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	<title>Appunti di storia e filosofia &#187; 1900-2000</title>
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	<description>Raccolta di riassunti e dispense su storia e filosofia.</description>
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		<title>La terza rivoluzione industriale</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:22:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La terza rivoluzione industriale ha avuto inizio dopo la seconda guerra mondiale ed è sotto gli occhi di tutti. Lo sfruttamento dell&#8217;atomo significa la liberazione di un&#8217;energia immensa, ma per la prima volta l&#8217;umanità ha avuto la possibilità di distruggere completamente se stessa e il pianeta su cui vive. L&#8217;uomo è sceso sulla Luna. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La terza rivoluzione industriale ha avuto inizio dopo la seconda guerra mondiale ed è sotto gli occhi di tutti. Lo sfruttamento dell&#8217;atomo significa la liberazione di un&#8217;energia immensa, ma per la prima volta l&#8217;umanità  ha avuto la possibilità  di distruggere completamente se stessa e il pianeta su cui vive.<br />
L&#8217;uomo è sceso sulla Luna. La Terra di colpo è diventata piccola. Grazie ai satelliti possiamo assistere in diretta a fatti nel momento stesso che accadono a migliaia di chilometri di distanza. Dopo il lancio del primo Sputnik sovietico, nel 1957, ha inizio l&#8217;invio nello spazio di satelliti con funzioni scientifiche e civili anzichè militari. Nel 1960 gli Stati Uniti lanciano il primo satellite meteorologico, il Tiros I, con lo scopo di trasmettere alla terra dati riguardanti i movimenti nuvolosi attorno al pianeta ed eventuali cicloni. Nel campo spaziale e della ricerca astronomica si possono infine annoverare le varie sonde, sia americane (Mariner e Viking), sia sovietiche (Salijut). L&#8217;uso dei satelliti (il primo, l&#8217;Echo I, viene lanciato nel 1960) risolve il problema delle telecomunicazioni. Sono strumenti collocati in orbita geostazionaria e funzionano da ripetitori per segnali radio televisivi e telefonici.<br />
Internet è una rete informatica ideata nel 1969 da un gruppo di scienziati e ricercatori americani i quali, su iniziativa del Ministero della Difesa degli Stati Uniti, elaborarono un circuito di comunicazione per fini militari in grado di resistere agli effetti di un bombardamento atomico. Esso collegava quattro università : Stanford, Los Angeles, Santa Barbara e Utah. Nel 1985 Internet si trasformò in un servizio di massa. Fino al 1997/98, i provider facevano pagare un prezzo, sotto forma di abbonamneto annuo, a tutti coloro che volevano collegarsi. Ma forse la novità  più sconvolgente, la possiamo cogliere nell&#8217;avvento dell&#8217;informatica. Non c&#8217;è campo della vita umana che non sia stato o non sia sempre più attraversato dell&#8217;informatica. L&#8217;automazione ha sconvolto la vita degli uffici, l&#8217;introduzione dei robot e quella delle fabbriche. Nuove prospettive nascono dal semplice abbinamento di settori diversi. E&#8217; questo ad esempio il caso della telematica, il cui termine indica l&#8217;interazione tra i computers e la telecomunicazioni.<br />
La cultura di massa è nata con la seconda rivoluzione industriale. Con la terza però ha invaso tutto il pianeta. Ora il mondo è un vilaggio globale, dominato dallo schermo televisivo. Dopo decenni di sperimentazioni da parte di èquipe scientifiche di vari Paesi (principalmente Stati Uniti, Gran Bretagna e alcuni ricercatori di origine russa), nel novembre 1936 all&#8217;Alexandra Palace di Londra si inaugura la prima trasmissione televisiva quotidiana della BBC. Negli Stati Uniti la televisione fa la sua prima comparsa pubblica nell&#8217;aprile del 1939 all&#8217;Esposizione Universale di New York. Tra il 1954 e il 1956 altri diciannove paesi, fra i quali l&#8217;Italia, avviano la loro programmazione televisiva. Il colore fa la sua comparsa in America fin dal 1952 mentre in Europa i tempi sono molto più lunghi. Nel 1962, con il satellite americano Telestar, si rende possibile realizzare trasmissioni in diretta destinate all&#8217;intero pianeta.<br />
Un&#8217;altra novità  degli anni sessanta è il videoregistratore amatoriale, che permette di registrare su nastro direttamente dall&#8217;apparecchio televisivo i programmi trasmessi.<br />
Il primo modello di telefono cellulare, vale a dire in grado di trasmettere il segnale senza passare attraverso la linea a terra, viene testato nel 1978. Nella seconda metà  degli anni ottanta i telefonini cominciano ad essere prodotti e commercializzati. In Italia sono messi in vendita nel 1990. Nel lasso di tempo tra il 1994 e il 1997 il numero di abbonati al mondo quasi si triplica. Aumenta, al contempo, l&#8217;evoluzione tecnologica. I nuovi telefoni cellulari sono di dimensioni sempre più ridotte, sono sempre più potenti e ricchi di accessori: dalla segreteria telefonica ai messaggi scritti, dal fax alla possibilità  di collegarsi a Internet.</p>
<p>CD, ACTA- Mille anni di storia (Novecento n.3) CD, ACTA- Mille anni di storia (Novecento n.4) Libro, Editrice la Scuola- Storia per gli istituti professionali </p>
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		<title>La rivoluzione Iraniana</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:21:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel corso del secondo dopoguerra l&#8217;Iran è considerato dalle potenze occidentali, in primo luogo gli Stati Uniti, uno stato affidabile, in quanto interessato a contenere sia una possibile espansione sovietica, sia l&#8217;estremismo nazionalistico arabo. Dal 1953 l&#8217;Iran è governato dallo scià (imperatore) Reza Pahlavi, promotore di una politica di modernizzazione tendente a fare del Paese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso del secondo dopoguerra l&#8217;Iran è considerato dalle potenze occidentali, in primo luogo gli Stati Uniti, uno stato affidabile, in quanto interessato a contenere sia una possibile espansione sovietica, sia l&#8217;estremismo nazionalistico arabo.<br />
Dal 1953 l&#8217;Iran è governato dallo scià  (imperatore) Reza Pahlavi, promotore di una politica di modernizzazione tendente a fare del Paese una grande potenza militare dell&#8217;area mediorientale. Il tentativo di trasformazione non ottiene tuttavia gli effetti sperati e non contribuisce affatto a migliorare le condizioni di vita della popolazione. Nel gennaio del 1978 Pahlavi, abbandonato ormai anche dagli Stati Uniti, è costretto a lasciare il Paese.<br />
Cacciato lo scià , la guida dell&#8217;Iran viene assunta dall&#8217;ayatollah Khomeini, massima autorità  religiosa e principale esponente dell&#8217;opposizione. Il 1° aprile, dopo essere tornato in patria dall&#8217;esilio di Parigi, Khomeini proclama l&#8217;istituzione della Repubblica islamica, approvata plebiscitariamente mediante referendum. Viene con ciò istituito un sistema politico che intende applicare le norme morali, religiose e penali previste dal Corano, e in cui lo Stato assume caratteri teocratici, fondendosi l&#8217;autorità  religiosa con quella politica.<br />
All&#8217;inizio degli anni ottanta l&#8217;Iran si trova in gravissima difficoltà : da un lato è isolato internazionalmente; dall&#8217;altro è alle prese con un&#8217;economia in profonda crisi. Nel tentativo di sfruttare questa situazione, nel settembre del 1980 l&#8217;Iraq lo attacca, al fine di strappargli alcuni territori da tempo contesi tra i due Paesi e particolarmente ricchi di petrolio. Nel condurre l&#8217;attacco il dittatore iracheno Saddam Hussein gode dell&#8217;appoggio di gran parte del mondo arabo e delle potenze occidentali, che sperano con ciò in una rapida fine della Repubblica islamica.<br />
La guerra assume ben presto un andamento non previsto. L&#8217;Iran riesce infatti, nel giro di poco tempo, a imporre all&#8217;interno un ulteriore irrigidimento autoritario e la militarizzazione dell&#8217;intera società , reprimendo sanguinosamente ogni opposizione e organizzando la vita di tutto il Paese in funzione della vittoria del conflitto. Il conflitto ha termine dopo otto anni e dopo un milione di morti, nel luglio 1988, quando, al termine di lunghe e difficili trattative, i due Paesi firmano l&#8217;armistizio proposto dall&#8217;ONU che sancisce il ritorno allo status quo ante.</p>
<p>CD, ACTA- Mille anni di storia (Il Novecento n.4) </p>
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		<title>Rapporti fra occidente e Islam dal 1990 al 2001</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:20:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prima guerra del golfo: Il conflitto militare che nel 1990-91 oppone l&#8217;Iraq, responsabile dell&#8217;invasione nell&#8217;agosto 1990 dello Stato del Kuwait, ad una coalizione di Stati organizzata e gestita dagli USA, si inserisce all&#8217;interno del contesto di tensioni, guerre e conflitti che caratterizzano le vicende politiche della regione mediorientale negli ultimi trent&#8217;anni, in particolare nell&#8217;area del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima guerra del golfo: Il conflitto militare che nel 1990-91 oppone l&#8217;Iraq, responsabile dell&#8217;invasione nell&#8217;agosto 1990 dello Stato del Kuwait, ad una coalizione di Stati organizzata e gestita dagli USA, si inserisce all&#8217;interno del contesto di tensioni, guerre e conflitti che caratterizzano le vicende politiche della regione mediorientale negli ultimi trent&#8217;anni, in particolare nell&#8217;area del Golfo Persico. In questa regione vengono infatti a sovrapporsi tensioni di tipo religioso, conflitti politici e, soprattutto, forti interessi economici derivanti dall&#8217;abbondante presenza di giacimenti petroliferi (il 30% circa di tutta la produzione mondiale). L&#8217;ONU condanna l&#8217;invasione irachena, minacciando in un primo momento l&#8217;embargo economico nei confronti dell&#8217;Iraq e successivamente intimando il ritiro delle truppe dal Kuwait entro il 15 gennaio 1991. In un crescendo continuo di tensione politica e mobilitazione diplomatica e militare, gli USA decidono la spedizione di un contingente di circa quattrocentomila uomini in Arabia Saudita, stato confinante con Iraq e Kuwait, ottenendo come risposta il trattenimento come ostaggi in Iraq di molti cittadini dei Paesi occidentali. A ventiquattro ore dallo scadere dell&#8217;ultimatum imposto dall&#8217;ONU, nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, la forza multinazionale militare organizzata attorno agli USA inizia a bombardare zone dell&#8217;Iraq e obiettivi militari del Kuwait occupato, mentre gli iracheni rispondono lanciando missili su Arabia Saudita e Israele. Dopo un mese e dieci giorni di bombardamenti aerei quotidiani e continui su Iraq e Kuwait, alla fine di febbraio cominciano le operazioni di terra. Nel giro di poche settimane l&#8217;esercito iracheno è costretto a ritirarsi dalle zone occupate, con una perdita notevole di vite umane e lasciando migliaia di prigionieri. Smentendo le previsioni e resistendo a molteplici pressioni politiche interne e internazionali il presidente americano Bush, regista dell&#8217;intera operazione di intervento occidentale nel Golfo, dopo il ritiro iracheno, decide di bloccare l&#8217;offensiva della forza multinazionale, senza intervenire direttamente in Iraq: Saddam Hussein può restare quindi a capo dello Stato mediorientale.<br />
Guerra dell&#8217;Afghanistan: Nel 1995 nasce il gruppo armato dei Taliban (studenti), addestrati in Pakistan per creare un governo islamico unito in Afghanistan, che dal 1996 occupa la capitale. I Taliban governano secondo l&#8217;interpretazione del corano: impediscono l&#8217;istruzione alle donne, proibiscono la musica, il cinema e l&#8217;alcool, praticano la mutilazione, la fustigazione e le esecuzioni in pubblico. Contro i Taliban lotta il Fronte Unito di Opposizione: chiunque sia sospettato di appartenervi viene imprigionato e torturato. Le donne sono la maggioranza. Negli ultimi tre anni di regime dei Talebani, queste donne vivono un&#8217;esistenza al limite della sopravvivenza perchè gli editti dei Talebani vietano loro di lavorare fuori casa. Cosi&#8217; migliaia di donne povere sono costrette a chiedere l&#8217;elemosina di nascosto o a vendere i propri corpi. Mani e piedi sono amputate davanti a migliaia di persone come punizione per piccoli furti, uomini e donne sono lapidati a morte per crimini morali come l&#8217;adulterio, donne sono picchiate in pubblico per il solo fatto di essere donne, in un mondo di uomini &#8211; ma anche uomini sono umiliati e malmenati per non avere una barba sufficientemente lunga, come vogliono i fondamentalisti.<br />
I Talebani hanno preso il potere grazie al sostegno dei paesi vicini, incluso il Pakistan. Questi hanno preferito che vi fosse una vera e propria guerra al suo interno. L&#8217;Arabia Saudita, gli Emirati Arabi e il Pakistan, ma anche la comunità  internazionale ha le sue responsabilità , avendo più o meno dormito negli ultimi sette anni e permesso questi eccidi. Attualmente il 90% del Paese è in mano dei Talibani (che appoggiano i Ceceni contro la Russia e addestrano i terroristi internazionali). Il regime è nelle mani dello sceicco cieco Mullah Mohammad Omar e vive nell&#8217;isolamento internazionale, dopo le sanzioni Onu dell&#8217;estate del 1998. Il Mullah è la guida spirituale dei Talebani: Omar ha 63 anni, è stato ferito a un occhio nella guerra contro gli invasori sovietici, risiede a Kandahar, nel sud dell&#8217;Afghanistan, non lontano dal confine con il Pakistan, e ha sposato una figlia di Osama Bin Laden. Non esistono sue fotografie. Per legge, l&#8217;unico collegamento a Internet del Paese è nel suo ufficio.<br />
11 settembre 2001, ore 9: attacchi terroristici alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono a Washington. E&#8217; il più grave attentato della storia. I morti sono oltre 5 mila, un bilancio ancora provvisorio. Bush ottiene pieni poteri dal Congresso e annuncia l&#8217;operazione libertà  duratura: &#8220;Colpiremo i terroristi e chi li ospita&#8221;. Le indagini portano a individuare i responsabili in Afghanistan: Bin Laden e i Talebani. 7 ottobre 2001, circa un mese dopo, intorno alle 18.25 italiane gli Usa e la Gran Bretagna, sotto l&#8217;egida dell&#8217;Onu e con il consenso di un&#8217;ampia coalizione mondiale, sferrano l&#8217;attacco alle basi dei terroristi in Afghanistan, con missili e bombe. Il 13 novembre i mujiaheddin dell&#8217;Alleanza del nord liberano Kabul. Il 27 novembre si apre la conferenza di pace a Bonn, sotto l&#8217;egida dell&#8217;Onu, per decidere il futuro del nuovo Afghanistan. Il 5 dicembre, dopo 9 giorni di trattative, le fazioni afgane raggiungono finalmente un accordo sul governo di transizione che sarà  guidato dal capo pashtun Hamid Karzai: un&#8217;intesa storica, che mette fine a 23 anni di ostilità . L&#8217;Onu decide di mandare una missione di pace a Kabul, a cui partecipa anche l&#8217;Italia.<br />
 Seconda guerra del golfo: All&#8217;indomani del primo anniversario delle stragi dell&#8217;11 settembre, il presidente George Bush all&#8217;assemblea delle Nazioni Unite tiene un lungo discorso sull&#8217;Iraq davanti alla Assemblea delle Nazioni Unite in cui chiede l&#8217;appoggio della comunita&#8217; internazionale per ottenere il disarmo di Saddam Hussein. L&#8217;8 novembre il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu approva all&#8217;unanimita&#8217; la risoluzione 1441 che offre all&#8217;Iraq l&#8217;ultima occasione per il disarmo, rafforza il regime di ispezioni e avverte Baghdad del rischio di serie conseguenze a seguito delle violazioni dei suoi obblighi. Il 27 novembre gli ispettori tornano al lavoro in Iraq dopo quattro anni. Il 5 febbraio il segretario di Stato americano Colin Powell presenta al Consiglio di Sicurezza un dossier sui legami fra Baghdad e la rete terroristica di al Qaeda. 14 febbraio: nuovo rapporto degli ispettori al Consiglio di sicurezza: Blix cita molti esempi della collaborazione di Baghdad, anche se ricorda che mancano le prove sulla distruzione di antrace e gas nervino e altre armi non convenzionali. Il 16 marzo, al termine del vertice delle Azzorre tra i leader di Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna chiedono alle Nazioni Unite di lanciare un ultimatum all&#8217;Iraq. In caso contrario avvertono che l&#8217;uso della forza e&#8217; legittimato della Risoluzione 1441, approvata all&#8217;unanimita&#8217; dal Consiglio di sicurezza. Da Baghdad (18 marzo) Saddam Hussein respinge l&#8217;ultimatum. La Casa Bianca dichiara che anche se il Rais lascera&#8217; il paese le forze Use entreranno ugualmente. Il 20 marzo, quando in Italia è notte e sono passate da poco le 3, scatta l&#8217;attacco missilistico americano.</p>
<p>CD, ACTA- Mille anni di storia (Il Novecento n.4) / Internet- www.manitese.it / Internet- Romacivica / Internet- Inclasse </p>
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		<title>L&#8217;Italia dal 1945 agli anni novanta</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:19:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo la liberazione dell&#8217;invasore tedesco e la definitiva sconfitta della dittatura fascista (aprile 1945), l&#8217;Italia torno unita e indipendente. Ma come doveva essere la nuova Italia: una monarchia o una repubblica? Dal punto di vista morale le condizioni del paese erano disastrose.Eppure gli italiani seppero reagire affrontando con operosità e fiducia questa drammatica situazione. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la liberazione dell&#8217;invasore tedesco e la definitiva sconfitta della dittatura fascista (aprile 1945), l&#8217;Italia torno unita e indipendente. Ma come doveva essere la nuova Italia: una monarchia o una repubblica? Dal punto di vista morale le condizioni del paese erano disastrose.Eppure gli italiani seppero reagire affrontando con operosità  e fiducia questa drammatica situazione.<br />
Il 2 giugno 1946, gli italiani furono chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica. In questa occasione votarono per la prima volta le donne. Gli italiani scelsero la repubblica. 12.718.641 votarono a favore della repubblica, mentre 10.718.502 si espressero per il mantenimento della monarchia.<br />
La I repubblica: Il 2 giugno 1946 gli italiani elessero anche un&#8217;Assemblea Costituente: un parlamento che doveva scrivere il testo della nuova Costituzione dello Stato. Nel dicembre del 1947 venne approvata la nuova Costituzione repubblicana, che entrò in vigore il 1 gennaio 1948. Il 18 aprile gli italiani vennero chiamati alle urne per eleggere il primo parlamento repubblicano. Sotto la guida di Alcide De Gasperi, nel dopoguerra la Dc è divenuta il maggiore partito italiano. La Dc ottenne il 48.5 per cento dei voti e la maggioranza asoluta dei seggi alla Camera; i comunisti e i socialisti uscirono sconfitti, ottenendo il solo il 31 per cento dei suffragi. De Gasperi, nonostante la DC avesse la forza di governare da sola, scelse di coinvolgere nella maggioranza i partiti di centro. Nel 1950, il governo cercò di affrontare il problema dell&#8217;arretratezza del Meridione istituendo la Cassa per il Mezzogiorno.<br />
Negli anni &#8217;50 la maggior parte degli italiani si guadagnava ancora da vivere nei settori tradizionali (piccole aziende, piccolo commercio, agricoltura). Ma nel periodo 1958-1963 prese via il cosiddetto miracolo italiano: in meno di due decenni l&#8217;Italia divenne uno dei paesi più industrializzati del mondo. E proprio l&#8217;auto era uno dei prodotti principali dell&#8217;industria italiana. Il boom economico non coinvolse il Sud. La prova più evidente fu la grande emigrazione di contadini meridionali verso le città  industriali del Nord. A partire dal 1963 la DC e i partiti di centro non poterono più continuare sulla maggioranza assoluta dei parlamentari.<br />
Alla fine degli anni Sessanta, l&#8217;Italia conobbe un periodo di grande lotte sociali condotte prima dagli studenti e poi dagli operai. Già  nel 1966-67 gli studenti universitari organizzarono le prime manifestazioni. Questa contestazione era rivolta contro la società  nel suo complesso. L&#8217;autunno caldo prese il via in settembre con lo sciopero nazionale dei metalmeccanici. La rchiesta avanzata del movimento operaio di una profonda trasformazione dei rapporti di lavoro nelle fabbriche venne accolta dai parlamentari. Nel maggio 1970, la camera approvò lo Statuto dei Lavoratori. Iniziò il cupo periodo del terrorismo politico che ha insanguinato il paese per tutti gli anni Settanta.<br />
Un grave fattore di disgregazione e di instabilità  fu rappresentato negli anni settanta dal terrorismo. La cosiddetta strategia della tensione, finalizzata a favorire nel paese una svolta autoritaria, fu inaugurata il 12 dicembre 1969 dalla bomba che esplose in una banca in piazza Fontana a Milano. Seguirono altre gravissime stragi, ad opera di un terrorismo nero, di marca fascista. Con la metà  degli anni settanta si avviò invece un terrorismo rosso, praticato da gruppi di estrema sinistra. Punto massimo fu il rapimento e l&#8217;assassinio del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro (9 maggio 1978), ad opera delle Brigate rosse. Avvalendosi di speciali decreti antiterrorismo e di normative che riducevano la pena ai terroristi pentiti, gli organi di polizia e la magistratura riuscirono, nel giro di alcuni anni, a sgominare le organizzazioni terroristiche.<br />
Negli anni Settanta, il segretario del PCI, Enrico Berlinguer, elaborò la strategia detta del compromesso storico: essa mirava alla collaborazione di governo tra DC e PCI per superare la crisi della democrazia italiana. I frequenti scandali, l&#8217;inefficienza delle istituzioni, la grave crisi economica, finivano per porre al centro delle polemiche il trentennio di potere della DC. La crisi dell&#8217;egemonia democristiana aveva come conseguenza, nel 1981, la costituzione di un governo guidato, per la prima volta, da un laico: il segretario del Partito Repubblicano Italiano Giovanni Spadolini. Nel 1985 il democristiano Francesco Cossiga veniva eletto a grande maggioranza presidente della Repubblica, succedendo al Quirinale all&#8217;anziano Sandro Pertini. Cossiga affidava l&#8217;incarico di capo del governo ad Andreotti.<br />
All&#8217;inizio degli anni Novanta, il sistema politico italiano venne scosso da una crisi senza precedenti. Alla presidenza della Repubblica veniva eletto il democristiano Oscar Luigi Scalfaro, esponente gradito a un vasto schieramento di forze politiche. Scalfaro conferiva l&#8217;incarico di governo al socialista Amato. Le indagini, condotte da Antonio Di Pietro e degli altri partiti magistrati della procura di Milano, hanno messo in luce una fitta rete di tangenti, favori e accordi illegali fra politici e imprenditori. I giornali chiamano tangentopoli questo intreccio tra politica e affari</p>
<p>La seconda repubblica: La bufera di tangentopoli ha travolto la moltissimi partiti, che sono scomparsi dalla scienza politica.<br />
Al loro posto sono nati altri partiti. Il PCI è divenuto PDS nel 1991, la DC si trasformò in Partito Popolare Italiano (PPI), riprendendo il nome adottato dal partito cattolico del 1919. L&#8217;estrema destra ha abbandonato i legami con il fascismo e riconosciuto esplicitamente il valore della democrazi. Il MSI (Movimento Sociale Italiano) dava origine ad Alleanza Nazionale (AN), mentre sparivano formazioni di lunga tradizione quali il Psi, il Psdi e il Pli.<br />
In qualche caso sono nati partiti del tutto nuovi. Anzitutto Lega Nord, che proponeva un&#8217;organizzazione federale per lo stato italiano, ha ottenuto un significativo risultato alle elezioni del 1992. Quindi Forza Italia, una formazione politica d&#8217;ispirazione liberale, che l&#8217;imprenditore Silvio Berlusconi ha creato dal nulla, portandola ad una clamorosa affermazione alle elezioni del 1994.<br />
Alle elezioni del 1994 si sono affrontati soprattutto:<br />
â€¢ il Polo delle libertà : formato da FI, AN, Lega Nord e CCD;<br />
â€¢ i progressisti: costituiti da PDS, Rifondazione comunista e altri partiti di centro e di sinistra.<br />
La vittoria è andata al Polo il 20 maggio. Questo governo ha avuto una vita difficile e breve. Infatti è caduto nel dicembre 1994. E&#8217; così è nato un governo formato da tecnici, cioè personalità  non provenienti dai partiti, guidato da Lamberto Dini. Gli italiani sono tornati a votare nel 1996. Questa volta la vittoria è andata all&#8217;Ulivo, guidato da Romano Prodi. Nell&#8217;ottobre 1998 cade il governo Prodi. Il presidente Scalfaro incarica, Massimo D&#8217;Alema, segretario dei Democratici di sinistra, a formare un governo appoggiato da sette partiti. Nel maggio 1999 Carlo Azeglio Ciampi viene eletto presidente della repubblica. A dicembre del 1999 dimissioni lampo del presidente del Consiglio Massimo D&#8217;Alema, che ottiene il reincarico e la fiducia del Parlamento. Ad aprile 2000 il presidente del Consiglio si dimette. Giugliano D&#8217;Amato, ricevuto l&#8217;incarico dal capo dello Stato, forma un nuovo governo.<br />
Alle elezioni politiche del 12 maggio del 2001 la Casa delle Libertà  (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Biancofiore, Lega Nord, Nuovo PSI) si prende la rivincita sull&#8217;Ulivo (Ds, Margherita, Girasole, Partito dei Comunisti Italiani). Il ticket Silvio Berlusconi-Gianfranco Fini batte quello ulivista costituito dall&#8217;ex sindaco di Roma Francesco Rutelli e dal diessino Piero Fassino Democratici di Sinistra, e Forza Italia registra un notevole successo, raccogliendo circa il 30 perc ento dei consensi globali. Il centrodestra torna al governo del Paese, grazie anche alla rinnovata alleanza con la Lega di Bossi (che riceve in cambio alcune poltrone strategiche dell&#8217;esecutivo: Giustizia, Welfare e Riforme) e alle divisioni del centrosinistra.</p>
<p>Libro, Editrice La Scuola- Storia per gli istituiti professionali / Internet- Romacivica / Internet- La repubblica: storia d&#8217;Italia dal 1945 a oggi </p>
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		<title>Il sessantotto e le nuove frontiere del costume</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:18:26 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Come abbiamo visto, le società  occidentali conobbero nel dopoguerra una lunga fase di sviluppo che ebbe come suoi elementi portanti la crescità  economica, che si traduceva in aumento di reddito e dei consumi. Questo equilibrio iniziò a entrare in crisi alla fine degli anni sessanta, con l&#8217;esplosione di quel movimento generalizzato di protesta chje, nel linguaggio storico-politico, è comunemente indicato come il Sessantotto. Il Sessantotto interessò gli Stati Uniti, l&#8217;Europa occidentale, l&#8217;America latina, il Giappone e si fece sentire anche al di là  della cortina di ferro, in Cecoslovacchia.<br />
Abbiamo visto che uno dei più rilevanti fenomeni sociali del dopoguerra fu la scolarizzazione di massa, che trasformò l&#8217;istruzione media e superiore da privilegio di un&#8217;elitè in un bene accessibile, almeno in linea di principio, ai giovani di tutte le fascie sociali. La scolarizzazione di massa portò con se l&#8217;emergere di un nuovo soggetto sociale, i giovani, portatore di bisogni, ideali e progetti desitinati a entrare rapidamente in conflitto con l&#8217;ordine politico e il sistema dei valori dominanti. Il Sessantotto fu unifatti un movimento essenzialmente giovanile, nato nelle università . La scuola fu dunque l&#8217;ambito nel quale maturò il movimento di protesta. Una scuola che era diventata di massa, ma non aveva modificato nella sostanza la propria impostazione: rimaneva elitaria nella concezione, neo metodi, nelle strutture, come quando era riservata a un&#8217;elitè di privilegiati.<br />
La contestazione giovanile iniziò negli Stati Uniti. Qui l&#8217;aumento della produzione e della ricchezza sociale aveva reso ancora più stridente il contrasto con le ampie aree di povertà  e di ingiustizia tuttora esistenti nel paese. Nel 1964, grazie ad alcune inchieste ufficiali, gli americani scoprirono che oltre il 40 per cento di loro viveva al di sotto della soglia della povertà .<br />
Nel corso degli anni sessanta, la protesta della popolazione nera aprì drammatiche lacerazioni nella società  americana: Martin Luther King, leader del movimento non violento per l&#8217;integrazione razziale e la parità  dei diritti, fu assassinato nel 1968.<br />
La protesta giovanile dilagò nelle università  dal 1966. Essa esprimeva esigenze e obiettivi: l&#8217;impegno per i diritti civili a fianco della popolazione ners; il rifiuto della guerra del Vietnam, nella quale il governo americano statunitense andava assumendo un impegno sempre maggiore; la ribellione contro un sistema scolastico autoritario e selettivo; l&#8217;insoddisfazione per uno stile di vita ispirato ai valori della competizione e del consumo e al tempo stesso caratterizzato dall&#8217;appiattimento di ogni aspirazione ideale e dal conformismo. Dal punto di vista politico e ideologico, il Sessantotto non ebbe un carattere marcato: al suo interno trovavano posto sia gli intellettuali di sinistra, sia gli hippies, i figli dei fiori, che predicavano il rifiuto della civiltà  dei consumi, la non vioenza, la vita comunitaria.<br />
In Europa il movimento di contestazione giovanile, che ebbe il suo momento culminante nelle grandi manifestazioni parigine del maggio 1968 assunse un carattere più decisamente politico e ideologico e si tradusse in una critica globale del sistema capitalistico. Questo poteva essere modificato non attraverso riforme, ma esclusivamente attraverso un rovesciamento tradizionale. Alcuni elementi comuni caratterizzavano il Sessantotto europeo: l&#8217;egualitarismo (lotta contro ogni gerarchia); l&#8217;internazionalismo (impegno contro la guerra del Vietnam, sostegno alle lotte di liberazione dei popoli del Terzo Mondo); la polemica contro il revisionismo, cioè contro ogni visione riformista del marxismo; la ricerca di un&#8217;alleanza con la classe operaia.<br />
Vale la pena di sottolineare quest&#8217;ultimo aspetto: alla contestazione studentesca si unì infatti (particolarmente in Italia e Francia) un vasto movimento rivendicativo che vedeva come protagonista lìoperaio-massa, cioè il lavoratore non specializzato, addetto alla catena di montaggio, che era divenuto la figura ormai prevalente nella grande industria. In questo movimento, insieme a esigenze di carattere economico (aumento dei salari, richieste di servizi sociali), si esprimeva l&#8217;insofferenza diffusa verso l&#8217;alienazione derivante da un lavoro monotono e ripetitivo e verso la struttura gerarchica della fabbrica. La protesta operaia rendeva dunque evidente la crisi dell&#8217;organizzazione tayloristica del lavoro.<br />
Sul fronte politico il movimento mondiale rifluisce ma le sue conquiste su quello sociale e culturale proseguono senza sosta. Sono soprattutto i rapporti tra i sessi a uscirne rivoluzionati. Entra in crisi il pilastro del sistema sociale che fino a quel momento aveva retto il mondo: la famiglia. Se in Inghilterra e nel Galles nel 1938 si poteva registrare un divorzio ogni 58 matrimoni, a metà  degli anni ottanta ce n&#8217;è uno su 2,2 fra i nuovi. Lo stesso accade in Belgio, Francia e Olanda dove tra il 1970 e il 1985 i divorzi triplicano.<br />
Si comincia a concepire una vita autonoma fuori dal matrimonio. Tra il 1960 e il 1980 la percentuale di single rispetto alle famiglie cresce dal 12% al 22% e supera il 25% nel 1991. La liberazione dei costumi sessuali porta anche ad accettare (cosa impensabile prima della metà  del secolo) la procreazione fuori dal matrimonio. Un caso limite, ma indicativo della tendenza in atto, è la Svezia dove nel 1985 la metà  delle nascite non ha alle spalle un matrimonio.<br />
La rivoluzione sessuale tocca anche le società  più conformiste. In Italia, caratterizzata da una forte tradizione cattolica, il divorzio viene legalizzato nel 1970. Nel referendum del 1974 gli abrogazionisti sono sonoramente sconfitti. Lo stesso per l&#8217;aborto: autorizzato nel 1978, viene confermato da un referendum nel 1981. D&#8217;altronde già  nel 1971 in Italia era stata autorizzata la vendita di contraccettivi. Nel 1975 poi viene riformato il codice civile nella parte che disciplina il diritto di famiglia e si introduce una normativa basata sulla parità  tra i sessi. E&#8217; possibile convivere senza sposarsi. Negli anni cinquanta lo fa solo una donna inglese su cento, negli anni ottanta sono ventuno. Queste tendenze non riguardano soltanto l&#8217;area occidentale ma, in misure peculiari caso per caso, anche quella socialista, nonchè l&#8217;America Latina.<br />
E&#8217; il movimento femminista a spingere nella direzione di una liberalizzazione dei costumi sessuali, che è poi soprattutto una liberazione della donna dal giogo di secoli di cultura maschilista e patriarcale. Nel 1973 Betty Friedan, fondatrice dell&#8217;American National Organization for Women, organizza il primo congresso nazionale delle femministe. La relazione dei lavori del congresso delle femministe americane del 1977 a Houston viene proposta come base per la discussione sulle politiche sociali del governo statunitense.</p>
<p>Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori / CD, ACTA- Mille anni di storia (Il novecento 4) </p>
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		<title>Gli anni novanta in Europa</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:16:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Molti osservatori occidentali, e la stessa opinione pubblica, erano convinti che, caduto il muro di Berlino, dissolto l&#8217;Urss, indette libere elezioni in tutti i paesi ex comunisti, il passaggio alla democrazia liberale e all&#8217;economia di mercato sarebbe stato rapido e sostanzialmente indolore. La realtà si è mostra più complessa e drammatica. Dal punto di vista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti osservatori occidentali, e la stessa opinione pubblica, erano convinti che, caduto il muro di Berlino, dissolto l&#8217;Urss, indette libere elezioni in tutti i paesi ex comunisti, il passaggio alla democrazia liberale e all&#8217;economia di mercato sarebbe stato rapido e sostanzialmente indolore. La realtà  si è mostra più complessa e drammatica. Dal punto di vista economico, il passaggio all&#8217;economia di mercato (privatizzazione delle imprese, liberalizzazioni dei prezzi, apertura verso l&#8217;estero) ha avuto gravi conseguenze immediate: caduta delle esportazioni e balzo delle importazioni, con conseguente passivo delle bilance dei pagamenti; inflazione e svalutazione della moneta; crescita del debito estero; rallentamento del prodotto interno lordo e della produzione industriale; chiusura di stabilimenti, linceziamenti e forti dazi di dissocupazione.<br />
Il vuoto politico creato dal crollo dell&#8217;Unione Sovietica ha poi aperto uno scenario di instabilità , caratterizzata dall&#8217;emergere di nuove aspirazioni nazionali e di sanguinosi conflitti interetnici. Ciò è accaduto sia negli stati multietnici nati dopo la prima guerra mondiale dalla dissoluzione degli imperi asburgico e ottomano, sia nell&#8217;ex-Urss, che aveva ereditato le compagine multinazionale dall&#8217;impero zarista. Caduto il governo centrale sovietico, conflitti a lungo sopiti sono riesposi. La stessa Russia una repubblica federativa multietnica, il governo guidato da Eltsin ha tentato di reprimere ogni tendenza separatista all&#8217;interno: l&#8217;episodio più grave è stata la sanguinosa guerra per riconquistare la Cecenia, che aveva dichiarato la propria indipendenza da Mosca (guerra conclusasi dopo un faticoso compromesso alla metà  del 1996).<br />
Dopo il 1945 Tito, capo della Resistenza, aveva rinsaldato i legami tra i popoli dell&#8217;ex Jugoslavia, malgrado le violenze commesse durante la guerra, in particolare dagli ustascia croati e dai cetnici serbi. Dimostrando l&#8217;assurdità  della tesi dell&#8217;odio ancestrale, Tito ha scommesso sulla coesione.<br />
Diceva: &#8220;La Jugoslavia ha sei repubbliche, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un solo partito&#8221;.<br />
Dopo la sua morte, nel 1980, venne meno anche l&#8217;autorità  del partito comunista, che aveva saputo tener testa all&#8217;Unione sovietica e costruire la &#8220;patria dell&#8217;autogestione operaia&#8221;. Il principio di una presidenza a rotazione, della durata di un anno, attribuita a turno a ciascuna delle sei repubbliche, indebolì la Federazione. A tutto questo è venuta ad aggiungersi la crisi del debito estero, che ha provocato migliaia di scioperi e forti tensioni tra le regioni ricche (Slovenia e Croazia) e le altre. Così, all&#8217;inizio degli anni Novanta all&#8217;interna della confederazione iugoslava si fece sempre più rilevante il nazionalismo: nel 1991 la Slovenia e la Croazia si dichiararono indipendenti, l&#8217;anno successivo Macedonia e Bosnia-Erzegovina.<br />
Serbia e Montenegro invece decisero di proseguire federate, dandosi una nuova costituzione e accarezzando apertamente mire espansionistiche verso i territori delle ex-consociate. Quando, nel 1989, in occasione del sesto centenario della sconfitta serba da parte dei turchi, Slobodan Milosevic pronunciò nel Kosovo un discorso carico d&#8217;odio davanti a un milione di persone, suscitò una fiammata di fanatismo nazionalista. Altri demagoghi Franjo Tudjman in Croazia e Alja Izetbegovic in Bosnia risposero con toni altrettanto razzisti. Gli scontri, di inaudita ferocia, sono iniziati tra Croati e Serbi, i quali dichiararono di sostenere la minoranza serba in Croazia, e successivamente sono scoppiati nella Bosnia-Erzegovina tra Serbi, Croati e Bosniaci. Nella primavera del 1992 nella Bosnia-Erzegovina, la guerra civile vide contrapporsi le milizie serbe e croate (i cui rispettivi governi progettavano di spartirsi la regione) e quelle musulmane, in un crescendo di violenze, di crudeltà  e di massacri (particolarmente efferate sono state le operazioni di pulizia etnica condotte dai serbi di Bosnia), che hanno investito e sconvolto la popolazione civile. L&#8217;Unione europea si rivelò immatura e incapace di cogliere l&#8217;occasione per affermarsi, sul suo stesso continente, come una potenza capace di imporre la pace, se necessario con la forza. Per cercare di imporre una tregua alle fazioni in lotta, e soprattutto per bloccare i massacri nelle città  nelle città  bosniache, l&#8217;ONU ha inviato un contigente militare, che ha insediato il proprio quartiere generale a Sarajevo. Ma nonostante la presenza dei caschi blu, le truppe dell&#8217;Onu, la guerra è continuata. L&#8217;ONU deliberò un embargo commerciale, prolifero e aereo, alla Serbia, sospese nel 1995. Solo a seguito di un più deciso intervento della comunità  internazionale si è giunti nel 1995 a un accordo di pace, che fa della Bosnia-Erzegovina uno stato unitario, ma composti di due parti di estensioni quasi equivalenti, la Federazione croato-musulmana e la Repubblica serbo-bosniaca. Il governo di Belgrado normalizzò le relazioni con le ex-consociate. Nel luglio 1997 il parlamento federale elesse presidente della repubblica Milosevic. Il principale ostacolo al raggiungimento della pace è costituito dalla difficoltà  di tracciare i confini nella Bosnia-Erzegovina, dove le tre comunità  da tempo vivono mescolate.<br />
Il Kosovo, la cui popolazione è costituita per il 90% da albanesi (musulmani e di discendenza non slava) è una regione povera e sovrappopolata. La costituzione del 1984 le aveva concesso lo statuto di provincia in seno alla Serbia, con un grado di autonomia che la assimilava a una repubblica, dotata di diritto di veto. Questo statuto fu abolito da Slobodan Milosevic nel 1989. I kosovari, privati dei loro diritti, hanno inoltre subito gli attacchi di gruppi fascistoidi provenienti da Belgrado, sostenuti dalla polizia e dall&#8217;esercito, che cercavano di provocare un esodo di massa. A fronte di questi eventi, la strategia della Lega democratica del Kosovo di Ibrahim Rugova eletto presidente della repubblica in occasione di elezioni dichiarate illegali da Belgrado consisteva nel costruire pacificamente una società  parallela, con l&#8217;obiettivo di sostituirsi allo stato. Ma una formazione assai più radicale, l&#8217;Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), emersa in piena luce da circa un anno, moltiplica gli attentati e reclama l&#8217;indipendenza.<br />
Un intervento militare da parte della NATO nel marzo 1998. La guerra durò 77 giorni. L&#8217;8 giugno il vertice dei ministri del G8, riunita a Colonia, definì i punti dell&#8217;accordo di pace, che prevedeva l&#8217;impegno dei paesi membri dell&#8217;ONU nella salvaguardia dell&#8217;integrazione iugoslava. Sotto la minaccia degli attacchi aerei della Nato, Milosevic ha firmato, nell&#8217;ottobre 1998, un accordo con il quale si impegna a ritirare il proprio esercito e autorizza l&#8217;Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea (Osce) a insediare nella regione la Missione di verifica del Kosovo (Mvk) con circa 1600 osservatori non armati. Ma questo accordo non ha impedito che nel gennaio scorso si verificasse una nuova esplosione di violenza. L&#8217;Unione europea ha giustamente rifiutato l&#8217;indipendenza del Kosovo. Sarebbe irresponsabile incoraggiare il frazionamento dell&#8217;Europa in micro-stati, e soffiare sul fuoco nella regione (un altro focolaio è quello della Macedonia, la cui popolazione comprende una minoranza albanese del 30%).<br />
Ma l&#8217;Ue ha anche ragione di esigere che Belgrado revochi l&#8217;abolizione dello statuto del Kosovo. Il 26 settembre 2000 si svolgevano elezioni presidenziali, che vedevano le vittorie di Kostuma, avversario di Milosevic. Nel 2002 Serbia e Montenegro stipulavano un accordo di federazione, che dava vita a una nuova entità  statuale con un unico presidente, un parlamento e un Consiglio dei ministri federale. L&#8217;accordo include anche il mantenimento del seggio unico alle Nazioni Unite e la futura adesione all&#8217;UE. Il nome del nuovo Stato è Serbia e Montenegro, con l&#8217;eliminazione del nome Iugoslavia. Nel febbraio 2003 il parlamento iugoslavo approvava la costituzione della nuova unione all&#8217;interno della quale le due repubbliche avranno in comune difesa e politica estera, ma non la valuta.<br />
Drammatico e sanguinoso fu anche il corso degli avvenimenti in Romania, dove il segretario comunista Ceausescu aveva costruito una dittatura personale. Qui la protesta, duramente repressa, sfociò in una guerra civile, con migliaia di morti in tutto il paese. La vigilia di Natale del 1989 Ceausescu e la moglie Elena vennero catturati e giustiziati al termine di un processo sommario trasmesso in diretta televisiva.<br />
In Ungheria e in Bulgaria la crisi del regime e la transizione a un nuovo assetto politico avvennero senza scosse violente.<br />
La Cecoslovacchia dovette subire il problema della coesistenza fra le regioni boeme e quelle slovacche. A differenza di quanto accadde in altre regioni d&#8217;Europa, il dissidio venne risolto senza conflitti: l&#8217;1 gennaio 1993 il paese si divise formalmente in due stati sovrani, la repubblica ceca e la repubblica Slovacca.</p>
<p>CD, Rizzoli Larousse- Enciclopedia Multimediale / Libro, Bulgarini- Attraverso i territori / Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo 2 / Internet-pbmstoria </p>
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		<title>Dittature e democrazie in centro America e sud America</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:16:07 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1979 in Nicaragua la coalizione guidata dal Fronte sandinista, movimento rivoluzionario d&#8217;ispirazione socialista caratterizzato da un&#8217;impostazione politica vicina alle posizioni cubane, dà  vita ad un&#8217;insurrezione che porta alla caduta della lunga dittatura militare d&#8217;Anastasio Somoza. Sono soprattutto gli USA a contrastare l&#8217;esperimento sandinista, promuovendo il boicottaggio economico del Nicaragua e, soprattutto, appoggiando la guerriglia dei contras, movimenti armati di destra oppositori del regime. Nel 1984 alle elezioni presidenziali si afferma Daniel Ortega, candidato delle sinistre. Nel 1990, dopo un decennio di guerra civile, la vittoria elettorale di uno schieramento di centro-destra, capeggiato da Violeta Chamorro e appoggiato dagli USA, che alleggeriscono quindi la loro pressione sul Paese, contribuisce a un abbassamento della tensione.<br />
Il Salvador conosce, a partire dal 1962, una Repubblica presidenziale. Nel 1972 è eletto presidente della Repubblica il conservatore Molina, mai riconosciuto dall&#8217;opposizione politica comunista, democristiana e nazional-rivoluzionaria (che denuncia brogli alle elezioni e continue violazioni dei diritti umani da parte delle forze di polizia). Nel 1977 viene quindi eletto il generale C. Humberto Romero, che inizia una campagna di repressione delle opposizioni politiche, utilizzando anche corpi speciali, i famigerati squadroni della morte. Nel 1979, in un contesto ormai di vera e propria guerra civile, un gruppo di militari si impadronisce del potere con un colpo di Stato, provocando un duro inasprimento della guerra civile, in un clima di tensione causato anche dal fallimento della riforma agraria avviata negli anni precedenti. Alla fine del 1980 Duarte viene chiamato a presiedere la giunta militare. Alle elezioni del 1984 sconfigge il candidato delle destre D&#8217;Aubuisson, mentre il Fronte guerrigliero Farabundo Martì, attraverso la sua ala legalitaria, inizia le prime trattative per la realizzazione di un piano di pace nel Paese. La situazione si aggrava nuovamente nel 1989, quando il leader delle forze conservatrici Cristiani diventa presidente della Repubblica, dopo elezioni boicottate dalla sinistra e dai guerriglieri. I colloqui di pace continuano con la partecipazione dell&#8217;ONU nel 1991-92, ma solo nel 1995 il presidente Armando Calderòn Sol dichiara ufficialmente compiuto il processo di pacificazione del Paese.<br />
Il Guatemala viene governato fino al 1986 da una serie di giunte militari a carattere dittatoriale, che negli anni settanta attuano una politica di repressione nei confronti dei contadini indios (il 60% di tutta la popolazione nazionale), vicina a un vero e proprio genocidio. Le giunte militari combattono inoltre la guerriglia filocubana attiva nel Paese, organizzata sia come movimento militare sia come struttura terroristica. Nel 1985, l&#8217;elezione di un&#8217;Assemblea costituente e di un presidente della Repubblica (il democristiano Cerezo) contribuiscono all&#8217;avvio di un lento processo di democratizzazione, reso difficile dalla critica situazione economica del Paese.<br />
Proprietà  inglese fino al 1974 quando raggiunge l&#8217;indipendenza, l&#8217;isola di Grenada assume nel corso degli anni settanta posizioni politiche filocubane. La costruzione di un aeroporto turistico, finanziato con la collaborazione del governo cubano, a provocare l&#8217;intervento militare degli USA, in occasione di un attentato, nel 1983, che provoca la morte di Bishop. Gli USA nel giro di pochi giorni conquistano l&#8217;isola e sostituiscono al regime filocastrista un governo di centro-destra, tuttora al potere.<br />
A Haiti il regime dittatoriale di Jean Claude Duvalier, figlio di F. Duvalier (dittatore di Haiti nel periodo 1957-71), crolla nel 1986 dando inizio a un processo di democratizzazione fortemente contrastato dai militari. Nel 1991 tuttavia un colpo di Stato dei militari rovescia il governo Aristide, in carica dal marzo 1990, per instaurare un regime militare. I militari lasciano il potere solo nel 1994 in seguito ad un intervento delle truppe americane che riporta Aristide al potere.<br />
In seguito alla dissoluzione dei regimi comunisti nell&#8217;Europa orientale e alla crisi generale del socialismo a livello mondiale, ma anche a causa di notevoli difficoltà  economiche e di tensioni negli equilibri sociali del Paese, Cuba ha recentemente modificato alcune delle linee-guida della propria impostazione politica ed economica. Il regime ha deciso di aprirsi, cautamente, all&#8217;ingresso di capitali occidentali nel Paese e a forme moderate di economia concorrenziale e capitalista. Dal 1993 è stato reso legale il possesso di dollari ed è stata firmata una serie di accordi di cooperazione tra l&#8217;isola caraibica e l&#8217;Unione Europea.<br />
Un evento di particolare importanza per il processo di apertura del regime e per la sua immagine a livello internazionale è stata la visita a Cuba, nel gennaio 1998, di papa Giovanni Paolo II.<br />
In Argentina, nel 1973, il candidato peronista Hector Campora vince le elezioni presidenziali e apre la strada al ritorno in patria dell&#8217;anziano Perà³n. Questi e la sua seconda moglie Maria Estela Martinez (Isabelita) vengono eletti alla fine dello stesso anno presidente e vicepresidente della Repubblica. Alla morte di Perà³n nel 1974 è la moglie ad assumere la presidenza, concentrandosi principalmente sulla repressione della guerriglia dell&#8217;Erp e dei Montoneros e accentuando, con la chiusura per tre mesi del Parlamento nel 1976 e la destituzione di vari ministri, il carattere autoritario del suo potere.<br />
Nel marzo 1976 un colpo di Stato rovescia la Perà³n, instaurando una dittatura militare capeggiata prima dal generale Videla, poi da Nola, infine, dall&#8217;11 dicembre 1976, dal generale Galtieri. L&#8217;episodio di questa fase della storia argentina che ha più colpito l&#8217;opinione pubblica internazionale è la vicenda dei desaparecidos, i circa trentamila oppositori politici del regime sequestrati, torturati e fatti letteralmente sparire tra il 1976 e il 1979 dalle forze di polizia.<br />
Nel 1982 cade il regime dittatoriale, principalmente a causa della dura sconfitta subita dall&#8217;Argentina nella guerra delle Falkland-Malvinas, l&#8217;ultimo tentativo del regime di riconquistare consenso tra la popolazione.<br />
Nel corso dei primi anni novanta l&#8217;Argentina è stata protagonista di un processo di modernizzazione economica, che ha contribuito a sollevare alcune aree e settori del Paese dallo stato di arretratezza che aveva caratterizzato il decennio precedente, principalmente a causa dell&#8217;immensa inflazione. Dal 1995 si è tuttavia riproposta una situazione di grave crisi economica e finanziaria, che i piani di intervento governativi non riescono a risolvere.<br />
L&#8217;esperienza riformatrice in Cile del governo di Unidad Popular, presieduto da Allende nel triennio 1970-73, aveva rappresentato un esperimento politico molto originale nella storia contemporanea dell&#8217;America Latina, basato sulla democratizzazione del Paese e sulla lotta all&#8217;arretratezza economica. Le tensioni emergono chiaramente e direttamente nell&#8217;estate del 1973, quando il Cile, messo in ginocchio da un enorme sciopero antigovernativo ad opera dei camionisti, assiste al colpo di Stato del generale Pinochet, leader delle forze di destra; l&#8217;11 settembre questi si impadronisce del potere, instaurando una giunta militare, reprimendo con la forza la resistenza democratica, e provocando la morte del presidente Allende. La dittatura di Pinochet dura fino al 1988: un quindicennio di violenza e repressione politica, di indebitamento e impoverimento economico. Dopo le prime elezioni libere del 1989, il Cile attraversa una difficile fase di transizione verso la democrazia.<br />
Dal 1964 al 1985, il Brasile è governato per circa un ventennio da una dittatura di tipo militare, particolarmente dura nella repressione dell&#8217;opposizione fino alla metà  degli anni settanta, in coincidenza con lo sviluppo nel Paese di movimenti guerriglieri di impostazione maoista e guevarista. Nel quindicennio 1970-85 il Brasile avvia un contraddittorio tentativo di modernizzazione economica (il cosiddetto &#8220;miracolo economico&#8221;), basato sull&#8217;indebitamento con l&#8217;estero (in primo luogo con gli USA) al fine di favorire l&#8217;industrializzazione. Quest&#8217;ultima si compie tuttavia effettivamente solo in alcune aree, rendendo competitivi a livello internazionale alcuni settori dell&#8217;economia brasiliana, ma creando squilibri e sacche di povertà  e arretratezza in molte regioni agricole e nelle metropoli, le quali si accrescono vertiginosamente proprio in questi anni. Il centro dello sviluppo brasiliano è la regione del Sudeste, mentre la zona del Nordeste è la più arretrata economicamente e socialmente disgregata.<br />
I tentativi di risanamento economico, come nel caso del piano varato nel 1986 dal presidente Sarney e, tre anni più tardi, da Collor de Mello, ottengono tuttavia scarsi risultati: il Brasile, nonostante l&#8217;ingresso nel 1991 nel Mercosur, il mercato comune del Sudamerica, stenta a risollevarsi da una crisi economica che produce una realtà  sociale tra le più drammatiche e difficilmente gestibili del continente latino-americano.<br />
Dal 1964 in Bolivia si sussegue una serie di dittature, colpi di Stato e giunte militari che guidano il Paese praticamente fino al 1982, quando H. Silez Suazo instaura un governo di tendenza democratica.<br />
Fino al 1974 la Colombia è caratterizzata dall&#8217;alternanza al governo di conservatori e liberali, più volte autori di svolte autoritarie e colpi di Stato. Negli anni settanta il regime liberale mette in pratica diverse forme di repressione, tra cui torture e assassini politici. Verso la metà  degli anni ottanta la Colombia è sconvolta da vere e proprie guerre tra i clan che detengono il controllo del mercato della droga, conflitti che provocano in pochi anni migliaia di morti.<br />
Dal 1968 al 1975, in seguito alla rivoluzione del 3 ottobre 1968, il Perù è retto da un governo militare di sinistra con a capo Alverado, il quale imposta una politica di nazionalizzazione economica, soprattutto nei settori del petrolio e delle banche, fortemente contrastata dagli USA. Nel 1975 Alverado viene destituito a favore del generale Morales Bernandez, di tendenze conservatrici. Nel 1980 è eletto presidente il generale Terry, ma la sua riforma liberale e soprattutto la sua presidenza non riescono ad arginare la guerriglia di Sendero Luminoso, un&#8217;organizzazione maoista attiva dalla fine degli anni sessanta e molto forte in diverse regioni del Paese. Nel 1990 è eletto presidente Fujimori (di origine giapponese) che, forte del sostegno delle forze armate, realizza nel 1992 una sorta di colpo di Stato, sciogliendo il Parlamento. La guerriglia di Sendero Luminoso ha ricevuto un colpo piuttosto duro con l&#8217;arresto nel 1992 del suo leader, Guzman. Fujimori è stato riconfermato presidente nel 1995.</p>
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		<title>La decolonizzazione in Africa, Asia, Centro America e Oceania</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:15:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo la seconda guerra mondiale Francia e Gran Bretagna non erano più in grado di mantenere il controllo dei loro imperi coloniali, già in decadenza dopo il 1918. Contemporaneamente nelle colonie si diffondevano dottrine politiche che giustificavano la lotta dei popoli sfruttati contro le potenze coloniali. Le nuove compagini statali che sorgono generalmente entro i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la seconda guerra mondiale Francia e Gran Bretagna non erano più in grado di mantenere il controllo dei loro imperi coloniali, già  in decadenza dopo il 1918. Contemporaneamente nelle colonie si diffondevano dottrine politiche che giustificavano la lotta dei popoli sfruttati contro le potenze coloniali.<br />
Le nuove compagini statali che sorgono generalmente entro i confini delle vecchie colonie e su inadatti modelli istituzionali europei, mostrano sin dall&#8217;inizio la loro fragilità , in particolare a causa dei complicati problemi di convivenza fra le diverse etnie presenti all&#8217;interno di uno stesso territorio statale. In qualche gruppo di intellettuali e di politici si manifesta l&#8217;aspirazione all&#8217;unità  africana, o almeno a organizzazioni e federazioni regionali, ma rivalità  tribali e personali, spesso alimentate dai cospicui gruppi di coloni bianchi che non intendono rinunciare alle posizioni acquisite, impediscono ogni reale progresso su questa strada.<br />
Le premesse di questo processo sono da ricercare, innanzitutto, nel secondo conflitto mondiale: nel corso dell&#8217;occupazione giapponese prende a formarsi una classe dirigente indigena intenzionata a non accettare il ritorno dei dominatori europei; e quando i nipponici, nell&#8217;estate del 1945, proclamano l&#8217;indipendenza di tutte le colonie occupate nel corso del conflitto, essa costituisce il nucleo dirigente di quegli agguerriti movimenti nazionalisti che le potenze occidentali devono fronteggiare sin dall&#8217;immediato dopoguerra.<br />
E&#8217; il caso, ad esempio, della Birmania, dove gli inglesi indicono nel 1947 elezioni per un&#8217;assemblea costituente, la quale rifiuta l&#8217;integrazione del paese nel Commonwealth; e, ancora, dell&#8217;Indonesia, dove gli olandesi in un primo momento riconoscono la Repubblica Indonesiana proclamata da Ahmed Sukarno, e poi danno il via a una vasta azione repressiva che incontra la dura resistenza della popolazione civile solidale con le forze di Sukarno, sino al riconoscimento dell&#8217;indipendenza nel 1949. Anche l&#8217;India ottiene l&#8217;indipendenza in questa fase (1947), ma vi giunge in modo affatto diverso. Il suo abbandono da parte inglese, infatti, non è una conseguenza della guerra, quanto piuttosto della grande azione svolta, sin dai primi anni &#8217;20, dalla grande figura di Ghandi e dal suo discepolo politico Pandit Nehru. L&#8217;India, inoltre, costa ormai alle casse di Londra ben più di quanto la declinante potenza inglese possa permettersi e di quanto non le renda: già  nel 1939 gli investimenti di capitali britannici in questo Paese si erano molto ridotti e solo un terzo del commercio estero inglese si svolgeva con esso. Vengono creati due stati separati: Unione Indiana e Pakistan. Il Kashmir, abitato in prelevanza da musulmani, entra a far parte dell&#8217;Unione Indiana. Inizia la guerra tra India e Pakistan per il suo possesso.<br />
La proclamazione dell&#8217;indipendenza dell&#8217;India portò nel 1951 alla cessione di Chandernagor da parte dell&#8217;India francese. Nel 1954 gli altri territori furono trasferiti all&#8217;Unione Indiana de facto.<br />
L&#8217;India Portoghèse, ex provincia d&#8217;oltremare del Portogallo è occupata dall&#8217;Unione Indiana nel 1961.<br />
Il Vietnam ha ottenuto l&#8217;indipendenza solo dopo una lunga guerra (1945-1954). Dopo la guerra il Vietnam è stato diviso in due Stati indipendenti (1954): una repubblica comunista nel nord; e una repubblica alleata dell&#8217;Occidente.<br />
1822: La società  americana di colonizzazione, fondata nel 1816 in Liberia, comincia a insediarsi nell&#8217;area schiavi neri liberati.<br />
1847: Viene fondata la repubblica di Liberia<br />
1914: Marshall è sotto mandato giapponese.<br />
1919: Il territorio del Camerun è diviso in due zone che la Società  delle Nazioni affida come mandati alla Francia e alla Gran Bretagna. Palau passa al Giappone.<br />
1923: Il Belgio riceve un mandato sulla Nigeria e viene proclamata unita al Congo belga<br />
1945: Indonesia, Laos, Mongolia e Vietnam diventano indipendenti. La Mauritania e le Comore diventano territorio d&#8217;oltremare francese. Palau è sotto tutela dell&#8217;ONU con amministrazione degli USA.<br />
1946: Dahomey, Congo, Costa d&#8217;Avorio e Madagascar diventano territori d&#8217;oltremare francese.<br />
1947: Marshall è affidata dall&#8217;ONU alla tutela americana. Indipendenza della Trasgirdania.<br />
1948: L&#8217;ex Africa del sud-ovest tedesca viene occupato dal Sudafrica. Fondazione della Corea del nord e del sud. La Birmania proclamano l&#8217;indipendenza.<br />
1949: Indipendenza del Bhutan. La Costa d&#8217;Avorio è autonoma.<br />
1950: Il Ciad diventa autonomo. La Somalia viene amministrata dalla Gran Bretagna.<br />
1951: Il Mozambico diventa provincia d&#8217;oltremare portoghese. Le Samoa orientali sono aministrate dagli Stati Uniti.<br />
1952: La Nuova Zelanda diventa uno stato indipendente<br />
1953: Il Laos è indipendente<br />
1954: Il Capo Verde è provincia metropolitana portoghese.<br />
1955: L&#8217;Angola diventa provincia portoghese<br />
1956: Gabon, Madagascar, Niger e Togo sono autonomi dalla Francia. In Marocco viene proclamata l&#8217;indipendenza.<br />
1958: Madagascar, Mali e Niger assumono lo status di repubblica autonoma, nell&#8217;ambito della Comunità  francese. La Mauritania e la Guinea sono indipendenti.<br />
1959: La Somalia è sotto tutela italiana. Singapore è indipendente.<br />
1960: Cipro, Mauritania, Nigeria, Somalia, Angola, Burkina Faso, l&#8217; ex Camerun francese, Costa d&#8217;Avorio, Gabon, Ghana, Madagascar, Kuwait diventano indipendenti.<br />
1961: Il Camerun inglese viene suddiviso tra l&#8217;ex Camerun francese (sud) e la Nigeria (nord). Sierra Leone, Tanganika e Zanzibar e Kuwait diventano indipendenti.<br />
1962: Il Nyssaland abbandona la federazione, costituita dalla Gran Bretagna. La Giamaica, Barbados, Trinidad e Tobago e le Samoa occidentali diventono indipendenti.<br />
1963: L&#8217;Angola e Kenya sono indipendenti<br />
1964: Il Nyassaland diventa indipendente con il nome di Malawi. La Rhodesia del Nnord ottiene l&#8217;indipendena con il nome di Zambia.<br />
1965: Le Maldive sono indipendenti. Indipendenza dello Zambia, dello Zimbabwe e della Gambia. Giamaica proclama la propria indipendenza.<br />
1966: L&#8217;attuale Gibuti, ha assunto il nome di Territorie Francais de Afars et des Issas con lo status di territorio d&#8217;oltremare francese. Barbados, la Guynea britannica sono indipendenti.<br />
1968: Maurizio, Tanganika, Micronesia e Nauru sono indipendenti<br />
1969: La Nuova Guinea olandese viene unita all&#8217;Indonesia<br />
1970. Qatar, Figi e Tonga sono indipendenti. Viene occupato il Sahara spagnolo dal Marocco.<br />
1971: Il Bhutan, il Qatar, Baherin e gli Emirati Arabi Uniti diventano indipendenti<br />
1973. La Guinea Bissau è indipendente. Le Bahamas, colonia inglese, diventa indipendente.<br />
1975: L&#8217;Angola, il Capo Verde, il Mozambico, la Guinea Bissau, Sao Tome e Principe, il Suriname, la parte orientale della Guynea è indipendente. Timor orientale si proclama indipendente, però è annessa all&#8217;Indonesia.<br />
1976: Il Gibuti e le Seicelle sono indipendenti. Si forma nell&#8217;ex Sahara spagnolo un movimento nazionalista che proclama la repubblica araba democratica sahariana.<br />
1977: Gibuti è indipendente<br />
1978: Antiche colonie inglesi, Salomone e Tuvalu sono indipendenti<br />
1979: Ex- colonie britanniche Saint Lucia, Saint Vicent e Granadine e Kiribati sono indipendenti<br />
1980: Vanuatu ottiene l&#8217;indipendenza.<br />
1981: Antigua e Barbadua diventano indipendenti<br />
1983: Ex- colonia britannica, Saint Kits e Nevis è indipendente<br />
1990: La Namibia è indipendente<br />
1994: Palau è indipendente<br />
1997: La Gran Bretagna restituisce Hong Kong alla Cina<br />
1999: Gli Stati Uniti restituiscono il canale di Panamà  a Panamà . Il Portogallo restituisce Macao alla Cina. Altre date relativi all&#8217;argomento vengono raccontati in modo più specifico in altri capitoli.</p>
<p>CD, ACTA- Mille anni di storia (Novecento n.3) </p>
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		<title>Dalla Ceca alla Cee</title>
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		<description><![CDATA[Dalla Ceca alla Cee L&#8217;idea dell&#8217;unificazione europea cominciò ad assumere forma concreta solo dopo la seconda guerra mondiale, quando i paesi europei, impegnati a ricostruire il loro apparato economico sconvolto dal conflitto, capirono che l&#8217;unica condizione non solo di ripresa ma anche di difesa e di sopravvivenza era la collaborazione. Data la loro particolare struttura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla Ceca alla Cee</p>
<p>L&#8217;idea dell&#8217;unificazione europea cominciò ad assumere forma concreta solo dopo la seconda guerra mondiale, quando i paesi europei, impegnati a ricostruire il loro apparato economico sconvolto dal conflitto, capirono che l&#8217;unica condizione non solo di ripresa ma anche di difesa e di sopravvivenza era la collaborazione. Data la loro particolare struttura che si avvicina a quella di un sistema federale, le comunità  europee sono state considerate formazioni politiche prefederali o anche delle federazioni parziali.<br />
Il 9 maggio 1950, Robert Schuman, ministro degli esteri francese, propose di porre la produzione franco-tedesca di carbone e acciaio sotto un&#8217;alta autorità  comune nell&#8217;ambito di un&#8217;organizzazione aperta a tutti i paesi europei. A tale iniziativa che portò il 18 aprile 1951 alla costituzione della CECA (Comunità  europea del carbone e dell&#8217;acciaio) aderirono sei paesi: Francia, Repubblica Federale Tedesca, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. I testi dei trattati relativi all&#8217;istituzione della CEE (Comunità  economica europea) e all&#8217;Euratom (Comunità  europea dell&#8217;energia atomica), elaborati in una conferenza al castello di Val-Duchesse a Bruxelles, furono firmati a Roma il 25 marzo 1957 dai rappresentanti dei sei paesi membri della CECA. Le istituzioni della CECA furono l&#8217;alta autorità  e il consiglio speciale dei ministri, oltre al parlamento europeo e alla corte di giustizia unici per le tre comunità .Vera e propria unione economica oltre che unione doganale e mercato comune, sorse con il compito di &#8220;promuovere, mediante l&#8217;instaurazione di un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività  economiche nell&#8217;insieme della comunità . Nello stesso giorno fu stipulata una &#8220;Convenzione relativa a talune istituzioni comuni delle comunità  europee&#8221; in base alla quale l&#8217;assemblea comune della CECA veniva sostituita da un parlamento europeo e la corte di giustizia diveniva l&#8217;istituzione giudiziaria unica delle tre comunità . I trattati entrarono in vigore il 1Âº gennaio 1958. Quale sede della comunità , venne scelta Bruxelles. Il trattato di Roma e una convenzione a esso allegata, valida per un quinquennio, avevano istituito un rapporto di associazione tra la CEE e i paesi e territori d&#8217;oltremare che mantenevano con gli Stati membri rapporti particolari, al fine di promuoverne lo sviluppo economico e sociale. Allo scadere dei cinque anni, il 20 luglio 1963 venne sottoscritta a Yaoundè una nuova Convenzione di associazione (ancora quinquennale) tra la CEE e i diciotto Stati indipendenti africani e malgascio associati a tale comunità  (SAMA). Per l&#8217;associazione degli altri paesi e territori d&#8217;oltremare ancora legati alla Francia e ai Paesi Bassi, venne adottata una decisione del consiglio dei ministri della CEE il 25 febbraio 1964. L&#8217;8 aprile 1965 venne firmato a Bruxelles un trattato che istituiva un consiglio unico e una commissione unica delle comunità  europee. In tal modo i tre consigli dei ministri delle comunità  venivano fusi in un consiglio unico e la commissione della CEE, la commissione dell&#8217;Euratom e l&#8217;alta autorità  della CECA in un&#8217;unica commissione. Il consiglio unico e la commissione unica ebbero i poteri e le competenze già  conferiti dai trattati alle precedenti istituzioni. Contemporaneamente si decideva di trasferire a Bruxelles la maggior parte dei servizi dell&#8217;alta autorità  portando a Lussemburgo la Banca europea degli investimenti. Alla fine del 1961 tutti i paesi dell&#8217;EFTA, salvo il Portogallo, avevano domandato di aderire o di associarsi alla CEE.<br />
Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca non rinunciarono, però, a tentare l&#8217;adesione alla CEE e presentarono nuovamente domanda nel maggio 1967, venendo accolti nella comunità  con decorrenza dal 1° gennaio 1973, in seguito al trattato di Bruxelles.<br />
Nel luglio 1969 veniva rinnovata la convenzione del 1963 tra la CEE e gli Stati indipendenti africani e malgascio con decorrenza 1° gennaio 1971. Nello stesso giorno entrò in vigore l&#8217;accordo di associazione tra la CEE e i tre paesi dell&#8217;Africa orientale, Kenya, Uganda e Tanzania (ESTAF). Altri accordi vennero conclusi con la Tunisia e il Marocco (1969), con Malta (1970) e con Cipro (1972). Accordi bilaterali di cooperazione e commerciali furono conclusi con vari Stati, quali la Spagna, l&#8217;Egitto, la Iugoslavia e la Giordania. Progressi apprezzabili furono compiuti anche nel campo della libera circolazione dei lavoratori: dal 1969, infatti, i lavoratori provenienti da altri paesi della comunità  e le loro famiglie hanno gli stessi diritti e doveri giuridici dei lavoratori del paese che li ospita. Avvenimenti apprezzabili furono l&#8217;istituzione di un &#8220;serpente monetario europeo&#8221; (aprile 1972), cioè la fissazione di limiti massimi e minimi di oscillazione fra i cambi delle monete comunitarie (abbandonato nel 1973 da ben quattro paesi: Italia, Francia, Gran Bretagna e Irlanda). Nel 1975 la CEE stipulò un importante accordo (convenzione di Lomè) con numerosi paesi dell&#8217;Africa, dei Caraibi e del Pacifico (paesi ACP) e l&#8217;anno seguente un accordo analogo venne firmato con i paesi del Maghreb (Tunisia, Algeria e Marocco), con l&#8217;Egitto, la Libia, la Giordania e il Libano. Altri accordi vennero stipulati con i paesi del Comecon. Dal 1° gennaio 1979, ma l&#8217;innovazione fondamentale degli anni Settanta fu costituita dalla prima elezione diretta del parlamento europeo da parte dei cittadini degli allora nove Stati membri (giugno 1979). Il 1° gennaio 1981 la Grecia entrò a far parte della comunità  come decimo membro. A questa adesione fecero seguito quelle della Spagna e del Portogallo (1° gennaio 1986), per cui si parla di Europa dei Dodici.<br />
L&#8217;Atto unico europeo, firmato nel febbraio 1986 ed entrato in vigore il 1° luglio 1987, avviò il processo di integrazione dei mercati. Entro l&#8217;anno seguente fu ratificato dai Paesi membri mediante referendum (Danimarca, Francia, Irlanda) o per via parlamentare.</p>
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		<title>L&#8217;Asia post coloniale</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:13:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel novembre 1971 si ha la nascita della repubblica del Bangladesh. Nel gennaio 1975 dallo sceicco Mujibur Rahman proclama la repubblica presidenziale. Nel giro di poche ore veniva attuato un contro-golpe da una parte di elementi moderni (filo-occidentali). Il 3 novembre 1975, veniva attuato un nuovo colpo di stato, capeggiato dal generale Khalid Musharaff, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel novembre 1971 si ha la nascita della repubblica del Bangladesh. Nel gennaio 1975 dallo sceicco Mujibur Rahman proclama la repubblica presidenziale. Nel giro di poche ore veniva attuato un contro-golpe da una parte di elementi moderni (filo-occidentali). Il 3 novembre 1975, veniva attuato un nuovo colpo di stato, capeggiato dal generale Khalid Musharaff, a sua volta rovesciato da un contro-golpe capeggiato dal generale Zair Rahman imponendosi sulla corrente filo-indiana e la modificazione del nome da repubblica democratica a repubblica islamica. Nel 1972 il Bangladesh si dava una costituzione democratica. Dopo l&#8217;indipendenza del Bhutan, nel 1949, la situazione interna andò evolvendo in senso democratico. Fu avviato un processo costituzionale tendente alla liquidazione dell&#8217;assolutismo regio. Questo avvenne su proposta dello stesso monarca Jigme Dorij Wangchuk, salito al trono appena ventenne nell&#8217;ottobre 1952. In un clima di guerra civile, la presidenza della nuova repubblica di tipo federale fu assunta da U Nu. Dopo la parentesi dittatoriale del generale Ne Win (1958-59) U Nu ritornò al potere. Il 2 marzo 1962 fu attuato un colpo di stato militare che rportò al potere il generale Ne Win. Il regime militare non riuscì a portare a soluzione che una minima parte dei numerosi problemi della Birmania. In mancanza di una classe dirigente civile di riserva, i militari decidevano nel 1972 di demilitarizzare il regime, dapprima introducendo alcuni civili nel Comitato rivoluzionario, poi le dimissioni di massa di ventuno membri del consiglio rivoluzionario, compreso lo stesso generale che lasciava la carica di Capo di Stato Maggiore al generale San You. Contemporaneamente veniva dato l&#8217;annuncio di un progetto di Costituzione, adottata nel 1974. La Cambogia rimase sotto protettorato francese sino al 1954. Molto abile si mostrò in quegli anni la politica del giovane sovrano Norodom Sihanuk, salito al trono nel 1941, che era riuscito da un lato, a contenere la pressione francese, e dall&#8217;altro lato, a contenere quella del movimento rivoluzionario. Nel 1955 egli rinunciò al trono in favore del padre. Divenuto capo del governo quando il padre morì nel 1960, preferì non succedergli come sovrano facendosi nominare capo dello Stato , senza la qualità  regia. Il 18 marzo 1970, mentre si trovava a Mosca, il principe Sihanuk veniva destituito da un colpo di Stato. Il potere veniva assunto dal generale Lon Nol che istituì un regime di destra. I khmer rossi cercavano di isolare economicamente e militarmente la capitale. La situazione si faceva sempre più critica per Lon Nol che il 31 marzo 1975 riuniva per l&#8217;ultima volta il Consiglio dei ministro prima di salire su un aereo e lasciare il paese insieme con i suoi stretti collaboratori. Figura dominante del nuovo Stato cambogiano era il capo dei khmer rossi Il primo dei 21 articoli della Costituzione definiva la Cambogia Stato indipendente, democratico, unito, neutrale, non allineato. Il secondo riconosceva il diritto dei singoli a possedere determinato beni necessari. Il 4 febbraio 1948 fu proclamata l&#8217;indipendenza dello Sri Lanka. Fu avviato una politica di stretta osservanza occidentale. Tale politica subì una battuta d&#8217;arresto nel 1956. Al termine della guerra gli Stati Uniti si impegnarono a concedere l&#8217;indipendenza delle Fillipine, proclamata il 4 luglio 1946. Fu costituito un governo che non mostrò alcuna intenzione di attuare le riforme per le quali le masse contadine si erano battute. Pertanto, i partigiani si rifiutarono di deporre le armi e la lotta si protrasse sino al 1953 quando, gli Stati Uniti favorirono la sostituzione del nazionalista Elpido Quirino col liberale Ramon Magsaysay. Il nuovo presidente si impegnò ad avviare una politica di riforme che avrebbe dovuto ridimensionare le grandi proprietà  latifondiste. Divenuto stato indipendente nel 1961, nel quadro politico dei paesi arabi il Kuwait sceglieva una posizione di equidistanza tra paesi arabi socialisteggianti e quelli soggetti alle monarchie conservatrice. Il rapido passaggio di assoluta povertà  a una condizione di ricchezza ha sconvolto la struttura del piccolo Stato. Nel 1948 veniva costituita la Federazione della Malesia, comprendente nove sultanati e gli stabilimenti di Malacca e Penang, mentre Singapore rimaneva colonia britannica. Nel 1957 la federazione malese ottiene l&#8217;indipendenza. A partire dal 1960 cominciò a farsi strada il progetto di una federazione tra Malesia, Singapore e i tre territori del Borneo britannico (Borneo settentrionale, Brunei, Sarawak). La nuova Federazione della Grande Malesia (Malaysia) venne proclamata il 16 settembre 1963. L&#8217;equilibrio del nuovo Stato fu rotto dalla secessione di Singapore nell&#8217;agosto 1965. L&#8217;equilibrio interno fu scosso nel maggio 1969 dalla perdita di voti dell&#8217;Alleanza, la coalizione di governo tra i rappresentati le tre comunità  etniche del territorio (malesi, cinesi, indiani). Dopo la seconda guerra mondiale, con l&#8217;indipendenza dell&#8217;India, anche il Nepal fu sciolto da ogni legame di dipendenza anglo-indiana. Nel 1954 il sovrano Tribhuvana proclamò la monarchia costituzionale. Tuttavia la vita politica nepalese continuò a essere monopolizzata da pochi clan familiari. Nel 1960 il potere venne assunto direttamente dal re Mahendra che nel 1962 varò una serie di consigli locali e uno nazionale. Nel febbraio 1972 l&#8217;ascesa al trono del giovane Birendra ha indotto l&#8217;opposizione a uscire allo scoperto e reclamare il ripristino delle istituzioni parlamentari. Formalmente stato indipendente, ma di fatto pesantemente condizionato dalla Gran Bretagna, Oman è stato tenuto per molti anni fuori dal tempo dal sovrano Said Ben Taimur, salito al trono nel 1932. Il sultano aveva bandito la cultura e la stampa, considerata uno strumento demoniaco. Verso la fine degli anni Sessanta Taimur veniva sconfessato dallo stesso governo inglese. La Repubblica popolare dello Yemen meridionale si costituitì ufficialmente il 30 novembre 1967, dall&#8217;unione di Den alla Federazione dell&#8217;Arabia meridionale.</p>
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