Cina: la ceramica cinese

La produzione di manufatti ceramici presuppone stanziamenti umani relativamente stabili, disponibilita’ immediata di materie prime e un’organizzazione del lavoro che, grazie alla creazione del necessario surplus alimentare, consenta di distogliere parte dei membri di una comunita’ da attivita’ esclusivamente mirate al procacciamento di cibo per impiegarla nella produzione artigianale di vasellame d’uso domestico e funerario.

Queste condizioni si verificarono in Cina presso le diverse culture neolitiche che fiorirono fra l’8000 e il 2000 a.C. ca. nella valle dello Huanghe (Fiume Giallo) e a Nord e a Sud dello Yangzijiang (Fiume Azzurro). La piu’ famosa delle culture neolitiche cinesi, quella di Yangshao, e’ anche la piu’ estesa sia cronologicamente (5000-3000 a.C.), che territorialmente e deve la sua fama al livello raggiunto nella produzione di vasellame.

Il suo nucleo originario e’ stato individuato nello Shaanxi centrale e Henan Occidentale da dove si e’ poi irradiata interessando le regioni di Shanxi, Hebei, Gansu, Qinghai, Mongolia Interna Meridionale ed Hubei Occidentale, assumendo localmente diverse caratteristiche, per cui oggi e’ invalso l’uso di denominare le sue numerose manifestazioni e fasi con i nomi dei siti principali; ad esempio la cultura Yangshao del Gansu e’ meglio nota come Majayao e ha prodotto una ceramica dipinta in nero con decorazioni a volute.

La ceramica Yangshao consiste generalmente in una terraglia grigia o rosso chiaro, lavorata a mano, con pareti spesse e non sempre regolari, cotta a 900° C. ca. in forni a camera ricavati nel terreno, il colore rosso e’ dovuto al ferro contenuto nell’argilla che in combinazione con l’ossigeno a temperature piuttosto alte (fino a 1020°) produce ossido di ferro. Le tipologie formali prevalenti comprendono: vasi globulari, scodelle, tripodi ding, bacini pen, ciotole bo, bottiglie hu o ping, giare guan. Gli apparati decorativi, zoomorfi e geometrici, in nero, rosso e marrone, registrano alcune delle piu’ antiche rappresentazioni della figura umana in Cina.
Tra i principali siti si segnalano: Banpo (Shaanxi vicino a Xi’an), Beishouling (Shaanxi), Machang (Qinghai), Majayao (Gansu), Miaodigou (Henan).

Intorno d 3000 a.C. si sviluppa nelle regioni del Liaodong e dello Shangdong, Cina nord-orientale, la cultura tardo neolitica di Longshan (3000-1700 a.C.) caratterizzata da una ceramica, prevalentemente utilizzata per fini rituali, nera, lucida, generalmente priva di decorazioni, la cui finezza si deve all’uso del tornio e al miglioramento dei forni, piu’ piccoli, cosi’ da controllare meglio l’immissione del calore. Il colore nero e’ ottenuto cuocendo in atmosfera riducente e introducendo a fine cottura paglia bagnata che sprigiona un denso fumo, abbassando rapidamente la temperatura e affumicando la pasta. Le tipologie formali piu’ diffuse sono: contenitore per liquidi lei con manici e coperchio e scatola cilindrica con coperchio he.
La grande abilita’ dei maestri artigiani cinesi, soprattutto nelle cosiddette “arti del fuoco” (bronzo, ceramica, ecc.), dove il controllo della temperatura e’ di fondamentale importanza per la riuscita dei manufatti, ha fatto si’ che la ceramica neolitica fosse solo la prima fase di uno sviluppo ininterrotto che attraverso il perfezionamento delle tecnologie, soprattutto dei forni, portera’ alla “scoperta” della porcellana ci, un prodotto, quest’ultimo, che si distingue da qualsiasi altro impasto ceramico sia per le temperature di cottura, fra il 1280 e i 1400 0C, sia per le caratteristiche di durezza, compattezza, impermeabilita’, traslucenza e biancore.

Il piu’ antico esempio di proto-porcellana rinvenuto in Cina risale all’epoca della dinastia Shang (XVI-XI sec. a.C.) e consiste in un frammento di vaso con tracce di invetriatura verde chiaro. In questo periodo nei forni a due camere gia’ si poteva raggi ungere la temperatura di 1200° C. e si verificava la formazione di una “coperta” di tipo alcalino, ovvero di quel rivestimento vetrificato che caratterizzera’ la porcellana propriamente detta.
In epoca Han (Han Occidentali 206 a.C.-24 d.C./ Han Orientali 25-220 d.C.) si producono ceramiche con invetriatura a base di piombo, cotte a bassa temperatura, le cui colorazioni variano dal bruno ambrato, per la presenza di ferro nell’argilla, al verde per la presenza di ossido di rame. La tecnica dell’invetriatura al piombo era gia’ nota nel Mediterraneo e non e’ improbabile che sia giunta in Cina attraverso l’Asia Centrale.

La maggior parte della produzione e’ rappresentata dai mingqi, “oggetti di sostituzione” che costituivano il corredo funebre, per lo piu’ raffiguranti figure umane – servitori, musicisti, ancelle, soldati – e modellini di architetture del tempo ad esempio torri di guardia, granai, porcili.

Questi manufatti erano cotti a bassa temperatura, 700-800°C., ricoperti con un ingobbio (rivestimento di pigmenti colorati in genere argillosi) o con invetriatura al piombo, poi dipinti con pigmenti naturali. Ulteriori progressi si registrano fra il III e il VI secolo d.C. quando, ad esempio, viene introdotto l’uso di perni sui quali disporre il vasellame durante la cottura per evitare che l’invetriatura, colando, aderisca al piano di appoggio. In una fase successiva verranno utilizzati recipienti in argilla refrattaria per contenere il vasellame al riparo da sbalzi eccessivi di temperatura e dalle scorie che si possono formare nella camera di cottura.

Nel Distretto di Yue (Zhejiang) si sviluppa in questo periodo la produzione di un vasellame in ceramica dura e sonora ricoperto con un’invetriatura feldspatica olivastra, bruno giallastra o verde-azzurra che puo’ considerarsi l’antenato del celadon che avra’ il suo periodo di maggior splendore con i Song.

Nel corso della dinastia Tang (618-907) la produzione ceramica piu’ caratteristica e’ quella, di uso prevalentemente funerario, nota come “San Cai” (Tre Colori) per la prevalenza di tre colori, verde, marrone, bianco o blu.

La vetrina essendo molto fluida cola e si mescola dando luogo ai caratteristici effetti cromatici. Questo vasellame, databile fra il VII e la prima meta’ dell’VIII secolo d.C., viene sottoposto a due cotture: la prima a 1000-1100°C. per il biscotto, la seconda a 900° per l’invetriatura in atmosfera ossidante.

Contemporaneamente alla ceramica sancai, tra l’VIII e il IX secolo, si sviluppa la ceramica bianca con il graduale passaggio da gres a gres porcellanoso a porcellana, grazie al miglioramento dei forni, a camera unica o ascendenti, dotati di prese d’aria, nei quali si raggiungono temperature sempre piu’ elevate.
La dinastia Song (Song Settentrionali 960-1127/ Song Meridionali 1127-1279) vede il sorgere di molteplici centri di produzione ceramica fra i quali si segnalano quello di Jingdezhen (Jiangxi), la cui attivita’ sembra abbia avuto inizio gia’ in epoca Han per arrivare fin quasi ai nostri giorni, e quello di Longquan (Zhejiang) che all’epoca dei Song meridionali produce il celebre celadon cotto ad alta temperatura in atmosfera riducente con invetriatura verde oliva, verde azzurro, molto amata dai cinesi perche’ evocativa del colore della giada. Sempre nella Cina meridionale continua la produzione di porcellana bianca, qingbai, leggermente bluastra, con motivi floreali e zoomorfi che sembra essere all’origine del “bianco e blu” di epoca Yuan.
Con la dinastia mongola degli Yuan (1279-1368) il complesso di Jingdezhen comincia ad assumere carattere industriale e si specializza nella produzione in serie della famosa porcellana “Bianca e Blu” per la quale si utilizza cobalto puro importato soprattutto dalla Persia e percio’ detto anche “blu maomettano”. La porcellana “bianca e blu” si sviluppera’ soprattutto nel corso della dinastia Ming (1368-1644), inizialmente con la produzione di grandi piatti lobati decorati con motivi floreali e iscrizioni tratte dal corano in caratteri cufici destinati ai paesi is lamici, poi con vasi a collo stretto meiping, piatti, brocche con un blu profondo e luminoso che raggiunge i piu’ alti livelli qualitativi all’epoca dell’imperatore Xuande (1426-1435), per decadere durante il regno dell’imperatore Wanli (1573-1620) quando si diffonde l’uso di marchi apocrifi di epoca Xuande o Chenghua al fine di valorizzare il vasellame.

Dal XVI secolo in poi comincia a Dehua nel Fujian la produzione di porcellana bianca nota in Europa come Blanc de Chine e utilizzata principalmente per la realizzazione di statuine buddhiste e incensieri. Altre porcellane monocrome vedono l’utilizzo di in vetriature rosse, turchesi, verdi, gialle, blu che verranno perfezionate nel corso della dinastia Qing (1644-1911).
In epoca Chenghua (1465-1487) appaiono le porcellane policrome doucai (piu’ colori) che combinano blu cobalto sottocoperta e smalti policromi sopra coperta con i contorni principali delle raffigurazioni dipinti in blu direttamente sul corpo del vaso che viene successivamente invetriato e cotto ad alte temperature. Nella decorazione wucai, (cinque colori), tipica dell’era Wanli (1573-1620) la tavolozza cromatica comprende giallo, blu, marrone, turchese e verde, a volte combinati con il blu sottocoperta. Le forme vascolari di questo periodo si ispirano principalmente ai bronzi arcaici e il motivo iconografico predominante e’ il drago long.

Il fenomeno della porcellana da esportazione si lega all’arrivo degli occidentali in Cina a cominciare dai portoghesi che, giunti a Guangzhou (Canton) nel 1514, deterranno per tutto il XVI secolo il monopolio delle relazioni commerciali con “l’Impero di Mezzo”.

Agli inizi del XVII secolo verra’ fondata la Compagnia delle Indie Orientali e gli olandesi diverranno i principali esportatori in Europa di porcellana cinese nota come Kraak dalla deformazione in olandese del nome della nave portoghese “carraca” che nel 1604 cadde in mano agli olandesi con il suo carico di oltre centomila pezzi di porcellana “Bianca e Blu”.

Con l’imperatore Kangxi (1662-1722) della dinastia Qing (1644-1911), la manifattura di Jingdezhen conosce un periodo di grande splendore e le porcellane prodotte in questo periodo si riconoscono soprattutto per l’uso di marchi apocrifi o costituiti da un d oppio cerchio blu e diversi simboli, essendo proibito l’utilizzo del nianhao, ovvero del marchio con il nome dell’imperatore.

Fra le porcellane monocrome si segnalano soprattutto le famose Langyao dell’imperatore Kangxi, note in occidente come Sangue di Bue per la particolare tonalita’ di rosso ottenuta con l’uso di rame nella vetrina.

Sulla spinta delle richieste sempre crescenti provenienti dai mercati europei la produzione di porcellane a smalti policromi sopra coperta si sviluppa ulteriormente e, gia’ a partire dal XVII secolo, le porcellane suddivise in famiglie, Famiglia Verde, Famiglia Gialla, Famiglia Rosa, Famiglia Nera, in base ai colori predominanti nella decorazione, secondo una classificazione operata da Jacquemart nel suo “Histoire Artistique Industrielle et Commercielle de la Porcellaine”, Paris, 1862, invadono l’Europa pervasa dal gusto per le chinoiseries.

Una curiosita’ e’ rappresentata dalla porcellana della Famiglia Rosa che puo’ considerarsi forse l’unico contributo dato dall’Occidente alla Cina in questo campo. Lo smalto rosa chiamato Porpora di Cassio, dal nome dell’olandese Andreas Cassius di Leida che lo scopri’ nel 1671, e’ un colore derivato dal cloruro d’oro, reso opaco con l’aggiunta di ossido di stagno, e chiamato dai cinesi fencai, ovvero colore pallido o yangcai, colore straniero. Utilizzato soprattutto per decorare i servizi da tavola destinati alle casate regnanti europee e i vasi per le mensole dei camini, e’ stato probabilmente introdotto in Cina intorno al 1720 dal gesuita italiano Giuseppe Castiglione.
La storia della ceramica e della porcellana in Cina si puo’ quindi sintetizzare in un lungo processo evolutivo durante il quale l’abilita’ dei maestri ceramisti ha saputo volgere a proprio vantaggio anche i piccoli “incidenti di percorso” intercorsi nelle fasi di lavorazione e cottura per produrre le straordinarie vetrine, monocrome e policrome, e alcuni effetti particolari come le cavillature che, spesso, avvolgono, come in una rete sottile e impalpabile di screpolature, i corpi dei manufatti che si offro no al godimento estetico dei fruitori per la perfetta armonia fra forma, invetriatura e apparati decorativi.

Tratto da: www.italiacina.org

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