Cinesi: i monumenti

La Grande Muraglia (Changcheng)
La Wanli changcheng, da noi nota come la Grande Muraglia. La traduzione del nome cinese è “il lungo muro di 10.000 li”. Il li è una misura di lunghezza cinese equivalente a 500 m. In realtà la somma dei tratti di muraglia è più lunga, arrivando a 5760 km.
Il tratto generalmente visitato dai turisti è quello del Passo di Badaling, restaurato in tempi relativamente recenti, a cui si accede su strada asfaltata o con ferrovia. Fu costruita sotto Qin Shihuangdi (l’unificatore della Cina) a partire dal 2?? a.C., ma la costruzione dei primi elementi risale all’epoca dei Regni Combattenti (VII-VI sec. a.C.). All’edificazione vi hanno preso parte 300.000 uomini per 10 anni. Ha un’altezza media di 7-8 m, una larghezza di 6,5 alla base e 5,5 m alla sommità; una torre ogni 200-300 m, un parapetto semplice verso sud e merlato verso nord, un percorso di varia ripidità e spesso interrotto da scarpate e da scale irregolari, protetto da un lastricato di grossi blocchi di pietra. La spiegazione corrente è che essa fu innalzata per contenere i barbari delle steppe mongoliche. Ma quest’enorme serpente architettonico è stato principalmente concepito e realizzato per proteggere la coltivazione dei campi dalle incursioni delle genti nomadi delle steppe. Svolse anche una funzione civilizzatrice, in quanto esigeva lo stanziamento di decine di migliaia di operai e di militari ai confini delle regioni tradizionali; provocava il contatto di popolazioni molto diverse e ne catalizzava l’attenzione e l’interesse. Infine fui una via di comunicazione scorrevole perché lastricata, sicura perché sempre protetta dai soldati (di notizie e di mezzi di trasporto) perché, data la sua larghezza, era stato possibile adattare, in cima, una piattaforma stradale percorribile.

La Tomba dell’Imperatore Qin
La tomba, che non è ancora stata scoperta, è posta a un chilometro a nord del Monte Lishan e vi lavorarono circa 700.000 uomini provenienti da tutto il paese. Nel 1974, mentre dei contadini stavano scavando un pozzo, videro affiorare delle teste. I successivi scavi definirono lo spazio in cui è collocato l’esercito in terracotta dell’imperatore Qin Shihuangdi: più di 8000 tra guerrieri e cavalli che costituivano il suo corpo di guardia. Solamente una parte di questa “ottava meraviglia del mondo” è stata portata alla luce e definitivamente restaurata e si può così ammirare la molteplicità delle espressioni visive, iI realismo, la cura posta nel riprodurre gli indumenti dei singoli soldati. Nell’organizzazione militare quest’armata di terracotta corrisponde a quella dell’esercito dell’epoca dei Qin e degli Han: davanti la fanteria con qualche carro da guerra, seguita dalla cavalleria, a cui spettavano le operazioni d’attacco a sorpresa, d’attacco Iaterale e d’accerchiamento. Reperti di valore eccezionale tra quelli fino ad oggi rinvenuti relativi al periodo Han, questi cavalli e guerrieri rappresentano il più valido apporto allo studio di questa cultura. Essi forniscono elementi sulla formazione di un’armata schierata, le divise militari e le bardature dei cavalli.

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