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	<title>Appunti di storia e filosofia &#187; 1700-1800</title>
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	<description>Raccolta di riassunti e dispense su storia e filosofia.</description>
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		<title>La rivoluzione americana</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:06:29 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante la guerra di Successione spagnola i tentativi di invasione guidati da Walker per mare e da Nicholson per terra si risolsero in un fallimento (1711) e soltanto l&#8217;Acadia, dopo essere stata perduta e riconquistata più volte, cadde definitivamente nelle mani degli Inglesi nel 1710 e fu loro ceduta dalla pace di Utrecht (1713). La Nuova Francia, che dopo le esplorazioni compiute fra il 1731 e il 1749 da La Vèrendrye si era estesa fino alle Montagne Rocciose, non disponeva della manodopera necessaria per sfruttare questo immenso territorio, essendosi l&#8217;immigrazione arrestata nel periodo delle guerre che impegnarono Luigi XIV in Europa. Nel sessantennio 1680-1740 non giunsero nella colonia più di 5.000 immigrati. Di fronte all&#8217;esigua consistenza numerica dei coloni della Nuova Francia le colonie britanniche della Nuova Inghilterra, forti, alla metà  del secolo, di 1.500.000 abitanti, rappresentavano una minaccia, tanto più che la frontiera canadese sbarrava loro la strada verso l&#8217;interno; così, scoppiata la guerra dei Sette anni, l&#8217;Inghilterra decise la conquista del Canada. Per qualche tempo il generale Montcalm potè arrestare gli attacchi inglesi, riuscendo a più riprese vittorioso (presa del forte di Oswego, 1756; battaglia di Fort Carillon, 1758), ma fu sconfitto alle pianure d&#8217;Abraham (1759) dall&#8217;esercito britannico guidato dal generale Wolfe. Nel 1763 la pace di Parigi la cedeva definitivamente all&#8217;Inghilterra.<br />
Nel 1774 la prima legge (statuto) costituzionale (Atto di Quebec) introdusse nel campo penale il diritto inglese, ritenuto più equo, sancendo al tempo stesso la validità  delle leggi francesi nel campo civile. Fu proclamata la libertà  dei cattolici di professare la loro religione e la Chiesa cattolica mantenne i suoi antichi privilegi. Poco più di due secoli fa, il continente americano era un&#8217;enorme territorio poco popolato, che le grandi nazioni europee si erano divise e colonizzato solo in parte. L&#8217;intenzione dell&#8217;Inghilterra era quella di ricavare ricchezza per la madrepatria: molti cittadini britannici furono allora spinti a trasferivisi e a sviluppare col loro lavoro l&#8217;economia di quei territori, dove si sviluppò una fiorente vita economica e civile. Chi erano i coloni che si stabilivano in America? Erano rappresentati da dissidenti religiosi, come puritani, perseguitati politici, contadini rimasti senza lavoro, piccoli mercanti e artigiani, giovani esponenti della nobiltà  minore; erano per lo più inglesi, ma anche francesi, scozzesi, irlandesi, tedeschi, olandesi, svedesi. Inoltre erano persone in genere emarginate in patria, spesso animate da forti ideali politico-religioso e dal desiderio di farsi una nuova vita. Da questo polo vario nacque una società  più mobile e fluida di quella europea dell&#8217;Antico Regime. Di terra, in America, ce n&#8217;era in abbondanza e diveniva proprietà  di chi riusciva a coltivarla, spesso cacciandone, con spietata durezza, le popolazioni indigene.<br />
Dal punto di vista economica e sociale queste colonie avevano una caratteristica in parte diversa. Le colonie del Sud, la Virgigna, il Maryland, la Carolina del Nord, la Carolina del Sud e la Georgia erano caratterizzate da un&#8217;economia agricola. La mano d&#8217;opera ultilizzata era formata quasi tutti da schiavi provenienti dall&#8217;Africa. Le quattro colonie del Centro (New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware) erano abitate in prevalenza da inglesi con forti minoranze di olandesi, tedeschi, irlandesi e scozzesi. Anche se proviste di una buona agricoltura, tali colonie traevano i loro guadagni soprattutto dal commercio. Trattava anche schiavi, ma normalmente non li impegavano e preferivano rivenderli al Sud. Infine, le quattro colonie del Nord (Massachusetts, Connecticut, New Hampshire e Rhode Island) costituivano la regione chiama New England. Anche queste colonie possedevano una ricca agricoltura.<br />
In ogni colonia risiedeva un governatore nominato dal re d&#8217;Inghilterra. Le colonie dovevano acquistare solo merci inglesi e i loro trasporti dovevano essere realizzati su navi inglesi.<br />
La tensione con Londra andò crescendo, sino a sfociare in ribellione quando il governo inglese, con la legge del bollo, cercò di imporre agli americani il pagamento di una tassa su giornali, tti legali, documenti commerciali. Gli americani opposero un netto rifiuto in base al principio, già  sostenuto dai rivoluzionari inglesi nel Seicento, che non può essere tassato chi non gode di rappresentanza politica e le colonie non avevano rappresentanza eletti al parlamento inglese. Nel 1774 il parlamento inglese impose alle colonie di acquistare solo il tè importato dalla compagnia inglese delle Indie Occidentali. Come tutta risposta , i coloni organizzarono il boicottaggio delle merci e delle navi inglesi. Nel 1774 si riunì a Filadelfia il primo congresso dei rappresentanti delle colonie, che stabilì la fondazione di un esercito unitario, e ne affidò il commando a Gorge Washisgton, in previsione dello scontro imminente. Di fronte alla disobbedienza dei coloni, il governo inglese fece intervenire l&#8217;esercito. Si arrivò così a un primo scontro armato: a Lexigton la milizia del Massachusetts combattè contro i soldati inglesi (1775). Il Congresso approvò il 4 luglio 1776 una Dichiarazione di indipendenza. L&#8217;esercito inglse, era superiore e assai meglio armato. Ma i coloni tuttavia potevano contare su un grande entusiasmo popolare e sul fatto che gli inglesi non conoscevano i territori nei quali si combatteva. Nel 1778 la Francia entrò in guerra, a fianco degli Stati Uniti d&#8217;America. L&#8217;intervento francese si rivelò determinante.<br />
 Con il trattato di Versailles, firmato nel 1783 l&#8217;Inghilterra riconobbe l&#8217;indipendenza degli Stati Uniti e cedette alla Francia alcune isole delle Antille e la colonia africana nel Senegal.<br />
Dopo la firma del trattato di Versailles (1783), con cui veniva riconosciuta l&#8217;indipendenza degli Stati Uniti, numerosissimi lealisti, cioè coloni della Nuova Inghilterra rimasti fedeli alla bandiera inglese, emigrarono nel Canada. L&#8217;immigrazione dei lealisti avendo quindi considerevolmente alterato il rapporto numerico tra Francesi e Inglesi nel Canada, il governo britannico ritenne ormai superato il tipo di amministrazione, in gran parte di impronta francese, che era stato varato con l&#8217;Atto di Quebec. Un nuovo atto costituzionale (Canada Act), approvato dal parlamento britannico nel 1791, divise il territorio del San Lorenzo in due province, separate tra loro dal fiume Ottawa, ciascuna con un proprio governo: la provincia del Basso Canada (Quebec), prevalentemente francese, in cui la vecchia legislazione francese contenuta nell&#8217;Atto di Quebec restava ancora in vigore, e quella inglese dell&#8217;Alto Canada (Ontario), in cui tutte le leggi rispecchiavano il modello inglese.</p>
<p>CD, Rizzoli Larousse 2001- Enciclopedia multimediale / Libro, La monnier-Storia progetto modulare2 / Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo 2 </p>
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		<title>L&#8217;Italia nel settecento</title>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Stato di Milano: Nel Settecento Milano si trovava sotto il dominio degli Asburgo: già  dal 1706 gli Austriaci avevano soppiantato gli Spagnoli nel controllo della città , ma fu solo al termine della Guerra di Successione spagnola, con le paci di Utrecht e Rastatt (1713 1714), che il dominio austriaco venne riconosciuto. Il ceto dirigente milanese fu molto attivo e riuscì a restaurare un&#8217;economia, caduta a causa delle ingenti spese di guerra; in campo culturale poi Milano fu il centro di maggior penetrazione illuministica dell&#8217;Italia Settentrionale. A Milano gli Intellettuali partecipavano attivamente anche alla vita pubblica: per esempio Gian Rinaldo Carli, già  collaboratore del Caffè, nel 1765 fu incaricato dal Governo austriaco di presiedere il Consiglio Economico di Milano. L&#8217;Imperatrice Maria Teresa infatti aveva riorganizzato l&#8217;istruzione, attuando nelle scuole un programma di alfabetizzazione e riformando i collegi; furono anche create Scuole elementari statali e furono migliorate le condizioni di insegnamento.<br />
Repubblica di Genova: La guerra della Lega d&#8217;Augusta o dei Nove Anni (1688-1697) scoppiata per contrastare l&#8217;espansionismo di Luigi XIV, rappresenta infatti un&#8217;ottima occasione per Genova che approfitta dell&#8217;impegno bellico per rianimare la propria marina mercantile. Analoghe opportunità  vengono sfruttate, pur tra le molte pressioni dei due schieramenti in lotta che entrambi vorrebbero costringere la Repubblica a unirsi a loro, nel corso della guerra di Successione spagnola (1700-1714), la quale tra l&#8217;altro, concludendosi con l&#8217;insediamento di un nipote di Luigi XVI (Filippo V di Borbone) sul trono di Madrid determina un&#8217;intesa franco-spagnola nel patriziato genovese. L&#8217;idillio tra Genova e Versailles, che nella pace di Aquisgrana garantisce alla prima il prezioso marchesato del Finale per il quale la Repubblica era scesa in guerra, non può tuttavia nascondere motivi di contrasto, legati soprattutto alla Corsica. L&#8217;isola ha goduto d&#8217;una relativa tranquillità  fra il 1567 e il 1729. Ma nel 1730 il fuoco che covava sotto le cenere ricominciava a bruciare e dà  vita a una nuova rivolta, la quale ben presto si trasforma in questione internazionale perchè ogni potenza teme l&#8217;eventualità  che la Corsica finisca sotto il controllo d&#8217;uno Stato rivale. D&#8217;altronte è Genova stessa, militarmente troppo debole, che deve chiamare in causa eserciti stranieri per reprimere l&#8217;insurrezione. Se dapprima è l&#8217;Austria a intervenire, ben presto la Francia vuole prendere il posto: ufficialmente per mettere pace, in realtà  per costringere Genova a cedere volontariamente la Corsica. Ci vorranno più di trent&#8217;anni perchè il suo piano si realizzi. Il 16 maggio 1768 si conclude quel trattato di Versailles che per titolo, bugiardo quant&#8217;altri mai, Conservation de l&#8217;isle de Corse à  la Republique de Genes: in realtà  esso trasferisce alla Francia ogni sovranità  sulla Corsica.</p>
<p>Internet- Compendi di Storia / Libro, Banca Carige- Genova e la Francia </p>
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		<title>L&#8217;Illuminismo</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 08:55:44 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine (in francese significa capacità  illuminatrice) indica il vasto movimento di pensiero, originatosi nel XVIII sec. L&#8217;indirizzo dell&#8217;illuminismo fu di impegno costante nell&#8217;utilizzare la critica e la guida della ragione in ogni campo dell&#8217;esperienza umana. Scopo precipuo della corrente illuministica è quello di condurre i lumi della ragione in ogni settore, per sviluppare non solo il metodo scientifico, ma anche il modo di vivere, la cultura e le istituzioni. L&#8217;illuminismo si erse quindi contro l&#8217;assolutismo monarchico, la chiesa e l&#8217;aristocrazia feudale, facendosi portatore del vessillo del progresso. Tra i caratteri fondamentali del movimento, una severa analisi critica di ogni forma di autoritarismo; una profonda fiducia nella ragione, unico mezzo per chiarire e risolvere tutti i problemi dell&#8217;uomo; il culto del progresso e dell&#8217;educazione dell&#8217;uomo; la polemica contro la tradizione filosofica medievale; la consapevolezza del fatto che una nuova era stesse per nascere; la ricerca di un nucleo di verità  morali originario, comune a tutti gli uomini e superiore a qualunque forma di dogma imposto dall&#8217;alto; la violenta opposizione a ogni forma di superstizione e di intolleranza; l&#8217;impegno a espandere e a diffondere ogni tipo di conoscenza, principalmente quella scientifica, per demolire i muri innalzati nel passato e aprire le porte al nuovo che avanza. Un&#8217;idea fondamentale, nella corrente illuminista, è quella del diritto naturale (diritto di natura, diritto delle genti), da cui deriva lo spirito universale di giustizia e libertà  che fornì grande impulso alle rivoluzioni francese e americana. Il programma fondamentale dell&#8217;illuminismo, riesaminare ogni cosa alla luce della ragione, si realizzò nell&#8217;Encyclopèdie. Gli enciclopedisti promettevano d&#8217;indagare in ogni campo del sapere. La teoria della conoscenza più diffusa tra gli illuministi fu quella del sensismo. La sensazione è l&#8217;unica nostra fonte di conoscenza, in quanto tutte le nostre idee si generano dai sensi e non vi sono idee innate. Una corrente più materialistica fu il meccanismo secondo la quale l&#8217;uomo è una macchina, tutte le sue attività  psichiche sono verificabili attraverso leggi matematiche. Uno dei primissimi bersagli furono le credenze religiose. Secondo i deisti, ciascun uomo può conoscere questo Essere supremo con la forza della ragione. Una minoranza di illuministi era ateista, per loro, nessun Dio creatore sta all&#8217;origine. Il pensiero illuminista offrì il meglio di sè nel capo delle idee politiche.<br />
I tre maggiori teorici delle idee politiche dell&#8217;illuminismo furono Montesquieu, Voltaire e Rousseau. Fin dalle Lettere persiane, satira della frivola società  del tempo, Montesquieu cerca di definire le leggi che regolano la vita sociale. Con grande senso realistico e seguendo il modello della costituzione inglese, Montesquieu afferma la necessità  di una rigida distinzione tra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, affinchè la libertà  del cittadino sia garantita. Il pensiero di Rousseau è illuminista nella critica alla storia e alla società , ma già  romantico nella rivendicazione della spontaneità  del sentimento contro la ragione. Nel seguire l&#8217;evoluzione umana da un ideale stato di natura alla sua decadenza sociale (l&#8217;uomo nasce buono, la società  lo perverte) egli proclama il contratto sociale (in base al quale ogni cittadino partecipa alla vita politica).<br />
I fenomeni elettrici furono un argomento scientifico ampiamente dibattuto nel Settecento. Da pochi anni Benjamin Franklin aveva enunciato il principio della conservazione della carica elettrica e aveva mostrato che a questi fenomeni era legata una quantità  enorme di energia.<br />
Alessandro Volta chiarì il concetto di corrente elettrica, ponendo fine al mistero che avvolgeva i fenomeni elettrici, ritenuti anche origine dei terremoti.<br />
Il Settecento fu un periodo di grande fervore scientifico. In Europa e in America settentrionale andavano moltiplicandosi gli ingegnosi sperimentatori e gli attenti osservatori della natura che.<br />
Gli intellettuali creano una rete davvero cosmopolita: dalle vaccinazioni contro le malattie endemiche alle barriera doganali, dalla scoperta dei popoli selvaggi alla necessità  della diffusione dell&#8217;istruzione.</p>
<p>CD-Tecniche nuove, Eureka 2000 / Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- La Letteratura / CD, ACTA- Mille anni di storia (Il Settecento) </p>
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		<title>L&#8217;Antico Regime</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 08:33:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;Antico Regime le gerarchie sociali non erano definite tanto dalla ricchezza e dalla posizione economica, qualto dal prestigio, dalla dignità e dalle prerogative riconosciuti ai diversi gruppi sociali. Si usa sintetizzare questo concetto dicendo che quella dell&#8217;Antico regime non era una società di classi, ma di ordini. Mantre classe è un concetto economico, ordine è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;Antico Regime le gerarchie sociali non erano definite tanto dalla ricchezza e dalla posizione economica, qualto dal prestigio, dalla dignità  e dalle prerogative riconosciuti ai diversi gruppi sociali. Si usa sintetizzare questo concetto dicendo che quella dell&#8217;Antico regime non era una società  di classi, ma di ordini. Mantre classe è un concetto economico, ordine è un concetto di tipo giuridico. Ciascun ordine, inoltre, dava vita a istituzione (assemblee e deputati) incaricate di rappresentarne gli interessi presso il monarca, che incarnava il potere centrale. Il modello fondamentale prevedeva tre ordini: il clero, la nobiltà  e il terzo stato, che riuniva borghesi e contadini. Il prestigio e i privilegi si concentravano nei primi due. Ogni ceto aveva norme proprie, chi commetteva un reato veniva giudicata sulla base di leggi diverse, e il tribunale che lo giudicava era composto da giudici del proprio ordine. Ma anche città , province, regioni, categorie professionali potevano godere di privilegi. Non vigeva il principio dell&#8217;uguaglianza giuridica. La struttura per ordini rendeva quella società  più statica della nostra. Nella società  contemporanea è possibile modificare la propria posizione sociale: esistono vincoli e impedimenti talora fortissimi, ma di natura economica o culturale, non giuridica. Nell&#8217;Antico regime, l&#8217;appartenenza a un ordine tendeva a perpetuarsi nelle generazioni.<br />
Nella società  dell&#8217;Antico regime il clero aveva una presenza vasta e capillare: il clero deteneva il monopolio pressochè totale dell&#8217;istruzione e della pubblica esistenza, e godeva di particolare immunità , come il diritto di non pagare imposte sulle vaste proprietà  ecclesiastiche.<br />
Nobile era chi disponeva di un titolo (duca, marchese ecc.) che dava diritto a determinati privilegi: da quello di portare la spada, di avere posti speciali riservati nelle cerimonie pubbliche, di essere giudicati da tribunali composti dai membri del proprio ordine, di avere accesso esclusivo alle alte cariche dell&#8217;esercito e della magistratura, di godere di particolari immunità  fiscali, sino ai poteri di comando esercitati all&#8217;interno di un feudo. Egli deteneva il monopolio economico sull&#8217;uso di mulini, fratoi, forni, torchi, nonchè il diritto di caccia. Aveva infine poteri giurisdizionali, vale a dire poteri di esercitare all&#8217;interno del feudo funzioni pubbliche di giustizia e di polizia.<br />
Le condizioni di vita dei contadini erano miserabili: prima il signore con i suoi canoni d&#8217;affitto, poi con le decime (la decima parte dei raccolti tradizionalmente devoluta al mantenimento del clero), infine lo stato con le imposte dirette e indirette facialvano già  il già  modesto reddito contadino. All&#8217;est d&#8217;Europa, al lavoro massacrante delle corvèes per più giorni alla settimana si sommava la completa dipendenza dell&#8217;arbitrio del signore: il contadino non poteva allontanarsi dal feudo, nè cercare un lavoro migliore, nè sposarsi senza il permesso del padrone, e pesantissime erano la punizione per quelli che tentavano la fuga. All&#8217;Ovest d&#8217;Europa, invece, la libertà  giuridica aveva attenuato le forme più odiose dello sfruttamento feudale.<br />
Nelle città  incontriamo la borghesia. La storiografia usa il termine in un senzo più ampio, racchiudendovi diverse figure: banchiere, mercante, imprenditore, artigiano, libero professionista, titolare di carche pubbliche, funzionario di stato o amministratore locale. La mendicità  e il vagabondaggio, con i loro crollari di piccoli delinquenza e banditismo, furono fenomeni sociali in vistosa crescita nel Settecento. Gli stati li avevano affrontati, sin dalla metà  del Settecento, con un misto di reppresione e di paternalismo autoritario: con leggi che decretavano l&#8217;espulsione dalla città  dei vagabondi, con la istituzione di pubblica carità , come gli ospizi francesi e le case di lavoro inglesi, dove vagabondi e indigenti di ambo i sessi e di ogni età  venivano internati e costretti al lavoro coatto, nella pretesa che ciò li avrebbe restituiti alla società  come cittadini operosi.<br />
Le monarchie assolute furono protagoniste, nella seconda metà  del Settecento, di una politica di riforme che viene usualmente definita assolutismo illuminato: con questo termine si vuole indicare un governo il cui sovrano si avvale del potere assoluto per condurre una politica di riforme volta a promuovere il bene e la felicità  del suo popolo. Certamente il clima culturale illuministico giocò un ruolo rilevante nell&#8217;indirizzare l&#8217;opera dei sovrani riformatori, ma essa trova le sue motivazioni più profonde nella necessità  di affermare in modo nuovo l&#8217;autorità  dello stato.<br />
Esaminiamo in breve l&#8217;opera delle maggiori monarchie europee, a cominciare da quella asburgica di Maria Teresa (1740-80) e Giuseppe II (1780-90). Maria Teresa assoggettò la nobiltà  all&#8217;imposta fondaria (da cui era assente). Giuseppe II (1740-86) seguì con forza una politica mirante ad affermare l&#8217;autorità  dello stato sulla chiesa: furono soppressi 700 conventi, le cui proprietà  vennero incamerate dallo stato per fiinanziarie opere assistenziali. In maeria di giustizia emanò un nuovo codicepenale (1787), che fissavapene uniche per tutti i sudditi, aboliva la tortura e riduceva il ricorso alla pena di morte.<br />
In Prussia, Federico II detto il Grande, favorì la colonizzazione delle terre, la Prussia fu il primo paese a sancire, nel 1763, l&#8217;obbligtorietà  all&#8217;istruzione elementare.<br />
Durante l&#8217;impero di Maria Teresa e di Giuseppe II, la Lombardia fu investita da un cinquatemnnio di riforme destinate a lasciare tracce profonde. Gli illuministi lombardi parteciparono in prima persona alla politica di riforme deella monarchia asburgica, quali Piero Verri e Cesare Beccarla.<br />
Durature furono anche le firme nel granducato di Toscana ds Pietro Leopoldo di Asburgo-Lorena (1747-92), che vi regnò dal 1765 al 1790. Fu istituita la libertà  di commercio senza imposizioni fiscali. In campo giudiziario l&#8217;opera più importante è il Codice penale del 1786, con cui si eliminava alcune delle più gravi distorsioni della giustizia vigente nell&#8217;Antico regime.</p>
<p>Libro, Edizioni Scolastiche Bruno</p>
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		<title>Il Romanticismo</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 20:43:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Preromanticismo e romanticismo hanno le loro origini nel secolo XVIII secolo, in polemica con il secolo del lumi, mettono l&#8217;accento piuttosto sui valori del sentimento, della libertà creativa, dell&#8217;individualismo, ma che s&#8217;imporra definitivamente all&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento. Sul piano letterario, promuovono un&#8217;idea di arte anticlassicistica, lontana dalle regole accademiche e antiilluministica, disinteressata al fine dell&#8217;utlità sociale e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Preromanticismo e romanticismo hanno le loro origini nel secolo XVIII secolo, in polemica con il secolo del lumi, mettono l&#8217;accento piuttosto sui valori del sentimento, della libertà  creativa, dell&#8217;individualismo, ma che s&#8217;imporra definitivamente all&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento. Sul piano letterario, promuovono un&#8217;idea di arte anticlassicistica, lontana dalle regole accademiche e antiilluministica, disinteressata al fine dell&#8217;utlità  sociale e alla razionalità  del pensiero. Esperienza culturale di transizione, il preromanticismo anticipa scelte tematiche che saranno tipiche del romanticismo:l&#8217;individualismo, ossia il nuovo interesse attribuito al soggetto singolo e alla sua interiorità ; il prelevare di un sentimento diffuso di malinconia, di nostalgia per le epoche passate in genere e in particolare per il Medioevo.<br />
La rivolta romantica s&#8217;indirizza contro le forme di conoscenza scientifica e razionalistica, riscoprendo perciò alternativi: lo spiritualismo contro il meccanismo, la storia concreta contro l&#8217;astratta logica degli illuministi, i valori religiosi o più spesso i motivi del soprannaturale contro l&#8217;ateismp e il razionalismo dell&#8217;età  dei lumi. Nell&#8217;età  del Risorgimento in Italia fiorisce una letteratura d&#8217;intonazione patriottica che fonde le motivazioni civili con le nuove forme romantiche. Per quel che riguarda la pittura, ai soggetti della mitologia classica se ne sostituiscono altri legati alle leggende ossianiche, alla tradizione favolistica locale (spesso di ascendenza medioevale) e alla rappresentazione di una natura fortemente personificata.</p>
<p>Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- La letteratura / Libro, Zanichelli- Itinerario nell&#8217;arte B </p>
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		<title>La prima rivoluzione industriale</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 20:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A partire dal Cinquecento in Europa, dopo la scoperta dell&#8217;America e l&#8217;esplorazione in Africa e in Oriente, vengono introdotte e coltivate piante prima sconosciute come il mais, la patata, la canna da zucchero, il tè, il caffè, il cacao. Queste nuove specie sono solo un oggetto di curiosità , ma nei decenni centrale del Settecento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dal Cinquecento in Europa, dopo la scoperta dell&#8217;America e l&#8217;esplorazione in Africa e in Oriente, vengono introdotte e coltivate piante prima sconosciute come il mais, la patata, la canna da zucchero, il tè, il caffè, il cacao. Queste nuove specie sono solo un oggetto di curiosità , ma nei decenni centrale del Settecento portano a ua vera e propria rivoluzione dei consumi. I miglioramenti delle tecniche agricole consentirono di più e quindi di evitare i pericoli delle carestie, favorendo un&#8217;alimentazione più regolare.<br />
Si trattò di una crescita quantitativa accompagnata da una trasformazione qualitativa, che si basò sull&#8217;introduzione di nuovi fattori di produzione e su un nuovo modo di coordinarli. Nel giro di un secolo, tra il 1750 e il 1850, il reddito nazionale della Gran Bretagna aumentò di sette volte, la popolazione triplicò, le importazioni aumentarono di dieci volte, le esportazioni di quattordici. Mentre nel 1770 la metà  del reddito nazionale proveniva dall&#8217;agricoltura, nel 1846 questa percentuale era ridotta a un quarto; viceversa, il contributo delle attività  industriali era quasi raddoppiato.<br />
Gli storici hanno accolto sotto il nome di rivoluzione industriale l&#8217;insieme dei mutamenti dei carattere economico e sociale avvenuta in Inghilterra nell&#8217;arco compreso tra la seconda metà  del Settecento e la prima metà  dell&#8217;Ottocento. L&#8217;alta produttività  del settori agricolo, legata alla produzione della proprietà  borghese capitalista nelle campagne; l&#8217;edificazione di un vasto e fruttoso sistema coloniale, in grado di fornire materie prime a basso costo; l&#8217;affermarsi di un sistema a carattere parlamentare-costituzionale, capace di garantire l&#8217;equilibrio fra le classi sociali; furono queste le condizioni al cui interno potè avviarsi il processo di industrializzazione. Preso l&#8217;invio nel settore tessile, l&#8217;industrializzazione investì rapidamente un settore di base. Con la rivoluzione industriale, l&#8217;industria sostituisce nel ruolo fondamentale e primario nella formazione del reddito nazionale. Mentre in precedenza un&#8217;altra quota di ciò veniva prodotto era consumato direttamente, e soltanto una piccola parte viene venduta, da questo momento cominciano a essere prodotti beni esclusivamente destinati alla vendita. Dal lavoro a domicilio, con il telaio collocato nella casa del contadino, e dalla piccola manifattura rurale si passa alla fabbrica di medie e grandi dimensioni, che riunisce in un solo luogo centinaia di lavoratori.<br />
Varie furono le cause della rivoluzione industriale. I motivi furono: la disponibilità  di ricchezze da impiegare e la disponibilità  di energia. Così come aumentò la richiesta di generi alimentari, allo stesso modo aumentò la domanda di altre merci e, in primo luogo, quella di abiti, panni o coperte per ripararsi, che rappresentavano, oltre al cibo, una delle prime neccesierità  dell&#8217;uomo.<br />
Il lavoro dell&#8217;uomo iniziò a essere sostituito dal lavoro eseguito da macchine, enomermente più veloci. Già  dal Settecento l&#8217;Inghilterra era il paese più ricco e sviluppato dell&#8217;Europa. Dalle sue vaste colonie, sparse in tutto il mondo, proveniva ogni tipo di materie prime e di prodotti. La sua flotta le consetiva di controllare la maggior parte del commercio mondiale e dei trasporti internazionale di merci. Era in mani inglese anche gran parte di un&#8217;attività  che oggi giudichiamo disumana e immorale, ma che allora veniva largamente praticata: il commercio degli schiavi.<br />
Nella città , furono costruite acquedotti e sistemi di fognatura per l&#8217;eliminazione dei rifiuti urbani. Le sepoltura dei morti, vennero effetuate in appositi luoghi fuori città , i cimiteri. In Prussia, nell&#8217;impero russo, e in genere nei Paesi dell&#8217;Europa orientale le terre dei grandi proprietari venivano coltivate da servi della gleba. Costoro non potevano abbandonare il fondo dove lavoravano, tanto che nella compravendita delle proprietà  terriere si precisava il numero delle &#8220;anime&#8221; che ne facevano parte. Nel corso dell&#8217;Ottocento la crescita proseguì impetuosa e si allargò anche ad altri paesi europei e agli Stati Uniti, tanto da modificare notevolmente le condizioni di vita delle popolazioni. Il Mezzogiorno d&#8217;Italia ne restò praticamente oscura. I tempi dell&#8217;industrializzazione furono diversi da Paese a Paese:<br />
â€¢ per motivi storico-politici: per esempio la divisione in numerosi stati dell&#8217;Italia e della Germania;<br />
â€¢ per motivi geografiche o naturali, come la disponibilità  di materie prime che l&#8217;Italia, ad esempio, non aveva.<br />
L&#8217;industrializzazione nel nostro Paese fu più lenta e difficile. L&#8217;occupazione francese durante il periodo napoleonico aveva costretto le manifatture e le piccole industrie italiane a subire la concorrenza dei prodotti francesi. Fino al 1861 l&#8217;Italia era rimasta divisa in molto Stati. Quasi tutti diffendevano dei prodotti con un rigido sistema dogonale, colpendo con forti dazi tutte le merci che entravano nel proprio territorio. L&#8217;italia non aveva giacimenti di ferro o di carbone, come l&#8217;Inghilterra, il Belgio, la Francia o la Germania.<br />
La rivoluzione industriale ebbe enormi e conseguenze sociali. Le condizioni di lavoro e di vita degli operai erano durissime: fino a 16-17 ore di lavoro al giorno in luoghi pericolosi. Salari bassissimi, al limite della sopravivenza. Donne e bambini sfruttati in misura anche maggiore degli adulti; l&#8217;igiene e la sicurezza erano scarse e spesso si verificavano incidenti, anche mortali. La ricca Inghilterra non esportava solo prodotti dell&#8217;industria . Come spesso, avviene, i rapporti commerciali favorirono anche la diffusione delle idee e della cultura. Così dall&#8217;Inghilterra e dala Francia, sulla spinta della borghesia, si diffusero le idee del liberalismo. Questa dottrina filosofica, politica ed economica sostiene che progresso e giustizia possono realizzarsi solo in una società  che riconosceva la libertà  degli individui. Coloro che governavano devo quindi riconoscere e rispettare i diritti dei cittadini, stabiliti in un documento, in una legge fondamentale detta Costituzione.<br />
L&#8217;industrialializzazione europea non avvenne ovunque negli stessi tempi, nè seguendo gli stessi modelli. Secondo la cronologia proposta dallo storico Rostow, il decollo industriale sul continente interessò prima il Belgio e la Francia (fra il 1830 e il 1860), poi la Germania (anni cinquanta-settanta), poi la Russia (fine secolo), quindi l&#8217;Italia (inizio Novecento). Vi furono anche regioni, in questo processo, che non si industrializzarono affatto, e altre che si deindustrializzarono, cioè che videro decadere la loro produzione manifatturiera tradizionale senza che senza che se ne sviluppasse una moderna: citiamo quali esempi il caso della Spagna e dell&#8217;Italia meridionale. Nei decenni centrali del secolo si verificò uno spettacolare sviluppo delle ferrovie: tra il 1840 e il 1870 la rete ferroviaria europea passò da 1700 miglia a 63000 miglia (quella degli Stati Uniti da 2800 a 36000). La rivoluzione finanziaria del XIX secolo ebbe al centro una nuova concezione e funzione economica della banca. Alla banca di vecchio tipo, che forniva crediti a breve termine a sostegno di iniziative commerciali, si affiancò la banca di investimento per azioni, cioè una società  che raccoglieva capitali dai risparmiatori e li utilizzava in crediti a medio e lungo termine per investimenti industriali. Accompagnò l&#8217;industrializzazione un rilevante innalzamento di livello di benessere presso tutte le popolazioni europee. A tale dato fece seguito un forte incremento demografico. L&#8217;Europa contava 193 milioni di abitanti nel 1800: alla fine del secolo la popolazione era più che raddoppiata, superando i 400 milioni di abitanti. All&#8217;inizio del Novecento la popolazione europea era un quarto di quella mondiale, mentre non ne rappresentava che un quinto cento anni prima. Un&#8217;intesa trasformazione investì le campagne europee nella prima metà  dell&#8217;Ottocento: si iniziò a produrre di più impiegando sempre meno braccia; la parte principale della produzione venne destinata al mercato nazionale o internazionale, invece che all&#8217;autoconsumo. Quest&#8217;incremento demografico ebbe come risultato una situazione di sovrappopolazione nelle campagne. La prima direzione di spostamento fu verso le città . Rilivanti furono anche le migrazioni all&#8217;interno dell&#8217;Europa e l&#8217;emigrazione transoceanica.<br />
Ben presto nacquero i primi sindacati, in Inghilterra e le lotte operaie divennero elemento del quadro politico e sociale della prima metà  del secolo. Essi ottenere le prime conquiste: il diritto di associarsi (1825), la tutela del lavoro minorile e femminile (1831), la giornata lavorativa ridotta e dodici ore (1847).<br />
La crescita dell&#8217;industria richiede mercati sempre nuovi sia per smaltire i beni prodotti invenduti nel paese di origine, sia per procurarsi materie prime. A favorire questo rifornimento e a provvedere alla distribuzione dei prodotti lavorati contribuisce in modo determinante l&#8217;evoluzione dei mezzi di trasporto. Nel 1803 lo statunitense Robert Fulton (1765-1815) applica il vapore alla propulsione delle navi e, nel 1814, l&#8217;inglese George Stephenson costruisce la prima locomotiva a vapore. Intanto i singoli governi affrontano la costruzione di una rete stradale sempre più ampia ed efficiente. Dall&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento, e progressivamente fino alla metà  del secolo, commerci e scambi si intensificano e l&#8217;industria siderurgica, metallurgica e meccanica assumono a poco a poco dimensioni gigantesche, impegnando nelle fabbriche migliaia di operai. Nasce una nuova classe sociale, il proletariato, costituita da coloro che dispongono soltanto di braccia per lavorare e di una &#8220;prole&#8221; da sfamare.<br />
La crescita del proletariato sarà  condizionata in Inghilterra, Francia e Germania, specialmente dopo il 1830, dall&#8217;incremento sempre più rapido delle imprese industriali che sorgono alla periferia delle città . Ha inizio il fenomeno dell&#8217;inurbamento, ossia l&#8217;afflusso di imponenti masse di lavoratori giunte dalle campagne con la speranza di migliori condizioni di vita, ma che finiranno poi per doversi adattare a vivere spesso nell&#8217;estremo disagio sotto il costante incubo della disoccupazione e della fame.</p>
<p>Libro, La monner-Storia progetto modulare / Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo 2 / CD, ACTA- Mille anni di storia (Ottocento)</p>
<p><strong>Ideologie nelle società  industriali</strong><br />
L&#8217;avvento della società  industriale, ponendo problemi nuovi e facendo emergere protagonisti sociali, ebbe rilevanti conseguenze anche sul piano delle ideologie e delle dottrine politiche. I termini liberale e democratico sono generalmente associati, come nelle spresioni democrazia liberale o regime liberal-democratico. Per tutto l&#8217;Ottocento, invece, le due espressioni indee e programmi contrassegnati da divergenze anche profonde su alcune questioni cruciali.<br />
Il liberalismo, nato nel XVII-XVIII secolo ha la sua base l&#8217;affermazione del valore assoluto della libertà  individuale. l&#8217;individuo è concepito come titolare di una serie di diritti e di libertà  fondamentali: di pensiero, di parola, di proprietà , di religione. Unico limite ammissibile nell&#8217;esercizio di tali libertà  è quello che deriva dalla necessità  che esse siano garantite a tutti: perciò, il giusto ruolo dello stato è per i liberali quello di assicurare, attraverso la legge e la forza, tale garanzia.<br />
Il sistema politico privilegiato dal liberalismo classico ottocentesco era la monarchia costituzionale con divisione dei poteri e suffragio elettorale censitario. Infatti, mentre i liberali l&#8217;esercizio effettivo della sovranità  doveva spettare solo a quei cittadini che per requisiti economici e culturali potessero farne un uso responsabile e maturo, per i democratici il principio della sovranità  popolare imponeva che a tutti fossero garantiti uguali diritti politici: il suffragio universale, in genere associato alla forma repubblicana dello stato, era dunque il centro del programma politico dei democratici. Il socialismo muove da una radicale critica del liberalismo e della società  capitalistico-borghese di cui esso è espressione. Per i socialisti l&#8217;esaltazione della libertà  dell&#8217;indivuduo e del mercato nasconde in realtà  lo sfruttamento e l&#8217;opressione della maggior parte della società . Le garanzie di cui parla il liberalismo sono dunque appannaggio di una ristrettan minoranza che detiene il potere economico, il potere politico, la cultura. All&#8217;uguaglianza formale, che riguarda i diritti civili e politici, deve sostituirsi, per i socialisti, l&#8217;uguaglianza sostanziale delle condizioni e delle opportunità  di vita. Questo conduce i socialisti a mettere in discussione la proprietà  privata, considerata come fonte di un sistema sociale economico-sociale ingiusto e anche irrazionale. L&#8217;idea socialista ebbe nella prima metà  dell&#8217;Ottocento molte diverse formulazioni. Così per esempio l&#8217;ideale mutualistico e cooperativistico ebbe grande impulso a opera di riformatori come l&#8217;impreditore inglese Roberto Owen e i pensatori francesi Pierre-Joseph Proudhon e Louis Blanc, per i quali l&#8217;unico modo di sconfiggere il principio di sconfiggere il principio della concorrenza capitalistica, fonte di povertà  e disuguaglianza, era quello di organizzare cooperative di produzione gestita dagli stessi lavoratori.<br />
Ma la più complessa e organica teoria politica del socialismo ottocentesco fu quella formulata dal filosofo tedesco Karl Marx. La borghesia capitalistica ha svolto, secondo Marx, una grande funzione storica: essa infatti ha edificato una società  più ricca di quella aristocratica. Tuttavia, anche la società  borghese vive al suo interno una contraddizione: a causa della proprietà  privata dei mezzi di produzione, la ricchezza sociale prodotta viene assorbita in misura crescente da una ristretta classe, quella capitalistica, mentre la classe operaia, che rappresenta la grande maggioranza della popolazione, è mantenuta in condizioni prossime alla miseria. Lo sbocco di tale conflitto condurrà  la classe operaia ad abolire la proprietà  privata dei mezzi di produzione e a realizzare in tal modo una società  senza classi, in cui sia definitivamente eliminato lo sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo.</p>
<p>Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo 2</p>
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		<title>Scoperta e popolamento di Pitcairn</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 20:37:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per scoprire Pitcairn gli europei dovettero aspettare fino al 1767, quando, navigando sulla Nave di Sua Maestà Swallow, Philip Carteret la scoprì e la segnò sulla sua carta con un errore di 300 km. L&#8217;esploratore decise di battezzare l&#8217;isola con il nome di Pitcairn, l&#8217;uomo che l&#8217;aveva avvistata per primo. Poco dopo, nel 1787, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per scoprire Pitcairn gli europei dovettero aspettare fino al 1767, quando, navigando sulla Nave di Sua Maestà  Swallow, Philip Carteret la scoprì e la segnò sulla sua carta con un errore di 300 km. L&#8217;esploratore decise di battezzare l&#8217;isola con il nome di Pitcairn, l&#8217;uomo che l&#8217;aveva avvistata per primo. Poco dopo, nel 1787, la Nave di Sua Maestà  Bounty salpò dall&#8217;Inghilterra per raccogliere talee dell&#8217;albero del pane da trasportare nelle Indie Occidentali. Si riteneva allora (ma poi si dimostrò che non era vero) che il frutto dell&#8217;albero del pane avrebbe costituito un alimento ideale ed economico per gli schiavi, che lavoravano nelle piantagioni britanniche delle Indie Occidentali. Il Bounty gettò l&#8217;ancora per cinque mesi nelle acque di Tahiti e nel frattempo alcuni dei suoi marinai, sentendosi un po&#8217; soli, si lasciarono andare a una piccola pausa assieme a qualche principessa tahitiana; per questo alla fine i marinai non erano proprio contenti di andarsene. Tre settimane dopo la partenza da Tahiti, Fletcher Christian si mise a capo di una ribellione contro il Capitano Bligh, che fu lasciato su una scialuppa in mare aperto assieme a 18 membri dell&#8217;equipaggio rimasti leali, mentre il Bounty se ne tornava a Tahiti. Bligh e la sua ciurma alla fine riuscirono ad arrivare fino a Kupang, nell&#8217;odierna Indonesia.<br />
Nel gennaio del 1790 gli ammutinati giunsero a Pitcairn, dopo un paio di false partenze compiute in quattro mesi di ricerca di un luogo dove sfuggire alla giustizia della marina militare britannica. Il gruppo, guidato da Christian, contava otto altri ammutinati, sei tahitiani, 12 tahitiane e un bambino. Qualche giorno dopo gli ammutinati tagliarono tutti i ponti con il passato dando fuoco al buon vecchio Bounty all&#8217;ancora nella Bounty Bay. Nonostante le loro buone intenzioni di stabilire una convivenza pacifica, un paio di anni dopo, per motivi di donne e di terre, ammutinati e polinesiani cominciarono a uccidersi.<br />
Nel 1794 tutti gli uomini polinesiani e cinque degli ammutinati, Christian compreso, erano morti, mentre Young, Adams, Quintal e McCoy continuavano a lanciarsi ansiosi sguardi di sottecchi.<br />
Seguirono alcuni anni pacifici, che terminarono quando McCoy scoprì come produrre un micidiale liquore dalle radici del ti (Cordyline terminalis), una pianta del luogo. Nel 1796, sotto l&#8217;influsso della sua invenzione, si gettò in mare con una pietra al collo. Qualche anno dopo la moglie di Quintal precipitò nel vuoto mentre cercava uova d&#8217;uccello, e in breve tempo gli influssi della bevanda resero Quintal tanto farneticante che Adams e Young dovettero difendersi dai suoi attacchi con un&#8217;ascia, impoverendo ulteriormente il patrimonio genetico degli isolani. Young morì di asma nel 1800 lasciando John Adams come unico maschio adulto sopravvissuto. Ispirato dalla religione, Adams prese le dieci donne e i 23 bambini sotto la propria ala protettrice e cominciò a educarli con i libri trovati sul Bounty, la nave benedetta dalla buona fortuna.<br />
Adamstown era un insediamento piccolo e lindo di cristiani timorati di Dio quando il Capitano Mayhew Folger della Topaz, una nave americana per la caccia alle foche, riscoprì Pitcairn svelando il mistero che per 19 anni aveva avvolto gli ammutinati del Bounty. Quando, nel 1829, Adams morì, sorsero delle preoccupazioni sul rischio che l&#8217;isola si sovrappopolasse. Nel 1831 il governo britannico trasferì gli isolani a Tahiti, dove, malgrado la buona accoglienza, dieci di loro morirono nell&#8217;arco di pochi mesi di malattie sconosciute. Alla fine dell&#8217;anno i 65 sopravvissuti avevano tutti fatto ritorno su Pitcairn. L&#8217;isola divenne una colonia britannica nel 1838, ma i vecchi timori sul rischio di sovrappopolazione sorsero nuovamente con l&#8217;aumento delle nascite. Nel 1856 i 194 abitanti dell&#8217;isola furono trasferiti sull&#8217;Isola di Norfolk, un&#8217;ex colonia penale australiana ormai disabitata al largo della costa orientale australiana. Due anni dopo 16 isolani fecero ritorno a Pitcairn, appena in tempo per impedire ai francesi di annettere l&#8217;isola alla loro colonia polinesiana. Altre famiglie ritornarono nel 1864.</p>
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