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	<title>Appunti di storia e filosofia &#187; Dopoguerra e miracolo economico</title>
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	<description>Raccolta di riassunti e dispense su storia e filosofia.</description>
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		<title>Verso il centro sinistra</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 17:28:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dopoguerra e miracolo economico]]></category>

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		<description><![CDATA[Con le elezioni politiche del maggio 1958 si ha un apertura a sinistra. Essa fu favorita anche dalla morte di Pio VII e l&#8217;elezione di Giovanni XXIII, uomo di aperte vedute e non anticomunista come il suo predecessore. Ci furono forze contrarie a quest&#8217;avventura a sinistra sostenute principalmente dai più importanti giornali d&#8217;opinione, grandi industriali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con le elezioni politiche del maggio 1958 si ha un apertura a sinistra. Essa fu favorita anche dalla morte di Pio VII e l&#8217;elezione di Giovanni XXIII, uomo di aperte vedute e non anticomunista come il suo predecessore.<br />
Ci furono forze contrarie a quest&#8217;avventura a sinistra sostenute principalmente dai più importanti giornali d&#8217;opinione, grandi industriali, la media e grande proprietà terriera allarmati dal fatto che con i socialisti al governo si sarebbe attuata una politica riformatrice.<br />
<strong>Fanfani</strong>, in questo periodo, venne eletto presidente del Consiglio, accumulando due cariche contemporaneamente poiché egli era già segretario della DC. Con lui i tempi di un&#8217;intesa con il PSI apparvero vicini. Gli oppositori interni della Dc lo costrinsero a dimettersi da entrambe le cariche, così il nuovo segretario della Dc venne eletto <strong>Aldo Moro</strong>, mentre Antonio Segni tornava alla guida del governo.<br />
Con grande capacità di mediazione, Moro, convinse le componenti moderate del partito del mantenimento della Dc con un apertura al PSI per dare una maggiore stabilità politica al governo.<br />
Con il congresso di Firenze della Dc, seguito dalle dimissioni di Segni, sembrò possibile varare un governo tripartito con l&#8217;appoggio dei socialisti.<br />
Vinsero però ancora una volta i timori degli ambienti cattolici e delle gerarchie vaticane contrarie ad un&#8217;apertura a sinistra favorendo la formazione di un governo di transizione guidato da Tambroni. Egli si dimise poco tempo dopo a causa dell&#8217;instabilità del governo, anche se però continuò a governare sotto suggerimento di Gronchi.<br />
Subito dopo si manifestò con violenza l&#8217;insoddisfazione della società italiana, particolarmente negli episodi del luglio 1960. In questi giorni infatti, si ebbe una vera e propria sommossa a Genova in cui Tambroni acconsentì alla riunione del congresso dell&#8217;MSI. La sommossa si ampliò in altre città del settentrione causando molti danni e provocando la crisi del governo Tambroni e le successive sue dimissioni.<br />
Fanfani tornò nell&#8217;agosto dello stesso anno al governo sostenuto dalla Dc, Pdsi, Pri, Pli ma senza l&#8217;appoggio dei socialisti.<br />
Nel congresso di Napoli (1962) della Dc, si decise che il partito socialista poteva partecipare al governo. Il primo governo formato con l&#8217;appoggio dei socialisti, aveva come primo problema la programmazione economica e alla nota aggiuntiva proposta da La Malfa. Nella nota aggiuntiva si affermava la necessità di partecipazione all&#8217;economia da parte del governo tramite &#8220;partecipazioni statali&#8221; che con la formazione di quel governo (Fanfani) portarono alla nazionalizzazione dell&#8217;energia elettrica. Importantissima fu anche l&#8217;estensione dell&#8217;obbligo scolastico fino all&#8217;età di 14 anni.<br />
Dopo le elezioni politiche del 2 giugno 1963, che videro la perdita della Dc a favore dei liberali passati all&#8217;opposizione, nel XXXV Congresso del partito socialista, Pietro Nenni e Francesco De Martini, decisero la diretta partecipazione ad un nuovo governo di centro sinistra guidato dal democristiano Aldo Moro. Per la prima volta Dc e socialisti facevano parte di un governo di coalizione. </p>
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		<title>Crisi del centrismo e miracolo economico</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 17:27:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo il rifiuto al suo governo, De Gaspari si ritira a vita privata; quel governo &#8220;monocolore&#8221; (composto cioè da soli democristiani) non soddisfava le esigenze italiane della seconda legislatura repubblicana e segnò la fine della sua carriera politica. De Gaspari morirà un anno dopo (agosto 1954). Fu quindi un altro democristiano a succedergli, Giuseppe Pella, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il rifiuto al suo governo, De Gaspari si ritira a vita privata; quel governo &#8220;monocolore&#8221; (composto cioè da soli democristiani) non soddisfava le esigenze italiane della seconda legislatura repubblicana e segnò la fine della sua carriera politica. De Gaspari morirà un anno dopo (agosto 1954). Fu quindi un altro democristiano a succedergli, Giuseppe Pella, ma sempre alla guida di un monocolore; questi si trovò ad affrontare la crisi sulla <strong>questione di Trieste</strong>: la zona B apparteneva sempre alla Jugoslavia, mentre la zona A, appartenente agli Anglo-Americani, doveva essere restituita all&#8217;Italia nel 1948, ma così non era avvenuto. Tito minacciò subito ritorsioni nel caso di un eventuale ingresso italiano nella zona A e Pella inviò alcune truppe sulla frontiera di Gorizia.<br />
Alla fine, si raggiunse un accordo, poi ratificato nell&#8217;ottobre del 1954: l&#8217;Italia avrebbe avuto la restituzione della zona A, ma avrebbe definitivamente rinunciato alla zona B.<br />
Il governo Pella, però, finì con il cadere, in quanto la forze di centro e quelle di sinistra, guidate rispettivamente da Mario Scelba e Amintore Fanfani, vi si opposero con determinazione.<br />
Dopo un vano tentativo di Fanfani di ottenere la fiducia, fu Scelba a formare il nuovo governo, sulla base di un alleanza Tripartita DC, Psdi, Pli, attribuendo la vicepresidenza a Saragat e cercando di riprendere il disegno degasperiano.<br />
Nel dicembre 1954 veniva presentato un piano decennale di sviluppo ed incremento economico, detto &#8220;<strong>piano Vanoni</strong>&#8220;, dal nome del ministro democristiano Ezio Vanoni: lo Stato s&#8217;impegnava a creare 4 milioni di posti di lavoro. Apparso troppo pretenzioso e vincolante agli occhi dei liberali, il piano, benché approvato dal Parlamento, rimase privo di ogni concreta efficacia.<br />
Successivamente, venne eletto presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, grazie ai voti dei comunisti e dei socialisti.<br />
Durante il nuovo governo guidato da Segni, si ebbe la firma dei trattati di Roma istituiti dalla CEE e dall&#8217;EURATOM: era la fine dell&#8217;esperienza centrista italiana.<br />
Fu certamente <strong>Enrico Mattei</strong> la figura più importante del miracolo economico italiano. Riuscì a trovare giacimenti di metano nella Pianura Padana dopo la fine della guerra e decise che l&#8217;Italia doveva essere indipendente dai paesi possessori di risorse del sottosuolo, superando così il cartello dei prezzi imposti dalle &#8220;<strong>Sette sorelle</strong>&#8220;, le grandi compagnie petrolifere anglo-americane, con la formula del Fifty-Fifty, metà e metà.<br />
Cercò risorse in tutta la penisola, riorganizzò l&#8217;Agip, comprò e vendette in Russia, Iran e Algeria. Morì in circostanze misteriose, in un incidente aereo nel 1962. </p>
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		<title>Il centrismo</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 17:25:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo il fallimento dell&#8217;attentato a Togliatti, avvenne la rottura dell&#8217;unità sindacale e dalla CGIL (di ispirazione comunista) si staccarono la CSIL e la UIL che rappresentavano rispettivamente la componente cattolica e quella socialdemocratica repubblicana. A causa dell&#8217;influenza delle componenti di destra, De Gaspari volle formare un alleanza quadripartita centrista. In questo periodo si videro realizzate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il fallimento dell&#8217;attentato a Togliatti, avvenne la rottura dell&#8217;unità sindacale e dalla CGIL (di ispirazione comunista) si staccarono la CSIL e la UIL che rappresentavano rispettivamente la componente cattolica e quella socialdemocratica repubblicana.<br />
A causa dell&#8217;influenza delle componenti di destra, De Gaspari volle formare un alleanza quadripartita centrista.<br />
In questo periodo si videro realizzate le riforme agrarie (<strong>legge Sila e legge Stralcio</strong>) le quali prevedevano l&#8217;espropriazione delle grandi proprietà latifondiste per la costituzione di unita poderali di 10 ettari ciascuno sufficienti al mantenimento di una famiglia di agricoltori.<br />
Si formò pure la <strong>Cassa per il Mezzogiorno</strong> che, con opportuni finanziamenti statali, assunse compiti di bonifica, costruzione di infrastrutture, strade, ecc. e che successivamente si estese al settore industriale con il proposito di portare sviluppo nel mezzogiorno. La riforma agraria portò l&#8217;uscita dei liberali dal governo, che non erano d&#8217;accordo con la riforma.<br />
Nelle successive elezioni si vide l&#8217;arretramento della Dc a favore dei monarchici e dell&#8217;MSI. A questo punto con l&#8217;&#8221;<strong>Operazione Sturzo</strong>&#8221; si cercò, con il consenso di una parte delle gerarchie vaticane, di presentare una lista che, con l&#8217;appoggio prestigioso dell&#8217;anziano leader, raccogliesse esponenti del clericalismo moderato e di una destra apertamente conservatrice. Il tentativo andò a vuoto e venne proposta la &#8220;<strong>legge truffa</strong>&#8220;. Questa legge prevedeva l&#8217;assegnazione del 65% dei seggi parlamentare, al partito che avesse preso il 50.1% dei voti.<br />
Nonostante tutto, per 57000 voti, la Dc non arrivò al premio di maggioranza offerto da questa legge, mentre sia il Pci che i monarchici ottennero splendidi risultati confermando le preoccupazioni di De Gaspari sul futuro dell&#8217;alleanza centrista. </p>
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		<title>La nascita della Repubblica Italiana</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 17:24:13 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[guerra fredda]]></category>

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		<description><![CDATA[Capo dello Stato provvisorio fu nominato E. De Nicola e nel luglio 1946 De Gaspari formò un governo sostenuto da Dc, Psiup, Pci, Pri. Nel frattempo questo governo di coalizione affrontò le questioni relative alla conclusione del trattato di pace. La conclusione della guerra, con la cobelligeranza e la guerra partigiana, consentirono all&#8217;Italia di avere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capo dello Stato provvisorio fu nominato E. De Nicola e nel luglio 1946  De Gaspari formò un governo sostenuto da Dc, Psiup, Pci, Pri.<br />
Nel frattempo questo governo di coalizione affrontò le questioni relative alla conclusione del trattato di pace. La conclusione della guerra, con la cobelligeranza e la guerra partigiana, consentirono all&#8217;Italia di avere un trattato meno pesante rispetto a quello tedesco.<br />
Inoltre l&#8217;Italia sarebbe stata supportata dagli anglo &#8211; americani, vista la tendenza a favorire le democrazie occidentali.<br />
Dopo piccole rettifiche a favore della Francia, l&#8217;Italia perse i propri possedimenti coloniali: l&#8217;Etiopia era già indipendente dal 1941, Rodi e il Dodecanneso furono cedute alla Grecia; mentre per quanto riguarda la Libia, la Somalia e l&#8217;Eritrea sarebbero diventate indipendenti più tardi grazie all&#8217;intervento delle Nazioni Unite.<br />
Il problema più importante durante i trattati di pace riguardò la Jugoslavia uscita &#8220;vittoriosa&#8221; del conflitto. Le truppe partigiane di Tito avevano occupato Trieste ma dopo l&#8217;arrivo degli anglo-americani avevano lasciato la città. Solo dopo lunghe ore di trattative, alla Jugoslavia furono cedute Zara, Fiume e l&#8217;Istria mentre Trieste fu divisa in due zone: la zona A d&#8217;influenza anglo-americana, la zona B sotto influenza Jugoslava.<br />
Il trattato fu firmato a Parigi il 10 febbraio 1947. Nel frattempo in Italia dal Psiup si allontanavano due grandi leader: Saragat e Matteo Matteotti, i quali non tolleravano un legame così stretto con il Pci. Essi formarono successivamente con la &#8220;<strong>scissione di palazzo Barberini</strong>&#8221; il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI) divenuto poi Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) offrendo così alla Dc la possibilità di nuove alleanze politiche.<br />
Con il 1947, durante il periodo della &#8220;<strong>dottrina Truman</strong>&#8221; vennero allontanati dal governo francese e da quello italiano tutti i partiti comunisti.<br />
Il 22 dicembre 1947 l&#8217;Assemblea Costituente approvò la nuova costituzione, entrata in vigore il 1 gennaio 1948. Il Parlamento è organizzato in Camera e Senato (perla della Costituzione italiana).<br />
All&#8217;interno della Costituzione formata da 139 articoli, uno dei più importanti è quello che riguarda i patti Lateranensi a proposito di questo vi furono delle contestazioni perché secondo alcuni, questo articolo privava la libera scelta della fede.<br />
Con le elezioni del 1948, la Dc ottenne la maggioranza assoluta dei voti, e le elezioni per il primo parlamento della Repubblica si svolsero in un clima rigido dovuto alla guerra fredda.<br />
PCI e PSI decisero di unirsi nel Fronte Democratico Popolare per la Libertà.<br />
La Dc venne approvata dal Papa Pio XII e dall&#8217;azione cattolica e ottenne il 48.5% dei voti, mentre il Fronte circa il 31%. Ebbe successo anche il partito di Saragat, infatti ottenne il 7.1% dei voti.<br />
In queste elezioni si elesse pure il primo Presidente della Repubblica: Luigi Einaudi.<br />
Subito dopo De Gaspari formò un nuovo governo basato sull&#8217;alleanza quadripartita: Dc, Psdi, Pri, Pli. De Gaspari aveva infatti deciso di non rinchiudersi nella propria maggioranza assoluta, e di aprirsi anche alle cosiddette &#8220;forze laiche&#8221; minori . Nel frattempo nel luglio 1948 falliva l&#8217;attentato organizzato da un giovane di destra, di Palmiro Togliatti, leader del Pci. L&#8217;attentato fu il pretesto per provocare una serie di scioperi dovute in verità alla scarsa sicurezza e stabilità economica. </p>
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		<title>Il secondo dopoguerra e la ripresa</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 17:22:43 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dopoguerra e miracolo economico]]></category>
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		<description><![CDATA[La liberazione italiana avvenne il 25 aprile 1945 e ripristinò la normale e piena vita democratica. Nell&#8217;immediato dopoguerra vennero rivissute le diverse esperienze storiche: si diffuse allora il cosiddetto &#8220;Vento del Nord&#8221;, espressione coniata da Pietro Nenni leader del partito socialista, con la quale affermava il bisogno di trasformazioni economiche e sociali all&#8217;interno dello Stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La liberazione italiana avvenne il 25 aprile 1945 e ripristinò la normale e piena vita democratica. Nell&#8217;immediato dopoguerra vennero rivissute le diverse esperienze storiche: si diffuse allora il cosiddetto &#8220;Vento del Nord&#8221;, espressione coniata da Pietro Nenni leader del partito socialista, con la quale affermava il bisogno di trasformazioni economiche e sociali all&#8217;interno dello Stato Italiano.<br />
Durante questo periodo si ha l&#8217;affermazione e la scomparsa di alcuni partiti.<br />
Il partito comunista italiano (PCI) sostenuto da Togliatti puntava ad una trasformazione in partito popolare di massa e ad un distacco dalla tradizione bolscevica. Altro obiettivo era la creazione di una democrazia progressiva tenendo però conto dell&#8217;esperienza italiana.<br />
Il partito socialista, allora chiamato PSIUP era tra i principali partiti dell&#8217;Italia liberale; aveva come esponenti principali Giuseppe Saragat, Pertini, Nenni e Moranti. Puntava ad un socialismo democratico e umanista distaccato dal leninismo, anche se una parte del partito pensava ad un legame con il PCI.<br />
Il capo della democrazia cristiana (DC), appoggiata dal mondo cattolico, era De Gasperi. La Dc proponeva un programma al passo con le esigenze popolari. Il partito costituiva un punto di equilibrio nel sistema politico, una mediazione tra conservazione e progresso e un interlocutore per gli alleati occidentali.<br />
Il partito d&#8217;azione nato dall&#8217;organizzazione di &#8220;Giustizia e Libertà&#8221; era legato alle teorie di Carlo Rosselli. Gli esponenti più importanti erano: Ugo la Malfa, Ferruccio Parri e Leo Valini. Fu molto attivo nel corso della guerra partigiana, mentre adesso cercava di trovare consensi tra il tra il ceto medio e le classi popolari.<br />
Il partito repubblicano (PRI) similmente al partito d&#8217;azione, voleva proporre un rinnovamento morale politico e sociale. Essendo antimonarchico non aveva preso parte al governo Bonomi, né al movimento di liberazione nazionale, ma era stato presente nella lotta contro il fascismo. Adesso con l&#8217;avvicinarsi della scelta tra Monarchia e Repubblica tornava ad essere un partito di rilievo.<br />
Il partito liberale (PLI) ebbe come presidente Benedetto Croce. La sua forza stava nel legame con esponenti dell&#8217;imprenditoria italiana e nell&#8217;adesione di autorevoli personalità politiche ed intellettuali.<br />
Per un breve periodo importante fu pure l&#8217;UOMO QUALUNQUE fondato da Giannini. Alla base del programma vi era un avversione verso l&#8217;invadenza della burocrazia statale e l&#8217;esosità delle tasse ma anche verso la corruzione degli uomini politici che aveva ormai stancato la piccola media borghesia. Si sentiva il bisogno di stabilità; il motto di questo partito era &#8220;Si stava meglio quando si stava peggio&#8221; facendo nostalgici riferimenti al periodo fascista.<br />
Ferruccio Parri fu designato dal CNL come successore del governo Bonomi. In questo nuovo governo troviamo Nenni nella veste di vicepresidente, De Gasperi come ministro degli esteri e Togliatti come ministro della giustizia. I partiti della sinistra e la Dc si trovarono subito in disaccordo e poco interessati a mantenere le alleanze fatte pretendevano la propria autonomia di iniziativa politica.<br />
Un ulteriore motivo di instabilità era dato dal movimento separatista siciliano guidato da Andrea Finocchiaro Aprile e dal &#8220;braccio armato&#8221; Evis (esercito volontario indipendenza siciliana). Questi cercarono di rendere la Sicilia indipendente fino a quando nell&#8217;ottobre &#8217;45 Parri si decise ad inviare l&#8217;esercito nazionale in Sicilia.<br />
Dal punto di vista politico, Parri procedette ad un epurazione del personale amministrativo compromesso con il fascismo puntando, con la nomina di prefetti &#8220;politici&#8221; e non di carriera&#8221;, alla formazione di una burocrazia nuova espressione delle forze antifasciste.<br />
Sul piano economico mise pesantissime tasse sul patrimonio e per far uscire allo scoperto, capitali accantonati durante la guerra, propose la sostituzione della moneta con una nuova valuta.<br />
I suoi progetti economici e politici non piacquero ai liberali e alla Dc i quali uscirono definitivamente dall&#8217;alleanza e costrinsero Parri alle dimissioni il 24 novembre 1945.<br />
La guida del nuovo governo fu assunta da De Gasperi; tutte le riforme fatte da Parri furono abolite e ripristinata la normalità. All&#8217;Assemblea costituente che si sarebbe dovuta eleggere poco dopo, non fu concesso il potere legislativo così da lasciar maggiore margine di manovra al potere esecutivo. Alle elezioni del 2 giugno &#8217;46 per la scelta dei rappresentanti dell&#8217;Assemblea Costituente, la Dc con il 35% dei voti si affermò come prima forza politica. Il partito d&#8217;azione ebbe appena 1.5% e si sciolse. Il successo della Dc veniva bilanciato da una presenza assai consistente delle forze della sinistra.<br />
Il 2 giugno gli italiani e per la prima volta pure le italiane, furono chiamate a decidere pure tra Repubblica o Monarchia. Con il 52% dei voti, passo la Repubblica anche se il minimo margine della vittoria faceva capire che nonostante gli errori gli italiani erano ancora legati alla monarchia.<br />
La guerra aveva causato danni non indifferenti all&#8217;apparato produttivo del Paese. Le varie circostanze avevano portato ad un abbassamento della produzione industriale di quasi il 70% rispetto al 1939. La capacità produttiva era di fatto diminuita e l&#8217;enorme aumento della circolazione di moneta portò in Italia un&#8217;inflazione senza precedenti. Fortunatamente già nel 1945 il governo aveva la situazione sotto controllo grazie anche agli aiuti alleati (fondo UNRRA).<br />
Adesso restava l&#8217;incognita su come intraprendere la ricostruzione economica. Da una parte si faceva affidamento all&#8217;imprenditorialità privata; altri credevano fosse necessario l&#8217;aiuto dello Stato per recuperare il gap economico.<br />
Caduto insieme al governo Parri la possibilità di un cambio di valuta e di eccessive tassazioni; apparve chiaro che la direzione pubblica dello sviluppo economico doveva essere accantonata.<br />
Un forte aiuto nella ricostruzione, venne dato dal PIANO MARSHALL (1470 milioni di dollari in 4 anni).<br />
Nel 1947 con la nascita del IV governo De Gasperi, Luigi Einaudi venne nominato ministro del bilancio. Egli attuò una politica deflazionista attenta ala spesa pubblica e ai salari. L&#8217;inflazione diminuì velocemente e nuovi investimenti diedero fiducia all&#8217;Italia.<br />
Con la firma del PATTO ATLANTICO e con l&#8217;adesione alla CECA, l&#8217;Italia entrava a far parte del circuito espansivo delle economie occidentali.<br />
La liberalizzazione degli scambi unita ad una riduzione del 10% dei dazi doganali, non determinò il tracollo del sistema industriale italiano che invece rinvigorito dalla concorrenza, pose le basi per il boom economico degli anni 50.<br />
Se considerata agli altri Paesi occidentali, l&#8217;Italia risultava ancora troppo povera e con enormi squilibri tra nord e sud. Il reddito dell&#8217;Italia del nord infatti, era pari al 76% del reddito nazionale, ciò probabilmente era dovuto alla mancanza di industrie nel sud e alla conseguente occupazione nel settore agricolo.<br />
Bisognava &#8220;Industrializzare&#8221; il mezzogiorno; nacque a tal fine la SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo e il Progresso Industriale del Mezzogiorno). Questa associazione proponeva delle condizioni atte a favorire lo sviluppo delle attività esistenti e di nuove attività necessarie per lo sviluppo industriale del mezzogiorno. </p>
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