<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Appunti di storia e filosofia &#187; 2000ac-0</title>
	<atom:link href="http://www.storiafilosofia.it/category/storia/2000ac-0/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.storiafilosofia.it</link>
	<description>Raccolta di riassunti e dispense su storia e filosofia.</description>
	<lastBuildDate>Sun, 08 Aug 2010 11:26:04 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>I primi stati Cinese ed Indiano</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/i-primi-stati-cinese-ed-indiano/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/i-primi-stati-cinese-ed-indiano/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:28:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2000ac-0]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=354</guid>
		<description><![CDATA[Nel corso del III secolo si erano imposti in Cina due principati, il Qin e il Chou, che vennero all&#8217;inevitabile conflitto nel 311 a. C. Lo scontro finale tra le due potenze fu differito di molti decenni: nel 246 a. C. salì al trono di Chin Cheng. La giovane età del re (aveva solo tredici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso del III secolo si erano imposti in Cina due principati, il Qin e il Chou, che vennero all&#8217;inevitabile conflitto nel 311 a. C. Lo scontro finale tra le due potenze fu differito di molti decenni: nel 246 a. C. salì al trono di Chin Cheng. La giovane età  del re (aveva solo tredici anni) ritardò lo scontro finale fino al 230 a. C., anno in cui iniziò l&#8217;offensiva conquistando le regioni dell&#8217;Honan, lo Shansi e l&#8217;Hopei. Nel 221 a. C., in occasione della capitolazione definitiva dello Shantung, il Chou perdette la guerra che si trascinava dal secolo precedente. Cheng assunse il titolo di Chin Shih Huang-Ti (Primo Augusto Imperatore Chin) unificando sotto il suo potere tutta la Cina. Veniva così istaurato un sistema imperiale burocratico, con un nuovo assetto istituzionale.<br />
Il primo imperatore di Qin (Qin Shi Huang) pose le basi della struttura del governo centrale, struttura tripartita che sarebbe rimasta fondamentalmente per tutto l&#8217;impero: il primo Ministro-Grande consigliere, il Grande maresciallo e il Grande censore. Allo scopo di realizzare l&#8217;unificazione politica e militare della Cina, il Primo imperatore adottò una serie di misure rigorose che investirono l&#8217;organizzazione sociale, l&#8217;economia e la cultura. L&#8217;antica aristocrazia venne totalmente esautorata e l&#8217;intero territorio fu suddiviso in governatorati e distretti retti da funzionari di nomina imperiale. Le misure di peso, di capacità  e di lunghezza furono unificate e la moneta di Qin fu imposta in tutto l&#8217;impero. Inoltre, furono realizzate grandi opere pubbliche e venne intrapresa la costruzione di nuove strade, che arrivavano fino alle aree più lontane. Gli eserciti imperiali arrivarono a Sud, fino all&#8217;attuale Vietnam settentrionale, mentre al Nord fu costruita la grande muraglia (oltre 5.000 Km.), che parte dall&#8217;odierna provincia di Gausu fino alla penisola di Liaodong. Nel 213 a.C. per cancellare la memoria del passato, l&#8217;imperatore fece bruciare tutti gli antichi testi, fatta eccezione per quelli di argomento scentifico e tecnico e per gli Annali dello Stato di Qin.<br />
 Il primo imperatore morì nel 210 a.C. lasciando un mausoleo a Liutong che può essere annoverato fra le meraviglie del mondo: un intero esercito di statue di terracotta a grandezza naturale. Alla sua morte questa struttura si rivelò effimera: dopo neanche vent&#8217;anni una serie di rivolte portarono sul trono un uomo di umili origini che diede inizio alla dinastia Han: Liu Bang. Gli Han espansero la loro influenza fino alla Corea e ai confini del Vietnam. L&#8217;espanzione verso l&#8217;Asia centrale diede inizio ai rapporti commerciali con l&#8217;Occidente.<br />
Tuttavia nel 184 dopo Cristo, una serie di carestie e calamità  naturali portarono alla rivolta dei Turbanti Gialli che decretò la fine della dinastia e dello stato unitario. Aveva così inizio il cosiddetto medioevo cinese.<br />
Attorno al 500 a.C. fiori&#8217; in India la predicazione di Gautama Budda (l&#8217;illuminato), il quale diffuse una dottrina religiosa, che sosteneva la necessita&#8217; di una prograssiva purificazione dell&#8217;uomo, dal dolore e dalla miseria della vita materiale alla completa liberta&#8217; dello spirito (Nirvana). Al III secolo a.C. risale la fondazione di un primo grande regno indiano unificato, sotto il governo di Asoka; in questa epoca il buddismo divenne la religione ufficiale dell&#8217;impero e si diffuse anche a Ceylon e in Indocina. La spartizione del regno, alla morte di Asoka, diede inizio a una lunga e grave decadenza della civilta&#8217; indiana.</p>
<p>CD, tecniche nuove- Eureka 2000 / CD, Club Net e la Repubblica- Viaggio nella Storia (Il Medioevo) / Internet- open-site.org / Internet- Pillole di Storia </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/i-primi-stati-cinese-ed-indiano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Alessandro Magno e la Macedonia</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/alessandro-magno-e-la-macedonia/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/alessandro-magno-e-la-macedonia/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:26:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2000ac-0]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro magno]]></category>
		<category><![CDATA[celti]]></category>
		<category><![CDATA[egitto]]></category>
		<category><![CDATA[mesopotamia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=352</guid>
		<description><![CDATA[Il regno macedone si era costituito dal VI secolo a.C. nella regione montuosa a nord della Grecia. All&#8217;inizio del IV secolo a.C. la monarchia macedone si presentava come uno stato fortemente centralizzato. Con l&#8217;ascesa al trono del sovrano Filippo II (359 a.C.) maturò il progetto di un&#8217;espansione verso la Grecia. La superiorità militare macedone ebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il regno macedone si era costituito dal VI secolo a.C. nella regione montuosa a nord della Grecia. All&#8217;inizio del IV secolo a.C. la monarchia macedone si presentava come uno stato fortemente centralizzato.</p>
<p>Con l&#8217;ascesa al trono del sovrano Filippo II (359 a.C.) maturò il progetto di un&#8217;espansione verso la Grecia. La superiorità militare macedone ebbe la meglio sulla volontà di resistenza dei greci, che furono sconfitti nella decisiva battaglia di Cheronea, in Beozia (338).<br />
Succedete a Filippo suo figlio Alessandro. Aveva venti anni e nutriva in cuore una ambizione smisurata. Educato dal filosofo Aristotetele, addestrato alle armi e alla politica dai generali di suo padre, dotato di grande intelligenza, di energia e di tenacia, creò un impero mondiale. Appena salito al trono, Alessandro si fece confermare i diritti di cui aveva goduto suo padre, il comando supremo dell&#8217;esercito.</p>
<p>Quindi volle dimostrare ai popoli soggetti che la morte di Filippo non aveva diminuito la forza della Macedonia: accorse in Illiria a domare una ribellione e, essendo insorta Tebe alla falsa notizia della sua morte, se ne impadronì con la forza, la rese al suolo e ne vendette schiavi gli abitanti. L&#8217;esempio era sufficiente per dissuadere gli altri confederati da ogni insubordinazione e potè dedicarsi alla guerra nazionale contro la Persia. Nella primavera del 335 a.C. si diresse verso la Siria, e a Isso affrontò affronto l&#8217;esercito del re di Persia Dario III.</p>
<p>Gli Asiatici, sebbene superiori di numero, furono travolti dalle falangi macedoni e Dario si salvò con la fuga. Prima di penetrare nell&#8217;interno dell&#8217;Asia, egli volle assicurarsi il possesso di tutta la costa mediterranea. Penetrò nell&#8217;Egitto. Presso il ramo sinistro del delta del Nilo fondò una città, Alessandria. Dall&#8217;Egitto, Alessandro ritornò sui suoi passi, sconfisse nuovamente Dario presso Guaguamela, in Mesopotamia.</p>
<p>Con questa vittoria caddero nelle sue mani Babilonia, Susa e Persepoli. Continuando l&#8217;inseguimento di Dario, Alessandro penetrò nella Media. Nel 328 a.C., aveva attraversato tutto l&#8217;Iran, giungendo con un amplissimo giro fina alla Battriana: aveva toccato gli estremi dell&#8217;impero.<br />
Prima di varcare il passo Khyber e entrare in India, Alessandro sentì il bisogno di riorganizzare l&#8217;armata che aveva guidato attraverso l&#8217;Iran e la Battriana e di adattarla al clima e al terrno differente.</p>
<p>Bruciò tutti i carriaggi colmi di bottino che impedivano la sua mobilità e congedò un gran numero dei suoi veterani ormai inutilizzabili, riforgiando la sua armata con l&#8217;impiego di parecchie migliaia di cavalieri iranici. Le forze combattenti ammontavano a circa 40000 uomini.</p>
<p>Mentre le truppe pesanti, al comando di Perdicca ed Efestione, mossero insieme ai bagagli attraverso la valle del Kabul fino all&#8217;attuale Charsadda, Alessandro alla testa di truppe armate più alla leggera si spinse più a nord, attraverso le regioni dello Swat, abitate da popolazioni montanare indiane estremamente bellicose e restie a sottomettersi. Perdicca ed Efestione che, avevano compiuto un percorso più facile, avevano costruito un ponte sull&#8217;Indo, e su esso, nella Primavera del 326, Alessandro passò nel territorio del Punjab, che come dice il nome, è una regione composta da cinque fiumi, affluenti dell&#8217;Indo che convogliano su di esso le acque della catena Hymalaiana.<br />
Il territorio in cui era penetrato l&#8217;esercito macedone era dominato da tre potentati. Nella Primavera del 326 Alessandro entrò nel regno di Ambhi, da lui poi ribattezzato Taxila, e ricevette un&#8217;accoglienza amichevole dal sovrano, che lo equipaggiò con elefanti e truppe.</p>
<p>I regni di Taxila e Poro erano in relazioni ostili e per questa ragione Alessandro poteva contare in Taxila come un valido alleato.</p>
<p>Abisare preferì una tattica più attendista, pronto a soccorrere il vincitore dello scontro che si andava profilando. Alessandro raggunse l&#8217;Idaspe (una regione del Poro), proprio mentre stava iniziando la lunga stagione delle piogge monsoniche e il fiume si stava gonfiando.</p>
<p>Sull&#8217;altra sponda il Re indiano aveva schierato le sue truppe al completo, circa 30000 uomini e 200 elefanti. Attraversare il fiume su zattere davanti al nemico non era un piano che avesse prospettive di successo, perché l&#8217;esercito sarebbe stato attaccato appena uscito dal fiume senza potersi schierare; bisognava cercare un guado non sorvegliato. Alessandro ordinò ai suoi soldati di fare un rumore continuo e spostarsi in continuazione, in modo da abituare gli Indiani a non dare troppo peso a queste continue manovre. Poi, dopo avere lasciato Cratero al comando del corpo principale dell&#8217;armata, guidò una forza d&#8217;assalto composta da 5000 cavalieri e 6000 fanti equipaggiati con barche e zattere, verso un guado, situato una ventina di chilometri più a monte del punto in cui era accampato l&#8217;esercito indiano.<br />
Il guado si presentava particolarmente difficile: erano iniziate le piogge monsoniche e il fiume stava rapidamente crescendo di livello; i fanti e i cavalieri si videro costretti ad attraversare con l&#8217;acqua fino al petto e pure i cavalli soffrirono non poco la violenza della corrente.</p>
<p>Una volta passati tutti senza perdite, Alessandro dispose le truppe per la marcia, con gli arcieri e la cavalleria in testa, mentre la fanteria seguiva in formazione. Gli esploratori indiani avevano informato re Poro che gli invasori avevano forzato il fiume, ed egli, probabilmente non consapevole della reale consistenza del corpo di sbarco, inviò contro di loro un contingente composto da 2000 cavalieri e 120 carri, guidati dal suo stesso figlio, che si rivelò inadeguato al compito. Gli Indiani si batterono coraggiosamente ma furono alla fine sconfitti e volti in fuga perdendo tutti i carri, mentre lo stesso figlio di Poro cadde in battaglia. Una volta appreso l&#8217;esito dello scontro Poro capì che la minaccia principale veniva da Alessandro e non dalle truppe macedoni ancora schierate dall&#8217;altra parte del fiume, per cui risolse di muovere l&#8217;intero esercito contro di lui, dopo avere lasciato una schiera esigua a custodia del fiume di fronte a Cratero. Vinse in una grande battaglia il re Poro. Ma qui la sua energia dovette piegarsi davanti al malcontento dei soldati, esauriti dalla lunga guerra. Tutta l&#8217;opera sua, durante e dopo la spedizione, è dominata dal pensiero di dare alla conquista un saldo fondamenta, e la marcia degli eserciti fu accompagnato dalla fondazione di numerose colonie, che dovevano diventare fiorenti centri di propagazione dell&#8217;ellenismo (cultura greca).</p>
<p>Alessandro si propose di fondere l&#8217;Occidente e l&#8217;Oriente, di fare dei molti popoli e delle molte civiltà un popolo e una civiltà unica. Incorporò nell&#8217;esercito contigenti indigeni. Dare effettività unità all&#8217;impero si rivelò opera ben difficile della conquista militare. L&#8217;opera non fu compiuta.</p>
<p>A Babilonia, mentre pensava ai grandi disegni politici ed economici, il 13 giugno 323 a.C. Alessandro moriva all&#8217;età di 33 anni di regno.</p>
<p>La scomparsa prematura e improvvisa di Alessandro tolse all&#8217;impero il suo principio creatore e regolatore: il partito ateniese antimacedone, proclamò la guerra di liberazione contro l&#8217;oppressore e fu seguito dalle altre città greche. Nel corso del III secolo a.C. la Macedonia tenne direttamente soggetta una parte della Grecia.</p>
<p>Dopo la morte di Alessandro, l&#8217;immenso impero da lui conquistato si frazionò a causa delle lotte che i suoi generali intrapresero per la successione. Dopo circa un ventennio di conflitti, al posto dell&#8217;unico impero si formarono alcuni grandi stati detti regni ellenistici.</p>
<p>Lo Stato ellenistico maggiormente attivo, più ricco (grano, papiro, birra, oro) e politicamente tranquillo è l&#8217;Egitto tolemaico (304-30 a.C.).</p>
<p>La Pirenaica legò i suoi destini all&#8217;Egitto dei Tolomei.</p>
<p>Tolomeo I fonda il Museo e la Biblioteca di Alessandria, che presto diviene la più grande di tutto il mondo classico.<br />
La Macedonia degli Antigonidi, fondata da Antigono Gonata dopo la vittoria sui Galati a Lisimachea (277 a.C.) è la prima a entrare in conflitto con Roma durante le Guerre Macedoniche (221-168 a.C.), fino a ridursi a provincia romana (148 a.C.). I tentativi di Atene e delle altre città greche di riconquistare l&#8217;indipendenza cozzano contro il pugno di ferro di Antipatro (322 a.C.) e di Antigono Gonata (261 a.C.).<br />
Diversa è la situazione nel composito Oriente dei Seleucidi (304-64 a.C.). Dalla nuova capitale Seleucia i sovrani cercano di governare (anche con l&#8217;ausilio di postazioni militari fisse e di una moneta unica) un territorio troppo vasto, che racchiude perdipiù genti di differente costume e lingua (le più diffuse divengono il greco e l&#8217;aramaico).</p>
<p>Il regno si erode quasi subito con la vittoria dell&#8217;indiano Ciandragupta su Seleuco I, nel territorio del Punjab. Vasti territori dell&#8217;Asia Minore si staccano anche sotto il regno di Antioco I &#8220;Sotere&#8221; (il Regno del Ponto di Mitridate 280 a.C. ca.), mentre una calata di Celti (279 a.C.) porta alla fondazione del Regno di Bitinia. Si stacca poi, ad opera di Eumene I, il Regno di Pergamo (263 a.C.), ove si erige una vasta biblioteca.</p>
<p>Ma è l&#8217;arrivo dei Parti (247 a.C.) a far crollare il regno seleucide.</p>
<p>Questa tribù scitica giunge dal Caspio e dal deserto iranico sotto la guida di Arsace I. Vincendo Antioco II e Seleuco II, i Parti fondano un vero impero sotto la guida di Mitridate I (171-138 a.C.), che domina su Iran e Mesopotamia. Dopo che il figlio, Fraate I, muore combattendo la tribù dei Saci, l&#8217;impero passa a Mitridate II (124-87 a.C.), sotto il quale si verificano i primi scontri di una secolare lotta contro Roma.<br />
Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo / Libro, Europeans book Milano- Atlantica n.7 / Cd, Rizzoli Larousse 2001- Enciclopedia multimediale / Internet- Cronologia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/alessandro-magno-e-la-macedonia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Roma dal 753 A.C. al 31 A.C.</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/roma-dal-753-ac-al-31-ac/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/roma-dal-753-ac-al-31-ac/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:24:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2000ac-0]]></category>
		<category><![CDATA[arabi]]></category>
		<category><![CDATA[cartaginesi]]></category>
		<category><![CDATA[celti]]></category>
		<category><![CDATA[egitto]]></category>
		<category><![CDATA[egiziani]]></category>
		<category><![CDATA[etruschi]]></category>
		<category><![CDATA[fenici]]></category>
		<category><![CDATA[romani]]></category>
		<category><![CDATA[sanniti]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=350</guid>
		<description><![CDATA[Roma, fondata secondo le tradizioni nel 753 a.C. dal mitico Romolo, nacque in realtà da una fusione delle tribù che abitavano i vilaggi fortificati posti su colli alla sinistra del Tevere. Questi gruppi di persone costruirono il foro, uno spazio comune situato in basso nella pianura circondata dai colli, dove si teneva il mercato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, fondata secondo le tradizioni nel 753 a.C. dal mitico Romolo, nacque in realtà  da una fusione delle tribù che abitavano i vilaggi fortificati posti su colli alla sinistra del Tevere. Questi gruppi di persone costruirono il foro, uno spazio comune situato in basso nella pianura circondata dai colli, dove si teneva il mercato e le assemblee. La prima forma di governo di Roma fu la monarchia elettiva: essa durò due secoli e mezzo, dalla metà  dell&#8217;VII secolo a.C. alla fine del VI. Fra i cittadini non vi erano forti differenze per quanto riguarda il tenore di vita, esisteva comunque una divisione sociali fra i patrizi, ricchi, nobili e politicamente influenti e plebei, poveri e dunque esclusi dalla politica. Il re amministrava la giustizia, era capo dell&#8217;esercito e svolgeva i compiti di sommo sacerdote. La popolazione era originariamente suddivisa in tre tribù, che avevano il compito di fornire all&#8217;esercito cento fanti e dieci cavalieri; inoltre dovevano eleggere dieci senatori. Questo ordinamento venne successivamente riformato suddividendo la cittadinanzain ventuno tribù su base esclusivamente territoriale.<br />
Nel corso del V secolo a.C. si vennero progressivamente delineando le caratteristiche del nuovo ordinamento repubblicano. Il primo periodo della repubblica si differenzia da quello monarchico sostanzialmente per un fatto: invece di un re in carica fino alla morte, il senato patrizio eleggeva ogni anno due consoli (repubblica aristocratica). Le prerogative religiose erano affidate a un sacerdote apposito. Il governo, anche qui, era in mano ai patrizi, i soli che ricoprivano cariche pubbliche e che erano membri di diritto del senato. Solo loro potevano fare le leggi. Non è facile cogliere la vera origine di questi distinti ordines, anche perchè le risposte date finora dagli studiosi sono state estremamente diverse; patrizi e plebei, se ebbero tra loro profonde differenze di carattere economico, sociale e religioso (professavano infatti culti diversi) dovettero inizialmente (nel periodo monarchico) distinguersi soprattutto per motivi etnici. C&#8217;è chi ha voluto vedere, ad esempio, nei patrizi i latini che si imposero sull&#8217;etnia sabina, cioè i plebei; oppure individuare nei patrizi gli etruschi conquistatori (etruschi erano i re Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo) che sottomisero la componente etnica latino-sabina, riducendola a plebe. Certo è che la lotta che si sviluppò tra patrizi e plebei nelle prime fasi dell&#8217;età  Repubblicana portò alla progressiva abolizione di numerosi privilegi politico-sociali del patriziato. I plebei, pur essendo costretti a partecipare alle guerre non avevano il diritto di partecipare alla spartizione dei territori occupati. Sicchè, ad ogni guerra il divario tra patrizi e plebei invece di diminuire, aumentava. La pretesa parificazione dei diritti con i patrizi, portò i plebei a condurre dure lotte sociali, civili e politiche. Alla fine i patrizi furono costretti a riconoscere due magistrati (tribuni della plebe) come rappresentanti dei plebei in senato. Essi potevano opporre il loro veto alle leggi ritenute anti-plebee. Ma la più grande conquista dei plebei furono le Leggi delle XII tavole (incise nel 450 a.C. su tavole di bronzo ed esposte nel Foro, la piazza più importante della città ). Esse segnano il passaggio dal diritto orale a quello scritto: affermano il principio dell&#8217;uguaglianza davanti alla legge e la sovranità  del popolo. Tuttavia, solo dopo circa un secolo e mezzo fu riconosciuto ai plebei il diritto di accedere a tutte le cariche pubbliche. I vari magistrati erano eletti dai cittadini. In momenti difficili, come in caso di guerra, tutti i poteri si concentravano nelle mani di un solo capo, il dittatore, che per impedire si trasformasse in tirannia restava in carica solo sei mesi. La celebre sigla, S.P.Q.R. che assieme alla Lupa Capitolina era il simbolo del potere di Roma, significa Senatum Popolus Quae Romanus ossia Senato del Popolo Romano. Nel 494 a.C. la secessione della plebe guidata da Menenio Agrippa diede luogo all&#8217;elezione dei tribuni della plebe (tribuni plebis). Eletti annualmente, godevano dell&#8217;inviolabilità  personale (sacrosanctitas) e del diritto di veto sulle deliberazioni dei magistrati patrizi (intercessio) e rappresentavano per i plebei il punto di riferimento politico nei conflitti con il patriziato: avevano cioè ufficialmente il diritto di soccorrere la plebe (ius auxilii ferendi plebi). Questi cambiamenti politici segnarono la nascita di una nuova aristocrazia. Il Senato, che originariamente possedeva solo una serie di limitate prerogative amministrative, divenne il fulcro del governo della Repubblica, poichè a esso spettava ogni decisione in materia di pace e di guerra, nella scelta delle alleanze e delle colonie da fondare, nel controllo delle finanze statali.<br />
A Roma i banchetti svolgevano un ruolo in parte diverso rispetto a quello giocato nel modo greco. Venivano consumai alimenti molto semplici, come vegetali o legumi, spesso crudi o freddi, e che non richiedeva la compagnia delle altre persone. Roma ereditò dai greci molti aspetti della propria civiltà  e tra gli altri l&#8217;interesse per i giochi agonistici. Tuttavia lo sport presso i romani perse del tutto il suo originario significato rituale, per trasformarsi definitivamente in uno spettacolo. I romani introdussero anche nuove attività  nei giochi che si svolgevano negli anfiteatri, come ad esempio le lotte tra gladiatori o tra gladiatori o animali feroci. Mentre i greci amavano soprattutto la forza, la destrezza e l&#8217;armonia del gesto atletico, i romani preferivano le emozioni forti e non disdegnavano quindi gli spettacoli violenti e sanguinari.<br />
Roma, al contrario delle città  greche, manifestò molto presto la volontà  di uscire dai propri confini. La concessione dei diritti ai plebei portò le classi e i ceti più agiati a scatenare diverse guerre di conquista contro i popoli vicini, per recuperare, per così dire, i privilegi perduti. Tra il 449 e il 390 a.C. la politica espansionistica di Roma divenne particolarmente aggressiva: con la presa di Veio (396 a.C.) da parte di Marco Furio Camillo, l&#8217;Etruria iniziò a perdere la propria indipendenza. Intorno alla metà  del IV secolo a.C., nell&#8217;Etruria meridionale vennero stanziate alcune guarnigioni romane. Le vittorie su volsci, latini ed ernici assegnarono a Roma il controllo dell&#8217;Italia centrale. Dopo aver domato a fatica la ribellione delle città  latine (338 a.C.), Roma ingaggiò un lungo conflitto con i sanniti. Alla fine delle guerre sannitiche, nel 296 a.C. l&#8217;area sotto il controllo di Roma si estendeva su tutta l&#8217;Italia centrale.<br />
Tra l&#8217;inizio del IV e il III secolo a.C. i celti iniziarono a esercitare una pressione, che a sua volta era dovuto alla pressione dei popoli nordici, che provocarono una serie di migrazioni: i Celti penetrarono nel mondo greco-romano, invadendo l&#8217;Italia settentrionale, la Macedonia, la Tessaglia, e saccheggiando Roma (390) e Delfi (279), ma qui senza successo, pur rimanendo nei Balcani. Nel 225 il loro potere cominciò a vacillare in seguito alla sconfitta inflitta dai Romani a Talamone, e la loro supremazia in Europa cominciò a declinare, anche se occorsero altri 200 anni prima che Giulio Cesare sottomettesse la Gallia (58 a.C.) e un altro secolo ancora prima che la Britannia venisse annessa all&#8217;Impero Romano. Ma la loro storia non termina con la conquista romana. I Celti infatti continuarono ad esistere in tutta Europa e, sebbene le loro favelle siano scomparse in molti luoghi, sono rimaste vive le loro idee, le loro superstizioni, le loro feste popolari, i nomi che hanno dato alle località .<br />
La conquista della Campania nel IV secolo a.C. mise Roma a diretto contatto le città  greche dell&#8217;Italia meridionale. Taranto, entrato in guerra, chiese aiuto a Pirro, re dell&#8217;Epiro. Pirro forse dall&#8217;ambizione di creare uno stato greco nell&#8217;Italia meridionale, sbarcò in Italia nel 280 a.C.; ma dopo alcune vittorie iniziali fu sconfitto nel 275 a.C. a Benevento. I tarantini furono costretti ad arrendersi e ad accettare l&#8217;alleanza con Roma, che in breve tempo conquistò tutta l&#8217;Italia meridionale. A nord le ultime comunità  etrusche indipendenti vennero acquisite pochi anni dopo. Roma organizzò le città  e i popoli sottomessi nella seguenti forme: municipi: erano città  che conservavano la possibilità  di governarsi da sè con l&#8217;obbligo di versare tributi per le spese militari; colonie: erano nuclei di militari trasferiti a presidio di territori di recente conquista; premature: erano città  considerati pericolose, cui non era concessa nessuna autonomia ed erano governate da funzionari romani, i prefetti; alleati: erano stati che Roma legò a sè con contratti: restavano indipendenti ma dovevano fornire aiuto militare a Roma.<br />
Roma, dovette affrontare lo scontro più duro con i Cartaginesi per fondare il suo impero sul Mediterraneo e diventare oltre che una potenza terrestre una potenza marinara. Il primo conflitto tra romani e cartaginesi si verificò in Sicilia. L&#8217;isola era dominata nella parte occidentale dai cartaginesi e nella parte orientale da Gerone, tiranno di Siracusa. Un capo di soldati mercenari licenziati da Gerone aveva occupato Messina e si era posto sotto la protezione dei romani. Questi, passati lo stretto, sconfissero Gerone e lo costrinsero a firmare con essi un patto di alleanza. Contro i romani insorsero i cartaginesi, desiderosi di ricacciarli dall&#8217;isola, ed ebbe così inizio la prima guerra punica (264-241 a.C.) e i romani riuscirono a trarre dalla loro parte Gerone. Roma, per escludere i cartaginesi dall&#8217;isola dovette pensare a batterli per mare, proprio dove avevano un evidente superiorità . La guerra durò diversi anni, finchè i romani sconfissero i cartaginesi, costretti ad abbandonare l&#8217;isola. Poco dopo, i romani, approfittando della debolezza del nimeco vinto, riuscirono ad annettere anche la Sardegna (la Corsica era già  stata occupata durante il conflitto). Direttamente connesse al conflitto con Cartagine furono altre imprese militari: la guerra contro i celti, spinti da Annibale alla sollevazione, che permise ai romani di impadronirsi dell&#8217;Italia settentrionale e dell&#8217;attuale Francia. Le popolazioni che vivevano in questi territori erano molto eterogenee: liguri, iberi, celti, cimbri, teutoni, belgi e tanti altri ancora.<br />
Cartagine, dopo la sconfitta, aveva cercato in Spagna un compenso delle perdite subite e per mezzo di grandi generali quali Amilcare Barca, suo genero Asdrubale e suo figlio Annibale, aveva esteso la sua egemonia fino all&#8217;interno della penisola. Nel 226 a.c. Roma strinse con Annibale un trattato col quale egli si impegnava a non oltrepassare il confine dell&#8217;Ebro. Annibale nel 220 a. C. aveva posto l&#8217;assedio a Sagunto, una città  alleata dei romani, che dichiararono guerra (218 a.C.). I romani si proponevano di portare l&#8217;offensiva sia in Spagna sia in Africa, ma ogni loro piano fu sconvolto dall&#8217;audace strategia di Annibale. Con le vittorie sul Ticino e sul Trebbia, Annibale si rese padrone della Valle Padana. Non rimaneva che tentare la difesa dei valichi e dell&#8217;Appennino, ma ancora una volta Annibale prevalse grazie alla sua superiorità . Ormai il nemico era giunto fino al cuore dell&#8217;Italia, incutendo terrore nella stessa Roma. Gran parte degli alleati dell&#8217;Italia meridionale, costretti dalla forza, si staccarono da Roma. La guerra si allargò alla Sicilia e alla penisola balcanica, dove Annibale trovò un alleato nel re di Macedonia Filippo V. I romani dettero prova di grande prontezza e forza d&#8217;animo. Annibale, nel 211 a.C., fece col suo esercito un&#8217;incursione fino a poche miglia di Roma. In Spagna, dove fino ad allora erano prevalsi i cartaginesi, il comando viene assunto dal giovane generale Publio Cornelio Scipione. Scipione comprese che l&#8217;unico mezzo per costringere Annibale ad abbandonare l&#8217;Italia era quello di tentare uno sbarco in Africa. Stretta alleanza con Massinissa, un principe dei Numidi, nemico dei cartaginesi, sbarcò in Africa. Nonostante la strenua resistenza, i soldati di Annibale vennero sbaragliati. Marco Porcio Cotone, console nel 195 a.C., si recò con un commissione in Africa e fu profondamente colpito dalla prosperità  di Cartagine. Il preteso per un intervento che segnasse la fine dell&#8217;antica rivale fu offerta a Roma nel 150 a.C., quando Massinissa assalì nuovamente la città . La terza guerra punica, che era sembrata di grande importanza si potrasse per tre anni. Cartagine fu distrutta e il suo territorio venne costituito in provincia con il nome di Africa.<br />
Lo scontro con Roma, che mirava ad estendere il proprio controllo sull&#8217; Adriatico, fu inevitabile: le guerre illirico-romane, iniziate nel 229 a.C. si conclusero nel 167 a.C. con la vittoria di Roma. Il popolo illirico (Albania) fu ridotto in schiavitù e il suo territorio fu frazionato in piccole unita&#8217; amministrative.<br />
Nel 200 a.C. in Portogallo viene costituita la provincia romana di Litania.<br />
Verso la fine del III secolo la Macedonia, sotto Filippo V, era in piena ripresa e mirava nel vecchio sogno di stabilire la sua supremazia sulla Grecia e sull&#8217;Egeo. Filippo V di Macedonia e Antiocco III di Siria, nel 202 a.C., strinsero un&#8217;alleanza per attaccare l&#8217;Egitto e spartisene i possedimenti. Roma non aveva interesse immediato ad intervenire confidando che, lasciato a se stesso, l&#8217;Oriente avrebbe continuato a indebolirsi. Ma Scipione l&#8217;Africano vedeva nell&#8217;Oriente un immenso campo di gloria; così nel 200 a.C. fu dichiarata guerra a Filippo. Lo scontro decisivo avvenne nel 197 a.C. in Tassaglia, dove le falangi macedoni furono completamente disfatti. Filippo fu obbligato a pagare una forte idennità  di guerra e dovette rinunciare a tutte le conquiste fatte. Roma dovette volgersi ad Antiocco III. Contro le sue speranze trovò pochi aiuti, mentre Atene con la maggior parte delle città  greche e lo stesso Filippo V, si alleava con Roma. La pace venne conclusa nel 168 a.C. a condizione assai grave per il re di Siria. Perse V, che succedete a Filippo V, ereditò dal padre sogni di riscossa e intervenne attivamente in Grecia con le armi e stabilendovi relazioni diplomatiche. Roma, vista minacciata la propria egemonia in Oriente, dichiarava guerra a Perseo V. il re fu catturato e con lui un immenso bottino. Con la battaglia di Pidna (168 a.C.) finisce la stopria del regno di Macedonia. Esso fu sventrato in quattro stati autonomi e qualche anno dopo diventava una provincia di Roma. Nel 146 a.C. la Grecia divenne provincia romana.<br />
Un&#8217;ulteriore espansione di Roma nell&#8217;Oriente si ebbe nel 133 a.C., quando l&#8217;ultimo re di Pergamo, Atallo III lasciò in ereditò all&#8217;alleata Roma il suo stato, che abbracciava un notevole porzione dell&#8217;Asia Minore. Il regno fu ordinato provincia con il nome di Asia.<br />
La prima conseguenza di tale unificazione fu un generale sviluppo dell&#8217;economia, favorito da diversi fattori, in particolare l&#8217;esistenza di un grande e solido impero, che facilitò l&#8217;interdipendenza dei mercati, le province infatti si aprirono le une alle altre.<br />
Altra conseguenza fu la rovina della piccola proprietà  contadina: indebitati e immiseriti, i contadini furono spinti a vendere la loro proprietà  a chi possedeva abbondanti capitali da investire. A questo si accompagnò una forte urbabanizzazione, che ebbe però prevalentemente parassitari. Qui disoccupati e agricoltori impoveriti emigrarono in gran numero. Tutte queste persone campavano sulle distruzioni gratuite di vettovaglie. Alla mancanza soluzioni del problema delle terre si aggiunse lo scontento degli alleati italici, che sempre più erano portati a riconoscersi come cittadini romani, mentre di fatto erano quasi ridotti alla condizioni di sudditi. Un&#8217;altra fonte di tensione nasceva dalle rivendicazioni di un ceto sociali cresciuto con le guerre, i cavalieri, formati da artigiani, ricchi commercianti e dai pubblicani, le persone cui lo stato aveva affidato la gestione degli affari pubblici. Pur essendo benestanti erano tuttavia non-nobili e pertanto esclusi dalle cariche pubbliche.<br />
Giugurta (nipote di Massinissa) era considerato un alleato da Roma, avendo combattuto in Spagna con Scipione l&#8217;Emiliano. Uccise Iempsale (un fratello) e costrinse alla fuga Adertale (un altro fratello). Nel 112 a.C. prese Cirta e massacrò tutti gli italici. Solo allora venne dichiarato nemico di Roma. Iniziò la guerra prima con Quinto Cecilio Metello, detto il numidico, e poi con Mario e Silla. Alla fine venne sconfitto e portato a Roma in catene, ucciso nel carcere mamertino. Ben governata da Roma, la Numidia divenne una provincia ricca, le sue città  furono fortificate e la prosperità  della sua produzione agricola le valse l&#8217;appellativo di &#8220;granaio di Roma&#8221;.<br />
Il ruolo centrale dell&#8217;esercito fu evidente sin dall&#8217;elezione a console (107 a.C.), con l&#8217;appoggio dei popolari, di Gaio Mario. Egli attuò una riforma dell&#8217;esercito, in base alla quale vennero arruolati tutti coloro (romani, italici o abitanti delle province) che si fossero offerti come volontari; i legionari, dopo una ferma di sedici anni, avrebbero ricevuto, all&#8217;atto di congedo, un appezzamento agricolo.Grande antagonista di Mario fu l&#8217;aristocratico Silla. Silla dopo due anni di vittoriosa quanto cruenta guerra civile si fece nominare dittatore a tempo indeterminato. Silla, console nell&#8217;88 a.C., aveva avuto un ruolo fondamentale nella guerra sociale, e proprio alla testa delle legioni che aveva guidato nel corso di quel conflitto marciò su Roma. La fuga di Caio Mario gli lasciò libero il campo: Silla fu rieletto console e partì per la guerra contro Mitridate nell&#8217;87 a.C. Durante la sua assenza, però, Caio Mario e Lucio Cornelio Cinna, rivestendo nuovamente il consolato, si reimpadronirono del potere, che mantennero finchè morirono, Mario nell&#8217;86 a.C. e Cinna nell&#8217;84 a.C. Quando Silla, nell&#8217;83 a.C., ritornò dall&#8217;Asia Minore, marciò di nuovo su Roma e stroncò la resistenza dei suoi avversari. Nominato dittatore, egli eliminò i suoi nemici mediante proscrizioni, e le terre appartenenti agli oppositori politici furono confiscate e distribuite ai veterani delle sue legioni; emanò poi numerose leggi (leges Corneliae) che restituivano all&#8217;aristocrazia senatoria il pieno controllo della vita politica dello stato, limitando non poco le prerogative dell&#8217;ordine equestre, cui Mario aveva concesso alcuni privilegi.<br />
Nell&#8217;88 a.C. Tolomeo X Alessandro I (circa 140-88 a.C.) aveva lasciato l&#8217;Egitto in eredità  al popolo romano, o almeno questo venne sostenuto. Ma il Senato romano non aveva accettato l&#8217;eredità . In effetti Tolomeo IX Soter (142-81 a.C.), fratello di Tolomeo X, era ancora in vita e regnava sull&#8217;Egitto. Nell&#8217;81 Soter morì. Nell&#8217;80 Silla (138-78 a.C.), dittatore di Roma, favorì l&#8217;ascesa al trono d&#8217;Egitto di Tolomeo XI Alessandro II (circa 100-80 a.C.), figlio di Tolomeo X Alessandro I. Ma poco tempo dopo il popolo di Alessandria insorse e uccise Tolomeo XI. Per impedire che Silla intervenisse di nuovo o annettesse l&#8217;Egitto a Roma, fu chiamato dalla Siria Tolomeo XII Auletes, figlio illegittimo di Soter.<br />
Silla si ritirò dalla politica nel 79 a.C., lasciando un potere che pur nell&#8217;ambito di una struttura costituzionale Repubblicana â€“ aveva i caratteri autocratici della monarchia. Ma il senato, non più in grado di garantire una salda guida allo stato, dovette affidarsi di nuovo alle armi e ai poteri eccezionali conferiti a un solo uomo, Pompeo.<br />
Cesare propose, a Crasso, suo finanziatore e creditore interessato alla ricostituzione del suo patrimonio, e a Pompeo, politicamente isolato dopo che aveva licenziato l&#8217;esercito al ritorno dall&#8217;Oriente, di costituire un&#8217;associazione a tre, di carattere privato e convalidata da un solenne giuramento di reciproca lealtà , che avesse come fine, con opportuna distribuzione di compiti, il predominio sullo Stato (luglio del 60). Ebbe origine così il primo triumvirato, che assicurò l&#8217;elezione di Cesare al consolato per il 59. Cesare chiese e ottenne da Pompeo e Crasso la proroga del comando nelle Gallie per un altro quinquennio.<br />
Verso la metà  di dicembre del 59 a.C. Publio Clodio (?-53 a.C.), un tribuno della plebe che aveva fatto approvare una legge per la distribuzione gratuita di grano al popolo di Roma, propose di annettere Cipro per provvedere al finanziamento della legge. In quel momento Cipro, isola appartenente al dominio degli egiziani, era governata da Tolomeo, fratello di Auletes. Tolomeo venne deposto, ma rifiutò l&#8217;offerta di divenire sommo sacerdote di Afrodite a Pafo e si suicidò. Auletes non reagì. Il tesoro pubblico di Cipro, pari a circa settemila talenti, venne inviato a Roma. Nel secondo semestre del 58 Auletes venne a trovarsi in gravi difficoltà . Aveva dovuto aumentare le tasse per restituire il debito contratto con Rabirio. Aveva perso Cipro. Non era andato in soccorso del fratello. Il popolo si ribellò e diede il trono a Cleopatra VI Trifena, figlia di Auletes e sorella di Cleopatra VII. Auletes, forse accompagnato dalla dodicenne Cleopatra VII, fuggì a Roma. Cesare era in Gallia. Pompeo accolse Auletes nella sua villa sui colli Albani. Dal 57 Auletes, in attesa del giudizio dei Romani, si era ritirato ad Efeso nel tempio della dea Artemide. Alla fine di aprile del 55 Auletes riebbe il suo trono.<br />
Crasso andò incontro alla morte (nel 53 a Carre), Cesare portò invece a compimento il capolavoro del suo genio militare. Il triumvirato era ormai divenuto un drumvirato con la morte di Crasso. Nel 51 a.C. Auletes fece testamento lasciando il trono a Cleopatra e a Tolomeo XIV. Inviò il testamento a Roma perchè fosse conservato nel Tesoro. Ma a causa della difficile situazione politica non fu possibile. La copia del testamento venne trattenuta da Pompeo. L&#8217;originale era rimasto ad Alessandria. Nella estate del 51 Auletes morì. Sul trono, con l&#8217;approvazione di Pompeo, salirono Cleopatra, diciotto anni, e il fratello/sposo Tolomeo XIV, dieci anni.<br />
Pompeo, nominato console unico (51) dal senato, si credette abbastanza forte per imporre al conquistatore delle Gallie di rientrare in Roma come semplice cittadino. Fallito ogni accordo, il senato adottò un provvedimento di forza: con un senatus consultum ultimum affidò pieni poteri ai consoli e sostituì Cesare nel comando delle Gallie, con l&#8217;avvertimento che sarebbe stato dichiarato pubblico nemico se non avesse lasciato la provincia entro un termine stabilito. Cesare era accampato a Ravenna con una legione in attesa degli eventi. Nella notte del 10 gennaio del 49 varcò il Rubicone in aperta violazione della legge, che proibiva l&#8217;ingresso armato dentro i confini dell&#8217;Italia. Si iniziava con questo atto la guerra civile, che sarebbe durata dal 49 al 45 e che ci è descritta nei Commentari(De bello civili).<br />
Pompeo, colto di sorpresa, fuggì precipitosamente in Grecia, mentre Cesare occupava l&#8217;Italia (gennaio- febbraio 49). Portata la guerra in Grecia, sconfisse Pompeo a Farsalo (48) e lo inseguì in Egitto. Il figlio di Pompeo, Gneo Pompeo, venne inviato in Egitto a chiedere aiuti. Tolomeo XIII diede sessanta navi e cinquecento soldati. L&#8217;assenza di ogni riferimento a Cleopatra testimonia di una rottura tra i due fratelli. In effetti Cleopatra era stata costretta alla fuga in Alto Egitto nel 50 e deposta nel 49.<br />
Pompeo ancorò le navi vicino al promontorio di Kaison in prossimità  dell&#8217;esercito di Tolomeo. Il Consiglio di Reggenza giudicò la causa di Pompeo senza speranza. Inoltre il consiglio ritenne necessario un atto significativo per entrare nelle grazie di Cesare, contro il quale si erano mosse le navi e l&#8217;esercito egiziano: Pompeo doveva morire. Al momento dello sbarco Settimio pugnalò Pompeo. La moglie, il figlio e gli amici assistettero all&#8217;assassinio. Gli egiziani tagliarono la testa di Pompeo e abbandonarono il corpo alla pietà  di Filippo che, con l&#8217;aiuto di un soldato della guerra mitridatica, potè bruciare le sue spoglie. Poi la flotta egiziana assalì quella romana, che venne costretta alla fuga. Dopo quattro giorni dall&#8217;assassinio di Pompeo, Cesare arrivò con una flotta di dieci navi da guerra nel porto di Alessandria. Teodoto gli portò a bordo la testa e l&#8217;anello di Pompeo. Cesare pianse. Poi, contro ogni previsione degli egiziani, ordinò alle truppe di sbarcare e occupò il palazzo reale. Vista l&#8217;ostilità  della popolazione ordinò che due legioni venissero ad Alessandria dalle province romane limitrofe.<br />
Cleopatra, costretta, infatti, dall&#8217;ostilità  dei favoriti del fratello a lasciare Alessandria, potè rientrarvi solo grazie all&#8217;appoggio dello stesso Giulio Cesare, affascinato, secondo la tradizione, dalle sue grandi arti seduttive, e che non esitò a muovere guerra al recalcitrante Tolomeo XIV, provocandone la morte. Cleopatra tornò allora sul trono come sposa di un altro fratello poco più che bambino, Tolomeo XV, ma il suo posto era ormai al fianco di Cesare. Fra i due nacque una grande passione allietata, nel 47 a.C., dalla nascita di un figlio, che ebbe nome Cesarione. La sovrana d&#8217;Egitto accompagnò il condottiero romano in un trionfale viaggio lungo il Nilo per presentargli il suo regno. Tornò a Roma per riprendere la lotta contro i superstiti seguaci di Pompeo. Con fulminea rapidità  li battè e nel settembre del 45 fece il solenne ingresso nell&#8217;Urbe quale signore incontestato del mondo mediterraneo e della repubblica, celebrando un quinto splendido trionfo (ottobre 45).<br />
Egli poneva le basi di un governo assoluto, autocratico e presumibilmente trasmissibile, come lasciava intendere l&#8217;adozione del giovane nipote Ottavio. Ma per la grandezza dei suoi piani occorreva anche il titolo di re: non in Roma, culla della repubblica, dove gli bastava la dittatura per avere l&#8217;autorità  suprema, ma nelle terre d&#8217;Oriente, in cui il titolo di monarca conservava tuttora il prestigioso fascino di antiche teocrazie. Cleopatra non esitò in seguito a raggiungerlo a Roma con il figlio. Qui, pur in condizioni non sempre favorevoli, data la palese diffidenza se non ostilità  che la circondava e lo scandalo suscitato dalla sua sola presenza, visse in una magnifica dimora, circondata da onori e da un lusso leggendario che contribuì a rafforzare la sua leggenda. A Roma, Cleopatra rimase fino all&#8217;assassinio di Cesare, nelle Idi di marzo del 44 a.C., quindi fece ritorno ad Alessandria.<br />
Marco Antonio fu abile capitano, oratore eloquente e suasivo, ma uomo licenzioso e crudele. Più tardi, nel 43, Antonio s&#8217;accordò con Ottaviano e con Lepido costituendo il secondo triumvirato, il cui primo atto, voluto da lui, fu l&#8217;uccisione di Cicerone. Essi si spartirono il potere (pace di Brindisi, 40 a.C.) suggellando la pace con il matrimonio tra Antonio, vedovo di Fulvia, e Ottavia, sorella di Ottaviano. Antonio rimase affascinato e sedotto dalla regina d&#8217;Egitto e accettò di dividere con lei le proprie ambizioni e il proprio destino. La loro unione, allietata anche dalla nascita di 3 figli, Alessandro Elio, Cleopatra Selene e Tolomeo, e quella dei loro domini, pareva destinata a dar vita a un grande e potente impero, capace di contrapporsi con successo a quello romano. Antonio concesse a Cleopatra il governo della Fenicia, della Celesiria, di Cipro e di parte della Siria e dell&#8217;Arabia, e ai figli avuti da lei il titolo di re. Ma Ottaviano, non potendo più tollerare una tale situazione, mosse guerra alla regina d&#8217;Egitto. Il 2 settembre del 31 a.C. ad Azio egli sconfisse duramente i due rivali, che, fuggiti ad Alessandria, senza più speranze, scelsero di darsi la morte, Antonio con un colpo di spada, Cleopatra con il morso di un aspide. Ottaviano sancì la definitiva annessione dell&#8217;Egitto a Roma (30 a.C.), dove tornò immediatamente, portando con sè i tre figli di Antonio e Cleopatra, della cui educazione si fece personalmente carico.</p>
<p>Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo / CD, Tecniche nuove- Eureka 2000 / CD, Rizzoli Larousse- Enclopedia multimediale / Libro, European book Milano-Atlantica Junior n.7 / Internet- I celti / Internet- www.genie.it / Internet- SpqrRoma / Internet- Compendi di Storia / Internet- Popoli Antichi </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/roma-dal-753-ac-al-31-ac/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia preromana</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/litalia-preromana/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/litalia-preromana/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:23:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2000ac-0]]></category>
		<category><![CDATA[celti]]></category>
		<category><![CDATA[egitto]]></category>
		<category><![CDATA[etruschi]]></category>
		<category><![CDATA[fenici]]></category>
		<category><![CDATA[mesopotamia]]></category>
		<category><![CDATA[preistoria]]></category>
		<category><![CDATA[romani]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=348</guid>
		<description><![CDATA[Mentre nascevano le prime civiltà urbane della Mesopotamia e dell&#8217;Egitto, in Europa la preistoria non si era ancora conclusa. Basti pensare che la scrittura fece la sua prima comparsain Italia non prima dell&#8217;VIII secolo. Le civiltà neolitiche europee conservavano a lungo un&#8217;organizzazione tribale e un grado di sviluppo di gran lunga inferiore a quello vicino-orientale. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre nascevano le prime civiltà  urbane della Mesopotamia e dell&#8217;Egitto, in Europa la preistoria non si era ancora conclusa. Basti pensare che la scrittura fece la sua prima comparsain Italia non prima dell&#8217;VIII secolo. Le civiltà  neolitiche europee conservavano a lungo un&#8217;organizzazione tribale e un grado di sviluppo di gran lunga inferiore a quello vicino-orientale.<br />
Analizziamo il passaggio tra la fase finale dell&#8217;Età  del Bronzo (metà  XII-fine X secolo a.C.) e l&#8217;inizio dell&#8217;Età  del Ferro: il territorio della provincia di Viterbo in questa fase del Bronzo Finale è immerso nell&#8217;aspetto culturale protovillanoviano. Come nelle precedenti fasi dell&#8217;Età  del Bronzo, essi sono situati soprattutto in posizione elevata e spesso, data la natura vulcanica di gran parte della regione, su speroni tufacei circondati da corsi d&#8217;acqua; ma si conoscono anche abitati posti nei pressi della costa tirrenica o sulla riva dei laghi vulcanici, come ad esempio il Villaggio del Gran Carro nel Lago di Bolsena. La tipologia prevalente d&#8217;insediamento vede la diffusione delle cosiddette aree con difesa perimetrale, porzioni di territorio con difese naturali (fossi, corsi d&#8217;acqua, pareti rocciose), talvolta potenziate dall&#8217;opera dell&#8217;uomo per renderle inespugnabili.<br />
La superficie coperta dagli insediamenti protovillanoviani, il 70 % dei quali situata su altura difesa, è mediamente di 4-5 ettari: gli abitati, in cui vivevano alcune centinaia di individui, controllavano un territorio di qualche decina di chilometri quadrati.<br />
Nel periodo del Bronzo finale, caratterizzato dagli aspetti culturali protovillanoviani, si nota una sostanziale aderenza ad alcuni degli aspetti del periodo successivo, quello Villanoviano nell&#8217;età  del Ferro.<br />
Parlare del villanoviano significa fare un vero e proprio salto nel tempo di quasi tremila anni per arrivare quasi al IX secolo a.C. i villanoviani non inumavano i propri morti, tranne in rari casi. Di solito li cremavano e metevano i resti dentro a delle urne. Molti esperti ritengono che i villanoviani praticassero dei sacrifici umani, o più semplicemente che un congiunto o un servitore venisse ucciso per seguire il defunto nell&#8217;aldilà . Si dormiva e si viveva in un unico ambiente. In grandi vasi c&#8217;erano le provviste. Al centro c&#8217;era il focolare.<br />
Il tetto era di canne e in cima c&#8217;era un&#8217;apertura per il fumo. La civiltà  etrusca fiorì a partire dal IX-VIII secolo a.C. nella regione compresa tra i fiumi Arno e Tevere; sul finire del VII secolo a.C., per l&#8217;acquista vitalità  economica e commercia, gli Etruschi estesero la loro influenza a Sud, nel Lazio e poi in Campania, e a Nord, nella pianura padana, fondando nuove città . Essi si stabilirono anche in Corsica e Sardegna. Da sempre le vicende e la cultura di questo popolo sono avvolte di mistero, favorita dalla sua incerta provenienza. C&#8217;è, infatti, che ritiene che gli Etruschi siano giunti attraverso il mare, accreditando l&#8217;opinione dello storico greco Erodoto, vissuto nel V secolo a.C. Dionigi di Alicarnasso, vissuto dal 60 a.C. al 7 d.C., asseriva, che gli Etruschi erano autoctoni.<br />
Oggi si ritiene che i villanoviani accolsero gli apporti, nella lingua come nell&#8217;arte, della cultura orientale, di quella greca e degli altri popoli dell&#8217;Italia antica, grazie al flusso di genti ed esperienze nell&#8217;intesa rete di scambia commerciali e culturali che percorreva tutto il Mediterraneo. Infatti, nel 750 a.C. sbarcarono in Italia i greci e colonizzarono tutto il meridione. I villanoviani cominciarono a scrivere, prima l&#8217;alfabeto era sconosciuto. Le loro città  fatte di capanne si trasformarono in città  con case e templi. I discedento dei villanoviani erano sempre villanoviani dal punto di vista genetico, ma culturalmente erano molto diversi e si chiamavano etruschi. Il nome che noi diamo agli Etruschi corrisponde ai nomi loro dato dai latini (etrusci, tusci).<br />
I greci li chiamavano Tyrrenoi. Gli etruschi si chiamavano se stessi Rasenta. Occore però precisare che gli Etruschi non costituirono mai un vero e proprio stato unitario, bensì una confederazione di 12 città  autonome, organizzate secondo il modello della città -polis greche e fenicie, federate in una lega, al contempo religiosa e politico. A questa lega appartennero le città  di Arezzo, Volterra, Perugina, Chiusi, Populonia, Vetulonia, Orvieto, Roselle, Vulci, Tarquina, Cerveteri e Veio. Le città  etrusche rette in un primo tempo a monarchia, in seguito subentrarono le repubbliche aristocratiche. I sovrani (detti lucumoni) concentravano nelle loro mani, per un anno, i poteri civili, militari e sacerdotali. Erano assistiti da un consiglio degli anziani, scelti tra i capi delle famiglie nobili, e da un&#8217;assemblea popolare. L&#8217;Etruria nel VI sec. a.C. aveva ormai una struttura sociale schiavistica.<br />
Oltre ai contadini sottomessi (molti dei quali era discendenti degli umbri e dei latini vinti un tempo) vi erano gli schiavi comperati e i prigionieri di guerra. La servitù domestica, i musicanti, le danzatrici, i ginnasti erano tutti schiavi. Anche se la lingua degli Etruschi non è stata del tutto interpretata, conosciamo bene l&#8217;arte di questo popolo, testimoniata da oggetti, statue e pitture murali rinvenuti nelle loro tombe. Questi reperti attestano che essa ha sviluppato caratteri autonomi rispetto a quella degli altri popoli della penisola e del Mediterraneo. Gli Etruschi furono molto abili nella lavorazione dei materiali che il loro territorio offriva: metalli, argilla. Altra occupazione fondamentale era l&#8217;agricoltura: coltivavano cereali d&#8217;ogni specie; sulle colline l&#8217;ulivo e la vite. Gli Etruschi furono i primi ad utilizzare sistematicamente l&#8217;arco, a partire del IV secolo a.C., nella penisola italica e in tutto l&#8217;occidente mediterraneo, ma è forse giunto in Italia dall&#8217;Asia Minore attraverso le colonie greche. Il suo utilizzo ha rappresentato una tappa fondamentale: nel vecchio sistema trilitico il peso del muro sovrastante grava sull&#8217;architrave, che tende a flettersi fino a spezzarsi; l&#8217;arco a tutto sesto, ovvero a forma di semicerchio, tende a distribuire tale peso lungo le pareti; in questo modo consente di praticare aperture di grandi dimensioni lungo i muri di qualsiasi altezza e spessore.<br />
Il tempio etrusco aveva forma e concezione spaziale diversa rispetto quella greco. Diversa era anche la sua utilizzazione: esso non era più la casa degli dei, ma luogo in cui il sacerdote interpretava i segni divini. Non ci sono pervenuti templi nella loro forma originaria. L&#8217;architettura funeraria degli Etruschi è documentata dalle ricce tombe, organizzate in vere e proprie città  dei morti, la necropoli.<br />
I falisei, popolo dell&#8217;Italia antica, di ceppo linguistico differente a quello degli Etruschi, ha un&#8217;entità  etnica diversa da questi ultimi, nonostante in alcuni periodi della sua storia si notino dei chiari contatti con la cultura etrusca.<br />
Il territorio dello stato falisco era compreso tra i confini naturali del fiume Tevere, dei Monti Cimini e Sabatini, corrispondente a parte della provincia di Roma a nord della capitale ed al settore meridionale della provincia di Viterbo. Le città  principali della nazione falisca erano, da nord a sud, Vignanello, Fescennium (Corchiano ?), Falerii (Civita Castellana,la capitale), Sutri, Nepi, Capena e Narce (presso l&#8217;odierna Calcata). Sutri e Nepi erano poste in un&#8217;area di confine tra lo stato etrusco e quello falisco e la loro posizione ha talmente permeato della cultura di questi due popoli le cittadine da rendere difficile, agli storici, stabilirne l&#8217;appartenenza ad una nazione piuttosto che all&#8217;altra.<br />
La capitale dei Falisci, Falerii, raggiunge il massimo splendore nel periodo arcaico (VI secolo a.C.): in questo periodo si assiste ad una forte ellenizzazione della cultura falisca con la conseguente rielaborazione dei temi iconografici provenienti appunto dal mondo ellenico. La vicinanza con gli Etruschi fu spesso causa di scelte politiche comuni tra i due popoli: abbiamo notizia di alleanze strette per contrastare Roma che, dal V secolo a.C., diviene sempre più minacciosa nell&#8217;avanzata per la conquista dei territori dell&#8217;Italia centrale.<br />
Fra le altre civiltà  evolute va segnalata quella dei celti (chiamati galli dai romani), una popolazione di lingua indoeuropea, che intorno al V secolo a.C. fu protagonista di un&#8217;imponente movimento migratorio dell&#8217;area renana verso la Francia, la Spagna, la Gran Bretagna e l&#8217;Italia settentrionale.<br />
Gli italici dediti alla pastorizia nell&#8217;area appenninica, avevano un livello di organizzazione economica, sociale e politica arretrato.</p>
<p>Libro, Atlas-Le arti / Documentario della RAI- Passaggio a nord-ovest / Giornale, Specchio n. 20 / Internet- Tuscia / Internet- Compendi di Storia </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/litalia-preromana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;impero persiano</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/limpero-persiano/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/limpero-persiano/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:22:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2000ac-0]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro magno]]></category>
		<category><![CDATA[assiri]]></category>
		<category><![CDATA[egitto]]></category>
		<category><![CDATA[fenici]]></category>
		<category><![CDATA[persiani]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=346</guid>
		<description><![CDATA[Gli inizi della dinastia persiana degli Achemenidi sono ancora poco conosciuti; verso il 700 a.C. i Persiani erano stanziati a Parsumach, ai piedi dei monti Bakhtiyari, dove, sotto la direzione di Achemene, fondarono un piccolo regno; l&#8217;Elam non era più abbastanza potente per fare opposizione. Il regno persiano continuò a espandersi: Teispe (675-640 a.C.), figlio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli inizi della dinastia persiana degli Achemenidi sono ancora poco conosciuti; verso il 700 a.C. i Persiani erano stanziati a Parsumach, ai piedi dei monti Bakhtiyari, dove, sotto la direzione di Achemene, fondarono un piccolo regno; l&#8217;Elam non era più abbastanza potente per fare opposizione. Il regno persiano continuò a espandersi: Teispe (675-640 a.C.), figlio di Achemene, che portava già  il titolo di re di Anzan, si annettè la provincia di Parsa (Fars). Alla morte di Teispe il regno fu diviso tra i due figli: Ariaramne di Media (640-590 circa) e Ciro I di Persia (640- 600 circa). Dopo la distruzione totale dell&#8217;Elam da parte degli Assiri, Ciro I riconobbe l&#8217;autorità  di questi ultimi, inviando uno dei suoi figli come ostaggio. Il successore di Ciro, Cambise I, obbligò il figlio di Ariaramne ad abdicare in suo favore, lasciandogli tuttavia il governo della provincia di Parsa, e sposò la figlia di Astiage di Media: da questa unione nacque Ciro II il Grande (558-528 circa).<br />
I due regni iraniani che si formarono, quello dei medi e quello dei persiani, vennero unificati dal re persiano Ciro, detto il Grande, nel 599 a.C. Dopo aver consolidato la sua posizione all&#8217;interno, Ciro sottomise l&#8217;Asia Minore, conquistò Babilonia (539), assumendo il controllo della Siria e ottenendo la sottomissione dei re fenici. Alla sua morte l&#8217;Impero passò a Cambise II (529-521 a.C.), che aveva regnato con il padre per otto anni. Il nuovo re dovette domare diverse rivolte in Persia, prima di partire alla conquista dell&#8217;Egitto nel 525; nel 522, abbandonando il progetto di conquistare Cartagine e l&#8217;Etiopia, ritornò in patria, dove un usurpatore, Gaumata, si era proclamato re; morì poco dopo in circostanze misteriose. Il suo successore Dario I (521-485) era figlio di Istaspe, satrapo dell&#8217;Ircania, e nipote di Ariaramne. Egli iniziò la sua opera ristabilendo l&#8217;ordine nel paese e nell&#8217;Impero; in seguito estese la sua azione a Oriente, sottomettendo il Gandhara, l&#8217;India occidentale e la valle dell&#8217;Indo; quindi combattè gli Sciti della Russia meridionale ed estese il suo potere sulle città  greche della costa. Di lì si volse alla conquista della Grecia stessa, dando origine alle cosiddette guerre persiane, dopo le quali la lotta per i confini occidentali dell&#8217;Impero e per le città  greche continuò per un secolo e mezzo: laddove la forza non bastava, l&#8217;oro del Gran re interveniva, suscitando e mantenendo le lotte intestine in Grecia. Con gli ultimi Achemenidi Artaserse I (465- 424), Dario II (424-404), Artaserse II (404-358), Artaserse III (358- 338), maturò lentamente la decadenza dell&#8217;Impero, fino alla definitiva sconfitta di Dario III (331 a.C.) a opera di Alessandro Magno.<br />
La forza dei persiani era in primo luogo militare: un potente esercito , costituito da un nucleo di nobili cavalieri persiani fornite dalle province assoggettate, era lo strumento per mantenere il controllo dell&#8217;impero. A essa si univa però anche una notevole capacità  di assimilazione culturale (a cominciare da Ciro, che conquistata Babilonia nel 539 a.C., restituì la libertà  agli ebrei che vi erano stati deportati da Nabucodonsor nel 596). Ma grande fu anche l&#8217;abilità  con cui Dario seppe organizzare l&#8217;immenso impero. Il potere era centralizzato: il sovrano governava attraverso i satrapi, membri dell&#8217;aristocrazia persiana, ai quali era affidato il controllo delle diverse province, o satrapie, dell&#8217;impero.</p>
<p>Libro, Edizione Scolastiche- Il lavoro dell&#8217;uomo / Libro, European book Milano-Atlantica Junior n.7 / Libro, Rizzoli Larousse 2001- Enciclopedia multimediale </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/limpero-persiano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il conflitto tra Atene e Sparta e le guerre greco persiane</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/il-conflitto-tra-atene-e-sparta-e-le-guerre-greco-persiane/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/il-conflitto-tra-atene-e-sparta-e-le-guerre-greco-persiane/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:22:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2000ac-0]]></category>
		<category><![CDATA[persiani]]></category>
		<category><![CDATA[socrate]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=344</guid>
		<description><![CDATA[A partire dalla fine dell&#8217;VIII secolo, i governi aristocratici presero il posto dei regimi monarchici, si diffusero il modello della polis (città ). Nella polis greca il governo era cosa dei cittadini, che in vario modo partecipavano all&#8217;elaborazione delle leggi e alla gestione del governo. Tutta la storia della polis nell&#8217;età arcaica (VIII e VI [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dalla fine dell&#8217;VIII secolo, i governi aristocratici presero il posto dei regimi monarchici, si diffusero il modello della polis (città ). Nella polis greca il governo era cosa dei cittadini, che in vario modo partecipavano all&#8217;elaborazione delle leggi e alla gestione del governo. Tutta la storia della polis nell&#8217;età  arcaica (VIII e VI secolo a.C.) è dominato dallo scontro sociale e politico fra i nobili e il demos. Molti greci allora si diressero verso Occidente (Italia meridionale, Francia, Malta, Spagna e Africa settentrionale, Ponto) e poi, dalla mèta del VII secolo a.C., verso Oriente (Egeo settentrionale e mar Nero). Questa colonizzazione diffuse la civiltà  greca anche in un area molto più vasta della madrepatria: la cosiddetta Magna Grecia o grande Grecia.<br />
Ogni città  greche ebbe caratteristiche proprie. Questo frazionamento derivava dal fatto che il territorio della Grecia è montuoso, con ristrette pianure e valli separate da rilievi.<br />
Così nacquero le costituzioni di Sparta e Atene, le due piu&#8217; importanti Poleis della Grecia. Sparta, dominata da un&#8217;oligarchia potentissima militarmente, sottomise fra l&#8217;VIII e il VI secolo a.C. quasi tutto il Peloponneso e formò in seguito con le città  sottomesse la Lega Peloponnesiaca. La sua fondazione deve essere stata opera di genti che invasero la regione senza però fondersi con la popolazione locale che fu sottomessa e mantenuta poi in una condizione di quasi schiavitù. A questa particolare origine è prpbabilmnte dovuta alla rigida struttura della società  spartana, divisa in tre classi fortemente differenziate: gli Spartani, i soli a godere di diritti politici; non svolgevano alcuna attività  economica e dedicavano l&#8217;intera esistenza all&#8217;esercizio delle armi; i Perieci: uomini liberi, avevano il diritto di possedere terre e svolgere attività  artigianali o commerciali, ma erano esclusi dall&#8217;assemblea cittadina e dal governo della città ; gli Iloti, servi dello Stato messi a disposizione degli Spartani.<br />
Atene, del tutto diversa, anzichè verso le conquiste territoriali, si indirizzò verso il raggiungimento all&#8217;interno d&#8217;una solida democrazia. Le sue origini sono scarse e incerte. Sappiamo dai resti archeologici che sorse in età  micenea e che fu probabilmente risparmiata dalle invasioni che si abbatterono sulla penisola greca. Verso il 700 a.C. l&#8217;aristocrazia abbattè la monarchia. L&#8217;arconte Solone diede ad Atene una costituzione basata sulla divisione della popolazione in classi secondo la ricchezza, permettendo così la partecipazione al governo anche dei non nobili. In seguito il governo di Atene passò nelle mani di Clistene, la cui costituzione segnò la nascita della democrazia in Atene, dove ora tutti i cittadini avevano uguali diritti e tutti, anche i piu&#8217; poveri, potevano partecipare al governo della città . In politica estera, Atene si avvicina ad Argo, abbandona Sparta e si dota di nuove mura. Appoggiando Megara, tuttavia, provoca l&#8217;avvicinamento di Corinto a Sparta, la quale intreccia un patto anche con Tebe (460 a.C.). La guerra comincia con una vittoria di Sparta e Tebe a Tanagra e con una di Atene a Enofita (457 a.C.), mentre gli Ateniesi annettono al proprio territorio Beozia, Focide e Locride, dominando così l&#8217;intera Grecia centrale. Inoltre, la Lega delio-attica, ormai strumento politico di Atene, costringe Egina a consegnare la propria flotta, eliminandone così la concorrenza commerciale. Cimone, richiamato in patria, stipula con Sparta una tregua quinquennale (451 a.C.).<br />
Ormai Atene possiede un vero e proprio impero, ma il Congresso panellenico della pace non può tenersi per l&#8217;opposizione di Sparta. Un esercito costringe Atene alla Pace dei Trent&#8217;anni (445 a.C.): Sparta riconosce l&#8217;impero ateniese ma pretende il dominio assoluto sul Peloponneso.<br />
Pericle fa valere il proprio carisma per instaurare una sorta di tirannia personale, tesa alla potenza e al fasto di Atene. Le molte concessioni con cui egli s&#8217;ingrazia le classi sociali più povere generano un vero sistema assistenziale. Le migliori menti di Grecia (Anassagora, Socrate, Erodoto, Sofocle, Euripide, Tucidide) si ritrovano libere di pensare e di creare. Nonostante qualche ribellione (come quella di Samo, sedata da Pericle), oltre 400 città  greche sono costrette ad aderire alla Lega delio-attica e a pagarne i tributi.<br />
Per gli Spartani la situazione è insostenibile, tanto che si giunge al conflitto. La Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.) si apre con l&#8217;intenzione di Pericle di non affrontare sul campo il superiore esercito spartano, limitandosi a rintanarsi entro le mura di Atene. Mentre la flotta ateniese è attiva lungo il Peloponneso, gli Spartani di Archidamo attaccano l&#8217;Attica (429 a.C.). Potidea cade, dopo due anni di assedio, nelle mani degli Ateniesi, ma questi sono poi sconfitti a Spartolo. Intanto, la peste uccide un terzo degli abitanti d&#8217;Atene, fra cui Pericle (429 a.C.), sostituito dal popolare Cleone e dall&#8217;oligarchico Nicia. Quando Platea viene espugnata dagli Spartani, Archidamo decreta la morte dei suoi difensori. Ma a Sfacteria (425 a.C.) gli Ateniesi ottengono una clamorosa vittoria, che induce Sparta a chiedere la pace. Ora Nicia caldeggia un accordo e lo ottiene: Sparta e Atene siglano una pace per cinquant&#8217;anni (421 a.C.) e si alleano contro i possibili attacchi di Argo e delle città  del Peloponneso.<br />
Sparta domina la situazione in Grecia, sostenendo i vari governi oligarchici, mentre le città  dell&#8217;Asia Minore patiscono di nuovo il tallone persiano. Ma Atene ben presto restaura la democrazia ad opera di Trasibulo (403 a.C.), sotto il cui governo si decreta anche la morte di Socrate (399 a.C.). Sparta, che si sente ormai erede della supremazia ateniese, interviene in aiuto alle polis nell&#8217;Asia Minore inviando una spedizione al comando di Agesilao (399 a.C.). La Persia cerca appoggi e li trova in Atene, Corinto, Tebe ed Argo, che si alleano a lui contro Sparta iniziando la Guerra Corinzia (395-387 a.C.). La flotta persiana al comando dell&#8217;ateniese Conone vince i Lacedemoni a Cnido (394 a.C.), ma questi ultimi battono Ateniesi e Tebani a Coronea. Conone decide di riedificare le mura d&#8217;Atene. Ciò porta al riavvicinamento di Sparta con il re persiano Artaserse II, che blocca il Bosforo al fine di impedire approvvigionamenti di grano ad Atene dalla Scizia.<br />
La situazione si sblocca con la Pace del Re (o di Antalcida &#8211; 387 a.C.) tra Atene e Sparta mediata da Artaserse II, che prevede il dominio persiano sulle città  dell&#8217;Asia Minore e il controllo spartano sulle rimanenti città  greche. Ma gli Ateniesi costituiscono presto la Seconda Lega delio-attica (377 a.C.), che riunisce 60 città , mentre Tebe rifiuta di restituire la libertà  alla Beozia. Tebe prosegue la lotta, invadendo Messenia e Arcadia e provocando l&#8217;alleanza fra Sparta e Atene (369 a.C.). La vittoria di Mantinea (362 a.C.) su Ateniesi e Lacedemoni decreterebbe il trionfo tebano se non fosse per la morte sul campo di Epaminonda. Con lui finisce il predominio stesso di Tebe, la quale deve soggiacere a un nuovo, potente Stato che si affaccia sul mondo greco: la Macedonia.<br />
Conflitti e rivalità  divisero spesso tra loro le città  greche. All&#8217;alba del V secolo a.C. le rivalità  fra le città  greche dovettero essere momentaneamente accantonate per fronteggiare un potente avversario che metteva in pericolo l&#8217;indipendenza di tutti i greci: l&#8217;impero persiano. Nel corso della prima guerra greco-persiana (490 a.C.) l&#8217;attacco di Dario fu respinto dai soli fanti ateniesi. Nella seconda guerra greco-persiana (480-479 a.C.) inizialmente i greci subirono gravi perdite, per poi trionfare nella battaglia navale di Salamina e quella terrestre di Platea. La vittoria sui persiani aprì un periodo di ascesa economica e politica per Atene.<br />
Dopo la vittoria sui persiani, la vita politica greca fu caratterizzato dalla &#8220;resa dei conti&#8221; fra Atene e Sparta. Un primo conflitto fra Atene e Sparta, portò nel 446 a.C. alla firma di una tregua trentennale, che fissava le rispettive zone di influenza delle due potenze. Ma lo scontro decisivo fu la guerra del Peloponneso che si aprì nel 431 per concludersi nel 404 a.C. con la sconfitta ateniese. Atene che, fiaccata militarmente e moralmente dal fallimento fu costretta ad arrendersi nel 404 a.C. Atene dovette accettare un presidio militare spartano e rinunciare ai possedimenti fuori dall&#8217;Attica.<br />
La principale fonte di ricchezza era costituito dall&#8217;agricoltura, dalla produzione di olio e di vino e dalla pastorizia. Quando si parla di commerci, si intende quasi esclusivamente quelli via mare. Un&#8217;altra importante fonte di ricchezza del lavoro degli schiavi. Per possederne uno era sufficiente acquistarlo al mercato.<br />
Cittadini si era per nascita. Tra i cittadini esistevano profonde differenze sociali: tra i pochi ricchi aristocratici e i molti contadini. Accanto ai cittadini e agli schiavi, incontriamo un altro gruppo sociale importante: i meteci. Si tratta degli immigrati che possono vivere e lavorare nella città , ma non essendo cittadini, non esercitavano i diritti politici.<br />
La religione ufficiale era quella olimpica, il culto olimpica, il culto delle divinità  che abitavano la vetta del monte sacro, l&#8217;Olimpo. Signoreggiati da Zeus, dio del cielo e dei fenomeni atmosferici, gli dei olimpici presiedevano e proteggevano diversi settori della vita umana. L&#8217;antropomorfismo caratterizzava la religione greca: agli dei erano attribuiti sentimenti, comportamenti e abitudini umane. La religione costituiva un importante fattore di coesione.<br />
La famiglia era la struttura potente della società  greca. Nella famiglia contadina tutti lavoravano; nelle famiglie nobili o benestanti, in cui maschi si dedicavano alla vita politica, erano le donne e gli schiavi a svolgere le attività  domestiche. La vita della donna si svolgeva completamente all&#8217;interno del nucleo famigliare: la donna non usciva quasi mai e abitava le stanze più riparate e protette, nella zona all&#8217;interno della casa. Escluse dai diritti politici, esse erano del tutto soggette all&#8217;autorità  del padre e del marito.<br />
Ad Atene, l&#8217;educazione del cittadino prendeva le mosse dai poemi omerici. L&#8217;educazione di un ateniese era cosa molto diversa dalla formazione militare di un cittadino spartano.<br />
La storiografia è una disciplina scientifica che studia la storia dell&#8217;uomo. Sono state elaborate forme culturali adatte a rispondere a domande fondamentali, come: &#8220;Da dove veniamo? Qual è il nostro pianeta?&#8221;. La storiografia si pone un problema che per il mito non esisteva: quello del metodo dell&#8217;indagine. Come si può essere certi della verità  di ciò che si racconta?<br />
Al centro della cucina greca vi erano i prodotti tipici di quella che i gastronomi del XX secolo hanno chiamato dieta mediterranea: olio d&#8217;oliva, cereali, frutta e i loro derivati. Erano molto apprezzate le verdure, come cipolla, aglio, crescione, rapa, porro, in genere consumate in forma di minestre. La frutta aveva un posto di non minor rilievo: fichi, uva, pere, mele, nespole, mandorle e meloni erano presenti frequentemente sulle tavole dei greci. Ma frutta e cereali costituivano pure la materia prima delle bevande alcoliche, tra le quali la più importante era ovviamente il vino, prodotto in molte varietà . Per i greci i banchetti costituivano il momento centrale di alcuni importanti riti sociali: dai riti religiosi a quelli legati a circostanze politiche. Ma il banchetto svolgeva un ruolo centrale anche nella vita di tutti i giorni: non era pensabile che un uomo degno di questo nome mangiasse da solo.</p>
<p>Internet- Cronologia/ Libro, European book Milano- Atlantica Junior n.7/ CD, Rizzoli Larousse 2001- Enciclopedia multimediale / Libro, Edizione Il capitello- Le radidi del mondo attuale </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/il-conflitto-tra-atene-e-sparta-e-le-guerre-greco-persiane/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I Fenici e gli Ebrei</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/i-fenici-e-gli-ebrei/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/i-fenici-e-gli-ebrei/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2000ac-0]]></category>
		<category><![CDATA[babilonesi]]></category>
		<category><![CDATA[egitto]]></category>
		<category><![CDATA[egiziani]]></category>
		<category><![CDATA[fenici]]></category>
		<category><![CDATA[romani]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=342</guid>
		<description><![CDATA[La parte settentrionale della di Canaan, l&#8217;attuale Libano, vide fiorire nel XII sec. a.C. la civiltà fenicia, fondata su da una serie di città -Stato autonome, le cui più importanti erano Biblo, Sidone e Tiro. La forza di queste città non consisteva nella potenza politico-militare, ma nello sviluppo economico, basato soprattutto sul commercio marittimo. I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La parte settentrionale della di Canaan, l&#8217;attuale Libano, vide fiorire nel XII sec. a.C. la civiltà  fenicia, fondata su da una serie di città -Stato autonome, le cui più importanti erano Biblo, Sidone e Tiro. La forza di queste città  non consisteva nella potenza politico-militare, ma nello sviluppo economico, basato soprattutto sul commercio marittimo. I fenici erano ottimi navigatori e conquistatori, tanto che tutta la zona da Cipro alle coste africane (Cartagine) cadde in loro potere, così come Sardegna, Sicilia e Spagna. Furono commercianti di stoffe e legnami, nonchè artigiani di vetro e metalli. Nel 1100 a.C. i fenici fondarono Cartagine, nell&#8217;Africa settentrionale (attuale Tunisia) ed entrarono in conflitto con i romani.<br />
Generalmente il potere apparteneva a un re, il quale, tuttavia, doveva tenere conto dei pareri dell&#8217;assemblea dei rappresentanti dei commercianti, degli armatori e dei proprietari terrieri. Tiro rappresentò per un certo tempo un&#8217;eccezione, perchè, nel VI secolo, venne governata da magistrati detti sufeti, che erano eletti dal popolo, restavano in carica un anno ed erano generalmente due. La loro era una carica civile, non militare: sovrintendevano alle relazioni internazionali, avevano funzioni legislative, amministrative e giudiziarie.<br />
Col passaggio all&#8217;età  del Ferro, il potere regio nelle città -stato dei Fenici venne limitato dall&#8217;ascesa delle classi mercantili, ma il sovrano conservò le funzioni religiose e sacerdotali che costituivano una sua prerogativa e continuò a preoccuparsi della costruzione degli edifici sacri.<br />
La regina godeva di privilegi particolari, poteva esercitare la reggenza e riferirsi a se stessa e all&#8217;erede usando il plurale.<br />
Ai fenici è attribuita l&#8217;invenzione dell&#8217;alfabeto fonetico e la forma esteriore delle lettere che fu adottata dai greci. E&#8217; grazie a loro che furono diffuse le unità  di misura e il sistema dei pesi babilonesi in tutto il bacino del Mediterraneo.<br />
Giacobbe con tutta la sua famiglia si recò in Egitto: e sembra che l&#8217;emigrazione degli ebrei si debba integrare con quella più vasta compiuta dagli Hyksos (&#8220;principi di paesi stranieri&#8221;) che raggiunsero l&#8217;Egitto passando attraverso la Terra di Canaan: al loro seguito il piccolo numero degli Ebrei (secondo la Bibbia si trattava di circa settanta persone) acquistò ben presto posizione eminente. Giuseppe, figlio di Giacobbe, fu primo ministro del faraone e tutta la sua stirpe, aumentata considerevolmente di numero, si stabilì ai confini orientali del Delta. All&#8217;inizio, gli Ebrei conservarono una certa libertà ; si spostarono anche, come nomadi, forse fino alla Terra di Canaan, unita allora all&#8217;Egitto.<br />
Dopo l&#8217;espulsione degli Hyksos, gli Egiziani, avendo bisogno di manodopera, asservirono gli Ebrei. Liberati da Mosè, nel XV o nel XIII sec. a.C., gli Ebrei peregrinarono per un certo tempo nella penisola sinaitica, furono nutriti miracolosamente dalla manna e dissetati con acqua miracolosa. Intorno ai secoli XIII-XII, essi si stanziarono nella regione meridionale della terra di Canaan, ossia l&#8217;attuale Palestina. Il popolo d&#8217;Israele era organizzato come una confederazione di dodici tribù. La costituzione di un regno creava però un problema di legittimità , ossia gi giustificazione dell&#8217;autorità  del re. Gli Ebrei intesero il sovrano come prescelto di Dio.<br />
Saul (significa impetrato da Dio) 1Âº re degli Ebrei, che regna dal 1020 al 1000 a.C., quando muore in guerra contro i Filistei. Fu scelto per consiglio divino e unto re segretamente a Rama dal profeta Samuele, che in seguito lo proclamò re pubblicamente. Gli succede Davide, suo genero, che regna per quasi quarant&#8217;anni, dal 1000 fino al 961 a.C. A Davide succede, nel 961 a.C., il figlio suo e di Betsabea, Salomone, diventato proverbiale per la sua saggezza. Salomone è quello che si dice un sovrano illuminato. Alla sua morte (922 a.C.) il regno si spezzò in due: uno è il regno di Israele, e l&#8217;altro si chiamerà  di Giudea.<br />
L&#8217;alimentazione degli ebrei era caratteristica di un popolo dedito prevalentemente all&#8217;allevamento; infatti non mancavano il pane e il vino, ma un ruolo centrale era svolto dalla carne, ovviamente di animali non impuri come pecore e capre, e del latte e dei latticini. Resta il problema del significato dei tanti tabù alimentari degli ebrei. Si è fatta lìipotesi che essi, sotto l&#8217;apparenza religiosa, non fossero altro che proibizioni di carne di maiale sarebbe stato il risultato della consapevolezza della facile deperibilità  di questo tipo di carne nei climi caldi, come quella dei palestinesi. Secondo questa interpretazione, le proibizioni religiose sarebbero state introdotte per rafforzare delle proibizioni di tipo sanitario.</p>
<p>Libro, Edizione Il capitello- Le radici del mondo attuale / CD, tecniche nuove- Eureka 2000 / CD, Rizzoli Larousse- Enciclopedia multimediale / Libro,, Mondatori- Che cos&#8217;è l&#8217;antisemitismo / Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo / Internet- wubscuola.tin.it </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/i-fenici-e-gli-ebrei/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le origini della civiltà greca</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/le-origini-della-civilta-greca/</link>
		<comments>http://www.storiafilosofia.it/le-origini-della-civilta-greca/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 05:18:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[2000ac-0]]></category>
		<category><![CDATA[cretesi]]></category>
		<category><![CDATA[egitto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.storiafilosofia.it/aa_wp/?p=340</guid>
		<description><![CDATA[A partire dal terzo millennio a.C., a Creta visse una straordinaria fioritura culturale. Creta appare oggi arida, nell&#8217;antichità l&#8217;isola era ricca di vegetazione. La sua particolare collocazione geografica al centro dell&#8217;Egeo (Mediterraneo orientale) le permise di divenire il fulcro di estesi traffici commerciali. Il palazzo di Cnosso è la testimonianza della civiltà cretese tra il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dal terzo millennio a.C., a Creta visse una straordinaria fioritura culturale. Creta appare oggi arida, nell&#8217;antichità  l&#8217;isola era ricca di vegetazione. La sua particolare collocazione geografica al centro dell&#8217;Egeo (Mediterraneo orientale) le permise di divenire il fulcro di estesi traffici commerciali. Il palazzo di Cnosso è la testimonianza della civiltà  cretese tra il 1700 e il 1400 a.C., che era privo di fortificazioni. La zona centrale era occupta da un ampio corridoio rettangolare. I cretesi giungevano lungo le coste della Grecia, in Egitto, in Asia. Verso il 1700 a.C. la città  di Crosso era il centro più popoloso del Mediterraneo. Creta non si costituì mai in uno stato unitario. Testa e cuore della città  era il palazzo, dove venivano esercitate le fondamentali funzioni economiche e politiche. Una specificità  del palazzo cretese è la mancanza di mura e fortificazioni. Verso il 2000 a.C. la Grecia venne invasa da popoli nomadi provenienti dalle pianure della Russia meridionale. Uno di questi popoli, gli Achei, si stabilì nel Peloponneso, la penisola che costituisce la parte più meridionale della Grecia. Qui gli Achei fondarono alcune città : Micene, Argo, Tirinto, Pilo. Erano città -fortezze situate in posizioni strategiche, difese da imponenti mura con due o tre sole porte d&#8217;accesso. Proprio dal nome di una di esse, Micene, la loro civiltà  prese il nome di civiltà  micenea. Gli Achei erano soprattutto guerrieri e il loro re era, in genere, il capo più valoroso. Questi distribuiva le terre e i bottini di guerra, amministrava la giustizia e l&#8217;economia, e decideva le spedizioni militari. Ogni città  era indipendente e spesso in guerra con le altre. La vita economica si svolgeva grazie al lavoro dei contadini, degli artigiani, degli schiavi. Tra il 1600 e il 1200 a.C. gli Achei divennero anche marinai, commercianti, probabilmente pirati.<br />
Tra il 1600 e il 1400 a.C. i micenei subirono l&#8217;influenza dei cretesi, dei quali appresero a navigare, a commerciare e a coltivare l&#8217;ulivo e la vite. Dopo il 1400 a.C., però, essi si sostituirono ai cretesi nel predominio sul mar Egeo ed estesero la loro supremazia nel Peloponeso. Quando i cretesi, nell&#8217;anno 1425 a.C., tentarono una disperata sollevazione contro l&#8217;invasore, ebbero la peggio, e dovettero subire una repressione sanguinosa, conclusasi con la spietata distruzione del loro palazzo reale. Tra il 1400 e il 1100 a.C. gli Achei, minacciati dalle popolazioni vicine, eressero attorno ai centri abitati, collocarono su alture, possenti mure di difesa. Nella loro società  il potere era in mano ad un&#8217;aristocrazia militare ed il palazzo reale, che esaltava la potenza del re.<br />
I dori, occupando le popolazioni micenee darà  origine la civiltà  greca.</p>
<p>Libro, Atlas-Le arti / Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo / Internet-Origini delle civiltà  della Grecie </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.storiafilosofia.it/le-origini-della-civilta-greca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

