<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Appunti di storia e filosofia &#187; 1500-1600</title>
	<atom:link href="http://www.storiafilosofia.it/category/storia/1500-1600/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.storiafilosofia.it</link>
	<description>Raccolta di riassunti e dispense su storia e filosofia.</description>
	<lastBuildDate>Sun, 08 Aug 2010 11:26:04 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Il Barocco</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/il-barocco/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/il-barocco/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 08:49:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[1500-1600]]></category>
		<category><![CDATA[agostino]]></category>
		<category><![CDATA[rinascimento]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=481</guid>
		<description><![CDATA[In Italia, già nella seconda metà del Cinquecento, gli ideali umanistici e rinascimentali erano in gran parte spenti ed era ormai venuta meno l&#8217;ottimistica fiducia nell&#8217;uomo, nella sua libertà creatrice, nell&#8217;affermazione delle sue capacità . A essi si era sostituito un sentimento più doloroso e travagliato della vita umana e i principi religiosi dettati dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia, già  nella seconda metà  del Cinquecento, gli ideali umanistici e rinascimentali erano in gran parte spenti ed era ormai venuta meno l&#8217;ottimistica fiducia nell&#8217;uomo, nella sua libertà  creatrice, nell&#8217;affermazione delle sue capacità . A essi si era sostituito un sentimento più doloroso e travagliato della vita umana e i principi religiosi dettati dalla Chiesa cattolica tornati di nuovo in primo piano. Il fine dell&#8217;arte non doveva più essere il piacere suscitato dalla bellezza, ma l&#8217;edificazione morale. Nel Seicento, in seguito alle scoperte scientifiche e geografiche che allargono all&#8217;infinito i confini dell&#8217;universo, entrò in crisi la visione umanistica e rinasciemhtale dell&#8217;uomo, situato al centro dell&#8217;universo e in grado di dominare il mondo esterno. La realtà  apparve complicata, misteriosa e l&#8217;atteggiamento dell&#8217;artista divenne di stupore, di ansia di conoscenza dell&#8217;ignoto, di ricerca di modi nuovi per rappresentare la complessità  del mondo.<br />
La produzione artistica del Rinascimento è stata sempre legata a singole personalità , gelosi della propria arte. L&#8217;esperienze seicentesca dei Carrucci assume pertanto un rilievo nuovo e particolarissimo nella storia dell&#8217;arte europea. Intorno al 1585 i pittori bolognesi Ludovico, Agostino e Annibale Carracci si riuniscono per fondare quella che potremmo definire la prima scuola privata di pittura dell&#8217;Età  Moderna.</p>
<p>Libro, Mondadori-Percorsi di letteratura </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/il-barocco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verso l&#8217;assolutismo regio francese</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/assolutismo-regio-francese/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/assolutismo-regio-francese/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 06:19:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[1500-1600]]></category>
		<category><![CDATA[assolutismo]]></category>
		<category><![CDATA[celti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=395</guid>
		<description><![CDATA[Dal punto di vista politico il XVII secolo fu caratterizzata da un forte concentramento del potere nelle mani del sovrano. Questo fenomeno viene definito dagli storici dell&#8217;assolutismo regio. L&#8217;estensione dei poteri della monarchia una complessa organizzazione di collaboratori e amministratori, scelti fra quanti, anche se non erano nobili, avevano precise competenze giuridiche e finanziarie. Tuttavia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal punto di vista politico il XVII secolo fu caratterizzata da un forte concentramento del potere nelle mani del sovrano. Questo fenomeno viene definito dagli storici dell&#8217;assolutismo regio. L&#8217;estensione dei poteri della monarchia una complessa organizzazione di collaboratori e amministratori, scelti fra quanti, anche se non erano nobili, avevano precise competenze giuridiche e finanziarie. Tuttavia all&#8217;inizio del Seicento c&#8217;erano molti ostacoli da superare.<br />
Prendiamo il caso della Francia. Poichè essa si era formata lentamente nei secoli attraverso annessioni, conquiste e successioni ereditarie, molte delle regioni, che si erano aggiunte più tardi alla parte originaria del regno, mantenevano ancora al principio del &#8217;600 proprie leggi e proprie consuetudini giudiziarie e fiscali. Anche la situazione militare sfuggiva per molti aspetti al controllo del sovrano: parecchi nobili continuavano ad avere proprie fortezze e propri soldati. Infine le cariche pubbliche non solo erano vendute dallo Stato, ma chi le acquistava aveva il diritto di farsi pagare dai sudditi le sue prestazioni e di lasciare il proprio incarico in eredità  ai figli. Fu appunto contro questi ostacoli all&#8217;assolutismo regio che la monarchia francese concentrò i suoi sforzi nel corso del XVII secolo. In tale opera si distinsero in particolare il cardinale di Richelieu, primo ministro ai tempi di Luigi XIII, e il sovrano Luigi XIV.<br />
Nel 1610, un cattolico fanatico assassinò Enrico IV, forse per punire colui che aveva concesso la libertà  di culto agli ugonotti. Poichè l&#8217;erede al trono Luigi XIII aveva solo nove anni, seguì un nuovo periodo di debolezza della monarchia, durante il quale tornarono a scoppiare gravi disordini. Il rafforzamento dell&#8217;autorità  regia riprese solo nel 1620, quando Luigi XIII, raggiunta la magiore età , assunse direttamente il potere, e soprattutto nel 1624, quando divenne suo primo ministro il cardinale di Richielieu. Nel 1643 morì Luigi XIII. Ancora una volta si ritrovò con un re bambino, Luigi XIV, e quindi con un potere monarchico molto debole. Pertanto, nonostante il tentativo del nuovo primo ministro, il cardinale Mazarino, di proseguire la politica accentatrice di Richelieu. Nel 1661, alla morte di Mazzarino, Luigi XIV assunse direttamente nelle proprie mani il potere, senza nominare più alcun primo ministro, anche se naturalmente si servì di collaboratori. Come appare con molta evidenzia nelle sue memorie, egli sostenne infatti una concezione dell&#8217;assolutismo che sottolineava fortemente il ruolo e l&#8217;autorità  diretta del sovrano. Nelle memorie compare anche un&#8217;altra caratteristica dell&#8217;assolutismo che in particolare proprio allora si andava affermando con forza: i re sono voluti da Dio e perciò comandano per diritto divino.<br />
Per attuare la sua politica assolutistica, Luigi XIV agì in diversi settori: a) tentò di realizzare quell&#8217;unificazione amministrativa, giudiziaria e fiscale; b) revocò, ossia ritirò, l&#8217;<strong>Editto di Nantes</strong> (1685) al fine di dare uniformità  religiosa alla Francia; c) sempre in campo religioso, Luigi XIV appoggiò le tendenze della Chiesa francese all&#8217;autonpmia del Papato, prendendosi così, ad esempio, il diritto di nominare i vescovi; e) cercò di controllare la cultura, sia con la repressione (la sorveglianza e la censura della stampa) sia con l&#8217;organizzazioni di attività  che esaltassero la grandezza della monarchia. Il risultato maggiore fu la costruzione della magnifica reggia di Versailles, nei dintorni di Parigi, dove Luigi XIV, ormai definito il Re Sole per lo splendore di cui si circondava, dal 1682 radunò la sua corte e tutti i maggiori nobili della Francia. In tal modo il sovrano riuscì a tenere gli aristocratici sotto controllo e a sorvegliarli, e soprattutto li allontanò dalle loro terre, dove godevano ancora di potere e prestigio.<br />
Libro, Edizioni il capitello- Le radici del mondo attuale</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/assolutismo-regio-francese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia tra 1500 e 1600</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/litalia-tra-1500-e-1600/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/litalia-tra-1500-e-1600/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 06:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[1500-1600]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=393</guid>
		<description><![CDATA[Genova: Nel 1512 re Luigi è costretto ad abbandonare l&#8217;Italia sotto i colpi della Lega Santa voluta da papa Giuglio II, la Briglia è l&#8217;ultimo baluardo francese a resistere sino al 1514, mentre intorna ad essa si dilaniano più che mai le fazioni in lotta, tanto che Genova conosce ben quattro diversi governi nel giro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Genova</strong>: Nel 1512 re Luigi è costretto ad abbandonare l&#8217;Italia sotto i colpi della Lega Santa voluta da papa Giuglio II, la Briglia è l&#8217;ultimo baluardo francese a resistere sino al 1514, mentre intorna ad essa si dilaniano più che mai le fazioni in lotta, tanto che Genova conosce ben quattro diversi governi nel giro di un anno. In questo parossismo di instabilità  non stupisce che il nuovo re di Francia Francesco I di Valois si veda offrire nuovamente dal doge Ottaviano Fregoso la signoria della città . Il destino di quest&#8217;ultimo sembra ormai un pendolo tra l&#8217;esasperata conflittualità  interna e la soggezione ai francesi, che apparentemente la pacificano ma di fatto favoriscono il perpetuarsi degli odi di parte, senza i quali verebbe meno la necessità  del dominio esterno. Un circolo vizioso che verrà  spezzato solo dalle nuove prospettive europee apertesi con l&#8217;ascesaal trono di Spagna e alla dignità  imperiale di Carlo V d&#8217;Asburgo, e dall&#8217;azione di un personaggio abile come Andrea Doria. Nel 1522 Carlo sconfigge i Francesi, fa occupare e saccheggiare Genova, la riduce in soggezione. Quanto al Doria, mercenario al servizio della Francia, è protagonista nel 1527 d&#8217;un assedio che restituisce Genova ai Francesi, ma a quel punto intuisce la necessità  di una riforma costituzionale che garantisca alle città  ordine. Tale riforma consentirebbe però ai Francesi di essere indipendenti. La contraddizione però viene risvolta con un colpo di mano spregiudicato: nel 1528 Doria stipula con l&#8217;imperatore un accordo politico che garantisce Genova piena indipendenza sia pure nel quadro nell&#8217;allenza spagnola. Altre cospirazioni tenteranno ancora di fare riferimento ai sovrani francesi. E mentre muta il quadro internazionale in Europa, per la piccola Repubblica si fa meno salda e meno scontata l&#8217;intesa con Madrid. quello che la Repubblica può fare, man mano che si procede entro il secolo XVII, è prendere un poco la distanza dall&#8217;alleato tradizionale e tentare un cauto riavvicinamento alla potenza transalpina in ascesa, ma più per giocare di sponda che per legarcisi davvero. Il 17 maggio 1684 alle minacce francesi tengono dietro i fatti con una violenza inaudita. Una flotta di circa centroquaranta imbarcazioni dotate dei più moderni ordigni d&#8217;artiglieria compare davanti a Genova, presenta una serie di richieste provocatorie e inacettabili, quindi la sera dl 18 inizia un furioso bombardamento della città . L&#8217;impatto simbolico di quella aggressione non è meno forte. Il re più potente d&#8217;Europa ha scagliato la sua macchina da guerra contro un piccolo stato militarmente debole; per di più lo ha fatto a pochi mesi di distanza da un analogo attacco contro Algeri, quasi ad equiparare Genova a quella città  infedele. Il piccolo Stato però gli ha tenuto testa. Il vero sconfitto finisce così per essere il suo grande rivale: ha compiuto un atto di forza che nella sua enormità  lo ha messo dalla parte del torto agli occhi dell&#8217;opinione internazionale. Ma il Giova Gallico, che non è riuscito a impadronirsi di Genova come ha voluto, pretende che il serenissimo governo esca umiliato dalla vicenda. Il doge Gian Francesco Imperiale-Lercari è costretto a violare la norma costituzionale che gli impedisce di uscire dal territorio dello Stato durante il suo mandato e deve recarsi a Versailles. Il 12 febbraio 1685 Genova deve sottoscrivere un trattato con cui si impegna alla più stretta neutralità .</p>
<p><strong>Milano</strong>: Il nuovo re di Francia, Luigi XII (1498-1515), attacca gli Sforza di Milano e appoggia le mire del figlio di Alessandro VI, Cesare Borgia, detto il &#8220;Valentino&#8221;, che ottiene un vasto dominio in Romagna. Luigi XII vince a Novara, occupa Milano (1500) e con il Trattato di Arona (1503) dona il Ticino agli alleati svizzeri. Repubblica lucchese: Lucca è governata dal partito aristocratico. Nel 1556 Martino Bernardini muta anzi il governo in oligarchico con la riforma conosciuta sotto il nome di legge martiniana. Con questa legge si escludono dalle magistrature gli abitanti del contado e i nati da padre forestiero. Altre due leggi vengono più tardi fatte a complemento della martiniana: con la prima si proibiscono i matrimoni contratti dai nobili con fanciulle non nobili della città  e quelli dei nobili con donne del popolo o del contado.</p>
<p><strong>Ducato di Parma e di Piacenza</strong>: Duca di Parma e Piacenza era Ottavio Farnese al principio della seconda metà  del Cinquecento. Muore il 5 settembre. A lui successe il figlio Alessandro, grande capitano che allora si trovava nei Paesi Bassi al servizio di Filippo II. Non avendogli questi permesso di ritornare in Italia, Alessandro affidò il governo del ducato al figlio Ranuccio, il quale lo tenne fino al 1593. In quest&#8217;anno muore il padre. Due congiure furono tramate contro Ranuccio Farnese. Principale autore della prima fu il figlio naturale Ottavio, che, venuto in discordia con il padre, tentò insieme con altri di togliergli una parte dei domini. Scoperto, venne chiuso in carcere, dove languì per ben ventun anni e morì di peste all&#8217;età  di quarantacinque.<br />
Molto più grave fu la congiura del 1611. Il 9 giugno di questo anno veniva arrestato il conte Alfonso Sanvitali insieme ad Onofrio Martani e ad Oliviero Olivieri come reo dell&#8217;assassinio di sua moglie Silvia Visdomini. Ranuccio Farnese cessò di vivere il 5 marzo del 1662. Gli successe il figlio Odoardo, che per la sua età  rimase sotto la tutela della madre fino al 1628, fino a quando cioè uscì dalla minore età  sposando Margherita de&#8217; Medici, figlia di Cosimo II di Toscana. Però nel 1635, quando la Francia si fece promotrice di una coalizione contro la casa d&#8217;Absburgo, Odoardo Farnese partecipò alla lega e il 5 di settembre, con cinquemila fanti, mille cavalli e alcuni pezzi d&#8217;artiglieria e molti guastatori, marciò nuovamente contro il ducato di Milano. Fu un assedio infelice per le rivalità  sorte tra il duca di Savoia e il maresciallo Crequì e per le numerose diserzioni dei Parmigiani. Per il Farnese il risultato fu che il suo piccolo esercito in gran parte si sbandò, proprio quando egli ne aveva maggior bisogno, perchè mentre era assente Spagnoli e Modenesi si erano alleati e invadevano il ducato di Parma e Piacenza mettendolo a ferro e a fuoco. Qualche tempo dopo, avendo i suoi alleati attirate le forze spagnole a Tornavento, dove fu combattuta una sanguinosa battaglia, riuscì a ritornare nel suo ducato, che era già  stato abbandonato dal nemico, ma per ritornare ancora più minaccioso di li a poco ponendo l&#8217;assedio anche a Piacenza. Privo dell&#8217;aiuto degli alleati, che erano impegnati altrove, e nell&#8217; impossibilità  di sostenersi da solo, il Farnese credette opportuno venire ad un accordo con il nemico. Fu convenuto che il duca, staccandosi dalla Francia, tornasse in amicizia con la Spagna, che non stringesse per l&#8217;avvenire alleanza con altri Stati ai danni del re cattolico; e che licenziasse le truppe straniere che erano a suo servizio. In cambio, il governatore di Milano ritirava le sue milizie dal ducato e restituiva i luoghi occupati. Odoardo passò a migliore vita 1&#8242; 11 settembre del 1646 e gli successe al trono, all&#8217;età  di sedici anni, il figlio Ranuccio II, che regnò ben quarantotto anni, durante i quali il governo, per l&#8217; indolenza del duca ad occuparsi di cose di governo, rimase alla mercè di avidi favoriti che ridussero il ducato in deplorevoli condizioni e in una loro quasi esclusiva proprietà .<br />
Salito al trono nel 1694 il figlio Francesco, Parma e Piacenza respirarono, perchè il nuovo duca abolì le pazze spese del padre, licenziò gli inutili cortigiani e dedicò tutte le sue cure ad alleviare i mali dei suoi Stati, riassestando le finanze e iniziando grandi lavori di utilità  pubblica.<br />
I Gonzaga: Nel 1550 moriva senza prole Francesco III di Gonzaga e gli succedeva sul trono di Mantova il fratello Guglielmo. Il suo regno durò fino al 1587 e in questi trentasette anni il duca si conservò la stima e l&#8217;affetto dei sudditi per la sua saggia amministrazione e per la sua vita semplice in cui gli fu buona compagna, religiosa e altrettanto modesta la moglie Eleonora, figlia di Ferdinando I d&#8217;Austria. Completamente diverso dal padre fu invece il figlio Vicenzo I, pieno d&#8217;ingegno e amante dell&#8217;arte, ma prodigo e libertino, il quale passava il tempo fra le feste, gli spettacoli, il lusso, le gozzoviglie e gli amori illeciti. Gli successe il figlio Francesco III, che nel febbraio del 1608 aveva sposata Margherita di Savoia, figlia di Carlo Emanuele I, bella, intelligente, colta, la quale tenne corte splendida e seppe così imporsi al marito da sostituirsi a lui negli affari di Stato. Dal suo matrimonio non nacque che una bambina, Maria, perciò, quando nel dicembre del 1612 Francesco III venne a morte la corona passò sul capo del fratello Ferdinando. Ferdinando regnò dal 1612 al 1626. Essendo il duca senza figli, gli successe il fratello Vicenzo, che cessò di vivere l&#8217;anno dopo. Con lui si spegneva la linea diretta dei Gonzaga. La successione spettava di diritto al ramo collaterale trapiantatosi in Francia, rappresentato da Carlo di Nevres. A lui l&#8217;aveva lasciato, infatti, per testamento Vincenzo II e poco prima di morire, e per toglier di mezzo le pretese del duca di Savoia, aveva data in sposa la nipote Maria a Carlo di Rethel, figlio di Carlo di Nevers (24 dicembre del 1627). Col trattato dei Pirenei, stipulato tra la Francia e la Spagna, Carlo II fu privato di una parte del Monferrato, che venne assegnata al duca di Savoia.</p>
<p><strong>Ducato di Urbino</strong>: Gli ultimi duchi di Urbino furono Guidobaldo II Feltrio e Francesco Maria della Rovere. Fu anche ottimo uomo di governo. Guidobaldo morì in Pesaro nel settembre del 1574 e gli succedette il figlio Francesco Maria II. Salito al trono, volle cancellare la triste impressione che nell&#8217;animo degli Urbinati aveva lasciato il padre: licenziò i ministri che avevano consigliato a Guidobaldo le misure violente, richiamò gli esuli, diminuì le tasse e distrusse la fortezza; quindi per riparare alle dissestate finanze inaugurò un sistema di economie nell&#8217;amministrazione dei beni feudali e patrimoniali, che diede buoni risultati. Amato dai sudditi, sarebbe stato un principe felice se non fosse stato afflitto da sventure domestiche: l&#8217;unico suo figlio Federico Ubaldo morì assassinato nel 1625, forse per istigazione dei Medici che vollero vendicare l&#8217;oltraggio fatto alla loro parente Claudia, che lui aveva sposato.<br />
Federico lasciava una figlia, Vittoria; era destinata quindi ad estinguersi con Francesco Maria la dinastia. Il pensiero dell&#8217;estinzione della propria famiglia amareggiava l&#8217;animo del vecchio duca; si aggiunse che il Pontefice, per timore che parte del ducato cadesse nelle mani dell&#8217; imperatore che vi vantava diritti, costrinse Francesco Maria II a cederne il governo alla curia di Roma. Francesco Maria cessò di vivere nel 1631. Ferdinando II di Toscana era fidanzato di Vittoria della Rovere, che &#8211; ultima discendente- doveva portargli in dote il ducato di Urbino. Il Pontefice per impedire che il ducato cadesse in altre mani se ne impadronì e fece preparativi di guerra; altrettanto fece il granduca e sarebbe scoppiato un grave conflitto se, per l&#8217; intromissione della Spagna, i due contendenti non fossero venuti ad un accordo. La Santa Sede concedeva a Vittoria dei privilegi sui beni allodiali, si obbligava a pagarle centomila scudi e a consegnarle i cannoni delle fortezze e lasciava infine tali e quali i feudi secondari di largizione dei duchi.</p>
<p><strong>Ducato estense</strong>: Regnava sul ducato di Ferrara, di Modena e Reggio Alfonso II, successo al padre Ercole II nel 1559. Sebbene si fosse sposato tre volte, il duca non aveva avuto neppure un figlio; alla sua morte quindi il ducato doveva passare nelle mani di don Cesare d&#8217;Este figlio d&#8217;un amore illegittimo di Alfonso I e marito di Virginia de&#8217; Medici, figlia di Cosimo I e di Camilla Martelli. Prima di morire però aveva nominato suo successore don Cesare d&#8217;Este ed aveva ottenuto che in suo favore l&#8217; imperatore confermasse l&#8217;investitura di Modena e Reggio. Non amato dai sudditi e tradito dagli stessi familiari, abbandonò Ferrara e, seguito da molte famiglie nobili, si ritirò nei suoi domini di Modena e Reggio, dove visse fino al 1628. Dopo di lui regnarono Francesco I, Alfonso IV, Francesco II e Rinaldo, ma nessuna parte essi ebbero negli avvenimenti italiani del secolo XVII. Ferrara passò così sotto il diretto dominio della Chiesa.<br />
<strong>Regno di Napoli</strong>: Conquistata Napoli (1494) grazie all&#8217;alleanza con il duca di Milano Lodovico il Moro, Carlo VIII di Francia rompe l&#8217;equilibrio fra gli Stati italiani. Preoccupati per il predominio francese, Spagna e Asburgo costituiscono una lega (1495), cui aderiscono l&#8217;Inghilterra e molti Stati italiani, costringendo Carlo VIII a ritirarsi. Il Trattato di Blois (1504) cede Napoli alla Spagna e inaugura la forte ingerenza ispanica in Italia.</p>
<p>Internet-Cronologia / CD, Rizzoli Larousse 2001- Enciclopedia multimediale / Libro, Banca Carige- Genova e la Francia </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/litalia-tra-1500-e-1600/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Danimarca e Svezia nel XVI secolo</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/danimarca-e-svezia-nel-xvi-secolo/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/danimarca-e-svezia-nel-xvi-secolo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 06:16:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[1500-1600]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=391</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;indipendenza della Svezia era stata riaffermata nel 1523, dopo che i tre regni nordici (Danimarca, Norvegia, Svezia) erano stati riuniti nell&#8217;unione di Kalmar, costituita nel luglio del 1397 sotto lo sovranità del re di Danimarca Gustavo Vasa, che nel 1521 fu riconosciute re, negli ultimi anni all&#8217;edificazione di uno Stato indipendente e favorì l&#8217;introduzione della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;indipendenza della Svezia era stata riaffermata nel 1523, dopo che i tre regni nordici (Danimarca, Norvegia, Svezia) erano stati riuniti nell&#8217;<strong>unione di Kalmar</strong>, costituita nel luglio del 1397 sotto lo sovranità  del re di Danimarca Gustavo Vasa, che nel 1521 fu riconosciute re, negli ultimi anni all&#8217;edificazione di uno Stato indipendente e favorì l&#8217;introduzione della Riforma.<br />
Anche Federico I di Danimarca (1523-33) favorì la diffusione del luteranesimo. Sul trono svedese succedette Federico II e su quello danese Erik XVI. La guerra aperta tra Svezia e Danimarca scoppiò nell&#8217;autunno del 1563. Ad attaccare fu Federico II di Danimarca, che approfittò della guerra civile tra Erik XVI e il fratello Giovanni, duca di Finlandia. Si apriva così quella che è passata alla storia come la <strong>Guerra dei sette anni</strong> (1563-70).<br />
Esso comportò terribili devastazione e costò a Erik la perdita del trono svedese nel 1568, in seguito all&#8217;accordo tra i suoi fratelli Giovanni e Carlo, postisi alla testa di una ribellione nobiliare. Giovanni venne eletto re, e dopo aver confermato i privilegio della nobiltà , trattò la pace con la Danimarca, che dettò condizioni molto severe. Durante il regno di Giovanni III la Svezia rivolse le proprie mire espansionistiche verso la Russia, potendo contare sull&#8217;appoggio della Polonia, che nel 1580 s&#8217;impadronì della Livonia (Lituania). I piani di politica estera di Giovanni III si basava soprattutto su un accordo dinastico che avrebbe dovuto unire Svezia e Polonia, consentendo loro di dominare il Baltico, nonostante avesse abbracciato il protestantesimo e l&#8217;altra fosse stata riconquistata al cattolicesimo.<br />
Quando il re di Polonia Stefano Bathory morì nel 1586, Giovanni avanzò con successo la candidatura al trono polacco di suo figlio Sigismondo, nato dal matrimonio con Caterina Jagelloni ed educato nella fede cattolica. Com&#8217;era inevitabile i progetti del nuovo sovrano, Sigismondo, di restaurare il cattolicesimo, coalizzarono attorno al duca Carlo le forze dell&#8217;opposizione. Sigismondo, deluso e scoraggiato, ritornò nel regno polacco, mentre suo zio Carlo e il Consiglio dei nobili assumevano congiuntamente il governo della Svezia, in nome del re assente. L&#8217;alleanza non era destinata a durare a lungo e Carlo sfidò apertamente il Consiglio, potendo contare sull&#8217;appoggio del Parlamento. La tensione raggiunse un punto tale che molti nobili del Consiglio ripararono in Polonia e accompagnarono Sigismondo quando, nel 1598, salpò alla volta della Svezia. Sigismondo abbandonò presto la partita e ritornò col suo esercito in Polonia.<br />
Il 6 luglio 1630 il re di Svezia, Gustavo Adolfo, sbarcava sulla costa della Pomerania, iniziando una campagna militare conclusasi due anni dopo. Guastavo Adolfo, in stretta collaborazione con il consigliere Oxestierna, egli fece della Svezia una grande potenza, padrona di tutta la costa orientale del Baltico, compredente Finlandia, Camelia, Ingoia ed Estonia.</p>
<p>Libro, European book Milano- Atlantica Junior 8 </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/danimarca-e-svezia-nel-xvi-secolo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Calvinismo in Francia</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/il-calvinismo-in-francia/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/il-calvinismo-in-francia/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 06:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[1500-1600]]></category>
		<category><![CDATA[assolutismo]]></category>
		<category><![CDATA[calvinismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=389</guid>
		<description><![CDATA[La pacificazione di Augustea (1555) aveva sancito la fine dell&#8217;unità religiosa dell&#8217;Europa. Sul piano politico, l&#8217;uomo che incarnò nel modo più compiuto lo spirito della Controriforma fu il re di Spagna Filippo II d&#8217;Asburgo (1556-98). La potenza economica spagnola derivava proncipalmte dal controllo, diretto o indiretto, su pressochè tutta la penisola italiana e sui Paesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La pacificazione di Augustea (1555) aveva sancito la fine dell&#8217;unità  religiosa dell&#8217;Europa. Sul piano politico, l&#8217;uomo che incarnò nel modo più compiuto lo spirito della Controriforma fu il re di Spagna Filippo II d&#8217;Asburgo (1556-98). La potenza economica spagnola derivava proncipalmte dal controllo, diretto o indiretto, su pressochè tutta la penisola italiana e sui Paesi Bassi. La Spagna, per il lusso della sua aristocrazia e per rifornire le colonie, consumava più di quanto produceva: era quindi costretta a importare beni (persino i cereali), &#8220;bruciando&#8221; all&#8217;estero le sue enormi risorse monetarie. Dura fu la persecuzione delle minoranze religiose, sia pure converite. Alla persecuzione degli ebrei, che aveva portato alla loro espulsione nel 1502 ad opera Isabella di Pastiglia, seguì proprio con Filippo II, quella dei moriscos, i musulmani convettiti. Nel Mediterraneo, egli riprese in grande stile la guerra contro i turchi. Un insuccesso fu invece la politica spagnola nei Paesi Bassi, un insieme di 17 province caratterizzate tradizionalmente da un alto grado di autonomia, dove si era formata una ricca e attiva borghesia commerciale, largamente calvinista. Quando Filippo tentò di limitare l&#8217;autonomia delle province e di introdurvi i principi della Controriforma scoppiò la ribellione (1566). Il lunghissimo conflitto che nacque si concluse nel 1609 con la divisione della regione in due parti: a sud i Paesi Bassi spagnoli, di religione cattolica, corrispondente all&#8217;attuale Belgio; a nord le Province Unite olandesi che costituirono una repubblica indipendente.<br />
Il calvinismo aveva conosciuto in Francia una notevole diffusione, soprattutto, anche se non esclusivamente, tra la borghesia mercantile e nella parte meridionale del paese (Parigi era invece quasi totalmente cattolica). Si può considerare che alla metà  deel secolo circa il 20 per cento dei francesi fossero calvinisti. Con la morte del re Enrico II, nel 1559, per la giovane età  o la debolezza dei tre figli del sovrano, succedutisi sul trono tra il 1559 e il 1589, le redini dello stato furono tenute dalla moglie di Enrico, Caterina de&#8217; Medici. Nel 1562 Caterina concesse agli ugonotti (calvinista francesi) una libertà  religiosa quasi completa: ma nello stesso anno il massacro di Vassy, perpetrato dai cattolici ai danni degli ugonotti, aprì una guerra civile che sarebbe durata fino al 1598. In un susseguirsi di complotti, assassini e stragi (24 agosto 1572, quasi tutti i capi ugonotti vennero massacrati), la Francia precipitò nel caos e nell&#8217;anarchia, mentre Filippo II di Spagna, con l&#8217;intento di ridurre sotto il suo controllo la monarchia francese, entrava nel paese. La complessa e sanguinosa vicenda si risolse con Enrico IV di Borbone (1589-1610), che l&#8217;ultimo sovrano legittimo, Enrico III, aveva designato suo successore prima di morire assassinato. Enrico era un ugonotto e come tale mai sarebbe stato accettato dalla Francia: si convertì dunque al cattolicesimo (25 luglio 1593). Enrico IV riuscì a presentare il potere del monarca come il solo capace di far cessare le guerre civili e di pacificare il paese. Nel 1598, il sovrano emise il fondamentale editto di Nantes, che garantiva agli ugonotti libertà  di culto e concedeva a questi ultimi il controllo di un centinaio di città  fortificate autonome (la più importante era La Rochelle). A partire dal 1610, con l&#8217;assassino di Enrico Ivad opera di un fanatico, la Francia piombò nuovamente in una situazione di grave instabilità , anche per la giovane età  del legittimo successore, Luigi XII. Ma nel 1624 divenne primo ministro il cardinale duca di Richelieu che impresse una spinta decisiva alla realizzazione dell&#8217;assolutismo. Richelieu impegnò una lotta a fondo contro i signori feudali e rafforzò il controllo dello stato nelle province. Il primo ministro diede vita a una vera e propria guerra contro le piazzeforti autonome che l&#8217;editto di Nantes aveva concesso agli ugonotti. In seguito alla morte di Richelieu (1542) e di Luigi XIII (1643), poichè uigi XIV aveva solo cinque anni, il potere fu di fatto esercitato dal primo ministro, il cardinale italiano Giglio Mazarino. (1660-61). L&#8217;assolutismo di Luigi XIV, salito al trono nel 1661, si dispiegò in tutti i campi della vita pubblica. Il suo celebre motto &#8220;Lo stato sono io&#8221;, condensa efficacemente il programma di questa concezione politica. Mirando a realizzare l&#8217;uniformità  religiosa del paese, perseguito gli ugonotti: li escluse dagli uffici pubblici, ne limità  la libertà  di culto; da ultimo, con la revoca dell&#8217;editto di Nantes, ne decretò l&#8217;esplusione del paese (1685). Il diffondersi del protestantesimo nei Paesi Bassi settentrionali creò le condizioni favorevoli allo scoppio della rivolta antispagnola guidata da Guglielmo d&#8217;Orange (riconosciuto come statolder dagli Stati Provinciali d&#8217;Olanda nel 1572) e alla proclamazione dell&#8217;Unione d&#8217;Utrecht (1579), che portò alla costituzione della repubblica delle Province Unite, in contrapposizione all&#8217;Unione di Arras, conclusa pochi giorni prima (6 gennaio) dalle province cattoliche dei Paesi Bassi meridionali e che riconosceva l&#8217;autorità  di Filippo II di Spagna.</p>
<p>Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori- Il lavoro dell&#8217;uomo CD, Rizzoli Larousse 2001- Enciclopedia multimediale </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/il-calvinismo-in-francia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Carlo V</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/carlo-v/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/carlo-v/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 06:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[1500-1600]]></category>
		<category><![CDATA[germani]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=387</guid>
		<description><![CDATA[Carlo V figlio di Filippo d&#8217;Absburgo (Filippo il Bello), arciduca d&#8217;Austria, e di Giovanna la Pazza, regina di Castiglia, nato ed educato in Fiandra, fu prima di ogni altra cosa un principe borgognone e dalla Borgogna trasse i suoi migliori consiglieri, quali Chièvres, Carondelet e Mercurino di Gattinara. Ma una felice combinazione di eredità , [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carlo V figlio di Filippo d&#8217;Absburgo (Filippo il Bello), arciduca d&#8217;Austria, e di Giovanna la Pazza, regina di Castiglia, nato ed educato in Fiandra, fu prima di ogni altra cosa un principe borgognone e dalla Borgogna trasse i suoi migliori consiglieri, quali Chièvres, Carondelet e Mercurino di Gattinara. Ma una felice combinazione di eredità , frutto dell&#8217;abile politica matrimoniale del nonno paterno, Massimiliano d&#8217;Austria, finì per riunire sotto la sua autorità  un impero immenso. Massimiliano, avendo sposato Maria di Borgogna, aveva in effetti preparato la trasmissione a Carlo V della doppia eredità  borgognona e austriaca. Fin dal 1506 Carlo, alla morte del padre, diveniva signore dei Paesi Bassi (dalla Fiandra alla provincia di Groninga) e della Franca Contea (feudo dell&#8217;Impero). Nel 1519, alla morte di Massimiliano, univa ai suoi domini i territori austriaci degli Absburgo. Nel frattempo era venuto in possesso, alla morte del nonno materno Ferdinando d&#8217;Aragona (Ferdinando il Cattolico) [1516] e con l&#8217;esautorazione della madre Giovanna la Pazza, dei regni di Castiglia, d&#8217;Aragona, di Napoli e di Sicilia, come pure delle immense colonie spagnole d&#8217;America. Infine nel 1519 aggiunse a tutti questi possessi e a tutti questi titoli quello di imperatore del Sacro romano impero, in seguito a un&#8217;elezione rimasta famosa per le lunghe trattative fra gli elettori e perchè l&#8217;altro aspirante alla dignità  imperiale era Francesco I di Francia. Questa elezione, alla quale seguì l&#8217;incoronazione ad Aquisgrana (1520), faceva di Carlo V, a soli 19 anni, il signore di un &#8220;immenso Impero sul quale il sole non tramontava mai&#8221;. In primo luogo i suoi possessi, troppo dispersi, mancavano di coesione, non solamente perchè lingua, costumi e privilegi erano diversi, ma anche per l&#8217;effettiva distanza che li separava gli uni dagli altri e che costringeva il sovrano a viaggi frequentissimi e spossanti, di cui egli stesso ricordò il numero quando abdicò (9 in Germania, 6 in Spagna, 4 in Francia, 2 in Africa, 2 in Inghilterra, 7 in Italia, 10 nei Paesi Bassi). Fu quindi sovente costretto a delegare i più alti dei suoi poteri a reggenti. Ma la causa essenziale della debolezza dell&#8217;Impero di Carlo V risiedeva nell&#8217;anarchia regnante in Germania. Carlo V, quando la conquista delle Indie Occidentali era appena terminata, cercò di limitare gli eccessi dei conquistadores delegando i suoi poteri ai due vicerè del Messico (1535) e di Lima (1542). La lotta contro la Francia era iniziata bene. Alleato di Enrico VIII d&#8217;Inghilterra, attirato dalla sua parte il conestabile di Borbone, passato al partito imperiale, Carlo V, con la vittoria di Pavia (1525) e la pace di Madrid (gennaio 1526), costrinse Francesco I a cedergli Milano, la Borgogna e a rinunciare ai diritti sulla Fiandra e l&#8217;Artois. Per di più Francesco I si alleò agli Ottomani, che nel 1526 distrussero l&#8217;esercito di Luigi II d&#8217;Ungheria, cognato dell&#8217;imperatore, a Mohà¡cs, s&#8217;impadronirono di Buda (1526) e poi assediarono Vienna (1529), ove Carlo V spezzò la loro offensiva; Carlo V ottenne un altro successo facendo eleggere re d&#8217;Ungheria il fratello Ferdinando (1526) Nel 1529, intanto, Carlo V, con la pace delle Due dame (o di Cambrai), aveva rinunciato alle sue pretese sulla Borgogna. In Europa era ripresa la guerra tra Francia e Impero, soprattutto per il ducato di Milano. Complessivamente la guerra si era però svolta favorevolmente a Carlo V e nel 1544, con la pace di Crèpy-en- Laonnois, Francesco I rinunciava nuovamente a Milano. Ciò permetteva a Carlo V di dedicarsi interamente a quella che egli considerava come sua missione principale: eliminare l&#8217;eresia protestante e restaurare l&#8217;autorità  imperiale in Germania. Il regno di Boemia in rivolta si sottomise a suo fratello Ferdinando e venne incluso nei domini ereditari degli Absburgo.<br />
Il nuovo re di Francia, Enrico II, mantenne l&#8217;alleanza con i Turchi Ottomani e con i principi protestanti di Germania. E sul territorio dell&#8217;Impero, dietro consiglio di un principe lorenese, Francesco di Guisa, Enrico II arrecò all&#8217;imperatore il colpo più grave, occupando con facilità  i tre vescovadi di Metz, Toul e Verdun (1552), che poi il duca di Guisa difese efficacemente contro un ritorno offensivo degli imperiali (assedio di Metz, 1552-1553). Sempre in Germania Carlo V, che aveva ormai abbandonato l&#8217;assoluta intransigenza verso i protestanti, fu costretto, con la pace di Augusta del 1555, a riconoscere ai principi luterani la libertà  di culto e la proprietà  dei beni ecclesiastici secolarizzati prima del 1552.<br />
Carlo V, travagliato dalla gotta, fiaccato dalle molteplici sconfitte, rinunciò a un potere il cui peso gli era ormai troppo gravoso. Abdicò come sovrano dei paesi borgognoni (25 ottobre 1555), in favore del figlio Filippo II. Il 16 gennaio 1556 rinunciò alle corone spagnole d&#8217;Aragona, di Castiglia, di Sicilia e delle Nuove Indie, sempre a favore di Filippo II; finalmente, il 12 settembre 1556, rinunciò alla dignità  imperiale a favore del fratello Ferdinando, atto che fu ratificato dagli elettori solamente nel 1558. Ritiratosi in Spagna nello stesso 1556, si stabilì nel convento di Yuste, in Estremadura, con l&#8217;intenzione di condurre una vita ritirata, che non significava però totale rinuncia a ogni attività  politica, tanto che, tra l&#8217;altro, intervenne in seguito più volte per aiutare o consigliare il figlio.<br />
Morì a Yuste il 21 settembre 1558. L&#8217;anno seguente, la pace di Cateau-Cambrèsis (3 aprile 1559) consacrava praticamente l&#8217;occupazione francese dei tre vescovadi e il predominio spagnolo in Italia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/carlo-v/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Riforma Protestante</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/la-riforma-protestante/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/la-riforma-protestante/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 06:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[1500-1600]]></category>
		<category><![CDATA[agostino]]></category>
		<category><![CDATA[calvinismo]]></category>
		<category><![CDATA[germani]]></category>
		<category><![CDATA[riforma protestante]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=385</guid>
		<description><![CDATA[La rivolta del frate agostino Martin Lutero costituisce il nucleo originario del protestantesimo, che andò svillupandosi in modo sempre più complesso e ramificato. Di origine contadina, Martin Lutero era nato a Eisleben, in Sassonia, nel 1483 e aveva studiato presso i Fratelli della vita comune a Magdeburgo e a Eisenach; frequentò poi l&#8217;università di Erfut [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La rivolta del frate agostino <strong>Martin Lutero</strong> costituisce il nucleo originario del protestantesimo, che andò svillupandosi in modo sempre più complesso e ramificato. Di origine contadina, Martin Lutero era nato a Eisleben, in Sassonia, nel 1483 e aveva studiato presso i Fratelli della vita comune a Magdeburgo e a Eisenach; frequentò poi l&#8217;università  di Erfut dove nel 1505, a 22 anni, conseguì il titolo accademico di magister artium, dedicandosi poi allo studio di diritto. Quello stesso anno interruppe però gli studi umanistici per entrare nel convento agostiniano di Erfut a farsi monaco. Nel 1507 fu consacrato sacerdote.<br />
Giudicato idoneo a proseguire gli studi teologici, nel 1512 divenne dottore in teologia e poco dopo fu chiamato a succedere Johann von Stauptiz nella cattedrale di teologia biblica all&#8217;università  di Wittenberg. Nel frattempo aveva compiuto un viaggio a Roma, ritornandone scandalizzato dagli esempi di cinismo che aveva avuto modo di osservare tra il clero italiano Il fasto della corte pontificia. I suoi studi universitari, unitamente a una profonda crisi spirituale, lo portarono ad allontanarsi dall&#8217;ortodossia dottrinaria e a fare di Wittenberg un centro di rinnovamento degli studi teologici e a elaborare le sue <strong>96 Tesi</strong> pubblicate nel 1517. Alla base della Riforma vi era la crisi della chiesa medievale: il distacco tra la &#8220;testa&#8221; della cristianità  (il papa e la corte pontificia) e il corpo dei fedeli si era approfondito nel corso del XV secolo. Il tema centrale della Tesi era lo scandaloso commercio delle indulgenze, divenuto una delle più grosse operazioni finanziarie e lo strumento attraverso il quale i principi e la curia romana riuscivano a raccogliere ingenti somme di denaro. Ma Lutero non si fermò qui: il monaco agostiniano elaborò una vera e propria dottrina alternativa a quella cattolica. La svalutazione delle opere condusse Lutero a ridurre drasticamente l&#8217;importanza e il ruolo della chiesa e dei suoi ministri, i sacerdoti: se l&#8217;uomo trova la salvezza nell&#8217;interiorità  della sua anima, non vi è bisogno di sacerdoti che facciano da intermediari fra l&#8217;animo e il divino. I sacerdoti, per Lutero, non sono dunque figure speciali, caratterizzate da una particolare investitura divina, ma individui ai quali la comunità  dei fedeli ha delegato particolari compiti: guidare alla lettura della parola divina e organizzare la vita religiosa. Essi devono lavorare, sposarsi, avere dei figli, assolvere come ogni altro uomo ai propri doveri. Anche i sacramenti, che nella vita cattolica rappresentano un anello di congiunzione tra il divino e l&#8217;umano, sono da Lutero ridotti di importanza e di numero: solo il battesimo e l&#8217;eucaristia sono ammessi, in quanto simboli spirituali della grazia.Il 5 giugno 1520, fu messa la bolla pontificia Exsure Domine con la quale Leone X condannava le Tesi e scomunicava Lutero. Egli era però, protetto dal potente principe di Sassonia Federico III e potè sfuggire alla persecuzione dell&#8217;imperatore Carlo V che nel 1521 lo dichiarò fuori legge. Nei 25 anni successivi Lutero partecipò, ora come animatore, ora come testimone, alla rivoluzione politico-religiosa da lui suscita in Germabia e morì a Eisleben nel 1546. La nuova religione era andata consolidandosi. Anche all&#8217;interno del protestantesimo si erano andate frattanto manifestando differenziazioni e operando fatture, che avevano portato alla costituzione di varie Chiese. Erasmo da Rotterdam pensava che una nuova religiosità , basata sulla fede e sulla carità , dovesse nascere da una lettura diretta delle Scritture, che ogni fedele doveva essere messo in condizione di compiere: tra il 1466 e il 1478 uscirono infatti le prime edizioni in tedesco, olandese, francese e italiano della Bibbia. Mentre il luteranesimo lottava per affermarsi nella Germania settentrionale, Danimarca, Svezia e Norvegia, grande diffusione ebbe il calvinismo, la confessione protestante fondata in Svizzera da Giovanni Calvino (1509-1564). Calvin era nato a Noyon, in Piccardia, nl 1509. Venne indirizzato dal padre verso la carriera ecclestiatica, ottenendo benefici che gli consentirono di studiare all&#8217;università  di Parigi e in altri grandi centri. Nel 1533, a Bruges iniziò una serie di peregrinazioni he lo portarono a Strasburgo, Basilea, Ferara, Ginevra. Qui, nel 1541, egli potè intraprendere la sua opera riformatrice. L&#8217;opposizione fu ridotta al silenzio. Calvino, stabilì una assoluta coicidenza tra la comunità  religiosa e lo Stato. Caratteristica fondamentale del calvinismo è l&#8217;accentuazione del rigore morale e dell&#8217;impegno civile e professionale.<br />
Enrico VIII, invece, credeva che fosse possibile attuare il distacco da Roma senza apportare alcuna modifica innovativa nella dottrina e negli ordinamenti della Chiesa inglese. Appoggiandosi al parlamento, Enrico VIII Tudor (1491-1547) con il pretesto del rifiuto del papa ad annulare il suo matrimonio con Caterina d&#8217;Aragona, il re rafforzò la propria autorità  di capo suprema della Chiesa anglicana, che rimaneva cattolica nel dogma, ma scismaticamente divisa da Roma come comunità  di fedeli.<br />
Sorse dunque un movimento, favorevole all&#8217;attuazionwe di una riforma cattolica. Furono questi in sostanza, i risultati del concilio di Trento, che si tenne, con varie interruzioni, tra il 1545 e il 1546. il concilio respinse le affermazioni luterane; riaffermò il valore della tradizione. Nello stesso tempo, fissò importanti principi di moralizzazione della vita del clero (divieto di cumulare le cariche, miglioramento dell&#8217;istruzione dei sacerdoti. Se da un lato la chiesa uscì dal concilio di Trento come un organismo saldo e compatto, dall&#8217;altro sviluppò un irrigidimento dogmatico. Istituzioni come il Santo Uffizio dell&#8217;Inquisizione generale romana (1542), un organismo che accentrava a Roma l&#8217;opreraione di controllo e di repressione delle eresie.</p>
<p>Libro, European book Milano-AtlanticaJunior n.8 / Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/la-riforma-protestante/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Umanesimo e Rinascimento</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/umanesimo-e-rinascimento/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/umanesimo-e-rinascimento/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 06:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[1500-1600]]></category>
		<category><![CDATA[rinascimento]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[umanesimo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=383</guid>
		<description><![CDATA[La vita culturale e l&#8217;attività intellettuale, conobbero, tra il XV e il XVII secolo, cambiamenti profondi nella concezione dell&#8217;uomo e della sua vita, nella produzione e nella diffusione del sapere, nell&#8217;organizzazione della cultura. Si è soliti, a questo proposito, di civiltà umanistico-rinascimentale. Il termine Umanesimo indica un movimento letterario, artistico e filosofico che ebbe al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vita culturale e l&#8217;attività  intellettuale, conobbero, tra il XV e il XVII secolo, cambiamenti profondi nella concezione dell&#8217;uomo e della sua vita, nella produzione e nella diffusione del sapere, nell&#8217;organizzazione della cultura. Si è soliti, a questo proposito, di civiltà  umanistico-rinascimentale. Il termine Umanesimo indica un movimento letterario, artistico e filosofico che ebbe al suo centro l&#8217;umanità : l&#8217;uomo al centro dell&#8217;universo, rifiutando l&#8217;idea mediovale di una creatura e passivamente sottomessa a Dio. Non sono più ammessi limiti all&#8217;agire dell&#8217;uomo e viene esaltata la libertà  che egli ha di esprimersi attraverso la propria attività  creatrice, di plasmare il mondo intorno a sè costruendo la sua civiltà  e la sua storia . Tutto ciò è sintetizzato nella formula della cosiddetta scoperta dell&#8217;uomo, che caratterizzata la cultura del Quattrocento. Gli intelletuali di questo periodo sono interessati a ricercare con entusiasmo le opere della cultura e della civiltà  del passato, testimonianze di ciò che l&#8217;uomo aveva concretemente creato nella storia. Gli studiosi si dedicarono a riscoprire l&#8217;antichità  che, se anche nel corso del Medioevo non aveva mai cessato d essere studiato, era stata però considerata soprattutto in funzione della storia cristiana del mondo, come anticipazione e prefigurazione dell&#8217;avvento del cristianesimo. L&#8217;interesse per gli antichi non significò rifugio nel passato e rifiuto del presente, ma, al contrario, stimolo alla piena valutazione dell&#8217;operato dell&#8217;uomo, delle sue capacità  di agire nella realtà  del suo tempo. Stabilito un colloquio con i grandi scrittori greci e latini, gli intellettuali del Quattrocento cercarono appassionatamente di cogliere l&#8217;umanità  nella sua intima essenza.<br />
I valori espressi dall&#8217;Umanesimo, l&#8217;immagine dell&#8217;uomo artefice della vita, l&#8217;ideale dell&#8217;equilibrio fra istinto e ragione, l&#8217;esaltazione dell&#8217;armonia e della bellezza, il culto del mondo classico, sono le componenti fondamentali anche di quel momento della storia culturale e artistica. Gli uomini di cultura italiana del XV e del XVI secolo si sentivano legati con un filo diretto alla grande civiltà  classica di cui, consapevolmente, si ritenevano eredi, mentre consideravano il Medioevo un periodo di decadenza. Rinascimento è quindi, il ritorno in vita del mondo classico. E&#8217; certamente vero che il Quattrocento e il Cinquecento videro una straordinaria produzione artistica e letteraria come mai prima c&#8217;era stata.<br />
Nel rinnovamento culturale e intellettuale del Rinascimento giocò un ruolo decisivo l&#8217;invenzione e la diffusione della stampa a caratteri mobili, che inaugurò una nuova epoca della comunicazione delle idee. Già  nel XII secolo gli europei avevano imparato a produrre la carta, assai meno costosa della pergamena. I primi tentativi tipografici furono fatti utilizzando caratteri di legno inchiostrati, che richiedevano però un longo e accurato lavoro di preparazione artigianale e si consumava rapidamente. Alla metà  del Quattrocento, il tedesco Gunteberg e l&#8217;olandese Coster, inventarono un procedimento di stampa che utilizzava caratteri mobili, fusi nel piombo, che potevano venire riutilizzati molte volte per comporre righe e pagine diverse. Grazie alla tipografia, il prezzo dei libri si ridusse di molte volte. Il libro faceva la sua comparsa come protagonista della riflessione e del dibattito intellettuale dell&#8217;Europa moderna. Naturalmente il libro divenne ben presto un problema politico: le autorità  religiose per prime si posero il problema di un controllo sulla stampa. Nel 1501 il papa Alessandro VI istituì l&#8217;imprimatur, il nulla osta delle autorità  religiose sui libri che trattava questioni di fede; più avanti, l&#8217;Indice dei libri proibiti (1559) avrebbe costituito uno degli istituti più caratteristici della Controriforma. Ma nello stesso senso si mossero ben presto anche le autorità  civili, attraverso l&#8217;introduzione della censura: il libro e la libertà  di stampa non tardarono a rappresentare uno dei terreni fondamentali della lotta per la libertà  di coscienza e di pensiero. Nel 1543 proprio un libro, il De revolutionibus orbium coelestium (La rotazione delle orbitre celest) del matematico e astronomo Niccolò Copernico introdusse una vera e propria rivoluzione concettuale. Copernico rovesciava la concezione dell&#8217;universo, cioè la cosmologia, allora dominante, che poneva la Terra immobile al centro dell&#8217;universo e i pianeti e il Sole ruotanti intorno a essa. Al centro dell&#8217;universo, affermò Copernico, sta il Sole ed è la Terra a ruotare intorno a esso, così come gli altri pianeti. All&#8217;universo geocentrico Copernico sostituiva un universo eliocentrico. Essere copernicani significava infatti scuotere i fondamentali capisaldi del pensiero occidentale.</p>
<p>Libro, Mondadori-Percorsi di letteratura / Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/umanesimo-e-rinascimento/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La scoperta del Canada</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/la-scoperta-del-canada/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/la-scoperta-del-canada/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 06:11:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[1500-1600]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=381</guid>
		<description><![CDATA[Il primo esploratore di cui si hanno precise e sicure notizie fu Giovanni Caboto, il quale, battendo bandiera inglese, costeggiò nel 1497 il litorale di Terranova fino al Capo Bretone. Navigatori portoghesi, spagnoli, inglesi e francesi si avvicendarono negli anni a cavallo del XV e XVI sec. in questa zona dell&#8217;Atlantico alla ricerca di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo esploratore di cui si hanno precise e sicure notizie fu Giovanni Caboto, il quale, battendo bandiera inglese, costeggiò nel 1497 il litorale di Terranova fino al Capo Bretone. Navigatori portoghesi, spagnoli, inglesi e francesi si avvicendarono negli anni a cavallo del XV e XVI sec. in questa zona dell&#8217;Atlantico alla ricerca di un passaggio verso il Pacifico e i paesi delle spezie (passaggio di Nord- Ovest). Nel 1524 il fiorentino Giovanni da Verrazzano, al comando di una spedizione francese, alla ricerca del passaggio di Nord-Ovest, esplorò le coste fino alla Nuova Scozia e diede alle terre d&#8217;America che si affacciano sull&#8217;Atlantico settentrionale il nome di Nuova Francia.<br />
La presenza delle due colonie, a Terranova, fu motivo di un lungo conflitto concluso solamente nel 1713 con il trattato di Utrecht, che assegnò l&#8217;isola all&#8217;Inghilterra, lasciando tuttavia alla Francia il monopolio della pesca e il diritto di sbarco.<br />
Jacques Cartier infine, nell&#8217;intento di trovare non solo il passaggio di Nord-Ovest, ma anche regioni ricche d&#8217;oro, scoprì l&#8217;isola Principe Edoardo e, risalendo il corso del San Lorenzo fino al villaggio indiano di Hochelaga, dove sarebbe in seguito sorta Montreal, scoprì il paese del Canada (1534-1536), che, secondo una tradizione poco attendibile, avrebbe preso il nome da una parola indigena che significava villaggio. Jacques Cartier, un uomo audace e risoluto , ma anche sinceramente amico degli indiani stipulò trattati di amicizia con tutte quelle tribù e il suo prestigio fra quei popoli era veramente molto grande, specie fra gli Irochesi. Quando però Cartier venne richiamato in patria, i rapporti fra gli indiani e i francesi si guastarono irrimediabilmente.</p>
<p>CD, Rizzoli Larousse 2001- Enciclopedia multimediale / CD, Rizzoli 98- Enciclopedia Rizzoli 98 </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/la-scoperta-del-canada/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cristoforo Colombo e la scoperta dell&#8217;America</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/cristoforo-colombo-e-la-scoperta-dellamerica/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/cristoforo-colombo-e-la-scoperta-dellamerica/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 06:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[1500-1600]]></category>
		<category><![CDATA[cartaginesi]]></category>
		<category><![CDATA[cristoforo colombo]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=379</guid>
		<description><![CDATA[Nei primi anni di vita Cristoforo Colombo sì dedico al commercio. Per motivi commerciali andò a Chio (1475) e Madeira (1478-79). Lasciò definitivamente Genova nel 1479 per stabilirsi a Lisbona. La credenza del continente antico si estendesse abbondantemente, verso est e che il circolo massimo fosse in realtà più piccolo di quanto normamelmente si pensava, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei primi anni di vita Cristoforo Colombo sì dedico al commercio. Per motivi commerciali andò a Chio (1475) e Madeira (1478-79). Lasciò definitivamente Genova nel 1479 per stabilirsi a Lisbona. La credenza del continente antico si estendesse abbondantemente, verso est e che il circolo massimo fosse in realtà  più piccolo di quanto normamelmente si pensava, dovettero convincere Cristoforo Colombo raggiungere le Indie attraverso l&#8217;oceano, navigando verso l&#8217;oceano verso ovest. Non essendo riuscito a interessare il re del Portogallo Giovanni II, si trasferì in Spagna. Il 17 aprile 1492 stipulò una convenzione con i sovrani Isabela di Castiglia e Ferdinando il Cattolico che gli concesse tre caravelle. Dopo un viaggio avventuroso Colombo raggiunse Cuba e Haiti, che battezzò Hispaniola. In un secondo viaggio (1493-96) su una rotta più meridionale scopprì Puerto Rico, Dominica, Guadalupa e Giamaica. In un terzo viaggio (1498-1500) dopo aver toccato Trinidad e Tobago, raggiunse il continente meridionale. In un quarto viaggio (1502-1504). Affranto e ammalato ritornò a Valledolid, dove morì dimenaticato da tutti.<br />
Alla vigiglia del viaggio di Cristoforo Colombo, le Americhe contavano circa 80 milioni di abitanti in numerosi gruppi. Il livello di vita della popolazione locali era molto diversa: aztechi e maya evolute sul piano dell&#8217;arte, ma tecnologicamente arretrate e quella altretanto raffinate degli incas andini, alle condizioni neolitiche degli indigeni delle foreste tropicali o degli eschimesi del nord. Di caccia del bisonte vveno gli indigeni delle pianure nordamericane.<br />
In un primo tempo la colonizzazione ebbe carattere anarchico: i conquistadores, che per la maggior parte provenivano dalla nobiltà  minore, trasportarono nel nuovo continente il modello e i valori feudali, affermando la propria sovranità  economica, politica e militare su territori e gruppi di villaggi, e costringendo gli indigeni al lavoro coatto. Solo in un secondo momento la monarchia spagnola riuscì a imporre, sui territori conquistati, sia per ragioni di controllo economico e politico, sia per regolamentare il brutale sfruttamento ai quali erano sottoposti le popolazioni indigene.<br />
Il corrispondente spagnolo della capitania fu la ecomienda, costituito da un villaggio o da un gruppo di villaggi affidati a uno spagnolo.<br />
Impero Azteco: L&#8217;imperatore era venuto a conoscenza di strani racconti: uomini di un tipo sconosciuto vi sarebbero arrivati da Oriente. Pochissimo tempo prima degli Spagnoli fu anche vista una strana luce bianca apparire del levar del sole.<br />
All&#8217;inizio del 500, nel momento stesso dell&#8217;arrivo degli Spagnoli, la dominazione degli Aztechi si estendeva su tutta la larghezza del continente dell&#8217;America fino al mar Pacifico; e sotto il regno di Ahuitzotl, la nazione aveva portato le sue armate ben al di là  dei confini, come territorio permanente, negli angoli più remoti del Guatemala e del Nicaragua.<br />
Un giovane spagnolo di trentatre anni, di nobili natali, Fernando Cortès, era giunto a Cuba come segretario del governo. Il 18 febbraio 1519, egli si lanciò alla conquista di un autentico Nuovo Mondo. Sbarcò prima nello Yucatan, poi a Tabasco. Cortès lasciò Tabasco con 20 indiane. L&#8217;Azteca, alla quale gli spagnoli diedere il nome di Marina, diventò l&#8217;amante di Cortès e, dovendosi vendicare delle classi superiori di Tenochtitlan che l&#8217;avevano resa schiava, lo iniziò ai costumi e agli usi; il che sarà  per Cortès un capitale di valore inestimabile e il proseguimento della sua avventura sarà  facilitato. L&#8217;imperatore decise di tirar fuori dai suoi forzieri il tesoro di Quetzalcoatl. Non si doveva rendere al dio quel che apparteneva al dio? Dopo aver trattato Cortès come un dio, egli prepara una trappola fatale, ma Cortès sfugge alla trappola di Montezuma.<br />
Gli spagnoli arrivarono a Xoloco, mentre Montzuma, circondati dai suoi grandi dignitori, si faceva loro incontro. E quanto Montezuma vide Cortès, bianco di pelle e barbuto, non ebbe più alcun dubbi, chinò il capo in segno d sottomissione. Un ufficiale di Cortès, fu assassinato da un capo di provincia ateco. Cortès sospettava che Montezuma non fosse estraneo alla cosa, e si impadronì della persona dell&#8217;imperatore imprigionandolo nel palazzo di Axayacatl. Sarebbe stata la fine per gli spagnoli, se i loro alleati indiani non avessero in qualche modo soccorsi, vedendo in loro l&#8217;ideale che li avrebbe permesso di liberarsi dalla tirannia azteca. Cortès, deciso a vincere la capitale azteca, li costringeva d&#8217;assedio. Ottanta giorni dopo la sua incoronazione, il successore di Montezuma, che aveva fatto mettere a morte tutti quelli sopetti di credere agli dei spagnoli, divenuto imperatore il 20 settembre 1520, soccombette al male. Fu allora eletto imperatore l&#8217;organizzatore della grande rivolta, l&#8217;uomo che aveva cacciato Cortès da Tenochtitlan. Si chiamava Cuauhtemoc. Tentò con gran foga di staccare da Cortès i suoi alleati. Troppo tardi! I popoli fino a ieri sottomessi non avevano dimenticato nulla di un passato troppo recente, divoratore dei loro giovani sacrificati. Allora armò tutti coloro che erano validi e quando, il 28 dicembre 1520, Cortès tornò sotto le mura, la città  era pronta a qualunque sacrificio. Il 13 agosto 1521 la città  è in rovina. Un quartiere dopo l&#8217;altro, gli spagnoli e i loro alleati avanzano. Tenochtitlan vedrà  il fiero Cuauhtemoc legato al palo della tortura dei conquistatori. Essi lo tempestavano di domande per sapere dove fosse l&#8217;oro del dio. Sorrideva. Gli bruciavano i piedi. Continuava a sorridere. Allora Cortès fece cessare il supplizio. Qualche tempo dopo, Cuauhtemoc accetterà  il battesimo cristiano. Diventerà  così Hernan de Alvarado Cuauhtemoc, perchè i suoi padrini saranno Pedro de Alvarado e Hernan Cortès. L&#8217;impero azteco era definitivamente morto. Infine sulla piazza di un villaggio Maya, Cortès farà  mettere a morte Cuauhtemoc.<br />
Impero Maya: Nel 1506, anno della morte di Colombo, Juan Diaz de Solis e Vincente Yanez toccavano per primi le coste messicane sulla punta settentrionale dello Yucatan. Ma il mondo maya non venne scoperto. La prima vera presa di contatti con i maya è da risalire al 4 marzo 1517, quando tre velieri dell&#8217;Avana (Cuba) andarono ad ormeggiare per la ricerca di schiavi destinati alle piantaggioni delle Antille. A Champton, ancora più a sud, il gruppo subì un duro attacco. Comunque si tornava con un po&#8217; d&#8217;oro in tasca e fu necessario battere in ritirata. Diego Velasquez, conquistatore e governatore di Cuba, affidò a Juan de Grijlava la direzione della nuova spedizione che partì da Santiago de Cuba il 25 gennaio 1518. la presenza dei conquistatori però infastidì gli abitanti della città , per questo in fretta e furia si reimbarcarono sulle navi, senza dimenticare però di redigere l&#8217;atto notarile che comprovava la presa di possesso del luogo. Velasquez organizzò una nuova e grandiosa spedizione il cui comando fu affidato al suo segretario Herman Cortès. Dopo abili trattative e astuti stratagemmi Cortès riuscì a impressionare gli indios al punto che ottenne la loro sottomissione. Quegli indios maya furono, constata Bernal Diaz, i primi vassalli, che nella Nuova Spagna, offrirono la loro obbedienza a Carlo V. Mentre gli abitanti delle grandi Antille avevano colpito gli spagnoli per la loro arretratezza culturale, quelli del paese dei Maya suscitarono la loro ammirazione: erano un popolo organizzato in modo stupefacente. Da dove mai venivano tutte quelle conoscenze e quell&#8217;abilità  tecnica? Forse discendevano dai Cartaginesi o dagli Ebrei o degli Irlandesi? Ora ci si chiedeva se aveva una giustificazione morale il voler ridurre a ogni costo quel popolo in schiavitù.<br />
Impero Inca: Verso la fine del 1532, una spedizione spagnola, guidata da Francisco Pizarro, un avventuriero incallito che, all&#8217;età  di 14 anni, aveva lasciato i freddi e aridi altopiani della natia Estramadura, in Spagna. Al pari del loro condottiero, gli uomini al seguito erano hidalgos in disgrazia, nobili di ascendenza militare troppo orgogliosi per ridursi al lavoro manuale ma anche troppo infidi per servire direttamente il re. Pizarro si rese conto di non avere altra scelta che colpire quel centro ignoto.<br />
Nel 1526 il re Huayna Capac muore lasciando il regno non a un figlio bensì a due: Huascà r di Cuzco e Atahualpa di Quito. Nello stesso anno i primi spagnoli giungono in Ecuador in missione esplorativa comandati da Francisco Pizarro, il quale ritornò qualche hanno dopo come conquistatore. Intanto la rivalità  fra i due fratelli si era fatta più forte al punto che i due regni ormai divisi entrarono in guerra. Atahualpa dopo anni di lotta sconfisse il fratello . Quando Pizarro arrivò nel 1532 incontrò un impero indebolito e diviso.<br />
I movimenti degli spagnoli erano noti ai nativi fin dal momento dello sbarco sulla costa settentrionale. Atahuallpa, decise di inviare un ambasciatore verso quello strano contingente, proponendo a Pizarro un incontro a Cajamarca. Nel pomeriggio del 15 novembre 1532, gli spagnoli sbucarono nell&#8217;ampia e fertile vallata di Cajamarca. Da quando erano arrivati nel Nuovo Mondo niente li aveva preparati alla brutta sorpresa che avevano di fronte: a destra, a circa un miglio di distanza, vi erano le tende d&#8217;accapamento di un esercito di 40000 uomini. Allora attaccarono la piccola città  fortificata. Quella notte, i disperati spagnoli decisero che l&#8217;unica speranza consisteva nel catturarel&#8217;imperatore. Gli avrebbero proposto di pranzare e, se avesse rifiutato, lo avrebbero fatto prigioniero. Alla fine, l&#8217;Inca venne portato allo scoperto su un palanchino. Come stabilito in precedenza, si fece avanti un sacerdote spagnolo che lo salutò informando il dio-re che se si fosse sottomesso al sovrano di Spagna e alla Santa Chiesa di Roma non gli sarebbe capitato niente di male. L&#8217;imperatore disse che gli spagnoli avrebbero dovuto restituire tutti i beni requisiti dal momento del loro arrivo. Il sarcedote offendo la Bibbia. Atahualpa lo esaminò e gettò la Bibbia a terra; il sacerdote esclamò: E&#8217; l&#8217;anticristo. Pizarro fece un segno di guerriglia. Dai portici del complesso uscirono i destrieri spagnoli. Assalirono la stupefatta guardia d&#8217;onore, puntando verso l&#8217;Inca. Non ci vollero più di cinque minuti per farlo prigioniero. L&#8217;imperatore venne preso in ostaggio un riscatto in oro. Nel giro di pochi anni e con l&#8217;aiuto dei rinforzi provenienti da Panama (attirati dall&#8217;oro), venne soffocato ogni resistenza indigena. Il più potente impero dell&#8217;emisfero occidentale mai esistito cadde per mano di meno 200 uomini.</p>
<p>Indios Ciboney: Procedendo sempre più a sud, incontriamo altre popolazioni che dovettero fare i conti con i conquistadores spagnoli. Prendiamo il caso deigli indios Ciboney, che abitavano nel Cinquecento le isole delle Antille: il governo spagnolo Bobabilla impose loro di diventare minatori, cosa che queste popolazioni libere e abituate alla vita all&#8217;aria aperta non riuscivano assolutamente a sopportare. Si ebbero così suicidi in massa per la disperazione e poichi anni dopo, nel 1535, erano rimasti non più di cinquecento indigeni. A Cuba invece i Ciboney tentarono di resistere uccidendo tutto il proprio bestiame, sperando forse che in questo modo gli spagnoli se ne andassero; per rappresaglia gli spagnoli uccisero tutti gli indios, e uguale sorta ebbero gli abitanti di Portorico e della Giamaica.<br />
Argentina: Nella pampa argentina, abitavano poi i Patagoni, una popolazione di statura gigantesca. In spagnolo Patagon è chi ha piedi molto grandi. Però il vero nome di questi indios èra Tehulce. Nel 1535 gli spagnoli fondarono la città  di Buenos Aires; gli indios iniziarono una durissima guerriglia contro le fattorie spagnole. Quando distressero Buenos Aires, i cavalli degli spagnoli, intimoriti dal fuoco, fuggirono nella pampa e ripresero una vita allo stato brado. I Paragoni allora impararono a domarli. Grazie ai cavalli, potevano dileguarsi a grande velocità  dopo i loro colpi di mano.<br />
Cile: All&#8217;estremo sud dell&#8217;America meridionale vivevano invece gli Onas, una tribù di cacciatori e pescatori che erano stanziati nella Terra del Fuoco, presso lo Stretto di Magellano. Non ci fu bisogno di sterminarli: contrassero la turbecolosi e il morbillo dai bianchi e siccome il loro organismo era immunizzato contro queste malattie, morirono a migliaia.<br />
Indios Araucani: L&#8217;unica popolazione che riuscì, sino in fondo, ad opporsi alla colonizzazione prima degli spagnoli e poi dei coloni ribelli fu quella degli Araucani. Verso il 1300 vivevano nel Cile meridionale e in parte dell&#8217;Argentina e nel 1448 dovettero combattere per la prima volta contro gli invasori: questi erano gli Incas. Dopo 34 anni gli Incas dovettero ritirarsi senza aver nulla concluso. Nel 1558 dovettero far i conti con gli spagnoli che avevano occupato il paese: dopo quaranta anni di continui combattimenti anche gli spagnoli dovettero ritirarsi con gravissime perdite. Ritornarono alcuni anni più tardi e, se riuscirono ad occupare il Cile, dovettero combattere con gli Araucani una interminabile guerra per quasi tre secoli, riuscendo sempre sconfitti.<br />
California: I primi spagnoli che si avventurarono a nord del Messico sapevano dell&#8217;esistenza di un braccio di terra che pensavano fosse un isola. Viaggi più lunghi verso il nord dimostrarono alla fine che quest&#8217;area della California meridionale era in realtà  una stretta penisola, aldià  della quale si estendeva una terra sconosciuta che chiamarono California superiore alta. Nel 1542 Cabrillo salpò per gli avamposti spagnoli nel Messico. Il vascello di Cabrillo gettò l&#8217;ancora fra un gruppo di isole separate dalla terraferma da un profondo canale e rivendicò per la Spagna il possesso dell&#8217;interno territorio. Morì nell&#8217;isola che chiamò San Michele. Solo dopo 150 anni gli spagnoli si resero conto che questa terra non era un isola. Gli spagnoli non sbarcarono mai in queste coste settentrionali poco invitanti. La California rimase un mistero per l&#8217;uomo bianco per altri due secoli. Questa fù la loro più grande scoperta: un porto per le loro navi, al sicuro dei violenti cavalloni dell&#8217;oceano. La California era abitata da quasi un terzo delle popolazionio native americane, che si trovavano a nord del Messico. Gli spagnoli non si occuparono solo di converire le locali popolazioni indiane alla fede cattolica, ma iniziarono a forgiare la loro società  nelle forme che meglio si adattarono al volere dei missionari. Guidati dagli indomiti monaci francescani gli spagnoli convinsero gli indiani a vivere nei confini della missione, sostendendo così di poter salvare le loro anime. Incaricati di sorvegliari i raccolti altrui di agrumi e di fichi, di piantare e raccogliere i grappoli d&#8217;uva degli spagnoli, pascolare il bestiame portato dal Messico, i pacifici Pumash, erano tenuti praticamente in schiavitù. Nel 1533 il Portogallo divise i territori brasiliani in 12 capitanie affidate ai donatarios cui spettava il compito di diffendere il proprio territorio e di assicurarsi la quantità  possibile di materie prime da inviare in Europa. Brasile: Il primo incontro fra europei e indigeni avvenne il 22 aprile del 1500, nel territorio degli indiani Tupinikim. Questi indiani contavano all&#8217;epoca decine di migliaia di individui mentre ora sono meno di mille. Lo scambio di un capello con un copricapo di penne segnò l&#8217;inizio di un&#8217;invasione che presto avrebbe spezzato via cinque milioni di persone. I primi contatti furono ragionevolmente amichevoli e furono caratterizzati dagli scambi e dalla curiosità . Ma le relazioni tra i coloni e gli indiani vennero presto controllate dalle armi più potenti degli europei e dalla loro brama di ricchezza. Con l&#8217;arrivo dei portoghesi e degli altri europei cominciò il saccheggio delle nuove terre e migliaia di indiani furono fatti schiavi. Intere tribù furono sterminate dagli orrori della schiavitù e migliaia di persone morirono di malattie nuove, verso cui non avevano difese immunitarie.<br />
Nel 1609, il re Filippo del Portogallo proclamò la libertà  completa degli indiani. Al contempo, però, li definì anche legalmente minorenni. Il principio dell&#8217;inferiorità  legale degli indiani vige ancora oggi e gli indiani non hanno ancora ottenuto il riconoscimento di tutti i diritti degli uomini adulti.<br />
In Asia i portoghesi non conquistarono territori, ma istituirono un sistema di porti e di piazzeforti (Guinea, Goa, Ceylon, Giava) per acquisire il controllo del traffico delle spezie, in primo luogo del pepe.<br />
&#8220;Missione segreta&#8221; di Cristoforo Colombo: Il 31 marzo 1492 Ferdinandi d&#8217;Aragona e Isabella di Castiglia decretano l&#8217;esplusione degli Ebrei dal loro regno entro la mezzanotte del 2 agosto. Un&#8217;ora prima della mezzanotte Cristorofo Colombo s&#8217;imbarca sulla Santa Marina nel porto di Palos. L&#8217;indomani le navi portavano verso Occidente. Finanziata da ebrei religiosi convertiti al cristianesimo, le spedizioni di Colombo dovevano aprire nuove vie ai traffici con l&#8217;Oriente e diffondere la fede cristiana tra le popolazioni dell&#8217;India. Ma in realtà , afferma Wiesenthal, lo scopo del viaggio era un altro. Colombo era di origine israelita, forse converso (battezzato e assimilato), forse invece marrano (convertito, ma segretamente fedele alla religione degli avi); e, come tutti gli ebrei di Spagna, voleva sottrarsi alla persecuzione decretata dei sovrani. Fra gli Ebrei d&#8217;Europa, e di Spagna in particolare, era diffusa la convinzione nel cuore dell&#8217;Asia esistessero dei regni ebraici; quella che Colombo cercava sarebbe stata perciò una nuova Terra promessa. Non fu trovata, ed Ebrei, dovettero fuggire verso altre più tolleranti nazioni. Solo il 5 giugno 1869 la nuova costituzione spagnola abrogò il decreto del 3 marzo 1492.</p>
<p>CD ACTA, Mille anni di storia (Il medioevo) / Libro, European book Milano-Atlantica junior n.8 / Libro, libritalia- La civiltà  azteca / Libro, Piemme Pocket- Il mistero degli Incas / Libro, European Book Milano n.6- Atlantica Junior / Documentario della RAI- Viaggio alla scoperta dell&#8217;America / Internet-www.unimondo.it / Libro, Surivival- Indiani del Brasile</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/cristoforo-colombo-e-la-scoperta-dellamerica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

