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	<title>Appunti di storia e filosofia &#187; 1200-1300</title>
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	<description>Raccolta di riassunti e dispense su storia e filosofia.</description>
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		<title>Marco Polo e i Mongoli</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:04:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La paura delle tribù che vivevano nella zona dell&#8217;Asia centrale creavano una barriera tra i popoli d&#8217;Oriente e d&#8217;Occidente. Allora nel XIII secolo dalla Mongolia giunse un conquistatore, il creatore di un impero che abbatte questa barriera tra l&#8217;Europa e l&#8217;Asia: Gengis Kan. Un giovane e temutissimo capo mongolo, di nome Temucin, fu colui che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La paura delle tribù che vivevano nella zona dell&#8217;Asia centrale creavano una barriera tra i popoli d&#8217;Oriente e d&#8217;Occidente. Allora nel XIII secolo dalla Mongolia giunse un conquistatore, il creatore di un impero che abbatte questa barriera tra l&#8217;Europa e l&#8217;Asia: Gengis Kan. Un giovane e temutissimo capo mongolo, di nome Temucin, fu colui che nell&#8217;anno 1196 ebbe l&#8217;idea di sbarazzarsi di tutti gli altri capi e di unificare i diversi clan del suo popolo in uno solo grande organo politico. Questo semplice pastore anafalbeta giunto alla testa del suo popolo all&#8217;età  di trent&#8217;anni, fu il pimo che distribuì la poplazione nomade del deserto del Gobi in gruppi socializzati modernamente. Nel 1205 i Mongoli si volsero dapprima contro la Cina. Battendosi per dieci anni, essi riuscirono a conquistare buona parte del suo territorio. Dopodichè, passarono ad attaccare l&#8217;uno dopo l&#8217;altro gli Stati dei Turchi, dei Persiani, la Russia meridionale e l&#8217;Afghanistan. Stavano già  protendosi verso l&#8217;Europa, quando il loro prestigioso capo venne improvvisamente a morte, nel 1227. Il figlio che riuscì a diventare Gran Khan fu Ogudai.<br />
Ogudai passo a invadere la Russia centrale, nel 1236 i soli stati russi che riuscì a mantenere una certa indipendenza nei confronti dei mongoli fu Pskov e Navgorod; sempre nel 1236 si impadroniva della Bulgaria (regione del Kama). Nel 1241, i Mongoli si scontrarono coi Tedeschi a Liehnitz,e li sbaragliarono, invadendo la Slesia e travolgendo sul fiume Sajo gli Ungheresi. Per la seconda volta la morte fulminò il Gran Khan Ogudai. Mongka fu il successore di Ogudai.<br />
Dopo la conquista mongola venne la pace mongola: Gengis Kan e i suoi eredi portarono la legge e l&#8217;ordine in tutta l&#8217;Asia centrale. Crearono una rete di strade che collegavano l&#8217;Oriente all&#8217;Occidente, i mercanti poterono quindi viaggiare liberamente tra l&#8217;Asia e l&#8217;Europa e con loro l&#8217;idee. A distanza di un giorno di viaggio costruirono le stazioni postali. Le stazioni postali fornivano anche cibo e riparo al viaggiatore lungo le strade della Mongolia. Le truppe mongole riuscirono a conquistare in poco tempo Aleppo, Damasco e Baghdad, spingendosi verso il Nordafrica e l&#8217;Egitto. Per la prima volta incontrarono un avversario capace di respingerli: i Malmecchi, che nel 1260 riuscirono a sconfiggere gli invasori.<br />
Nel 1277, un giovane mercante veneziano, di nome Marco Polo, incotrò appunto questo Gran Khan, e ne ricevete fiducia e persino delicati incarichi politici, stabilendo la prima relazione commerciale fra l&#8217;Europa e la Cina. Le straordinarie avventure di Marco Polo sono raccolte nel libro intitolato Il Mlione. Marco vive l&#8217;infazia e l&#8217;adolescenza senza conoscere il padre (Niccolo Polo). Niccolo e suo fratello Matteo sono mecanti veneziani partiti per l&#8217;oriente e da anni non se ne hanno più notizie. Quando ritornano lui a sedici anni. A causa di una deviazione furtuosa verso est per evitare una guerra sono arrivati sino in Cina. Forse non sono i primi occidentali ad essersi spinti fino a quelle terre lontane, ma sono sicuramente i primi ad essere riusciti a ritornare per raccontarlo. Ma c&#8217;è qualcosa di più: sono partiti mercanti, ma sono rirtonati ambasciatori del Grande Khan, presso il Doge di Venezia. E&#8217; molto possibile convincere il senato della repubblica sull&#8217;opportunità  di instaurare rapporti diplomatici e commerciali con un impero tanto lontano da sembrare irrangiungibile. Anche la carta moneta, abitualemente in uso in Cina non viene compresa da chi è abiutuato a trattare solo in oro e in cose solide e tangibili. Con l&#8217;appoggio del Doge nel 1271 i fratelli Polo possono finalmente ripartire. Oltre ai regali preziosi portano con sè, non i cento saggi nominati dal papa che aveva chiesto il Gran Khan, ma solo due frati, che alle prime difficoltà  torneranno indietro. Ma soprattutto questa volta portano con sè il giovane Marco, che ha ancora tutto da imparare. Dopo trenta mesi di odissea arrivano nella capitale Kambalik, in Cina. E&#8217; nuovissima, la prima città  stanziale dei mongoli, popolo nomade per eccelenza. Nei suoi racconto differisce anche dei suoi rapoorti amichevoli con la famiglia imperiale degli incarichi di fiducia ricevuti dal Gran Khan. Raccontò la sotira dei suoi viaggi in un libro. La possibilità  di scriverlo la ebbe innaspetatamente quando fu fatto prigionieri in una guerra commerciale locale.<br />
Le campagne di conquiste si arrestarono. Alcuni territori dell&#8217;impero, come la Persia, l&#8217;Irak e l&#8217;Afghanistan, accentuarono la loro autonomia fino a diventare indipendenti. Nel 1368, il popolo cinese, si solleva contro la dominazione mongola guidata da Zhu Yuanzhang (Hongwu), fondatore della dinastia Ming.<br />
Verso la metà  del XIV secolo i Mongoli tornarono alle antiche gesti gierriere: questa volta avevano avevano un nuovo grande capo, Timur lo Zoppo. Egli aveva tre obiettivi: riconquista della Cina, invasione dell&#8217;India e invasione della Turchia. Per oltre trent&#8217;anni le orde di Timur seguitarono a guerreggiare. L&#8217;India viene invasa come l&#8217;Anatolia nel 1402. La morte del loro capo, nel 1405 segno l&#8217;inizio del declino del suo potente impero.</p>
<p>Libro, European book Milano-Atlantica junior n.7 / Libro, European book Milano-Atlantica junior n.8 / Documentario della RAI- Ulisse / Documentario di Mediaste- Millenium </p>
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		<title>Lo Stato Moderno</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 06:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si può far risalire la fondazione di Tenochtitlan- Messico (civiltà azteca), con una certa precisione, al 1324. La loro civiltà si sviluppò nel Messico centrale fino a creare, grazie alle conquiste militari, un impero vastissimo che comprendeva tutto il Messico meridionale e confinava in pratica con i territori dei maya, l&#8217;altra grande civiltà della regione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si può far risalire la fondazione di Tenochtitlan- Messico (civiltà  azteca), con una certa precisione, al 1324. La loro civiltà  si sviluppò nel Messico centrale fino a creare, grazie alle conquiste militari, un impero vastissimo che comprendeva tutto il Messico meridionale e confinava in pratica con i territori dei maya, l&#8217;altra grande civiltà  della regione mesoamericana. Indubbiamente gli aztechi non furono gli originali creatori di una grande cultura, ma gli eredi dei risultati conseguiti dai popoli che li avevano preceduti. Non si sa di preciso da dove arrivassero, ma le loro tradizioni affermavano che erano venuti dal nord, ovvero dal sud degli attuali Stati Uniti. Rispetto alle popolazioni già  insediate nella valle, gli aztechi erano decisamente arretrati; una sola cosa avevano da offrire, i propri privilegi come mercenari. Il sovrano della città  di Culhuacà n decise di impiegarli come soldati, e assegnò loro una zona in cui vivere. Nel 1323 commisero l&#8217;errore di uccidere la figlia del re di Culhuacà n, che li espulse dai suoi domini. Ricominciarono allora a vagare per la valle, finchè si rifugiarono su un isolotto disabitato del lago Texcoco, ove s&#8217;imbatterono nel segno preannunciato dal loro dio: un&#8217;acquila che divorava un serpente, appollaiata su un cactus. La scena rappresentava simbolicamente i tre elementi fondamentali: la terra (il cactus), l&#8217;aria (l&#8217;aquila) e l&#8217;acqua (il serpente). Fu quindi in quel sito che fondarono, nel 1325, la loro città . La chiamarono, dal proprio appellativo tribale, Tenochtitlà n (città  dei tenocha). Nel 1367 Acampichtli, figlio del sovrano di Culhuacà n, divenne il primo di una lunga serie di monarchi aztechi, assumendo il titolo di tlatoani. Durante le lotte per il dominio della valle, Culhuacà n venne sconfitta dalla città  di Atzcapotzalco, e anche gli aztechi ne divennero tributari. Fu in quell&#8217;occasione, nel 1426, che il re azteco Itzcòatl decise di allearsi ai due centri vicini di Texcoco e Tlacopà n per battere i nuovi padroni. Gli alleati riuscirono a rendersi indipendenti e a impadronirsi di gran parte del suo territorio. Iniziò allora una serie di vittoriose campagne che consentirono agli aztechi di insignorirsi di tutta la valle e proseguirono con la sottomissione di popolazioni più lontane.<br />
Nobili e plebei vennero sempre più differenziandosi in base alle terre possedute e alle imposte da pagate. Esisteva una certa mobilità  sociale, dato che i popolani potevano accedere alle condizioni nobiliare per meriti eccezionali. Il governo era una monarchia elettiva. Quattro tra i principi nobili, eletti dalla loro comunità  sotto il regno precedente, compivano le funzioni di elettori. Il candidato prescelto doveva essersi distinto in guerra. Nell&#8217;impero azteco l&#8217;imperatore era di diritto il pontefice massimo e il suo ministro ricopriva la carica di primo arciprete. Per gli Aztechi gli dei erano compagni quotidiani dell&#8217;uomo, e non permettevano mai che si dimenticassero di loro, perchè le loro pretese erano superiori alle loro buone azioni.<br />
Agli inizi le pratiche sacrificali furono relativamente poco numerose. Sembra che la pratica del sacrificio umano si sia generalizzata verso il 1450. Dal momento che i sacrifici avevano messo fine alle calamità  naturali che duravano da più di quattro anni, gli Aztechi si rafforzavano nella loro idea: la nostra missione è nutrire il sole.<br />
La civiltà  azteca non ha lasciato traccia di tombe fastose, per il fatto che le credenze religiose imponevano una diversa cura dei resti mortali. Certi morti tornavano in possesso al Dio Tlatloc, il dio delle piogge. Tutti gli altri morti, venivano bruciati. Il morto vaniva accoccolato con le ginocchia sotto il mento. Per l&#8217;imperatore si procedeva allo stesso modo, ma gli si applicava sul volto e lo si onorava con parametri divini. Dopo quattro anni di distanza della morte si pensava fosse ritornato in terra sotto forma di colibrì o di farfalla.<br />
Il mercante azteco era, un guerriero ed un esploratore. Naturalmente all&#8217;origine furono dei semplici contadini che andavano vendere i loro prodotti. In seguito si formavano delle città  che si specializzarono nella produzione di alcune merci. Non esisteva la moneta, ma il baratto. Conoscevano anche le gravi conseguenze dell&#8217;alcoolismo. L&#8217;ubriachezza era punita con la morte.<br />
Era obbligatoria per tutti e ognuno, dal più povero al più ricco, ricevere i benefici in egual modo.<br />
Furono Motecuhzoma il Vecchio e Tlacaèl, sovrani di Tenochtitlà n, a sancire l&#8217;obbligatorietà  dell&#8217;istruzione, istituendo scuole in ogni calpulli (specie di clan). Di fatto, nella società  azteca tutti si sentivano in dovere di insegnare qualcosa al loro prossimo: i padri ai figli, i nonni ai padri, i sacerdoti ai laici e i sovrani ai loro sudditi. Non soltanto i giovani studiavano il complesso delle conoscenze del tempo, ma venivano costretti ai lavori ingrati dei campi, affinchè non ignorassero della fatica degli altri.<br />
Svaghi e divertimenti non mancavano. I grandi signori avevano la passione della caccia. Altri svaghi diffusi tra i nobili erano il giardinaggio e la poesia. Strettamente legata alla poesia era la musica. Il gioco e le scommesse non erano oggetto di alcun divieto.<br />
Sebbene, la famiglia, vivesse in regime patriarcale, la donna non era la vittima. Era sufficiente che una moglie si lamentasse davanti al tribunale di avere un marito burbero. Il tribunale decideva di affidare alla moglie la custodia dei figli e pronunciava il divorzio. La donna era libera di sposarsi. L&#8217;uomo, se poteva provare che la moglie era sterile o si occupava male della casa, poteva ripudiarla. L&#8217;origine dello stato e della dinastia Inca sono avvolti nel mistero e nella leggenda. Gli inca furono una carovana di emigranti che alla fine del XII secolo fuggivano da Taipicala (Tiahuanaco) cercando rifugio, dato che la loro terra d&#8217;origine era assalita e invasa da ondate umane procedenti dal Sud (Tucumà¡n e Coquimbo). Questi invasori erano i chiamati Aymarà¡. Nell&#8217;immagine di Manco Capac, il primo sovrano, si riunisce una lunga storia della nazione inca per consolidarsi nel suo nuovo territorio.<br />
Sotto questo capo leggendario, noto col nome di Manco Capac (capac significava grande, potente), che secondo alcune leggende discendeva dal dio Viracocha (il Creatore) e secondo altre direttamente dal dio Sole (lnti), gli Incas dovettero sostenere dure lotte con le genti vicine. Col tempo si distinsero due nuclei cittadini, l&#8217;Hurin Cuzco o città  bassa, e l&#8217;Hanan Cuzco o città  alta, in lotta fra loro per la supremazia nel paese; verso la metà  del XIII sec. l&#8217;inca Sinchi Roca, da alcuni indicato quale figlio di Manco e da altri quale capo della città  alta, unificò la città  e sottomise le tribù della vallata.<br />
Gli incas, provenienti dalla valle di Cuzco (Peràº) sottomisero gli altri popoli andini, creando una confederazione di stati chiamata Tahuantinsuyo (meglio conosciuto come impero inca) che adottava elementi tecnici, culturali, religiosi ed economici della cultura Tiwanaku, in particolare la struttura dell&#8217;ayllu (divisione della terra tramite rapporti di parentela).<br />
Anche in quel periodo il popolo pagava un tributo (mita) allo stato, ogni lavoratore contribuiva con dei servizi alla struttura centralizzata dello stato. La struttura sociale era rigida: al vertice c&#8217;era l&#8217;Inca (figlio del sole), poi la nobiltà , i sacerdoti, i Capac governatori di un suyu (regione), i curacas, capi degli ayllu e infine i contadini. Si trattava di un&#8217;organizzazione basata su un modo di produzione collettivista e autosufficiente. L&#8217;imperatore manteneva autorità  politica e militare assoluta ed era considerato una divinità . Egli sposava una sorella per mantenere intatta la purezza della specie. L&#8217;inca più importante fù Pachacàºtec (1437-1471) che portò l&#8217;Impero alla sua maggiore estensione giacchè comprendeva, oltre la Repubblica del Perù, parti delle attuali repubbliche di Ecuador, Colombia,Bolivia, Cile e Argentina. Dette unità  all&#8217;Impero adottando una sola lingua il quechua e dotandolo di un&#8217;importante rete stradale: le famose Vie dell&#8217;Inca che resero possibile una rapida comunicazione tra i principali insediamenti dell&#8217;Impero.<br />
Pachacutec, nominò suo figlio Tupac Yupanqui come suo successore. In questa situazione, di co-regnante, intraprese la conquista della sierra nord del Peràº (Cajamarca) e la regione di Caà±ar in Ecuador; dopo ritornò lungo la costa, conquistando il poderoso Stato Chimàº, arrivando poi nella costa centrale (la nazione Ychma) alla città  di Pachacamac la più importante di questa regione. Forse la conquista della nazione Ychma fu pacifica, una sorta d&#8217;alleanza e vassallaggio.<br />
Capac Huayna (1493-1527) portò l&#8217;Impero alla sua massima estensione, controllando così tutta la fascia costiera dell&#8217;oceano Pacifico.</p>
<p>Libro, libritalia- La civiltà  azteca / Libro, Fenice 2000- Piccoli biblioteca di base: Come vivevano gli aztechi / CD, Rizzoli Larousse- Enciclopedia multimediale / Internet- Bolivia / CD, tecniche nuove- Eureka 2000! / Internet- AllPerù / Internet- Mondo Latino </p>
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		<title>La formazione dei grandi imperi precolombiani</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/la-formazione-dei-grandi-imperi-precolombiani/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si può far risalire la fondazione di Tenochtitlan- Messico (civiltà  azteca), con una certa precisione, al 1324. La loro civiltà  si sviluppò nel Messico centrale fino a creare, grazie alle conquiste militari, un impero vastissimo che comprendeva tutto il Messico meridionale e confinava in pratica con i territori dei maya, l&#8217;altra grande civiltà  della regione mesoamericana. Indubbiamente gli aztechi non furono gli originali creatori di una grande cultura, ma gli eredi dei risultati conseguiti dai popoli che li avevano preceduti. Non si sa di preciso da dove arrivassero, ma le loro tradizioni affermavano che erano venuti dal nord, ovvero dal sud degli attuali Stati Uniti. Rispetto alle popolazioni già  insediate nella valle, gli aztechi erano decisamente arretrati; una sola cosa avevano da offrire, i propri privilegi come mercenari. Il sovrano della città  di Culhuacà n decise di impiegarli come soldati, e assegnò loro una zona in cui vivere. Nel 1323 commisero l&#8217;errore di uccidere la figlia del re di Culhuacà n, che li espulse dai suoi domini. Ricominciarono allora a vagare per la valle, finchè si rifugiarono su un isolotto disabitato del lago Texcoco, ove s&#8217;imbatterono nel segno preannunciato dal loro dio: un&#8217;acquila che divorava un serpente, appollaiata su un cactus. La scena rappresentava simbolicamente i tre elementi fondamentali: la terra (il cactus), l&#8217;aria (l&#8217;aquila) e l&#8217;acqua (il serpente). Fu quindi in quel sito che fondarono, nel 1325, la loro città . La chiamarono, dal proprio appellativo tribale, Tenochtitlà n (città  dei tenocha). Nel 1367 Acampichtli, figlio del sovrano di Culhuacà n, divenne il primo di una lunga serie di monarchi aztechi, assumendo il titolo di tlatoani. Durante le lotte per il dominio della valle, Culhuacà n venne sconfitta dalla città  di Atzcapotzalco, e anche gli aztechi ne divennero tributari. Fu in quell&#8217;occasione, nel 1426, che il re azteco Itzcòatl decise di allearsi ai due centri vicini di Texcoco e Tlacopà n per battere i nuovi padroni. Gli alleati riuscirono a rendersi indipendenti e a impadronirsi di gran parte del suo territorio. Iniziò allora una serie di vittoriose campagne che consentirono agli aztechi di insignorirsi di tutta la valle e proseguirono con la sottomissione di popolazioni più lontane.<br />
Nobili e plebei vennero sempre più differenziandosi in base alle terre possedute e alle imposte da pagate. Esisteva una certa mobilità  sociale, dato che i popolani potevano accedere alle condizioni nobiliare per meriti eccezionali. Il governo era una monarchia elettiva. Quattro tra i principi nobili, eletti dalla loro comunità  sotto il regno precedente, compivano le funzioni di elettori. Il candidato prescelto doveva essersi distinto in guerra. Nell&#8217;impero azteco l&#8217;imperatore era di diritto il pontefice massimo e il suo ministro ricopriva la carica di primo arciprete. Per gli Aztechi gli dei erano compagni quotidiani dell&#8217;uomo, e non permettevano mai che si dimenticassero di loro, perchè le loro pretese erano superiori alle loro buone azioni.<br />
Agli inizi le pratiche sacrificali furono relativamente poco numerose. Sembra che la pratica del sacrificio umano si sia generalizzata verso il 1450. Dal momento che i sacrifici avevano messo fine alle calamità  naturali che duravano da più di quattro anni, gli Aztechi si rafforzavano nella loro idea: la nostra missione è nutrire il sole.<br />
La civiltà  azteca non ha lasciato traccia di tombe fastose, per il fatto che le credenze religiose imponevano una diversa cura dei resti mortali. Certi morti tornavano in possesso al Dio Tlatloc, il dio delle piogge. Tutti gli altri morti, venivano bruciati. Il morto vaniva accoccolato con le ginocchia sotto il mento. Per l&#8217;imperatore si procedeva allo stesso modo, ma gli si applicava sul volto e lo si onorava con parametri divini. Dopo quattro anni di distanza della morte si pensava fosse ritornato in terra sotto forma di colibrì o di farfalla.<br />
Il mercante azteco era, un guerriero ed un esploratore. Naturalmente all&#8217;origine furono dei semplici contadini che andavano vendere i loro prodotti. In seguito si formavano delle città  che si specializzarono nella produzione di alcune merci. Non esisteva la moneta, ma il baratto. Conoscevano anche le gravi conseguenze dell&#8217;alcoolismo. L&#8217;ubriachezza era punita con la morte.<br />
Era obbligatoria per tutti e ognuno, dal più povero al più ricco, ricevere i benefici in egual modo.<br />
Furono Motecuhzoma il Vecchio e Tlacaèl, sovrani di Tenochtitlà n, a sancire l&#8217;obbligatorietà  dell&#8217;istruzione, istituendo scuole in ogni calpulli (specie di clan). Di fatto, nella società  azteca tutti si sentivano in dovere di insegnare qualcosa al loro prossimo: i padri ai figli, i nonni ai padri, i sacerdoti ai laici e i sovrani ai loro sudditi. Non soltanto i giovani studiavano il complesso delle conoscenze del tempo, ma venivano costretti ai lavori ingrati dei campi, affinchè non ignorassero della fatica degli altri.<br />
Svaghi e divertimenti non mancavano. I grandi signori avevano la passione della caccia. Altri svaghi diffusi tra i nobili erano il giardinaggio e la poesia. Strettamente legata alla poesia era la musica. Il gioco e le scommesse non erano oggetto di alcun divieto.<br />
Sebbene, la famiglia, vivesse in regime patriarcale, la donna non era la vittima. Era sufficiente che una moglie si lamentasse davanti al tribunale di avere un marito burbero. Il tribunale decideva di affidare alla moglie la custodia dei figli e pronunciava il divorzio. La donna era libera di sposarsi. L&#8217;uomo, se poteva provare che la moglie era sterile o si occupava male della casa, poteva ripudiarla. L&#8217;origine dello stato e della dinastia Inca sono avvolti nel mistero e nella leggenda. Gli inca furono una carovana di emigranti che alla fine del XII secolo fuggivano da Taipicala (Tiahuanaco) cercando rifugio, dato che la loro terra d&#8217;origine era assalita e invasa da ondate umane procedenti dal Sud (Tucumà¡n e Coquimbo). Questi invasori erano i chiamati Aymarà¡. Nell&#8217;immagine di Manco Capac, il primo sovrano, si riunisce una lunga storia della nazione inca per consolidarsi nel suo nuovo territorio.<br />
Sotto questo capo leggendario, noto col nome di Manco Capac (capac significava grande, potente), che secondo alcune leggende discendeva dal dio Viracocha (il Creatore) e secondo altre direttamente dal dio Sole (lnti), gli Incas dovettero sostenere dure lotte con le genti vicine. Col tempo si distinsero due nuclei cittadini, l&#8217;Hurin Cuzco o città  bassa, e l&#8217;Hanan Cuzco o città  alta, in lotta fra loro per la supremazia nel paese; verso la metà  del XIII sec. l&#8217;inca Sinchi Roca, da alcuni indicato quale figlio di Manco e da altri quale capo della città  alta, unificò la città  e sottomise le tribù della vallata.<br />
Gli incas, provenienti dalla valle di Cuzco (Peràº) sottomisero gli altri popoli andini, creando una confederazione di stati chiamata Tahuantinsuyo (meglio conosciuto come impero inca) che adottava elementi tecnici, culturali, religiosi ed economici della cultura Tiwanaku, in particolare la struttura dell&#8217;ayllu (divisione della terra tramite rapporti di parentela).<br />
Anche in quel periodo il popolo pagava un tributo (mita) allo stato, ogni lavoratore contribuiva con dei servizi alla struttura centralizzata dello stato. La struttura sociale era rigida: al vertice c&#8217;era l&#8217;Inca (figlio del sole), poi la nobiltà , i sacerdoti, i Capac governatori di un suyu (regione), i curacas, capi degli ayllu e infine i contadini. Si trattava di un&#8217;organizzazione basata su un modo di produzione collettivista e autosufficiente. L&#8217;imperatore manteneva autorità  politica e militare assoluta ed era considerato una divinità . Egli sposava una sorella per mantenere intatta la purezza della specie. L&#8217;inca più importante fù Pachacàºtec (1437-1471) che portò l&#8217;Impero alla sua maggiore estensione giacchè comprendeva, oltre la Repubblica del Perù, parti delle attuali repubbliche di Ecuador, Colombia,Bolivia, Cile e Argentina. Dette unità  all&#8217;Impero adottando una sola lingua il quechua e dotandolo di un&#8217;importante rete stradale: le famose Vie dell&#8217;Inca che resero possibile una rapida comunicazione tra i principali insediamenti dell&#8217;Impero.<br />
Pachacutec, nominò suo figlio Tupac Yupanqui come suo successore. In questa situazione, di co-regnante, intraprese la conquista della sierra nord del Peràº (Cajamarca) e la regione di Caà±ar in Ecuador; dopo ritornò lungo la costa, conquistando il poderoso Stato Chimàº, arrivando poi nella costa centrale (la nazione Ychma) alla città  di Pachacamac la più importante di questa regione. Forse la conquista della nazione Ychma fu pacifica, una sorta d&#8217;alleanza e vassallaggio.<br />
Capac Huayna (1493-1527) portò l&#8217;Impero alla sua massima estensione, controllando così tutta la fascia costiera dell&#8217;oceano Pacifico.</p>
<p>Libro, libritalia- La civiltà  azteca / Libro, Fenice 2000- Piccoli biblioteca di base: Come vivevano gli aztechi / CD, Rizzoli Larousse- Enciclopedia multimediale / Internet- Bolivia / CD, tecniche nuove- Eureka 2000! / Internet- AllPerù / Internet- Mondo Latino </p>
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		<title>L&#8217;Italia tra 1300 e 1400</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:58:44 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo già  visto come dal libero Comune si passasse alle Signorie che, ponendo fine alle continue lotte per la conquista del potere, procurarono alle popolazioni una maggiore tranquillità  e un relativo benessere annientando però, con un governo tirannico, ogni forma di libertà . Dalle Signorie poi si passò ai Principati con il riconoscimento del potere del Signore da parte del papa o dell&#8217;imperatore. In seguito, si arrivò a degli Stati più o meno a base regionale che per tutto il Quattrocento e il Cinquecento continuarono a lottare impedendo così la formazione di uno Stato unitario.<br />
Nel 1339 con Simone Boccanegra, comincia per Genova l&#8217;età  dei dogi perpetui. Le leggi riservano il dogato ai popolari e ne escludono le grandi famiglie feudali (Doria, Fieschi, Grimaldi e Spinola). Ma queste conservano prestigio, potere, influenza, ricchezza e cospicue basi territoriali (tra le quali in questa sede va ricordato l&#8217;insediamento dei Grimaldi a Monaco). Ne consegue una parossiccia conflittualità  (tra nobili e popolari), ma anche all&#8217;interno dei due schieramenti, che spinge i contedenti a cercare l&#8217;appoggio, o a invocare l&#8217;egemonia dai potenti che allora spingono da vicino e ne sono nel contempo i maggiori interlocutori economici: Milano e la Francia. Dopo che già  nel 1353 si è avuta un&#8217;effimera signoria dei Visconti, il 25 ottobre 1396 il doge Antonietto Adorno cede formalmente il governo di Genova a Carlo VI di Fracia, proclamato defenseur Communis: una mossa per certi aspetti abile e proficua, che consente il recupero della ribelle città  di Savona, scongiura il pericolo di una conquista armata di Gian Galeazzo Visconti garantendo ampi margini di auotonomia, e nel contempo prefigura la cessazione delle furibonde dispute interne sotto l&#8217;autorità  di un governatore francese che prenderà  il posto del doge. Dopo una seconda signoria milanese con Filippo Maria Visconti tra il 1421 e 1435, Genova patteggia nuovamente nel 1458 la propria sottomissione alla Francia e al suo re Carlo VII. Nel 1512 re Luigi è costretto ad abbandonare l&#8217;Italia sotto i colpi della Lega Santa voluto da Papa Giglio II.<br />
La grande avventura di Milano iniziò con la dinastia dei Visconti, potentissima famiglia ghibellina, che già  con Gian Galeazzo (1378-1402) aveva esteso il suo dominio nel Veneto, in Toscana e in Umbria. Condottiero prestigioso, investito del titolo ducale dall&#8217;imperatore, Gian Galeazzo non riuscì tuttavia a edificare nei suoi territori strutture legislative e amministrative solide. Nel 1401, Francesco Sforza divenne duca di Milano nel 1450, dopo aver sposato Bianca Maria, figlia di Filippo Maria Visconti. Dopo la morte di Filippo Maria Visconti a Milano fu proclamata la repubblica ambrosiana (1447), ma solo tre anni dopo Francesco, invasa la città , fu nominato duca come Francesco I.<br />
La signoria su Mantova ebbe origini con Luigi (1270-1360) che rovesciò la dinastia di Passerino Bonacolsi, ottenendo la nomina a capitano generale della città . Gli succedettero, con lo stesso titolo, Guido, Ludovico e Francesco I. Gianfrancesco (1407-1444) ottenuto il titolo di marchese di Mantova nel 1432, mantenne un atteggiamento politico di equilibrio fra Milano e Venezia. Il successore, Ludovico III si riavvicinò alla corte pontificia nella dieta di Mantova (1459). Federico II schieratosi da parte dell&#8217;imperatore Carlo V. ottenne il titolo ducale per Mantova (1530).<br />
Tra le grandi città  italiane, Firenze era quella dove le istituzioni comunali resistevano più tenacemente, impedendo la nascita di una signoria personale. La città , che nel 1351 aveva conquistato Pistoia, nel 1384 Arezzo, nel 1406 Pisa, nel 1421 Livorno, fu con Venezia la principale nemica di Milano e riuscì ad arrestare l&#8217;avanzata dei Visconti nell&#8217;Italia centrale. Il conflitto del 1378, il cosiddetto tumulto dei Ciompi: i Ciompi, come erano chiamati gli operai cardatori di lana, ottennero che i rappresentati delle arti minori venissero ammessi al governo delle città  in condizioni di parità  con le arti maggiori. Fu questo il punto di massima democratizzazione, fino a che, nel 1435, il potere non fu conquistato da una famiglia di ricchissimi banchieri, i Medici. Nel 1434 il fondatore della Signoria fiorentina, Cosimo il Vecchio, rese ereditaria la, sua posizione di capo effettivo della città , pur non sovvertendo totalmente l&#8217;assetto comunale. Per indicare la costituzione politica di Firenze nelL&#8217;400 viene usato il termine Principato occulto proprio per indicare la sua caratteristica principale: rimanevano in piedi tutti gli organi comunali, ma chi deteneva il potere era la famiglia dei Medici. Piero de&#8217; Medici, figlio di Lorenzo, aveva deciso di offrire a Carlo VIII la sua sottomissione, affinchè l&#8217;appoggio del sovrano soffocasse il rinnovato spirito repubblicano fiorentino. I popolari, però, capitanati dal frate Girolamo Savonarola, insorsero e causarono la caduta del governo mediceo. Seguì un periodo di grave crisi politica, durante la quale i fiorentini trovarono in Savonarola una guida morale e politica, grazie alla quale restaurarono la repubblica. Nel 1512 fu eletto Papa Giulio de&#8217; Medici, che prese il nome di Leone X; egli favorì il ritorno della famiglia dei Medici a Firenze, grazie anche all&#8217;appoggio da parte della Spagna.<br />
Venezia conservò saldamente la costituzione repubblicana sotto la direzione di una ristretta oligarchia di mercanti e di armatori navali. La politica estera di Venezia era orientata da secoli nell&#8217;espansione marittima verso l&#8217;Oriente e il suo impero comprendeva quasi tutta la costa Dalmata, colonie dall&#8217;arcipelago greco al Mar Nero, ai primi del Quattrocento l&#8217;entroterra veneto dove nel 1405 conquistò Padova e Verona, nel 1425 Brescia.<br />
All&#8217;inizio del Quattrocento scarsa era l&#8217;incisività  dell&#8217;azione politica dei pontefici. Nel 1377, dopo il ritorno di papa Gregorio XI nella sede romana, si era aperta una delle pagine più drammatiche nella vita della Chiesa, con lo scisma d&#8217;occidente. Il papato, che aveva perduto di vista la sua funzione e la sua vocazione universale, cercò almeno di riorganizzare politicamente i territori dipendenti. Durante l&#8217;esilio avignonese i due centri dello Stato, la Romagna e Roma, furono in preda all&#8217;anarchia, minacciati da nemici interni ed esterni.<br />
Ancora peggiori erano le condizioni dei disgraziati regni di Napoli e Sicilia. I successi di Carlo d&#8217;Angio furono seguiti da un graduale declino fino all&#8217;improvvisa rivolta antifrancese in Sicilia (guerra del Vespro, 1282), capeggiata dalla nobiltà  isolana e da Pietro III d&#8217;Aragona, sposo di Costanza figlia di Manfredi, dunque continuatore della dinastia sveva. Dopo due decenni di battaglie e gesta eroiche, si giunse nel 1302 alla pace di Caltabellotta, che sancì il distacco della Sicilia dal regno di Napoli e il passaggio della Sicilia agli aragonesi. Carlo I designò come successore il figlio, Carlo II, poco decantato dalla storiografia, che si spense nel 1309 nei pressi dell&#8217;ospizio Reale di Casa Nova a Poggioreale, lasciando il trono al figlio Roberto &#8211; duca di Calabria, principe di Salerno e capo dei Guelfi toscani. Non avendo eredi, questi destinò a succedergli la nipote Giovanna (Giovanna I), la prima sovrana veramente napoletana a guidare il Regno. Gli anni del potere di Giovanna furono violenti e ambigui fino al venire meno dell&#8217;alleanza con il papato e la corona ungherese; infatti, Carlo III di Durazzo, re d&#8217;Ungheria, organizzò una spedizione in Italia meridionale e, fatta prigioniera la sovrana, la fece soffocare da quattro sicari, impossessandosi, subito dopo, del regno. Da quel momento il passaggio definitivo della corona agli aragonesi fu breve: dopo il figlio di Carlo III, Ladislao, salì al trono la sorella di questi, Giovanna II, vedova di Guglielmo d&#8217;Austria, cresciuta all&#8217;ombra del sovrano e perciò incapace di governare. Infatti, spaventata dai tentativi di Luigi III d&#8217;Angiò di recuperare il regno, chiamò in suo soccorso Alfonso V d&#8217;Aragona.<br />
La divisione dei due regni durò fino al 1442, quando gli aragonesi riunificarono nuovamente il regno sotto la loro corona.<br />
Improvvisamente, nell&#8217;estate del 1453 giunse dall&#8217;Oriente la grave notizia della caduta di Costantinopoli, occupata dai Turchi di Maometto II. Fu questo un colpo durissimo per Venezia che vide gravemente compromesse le sue posizioni nel Mediterraneo orientale. Di fronte al nuovo pericolo si venne a una pace generale: la pace di Lodi del 1454. Con essa si definivano tra lo Stato veneziano e il Ducato milanese, che furono fissati sull&#8217;Adda. Al trattato di Lodi aderirono tutti i belligeranti e fu l&#8217;inizio di un lungo periodo di pace e di una nuova politica di equlibrio destinata a durare un quartina di anni, sostenuta soprattutto dai Medici di Firenze.<br />
L&#8217;Italia era, alla fine del XV secolo, il paese piu&#8217; prospero e civile d&#8217;Europa, ma anche il piu&#8217; debole, a causa del suo frazionamento politico. La ristretta dimensione territoriale e l&#8217;effetto disgregante dei conflitti politici condannavano l&#8217;Italia degli stati regionali a un incolmabile ritardo storico. Il segnale era ormai chiaro: l&#8217;Italia si presentava come terra di conquista per le potenti monarchie nazionali. Sollecitato da Ludovico il Moro, nel 1494 calava in Italia il giovane e ambizioso re di Francia Carlo VIII, che si impadroniva con facilita&#8217; del regno di Napoli senza incontrare alcuna resistenza. Subito dopo pero&#8217;, temendo per la loro stessa indipendenza, gli stati italiani formarono una lega e costrinsero Carlo a ritornare in Francia. La discesa di Carlo VIII era tuttavia costata assai cara all&#8217;Italia e le conseguenze si fecero sentire anche dopo la fuga del re. A Firenze l&#8217;atteggiamento tenuto da Piero de&#8217; Medici di fronte a Carlo VIII ne aveva provocato la caduta ed era stata creata, sotto la guida del frate Girolamo Savonarola, riformatore politico e religioso, la repubblica. Nel 1498 pero&#8217;, avversato dai nobili e dal clero e scomunicato, il frate fu arso sul rogo.<br />
Dopo Carlo VIII anche il suo successore Luigi XII calò in Italia (1499) rivendicando il ducato di Milano, che riusci&#8217; infatti a conquistare. Padroni della Lombardia, i Francesi si allearono con gli Spagnoli per conquistare e spartirsi il Meridione, ma poi i due alleati si fecero guerra e il Napoletano toccò agli Spagnoli vincitori (1504).<br />
Nel centro Italia intanto Cesare Borgia creava un vasto Stato che subito dopo pero&#8217;, con la morte di Alessandro VI e l&#8217;elezione di Giulio II, crollava. Giulio II, preoccupato dall&#8217;espansione veneziana verso i possedimenti papali in Romagna, creo&#8217; la lega di Cambrai (1508) e stronco&#8217; definitivamente le ambizioni territoriali di Venezia.<br />
Liberatosi dei Veneziani, Giulio II organizzo&#8217; in funzione antifrancese la lega santa (1511) che, benche&#8217; sconfitta a Ravenna, fini&#8217; per scacciare la Francia da Milano.<br />
Nell&#8217;Adriatico meridionale ha propserato sotto la stessa forma di governo (repubblica aristocratica) di Venezia e Genova la città  di Ragusa &#8211; l&#8217;odierna Dubrovnik.<br />
La città  di Ragusa fu fondata nel VII secolo in modo analogo a Venezia: i profughi della romana Salona ed Epidauro, già  antica colonia greca, per sfuggire alle invasioni slave, vi si trasferirono e costruirono la nuova città , che rimase autonoma pur sotto la sovranità  dell&#8217;impero bizantino. Nell&#8217; XI sec. oltre ai bizantini se la contesero anche Normanni della Puglia ed i Veneziani. Questi ultimi l&#8217;annetterono ai loro domini nel corso della IVÂª Crociata (1205). Venezia impose a Ragusa un governo aristocratico simile al proprio. Quando, nel 1358, Venezia perdette la costa orientale dell&#8217;Adriatico con la pace di Zara, Ragusa riconobbe la sovranità  del re Luigi il Grande d&#8217;Ungheria, ma meno di mezzo secolo dopo, durante il regno di Sigismondo, riuscì pacificamente a rendersi indipendente dall&#8217;Ungheria, pur restandone vassallo. Dopo la vittoria dei Turchi sugli Ungheresi a Mohà cs (1526), la Repubblica si adattò a rendersi tributaria del Sultano, conservando così la propria autonomia.</p>
<p>CD, ACTA-mille anni di storia (rinasciemento) / Libro, European book Milano- Atlanta Junior n.8 / CD, Tecniche nuove- Eureka 2000! / Libro, Banca Carige- Genova e l&#8217;Europa / Internet- La storia di Napoli / Internet- Compendi di Storia / Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo / CD, Rizzoli Larousse- Enciclopedia multimediale / Internet- Impero Romano d&#8217;Oriente </p>
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