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	<title>Appunti di storia e filosofia &#187; arabi</title>
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	<description>Raccolta di riassunti e dispense su storia e filosofia.</description>
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		<title>Arabi: La lingua araba</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 07:45:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Grazie all&#8217;Islam la lingua araba ha potuto arrivare fino a noi: il Corano, libro sacro dei musulmani è scritto in arabo. Questa lingua, all&#8217;origine, era solo uno dei tanti dialetti semitici della penisola arabica. Le lingue semitiche tipo l&#8217;arabo, l&#8217;ebraico, l&#8217;amarico (lingua ufficiale dell&#8217;Etiopia) ecc . . . erano le lingue delle grandi civiltà dell&#8217;umanità: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie all&#8217;Islam la lingua araba ha potuto arrivare fino a noi: il Corano, libro sacro dei musulmani è scritto in arabo. Questa lingua, all&#8217;origine, era solo uno dei tanti dialetti semitici della penisola arabica. Le lingue semitiche tipo l&#8217;arabo, l&#8217;ebraico, l&#8217;amarico (lingua ufficiale dell&#8217;Etiopia) ecc . . . erano le lingue delle grandi civiltà dell&#8217;umanità: assira-babilonese, fenicia, islamica ecc . . . Oggi la lingua araba, parlata da più di 200 milioni di persone, si colloca al sesto posto nel mondo, prima del francese e del tedesco ed è una delle lingue ufficiali delle Nazioni Unite. Molte lingue non semitiche, in passato, hanno usato la scrittura araba, è il caso del persiano, del turco, del maltese e del wolof in Africa. Ancora oggi, il persiano ed altre lingue indoeuropee, usano i caratteri arabi per la loro scrittura.<br />
La lingua araba ha la particolarità di essere molto ricca di consonanti e povera di vocali. Queste vocali, le stesse dell&#8217;italiano, vengono pronunciate in modo attenuato e talvolta il nostro orecchio fa fatica a distinguerle. Delle 28 lettere ben 17 hanno un suono assolutamente diverso rispetto all&#8217;alfabeto italiano. Con le consonanti di questa lingua si può produrre qualsiasi suono che la gola umana possa emettere, per questo, l&#8217;arabo è considerato una delle lingue più ricche anche da questo punto di vista. L&#8217;arabo grazie alla lettura del Corano, sempre identica nei secoli, ha conservato intatta questa ricchezza di suoni evitando l&#8217;usura fonetica subite generalmente dalle altre lingue nel corso della loro evoluzione.<br />
E&#8217; una scrittura alfabetica composta da 28 lettere, possiede solo tre vocali che sono: a, i, u, simili a quelle della lingua italiana. Le vocali brevi non si scrivono. L&#8217;arabo si scrive e si legge da destra a sinistra, quindi per leggere un libro scritto in arabo bisogna iniziare dall&#8217;ultima pagina. La scrittura è solo corsiva, cioè le lettere, quasi sempre, sono attaccate una all&#8217;altra. La scrittura appare quindi una sorta di stenografia e bisogna intuire la pronuncia delle parole a partire dalle sue consonanti, per esempio MNZL (casa). Per rendere meno difficile la lettura si usa &#8220;vocalizzare&#8221; le consonanti con dei piccoli segni posti sopra o sotto le stesse. La forma delle lettere varia leggermente secondo la loro posizione: all&#8217;inizio, nel mezzo o alla fine della parola. La scrittura è stata molto usata come elemento decorativo nelle opere d&#8217;arte poiché il Corano ha condannato la riproduzione di esseri animati per evitare l&#8217;idolatria. La grammatica araba, a differenza della fonetica o della scrittura ha molti punti in comune con quella italiana. Esistono in arabo due generi, maschile e femminile, la concordanza dell&#8217;oggettivo con il nome, l&#8217;esistenza delle preposizioni, dell&#8217;articolo, la coniugazione dei verbi ecc &#8230; Molte sono tuttavia le differenze: ci sono tre numeri, singolare, plurale, duale, quest&#8217;ultimo si usa se sono presenti due soggetti. I plurali dei nomi si formano in modo spesso irregolare come talvolta nella lingua inglese. Il verbo è situato davanti al soggetto. I verbi hanno una serie di forme derivate che esprimono il passivo, il riflessivo ecc . . . L&#8217;aggettivo si mette sempre dopo il nome. I pronomi personali complimenti si legano alla fine del verbo.</p>
<p>La cosa più curiosa della lingua araba è che le parole sono molto spesso formate dall&#8217;insieme di sole tre lettere, chiamate la radice, legate tra loro in vari modi, per esempio:<br />
LAFADA (la radice è L.F.D) = Pronunciare;<br />
NABATA (la radice è N.B.T) = Germogliare;<br />
MALAKA (la radice è M.L.K) = Possedere;<br />
NADARA (la radice è N.D.R) = Guardare;<br />
WASANA (la radice è W.S.N) = Pesare;<br />
SAKANA (la radice è S.K.N) = Abitare;<br />
TALABA (la radice è T.L.B) = Domandare;<br />
DARABA (la radice è D.R.B) = Picchiare ecc. . .</p>
<p>Per indicare colui che fa un azione generalmente si metti una &#8220;i &#8221; davanti alla seconda consonante per esempio:<br />
da KATABA (la radice è K.T.B) = Scrivere, avremo KATIB (scrittore)<br />
da MALAKA (la radice è M.L.K) = Possedere, avremo MALIK (colui che possiede; re)<br />
da WARATA (la radice è W.R.T) = WARATA, avremo WARIT (erede).</p>
<p>Per i nomi che indicano un luogo, spesso la regola più semplice è quella di mettere un &#8220;ma &#8221; subito prima della radice. Allora avremo:<br />
MAKTAB = ufficio o scrivania;<br />
MANBAT = vivaio;<br />
MAGHREB = punto dove il Sole tramonta, occidente;<br />
MASHREQ = punto dove il Sole sorge, oriente;<br />
MANDAR = panorama, vista;<br />
MANZIL = casa;</p>
<p>Con altri procedimenti di derivazione, numerosi nella lingua araba, si possono ottenere altre parole più o meno vicine alla loro radice, per esempio:<br />
Dalla radice K.T.B. abbiamo: KATABA (ha scritto), kATIB (scrittore), KITAB (libro), MAKTUB ( il destino), MAKTABA (biblioteca), KATTABA (chi insegna a scrivere) ecc . . .<br />
Dalla radice N.D.R. abbiamo: NADARA (ha guardato), NADDARA (occhiali), MINDAR (cannocchiale), TANADDARA (aspetta con pazienza), INTADARA (aspetta), ANNADAR(vista), ANNADARIA (ipotesi), ANNADUR (faro) ecc . . .<br />
Dalla radice S.L.M. abbiamo: SALIMA (salvato), SALAM (pace), SALAMA (salvezza), SALMA (sana), ISLAM (Islam), MUSLIM (musulmano), ISTISLAM (sottomissione), SALLAMA (consegnare) ecc . . .</p>
<p>Per lunghi secoli, su contrapposte sponde del Mediterraneo, due culture, quella occidentale &#8211; cristiana e l&#8217;altra arabo &#8211; musulmana, sono periodicamente entrate in contatto tra loro alternando momenti di pace a momenti di conflitto. Le tracce di questi contatti le troviamo anche nella lingua italiana in molte parole di origine chiaramente araba. Ve ne elenchiamo alcune:</p>
<p>agemina alambicco albicocco alcali alchimia alcol alfa alfiere, algebra alidada alizarina almagesto almanacco ambra ammiraglio arak arancio ascaro assassino auge azzurro baldacchino barda bardassa barracano bazar beduino been benzoino berbero bizzeffe bottarga burnus buttero cabila cad&#8221; caffettano caffo cafiso cafro caid cali califfo camallo candire canfora cangia caracca caraffa carato carciofo carruba carrubo casba cassero catrame chitarra coffa copata copto coranico cotone cremisi cubbaita cubebe cuscus dancalo darsena dinar dirham dogana dragomanno druso durra egira elisir fachiro fardello favara fedayin fellaga fellah fennec ferraiolo fondaco futa gabbano galabia garbino garbo gazzarra gazzella gebel gelada gelsomino ghibli ghirba giara giarda giraffa giubba giucco giulebbe hagi hammada hammam hashish henna iman intifada islam jihad kebab kefiyyah khamsin lacca limone maccaluba madrasa magazzino magona mahdi mammalucco mammone maona marabottino maraved&#8221; marcasite marzacotto marzapane materasso matto mazzera mecca medina melanzana menhir meschino mosciame muft&#8221; mujaeddin nacchera nadir nanfa narancio natron nenufero omayyade ottomano ottone petonciano ragazzo rais ramadan reg ricamare risma romano rotolo rubbio rubbo sabra salam salamelecco sandalo sansa scaccomatto scarlatto sceriffo sciabecco sciarra scirocco sciroppo sena sensale serir sof&#8221; sommacco sufi suk sunna sura tab&#8221; taccuino tafferia talco tamarindo tamarro tamburo tara1 targone tar&#8221; tariffa tarsia tazza tell tomolo tuareg turbitto turcimanno turco turcomanno tuzia uadi ud ulama uri verzino zafferano zagara zara zecca zerbino zeriba zibibbo ziro zucchero ecc . . .</p>
<p>E&#8217; chiaro che nell&#8217;affrontare questo argomento, la lingua araba, non ci siamo addentrati in considerazione approfondite, ma abbiamo cercato di evidenziare alcune caratteristiche peculiari che possono suscitare ulteriori curiosità. L&#8217;importanza della lingua araba, per il contributo che ha dato allo sviluppo e al progresso delle Scienze e del Sapere, sarebbe ben più meritevole di considerazione e stima.<br />
L&#8217;arabo, pur essendo una lingua omogenea, costantemente preoccupata della sua purezza, è diffusa su una superfici talmente vasta che ha subito variazioni dialettali importanti. Per questo e meglio imparare l&#8217;arabo &#8220;moderno&#8221; derivato direttamente dal Corano e noto dai media.</p>
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		<title>Arabi: le origini</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 07:45:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le origini Gli antichi egiziani davano a questi nomadi semiti che si aggiravano attorno all&#8217;Egitto il nome di &#8220;vagabondi delle sabbie&#8221; o Ara-Bar. Dunque sono tutti Ara-Bar quelli che poi si chiameranno poi Ebrei e Arabi. E&#8217; piuttosto difficile separare l&#8217;etnia degli Ebrei e degli Arabi. Erano entrambi due popoli semiti. Secondo la Bibbia, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le origini</strong><br />
Gli antichi egiziani davano a questi nomadi semiti che si aggiravano attorno all&#8217;Egitto il nome di &#8220;vagabondi delle sabbie&#8221; o Ara-Bar. Dunque sono tutti Ara-Bar quelli che poi si chiameranno poi Ebrei e Arabi.<br />
E&#8217; piuttosto difficile separare l&#8217;etnia degli Ebrei e degli Arabi. Erano entrambi due popoli semiti. Secondo la Bibbia, il nome Ebreo discenderebbe da Eber, a sua volta discendente da Sem figlio di Noè (il capostipite dei popoli semiti) e antenato di Abramo, il comune patriarca delle due religioni: dell&#8217;ebrea, che sarebbe discesa da Isacco figlio di Abramo e di Sara; e la Musulmana, che (secondo Maometto) sarebbe discesa da Ismaele figlio dello stesso Abramo e di un&#8217;altra moglie alla quale il patriarca si era unito su consiglio della stessa Sara, dal momento che nei primi anni essa non era riuscita a dargli un figlio.<br />
Il testo biblico stabilisce così una parentela strettissima fra ebrei e arabi. E secondo alcuni studiosi ebrei e arabi si avvicinano ai misteriosi habiru, o agli aramei, nomadi presenti un po&#8217; in tutto il vicino Oriente fra il 2000 e 2200 a.C.<br />
Una separazione più che &#8220;divisione&#8221; di questi due popoli, avviene quando una parte della discendenza di Abramo, divenuta troppo numerosa, si reca in Egitto dove vive pacificamente. Cambiata la situazione politica sotto i faraoni Ramesete II e Meneptah, questo popolo vittima di persecuzioni, sotto la guida di Mosè decise di tornare in Palestina, dove consolidò un regno con il vincolo religioso fra le stirpi dei due rami. Infatti anche gli arabi di oggi riconoscono Mosè come profeta; e si danno anche il suo nome: Moslen.<br />
Questo per quanto riguarda gli Ara-Bar (nomadi) che vivevano a nord, mentre quelli sedentari, vero cuore dell&#8217;Arabia erano sulle sponde del golfo Persico, nell&#8217;Oman e nello Yemen.<br />
Alcune tribù anche in questi anni si spostano nel settentrione, verso la Palestina; troveremo alcune di queste tribù (che divennero poi famose &#8211; Aws e Khazraj, ) nell&#8217;oasi-piantagione di Yathrib (Medina) e alla Mecca (la tribù dei Quraysh, anche questi diventati sedentari) Secondo alcuni studi archeologici, le prime formazioni politiche arabe risalgono al V secolo a.C. con i regni dei Minei e dei Sabei, nella penisola arabica, nel cui centro si stanziarono tribù nomadi, mentre a sud si formarono insediamenti di tipo agricolo-mercantile.</p>
<p><strong>SABEI e MINEI</strong><br />
I Sabei furono i primi arabi che si accostarono alla civiltà. Essi appaiono nelle tarde iscrizioni cuneiformi, mentre il più antico riferimento nella letteratura greca è nella HISTORIA PLANETARUM di Teofrasto (228 a.C.). La prima patria dei Sabei, si trovava nell&#8217;angolo sud-occidentale della penisola. La fertilità del territorio favorita dalla pioggia, la sua vicinanza al mare e la sua posizione strategica sulla via dell&#8217;India, furono fattori determinanti del suo sviluppo. Vi si producevano spezie, mirra ed altri &#8220;aromata&#8221; come l&#8217;incenso, che venivano utilizzati per condire cibi o per essere bruciati nel cerimoniale di corte e nel rituale religioso. Il commercio di questi prodotti, non privo di difficoltà, lungo la rotta che attraversava il Mar Rosso, spinse i Sabei ad aprirsi una strada terrestre tra lo Yemen e la Siria, lungo la costa occidentale passando attraverso la Mecca e Petra.<br />
Lungo questo percorso furono fondate parecchie colonie sabee, dalle quali forse provenivano i Sabei che figurano nei documenti assiri ed ebraici ( la Regina di Saba ). I Sabei erano il ramo più illustre dell&#8217;intera famiglia dell&#8217;Arabia meridionale di cui facevano parte anche i Minei; i regni che essi fondarono non ebbero mai carattere militare, iniziati sotto forma di teocrazia, finirono poi come dinastie laiche. Il periodo sabeo, secondo la scuola arabista che sostiene la cronologia bassa, durò dal 750 a.C. al 115 a.C.</p>
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		<title>Arabi: l&#8217;Arabia Pre-Islamica</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 07:45:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per capire a fondo i contenuti dell&#8217;Islam è importante conoscere, sia pur brevemente, ciò che fu l&#8217;Arabia, penisola dell&#8217;Asia sud-occidentale, prima dell&#8217;avvento di Muhammad. Questa premessa appare necessaria in quanto l&#8217;epoca pre-islamica è stata profondamente diversa, da tutti i punti di vista, dalla civiltà arabo-musulmana che l&#8217;ha seguita. Prima del 622 d.c., data che corrisponde [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per capire a fondo i contenuti dell&#8217;Islam è importante conoscere, sia pur brevemente, ciò che fu l&#8217;Arabia, penisola dell&#8217;Asia sud-occidentale, prima dell&#8217;avvento di Muhammad. Questa premessa appare necessaria in quanto l&#8217;epoca pre-islamica è stata profondamente diversa, da tutti i punti di vista, dalla civiltà arabo-musulmana che l&#8217;ha seguita. Prima del 622 d.c., data che corrisponde all&#8217;anno 1 dell&#8217;Egira ( fuga di Muhammad e dei suoi seguaci dalla Mecca a Medina ), non esisteva una nazione vera e propria, ma un sistema tribale.<br />
Da tempi remoti gli Arabi abitavano questa terra arida e immensa. Terra grande come un terzo dell&#8217;Europa, ma poco popolata e in parte desertica a causa della scarsità delle piogge. Gli Arabi impararono a cercare l&#8217;acqua in profondità scavando pozzi, ma quando questa talvolta sgorgava da una sorgente, allora appariva l&#8217;oasi, stupenda di verde. Il nomadismo pastorale era il genere di vita che tali condizioni ambientali imponevano. Già da duemila anni prima di Cristo era stato addomesticato il cammello, la cui adattabilità al deserto è ben nota. Il latte di cammella e i datteri coltivati nelle oasi, dove vivevano pochi sedentari, costituivano il cibo dei Beduini.<br />
Alcune popolazioni semi-nomadi coltivavano cereali, legumi e frutta, ma solo se le condizioni climatiche lo permettevano. Queste popolazioni vivevano in stretto rapporto e avevano bisogno le une delle altre. Le relazioni tra di loro erano generalmente pacifiche e di natura economica. Il cammello, animale resistente e veloce poteva portare carichi pesanti. Le carovane raggiungevano le zone più fertili dell&#8217;Arabia del Sud, caricavano le merci prodotte localmente e quelle che provenivano dall&#8217;India, dall&#8217;Africa e dall&#8217;Estremo &#8211; Oriente per poi rivenderle nell&#8217; Arabia del Nord e nel Medio Oriente. I Beduini facevano pagare un dazio per il transito delle carovane sul territorio da loro controllato.<br />
Su scala territoriale più ristretta tra nomadi e sedentari avvenivano parecchi scambi. Numerosi mercati e fiere costituivano occasione di incontro e talvolta presso un&#8217;oasi o un santuario assumevano un carattere permanente. Nascevano così città disseminate nel deserto oltre a quelle che sorgevano nelle oasi. Nelle città le strutture sociali erano simili a quelle dei nomadi. Le cellule di base erano le sotto-tribù o clan, piccoli gruppi umani il cui numero era stabilito dalla legge della necessità vitale. Più clan formavano una tribù. Queste relazioni erano perlopiù pacifiche, ma la miseria di cui spesso soffrivano questi gruppi arabi, rendevano abbastanza frequenti le razzie (ghazwa) per impossessarsi delle ricchezze, spesso relative, dei più fortunati. Le regole delle razzie erano codificate dall&#8217;uso: si cercava ad esempio di non uccidere mai, perché l&#8217;omicidio comportava gravi conseguenze. Non vi erano leggi scritte, poiché mancava uno Stato che le imponesse con la forza, ma ciascuno sapeva a quali conseguenze andava incontro in caso di omicidio. &#8221; Occhio per occhio, dente per dente &#8220;. La vendetta (ta-ar) era uno dei pilastri della società beduina e si basava sull&#8217;egalitarismo tribale. Ogni gruppo sceglieva un capo la cui autorità dipendeva esclusivamente dalle sue qualità personali e umane. Il disaccordo di un solo membro su una decisione importante poteva rimetterla in discussione.<br />
Naturalmente c&#8217;erano tribù più ricche e tribù più povere, ma generalmente questa situazione non era mai definitiva, bastava un periodo di siccità per ritornare brutalmente allo stato di miseria e di eguaglianza. Le arti non avevano grande spazio in questa società sempre in movimento ad eccezione dell&#8217;arte della parola. Gli Arabi ammiravano l&#8217;eloquenza, gli uomini che sapevano utilizzare la parola (per dare un consiglio, per mettere fine ad una situazione imbarazzante).<br />
Ancor più ammirata era la poesia. La poesia cantava i temi universali dell&#8217;amore, della gioia, del dolore, ma ancor di più veniva usata per esaltare qualcuno o come satira, per colpire il nemico, per renderlo ridicolo e naturalmente riceveva sempre una replica. La religione non costituiva una grossa preoccupazione per i Beduini che dovevano ogni giorno lottare per sopravvivere. Credevano in una terra popolata da spiriti, generalmente invisibili, ma che si potevano manifestare sotto forma di animali, di alberi o rocce. Anche le divinità erano numerose, ma nessuna prevaleva sulle altre. Alcune avevano un carattere astrale come Venere e la dea del Sole, altre incarnavano nozioni puramente astratte come il dio dell&#8217;Amore o la dea della Morte.<br />
Nella città di Mecca il gran dio era Hobal, idolo in cornalina rossa. Per ottenere la protezione degli dei e degli spiriti si edificavano santuari, si facevano offerte, si ricorreva a sacrifici dapprima umani e in seguito di animali. Gli Arabi praticavano la divinazione attraverso il volo degli uccelli e la magia era diffusa. Temevano il malocchio e si proteggevano con amuleti. In realtà come è già stato fatto notare, queste tribù nomadi, disperse, fameliche, anarchiche seguivano un ideale morale che era loro peculiare, nella cui formazione la religione non era fondamentale. L&#8217;uomo modello possedeva nel suo grado più alto la &#8221; moruwwa&#8221;, cioè la virilità che comportava la fedeltà al proprio gruppo, il coraggio, il rispetto alla parola data, il senso dell&#8217;ospitalità, la fierezza nel sopportare il dolore. Tutti questi valori non facevano riferimento a nessun aldilà. Per l&#8217;uomo il valore supremo era l&#8217;uomo stesso.<br />
A Sud dell&#8217;Arabia si trovava un paese che, pur facendo parte della grande penisola, era molto diverso dal Nord. Gli antichi chiamavano questa terra l&#8217; &#8220;Arabia felice&#8221; ricca com&#8217;era di vegetazione e di bestiame. Bagnata dal mar Rosso e dal mar Persico, il clima era salubre, i porti numerosi e ricchi. Le sue montagne venivano raggiunte dai monsoni dell&#8217;Oceano Indiano, l&#8217;acqua non mancava e permetteva lo sviluppo dell&#8217;agricoltura. Vi crescevano la mirra e l&#8217;incenso e la produzione dei profumi era fonte di ricchezza. Questi Arabi del Sud che non si riconoscevano tali, parlavano una lingua vicina all&#8217;arabo, la loro civiltà era sedentaria e cittadina e si fondava sull&#8217;agricoltura e sul commercio. I loro Stati si chiamavano Saba, Qatabàn, Awsan, Ma&#8217;ìn, Hadramout ecc . . . Ogni Stato era diretto da una tribù dominante e privilegiata.<br />
Gli Arabi del Sud erano maestri di architettura e avevano costruito sofisticati sistemi di irrigazione. Il grado di civiltà raggiunto era elevato e si dimostrava in tutte le arti. Erano molto religiosi e avevano innalzato molti templi amministrati da una classe di preti che godeva di grande considerazione. Gli dei e le dee che adoravano erano numerosi ed alcuni erano gli stessi degli Arabi del Nord. Tra queste popolazioni che vivevano sedentarie nel lusso, all&#8217;interno di Stati organizzati in modo complesso e i nomadi dai costumi qualche volta selvaggi, il contrasto era grande. Dopo il trionfo dell&#8217;Islam nel VI secolo dopo Cristo, gli Arabi del Sud furono rapidamente convertiti e tutti partirono alla conquista del mondo, ma il ricordo di questa brillante civiltà sopravvisse a lungo. La penisola arabica non era comunque quel paese impenetrabile che molti pensavano fosse, molte idee straniere, soprattutto ellenistiche, circolavano. Del resto lo si può notare nella lingua che, ben prima dell&#8217;avvento dell&#8217;Islam, presentava molte parole straniere. Le lotte dei grandi imperi bizantino e sassanide ebbe ripercussioni importanti sul mondo dei nomadi. La conquista dell&#8217;Arabia del Sud da parte degli Etiopici e poi dei Persiani significò l&#8217;inizio del declino di questa civiltà. Le guerre intestine tra i principi, così come le guerre straniere in cui era stata coinvolta, cambiò il ruolo dei Beduini. Essi potevano di nuovo farsi pagare più caro il ruolo di mediatori o di guida per il traffico terrestre. Vecchi Beduini sedentari da poco, si rivelarono abili uomini d&#8217;affari che potevano assumere la complessa organizzazione delle carovane. Le città prosperavano, soprattutto Mecca. Il processo di dissoluzione della società tribale iniziava.<br />
Questa trasformazione economica comportava una trasformazione intellettuale e morale, non erano più le tradizionali qualità dell&#8217;uomo del deserto che portavano al successo, ma la capacità di condurre gli affari a buon fine. L&#8217;avidità si diffondeva, i legami di sangue diventavano meno importanti e cedevano il posto a quelli fondati su interessi comuni. I poveri e gli onesti soffrivano di fronte all&#8217;arroganza crescente dei nuovi ricchi, ma il vecchio ideale tribale attraverso il quale si poteva criticarli era morto. Nuovi valori si diffondevano. Le grandi religioni monoteiste e universaliste, giudaismo e cristianesimo presente nella penisola arabica, esercitavano il loro fascino. Da esse derivarono varie forme di religiosità sincretistica in cui trovavano ancora spazio motivi pagani, ma il cui orientamento era monoteista. Da ricordare a questo proposito il fenomeno dell&#8217; hanif, così venivano chiamate alcune persone religiose e oneste che professavano un monoteismo semplice senza riconoscersi nelle religioni esistenti. Fu in questo paese mobile e in crisi che Muhammad fece la sua apparizione.</p>
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		<title>Arabi: la conquista araba</title>
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		<description><![CDATA[Con Maometto, il fondatore dell&#8217;islamismo, la Mecca, già centro religioso, esercitò il proprio predominio sulle tribù vicine. All&#8217;inizio del VII secolo, cominciò il processo di unificazione politico-economica dell&#8217;Arabia con le conquiste territoriali che vanno dall&#8217;Oceano Atlantico all&#8217;India e dalla Cirenaica all&#8217;altopiano iranico. Processo bloccato a Oriente a Costantinopoli nel 717, e a Occidente a Poitiers, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con Maometto, il fondatore dell&#8217;islamismo, la Mecca, già centro religioso, esercitò il proprio predominio sulle tribù vicine. All&#8217;inizio del VII secolo, cominciò il processo di unificazione politico-economica dell&#8217;Arabia con le conquiste territoriali che vanno dall&#8217;Oceano Atlantico all&#8217;India e dalla Cirenaica all&#8217;altopiano iranico. Processo bloccato a Oriente a Costantinopoli nel 717, e a Occidente a Poitiers, nel 733. L&#8217;unità del nuovo impero avvenne sotto gli Omayyadi.<br />
Dalla prima metà del IX secolo ci fu però il distacco di Siria ed Egitto (900-1000 d.C.). Spodestata la casa ommiade e cominciata la nuova era (dawla), gli abbasidi riuscirono a riunificare la maggior parte dell&#8217;impero islamico, eccettuata l&#8217;Africa settentrionale e la Spagna presidiata dai rivali ommiadi. L&#8217;islamismo restò la religione di stato e l&#8217;arabo continuò ad essere la lingua ufficiale. Si sa inoltre che, in seguito all&#8217;affermazione della dinastia abbaside, il centro dell&#8217;impero si spostò ad Oriente, intorno all&#8217;Iraq, dove al Mansur fondò Baghdad, la Città della Pace o Città Rotonda. Nell&#8217;836, la sede del governo venne dislocata dal califfo a Samarra, lungo il Tigri, fino all&#8217;862, dopodiché la capitale ritornò a Baghdad, dall&#8217;892 al 902. In questo periodo, si assiste ad una lenta erosione del potere centrale. Il particolarismo e le tendenze separatiste delle varie regioni dell&#8217;impero non tardarono a manifestarsi. Per avere un&#8217;idea delle turbolenze interne, basta ricordare che Abdullah ibn al Mutazz restò in carica un solo giorno, dopo il quale venne ucciso e deposto. Gli subentrò il cugino al Muqtadir che regnò per circa un quarto di secolo, fino al 932. Nel corso dei suoi 24 anni di regno cambiarono 13 visir, qualcuno dei quali finì per essere assassinato. Il migliore tra questi fu Ali ibn Isa. In cinque anni, egli si sforzò di cambiare in meglio la situazione delle finanze pubbliche, dando prova di notevole capacità . Ma le vicende più importanti che caratterizzarono il governo di al Muqtadir sono legate alla proclamazione dei due califfi, il fatimide Ubaydullah nell&#8217;Africa settentrionale (909) e dell&#8217;ommiade Abd al Rahman III (929) in Spagna, che crearono l&#8217;insolita circostanza di tre califfi legittimati nello stesso tempo dalla popolazione musulmana.<br />
Sul piano interno, va segnalata l&#8217;importante istituzione del &#8220;comandante dei comandanti&#8221; (amir al umara), capo della guardia imperiale, composta in prevalenza da turchi, che in pratica sancì lo strapotere dell&#8217;istituzione pretoriana, che tendeva a mettere sotto tutela lo stesso califfo.<br />
Sicché Munis al Muzaffar, il primo amir al umara, depose al Muqtadir nominando califfo il fratellastro al Qahir. Si può pertanto dire che il &#8220;generalissimo amir al umara&#8221; si affermò come il vero monarca dello stato musulmano. Nel dicembre del 945, il califfo al Mustakfi (944-946) nominò a Baghdad Ahmad ibn Buwayh amir al umara. Questi, a capo di un&#8217;orda bellicosa di montanari Daylamiti, aveva conquistato prima di giungere a Baghdad le province di Shiraz, del Khuzistan e di Karman. I Persiani sciiti s&#8217;insediarono così nella capitale, tenendo sotto la loro egida il califfato. I Buwayhidi diedero il loro contributo nel distinguere il potere universale del califfo da quello locale di sultano. Durante i cento anni della loro supremazia (945-1055) i Buwayhidi, disponendo del potere effettivo, fecero il bello e il cattivo tempo, eleggendo e deponendo a proprio piacimento il califfo. Il baricentro del governo si trasferì a Shiraz nel Faris e l&#8217;Iraq divenne una semplice provincia. L&#8217;esponente più significativo del potere buwayhide fu Adud ad-Dawla (949-983). A partire dal 977, egli ricreò una sorta di impero riunendo a sé quei piccoli regni che erano nati in Persia e nell&#8217;Iraq sotto i sovrani Buwayhidi. Adid ad-Dawla sposò la figlia del califfo at-Tai e si fregiò del titolo di &#8220;re dei re&#8221;, primo tra i sovrani islamici.<br />
Suoi successori furono i figli Sharaf ad-Dawla (983-989) e Baha ad-Dawla (989-1012). Le guerre intestine minarono la compattezza della famiglia sciita buwayhide finché, nel 1055, il selgiuchide Tughril Beg entrò vittorioso nella sunnita Baghdad. Il trionfo dei turchi selgiuchidi aprì una nuova importante fase della storia del califfato e dell&#8217;Islam. All&#8217;atto del loro avvento, l&#8217;autorità del califfo era ridotta ad una parvenza e l&#8217;impero aveva subito un processo di sgretolamento. In Spagna, regnavano gli ommiadi, in Egitto e nell&#8217;Africa del nord si erano installati al potere i fatimidi sciiti; nella Siria e nella Mesopotamia settentrionale imperversavano alcuni leaders arabi. La Persia e la Tansoxiana erano governate da principi Buwayhidi e Ghaznawidi.<br />
Mentre in Oriente entrava in crisi la dinastia abbaside, in Occidente il regime musulmano raggiungeva l&#8217;apogeo sotto la discendenza ommiade. Negli ultimi decenni dell&#8217;800, la spinta al separatismo, incoraggiata da capi neo-musulmani che si presentavano come campioni del nazionalismo, aveva contrassegnato le province soggette all&#8217;autorità dell&#8217;emirato di Cordova. Memorabile fu la rivolta condotta da Omar, successore musulmano di un conte visigoto, il quale mise in pericolo il trono ommiade più e più volte. La sicurezza del regno degli eredi di Abd al Rahman I doveva pertanto essere ripristinata. Abd al Rahman III successe, ventitreenne, al nonno Abdallah nel 912. Egli fu l&#8217;artefice della riconquista dell&#8217;autorità del califfato, recuperando le province perdute ed ingrandendo il suo dominio durante gli anni del suo regno (912-961).<br />
L&#8217;intero paese venne pacificato e lo stato si rinvigorì sotto l&#8217;imperio di un monarca assoluto. Nondimeno, tra i nemici esterni continuarono ad imperversare a sud i Fatimidi musulmani e a nord i re cristiani di Leòn. Abd al Rahman, riconosciuta la sua sovranità in Marocco nel 917-918, si impadronì di Ceuta nel 931 e fu poi omaggiato dalla gran parte della costa di Barberia. Nel contempo egli fu impegnato nella guerra santa contro i cristiani del nord, allo scopo di sottometterli. Le loro incursioni dai territori baschi erano terrorizzanti e così Abd al Rahman nel 920 si decise a scendere in campo in prima persona per mettervi fine. Dopo un certo numero di scontri, le truppe al suo seguito inflissero ai cristiani una pesante sconfitta nella Valle dei giunchi. Resa inoffensiva la minaccia esterna, il &#8220;califfo difensore della religione di Dio&#8221; si diede all&#8217;amministrazione del regno. Tuttavia, nel 939, il re Ramiro II di Leòn e la regina Tota di Navarra sconfissero ad Alhandega l&#8217;esercito musulmano. La grande armata del califfo fu quasi del tutto eliminata ed egli stesso si salvò miracolosamente. La corte del califfo divenne in quel periodo una delle più rinomate d&#8217;Europa. La sua sede, Cordova, con mezzo milione di abitanti, 700 moschee e trecento bagni pubblici, era inferiore per magnificenza solo a Bagdad e a Costantinopoli. Il palazzo reale, la cui costruzione s&#8217;iniziò nel 936, rappresentava un emblema della sontuosità del potere. Az-Zahra, dal nome di una concubina del califfo, fu ampliata e abbellita ripetutamente, trasformandosi nel centro del quartiere reale. In essa alloggiavano i pretoriani della guardia reale, gli &#8220;Slavi&#8221;, circa 4.000 uomini. Attraverso il loro aiuto, il califfo riuscì a ridurre il peso della vecchia aristocrazia araba.<br />
Alla morte di al Rahman III, il bilancio fu positivo: il commercio e l&#8217;agricoltura prosperavano, le casse dello stato erano floride l&#8217;autorità pubblica si era rafforzata. Questa epoca della dominazione araba in Spagna, fino alla dittatura di al Hagib al Mansur (977-1002), segnò il culmine del regime musulmano occidentale. Cordova affiancò Bagdad e Costantinopoli nello sviluppo culturale, proiettando il suo splendore sull&#8217;intera Europa. La fama della capitale ommiade raggiunse i confini della Germania, da dove fu appellata come &#8220;il gioiello del mondo&#8221;. Sarà nel 1492, con la perdita di Granada, che terminerà la presenza araba in Europa.</p>
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		<title>Arabi: civiltà islamica e scienza</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 07:44:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Maometto […] proibì la scienza alla sua gente&#8221;, così afferma Montaigne nel XVI secolo nei suoi &#8220;Saggi&#8221;. Sulla scorta di quest’affermazione, Pascal nel XVII secolo nei suoi &#8220;Pensieri&#8221; dichiara: &#8220;Maometto vieta di leggere&#8221;. Così a partire dall’epoca moderna si è diffusa l’immagine di un Islâm ignorante e nemico della scienza e del sapere. Al massimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Maometto […] proibì la scienza alla sua gente&#8221;, così afferma Montaigne nel XVI secolo nei suoi &#8220;Saggi&#8221;. Sulla scorta di quest’affermazione, Pascal nel XVII secolo nei suoi &#8220;Pensieri&#8221; dichiara: &#8220;Maometto vieta di leggere&#8221;. Così a partire dall’epoca moderna si è diffusa l’immagine di un Islâm ignorante e nemico della scienza e del sapere. Al massimo nei manuali viene riconosciuto alla civiltà islamica il merito di avere conservato e trasmesso all’occidente il pensiero greco, in accordo con il mito, particolarmente caro ai tedeschi, della civiltà, della cultura e della scienza, come prodotti nati in Grecia e fatti crescere in occidente.<br />
Ma questa è un’immagine dei tempi moderni. Ben altra era l’immagine della civiltà islamica in tempi più antichi. Per esempio, ne &#8220;La Divina Commedia&#8221;, Dante mette Maometto e ‘Ali all’inferno (canto ventottesimo), in quanto scismatici, secondo l’idea medievale per la quale l’Islâm è un’eresia cristiana:<br />
&#8220;vedi come storpiato è Maometto!<br />
Dinanzi a me sen va piangendo Alì,<br />
fesso nel volto dal mento al ciuffetto.<br />
E tutti li altri che tu vedi qui,<br />
seminator di scandalo e scisma&#8221;.<br />
Ma nel quarto canto dell’Inferno, troviamo nel limbo tra gli &#8220;spiriti magni&#8221; Avicenna e Averroè e, meraviglia, il &#8220;feroce Saladino&#8221;. Queste presenze stanno ad indicare la grande considerazione in cui l’Islâm era tenuto sia dal punto di vista più strettamente culturale, scientifico sia in genere come civiltà: infatti Saladino è stato a lungo anche per l’occidente il paradigma, il modello del sovrano giusto e saggio, del cavaliere puro.<br />
Cerchiamo dunque di capire in realtà qual è la posizione dell’Islâm verso il sapere e qual è stato il contributo dell’Islâm al progresso delle scienze e della cultura.<br />
Cominciamo come al solito vedendo cosa dice il Corano. Su 6.239 versetti, ayat, che compongono il Corano ben 570 invitano l’uomo all’uso della ragione, allo studio della natura, alla riflessione e alla ricerca scientifica. Ancora più numerosi ed espliciti sono gli inviti in tal senso che si trovano tra i detti di Maometto: &#8220;A colui che si incammina alla ricerca della scienza Dio spiana la via al Paradiso&#8221;; &#8220;Colui che lascia la sua casa alla ricerca della scienza è nella via di Dio sino al suo ritorno&#8221;; &#8220;Cercate la scienza fosse anche fin in Cina&#8221;.<br />
All’inizio dell’ottavo secolo i libri erano di pergamena o papiro, materiali di difficile lavorazione e reperibilità. I musulmani appresero l’arte della fabbricazione della carta dai cinesi, ne migliorarono notevolmente il procedimento e la trasformarono in un’industria.<br />
All’inizio del nono secolo la carta era già diventata il normale supporto di ogni comunicazione scritta ed era così diffusa che veniva usata anche per incartare la spesa: un viaggiatore persiano del 1040 osservava che al Cairo i commercianti di ortaggi e spezie erano provvisti di carta per avvolgere la loro merce. La grande domanda di libri era soddisfatta dai copiatori, i warraqin, che in poche ore erano in grado di riprodurre un libro di centinaia di pagine, mentre un volume più grosso prendeva qualche giorno. Chioschi di copiatori si trovavano ovunque, mentre le librerie erano di solito concentrate in un particolare quartiere. Alla fine del nono secolo al-Ya°qubi contò più di cento librerie a Waddah, un sobborgo di Baghdad. Le librerie più grandi e rispettabili fungevano anche da cenacoli intellettuali e richiamavano gli studiosi da grandi distanze. La ricerca del sapere, dei libri portò alla nascita di biblioteche pubbliche e private.<br />
La Bayt al-Hikmah, la &#8220;casa della saggezza&#8221;, fu istituita a Baghdad nell’815 ed era la biblioteca pubblica più famosa. A Baghdad nel 1200 si contavano ben 36 biblioteche pubbliche. La Khinzana al-Kutub al Cairo contava più di un milione e seicentomila manoscritti. La biblioteca di Cordoba aveva 40.000 libri. Per avere un’idea si pensi che all’epoca la biblioteca vaticana possedeva 986 libri! Il fiorire delle biblioteche portò anche alla produzione di numerosi sistemi di classificazione dei libri, nonché di glossari, opere di consultazione, enciclopedie, tavole genealogiche, guide geografiche ecc. Parallelamente alle biblioteche si diffusero le scuole.<br />
L’università più antica al mondo è quella di al-Azhar al Cairo fondata nel 970, tuttora una delle più importanti università del mondo musulmano.<br />
Quest’investimento in cultura pose i paesi musulmani all’avanguardia per quel che riguarda le scienze e le scoperte scientifiche e per secoli gli occidentali si recarono a studiare nei centri musulmani e a tradurre i loro libri. La figura seguente fa vedere i viaggi dei medici europei in uno di questi centri musulmani: Toledo.<br />
La medicina fu portata dai musulmani a un livello altissimo. Il primo ospedale organizzato fu costruito a Damasco nel 707 per i lebbrosi, che venivano qui ricoverati a spese del califfo. In poco tempo ogni città ebbe il suo ospedale: Baghdad ne possedeva sessanta. Al-Razi († 925) fu il più grande medico musulmano, Fondò l’ostetricia e fornì la prima descrizione scientifica del vaiolo e del morbillo.<br />
Avicenna (980-1037) divenne famoso per le sue opere mediche elaborate con linguaggio scientifico: da lui abbiamo derivato parole come ambra, cinnamomo, zafferano, sandalo, canfora. La sua opera più famosa è stato il &#8220;Qanun fi atTibb&#8221;, &#8220;Canone di Medicina&#8221;, da cui deriva il termine canone, in cui vengono presentati ben 760 rimedi medico-farmacologici. Avicenna scoprì che la tubercolosi era contagiosa e descrisse i sintomi e le complicazioni del diabete. Tradotto in latino da Gherardo da Cremona nel XII secolo il canone di Avicenna rappresentò per l’Europa la principale guida medica dal XII al XVI secolo. Con l’avvento della stampa fu anche uno dei primi libri ad avere un gran numero di edizioni: quindici in latino e una in ebraico nel quattrocento, quaranta nel cinquecento. Fu anche uno dei primi libri arabi pubblicato in lingua originale in Europa (Roma, 1513). Ibn Nafis († 1288) fu il primo a descrivere con precisione il meccanismo della circolazione sanguigna, il cui merito viene attribuito nei manuali all’inglese Harvey nel 1628. Al-Zahrah († 939) scrisse uno dei più celebri trattati di chirurgia. Oltre a descrivere come si esegue tutta una serie di operazioni, il suo manuale comprende la descrizione dettagliata di più di un centinaio di strumenti chirurgici, molti dei quali inventati dallo stesso al-Zahrah.<br />
Sviluppò inoltre l’odontoiatria ed eseguì interventi estetici per correggere le irregolarità dentali. I musulmani furono anche i primi a costruire ospedali psichiatrici (Cairo 872).<br />
Particolarmente attivi furono i sufi nelle cure psichiatriche e psicologiche, con metodi e atteggiamenti sorprendentemente moderni. Molto attivi furono anche gli scienziati musulmani nella ricerca di rimedi farmaceutici: tanto che si può affermare che la moderna farmacopea nasce nel mondo musulmano.<br />
Le più note innovazioni musulmane si ebbero nella matematica e nell’astronomia. Al-Khuwaritzmi († 850), da cui deriva l’italiano &#8220;algoritmo&#8221;, inventò i logaritmi e l’algebra, termine quest’ultimo che deriva appunto dal libro di Khuwaritzmi &#8220;Kitab al-gabr&#8221;, che tradotto dopo tre secoli fece conoscere all’occidente la numerazione araba e lo zero. ‘Abd al-Wafah († 997) sviluppò la trigonometria e la geometria della sfera, ideò le tavole dei seni e delle tangenti e scoprì le variazioni del moto lunare. Omar Khayyam († 1123), oggi famoso in occidente come poeta è stato in realtà un grande matematico che risolse le equazioni di terzo e quarto grado.<br />
Al-Battani calcolò la durata dell’anno solare sbagliando di 24 secondi rispetto al valore accertato oggi. Misurò inoltre la circonferenza della terra. Le misurazioni di al-Biruni del peso specifico di vari metalli e pietre preziose sono esatte fino alla terza cifra decimale. Studiò inoltre la rotazione della terra intorno al proprio asse. Numerosi osservatori astronomici furono costruiti in tutto il mondo musulmano: Damasco, Siviglia, Samarcanda, ecc. In questi osservatori gli astronomi preparavano e pubblicavano tavole astronomiche.<br />
Ibn al-Haytham († 1039) fu un pioniere dell’ottica. Facendo esperimenti con 27 tipi diversi di lenti scoprì le leggi di riflessione della rifrazione, spiegò l’aumento apparente nella dimensione delle stelle in prossimità dello zenit e scoprì che l’occhio non emette raggi, come credevano Euclide e Tolomeo, ma li riflette. Il suo Thesaurus Opticus fu copiato tra gli altri da Ruggero Bacone, Leonardo da Vinci, Keplero e forse anche da Newton.<br />
Gabir ibn Hayyan († 813), il più grande alchimista musulmano, viene considerato il punto di passaggio tra l’alchimia e la chimica. Inventò molti strumenti di laboratorio, introdusse la distillazione per la purificazione dell’acqua, identificò numerosi alcali, acidi e sali, produsse l’acido solforico, la soda caustica e l’acqua regia per la soluzione dei metalli e scoprì il mercurio. Gabir realizzò anche una vernice a fini commerciali. Abu Bakr al-Razi († 935) classificò le sostanze chimiche nelle tre categorie minerali, animali e vegetali e affermò che le funzioni del corpo umano si basavano su reazioni chimiche complesse. Al-Maghriti († 1007) dimostrò il principio di conservazione chimica della massa: 900 anni più tardi Lavoissier se ne attribuì il merito.<br />
Numerosi furono anche i progressi musulmani in botanica, zoologia e in altre scienze naturali. Rilevanti sono anche i progressi compiuti dai musulmani nelle scienze sociali, nella storia, nell’archeologia, nell’etnologia, nella geografia, nell’urbanistica, nell’architettura, nell’arte della ceramica, nella lavorazione dei metalli, nei prodotti tessili (tappeti e stoffe), nella musica, nella calligrafia, ecc.</p>
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		<title>Arabi: i califfati</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 07:44:12 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Subito dopo la morte di Maometto, si delinearono, tre differenti orientamenti per la successione: quello dei compagni del Profeta che voleva, che il califfo fosse scelto tra i suoi primi seguaci, quello dei legittimisti, che rifiutava il principio dell&#8217; elezione del successore e voleva che si scegliesse il parente più vicino al Profeta e che fosse seguito. in futuro, un criterio dinastico-ereditario, quello dei potenti della Mecca, cioè degli Omayyadi, che avocavano a sé il diritto di successione.<br />
I primi due califfi (in arabo khalifa vuol dire &#8220;successori [del Profeta]&#8220;), Abu Bakr e Omar, appartenevano al gruppo dei Compagni del Profeta.<br />
Ad Abu Bakr successe Omar che diede slancio alle conquiste e pose le basi dello Stato Islamico. Egli attaccò dapprima la Siria, che apparteneva all&#8217; area culturale semitica. L&#8217; imperatore bizantino Eraclio tentò di fermare l&#8217; avanzata musulmana inviando in Palestina un esercito, che subì una sconfitta, nel 636 d.C. sul fiume Yarmuk. Le turbolente e aggressive tribù arabe iniziarono, in seguito, la penetrazione nell&#8217; Iraq sassanide. L&#8217; espansione musulmana verso oriente continuò con la conquista della Persia, del Belucistan e dell&#8217; Armenia, fermandosi ai confini con l&#8217; India. Omar conquistò anche l&#8217; Egitto, da qui si espanse in direzione di Cipro, Creta e Rodi sconfiggendo la flotta dell&#8217; Imperatore bizantino Costante II. Omar morì nel 664 d.C.<br />
Il terzo califfo, Uthman, era invece membro della famiglia aristocratica meccana degli omayyadi. Uthman venne assassinato e Ali (cugino e genero di Maometto) ottenne il potere. Una parte della comunità musulmana, convinta che Ali stesso avesse fatto uccidere il predecessore, nominò immediatamente un anti-califfo. Cominciò una serie di lotte armate tra i due gruppi. Alla fine l&#8217;anticaliffo, Mu&#8217;awiya (che apparteneva alla famiglia omayyade), riuscì a farsi eleggere nuovo califfo.<br />
Fu così che avvenne il principale scisma all&#8217;interno dell&#8217;Islam, quello tra sunniti e sciiti (da shi&#8217;a ovvero &#8220;partito di Ali&#8221;).<br />
La dinastia omayyade (661-750) diede inizio a una nuova epoca. Il califfo viveva nel lusso e continuò la politica di espansione avviata dai primi califfi, sino a raggiungere a ovest la Spagna (l&#8217;Andalusia) e a est la Cina. L&#8217;espansione rese necessario lo spostamento della capitale in una città meno isolata dal resto dell&#8217;impero: la scelta ricadde su Damasco, città dove gli omayyadi avevano molti fedeli. Ma la dinastia venne ben presto accusata dai fedeli di essere troppo laica e mondana.<br />
Fu così che, nel 750, si impose la seconda grande dinastia della storia musulmana, quella degli abbasidi, che detenne il potere sino al 1258 (anno in cui Baghdad venne occupata dai Mongoli). Sotto gli abbasidi, la capitale venne trasferita da Damasco a Baghdad. Ma il territorio era troppo grande per essere controllato, e il potere venne sempre più affidato a piccole dinastie di principi (gli emiri) che, pur dipendendo sempre dal potere centrale, guadagnavano una maggior indipendenza. Dopo il 1258, la storia musulmana divenne la storia di piccole (anche se talvolta importanti) dinastie.</p>
<p>Ecco l&#8217;elenco delle principali dinastie principali:<br />
OMMAYYADI<br />
ABBASIDI<br />
AGLABIDI<br />
FATIMIDI<br />
ALMORAVIDI<br />
ALMOHADI<br />
AYYUBIDI<br />
NASRIDI (di Granada)<br />
IDRISIDI<br />
ALIDI<br />
LAKHMIDI<br />
GASSANIDI<br />
OMMAYYADI</p>
<p>Ommayyad o Ummayyad, in arabo Banu Ummayya (&#8220;discendenti di Ummayya&#8221;), clan qurayshita della Mecca, formato da molte grandi famiglie. Tra queste, quella dei discendenti di Abu Sufyan (padre di Mu‘awiyya), e quella dei discendenti di Marwan (zio del medesimo), sono le più celebri e ressero successivamente il califfato (con capitale a Damasco) dal 661 al 750.<br />
Il primo membro della dinastia e suo fondatore fu Muawiya ibn Abi Sufyan, un rappresentante del ramo principale della famiglia dei Banu Umayya. Suo padre era stato uno degli avversari di Maometto ma si era poi convertito all’Islam assicurando alla famiglia nuovo prestigio e influenza nel quadro del nuovo stato e della nuova organizzazione sociale dell’Islam.<br />
Era membro della famiglia anche il terzo califfo elettivo, Othman, il cui assassinio diede a Muawiya il pretesto per attaccarne il successore Ali e farsi proclamare califfo. Governò per circa venti anni, dal 661 al 680, gettando le basi per il potere dinastico e assicurando come suo successore il figlioYazid. Tre anni dopo, il potere passò a un altro ramo degli Oyyadi: i Banu Marwan.<br />
Da questo ramo uscirono tutti gli altri califfi della dinastia. Nell’ottavo secolo, a causa anche di contrasti interni, il califfato iniziò a indebolirsi e fu abbattuto, alla metà del secolo, da una rivolta partita da Corasan. Al califfato di Omayyadi fu sostituito quello degli Abbasidi che erano parenti di Maometto ed erano più vicini alla tradizione religiosa. Uno dei nipoti di Hisham era riuscito a sfuggire alla strage della famiglia operata dopo la rivolta, giunse nel 755 in Spagna e vi fondò un emirato indipendente.<br />
L’emirato, con i suoi successori, divenne molto potente e dal 929 gli emiri assunsero anch’essi il titolo di califfi. Un rampollo della branca marwanide, sfuggito alla rovina della famiglia e rifugiatosi in Spagna, vi fondò l&#8217;emirato prima, poi califfato, ommayyade (detto di Córdoba, 756-1031), celebre per lo splendore delle arti e delle lettere in tutto il medioevo. La dinastia degli Omayyadi di Spagna è nota, più correttamente con il nome dei Banu Marwan.</p>
<p><strong>Oriente</strong><br />
Sotto Mu‘awiyya I († 680) proclamato califfo nel 661, il dominio islamico si espanse nell&#8217;Iran orientale e nel Nord Africa. ‘Abd al-Malik (685-705), figlio di Marwan I, vinti i kharigiti e gli sciiti ristabilì l&#8217;unità dello Stato con annessione del Khorasan e dell&#8217;Oman; consolidò l&#8217;insediamento in Nord-Africa soffocando la resistenza indigena guidata valorosamente dalla Kahina e proclamò Gerusalemme &#8220;Città santa&#8221; . Walid I (705- 715) e Sulayman (715-717) proseguirono la politica di espansione: Transoxiana, rive dell&#8217;Indo (Multan, 713), invasione della Spagna (711) per opera di Tariq, inviato dal governatore della Berberia, Musa. Sotto il regno di Walid I fu costruita la Grande moschea degli Ommayyadi a Damasco.</p>
<p><strong>Moschea di Damasco</strong><br />
Il califfato di ‘Umar II († 720), figlio di ‘Abd al-‘Aziz, insigne per pietà religiosa, segnò il culmine dell&#8217;espansione, e l&#8217;inizio della reazione dei popoli sottomessi, che fu poi favorita dalla mediocrità dei successori. In breve l&#8217;Impero fu in rivolta, dal Khorasan al Nord-Africa, dall&#8217;Arabia alla Mesopotamia (kharigiti), alla Siria stessa. Hisham (724-743) abbandonò Damasco stabilendosi nel deserto, a Rusafa, mentre l&#8217;anarchia, provocata dall&#8217;oppressione fiscale, aumentava paurosamente. Marwan II, l&#8217;ultimo degli Ommayyadi, non riuscì a impedire la proclamazione del califfato abbaside a Kufa (750) e fu sconfitto (751) sul Grande Zab, affluente del Tigri. Alla vittoria abbaside seguì la caccia e il massacro di tutti i membri della famiglia.</p>
<p><strong>Spagna</strong><br />
‘Abd al-Rahman († 788), un nipote di Hisham, sfuggito agli avversari, si rifugiò nel Maghreb e, qualche anno dopo, sbarcato in Spagna, conquistò Córdoba (756), fondandovi un emirato ommayyade. Per lunghi anni ebbe a lottare contro i capi arabi e berberi, e alla fine il suo regno si estese su tutta l&#8217;Andalusia. Sotto i suoi successori immediati, lo Stato si consolidò, malgrado le rivolte che sconvolsero le grandi città, quali Córdoba e Toledo.</p>
<p><strong>Toledo</strong><br />
‘Abd al-Rahman III (912-961), ulteriormente consolidato e unificato lo Stato, si proclamò califfo, rivendicando in tal modo di fronte agli Abbasidi la sua autorità spirituale e aumentando di fronte ai suoi sudditi il proprio prestigio.<br />
Córdoba diventò una grande capitale, e il punto di partenza di ogni spedizione contro l&#8217;esigua parte della penisola (Navarra, León) rimasta cristiana. Alla fine del X sec., il califfato raggiunse l&#8217;apogeo sotto il regno di Hisham II (976-1013), specie dopo che il ciambellano (hagib) Muhammad Ibn Abu ‘Amir, vinta la coalizione dei sovrani cristiani, si impadronì di Santiago di Compostella (997), per cui s&#8217;intitolò Al Mansur (&#8220;il Vittorioso&#8221;). Il dominio islamico si estese allora fino al Duero, circondato e protetto da &#8220;marche&#8221;, territori di confine governati da capi militari. La popolazione araba era in minoranza, ma fortemente accentrata nelle città con numerosi feudi e/o domini nelle campagne.<br />
Più numerosi i Berberi che erano tuttavia diluiti nella più abbondante massa di popolazione autoctona (tra cui i mozarabi rimasti cristiani) e gli &#8220;slavi&#8221;, mercenari, prigionieri di guerra. Tutto questo governato da una corte, tipicamente orientale, fastosa come quella di Bagdad, e ugualmente organizzata, così come l&#8217;amministrazione. Solenne il cerimoniale, sontuose le residenze (tra cui Madinat al-Zahra&#8217;).<br />
Córdoba fu ornata di uno stupendo alcázar e della Grande moschea. Splendida la fioritura poetica, quanto quella degli studi religiosi, favoriti dalla costituzione di un&#8217;immensa biblioteca (per volere di Al-Hakam II, 961-976).<br />
La decadenza cominciò con la morte di Al-Mansur (1002). Nel giro di trent&#8217;anni, la potenza ommayyade naufragò nelle congiure, rivolte e defezioni che prepararono la grande anarchia, conosciuta sotto il nome di periodo dei &#8220;Reyes de Taifas&#8221; dal 1031.</p>
<p><strong>L&#8217;ARCHITETTURA DEGLI OMAYYADI</strong><br />
Se è esistita una qualche forma di architettura araba indigena, essa avrebbe potuto svilupparsi solo nel Yemen, giacchè per quanto riguarda la parte settentrionale dell&#8217;Arabia la tenda costituiva l&#8217;abitazione usuale, l&#8217;aria aperta , il tempio e le sabbie del deserto la tomba.<br />
L&#8217;abitante delle oasi aveva un&#8217;architettura grossolana, rappresentata da edifici di mattoni seccati al sole, coperti da tetti piatti di legno di palma e argilla, privi di decorazioni. Anche il Santuario nazionale dell&#8217;Higiaz, la Ka&#8217;ba, era una struttura primitiva a forma di cubo senza tetto, al tempo di Maometto; era stata costruita da un falegname cristiano copto, recuperando il legno da alcuni relitti di navi.<br />
La tecnica artistica molto sviluppata presente in diverse costruzioni fu appresa dall&#8217;Egitto ellenizzato e dalla Siria e non è tipicamente araba. Nella Moschea (dall&#8217;arabo masgid, luogo dove prostrarsi) vi è un compendio dello sviluppo della civiltà islamica nei suoi rapporti interrazziali ed internazionali. La semplice Moschea di Maometto a Medina, prototipo generale della moschea pubblica nel I secolo dell&#8217;Islam, consisteva in un cortile aperto verso il cielo, circondato da mura di argilla cotta al sole. Il tetto era formato da tronchi e fronde di palma e fango e un tronco fungeva anche da pulpito (minnbar). L&#8217;avanzata verso l&#8217;Asia occidentale e l&#8217;Africa settentrionale permise agli Arabi di apprendere nuove cognizioni tecniche ed abilità.<br />
Questa tecnica, modificata secondo le condizioni locali, dette origine alla cosiddetta arte saracena, araba, mussulmana. La prima Moschea eretta in un paese conquistato fu quella di al-Basra, dapprima come spazio aperto delimitato da canne, poi ricostruita con argilla e mattoni (libn). Lo stesso avvenne ad al-Kufa, dove più tardi Ziyad innalzò un colonnato. Un accampamento islamico importante fu quello di al-Fustat (Cairo vecchio), dove sorse la Moschea di Amr, come semplice edificio quadrato senza nicchia e senza minareto. Dove i mussulmani si stabilirono in città già esistenti vennero usate le antiche costruzioni. Il mihrab, nicchia che indicava la direzione della preghiera, fu aggiunto alla successiva struttura della Moschea di al-Walid. La prima ad avere il mihrab, che divenne un elemento di tutte le Moschee con carattere eminentemente sacro, fu la Moschea di Medina. Un&#8217;innovazione profana fu la Maqsura, zona adibita al Califfo.<br />
Anche il minareto fu introdotto dagli Omayyadi e assunse la forma della torre indigena di osservazione. Tra gli edifici più importanti ricordiamo la Cupola della Roccia a Gerusalemme, erroneamente detta Moschea di Omar. Si innalza in uno dei luoghi più sacri della terra, venerata da comunità ebraiche, pagane, cristiane e musulmane. L&#8217;iscrizione kufica sulla cupola è uno dei più antichi scritti islamici esistenti. Qui si verificò un cambiamento radicale rispetto al vecchio modello, con l&#8217;introduzione del mosaico e di altri elementi decorativi e con una cupola che doveva superare in bellezza quella del Santo Sepolcro. Per i mussulmani, la cupola non aveva solo interesse architettonico e artistico, ma era il simbolo vivente della loro fede. Fu eretta nel 691 d.C. dal califfo Abd al-Malik, sulla roccia sacra &#8216;oscillante&#8217;, che secondo la leggenda giudaica costituisce la pietra di fondazione e l&#8217;asse del mondo , mentre secondo la tradizione islamica fu il punto da cui partì il Profeta per l&#8217;ascensione al cielo. E&#8217; una costruzione ottagonale con doppio colonnato interno e una cupola lignea portata da un alto tamburo. Accanto al tipo della Moschea-cortile si diffuse in Persia il tipo della Moschea a &#8216;chiosco&#8217; in cui alla cupola fu preposto un portale (ivan). </p>
<p><strong>ABBASIDI</strong><br />
Abbàsidi dinastia di califfi (750-1258) succeduta agli Ommayyadi. Il nome deriva da quello di &#8216;Abbas († 652 &#8211; 653), zio di Maometto e trisavolo del fondatore. Il primo califfo abbaside, Abu al-Abbas al- Saffah, conquistò il potere nel 750, raccogliendo intorno agli Abbasidi, divenuti potenti governatori del Khorasan, le speranze dei battuti Alidi e le simpatie delle masse sciite dell&#8217;Iran, e di quanti avevano via via concepito motivi di scontento nei riguardi degli Ommayyadi; cosicché, quando Al-Saffah spiegò il suo stendardo nero, la rivolta divampò in tutto l&#8217;Islam. L&#8217;iniziale unanimità dei consensi venne ben presto meno; ma la dinastia (specie per opera del suo secondo rappresentante, Al-Mansur) seppe validamente affermarsi e reggere, attraverso i suoi trentasette califfi, la suprema magistratura islamica per ben cinque secoli.<br />
Non però nella durata va ricercata la ragione dell&#8217;importanza degli Abbasidi nella storia islamica, bensì nell&#8217;evoluzione dello Stato e della società che sotto di essi si compì; si perfezionò il passaggio dalla monarchia patriarcale a quella assoluta; non soltanto i Siriani, ma gli Arabi in generale persero l&#8217;antica preponderanza politica; gli allogeni islamizzati che sotto gli Ommayyadi erano semplici &#8220;clienti&#8221;(mawali), Iranici, Curdi, Aramei, Berberi, Spagnoli, Turchi, divennero tutti musulmani, al pari degli Arabi, e tutti egualmente sudditi del califfo.<br />
L&#8217;unità politica del mondo musulmano non poté però mantenersi a lungo. Particolarismi etnici, lotte religiose e dinastiche causarono, nell&#8217; VIII sec., il distacco della Spagna e del Maghreb dal califfato abbaside e nel IX e nel X sec. quello dell&#8217;Egitto, delle province iraniche, della Siria e della Mesopotamia. Il dominio diretto degli Abbasidi si ridusse a poco più dell&#8217;Iraq, e a un certo punto, praticamente, alla sola città di Bagdad, la capitale da essi creata (762). Chiuso nel suo palazzo, il califfo divenne un simbolo, mentre nuove forze politiche in nome suo o contro di lui si contendevano il potere effettivo (i Turchi della sua guardia, che provocarono il trasferimento della capitale a Samarra dall&#8217;836 all&#8217;892; i mercenari iranici, nel X sec.; i Selgiuchidi, nell&#8217;XI sec.); finché, svuotato di ogni forza politica, il califfato abbaside venne spazzato via dall&#8217;invasione mongola nel 1258, quando Hulagu, nipote di Gengis khan, conquistò Bagdad e fece strangolare il califfo Musta&#8217;sim.<br />
I principali califfi abbasidi, oltre ad Al-Saffah e Al-Mansur, sono: Al-Mahdi (775-785), che perfezionò l&#8217;organismo dell&#8217;amministrazione statale; Harun al- Rashid (786-809), forse il più noto, la cui personalità fu trasfigurata dalla leggenda e dalla novellistica popolare; Al- Ma&#8217;mun (813-833) e Al-Mu&#8217;tasim (833-842), sotto i quali cominciarono a manifestarsi i sintomi della decadenza.<br />
Dopo la morte del decimo califfo, Al-Mutawakkil, assassinato nell&#8217;861, e fino all&#8217;invasione mongola, l&#8217;unica figura di rilievo fu quella di Al-Muwaffaq († 891), che non fu califfo, ma fratello e padre di califfi. È tradizione che da un rifugiato abbaside il califfato arabo sia stato continuato in Egitto per altri due secoli e mezzo dopo il 1258. L&#8217;ultimo di questi &#8220;califfi&#8221; fu deposto da Selim I nel 1517.</p>
<p><strong>AGLABIDI</strong><br />
Aghlabidi o Aglabidi, dinastia araba dell&#8217;Africa settentrionale fondata da Ibrahim ibn al-Aghlab. Dall&#8217;800 al 909 regnò sull&#8217;Africa settentrionale (Ifriqiyya) sotto la sovranità nominale dei califfi Abbasidi di Bagdad; un membro di questa dinastia, Ziyadat Allah I (812-832), iniziò la conquista araba della Sicilia (sbarco a Mazara nell&#8217;827).<br />
Sotto gli Aghlabidi, Qayrawan (Kairouan), capitale del loro Stato, raggiunse il suo apogeo (ricostruzione della grande moschea); la dinastia intraprese anche importanti opere di idraulica, alcune delle quali a sud della Dorsale Tunisina. Nel 909 Abu Nudar Ziyadat Allah III fuggì in Egitto senza opporsi all&#8217;avanzata dei Fatimidi.</p>
<p><strong>FATIMIDI</strong><br />
Fatìmidi, dinastia araba sciita che esercitò il potere tra il IX e il XII sec., prima nell&#8217;Africa del Nord poi in Egitto. Il suo fondatore, ‘Ubayd Allah al-Mahdi, si dichiarava discendente di ‘Ali e di Fatima. ‘Ubayd Allah iniziò la sua attività religioso-politica in Siria raccogliendo ben presto larghi consensi che furono causa di una dura persecuzione da parte del califfo di Bagdad; nello stesso periodo un suo missionario (da‘i), Abu ‘Abd Allah, convertì alla dottrina sciita la tribù berbera maghrebina dei Kitama e, forte dell&#8217;appoggio di questa, iniziò la conquista dei regni arabi dell&#8217;Ifriqiyya. Nel 909 sconfisse prima gli Aghlabidi poi i Rustamidi e occupò Al-Qayrawan (Kairouan) e Tahert (Tiaret).<br />
Nel 910, Abu ‘Abd Allah insediò solennemente a Kairouan, quale califfo di Ifriqiyya, ‘Ubayd Allah, che prese ufficialmente il soprannome di Al-Mahdi: la dinastia fatimide divenne nota anche col nome di ubaidide, derivato da quello del suo fondatore. Preoccupato della popolarità di Abu, ‘Ubayd lo fece giustiziare nel 911 sotto l&#8217;accusa di complotto. Il duro governo di ‘Ubayd provocò altre rivolte sia in Ifriqiyya sia in Sicilia: la decisione di ‘Ubayd ebbe ragione, però, degli oppositori tanto che il califfo poté accingersi alla conquista del Maghreb occidentale ancora sotto il controllo del califfo di Córdoba; nel 921 gran parte del regno idriside del Marocco fu costretta a riconoscere il protettorato fatimide.<br />
Nel 912 ‘Ubayd aveva fatto costruire una cittadella, Mahdiyya, sulla costa a sud di Tunisi, e vi trasferì la capitale nel 921. Nonostante i successi militari, ‘Ubayd morì senza esser riuscito a conquistare il Marocco; suo figlio Abu al-Qasim proseguì, durante il proprio regno (934-946), la politica paterna favorendo tra l&#8217;altro la pirateria: le coste tirreniche dell&#8217;Italia e la Provenza furono a più riprese saccheggiate, la stessa Genova fu temporaneamente occupata (939). Il successore di Al-Qasim, Abu al-‘Abbas Isma‘il alMansur, soffocò una nuova rivolta della Sicilia, in aiuto della quale erano intervenuti i Bizantini, e occupò Reggio Calabria (947). Ad Al-Mansur succedette Al-Mu‘izz al-Din (953-975) il quale estese il dominio fatimide a tutta l&#8217;Africa del Nord fino a Tangeri e Ceuta (958); pacificato il Maghreb, Al-Mu‘izz al-Din inviò il suo miglior generale, Giawhar, alla conquista dell&#8217;Egitto. Dopo aver perso la battaglia presso Ghizeh (969) i notabili ikhshididi d&#8217;Egitto cedettero il potere a Giawhar il quale edificò immediatamente una nuova capitale, Al-Qahira (Il Cairo), e inviò un corpo di spedizione in Palestina e in Siria che furono rapidamente conquistate.<br />
Nel 972 Al-Mu‘izz al-Din affidò definitivamente l&#8217;Ifriqiyya ai berberi ziridi i quali la governarono, solo ufficialmente, in nome dei Fatimidi; con Al-Mu‘izz al-Din ha inizio la dinastia fatimide egiziana che per circa due secoli resse il paese portandolo a un alto livello di prosperità. Ad Al-Mu‘izz al-Din, fondatore dell&#8217;università Al-Azhar, succedettero Al-‘Aziz (975- 996), Al-Hakim (996-1021), noto per il suo fanatismo religioso e per aver fatto demolire il Santo Sepolcro (1011), Al-Zahir (1021-1036). Tutti questi califfi si occuparono ben poco dell&#8217;Africa del Nord; il loro interesse era volto al Mediterraneo occidentale, alla Palestina e alla Siria, per cui dovettero lottare contro i Bizantini e i Buyidi. Il nuovo califfo Al- Mustansir (1036-1094) concluse la pace con Bisanzio e fece riedificare il Santo Sepolcro (1038); per vendicarsi della rottura del vincolo di vassallaggio degli Ziridi (1041) provocò l&#8217;invasione hilaliana nel Maghreb; in seguito tentò di occupare Bagdad e di annettere all&#8217;Egitto i domini abbasidi. Una grave crisi seguita a una terribile carestia provocò una ribellione nell&#8217;esercito, costituito da milizie eterogenee (berbere, orientali, negre, turche); i soldati turchi, nel 1068, costrinsero il califfo a vendere il tesoro reale.<br />
L&#8217;ordine e il benessere furono ristabiliti dal visir Badr al-Giamali e da suo figlio Shahan-shah; quest&#8217;ultimo alla morte di Al- Mustansir pose sul trono il califfo Al-Musta‘li (1094-1101): in questo periodo i Fatimidi dovettero fronteggiare prima i Selgiuchidi, che occuparono la Siria, parte della Palestina e minacciarono lo stesso Egitto, poi i crociati. I crociati occuparono Gerusalemme nel 1099 scacciando la guarnigione fatimide, indi conquistarono tutte le città costiere della Palestina e persino Aila (Eilat), sul golfo di ‘Aqaba. La costituzione del regno di Gerusalemme recò un grave colpo alla dinastia fatimide: il nuovo califfo Al-‘Amir (1101-1130) venne più volte battuto dai crociati, tanto che i possedimenti egiziani in Palestina si ridussero alla sola Ascalona. Con l&#8217;assassinio di Al-‘Amir s&#8217;inizia un periodo di anarchia che vede il potere in mano ai visir; nel 1153 anche Ascalona fu perduta dai Fatimidi.<br />
Il visir del califfo Al-‘Adid (1160-1171), Sawar, chiese l&#8217;intervento di Nur al-Din, governatore zenghide della Siria, al fine di assicurarsi il potere in Egitto; i suoi oppositori, a loro volta, chiesero l&#8217;intervento dei Franchi del regno di Gerusalemme. Per circa dieci anni fu un susseguirsi di interventi stranieri, franchi o zenghidi, che vide alla fine Shirkuh, luogotenente di Nur al-Din, divenire visir di Al‘Adid. Morto Shirkuh, suo nipote Yusuf ibn ‘Ayyub, noto col soprannome di Saladino, divenne visir del califfo fatimide ma, spinto da Nur al-Din, proclamò l&#8217;autorità dei califfi di Bagdad (1171) ponendo così fine al califfato fatimide. Alla morte di Nur al-Din (1174), Saladino si rese completamente indipendente, fondando la dinastia ayyubide. Durante il loro regno in Egitto i Fatimidi incrementarono i commerci con l&#8217;Europa, ebbero una grande tolleranza religiosa verso i cristiani (a eccezione di Al-Hakim), favorirono le arti e le lettere; essi hanno lasciato numerose e imponenti moschee, palazzi e altre costruzioni.</p>
<p><strong>ALMORAVIDI</strong><br />
Almoràvidi, in arabo Al-Murabitun, nome di una confraternita di monaci guerrieri, Berberi sahariani, che, sotto la guida spirituale di ‘Abd Allah ibn Yasin, nell&#8217;XI sec. intrapresero la conquista del Marocco e vi fondarono una dinastia. Questa (il cui primo vero sovrano fu Yusuf ibn Tashfin) in meno di un secolo, dal 1056 al 1147, conquistò il Maghreb ed estese poi il suo dominio sull&#8217;Andalusia (1086) e su tutta la Spagna araba. Morto il vecchissimo Tashfin (1106), gli succedette il figlio ‘Ali ibn Yusuf ibn Tashfin, che nella battaglia di Uclés o dei Sette conti (1108) vinse e uccise don Sancio, figlio primogenito di Alfonso VI di Castiglia.<br />
Ben presto però gli Almoravidi dovettero difendersi dalla crescente forza degli Almohadi, che nel 1147 s&#8217;impadronirono della capitale Marrakech e vi uccisero l&#8217;ultimo principe almoravide, il giovane Ishaq ibn Ali ibn Yusuf.</p>
<p><strong>ALMOHADI</strong><br />
Almohadi, in arabo Al-Muwahhidun, dinastia berbera, che, vinti gli Almoravidi, dominò sul Marocco, sull&#8217;Africa settentrionale e sulla Spagna musulmana, dalla seconda metà del XII sec. alla prima del XIII. Il suo avvento costituisce il fatto più importante della storia dei Berberi. All&#8217;origine della dinastia sta il movimento di rigida ortodossia predicato da Ibn Tumart contro la rilassatezza del costume pubblico e la tiepidezza nella fede, che egli rimproverava agli Almoravidi, tacciandoli di prevaricazione e di eresia.<br />
I seguaci di Ibn Tumart, per il loro rigorismo, si definirono Al-Muwahhidun, “coloro che professano (rigidamente) il tawhid” (l&#8217;unicità di Allah). Da Tinmal, dove si era formato e consolidato, il movimento almohade, per opera di ‘Abd al-Mu&#8217;min che prese il titolo di califfo, dilagando vittoriosamente (1139), conquistò il Marocco (1146) e divenne una potenza politica. Già nel 1145 la Spagna era entrata nel raggio della sua azione e presto venne compiuta la conquista delle regioni musulmane soggette agli Almoravidi, eccetto le Baleari, dove i seguaci di questi costituirono un regno mantenutosi indipendente sino al 1202.<br />
Fu quindi conquistata tutta la costa mediterranea dell&#8217;Africa, fino ai confini dell&#8217;Egitto (1151-1161): scomparvero così gli Hammadidi di Bugia, e i presìdi normanni in Africa sulla costa sirtica. Il periodo di splendore continuò sotto i due immediati successori di ‘Abd al-Mu&#8217;min, Yusuf II (Abu Ya‘qub) [1163-1184] e Abu Yusuf Ya‘qub al-Mansur (1184- 1199); ma col quarto califfo, Muhammad al-Nasir (1199-1214), incomincia la decadenza, e la rapida disgregazione dell&#8217;impero. Nel 1228 gli Hafsidi si proclamarono indipendenti a Tunisi, nel 1235 gli Abdalwadidi divennero signori di Tlemcen; tra il 1236 e il 1238 la maggior parte della Spagna era perduta, riconquistata dai cristiani, e a Granada si insediarono i Nasridi. Quindi, nel Marocco stesso, le tribù berbere si staccarono dagli Almohadi e tra i vari pretendenti si fecero strada i Marinidi. Nel 1248 essi occuparono Fez e nel 1269 Marrakech, uccidendovi l&#8217;ultimo califfo almohade, Abu ‘Ula al-Wathiq.</p>
<p><strong>AYYUBIDI</strong><br />
Ayyùbidi, dinastia islamica che, succedendo in Egitto a quella dei Fatimidi (1171) e in Siria a quella degli Atabek (Zenghidi), dominò sull&#8217;Egitto, la Siria, la Mesopotamia e l&#8217;Arabia meridionale fino alla prima metà del XIII sec. Il nome proviene da &#8216;Ayyub ibn Shadi, un curdo d&#8217;Armenia al servizio dei signori di Mosul e di Aleppo; ma il vero fondatore della potenza ayyubide fu suo figlio Yusuf, che assunse il nome onorifico di Salah al-Din (Saladino).<br />
Dopo la sua morte (1193) la dinastia appare rappresentata intorno al 1200 da quattro rami principali: ramo di Homs, fino al 1342; ramo dello Yemen, fino al 1232; ramo di Aleppo, fino al 1260; ramo di Egitto-Damasco fino al 1250. Il più importante fu quello egiziano, con i tre grandi sultani: Malik al-&#8217;Adil (1199-1218), fratello del Saladino; Al-Kamil (1218-1238), suo figlio, e Al-Salih (1238-1248).<br />
Turanshah, figlio di Al-Salih, il vincitore di san Luigi ad Al-Mansura, fu assassinato nel 1250, e quindi, dopo un periodo di reggenza del mamelucco Aybak, che nel 1254 assunse il titolo di sultano dando inizio alla dinastia mamelucca dei Bahriti, il regno si trasmise a quest&#8217;ultima. La dinastia ayyubide è notevole per l&#8217;incremento che diede alla cultura, all&#8217;arte, all&#8217;economia, e specialmente per l&#8217;influsso che, attraverso i crociati, esercitò sull&#8217;Occidente.</p>
<p><strong>NASRIDI (di Granada)</strong><br />
Nàsridi (Nasris), dinastia araba di Spagna che regnò su Granada dal 1238 al 1492, la cui gloria maggiore fu la munificenza con cui attesero alla costruzione e all&#8217;abbellimento del complesso residenziale dell&#8217;Alhambra.<br />
Storicamente costituì un bastione contro l&#8217;espansione castigliana nella Spagna meridionale, ritardando il completamento della Reconquista cristiana, e favorendo la conservazione del patrimonio artistico e spirituale arabo nella penisola. Il fondatore della dinastia fu Muhammad I ibn al-Ahmar ibn Yusuf, che regnò dal 1238 al 1273 e iniziò la costruzione del famoso palazzo dell&#8217;Alhambra; tra i suoi successori, notevoli furono Muhammad III (1301- 1308), che fece edificare la moschea dell&#8217;Alhambra, e Muhammad V (1354-1391), che diede lustro alla dinastia.<br />
L&#8217;ultimo sovrano fu Boabdil (Abu ´abd Allah) [1482-1483, 1486-1492], sotto il cui regno Ferdinando II il Cattolico conquistò Granata, ponendo fine agli ultimi resti della potenza musulmana in Spagna.</p>
<p><strong>IDRISIDI</strong><br />
Dinastia musulmana che regnò nel Marocco dal 788 al 985 d.C. Prese il nome dal suo fondatore Idris, uno dei discendenti del califfo Alì che, dopo aver partecipato in Arabia a un tentativo di ribellione contro gli Abbasidi, trovò accoglienza e aiuto presso la tribù degli avvrabah, awalili nel Marocco centrale e lì costituì uno stato. Alla sua morte nel 792 d.C., gli successe, dopo varie vicende, il figlio postumo Idris II, rimasto vivo nella tradizione storica marocchina come fondatore di Fez. Dopo Idris II la dinastia decadde per tutto il sec.X , fra le opposte pressioni degli omayyadi di Spagna e dei fatimidi di Tunisia.</p>
<p><strong>ALIDI</strong><br />
Dall&#8217; arabo &#8216;Alawiyyun &#8216;. I discendenti del califfo Ali&#8217; di cui ricordiamo solo i più importanti: Muhammad, Al-Hasan e Al-Husein. Il primo venne proclamato legittimo pretendente al califfato da un movimento che dopo un breve successo fallì; in lui una parte degli Sciiti riconobbe l&#8217; atteso Mahdi e credette che egli, sottratto al fato mortale, vivesse nascosto in una montagna, donde sarebbe uscito nell&#8217; ora prescritta da Dio per ristabilire la religione nella sua purezza ed integrità.<br />
Gli altri due invece, figli di Fatimah, la figlia di Maometto, furono circondati in tutto il mondo islamico da straordinario prestigio. Al-Hasan, proclamato successore del padre, cedette all&#8217; incalzante trionfo di Mu&#8217;awiyah e si ritirò a Medina; Al-Husein, invece, alla morte di Mu&#8217;awiyah rivendicò il potere sollevando parte dell&#8217; Iraq , ma fu vinto ed ucciso assieme ai suoi numerosi figli, così, ebbe inizio la lunga serie di martiri alidi, venerati con culti non dissimili da quelli che i cristiani hanno per i loro martiri (lo stesso Alì è considerato come protomartire).<br />
Il fato di Al Husein commosse il sentimento dei devoti: per un complesso fenomeno di deformazione della realtà, cui ha contribuito il culto orientale del dio bambino, egli, morto quasi sessantenne, compare in figura di fanciullo nelle rappresentazioni della sua uccisione. La persecuzione degli Alidi (spesso esagerata dalla tradizione) continuò per tutta l&#8217; età omayyade. Alla discendenza da Alì attraverso Al-Hasan e Al-Husein si richiamano gli imamsciiti. Date però le divisioni della setta scita è grandissimo il numero degli Alidi assunti come imam, da questi hanno avuto origine singole dinastie, tra cui gli Idrisidi, i Banu Qatadah, i Sa&#8217;diani e i Filali, che fanno capo ad Al-Hasan, mentre i Fatimidi e gli Zeiditi ad Al-Husein. Ciascuna dinastia possiede il suo albero genealogico, senza che in molti casi sia possibile né garantirne l&#8217; autenticità, né stabilirne il carattere apocrifo.</p>
<p><strong>LAKHMIDI</strong><br />
Dinastia araba sorta in Mesopotamia tra la fine del secolo V e il secolo VI d. C. con centro ad al-Hira, alla periferia dell&#8217; Impero Persiano.<br />
Vassalli della Persia sassanide, i Lakhmidi furono impiegati nella custodia dei confini del territorio dalle incursioni dei nomadi che dal deserto si infiltravano nelle zone coltivate del nord. Rivali dei Ghassanidi, alleati dell&#8217; Impero bizantino e svolgenti uguali funzioni in Siria, ebbero una parte molto importante nella politica persiana conducendo una guerra quasi costante contro i Romani. Raggiunsero il culmine della loro potenza verso la metà del secolo VI d. C. sotto Mundhir II; protessero i poeti arabi e accolsero con favore il cristianesimo nestoriano. Decaddero nel 602 d. C., quando i Persiani ne soppressero il vassallaggio stabilendo nel loro territorio alti funzionari persiani.</p>
<p><strong>GASSANIDI</strong><br />
(dall&#8217; arabo Banù Gassàn). Dinastia di emiri arabi che ebbe origine da una tribù di beduini, provenienti forse dall&#8217; Arabia meridionale. Stabilitisi nella regione a sud-est di Damasco, formarono tribù arabe della Palmirene (Siria) e Palestina, tra il III sec. e il 636 d.C. Il loro regno, influenzato dalla civiltà siriaca e dal cristianesimo, raggiunse l&#8217; apogeo nel sec. VI d.C., quando, divenuti alleati dell&#8217; Impero bizantino, col titolo di filiarchi, custodirono i confini del territorio romano dalle incursioni dei nomadi e si contrapposero ai Lakmidi, alleati dei Persiani. Fornendo a Bisanzio contingenti di truppe a cavallo, contribuirono alla vittoria sui Persiani; protessero anche gli interessi commerciali e politici lungo alcune direttrici di traffico. Cristiani monofisiti, entrarono in urto con gli imperatori romani eterodossi. Il primo emiro ghassanide di cui sia storicamente provata l&#8217; esistenza fu Al-Alàrit (+ 570 c.ca).<br />
I Gassanidi decaddero fino a scomparire in seguito alla conquista musulmana. La loro civiltà, nata da un insieme di elementi arabi, siriaci, greci e iranici, raggiunse un altissimo livello artistico in opere di pubblica utilità (dighe, canali, serbatoi, bagni, palazzi, teatri, chiese&#8230;) Il tipo più diffuso delle loro abitazioni era quello a peristilio, d&#8217; impianto ellenistico. Tale planimetria avrebbe avuto un influsso determinante nella formazione del gusto musulmano, fornendo il modello a tutte le ville omayyadi del deserto giordano. Sembrano dell&#8217; epoca ghassanide anche i resti di circa trecento tra città e villaggi disseminati sulle pendici orientali e meridionali del Mauran.</p>
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		<title>Arabi: le crociate</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 07:43:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ANTECEDENTI 622 Maometto si ritira a Medina (Egira). 638 Il califfo Omar conquista Gerusalemme. 687 Inizia la costruzione della moschea di Omar a Gerusalemme. 732 Battaglia di Poitiers, in cui Carlo Martello ferma l&#8217;avanzata degli arabi in Francia. 842 Gli arabi occupano Messina e Taranto. 842-902 Gli arabi conquistano la Sicilia. 1076 I selgiuchidi conquistano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ANTECEDENTI</strong><br />
622 Maometto si ritira a Medina (Egira).<br />
638 Il califfo Omar conquista Gerusalemme.<br />
687 Inizia la costruzione della moschea di Omar a Gerusalemme.<br />
732 Battaglia di Poitiers, in cui Carlo Martello ferma l&#8217;avanzata degli arabi in Francia.<br />
842 Gli arabi occupano Messina e Taranto.<br />
842-902 Gli arabi conquistano la Sicilia.<br />
1076 I selgiuchidi conquistano Gerusalemme.<br />
1086 Gli arabi sconfiggono Alfonso VI in Spagna.<br />
Gli eventi in oriente precipitano<br />
1095 Urbano II predica la crociata a Clermont-Ferrand.<br />
1096 Partenza della crociata popolare. Massacri degli ebrei. I crociati popolari sono sterminati in Asia Minore.<br />
1097 Partenza della crociata ufficiale. Conflitto fra i crociati e Alessio I. crociati penetrano in Asia Minore.<br />
1098 I Fatimidi prendono Gerusalemme. I crociati si impadroniscono di Antiochia. Fondano la contea di Edessa e di Tripoli. Battaglia di Ascalona.<br />
1099 Luglio: i crociati prendono Gerusalemme. Fondazione del regno franco di Gerusalemme, guidato da Goffredo di Buglione.<br />
1100 Venezia e il regno franco di Gerusalemme concludono un accordo commerciale.<br />
1100-1118 Baldovino I re di Gerusalemme.<br />
1101 Numerose spedizioni di rinforzo falliscono.<br />
1102 Vittoria di Baldovino a Ramla. Presa di Cesarea.<br />
1103 I crociati prendono Acri e Byblos. I turchi vincono ad Harran. I bizantini reclamano Antiochia.<br />
1106 Tancredi d&#8217;Altavilla prende Apamea. Kilij Arslan prende Melitene.<br />
1107 Tancredi prende Laodicea.<br />
1109 Presa di Tripoli e di Beirut. Fondazione della contea di Tripoli.<br />
1110 Baldovino I conquista Sidone.<br />
1112 Ruggero di Salerno succede a Tancredi.<br />
1113 Progressi dei turchi. Baldovino I sconfitto a Tiberiade.<br />
1115 I crociati si alleano con l&#8217;atabek di Damasco. Battaglia di Tell-Danith. Baldovino I prende Moab.<br />
1118-1131 Baldovino II re di Gerusalemme.<br />
1119 Disfatta di Tell-Aqibrin. Ruggero di Salerno viene ucciso.<br />
1124 I crociati prendono Tiro.<br />
1126 Baldovino II raggiunge Damasco.<br />
1128 Zinki diventa padrone di Aleppo.<br />
1130 Zinki prende Hama e attacca Antiochia.<br />
1131-1148 Folco I d&#8217;Angiò re di Gerusalemme.<br />
1135 Zinki penetra nella contea di Tripoli.<br />
1136 Raimondo di Poitiers principe di Antiochia.<br />
1137 Folco capitola a Barin.<br />
1138 Giovanni Comneno costringe Raimondo di Antiochia a riconoscere la sua supremazia.<br />
1139 Folco e i damasceni si alleano contro Zinki.<br />
1140 Zinki toglie l&#8217;assedio a Damasco.<br />
1142 Zinki sconfigge i crociati sull&#8217;Oronte.</p>
<p><strong>La Prima Crociata</strong><br />
Fu bandita ufficialmente da Papa Urbano II, organizzata e composta da veri cavalieri, ben armati ed equipaggiati. Dopo una sosta a Costantinopoli, dove furono stipulati accordi politici, militari e logistici, i crociati si diressero in Asia minore. Misero d&#8217;assedio e conquistarono Nicea e Antiochia. Poi Edessa, dove fondarono il loro primo Stato; infine il 5 luglio del 1099 entrarono e si impossessarono di Gerusalemme.<br />
I massacri fatti in quest&#8217;ultima città, furono spaventosi (li raccontò lo storico crociato Raimondo d&#8217;Anguilers).<br />
I bizantini sgomenti, si dissociarono ben presto dalle imprese dei crociati: sia perché questi, durante il loro transito, avevano saccheggiato anche molte città cristiane ortodosse; sia perché l&#8217;idea di una &#8220;guerra santa&#8221;, con tanto di vescovi, abati e monaci armati di tutto punto, era estranea alla loro mentalità; infine, i crociati (nonostante precisi accordi fatti in precedenza a Costantinopoli) avevano nessuna intenzione di restituire all&#8217;imperatore i territori conquistati (in tal senso particolarmente odiata dai bizantini era l&#8217;armata normanna, che si insediò ad Antiochia).<br />
Nei territori conquistati, i crociati conservarono e anzi accentuarono gli ordinamenti feudali esistenti: i contadini (arabi e siriani), già servi della gleba, dovevano pagare al proprietario delle loro terre una rendita che toccava il 50% del raccolto; mentre quelli liberi furono asserviti colla forza. Nelle città costiere dei loro stati, il commercio era in mano ai mercanti genovesi, veneziani e marsigliesi, che avevano ottenuto il privilegio (pagando i nuovi &#8220;padroni&#8221;) di poter costituire delle colonie.<br />
I crociati non furono in grado di apportare alcun elemento di novità nella vita economica dei paesi conquistati, semplicemente perché in quel periodo le forze produttive, la ricchezza materiale e culturale dell&#8217;Oriente, era di molto, superiore, a quella occidentale. Molti crociati, senza scrupoli (in mezzo c&#8217;erano anche ignoranti, bifolchi e delinquenti di ogni genere) si comportarono soltanto come ladri e oppressori: di qui la costante lotta con la popolazione locale, che all&#8217;oppressione feudale turca o bizantina, si era vista aggiungere quella straniera senza riguardo.<br />
Sul piano politico il sovrano dello stato latino aveva un potere limitato dall&#8217;assemblea dei più grandi feudatari. Gli stati erano divisi tra loro e sostanzialmente senza rapporti con quello bizantino. Sul piano religioso i sovrani cercavano di sostituire coi loro prelati il clero bizantino e arabo locale.<br />
Per la conquista di nuovi territori e la cristianizzazione forzata delle loro popolazioni furono istituiti gli ORDINI CAVALLERESCHI (quello dei TEMPLARI , di origine francese, quello Teutonico, di origine tedesca e quello dei GIOVANNITI, di origine italiana). Erano una specie di ordini di assistenza umanitaria, i cui membri, oltre ai voti monastici di castità-povertà-obbedienza, giurarono poi di difendere anche i Luoghi Santi contro gli infedeli. Ma alcuni, ligi all&#8217;Ordine originario, prestavano aiuto anche ai musulmani, curavano umilmente e amorosamente anche i nemici.<br />
Dunque, dal 5 al 15 luglio del 1099 Gerusalemme ritornava cristiana. A più di quattro anni dal discorso di papa Urbano II, che aveva sollecitato l&#8217;Occidente a liberare i Luoghi Santi, l&#8217;esercito crociato, provato da innumerevoli sofferenze, espugnava la Città Santa e riconsacrava i santuari della cristianità. La crociata non fu tuttavia una semplice realtà episodica, che coincise con la liberazione dei Luoghi Santi, ma una manifestazione di straordinaria forza della spiritualità medievale, che permeò dei propri valori, tutta quest&#8217;epoca fino agli albori dell&#8217;età moderna. All&#8217;odierno lettore essa può apparire solamente come un insensato spargimento di sangue, in realtà capire l&#8217;intolleranza del passato ed osservarne le conseguenze non può essere considerata opera priva d&#8217;utilità, in un&#8217;epoca come la nostra che ancora conosce la discriminazione religiosa ed il terrorismo fondamentalista. (Da considerare che allora erano entrambe le due religioni che regolavano, ispiravano e condizionavano anche la politica)</p>
<p><strong>La Seconda Crociata</strong><br />
1144 Zinki occupa la contea di Edessa.<br />
1146 Norandino succede a Zinki. San Bernardo di Chiaravalle predica la seconda crociata a Vézelay. Corrado e Luigi ritornano in Europa.<br />
1149 Norandino prende Apamea e uccide Raimondo di Poitiers.<br />
1153 Baldovino III prende Ascalona.<br />
1154 Norandino prende Damasco.<br />
1155-1156 Renaud de Chatillon saccheggia Cipro.<br />
1159 Antiochia riconosce la sovranità di Manuele. I franchi alleati con i bizantini assediano Aleppo. Bisanzio tratta la pace con Norandino.<br />
1160 Renaud de Chatillon prigioniero di Norandino.<br />
1162 Amalrico I, successore di Baldovino III.<br />
1164 Norandino prende Harim.<br />
1167 Shirkuh in Egitto. Amalrico I prende Il Cairo.<br />
1168 Fallimento di Amalrico I in Egitto. Norandino prende Il Cairo.<br />
1169 Saladino visir in Egitto.<br />
1171 Saladino mette fine al califfato fatimide in Egitto.<br />
1174 Morte di Norandino e di Amalrico I. Avvento di Baldovino IV.<br />
Saladino conquista il potere in Siria.<br />
1177 Baldovino IV batte Saladino a Montgisard.<br />
1179 Saladino guida una spedizione contro Tiro.<br />
1180 Tregua tra Saladino e Baldovino IV.<br />
1182 Saladino attacca Nazareth, Tiberiade, Beirut.<br />
1183-1184 Saladino prende Aleppo e devasta la Samaria e la Galilea.<br />
1185 Il fanciullo Baldovino V re di Gerusalemme. Morirà ben presto e gli succederà Guido di Lusignano.<br />
1187 Disfatta dei crociati ad Hattin a opera di Saladino. Saladino prende Gerusalemme.</p>
<p>La Seconda Crociata (1147-1187) fu dunque causata dalla caduta di Edessa (avvenuta nel 1144). Papa Eugenio III, riuscì a convincere il re di Francia Luigi VII e l&#8217;Imperatore germanico Corrado III (anche se all&#8217;inizio non voleva la partecipazione dei tedeschi ritenuti pericolosi) a muovere contro i turchi. In autunno i crociati tedeschi e francesi attraverso l&#8217;Ungheria e la Bulgaria raggiungono Costantinopoli.<br />
Ridotto l&#8217;esercito a un branco di delinquenti affamati vengono commesse sul territorio bizantino numerose rapine e violenze, fino al punto che l&#8217;imperatore Commeno, facendo il doppio gioco, chiese di nascosto aiuto addirittura al sultano dei turchi per difendersi da questi teppisti. I &#8220;crociati&#8221; già logorati dalla stanchezza e dalla fame, con questi ambigui appoggi (erano veri e propri atti di sabotaggi e ostilità) riservati a loro dai bizantini, disgregati soprattutto dalle discordie interne, decimati da privazioni e da epidemie, subirono prima un attacco in ottobre a Dorilea, poi dopo una ininfluente affermazione a Laodicea, furono presto sconfitti dai turchi presso i monti di Cadmus nel dicembre 1147.<br />
Asserragliatisi nei pressi di Damasco, pur con l&#8217;arrivo di rinforzi, soprattutto con contingenti di templari e giovanniti, il successivo anno, nel 1149, furono annientati. Nella fuga trovò rifugio a Costantinopoli il malaticcio Corrado III, con il nipote Federico già duca di Svevia dopo la morte del padre. (Morto poi Corrado nel &#8217;52, sarà lui a ereditare dallo zio l&#8217;impero con quel nome che diventerà famoso per circa 40 anni, sconvolgendo mezza Europa, l&#8217;intera Italia, ma che poi morirà annegato nella successiva crociata: era Federico detto il Barabarossa).<br />
Commeno come contropartita chiede a Corrado di aiutarlo a riconquistare la Sicilia in mano ai normanni di Ruggero II. Ma non ha l&#8217;esito sperato, oltre che andare incontro a un fallimento, i normanni hanno già stretto alleanza con i Guelfi tedeschi ostili proprio a Corrado che offrono appoggio al Re di Sicilia normanno, convincendo Serbi e Ungheresi ad attaccare per indebolire da nord l&#8217;impero bizantino</p>
<p><strong>La Terza Crociata</strong><br />
1187 L&#8217;arcivescovo di Tiro predica la terza crociata. Rispondono all&#8217;appello di papa Clemente III l&#8217;imperatore Federico Barbarossa, il francese Filippo Augusto e l&#8217;inglese Riccardo Cuor di Leone.<br />
1188 Saladino ha in mano tutto il territorio franco, tranne Tripoli, Tiro e Antiochia.<br />
1189 Guido di Lusignano assedia Acri.<br />
1190 Federico Barbarossa arriva in Asia Minore, prende Konia ma in un banalissimo bagno nel fiume Selef il 10 giugno muore annegato, lasciando l&#8217;esercito allo sbando.<br />
1191 Arrivano in Terrasanta Filippo Augusto e Riccardo Cuor di Leone. Questi prende Cipro, San Giovanni d&#8217;Acri e sconfigge Saladino ad Arsuf.<br />
1192 Guido di Lusignano re di Cipro. Corrado di Monferrato, signore di Tiro, designato re di Gerusalemme viene ucciso da un adepto della setta degli assassini. Enrico II di Champagne re di Gerusalemme. Riccardo Cuor di Leone batte Saladino a Jaffa ma fallisce davanti a Gerusalemme e torna in Occidente.<br />
1193 Morte di Saladino.<br />
1194 Amalrico di Lusignano re di Cipro.<br />
1197 Morte di Enrico di Champagne. I franchi riprendono Beirut.</p>
<p>La Terza Crociata (1189-1192) fu bandita da Gregorio VIII, appena salito sul soglio alla morte di Urbano III, ma vi rimase nemmeno due mesi, gli successe Clemente III. La motivazione era caduta di Gerusalemme (1187) per opera del grande condottiero turco Saladino, che aveva con una serie di strepitose vittorie già esteso la sua signoria sull&#8217;Egitto e sull&#8217;Arabia occidentale. A differenza dei crociati, il Saladino non effettuava stragi nelle città vinte ai cristiani: questi anzi avevano la possibilità di andarsene pagando un riscatto (un uomo 10 denari, 5 la donna); chi non pagava era fatto schiavo. Ma poi Saladino abolì anche quest&#8217;iniqua richiesta per chi voleva andarsene, né costrinse a fare gli schiavi chi restava. Anzi, mise perfino una milizia per proteggere da alcuni fanatici musulmani la minoranza cristiana.<br />
Sebbene alla crociata partecipassero i re d&#8217;Inghilterra Riccardo Cuordileone e di Francia, Filippo II, nonché l&#8217;imperatore germanico Federico Barbarossa, i risultati furono irrilevanti (l&#8217;imperatore addirittura vi morì, lasciando un esercito allo sbando). Troppe erano le discordie interne: francesi, inglesi, tedeschi e italiani, si combatteranno a vicenda per il possesso di alcuni territori conquistati. Ma il più ambiguo rapporto si creò tra il re di Francia e il Re d&#8217;Inghilterra fino a rompere il sodalizio e ritornare il primo in Francia a combinare guai e a seminare zizzania:<br />
Gerusalemme, in sostanza, restava in mano turca, anche se i cristiani residenti avevano libertà di accesso alla città santa. Per le violenze e l&#8217;arroganza dei nuovi arrivati Bisanzio fu costretta ripetutamente ad allearsi con i turchi perché si era accorta che la presenza latina le causava più danni che vantaggi. Alla fine l&#8217;imperatore Isacco come aveva fatto il suo predecessore Commeno, si convinse che invece di aiutarli i crociati era meglio combatterli.<br />
Riccardo Cuor di Leone dopo i dissidi con il re di Francia rientrato in patria con ben altri obiettivi, preferì invece di combatterlo, fare una pace con Saladino. Ma al ritorno pur scampando a un naufragio, fu fatto prigioniero, poi consegnato a Enrico VI. Sul trono salì il fratello Giovanni Senzaterra, messo in soggezione proprio dal Re di Francia Filippo Augusto. Ritornato libero, Riccardo perdonerà il fratello, affronterà Filippo, riconquisterà il trono, ma nel &#8217;99 nell&#8217;assedio di Chalus in combattimento perderà la vita. Tornerà a regnare il fratello più volte in conflitto con l&#8217;avido re di Francia, Filippo.</p>
<p><strong>LA QUARTA CROCIATA</strong><br />
1202 Bonifacio II di Monferrato e Baldovino IX di Fiandra conducono la quarta crociata. Una delle più drammatiche e infide spedizioni.<br />
1204 I crociati prendono e saccheggiano Costantinopoli. Fondazione dell&#8217;Impero latino d&#8217;Oriente (1204-1261).</p>
<p>La Quarta Crociata (1202-1204) &#8211; Alla fine del XII sec., Papa Innocenzo III, grazie al quale la chiesa cattolica aveva raggiunto l&#8217;apice della sua potenza, bandì la quarta crociata, cercando di approfittare della morte di Saladino (1193). Alla spedizione, diretta non solo verso Oriente, ma anche verso i paesi baltici, parteciparono i feudatari francesi, italiani e tedeschi (questi ultimi furono i soli quelli del Baltico). Essi decisero di partire da Venezia per servirsi della sua flotta: l&#8217;intenzione era quella di conquistare Gerusalemme dopo aver occupato l&#8217;Egitto. Ma Venezia, che aveva ottimi rapporti commerciali con gli egiziani, riuscì a dirigerli con l&#8217;inganno contro la rivale Bisanzio. I crociati, infatti, che non avevano denaro sufficiente per pagare il viaggio, accolsero la proposta di prestare aiuto ai veneziani per la conquista della città di Zara, appartenente al re cattolico d&#8217;Ungheria.<br />
Indignato, Innocenzo III scomunicò i crociati, ma subito dopo concesse il perdono nella speranza che muovessero contro i turchi. Ma durante l&#8217;assedio di Zara venne al campo crociato il figlio dell&#8217;imperatore di Costantinopoli per annunciare, che suo padre era stato cacciato dal fratello e che se l&#8217;avessero aiutato a ritornare sul trono avrebbero ottenuto grandi somme e promise anche la riunione delle due chiese cristiane. Innocenzo III &#8211; anche lui raggirato- alla notizia si affrettò a benedire l&#8217;intervento che poco prima aveva condannato.<br />
I crociati così si diressero verso Costantinopoli, ma qui incontrarono la resistenza della cittadinanza, che non ne voleva sapere dei latini. L&#8217;imperatore deposto venne rimesso sul trono senza spargimento di sangue, poiché il fratello usurpatore era fuggito dalla città. Ma i crociati pretesero che accanto all&#8217;imperatore fosse nominato con lo stesso titolo anche il figlio, il quale naturalmente aveva intenzione di mantenere fede agli impegni contratti a Zara. Soprattutto con Dandolo, l&#8217;ultranovantenne doge veneziano, che aveva fornito a credito il nolo delle navi per il viaggio, pattuito una somma ben precisa e stabilito precisi privilegi.<br />
Tuttavia, il tesoro della capitale era vuoto, il patriarca e il popolo si rifiutavano di riconoscere il papa come capo della chiesa universale e non avevano alcuna intenzione di pagare i debiti dell&#8217;imperatore, né di concedere privilegi ai crociati e ai veneziani. Per queste ragioni la popolazione insorse uccidendo sia l&#8217;imperatore, che il figlio.<br />
I crociati per venali motivi decisero di vendicarsi: irruppero nella città e per tre giorni la saccheggiarono orrendamente, proclamando l&#8217;Impero latino d&#8217;Oriente, dimenticandosi del tutto la spedizione contro Gerusalemme. A capo della chiesa bizantina fu posto un nuovo patriarca, che cercò di avvicinare la popolazione locale, greca e slava, al cattolicesimo. Il papato, ufficialmente, condannò il massacro, ma quando vide che l&#8217;imperatore eletto e il patriarca gli riconoscevano, piena supremazia su tutta la chiesa cristiana d&#8217;Oriente e d&#8217;Occidente, decise di accettare il fatto compiuto. Tuttavia, più ancora che il papato o i feudatari, fu Venezia a trarre i maggiori profitti dalla conquista dell&#8217;impero bizantino, del cui territorio essa aveva occupato i 3/8: in particolare, inoltre i mercanti veneziani riuscirono ad ottenere per le loro merci l&#8217;esenzione dai dazi in tutti i paesi dell&#8217;Impero.<br />
I particolari di questa spedizione, con i protagonisti finiti poi uccisi li troviamo in Cronologia nei singoli anni. Si risorse drammaticamente e permise con il crollo dell&#8217;impero bizantino la nascita di due grandi potenze, il regno dei Serbi e d&#8217;Ungheria.<br />
L&#8217;impero latino inizia a crollare del tutto nel 1261, sotto l&#8217;urto dei Bulgari e degli Slavi oltre che degli stessi ultimi incapaci governanti bizantini; questi ultimi aiutati dai genovesi, ma anche dai barbari che prima combattevano. Il fatto più strano fu che i nuovi re dei primi due paesi, che stavano costituendo (nella decadenza bizantina) ognuno il proprio regno (Bulgaria e Serbia &#8211; vedi anno 1195), furono appoggiati dal Papa. Temeva Roma prima o poi con la presenza veneziana sugli interi Balcani (l&#8217;intera costa dalmata e greca, era già della Serenissima) che stringessero un&#8217;alleanza o con i tedeschi o con i normanni. In un caso o nell&#8217;altro lo Stato della Chiesa veniva a trovarsi in mezzo stritolato da tre parti.<br />
Bisanzio in seguito si libererà dei latini, sopravvivrà per altri 200 anni, ma non tornerà più al suo antico splendore. I Turchi oltre che conquistarla, ne faranno la capitale del loro Stato.<br />
La V, la VI, la VII e l&#8217;VIII Crociata non ebbero molta importanza: i crociati subirono altre sconfitte o, nel migliore dei casi, scendevano a patti con i nemici prima ancora di dare battaglia; e questo nonostante che i mongoli si fossero alleati con loro contro turchi e arabi.<br />
Il fatto è che dopo la quarta crociata non v&#8217;era quasi più nessuno in Occidente disposto a partecipare a spedizioni lontane e pericolose, anche perchè quando i crociati si trovavano in difficoltà non ottenevano mai gli aiuti e i rinforzi richiesti.<br />
Nel periodo delle ultime crociate, in Europa si ebbe un notevole aumento della produzione, la tecnica agricola si era perfezionata, le città si erano sviluppate, l&#8217;intera economia divenne florida. Questo può spiegare perché vennero meno le cause che avevano indotto la società feudale occidentale a partecipare alle crociate. I mercanti, ad esempio, si accontentarono dei risultati delle prime quattro crociate, che avevano assicurato l&#8217;eliminazione della funzione mediatrice esercitata da secoli dall&#8217;impero bizantino tra est e ovest. Pragmatici com&#8217;erano, scoperti i vasti mercati orientali si misero addirittura a fare affari anche con i turchi.<br />
Gli stessi cavalieri ebbero la possibilità di entrare nelle truppe mercenarie dei re nazionali dell&#8217;Occidente, la cui importanza andava sempre di più crescendo con le attività produttive. Molti altri cavalieri furono utilizzati poi dalla Chiesa per colonizzare nuovi territori nel Baltico (in particolare Polonia, Cecoslovacchia, Boemia, Ungheria) e sui Balcani, al fine convertire alla religione cristiana gli slavi e tutto il territorio a est della Russia. L&#8217;impresa in parte riuscirà, ma dividendo l&#8217;Europa in due; nacque un dualismo religioso abbastanza critico che poi esploderà nel protestantesimo, creando una forte contrapposizione tra due unità politiche, soprattutto quando due dinastie di sovrani tedeschi si divideranno la Germania. Da una parte i prussiani (l&#8217;anima della futura Germania ariana (intesa come religione e anche come etnia &#8211; gli arii indoiranici) e dall&#8217;altra parte a oriente le ambizioni degli Asburgo (che domineranno su un territorio che non dimentichiamo si chiama deutschostereich &#8211; cioè &#8220;la parte ovest della Germania&#8221;. Austria è un nome recentissimo, di fine Ottocento, inizio Novecento.<br />
E nemmeno dobbiamo dimenticare che la stessa Austria, non è proprio per nulla omogenea, esiste la parte superiore e la parte inferiore che non è &#8220;sotto&#8221; e &#8220;sopra&#8221;, ma la prima è a est di Linz (fin dai tempi di Carlo Magno) la seconda è a ovest. La prima tipicamente &#8220;germanica&#8221;, l&#8217;altra un miscuglio di etnie; latini, slavi, cechi, boemi, croati, sloveni, che sono legati ancora oggi da motivi religiosi (cristiano cattolici) e da melanconiche glorie perdute dell&#8217;impero dei potenti e ambiziosi Asburgo, quando questa opulenta dinastia si è disgregata dopo la prima guerra mondiale.<br />
Due entità politiche che fanno ancora oggi -anno 2000- discutere; ed ognuna ha latente la volontà di egemonizzare l&#8217;altra, pur apparendo la nazione una tranquilla regione incastonata tra i monti e attraversata da quel lungo placido fiume che ha diviso fin dai tempi dei romani il territorio. La parte sinistra non ha dimenticato quando gli Asburgo dominavano con arroganza da Vienna fino in Belgio, e la parte destra (che comprende Vienna) d&#8217;altronde non ha dimenticato che la sua potenza si estendeva da La Manica al Lombardo-Veneto (oltre che essere paladino di altri Stati italiani) e da questi fino alla Boemia, Cecoslovacchia, Ungheria, alla ricca Slesia e infine alla Polonia.</p>
<p><strong>La Quinta Crociata</strong><br />
Condotta da Giovanni di Brienne, re di Gerusalemme, e Andrea II, re di Ungheria.<br />
1217 Fallimento dei crociati al Monte Tabor.<br />
1218-1219 I crociati prendono Damietta. San Francesco d&#8217;Assisi in Egitto.<br />
1221 Spedizione disastrosa dei crociati verso Il Cairo. Perdita di Damietta.</p>
<p>La Quinta Crociata (1217-1221), bandita da Papa Innocenzo III, la vinse la piena del Nilo. I cristiani ne furono sommersi. I sopravvissuti in cambio di Damietta ottennero dal sultano di ritirarsi liberamente. In questa spedizione ci fu l&#8217;ingenuo tentativo di san Francesco d&#8217;Assisi di &#8220;convertire&#8221; il sultano.</p>
<p><strong>La Sesta Crociata</strong><br />
1225 Federico II sposa Isabella di Brienne e diventa re di Gerusalemme.<br />
1229 Mediante il trattato di Jaffa, concluso con Al-Malik Al-Kamil, sultano d&#8217;Egitto, Federico II ottiene la restituzione di Gerusalemme per dieci anni. Vi si incorona re e torna in Europa.<br />
1244 I musulmani (turchi khwarizmiani) riprendono definitivamente Gerusalemme.<br />
1247 I turchi khwarizmiani riprendono Tiberiade e Ascalona.</p>
<p>La Sesta Crociata (1227-1229) é la più anomala. Fu bandita da papa Gregorio IX e quasi imposta a un Federico II riluttante a partire, temendo che il papa durante la sua assenza &#8211; cosa come poi in effetti avvenne &#8211; approfittasse per invadere l&#8217;Italia meridionale; per questo temporeggiare fu scomunicato. Fu costretto alla fine a partire, ma giunto a destinazione la &#8220;crociata&#8221; fu presto conclusa attraverso un pacifico accordo con il sultano. Non ci fu dunque nessun fatto d&#8217;arme di rilievo. Le armi tacquero.<br />
Il &#8220;diplomatico&#8221; e &#8220;saggio&#8221; Federico II, concluse la trattativa col sultano d&#8217;Egitto (trattato di Jaffa) che garantiva Gerusalemme, Betlemme e Nazareth ai cristiani. Il Papa scandalizzato (ma cercava un qualsiasi prestesto) per aver concluso questo trattato di pace con gli infedeli gli lancia l&#8217;&#8221;interdetto&#8221;, chiede la disubbidienza dei sudditi, gli invade il suo regno. Federico s&#8217;imbarca, rientra in Italia, sconfigge le truppe pontificie e costringe il papa a togliergli la scomunica.<br />
E&#8217; forse il migliore e il più fecondo periodo delle crociate. Federico che ha grandi interessi culturali, in Oriente, con gli ottimi rapporti stabiliti con i locali, lui appassionato osservatore, scopre la civiltà araba, mutua alcune istituzioni e trasferisce in Europa non solo tante invenzioni e tecnologie in occidente ignote, ma tutto il Sapere riposto nelle immense biblioteche arabe, che hanno conservato negli scaffali , in milioni di libri, tutto lo scibile umano degli ultimi venti secoli; dalle antiche civiltà orientali e occidentali, e paradossalmente anche i testi latini oltre che greci, scomparsi in occidente da più di mille anni.</p>
<p><strong>La Settima Crociata</strong><br />
1248 Luigi IX il Santo sbarca a Cipro.<br />
1249 Luigi IX il Santo prende Damietta.<br />
1260-1277 Baibars, sultano dei mamelucchi.<br />
1260 Baibars ferma l&#8217;avanzata dei mongoli.<br />
1265 Baibars prende Cesarea e Arsuf.<br />
1268 Baibars prende Jaffa e Antiochia.</p>
<p>La Settima Crociata (1248-1254). E&#8217; quella del Re Santo, Luigi IX re di Francia. L&#8217;armata fu decimata prima da una tempesta, ciononostante i crociati riconquistano Damietta. Ma nel 1250 la battaglia ricomincia, Luigi fu fatto prigioniero. Liberato con un riscatto nel &#8217;54 s&#8217;imbarcò per ritornare in Francia.</p>
<p><strong>L&#8217;Ottava Crociata</strong><br />
1270 Luigi IX il Santo muore appena giunto a Tunisi.<br />
1274-1275 I mamelucchi saccheggiano la Cilicia.<br />
1277 Carlo d&#8217;Angiò pretendente alla corona di Gerusalemme. Si impadronisce di Acri.<br />
1282 Enrico II di Cipro assume il titolo di re di Gerusalemme ma regna solo su Cipro.<br />
1287 Il sultano d&#8217;Egitto Qalawun prende Tripoli.<br />
1291 Il sultano al-Ashraf, figlio di Qalawun, prende Acri. I franchi sono espulsi dall&#8217;Oriente.</p>
<p>La Ottava Crociata (1269 ) è l&#8217;ultima (ufficialmente). Tramonta il sogno cristiano; é la definitiva disfatta europea. Guida la spedizione Giacomo I d&#8217;Aragona, ma già a Barcellona, subito dopo la partenza, una tempesta affonda buona parte della potente flotta. Solo poche navi raggiunsero la meta, ma inutilmente perchè Acri era assediata dai turchi. Senza mezzi, disorganizzati, ridotti di numero, rinunciarono ad una offensiva quasi suicida e se ne tornarono in patria.</p>
<p><strong>La Nona Crociata</strong><br />
La Nona Crociata (1270) &#8211; Re Luigi IX, il Santo; è ancora lui a promuoverla. Si risolse in un disastro totale. Appena sbarcato in Tunisia, negli accampamenti scoppiò una tremenda epidemia di peste, che portò alla morte lo stesso Luigi. Chi sopravvisse se ne tornò a casa.</p>
<p><strong>La Decima Crociata</strong><br />
(1271-1272) &#8211; Preparata dal Re d&#8217;Inghilterra Enrico III, la guida suo figlio Edoardo, ma é subito sconfitto. I cristiani perdono anche Krak, il leggendario castello dei cavalieri. A Edoardo non gli resta altro che fare con il sultano un trattato di pace.<br />
Nella sua relazione, Edoardo esprimerà tutto il suo sdegno per quello che ha visto in Palestina. Scandalizzato per i vasti traffici mercantili (anche di armi) tra veneziani, genovesi e cavalieri crociati da un lato, e gli &#8220;infedeli&#8221; dall&#8217;altro. Un mercato! Che non era iniziato quest&#8217;anno; il cinismo e la spregiudicatezza si era sistemato da anni.<br />
Nel 1289 c&#8217;è ancora un ultimo proclama, ma senza seguito. Le ultime resistenze cristiane in Terrasanta sono definitivamente sconfitte dai musulmani nel 1291 con la Caduta di S. Giovanni d&#8217;Acri. Una grande città abitata da crociati, ma divisa in quartieri, in perenni liti e dove ognuno pensava a difendere il proprio &#8220;orticello&#8221; più dagli &#8220;amici&#8221; cristiani che non dai nemici turchi. Andarono così incontro al disastro.</p>
<p><strong>Le altre Crociate</strong><br />
Oltre quelle citate sopra, ci furono anche altre cinque spedizioni &#8220;non ufficiali&#8221;, finite tutte tragicamente. Quella degli 80.000 &#8220;straccioni&#8221; di Pietro l&#8217;Eremita del 1095 che abbiamo citata sopra (che é in effetti la prima crociata). Poi ci fu quella dei &#8220;Tedeschi&#8221; del 1096, che iniziarono il viaggio saccheggiando e massacrando non gli &#8220;infedeli&#8221; che non raggiunsero mai, ma i tedeschi ebrei di Ratisbona, Worms, Spira, Colonia, Treviri, Magonza. Poi quando penetrarono in Ungheria furono loro massacrati. Nessuno arrivò in Palestina.<br />
Nel 1100-1101 ci fu quella dei 100.000 lombardi diseredati, che diventarono lungo il cammino 200.000, e che avanzarono tra violenze e saccheggi. Giunti sul territorio turco, un terzo furono sterminati ad Amasia, un altro terzo a Iconio. Dei sopravvissuti, il 5 settembre del 1101 tra Isauria e Cilicia non ne rimase vivo nessuno.<br />
Stessa sorte toccò a quella detta &#8220;dei bambini&#8221; guidata dal monaco Stefano de Cloies. Era il 1212. Il frate imbarcò a Marsiglia 30.000 giovani su sette navi. Due colarono a picco già alla partenza, le altre raggiunsero la Tunisia. Qui i proprietari delle navi per rifarsi dei danni subiti, vendettero come schiavi ai turchi i &#8220;bambini&#8221; scampati. Federico II quando vi sbarcò sedici anni dopo nel 1228 ne incontrò 700 che erano ormai trentenni.<br />
Non meno sfortunati i &#8220;bambini&#8221; di un &#8220;profeta&#8221; anche lui &#8220;bambino&#8221;, il tedesco Nicholaus di 12 anni, che assicurava i suoi fanatici coetanei che &#8220;avrebbe camminato sul mare&#8221;. Raccolse 8000 adolescenti creduloni. Recatisi a piedi a Roma, il papa non concesse la benedizione, e li rimandò a casa. Nel riattraversare le alpi in pieno inverno morirono quasi tutti congelati in una bufera di neve.<br />
Si aggiunse a questa, la &#8220;crociata dei pastorelli&#8221; del 1251, sotto la guida di un altro fanatico pseudo-monaco di nome Giacobbe; un vecchio pastore che stregava i giovani con un piffero da pecoraio (da questo episodio nacque probabilmente la famosa leggenda del pifferaio di Hamelin). Formò un esercito di ragazzini francesi. Nell&#8217;attraversare città e paesi devastavano le proprietà dei ricchi, massacravano ebrei, razziavano ogni cosa. Avanzando, nell&#8217;avvicinarsi alle città, gli abitanti li attesero al varco; furono uccisi tutti.</p>
<p><strong>BILANCIO DELLE CROCIATE</strong><br />
    * Il risultato di maggior rilievo fu la conquista delle vie commerciali mediterranee, che prima erano controllate da Bisanzio e dai paesi arabi, i quali entrarono subito dopo in una profonda decadenza economica.<br />
    * Le città dell&#8217;Italia settentrionale (Venezia, Genova e Pisa) assunsero un ruolo dominante nel commercio con l&#8217;Oriente.<br />
    * Si introdussero in Europa occidentale nuove industrie e manifatture (seta, vetri, specchi, carta&#8230;) e nuove colture agricole (riso, limoni, canna da zucchero&#8230;). Compaiono i mulini a vento, sul tipo di quelli siriani.<br />
    * La classe dei feudatari vede aggravarsi la propria crisi, sia perché ha impiegato molte risorse ottenendo scarsi vantaggi, sia perché si è rafforzata una nuova classe, la borghesia, ad essa ostile.<br />
    * Le classi popolari, sacrificatesi senza ottenere alcuna contropartita, si orienteranno verso forme di protesta socio-religiosa (le eresie), ispirate all&#8217;uguaglianza evangelica.<br />
    * I crociati distrussero le ultime tracce di fratellanza tra cattolici e ortodossi; e saccheggiando Costantinopoli, aprirono le porte agli invasori turchi.</p>
<p>La mobilitazione ideologica nella guerra santa segnò il trionfo dello spirito d&#8217;intolleranza e di fanatismo. La chiesa infatti, accentuerà sempre più i fattori autoritari e dogmatici, legati al suo ruolo di guida suprema della cristianità.<br />
I marittimi, i mercanti, che per due secoli avevano afferrato al volo i vantaggi delle crociate, &#8220;iniziarono ad afferrare quelli offerti dal divenir &#8211; scriverà Dante &#8211; mercadanti in terra di soldano&#8221;.<br />
Dante, e molti altri, che soggiornarono in Sicilia, alla corte normanna, ci faranno scoprire i &#8220;tesori&#8221; contenuti nella biblioteca di Federico II. L&#8217;Europa scoprì una sconosciuta civiltà, e con questa tutto il suo ricco passato, universale, che l&#8217;aveva preceduta.<br />
L&#8217;avventura delle crociate fu iniziata per imporre una civiltà &#8211; che l&#8217;Occidente credeva altissima &#8211; e finì invece che ne scoprì un&#8217;altra più avanzata: scoprì le scienze, la matematica, la medicina, l&#8217;astronomia, la letteratura, la filosofia, l&#8217;agronomia, l&#8217;ottica, la geografia del mondo, e tante altre. Un enorme &#8220;mensa del sapere&#8221; che nutrirà d&#8217;ora in avanti l&#8217;intera Europa. Sconvolgendola!<br />
Riscopre tutta la civiltà classica, considerata fondamento di ogni progresso civile e spirituale dell&#8217;uomo, e sottopone a critica le nozioni tradizionali, che significò una rivalutazione dell&#8217;uomo e della sua possibilità di comprendere e trasformare il mondo.<br />
Riscoprirà perfino la musica, e con questa inizia il &#8220;preludio&#8221; dell&#8217;Umanesimo, per poi approdare alla grande &#8220;sinfonia&#8221; del Rinascimento.</p>
<p><strong>Conseguenze delle Crociate</strong><br />
Non vi è dubbio che dal punto di vista strettamente militare le crociate si siano risolte in un completo fallimento: le conquiste dei soldati latini ebbero vita stentata ed effimera; dopo due secoli di lotta i Musulmani tenevano ancora saldamente l&#8217;Asia Minore. Contribuì molto a questo fallimento il fatto che ebbero il sopravvento gli interessi particolari dei vari prìncipi.<br />
Eppure la loro influenza si fece sentire con riflessi notevoli nei più svariati campi della vita europea. Il feudalesimo usciva indebolito dalle crociate: le enormi spese delle spedizioni avevano costretto i signori feudali a ipotecare le loro proprietà o a cederle a banchieri, al re, alla Chiesa. In cambio di denaro molte città e moltissimi contadini avevano riscattato i loro obblighi feudali. Migliaia di servi avevano lasciato la terra per non più tornarvi. Il prestigio della Chiesa romana era stato accresciuto dal felice esito della prima spedizione; le successive lo diminuirono progressivamente.<br />
La fede incorrotta del Medio Evo ricevette un fiero colpo: si argomentava che l&#8217;insuccesso delle crociate non giustificava più la pretesa del papa di essere il rappresentante di Dio in terra. Se le coscienze erano turbate, il commercio in compenso ricevette un mirabile impulso. Le flotte delle Città marinare italiane, di Marsiglia, di Barcellona, importavano i raffinati ritrovati della civiltà orientale, mentre spezie, seta, zucchero, gemme, profumi invadevano l&#8217;Europa.<br />
Si stesero mappe accurate delle coste asiatiche; cereali, alberi da frutta, piante di ogni genere, mal note in Occidente, vennero importate e coltivate su larga scala. Le scienze e le arti fecero tesoro dell&#8217;abilità e dell&#8217;esperienza dei Musulmani e anche i cronisti cristiani appresero a parlare con nuovo rispetto della civiltà araba. Inoltre, in seguito all&#8217;impulso che il commercio ricevette, si verificò un miglioramento del tenore di vita. Creatura del Medio Evo religioso e guerriero, l&#8217;idea di crociata si spense nel fervore di una rivoluzione civile ed economica, primo segno del Rinascimento.</p>
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