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	<title>Appunti di storia e filosofia &#187; 1000-1200</title>
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	<description>Raccolta di riassunti e dispense su storia e filosofia.</description>
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		<title>Il Sacro Romano Impero Germanico</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:11:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel 962 l&#8217;incoronazione di Ottone I sanciva la nascita del Sacro Romano Impero Germanico. L&#8217;accordo che venne stabilito tra Ottone I e papa Giovanni XII andava a tutto vantaggio della dinastia sassone che si arrogava il diritto di intervenire nella scelta dei pontefici e di determinare le scelte politiche. Ottenuto questo risultato, Ottone si volse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 962 l&#8217;incoronazione di Ottone I sanciva la nascita del Sacro Romano Impero Germanico. L&#8217;accordo che venne stabilito tra Ottone I e papa Giovanni XII andava a tutto vantaggio della dinastia sassone che si arrogava il diritto di intervenire nella scelta dei pontefici e di determinare le scelte politiche. Ottenuto questo risultato, Ottone si volse verso quello che restava il suo obiettivo: l&#8217;assoggetamento della grande feudalità . A questo scopo fece leva sulla rivalità  che opponeva i feudatari laici e quelli ecclesiastici. L&#8217;imperatore scelse di appoggiare questi ultimi nella consapevolezza che i vescovi-conti, per i quali non vigeva il principio dell&#8217;ereditarietà  dei feudi (che alla morte tornavano all&#8217;imperatore). Ottone si volse a rendere stabili i confini dell&#8217;impero. In Italia furono sottomessi i principi longobardi. Nel 973 morì Ottone I e gli succedette il figlio Ottone II. Il nuovo imperatore dovette immediatamente affrontare una ribellione dei duchi di Baviera. La rivolta venne domata nel 978. Non meno complessa era la situazione in Italia, dove una rivolta di nobili romani avevano deposto il papa Benedetto VI. L&#8217;imperatore scese in Italia e riuscì a riportare l&#8217;ordine riportando il pontefice sul trono. Muore nel 983. Ottone III succedette al padre sotto la reggenza della madre Teofania e della nonna Adelaide. Le due reggenti dovettero combattere contro Enrico di Baviera. La ribellione venne domata nel 986. Muore nel 1002. A Ottone succedette il cugino Enrico di Baviera, figlio di quell&#8217;Enrico che si era ribellato più volte al padre e a lui. Il marchese di Ivrea Arduino si faceva incoronare re d&#8217;Italia. Questa incoronazione non rappresentava tanto il risveglio di un improbabile sentimento nazionale, quanto una reazione laica contro lo strapotere della feudalità  ecclesiastica. Nel 1004 l&#8217;imperatore scese in Italia e si fece incoronare re per tornarsene immediatamente in Germania a causa della turbolenza feudatarie. Morì nel 1024. La morte di Enrico estinse la dinastia sassone e i feudatari germanici, nel desiderio di darsi un sovrano più legato alla realà  della Germania, elessero Corrado di Franconia. Il re Rodolfo III di Provenza legò il proprio regno ai domini della dinastia imperiale tedesca di Franconia (Corrado II il Salico [1033]) e i diritti sul regno di Arles si trasmisero ai successori fino al 1378. I sovrani tedeschi furono però di fatto assenti dalla Provenza, dove le varie signorie feudali e cittadine si svilupparono godendo di notevole autonomia. Nel 1032 la Svizzera viene integrata nel Sacro Romano Impero Germanico. Corrado emanò nel 1037 la Constutio de feudis con la quale riconosceva l&#8217;ereditarietà  dei feudi minori. Il suo gesto non gli dava tuttavia nessun vantaggio. Tentò allora, scendendo a Roma, di stringere un alleanza con il Papato. Questo progetto venne vanificato dall&#8217;aristocrazia romana e Corrado, rientrato in Germania, vi morirà  nel 1039. L&#8217;epoca in cui salì al trono il successore di Corrado II era dominato dallo sviluppo del movimento cluniacense. Questa tendenza religiosa si proponeva di rinnovare la Chiesa, eliminandone alcuni degli aspetti deteriori, quali la vendita dei beni spirituali e il concubinaggio dei preti. Enrico III, consapevole dell&#8217;importanza che, per la stabilità  dell&#8217;impero, aveva una Chiesa rinnovata, appoggiò il movimento. Nel contempo, dopo aver liberato la Santa Sede dal controllo dell&#8217;aristocrazia romana, la asservì completamente ai suoi fini, facendo eleggere una serie di papi germanici, che gli sarebbero stati estremamente fedeli.<br />
La conseguenza di maggiore portata storica della ripresa economica e demografica fu il ritorno della città  a un ruolo economicamente e politicamente dominante. Di conseguenza, nell&#8217;Italia settentrionale si era assistito ad una continua perdità  del potere da parte dei feudatari. Il Comune era, all&#8217;origine, un&#8217;associazione privata tra i rappresentati delle famiglie più influenti della città , che aveva come obiettivo la conquista di autonomia rispetto al feudatario (per esempio, non sottostare a un determinato contributo). Ben presto però i Comuni iniziarono a esercitare il potere politico all&#8217;interno delle città , creando organi di governo. Fu la forma del Comune consolare che in seguito, nel corso del XIII verrà  sotituito dal Comune podestarile, retto cioè da un podestà  chiamato da fuori per tenere a freno le lotte che si scatenarono fra i diversi gruppi sociali della città . Si crearono, nel complesso universo comunale italiano, due fazioni: i guelfi, alleati del papa, e i ghibellini dell&#8217;imperatore. Nel 1056 muore Enrico III e gli succede il figlio Enrico IV. Enrico IV prese poi una decisione: quella di nominare i vescovi a seconda delle proprie esigenze. Nel 1075, Gregorio VII ribadì il divieto per ogni laico di nominare vescovi sotto pena di scomunicazione. Nel 1076, in un sinodo raduno a Worma, fece deporre Gregorio VII che, un mese dopo, scomunicava l&#8217;imperatore. Enrico IV si recò con una debole scorta presso il castello ed attese per tre giorni all&#8217;aperto sotto la neve di essere ricevuto dal Papa. Questi, resosi conto dell&#8217;abilità  della mossa del suo avversario, tentò di non riceverlo. Alla fine dovette accoglierlo, assolverlo e ritirare la scomunica. Rientrato in Germania, Enrico fronteggiò vittoriosamente Rodolfo di Svevia, che in sua assenza, era stato eletto nuovo re. Nel 1081 Enrico scese in Italia dove si assicurò l&#8217;alleanza dei comuni dell&#8217;Italia settentrionale. Il papa Urbano II riuscì a mettere contro l&#8217;imperatore anche il figlio di questi, Corrado, che fece fidanzare con la figlia del re normanno di Sicilia, Ruggero d&#8217;Altavilla. Corrado venne tuttavia deposto dal padre che nominò suo erede il secondogenito Enrico. La situazione mutò a causa di una insurrezione dell&#8217;alta nobiltà  ed Enrico IV venne imprigionato dal figlio, che aveva trovato appoggio nel nuovo Papa Pasquale II. Riuscito a fuggire, l&#8217;imperatore morì. L&#8217;alleanza fra Pasquale II e il nuovo imperatore non durò a lungo. Enrico V scese nel 1110 in Italia ed il Papa, consapevole di non potergli resistere con le armi, gli propose di rendergli tutti i feudi ecclesiastici purchè solo al Papato venisse riconosciuta la facoltà  di investire i vescovi. Alla morte di Enrico V, la Germania fu travagliata da guerre per la successione. Enrico V aveva designato come suo successore Federico di Hohenstaufen, duca di Svevia, ma una parte dei grandi di Germania aveva eletto come re Lotario II di Suplimburgo, duca di Sassonia. Da principio ebbe la meglio Lotario II, poi prese soppravento Corrado III (1138-1152), che inizio la Casa sveva. Lotario II non mancò di intervenire nelle questioni italiane, ma senza preoccuparsi delle novità  comunali. Invece Corrado III non mise mia piede nella penisola. Naturalmente, della negligenza del primo e dell&#8217;assenza del secondo i Comuni non persero tempo per ingrandirsi a spese dei grandi feudatari. Morto l&#8217;imperatore Corrado III, gli successe al trono il nipote Federico I (1152-1190). Egli potè dedicare i primi due anni di regno alla sistemazione interna della Germania. Desiderando un ritorno alla legalità , si trovò a più riprese a lottare contro i comuni. Con lo scopo di rendere noto il programma della sua nuova politica, Federico, nel dicembre, convocò una Dieta a Roncaglia, luogo tra Lodi e Piacenza. In quell&#8217;occasione l&#8217;imperatore annunciò ai convenuti, feudatari e rappresentanti dei Comuni, che tutte le usurpazioni di quei diritti che competevano all&#8217;imperatore dovevano considerarsi come non avvenute e ritornare al legittimo detentore. I Comuni non accettarono. Federico, che era venuto in Italia con forze relativamente esigue, insufficienti per affrontare Milano, sdegnato per l&#8217;ormai aperta disobbedienza dei Comuni, si sfogò distruggendo alcuni dei Comuni minori. Federico poi andò a Pavia, citò che assieme a poche altre, per odio verso le altre città  concorrenti, si era schierato con lo Svevo e, quivi, cinta nell&#8217;aprile del 1155 la corona ferrea, si mosse verso Roma per ricevere dal Papa Adriano IV la corona imperiale. La seconda discesa, in cui l&#8217;imperatore venne agguerrito di un forte esercito, segnò la più decisiva offensiva imperiale e il momento della massima umiliazione per i Comuni. Nel 1158 Federico venne in Italia con il fermo proposito di rendere esecutivi i decreti della Dieta di Roncaglia. Milano e parecchie altre città  cacciarono i rappresentanti dell&#8217;imperatore sfidando la sua rappresaglia. La reazione del Barbarossa fu terribile. Per prima cosa egli attaccò Crema, che, dopo aver sopportato sei mesi di barbaro assedio, si arrese e fu distrutta dalle fondamenta (1160). In quell&#8217;occasione si arrivò al punto che ostaggi e prigionieri cremaschi vennero legati alle torri d&#8217;assedio per fare in modo che gli assediati non colpissero, ma i difensori di Crema, nel furore della battaglia, superarono ogni sentimento di pietà . Poi fu la volta di Milano. Contro Milano Federico ebbe l&#8217;aiuto di Como, Novarra, Pavia e Cremona, tutte città  che avevano dovuto subire l&#8217;egemonia della capitale lombarda. La resistenza dei milanesi durò quasi due anni e poi fu costretta ad arrendersi pe la fam (1162). Federico decise di distruggere la città , nonostante tutti gli abitanti, con il capo cosparso di cenere, a piedi scalzi e reggendo in mano un crocifisso, fossero venuti al campo imperiale a chiedere misericordia. Ma quel che è peggio è che il Barbarossa destinò a questo compito i Comuni minori suoi alleati, aizzando in tal modo le discordie italiane. Per il momento le deliberazioni della Dieta di Roncaglia divennero esecutive in tutta l&#8217;Italia settentrionale. Nel frattempo, con la morte di Adriano IV, avvenuta nel 1159, il dissidio con il Papato si era inasprito trasformandosi in uno scisma. Federico I, fedele ai suoi alleati, aveva addirittura tentato di influire sull&#8217;elezioni del nuovo pontefice, ma avevano eletto il più deciso esponente della corrente anti-imperiale, Alessandro III (1159-1181), che scomunicò l&#8217;imperatore. I comuni dell&#8217;Italia settentrionale, diedero vita ad un vasto movimento di alleanze. Federico da principio si preoccupò più del Papa che dei Comuni. Ma finalmente le altre città  si accorsero che il programma imperiale non era anti-milanese bensì anti-comunale. Da quel momento anche i Comuni ostili alla capitale lombarda si vennero coalizzando. Altre due successive discese del Barbarossa non fecero che accelerare l&#8217;amalgamarsi delle forze a lui contrarie. Lo scontro frontale e conclusivo si ebbe durante la quinta discesa del Barbarossa nel 1174. I due eserciti si trovavano di fronte per la prima volta a Montebello, presso Voghera, ma il risultato non fu definitivo. Lo scontro finale avvenne a Legnano, tra il Ticino e l&#8217;Olona, il 29 maggio 1176, L&#8217;esercito della Lega Lombarda stava ormai ripiegando quando infransero l&#8217;urto della cavalleria nemica decidendo le sorti della battaglia. La vittoria dei comuni era completata. Federico fu costretto a venire a patti con la Chisa per la situazione che si era venuta creare in Germania, dove i feudatari ecclesiastici si rifiutavano di sostenerlo ulteriormente se non avesse fatto pace con il Papa. Nel 1190 morì Federico I. Avvenne così che Enrico VI si trovò ad essere quasi contemporaneamente re di Sicilia e Sacro Romano Imperatore. Enrico VI s&#8217;insedio sul trono dell&#8217;Italia meridionale, nonostante che le popolazioni locali tentassero d&#8217;impedirglielo e gli contrapponessero un discendente degli Altavilla. Enrico tentò di proseguire la lotta contro i Comuni tramite il governo di vicari tedeschi. Le ambizioni di Enrico VI finirono per allarmare i Comuni e specialmente il Papa, il cui territorio si sarebbe serrato entro l&#8217;impero svevo. Nel 1197, però, morì improvvisamente il giovane imperatore tedesco e l&#8217;anno successivo lo seguiva la moglie Costanza; il figlio Federico, in ancor tenerissima età , si trovò orfano di entrambe i genitori; la sua tutela era stata affidata dalla madre morente al nuovo pontefice Innocenzo III. I Comuni cacciarono i vicari tedeschi; in Germania si riaccesero le lotte fra i grandi feudatari; nel regno di Sicilia, i contrasti tra le fazioni e l&#8217;intervento del Papa e delle città  marinare nell&#8217;intento di trarre profitto della confusa situazione, provocarono il caos. La Dieta di Francoforte fin dal 1196 aveva riconosciuto come re di Germania il figlio di Enrico VI, Federico, che aveva allora appena due anni e che Enrico aveva affidato al fratello Filippo di Svevia per l&#8217;incoronazione. Ma la morte di Enrico VI aveva reso imprudente il viaggio del bambino. Incominciò allora la contesa fra Filippo di Svevia, incoronato re di Germania a Mangoza, e Ottone di Brunswick, incoronato con la stessa corona a Colonia. Il contrasto tra Ottone e Filippo offrì alla diplomazia papale l&#8217;occasione d&#8217;intervenire nelle cose di Germania. Con lo scopo di eliminare una volta per tutte il pericolo di un&#8217;unione tra la corona imperiale e quella siciliana, Innocenzo III appoggiò Ottone che, nel 1209, ottenne il titolo d&#8217;imperatore. L&#8217;appoggio del Papa fu pagato da Ottone di Brunswick con la cosiddetta Capitolazione di Neuss, con la quale s&#8217;impegnava a concedere al Papato tutte quelle terre sulle quali, nel secolo VIII, era nato lo stato Pontificio. Ottone si impegnava inoltre a rinunziare a quel minimo di ingerenza nelle elezioni vescovili; a riconoscere il vassallaggio che subordinava il regno di Sicilia alla Chiesa in conseguenza dell&#8217;antica investitura concessa dal Papa ai Vichinghi. Ma, dopo l&#8217;incoronazione, il neo-imperatore Ottone VI si comportò ben diversamente. Innocenzo III lo scomunicò si accostò ai nemici di Ottone IV, contrapponendo a costui il giovane di cui era stato tutore e che aveva appena compiuto i diciotto anni: Federico II. In cambio dell&#8217;appoggio papale il giovanissimo Svevo aveva dovuto promettere di non riunire la corona imperiale a quella siciliana, di cedere allo Stato pontificio alcuni territori della penisola. Lasciata la reggenza del regno di Sicilia alla moglie Costanza d&#8217;Aragona, Federico andò in Germania a Magonza il 9 dicembre 1212. Poi egli combattè l&#8217;avversario e alleati. La battaglia decisiva, che vide vittorioso Federico e lo insignì del supremo potere imperiale, fu combattuta a Bouvines il 27 luglio 1214. Si è già  spiegato come ogni sforzo del Papato avesse lo scopo di dividere le due corone. Federico, non rinunziando al regno di Sicilia, riacesse la lotte tra l&#8217;impero e i comuni: l&#8217;imperatore, nemico al Papato e ai Comuni, e il Pontefice alleato con questi. I Comuni, allarmati, avevano già  stretto a San Zenone, presso Mantova, un nuovo patto tra loro, che fu la seconda Lega Lombarda. La situazione si aggravò quando Federico affrontò decisamente quei Comuni che gli erano ostili. Un aiuto davvero inaspettato venne a Federico da un feudatario dell&#8217;Italia settentrionale Ezzelino III da Romano. Approfittando della confusione e delle lotte interne tra le fazioni, costui sottomise parecchie città  nel territorio di Treviso e Verona, gettando così le basi di una vasta Signoria. Il 27 novembre 1237 l&#8217;imperatore riportò a Cortenuova una decisiva vittoria sulla Lega. In Germania, affrontò e sedò una ribellione mossagli dal figlio Enrico; questi fu battuta e condotto prigiero in un casrtello della Puglia dove morì nel 1242. Federico dette in moglie ad Ezzelino la figlia Selvaggia ed elevò il figlio Enzo a Re di Sardegna. Nel 1239 il papa Gregorio IX lanciò una seconda scomunica contro Federico. Il Pontefice si mise anche alla testa di una coalizione antimperiale formata dai Comuni e dalle repubbliche marinare. Federico agì allora con incredibile audacia: nel 1241 fece assalire dai pisani, fedelissimi ghibellini, e dalla sua flotta siciliana quella genovese, che poetava i vescovi francesi al Concilio romano. A Gregorio IX succedette Innocenzo IV. Il Concilio, non essendosi potuto riunire a Roma, fu tenuto nel 1245 a Lione, in cui l&#8217;imperatore fu scomunicato per la terza volta. Successivamente, nel giro di pochi anni, sul capo dell&#8217;imperatore cadde ogni genere di disgrazie. Le truppe imperiali questa volta furono battute dai Comuni (1247). Il 13 dicembre 1250, colto da violenti febbri, Federico II morì nel suo castello di Fiorentino in Puglia. Da questo momento le storie d&#8217;Italia e di Germania si dividono e si complicano. Sembrò che Manfredi, figlio del defunto imperatore, potesse risollevare le sorti del Casato: egli, sulle orme dell&#8217;eredità  paterna, condusse un&#8217;abile politica antipapale e anticomunale. Nell&#8217;Italia settentrionale, Manfredi trovò un alleato per la sua guerra nel già  nominato Ezzelino da Romano. La sua condotta crudelissima alla fine provò la reazione delle forze guelfe, che nella battaglia di Cassano d&#8217;Adda nel 1259 lo vinsero e lo catturarono; Erzellino morì in prigione: essendosi strappato le bande e riaperto le ferite, si lasciò morire dissanguato. La rivincita ghibellina si ebbe in Toscana, presso Siena, nella battaglia di Montaperti.<br />
Dopo la morte di Federico II di Svevia (febbraio 1250) il pontefice Innocenzo IV, in forza del dominio che il Papato aveva sul Mezzogiorno per effetto del vassallaggio vichingo, decise di offrire la corona di Napoli al fratello di Luigi IX di Francia, Carlo d&#8217;Angiò, purchè rinunciasse al diritto di nomina e di giurisdizione sugli ecclesiastici e alla possibilità  di unire la corona di Napoli con quella imperiale, come invece era avvenuto con Federico II. Seguì la battaglia di Benevento nel 1266, in cui, nonostante una valorosa resistenza, Manfredi venne battuto e ucciso. Una settimana dopo la vittoria a Benevento su Manfredi, il 7 marzo 1266, l&#8217;angioino entrò trionfante in Napoli. Fu quella la prima volta in cui la città  ospitò una corte e assunse la dignità  di capitale: i nuovi sovrani si preoccuparono soprattutto del miglioramento della rete stradale e dell&#8217;abbellimento della città  (fontane e bagni pubblici). Carlo I pensava solo ai suoi interessi politici. Incrementò anche il legame con il re d&#8217;Ungheria Bela IV, unendo in matrimonio i figli Carlo e Isabella con quelli del sovrano ungherese, Maria e Ladislao.<br />
Morto Manfredi, rimaneva in Germania un ultimo rampollo della casa sveva, il figlio di Corrado IV, Corradino, che aveva circa quindici anni. Incitato dai ghibellini a riconquistare il regno di Sicilia, egli lasciò la sua terra. Carlo d&#8217;Anngiò lo affrontò e lo sconfisse nella battaglia di Tagliacozzo, in Abruzzo. Egli si rifugiò nel castello di Astura, sotto la protezione di un membro della famiglia feudataria di Frangipane. Ma quel nobile lo tradì e lo consegnò per denaro nelle mani dell&#8217;Angioino.<br />
Ma anche Carlo d&#8217;Angio&#8217; venne presto in contrasto con il pontefice per la sua ambizione e irritò con il suo malgoverno il popolo siciliano che si ribello&#8217; nei Vespri Siciliani.</p>
<p>Libro, European book Milano-Atlantica junior n.7 / Libro, European book Milano-Atlantica junior n.8 / Internet- La storia di Napoli</p>
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		<title>La Spagna tra il 1000 e il 1200</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:54:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Aragona: Intorno all&#8217;824 esisteva già una contea, avente il suo centro in Jaca e governata da Aznar, di origine basca, vassallo dei re franchi. Sancio I Ramà­rez (1063-1094), unì nel 1076 alla corona d&#8217;Aragona quella di Navarra, s&#8217;impadronì di Monzà³n (1089) e morì nel tentativo di togliere ai musulmani Huesca, conquistata poi dal figlio Pietro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Aragona</strong>: Intorno all&#8217;824 esisteva già  una contea, avente il suo centro in Jaca e governata da Aznar, di origine basca, vassallo dei re franchi. Sancio I Ramà­rez (1063-1094), unì nel 1076 alla corona d&#8217;Aragona quella di Navarra, s&#8217;impadronì di Monzà³n (1089) e morì nel tentativo di togliere ai musulmani Huesca, conquistata poi dal figlio Pietro I (1096). Sconfisse gli Almoravidi e dominò su tutta la regione, tentando anche (1134) di conquistare Valencia e l&#8217;Andalusia con un&#8217;ardita incursione nel territorio musulmano. Il suo successore e fratello, Ramiro II, perdette nuovamente la Navarra (1134) ma, fidanzando la figlia al conte di Barcellona Raimondo Berengario IV (1137), fece per quattro secoli dell&#8217;Aragona, unita alla Catalogna in una sorta di confederazione, una grande potenza mediterranea. I primi sovrani catalano-aragonesi volsero le loro mire verso la Francia: Alfonso II conquistò il Rossiglione (1172) e la Provenza e con il trattato di Cazola (1179) cedette alla Castiglia i propri diritti alla conquista della Murcia. Suo nipote, il famoso Giacomo I il Conquistatore (1213-1276), cedette a Luigi IX il Santo la Provenza e la Linguadoca, eccetto Montpellier, avanzando poi verso il sud e l&#8217;est; s&#8217;impadronì delle Baleari (1229-1235), conquistò Valencia (1238), e concluse poi le nozze di suo figlio Pietro con Costanza, figlia di Manfredi ed erede del regno di Sicilia usurpato da Carlo I d&#8217;Angiò. Pietro, divenuto re col nome di Pietro III (1276), sottomise il fratello Giacomo, re di Maiorca e conte del Rossiglione, e, dopo la rivolta dei Vespri (1282), si proclamò re di Sicilia. Giacomo II, sovrano saggio e valoroso, occupò la Sardegna (1323) e impose la sua sovranità  alla Corsica. Nel 1305 un esercito di avventurieri catalani e aragonesi, guidati da Ruggero de Flor, prestò il suo aiuto ad Andronico Paleologo imperatore di Bisanzio ma, quando Ruggero fu ucciso in seguito a una congiura, gli Spagnoli, voltisi contro l&#8217;antico alleato, crearono un ducato aragonese ad Atene. Molto presto le curtes signorili e imperiali si trasformarono in assemblee rappresentative delle diverse classi della popolazione; la loro importanza crebbe sempre più, ed esse finirono per controllare più o meno l&#8217;operato regio, e i loro membri per trattare il re come un loro pari; al punto che un deputato di Valencia potè permettersi di dire ad Alfonso V che egli era re &#8220;per loro scelta e al loro servizio&#8221;.</p>
<p><strong>Castiglia</strong>: Le origini della contea di Castiglia risalgono al IX sec. Verso il 1028, alla morte di Garcà­a II Sà¡nchez, figlio del conte Sancio I Garcès, la Castiglia fu annessa, in seguito al matrimonio di Sancio III il Grande con la sorella di Garcà­a II, al regno di Navarra. Sancio III la diede in appannaggio (1029) al figlio Ferdinando I, il quale, alla morte del padre (1035), prese il titolo di re. Ferdinando alcuni anni dopo annettè il regno di Leà³n, conquistato al cognato Bermudo III e comprendente, oltre al Leà³n propriamente detto, la Galizia e le Asturie (queste ultime già  occupate di fatto da Sancio il Grande). Ferdinando nel 1063-1064 conquistò le due province portoghesi a nord del Duero e scacciò di là  i musulmani. Verso il 1090, Alfonso VI diede in appannaggio la parte settentrionale del Portogallo a Enrico, secondogenito della famiglia ducale di Borgogna e marito di Teresa, sua figlia illegittima. Da questa unione nacque in seguito Alfonso I Henriques, primo re del Portogallo. In conclusione quest&#8217;ultimo territorio venne sottratto alla Castiglia. Alla morte di Alfonso VII (1157) i regni di Castiglia e di Leà³n furono separati e questa situazione si protrasse fino al 1230. La Reconquista, arrestata per un certo periodo a opera degli Almohadi, vincitori di Alfonso VIII di Castiglia nel 1195, continuò dopo la grande vittoria di Las Navas de Tolosa (1212), resa possibile dalla coalizione Castiglia-Navarra- Aragona, che venne appoggiata dalla crociata di Spagna. Alfonso IX e Ferdinando III ne raccolsero i frutti: il primo conquistò l&#8217;Estremadura spagnola (1230), il secondo l&#8217;Andalusia (1236-1248). Il figlio di Ferdinando III, il futuro Alfonso X, conquistò poi la provincia di Murcia e, di conseguenza, uno sbocco sul Mediterraneo (un trattato con l&#8217;Aragona, nel 1244, aveva fissato la frontiera aragonese al di qua della Murcia). Ma Alfonso X, se fu un illustre astronomo, fu tutt&#8217;altro che un buon sovrano: tra l&#8217;altro perse la Guienna, possesso della sua famiglia sin dalla morte di Alfonso VIII. Eletto imperatore durante il Grande interregno, vide incoronare invece Rodolfo d&#8217;Absburgo. In seguito finì per abdicare senza gloria di fronte alla ribellione e all&#8217;usurpazione del suo secondogenito Sancio IV.<br />
Galizia: Nel 914 la Galizia è unita al regno di Leòn, che nel 1037 è unito a quello di Castiglia. Il figlio di Ferdinando I, Garcia, ne fece un regno indipendente (1063), indipendenza che perse in occasione della sua annessione al regno stesso (1123).</p>
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		<title>Le crociate</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:53:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;intolleranza religiosa dei turchi Selgiuchidi, che, dopo aver strappato Gerusalemme e la Siria ai Fatimidi d&#8217;Egitto, annientarono nel 1071 l&#8217;esercito bizantino nella battaglia di Manzicerta, provocò l&#8217;interruzione dei rapporti tra l&#8217;Occidente cristiano e la Terrasanta. Nel 1095 l&#8217;imperatore di Bisanzio Alessio I Comneno invocò l&#8217;aiuto del pontefice Urbano II che nel novembre di quello stesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;intolleranza religiosa dei turchi Selgiuchidi, che, dopo aver strappato Gerusalemme e la Siria ai Fatimidi d&#8217;Egitto, annientarono nel 1071 l&#8217;esercito bizantino nella battaglia di Manzicerta, provocò l&#8217;interruzione dei rapporti tra l&#8217;Occidente cristiano e la Terrasanta. Nel 1095 l&#8217;imperatore di Bisanzio Alessio I Comneno invocò l&#8217;aiuto del pontefice Urbano II che nel novembre di quello stesso anno, al concilio di Clermont, chiamò signori e cavalieri a un pellegrinaggio armato inteso a liberare il Santo Sepolcro. Ad esse parteciparono: 1) i più grandi feudatari (re, duchi, conti, ecc.) che volevano ingrandire i propri possedimenti, aumentare le entrate e consolidare la propria influenza in Europa; 2) i piccoli feudatari (o cavalieri), che costituivano il nucleo principale delle forze crociate: infatti il beneficio vitalizio, che l&#8217;imperatore concedeva ai vassalli maggiori, trasformandosi in fondo ereditario, cioè passando in proprietà  dal padre al primogenito (maggiorasco), aveva determinato uno strato numeroso di cavalieri (cadetti) che non possedevano feudi e che finivano o coll&#8217;entrare nei monasteri facendo la carriera ecclesiastica o si davano alla ventura, nel tentativo di procurarsi dei territori, asservendo i contadini ivi residenti; 3) i mercanti più ricchi di molte città  (Venezia, Genova e Pisa soprattutto), che cercavano d&#8217;invadere i mercati del vicino Oriente; 4) la chiesa cattolica, che era la più grande proprietaria feudale, aveva come scopo quello di sottomettere la chiesa ortodossa, estendendo la propria giurisdizione nell&#8217;Europa orientale; 5) infine ingenti masse proletarie e affamate che cercavano di affrancarsi dalla servitù della gleba e dalla miseria.<br />
La <strong>I crociata</strong> (1096) fu detta dei pezzenti perchè composta da gente molto povera o contadina, proveniente soprattutto da Francia, Germania e Italia, che pensava di trovare in Oriente la liberazione dall&#8217;oppressione dei feudatari e nuove terre in cui insediarsi. Vi erano anche donne e bambini. Essi erano disarmati, non avevano nè provviste nè denaro e lungo la via verso Costantinopoli si dedicavano al furto e all&#8217;elemosina, compiendo anche violenze a danno degli ebrei. Naturalmente la popolazione (ungari e magiari) dei paesi attraversati da questi crociati cercò di combatterli con ogni mezzo. Furono quasi tutti sterminati nel primo scontro con i turchi.<br />
La prima vera crociata (sempre del &#8217;96) fu composta da cavalieri ben armati ed equipaggiati. Gli eserciti feudali, forti di 250 mila uomini, si riunirono a Costantinopoli e, insieme alle truppe bizantine di Alessio I Comneno, espugnarono Nicea nel 1097. Ma presto l&#8217;accordo si ruppe perchè i crociati non avevano intenzione di mantenere gli impegni presi e di restituire a Bisanzio i territori riconquistati ai turchi. Dopo la vittoria cristiana di Dorileo, conseguita nello stesso anno, un contingente guidato da Baldovino di Fiandra si staccò dalla spedizione per recarsi in soccorso delle popolazioni cristiane dell&#8217;Armenia, conquistando la città  di Edessa, alle soglie della Mesopotamia, di cui lo stesso Baldovino assunse il governo col titolo di conte; il grosso delle truppe assediò e prese la grande città  siriana di Antiochia (1098), che fu data in feudo a Boemondo di Taranto, principe di quella dinastia normanna che i Comneni consideravano il maggiore dei loro nemici. Per questa ragione -e anche per le divergenze religiose derivanti dallo scisma d&#8217;Oriente- bizantini e crociati ruppero i rapporti. I cavalieri europei continuarono da soli la marcia verso Gerusalemme, che raggiunsero dopo tre anni di combattimenti, ormai decimati dalle perdite in battaglia e dalle epidemie. La città  nel frattempo era stata tolta di nuovo ai turchi dai principi arabi dell&#8217;Egitto (i Fatimidi), contro i quali si scatenarono i crociati; la città  fu espugnata nel luglio del 1099 e la popolazione massacrata spietatamente. L&#8217;intera Terrasanta era nelle mani degli occidentali.<br />
Sui territori conquistati con la prima spedizione i crociati importarono le istituzioni della loro patria e crearono una quantità  di piccoli stati feudali, legati da tenui fili di sudditanza al regno di Gerusalemme che fu attribuito prima a Goffredo di Buglione (ca. 1061-1100) col titolo di difensore del Santo Sepolcro, poi, col titolo di re, al fratello Baldovino (1058-1118). In Siria furono creati il principato di Antiochia, la contea di Edessa, la contea di Tripoli. Si trattava tuttavia di una costruzione politica molto fragile: i territori erano molto ristretti, formati da una striscia di terra fra mare e deserto, e per di più esposti alle offensive musulmane; i difensori erano molto pochi e il loro numero diminuì con il ritorno dei crociati in Occidente dopo la fine della spedizione. I bizantini non erano più in grado di garantire nè soldati nè rifornimenti, a cui però provvidero le città  marinare italiane alle quali in cambio fu consentito di fondare colonie nei maggiori porti e città  del Levante. Le successive crociate, fortemente volute dal papato, furono tutte deludenti e in certi casi mancarono addirittura l&#8217;obiettivo. La <strong>II Crociata</strong> (1147-48), predicata da san Bernardo di Chiaravalle e guidata da Corrado III di Svevia e da Luigi VII di Francia, tentò senza successo di porre l&#8217;assedio a Damasco; intanto Edessa era già  stata riconquistata dai musulmani nel 1144. Una trentina di anni più tardi l&#8217;Egitto e gran parte della Siria si unificarono sotto la guida del sultano Saladino che conquistò quasi tutta la Palestina e Gerusalemme (1187). Ai cristiani rimasero solo le città  di San Giovanni d&#8217;Acri e di Tiro (quel che rimaneva del regno di Gerusalemme) e, più a nord, Antiochia e Tripoli.<br />
Papa Gregorio VIII bandì allora la <strong>III crociata</strong> (1190-92) cui aderirono i maggiori potenti dell&#8217;epoca: Federico I Barbarossa, Filippo Augusto re di Francia, Riccardo Cuor di Leone re d&#8217;Inghilterra, Guglielmo II re di Sicilia. L&#8217;imperatore Federico I annegò nel superare un fiume dell&#8217;Asia Minore; Filippo II e Riccardo ottennero la vittoria di San Giovanni Acri (1191) ma, divisi fra loro da discordie, non furono in grado di riconquistare Gerusalemme, che rimase ai musulmani con quasi tutta la Palestina.<br />
La <strong>IV Crociata</strong> (1202-04) voluta da papa Innocenzo III fu guidata da Baldovino di Fiandra e Bonifacio del Monferrato. I veneziani, che finanziarono la spedizione, dirottarono i crociati alla conquista di Costantinopoli.<br />
La <strong>V crociata</strong> (1217-21) si combattè in Palestina e in Egitto sotto il comando del duca Alessandro d&#8217;Austria. Non ebbe alcun risultato pratico, ma grazie alla diplomazia di Federico II i luoghi santi furono resi accessibili ai pellegrini.<br />
Senza alcun esito fu anche la <strong>VI crociata</strong> (1248-54) voluta dal re di Francia Luigi IX il Santo e diretta contro l&#8217;Egitto.<br />
Anche la <strong>VII crociata</strong> (1270) venne guidata da Luigi IX; fu rivolta contro Tunisi, dove lo stesso re morì di peste.<br />
Per difendere i territori in mano ai cristiani e i pellegrini che giungevano in Terrasanta furono utilizzate, accanto alla tradizionale cavalleria feudale, le molte confraternite laiche di ospedalieri che si adoperavano per l&#8217;assistenza ai pellegrini che arrivavano ammalati in Terrasanta, distrutti dal lungo e faticoso viaggio. Nel 1118 il cavaliere francese Ugo di Payns pensò per primo di organizzare militarmente i propri ospedalieri, e poichè la loro sede era un edificio che sorgeva sul luogo dell&#8217;antico Tempio di Salomone, essi furono chiamati Templari o Cavalieri del Tempio. Il grande propagandista delle crociate, Bernardo di Chiaravalle, che era anche una delle maggiori autorità  religiose dell&#8217;epoca, vide subito la possibilità  di inserire quest&#8217;organizzazione nelle istituzioni ecclesiastiche, fare cioè di quei cavalieri anche dei monaci: nacque così il primo ordine monastico-cavalleresco per il quale lo stesso Bernardo dettò, nel 1128, la regola. I Templari si votavano a difendere la fede con la spada, giuravano obbedienza, rinunciavano al lusso, praticavano la castità .<br />
A Costantinopoli i crociati erano considerati utili alleati contro i turchi, ma anche temibili e incomodi ospiti. I musulmani li disprezzavano perchè i crociati facevano spavaldamente tutto quello che il Corano proibiva: bevevano molto, giocavano d&#8217;azzardo, mangiavano carne impura di maiale e, oltre al loro Dio, pregavano i santi (&#8220;Non vi è altro Dio che Allah&#8221; diceva il Corano). Inoltre non li capivano. I franchi facevano un gran parlare di cavalleria, di vedove e di orfani da proteggere, ma poi si accanivano crudelmente contro le popolazioni civili, distruggevano ciò che conquistavano -anche con fatica- invece di conservarlo per trarne vantaggio, davano importanza alle virtù guerriere, ma non si curavano di quelle intellettuali: erano analfabeti, superstiziosi, non sapevano nè di scienza nè di arte, avevano costituito le confraternite degli ospedalieri ma le loro conoscenze di medicina erano molto rozze.<br />
Intanto c&#8217;è chi le ripropone migliaia di chilometri lontano. Fra il 1202 e il 1237 i membri dell&#8217;Ordine dei cavalieri Portaspada, partendo dalla base di Riga, sul baltico, fondano città  e vescovati tedeschi in Curlandia, Livonia e Semegallia, mentre a partire dal 1230 i Cavalieri Teutonici impongono con la Croce e la spada il cattolicesimo romano alle popolazioni slave della Prussia.<br />
La volontà  di Innocenzo III di riaffermare la piena autorità  del pontefice non era una rivolta solo all&#8217;esterno della chiesa: si trattava anche di combattere l&#8217;eresie. Per combattere le eresie la chiesa organizzò un sistema repressivo che trovò il suo strumento principale nel tribunale dell&#8217;inquisizione, fondato nel 1231. Nel 1216 nacque l&#8217;ordine domenicano, fondato da Domenico di Guzman (1170-1228); l&#8217;ordine francescano, fondato da Francesco d&#8217;Assisi (1182-1228), essi si proponevano il comune obiettivo di combattere l&#8217;eresia con le sue stesse armi, la predicazione e l&#8217;esempio della povertà .</p>
<p>CD, ACTA- Mille anni di storia (Il medioevo) / Internet- Compendi di Storia </p>
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		<title>I Toltèchi</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:49:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I Toltèchi sono un&#8217;antica popolazione del Messico che invase, provenendo dal Nord, le regioni centrali e meridionali dell&#8217;altopiano. Organizzati in clan militari, i toltechi si sovrapposero, a partire dalla fine dell&#8217; VIII sec., alle altre genti di stirpe nahua delle quali assimilarono la cultura (cultura di Teotihuacà¡n); ben presto, sotto il governo tolteco (secc. IX [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I Toltèchi sono un&#8217;antica popolazione del Messico che invase, provenendo dal Nord, le regioni centrali e meridionali dell&#8217;altopiano. Organizzati in clan militari, i toltechi si sovrapposero, a partire dalla fine dell&#8217; VIII sec., alle altre genti di stirpe nahua delle quali assimilarono la cultura (cultura di Teotihuacà¡n); ben presto, sotto il governo tolteco (secc. IX &#8211; X, prima dinastia tolteca) l&#8217;antico centro di Tula divenne il massimo centro culturale e religioso del paese; il culto di Quetzalcoatl fu diffuso fino all&#8217;area zapoteca. Verso la fine del X sec. a Tula s&#8217;instaurò una nuova dinastia (seconda dinastia tolteca): gli oppositori migrarono in territorio maya e nello Yucatà¡n diedero origine a clan aristocratici tolteco-maya, introducendo quelle nuove usanze (culto di Kukulkan, sacrifici cruenti, ecc.) che caratterizzarono il secondo Impero maya. A Tula vennero introdotti un culto più sanguinario, quello di Tezcatlipoca, e l&#8217;usanza, ripresa dagli Aztechi, di condurre razzie d&#8217;uomini per i sacrifici cruenti. La seconda dinastia tolteca durò fino al 1168, quando Tula fu presa e saccheggiata dai Chichimechi che tolsero ai Toltechi l&#8217;egemonia sul Messico centrale. Una parte si fermò nel lontano Yucatòn, dove si fuse con i Maya, dandovita a una nuova cultura, mentre il resto si stabilì nel Salvador e nel Nicaragua. Eredi della cultura di Teotihuacà¡n, dinamici e bellicosi, i Toltechi fondarono varie città &#8211; Stato, ciascuna gelosa della propria autonomia, pur riconoscendo in Tula la capitale culturale; dai Maya acquisirono le nozioni astronomiche (calendario, datazioni, ecc.) e forse la scrittura. Tipiche della loro cultura sono le grandi costruzioni: templi, piramidi, campi da gioco; notevole la statuaria, in prevalenza zoomorfa, raffigurante il proprio pantheon (giaguari, serpenti piumati); meno importante la loro produzione ceramica, sempre ispirata a soggetti zoomorfi.</p>
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		<title>Le Repubbliche Marinare</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:48:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mentre in tutta Italia trionfava il feudalesimo e la sua economia chiusa, alcune città marinare italiane avevano continuato -seppure in misura ridotta- a trafficare con l&#8217;Oriente. Le città marinare italiane e in particolar modo Amalfi, Venezia, Genova e Pisa apparvero a tutta l&#8217;Europa come il tramite più efficiente tra l&#8217;entroterra continentale e il Mediterraneo arabo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre in tutta Italia trionfava il feudalesimo e la sua economia chiusa, alcune città  marinare italiane avevano continuato -seppure in misura ridotta- a trafficare con l&#8217;Oriente. Le città  marinare italiane e in particolar modo Amalfi, Venezia, Genova e Pisa apparvero a tutta l&#8217;Europa come il tramite più efficiente tra l&#8217;entroterra continentale e il Mediterraneo arabo e bizantino.<br />
Traendo la sua libertà  e la sua prosperità  dalla navigazione e dai traffici, Amalfi si affermò come repubblica indipendente nell&#8217;XI secolo: era retta da un duca indipendente, eletto dal parlamento generale dei suoi cittadini. Le sue flotte percorrevano tutto il bacino del Mediterraneo e i suoi trafficanti frequentavano in gran numero Costantinopoli, la Spagna, la Siria, la Sicilia, l&#8217;Africa settentrionale costituendovi non di rado colonie commerciali. Grandi navigatori e operosi commercianti, gli amalfitani hanno lasciato una traccia notevole nella storia della civiltà  mediterranea con le famose Tavole amalfitane. Le Tavole raccolgono una serie di leggi e di consuetudini destinate a regolare la navigazione. Agli amalfitani si deve anche l&#8217;introduzione in Occidente della bussola (strumento dei cinesi già  in uso presso gli arabi), anche se la leggenda ne ha attribuito l&#8217;invenzione all&#8217;amalfitano Flavio Gioia. Le flotte di Amalfi parteciparono alla prima crociata traendone grandi vantaggi e fondando addirittura un ordine monastico-cavalleresco, fino a quando la repubblica cadde sotto il dominio degli Altavilla. La città  fu distrutta nel 1135.<br />
Anche Venezia aveva progressivamente sviluppato la propria indipendenza dall&#8217;originario dominio bizantino, la cui debolezza le aveva consentito di imporsi come entità  politica autonoma. Nel 1000 Venezia sbaragliò i pirati illirici e ottenne il dominio sulla costa della Dalmazia (Zara): il doge (duca) Pietro Orseolo II assunse nel 1004 il titolo di dux Veneticorum atque Dalmatorum e consacrò la supremazia di Venezia sull&#8217;Adriatico con la simbolica cerimonia dello &#8220;sposalizio del mare&#8221;. In cambio dell&#8217;aiuto contro i normanni, nel 1082 Bisanzio concesse alle navi della repubblica la libertà  di traffico in tutti i porti dell&#8217;impero e investì il doge della sovranità  sulla Dalmazia meridionale (Spalato, Ragusa). Il doge che governava la repubblica era eletto dai maggiorenti delle famiglie veneziane più nobili e facoltose. Dopo un periodo di aspre lotte tra nobili per il titolo ducale, si instaurò un governo oligarchico con un Consiglio dei Savi, formato dai rappresentanti delle maggiori casate.<br />
Più lento fu lo sviluppo di Genova e di Pisa, le repubbliche marinare dell&#8217;alto Tirreno, la cui potenza cominciò a svilupparsi dopo il Mille. Genova era passata dalla dominazione bizantina a quella longobarda (650) e poi, in epoca carolingia, era stata feudo degli Obertenghi da cui si era affrancata. Le famiglie più importanti si erano costituite in associazioni commerciali (le Compagne), che assorbirono gradualmente il potere politico. Pisa, sottoposta al vescovo-conte, aveva goduto di privilegi e franchigie e progressivamente si era staccata dai legami feudali per formare un governo autonomo cittadino. Fu governata dapprima da dodici consoli eletti dal popolo, poi il potere passò gradatamente a un&#8217;oligarchia retta da un podestà . Genovesi e pisani si unirono nel 1016 per strappare ai musulmani la Corsica e la Sardegna, e combatterono ancora insieme nel 1034 contro i saraceni di Bona sulla costa algerina. Nel 1072 i pisani, alleati ai normanni, entrarono vittoriosamente nel porto di Palermo, ancora nelle mani degli arabi, sbaragliarono la flotta avversaria e portarono via trionfalmente le spoglie del nemico, di cui si servirono per dare inizio alla mirabile cattedrale di Pisa che dal 1083 incominciò a sorgere, testimone della grandezza e della potenza della città . Presenti alla I crociata, i pisani nel 1116 conquistarono anche le Baleari.</p>
<p>CD, ACTA-Mille anni di storia (medioevo) </p>
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		<title>I Khmer</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:47:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel XI secolo i khmer divengono attuano un espansione territoriale. Gli Khmer sono Tibetani mescolati ad Hindù che poi cambiano nome in Kambuja (da cui Cambogia), formano in Laos un regno centralizzato con capitale Chenla, poi un vasto impero feudale con capitale Ankgor. Gli Khmer si espandono in Bengala e Malacca, sono respinti dai Birmani, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel XI secolo i khmer divengono attuano un espansione territoriale.<br />
Gli Khmer sono Tibetani mescolati ad Hindù che poi cambiano nome in Kambuja (da cui Cambogia), formano in Laos un regno centralizzato con capitale Chenla, poi un vasto impero feudale con capitale Ankgor. Gli Khmer si espandono in Bengala e Malacca, sono respinti dai Birmani, annettono il regno Champra (in Vietnam), sottomettono a sud i Thai, ma le rivolte dei Thai (che saccheggiano Ankgor) e dei Cham favoriscono l&#8217;invasione dei Cinesi T&#8217;Ang mentre più tardi i Mongoli si limitano a chiedere un tributo. Sono governati da un sovrano divino chiamato chakravartin (dominatore universale) e si suddividono nelle seguenti classi:<br />
hotar: sacerdoti bramani che affiancano il re nel governo. Presiedono il consiglio incaricato di determinare la successione al trono;<br />
kshatriya: casta guerriera;<br />
plebei: manodopera per i lavori idraulici nelle ricche risaie delle vaste paludi del fiume Mekong; schiavi: comprendono debitori insolventi, prigionieri di guerra o ribelli, lavorano al servizio delle caste superiori e come portatori nell&#8217;esercito; montanari: Selvaggi con funzioni di ausiliari, combattono con dardi avvelenati.</p>
<p>Internet- Storia militare della Cina</p>
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		<title>La popolazione vichinga e i Normanni</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:46:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il nome di Normanni (Uomini del Nord), venne nome dato, in età carolingia (IX sec.), alle bande di pirati provenienti dalla coste della Scandinavia prima conosciuti con il nome di Vichinghi (forse guerrieri). Gli abitanti della regione scandinava, sicuramente progrediti dal punto di vista tecnico, conservarono all&#8217;inizio della loro espansione, gli usi e costumi barbarici. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nome di Normanni (Uomini del Nord), venne nome dato, in età  carolingia (IX sec.), alle bande di pirati provenienti dalla coste della Scandinavia prima conosciuti con il nome di Vichinghi (forse guerrieri). Gli abitanti della regione scandinava, sicuramente progrediti dal punto di vista tecnico, conservarono all&#8217;inizio della loro espansione, gli usi e costumi barbarici. I normanni si sparsero in cerca di terre da colonizzare o anche di acque più pescose, successivamente si diffusero come mercanti (di pelli, di armi, anche di schiavi) e come soldati mercenari; in ogni modo, non si lasciarono mai sfuggire l&#8217;occasione di compiere operazioni piratesche, di saccheggio, e talora d&#8217;insediamento territoriale. Le prime notizie storiche riguardanti questo popolo risalgono al III secolo, quando i vichinghi iniziarono ad avere contatti regolari con l&#8217;impero romano d&#8217;Oriente. Per secoli Bisanzio divenne una meta obbligata dei loro viaggi commerciali.<br />
Percorrendo l&#8217;Atlantico, i guerrieri e navigatori norvegesi sbarcarono nella Terra di ghiaccio (874) l&#8217;Islanda, e ne promossero l&#8217;insediamento civile, in contrasto col regno del norvegese Aroldo I Hà¥rfager, costituendo uno stato autonomo. Pare che col tempo confluirono in Islanda 20.000 emigrati, tra i quali molti schiavi irlandesi.<br />
In Francia, i Normanni cominciarono a operare su larga scala già  nella prima metà  del IX sec. I normanni si lanciarono all&#8217;attacco di Parigi (885). Per arrestare la loro espansione in Francia, i re iniziarono la concessione di terre in feudo, così Carlo III il Semplice diede a Rollone, la Frisia tra l&#8217;Epte e il mare (911). Col titolo di Duca, e convertitosi al cristianesimo (Roberto) allargò poi i suoi domini fino alla Bretagna, gettando le basi del futuro ducato di Normandia. Nel paese affluirono numerosi coloni provenienti dalla Scandinavia, che contribuirono a dargli una forte caratterizzazione etnica. I discendenti dei Vichinghi, ormai francofoni e cristiani, organizzati in un sistema feudale conservarono il loro tradizionale spirito di avventura. Avversati da lonte interne, spesso appoggiate dai re di Francia, i figli cadetti ed altri avventurosi, tentarono fortuna altrove.<br />
L&#8217;Irlanda fu attaccata nel 795, e rapidamente conquistata divenne la base dei traffici tra la Scandinavia e l&#8217;Inghilterra. La povera Irlanda dovette sopportare razzie, esecuzioni sommarie e vera e propria schiavitù per oltre duecento anni, durante i quali si alternarono 12 re. Per il suo possesso fu contesa ai Norvegesi, dai Danesi e dai principi locali, e fu uno di questi, il leggendario Brian Boru di Munster, che, li sconfisse sul campo di battaglia di Clontarf (1014), riducendoli al possesso dei soli porti più importanti, dove la loro attività  si limitò alla pesca e al commercio. Ma l&#8217;Irlanda, dilaniata dalle lotte fra clan e priva di un forte potere centrale, cadde in mano normanna nella seconda metà  del XII secolo.<br />
Swein, il re danese che dal 1013 sedeva anche sul trono d&#8217;Inghilterra, era inoltre nominalmente signore della Norvegia, nazione unita alla corona danese da suo padre Aroldo II Dente Azzurro (che fu deposto da Swein nel 988). Un impero scandinavo che tuttavia Swein non riuscì neppure provare a governare perchè morì nel febbraio del 1014. Gli succedete il figlio Aroldo, ma in Inghilterra l&#8217;esercito acclamò come proprio re il figlio minore di Aroldo, Canuto (Cnut). Attaccato dal re sassone esiliato Etelredo, che era rientrato in patria, Canuto si ritirò rapidamente in Danimarca ma riapparve subito con forze maggiori per muovere verso Londra. A riceverlo non trovò più Etelredo, morto in quei mesi, ma suo figlio Edmondo Fianco di Ferro, proclamato re. Canuto lo sconfisse definitivamente nel 1016 ad Ashingdon lasciandogli solo il Wessex, e quando poco dopo Edmondo morì il danese divenne re di tutta l&#8217;Inghilterra. Nasceva così l&#8217;Impero marittimo del Nord costituito da Inghilterra, Danimarca e Norvegia. Tra il 1020 e il 1030 Canuto fu sempre più largamente coinvolto in problemi danesi e per assicurare il funzionamento del governo inglese divise il regno in quattro parti, assegnate ad altrettanti conti: Northumbia, Anglia orientale, Mercia e Wessex. Alla sua morte l&#8217;impero (1035) da lui costruito fu diviso tra i figli Swein (Norvegia), Aroldo (Inghilterra), Harthacnut (Danimarca). La figlia Gunhild sposò il futuro imperatore Enrico III.<br />
L&#8217;Inghilterra fu conquistata di nuovo da un principe normanno proveniente dalla Francia. La vittoriosa battaglia di Hastings (1066) celebrata dai celebri arazzi di Bayeux, diede a Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia, il possesso del regno d&#8217;Inghilterra.<br />
Nei primi decenni del secolo XI i Vichinghi si spinsero sino all&#8217;Italia meridionale. Al momento dell&#8217;arrivo dei Vichinghi, il meridiona d&#8217;Italia era diviso in una serie di piccoli stati tra i quali erano particolarmente importanti le repubbliche marinare di Amalfi, Gaeta e Napoli, mentre la Sicilia era ancora controllata dagli arabi. La data della prima comparsa in Italia dei Vichinghi è, secondo la tradizione, indicata nel 1006, ma è probabile che essa sia precedente di qualche anno. Iniziati i primi insediamenti stabili nella zona di Anversa, nel 1042, gli appartenenti della famiglia di origine francese degli Altavilla occuparono Melfi e vi fondarono una contea. Successivamente gli Altavilla, scacciandovi i Bizantini, occuparono la Puglia e la Calabria. Nel 1059 il Papato venne costretto ad addivenire ad un accordo secondo il quale i Vichinghi si trasformavano in protettori del Papa, ricevendone in cambio l&#8217;assenzo per una politica espansionistica. Nel 1090 Ruggero di Sicilia d&#8217;impadronisce di Malta. Nel 1111 morte di Ruggero I e reggenza di Adelaide Del Vasto. Nel 1112 inizio del governo personale di Ruggero II. Nel 1112 il duca Guglielmo di Puglia lascia a Ruggero II Calabria e Sicilia. Nel 1124 Ruggero II penetra in Basilicata. Nel 1127 morte senza eredi del duca Guglielmo di Puglia, lasciata a Ruggero II. Nel 1146 conquista di tripoli. Nel 1148 conquista della Media. Nel 1155 morte di Ruggero II e nascita di Cistanza d&#8217;Altavilla.<br />
Oggi sappiamo che i vichinghi raggiunsero le coste dell&#8217;America circa mezzo millennio prima di Cristoforo Colombo. Ma la maggior parte degli studiosi ritiene che questa non fu niente più che una breve visita da parte dei navigatori nordici, che al seguito di Erik il Rosso si erano stabiliti in Groenlandia, la terra verde. Fu il figlio di Erik, Leif Erikson, a giungere sulle coste dell&#8217;America. Il clima del nuovo continente si rivelò ottimo per la crescita delle viti, da cui il nome di Vinland. I ricercatori ritengono, tuttavia, che la pressione delle popolazioni indigene spinse i vichinghi a rinunciare a queste terre ancora più verdi e boschive e tornare presto in Groenlandia. Oggi Thor Heyerdahl, l&#8217;antropologo norvegese famoso per la spedizione del Kon Tiki, e Per Lilliestrom, un esperto di carte geografiche raccontano un&#8217;altra storia.<br />
Secondo le loro ricerche, Leif Erikson e i suoi compagni si spinsero fino a quella che è oggi l&#8217;area di New York e lì si stabilirono. Heyerdahl ritiene che i coloni si stabilirono nelle nuove terre, vivendo in modo primitivo e sposando le donne indiane. Questi vichinghi si sarebbero dispersi nella popolazione indiana, lasciando come unica testimonianza tratti somatici inconfondibili, come occhi blu e carnagione chiara. Lilliestrom osserva che la popolazione sarebbe ulteriormente aumentata intorno al 1110, quando circa diecimila norvegesi che tornavano dal medio oriente, attraversando lo stretto di Gibilterra, avrebbero deviato dalla propria rotta e si sarebbero spinti a ovest, raggiungendo Vinland e i suoi abitanti. Malgrado le prove accumulate a sostegno della loro ipotesi, il libro, non ancora pubblicato, ha già  sollevato aspre critiche nel mondo accademico.</p>
<p>CD,ACTA- mille anni di storia (medioevo) / Libro, European book Milano- Atlantica Junior n.7 / Internet- Vichinghi residenti in America /Internet- www.sturpormundi.it / Internet- www.storiaonline.org</p>
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