattutto ad una grande intuizione, che nessuno ha mai avuto.<br />
Morì il 18 Aprile del 1955 a Princeton, nel New Jersey, dopo aver ricevuto la cittadinanza statunitense.</p>
<h2>La teoria della relatività ristretta</h2>
<h2>Il terzo e più importante studio del 1905, dal titolo Elettrodinamica dei corpi in movimento, conteneva la prima esposizione completa della teoria della relatività ristretta, frutto di un lungo e attento studio della meccanica classica di Isaac Newton, delle modalità dell&#8217;interazione fra radiazione e materia, e delle caratteristiche dei fenomeni fisici osservati in sistemi in moto relativo l&#8217;uno rispetto all&#8217;altro.<br />
La base della teoria della relatività ristretta, che comporta la crisi del concetto di contemporaneità, risiede su due postulati fondamentali: il principio della relatività, che afferma che le leggi fisiche hanno la stessa forma in tutti i sistemi di riferimento inerziale, ossia in moto rettilineo uniforme l&#8217;uno rispetto all&#8217;altro, estendendo il precedente principio di relatività galileiano, e il principio di invarianza della velocità della luce, secondo cui la velocità di propagazione della radiazione elettromagnetica nel vuoto è una costante universale, che sostituisce il concetto newtoniano di tempo assoluto.</h2>
<h2>Critiche alla teoria di Einstein</h2>
<p>La teoria della relatività ristretta non fu immediatamente accolta dalla comunità scientifica. Il punto d&#8217;attrito risiedeva nelle convinzioni epistemologiche di Einstein in merito alla natura delle teorie scientifiche e sul rapporto tra esperimento e teoria. Sebbene affermasse che l&#8217;unica fonte di conoscenza è l&#8217;esperienza, egli era anche convinto che le teorie scientifiche fossero libera creazione dell&#8217;uomo e che le premesse sulle quali esse sono fondate non potessero essere derivate in modo logico dalla sperimentazione. Una &#8220;buona&#8221; teoria, per Einstein, è una teoria nella quale è richiesto un numero minimo di postulati per ogni dimostrazione.</p>
<h2>La teoria della relatività generale</h2>
<p>A partire dal 1907, anno in cui fu pubblicata la memoria contenente la celebre equazione che afferma l&#8217;equivalenza fra massa ed energia, Einstein iniziò a lavorare a una teoria più generale, che potesse essere estesa ai sistemi non inerziali, cioè in moto accelerato l&#8217;uno rispetto all&#8217;altro. Il primo passo fu l&#8217;enunciazione del principio di equivalenza, in base al quale il campo gravitazionale è equivalente a una accelerazione costante che si manifesti nel sistema di coordinate, e pertanto indistinguibile da essa, anche sul piano teorico. In altre parole, un gruppo di persone che si trovino su un ascensore in moto accelerato verso l&#8217;alto non possono, per principio, distinguere se la forza che avvertono è dovuta alla gravitazione o all&#8217;accelerazione costante dell&#8217;ascensore. La teoria della relatività generale venne pubblicata nel 1916, nell&#8217;opera intitolata I fondamenti della relatività generale. In essa le interazioni dei corpi, che prima di allora erano state descritte in termini di forze gravitazionali, vengono spiegate come l&#8217;azione e la perturbazione esercitata dai corpi sulla geometria dello spazio-tempo, uno spazio quadridimensionale che oltre alle tre dimensioni dello spazio euclideo prevede una coordinata temporale.<br />
Einstein, alla luce della sua teoria generale, fornì la spiegazione delle variazioni del moto orbitale dei pianeti, dando conto in modo soddisfacente del moto di precessione del perielio di Mercurio, fenomeno fino ad allora non pienamente compreso, e previde che i raggi luminosi emessi dalle stelle si incurvassero in prossimità di un corpo di massa elevata quale, ad esempio, il Sole. In base a quest&#8217;ultimo fenomeno, si è avuta una conferma sperimentale, realizzata in occasione dell&#8217;eclissi solare del 1919, che fu un evento di enorme rilevanza.<br />
Per il resto della sua vita Einstein si dedicò alla ricerca di un&#8217;ulteriore generalizzazione della teoria in una teoria dei campi che fornisse una descrizione unitaria per i diversi tipi di interazioni che governano i fenomeni fisici, incluse le interazioni elettromagnetiche, e le interazioni nucleari deboli e forti.<br />
Tra il 1915 e il 1930 si stava sviluppando la teoria quantistica, che presentava come concetti fondamentali il dualismo onda-particella, postulato da Einstein fin dal 1905, nonché il principio di indeterminazione di Heisenberg, che fornisce un limite intrinseco alla precisione di un processo di misurazione. Einstein mosse diverse e significative critiche alla nuova teoria e partecipò attivamente al lungo e tuttora aperto dibattito sulla sua completezza. Commentando l&#8217;impostazione da un punto di vista strettamente probabilistico della meccanica quantistica, egli affermò che &#8220;Dio non gioca a dadi con il mondo&#8221;.</p>
<h2>Cittadino del mondo</h2>
<p>Dopo il 1919 Einstein divenne famoso a livello internazionale; ricevette riconoscimenti e premi, tra i quali il premio Nobel per la fisica, che gli fu assegnato nel 1921. Lo scienziato approfittò della fama acquisita per ribadire le sue opinioni pacifiste in campo politico e sociale.<br />
Durante la prima guerra mondiale fu tra i pochi accademici tedeschi a criticare pubblicamente il coinvolgimento della Germania nella guerra. Tale presa di posizione lo rese vittima di gravi attacchi da parte di gruppi di destra; persino le sue teorie scientifiche vennero messe in ridicolo, in particolare la teoria della relatività.<br />
Con l&#8217;avvento al potere di Hitler, Einstein fu costretto a emigrare negli Stati Uniti, dove gli venne offerta una cattedra presso l&#8217;Institute for Advanced Study di Princeton, nel New Jersey. Di fronte alla minaccia rappresentata dal regime nazista egli rinunciò alle posizioni pacifiste e nel 1939 scrisse assieme a molti altri fisici una famosa lettera indirizzata al presidente Roosevelt, nella quale veniva sottolineata la possibilità di realizzare una bomba atomica. La lettera segnò l&#8217;inizio dei piani per la costruzione dell&#8217;arma nucleare.<br />
Al termine della seconda guerra mondiale, Einstein si impegnò attivamente nella causa per il disarmo internazionale e più volte ribadì la necessità che gli intellettuali di ogni paese dovessero essere disposti a tutti i sacrifici necessari per preservare la libertà politica e per impiegare le conoscenze scientifiche a scopi pacifici.</p>
<h2>Albert Einstein e il pensiero filosofico</h2>
<p>Einstein definì i principi fisici come libere invenzioni del nostro intelletto anziché come a comode formulazioni sintetiche dei rapporti fra fenomeni, come avrebbe supposto un vero seguace di Mach. Benché, però, potesse esserci bisogno dell&#8217;intelletto creativo umano per andare oltre i modi di pensiero tradizionali, ciò non significava che secondo Einstein qualsiasi vecchio principio potesse funzionare. Egli pensava, piuttosto, che quando una teoria riusciva a dare una correlazione matematica semplice e una rappresentazione altrettanto semplice nell&#8217;esperienza, stava fornendo una copia adeguata della realtà. Senza dubbio non intendeva asserire che la scienza sarebbe riuscita infine a conseguire una descrizione completa e definitiva del mondo. Nella sua filosofia della scienza c&#8217;era nondimeno una forte componente &#8220;realistica&#8221;: egli credeva che una teoria scientifica fosse composta da un insieme di assiomi o principi fondamentali che potevano essere scelti liberamente dall&#8217;atto creativo dello scienziato. Da questi assiomi si potevano dedurre matematicamente teoremi, i quali dovevano poi essere verificati sperimentalmente. A differenza di Newton, Einstein non credeva che gli assiomi potessero venire derivati direttamente o logicamente dai dati dell&#8217;esperienza, da fenomeni. Essi richiedevano, invece, un atto creativo di costruzione matematica. La connessione con i fenomeni veniva alla fine della catena di deduzioni, quando i teoremi del sistema matematico venivano messi a confronto con l&#8217;esperienza. L&#8217;intero processo era guidato da un assunto apparentemente a priori, che ci fosse una sorta di &#8220;armonia prestabilita&#8221; fra pensiero e realtà, quasi come avevano supposto molto tempo prima gli aristotelici.</p>
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		<title>Sociologia ed antropologia</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 14:40:24 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<h2>Sociologia</h2>
<p>Un tentativo di mettere ordine nel labirinto dei ruoli sociali fu compiuto nel 1951 da <strong>Parsons</strong> che li classificò in base a 5 tipi di caratteristiche:</p>
<p>*      Alcuni esigono un certo controllo in situazioni caratterizzate da forti tensioni emotive, come l’infermiere, il medico, o l’impresario di pompe funebri.<br />
*      Altri sono basati su status ascritti come quello di figlio, adolescente, pensionato.<br />
*      Altri ancora sono più precisamente definiti e circoscritti, ad esempio i ruoli di medico e paziente si limitano agli aspetti che riguardano direttamente la salute del paziente.<br />
*      Altri implicano l’aspettativa che le persone vengano trattate secondo regole generali.<br />
*      Ed altri infine, richiedono diversi tipi di motivazione (da un commerciante ci si aspetta che sia orientato dai propri interessi privati).</p>
<p>Secondo Parsons, quindi, qualsiasi ruolo presenta una combinazione di queste variabili.</p>
<p>La situazione in cui un individuo è investito da aspettative relative a due o più ruoli non coincidenti o convergenti è detta conflitto di ruolo (Merton). Questo conflitto è comune nelle società altamente organizzate dove ogni persona riveste un gran numero di ruoli. Quando osserviamo insiemi più vasti di ruoli formali, ci troviamo di fronte al concetto di istituzione intesa come mezzo per soddisfare determinate esigenze sociali. Questo concetto di ruolo così determinato viene a svilupparsi specialmente nelle relazioni interpersonali dando luogo ai cosiddetti gruppi. La prima caratteristica fondamentale del gruppo è l’interazione strutturata da modelli che ha luogo tra i componenti: i membri infatti programmano insieme le loro attività, sono pronti a proteggersi l’un l’altro mantenendo tale comportamento solo con i membri stessi del gruppo. Quindi il senso di appartenenza a tali insiemi crea una sorta di sicurezza. Chiunque non è inserito appieno nel gruppo (out sider) avrà una vita difficile. Il gruppo condiziona i membri e se questi vogliono adeguarsi devono seguire l’istituzione altrimenti sono fuori.</p>
<p>I contributi principali di <strong>Max Weber</strong> in campo sociologico sono rappresentati dall’indagine dei rapporti tra forme religiose e forme economiche, a partire dalla ricerca “l’Etica Protestante e lo spirito del capitalismo” per finire allo studio comparato delle religioni orientali (Taoismo, Confucianesimo, Induismo, Buddismo, Giudaismo), nell’intento di mostrare, contro le interpretazioni correnti di derivazione marxista l’irriducibilità del comportamento sociale a cause puramente economiche.</p>
<p>Celebre la molto discussa tesi che fa risalire la formazione dello spirito capitalistico all’influenza delle posizioni etiche calviniste che concepivano il lavoro come vocazione. La sua sociologia, concepita come scienza pura, è immune da concetti naturalistici e da costruzioni speculative: polemico al tempo stesso contro positivismo e storicismo, Weber si proponeva di studiare le azioni tipiche, le probabilità calcolabili nel comportamento degli uomini, non i valori soggettivi determinanti nella realtà le azioni.</p>
<p>Colui il quale parlò per primo di sociologia penale fu <strong>Enrico Ferri</strong>. Egli nega il libero arbitrio e il correlativo concetto di responsabilità morale, giustificando la punibilità del reo non con la moralità della sanzione, ma con il valore di questa come fattore che si contrappone agli altri fattori nella determinazione del delitto e della recidiva.</p>
<h2>Antropologia</h2>
<p>Tra i maggiori studiosi di antropologia dell’epoca ebbe una particolare rinomanza <strong>Augusto Murri</strong>, per la metodica seguita nello studio del malato, basata su uno scrupoloso ed attento rilievo dei sintomi e sulla loro interpretazione nel quadro di una rigorosa logica. Nella sua produzione scientifica, vanno segnalati gli studi sul meccanismo di compenso fisio &#8211; patologico del cuore e sulla terapia digitalina.</p>
<p>Gli studi che dettero a <strong>Cesare Lombroso</strong> una notorietà tutta particolare furono quelli di antropologia criminale, materia di cui è considerato l’iniziatore. Lombroso partendo da una concezione materialista dell’uomo, cercò i spiegare con anomalie fisiche (caratteri degenerativi lombrosiani) la degenerazione morale del delinquente: “L’uomo delinquente in rapporto all’antropologia, alla giurisprudenza e alle discipline economiche” è l’opera che contiene i fondamenti di questa nuova scienza. Le sue idee ebbero larga diffusione specie fra sociologi e giuristi, favorendo la nascita della cosiddetta scuola positiva del diritto penale.</p>
<p>Le tesi di <strong>Enrico Ferri</strong> e di altri influenzarono poi lo stesso Lombroso che, accanto ai fattori individuali sottolineò l’importanza dei fattori sociali nelle sue ulteriori ricerche sull’antropologia criminale. Quello che Levi Strauss rimprovera agli evoluzionisti è l’annullamento delle diversità delle culture. Essi impongono a tutte le società identici e rigidi manismi di sviluppo, per cui ciascuna società risulta costretta a percorrere una scala necessaria di tappe evolutive. Questo errore dipende essenzialmente dall’etnocentrismo della società occidentale, che considera i propri valori come punto di arrivo dell’evoluzione sociale dell’umanità intera.</p>
<p>Secondo <strong>Levi Strauss</strong> non ci sono invece tappe obbligate di sviluppo sociale: ciascuna società si sviluppa in modo autonomo ed originale. Si occupò pure del rapporto libertà – pazzia affermando che in ciascuno di noi c’è un pizzico di pazzia. Se noi liberiamo la pazzia allora siamo veramente liberi.</p>
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