Egiziani: la società

Punto focale del governo egizio e apice di questa società a struttura piramidale era il re, il faraone. Il potere che gli viene conferito nasce da un’antica struttura sociale preistorica, derivata dalla struttura tribale che prima portò alla creazione di villaggi, città e distretti (nomoi) e poi finalmente, alle Due Terre, unite dalla persona divina del faraone.
L’Egitto esisteva grazie ad un potere centralizzato e fortemente burocratizzato che fosse in grado di gestire le ricchezze del paese per poi ridistribuirle. E la prima ricchezza era l’agricoltura che non sarebbe stata fiorente senza i sistemi idrici che solo il re poteva coordinare.
Si venne così a creare un governo in cui vivere non era nè idilliaco nè infernale e gli egizi, nonostante le tassazioni, non volevano vivere in nessun’altro paese (neppure gli stranieri, che ben volentieri si trasferirono in Egitto). Il governo egiziano è completamente impostato sul concetto di Verità e Giustizia, la Maet. E’ così che tutti i burocrati, di qualsiasi livello, erano educati e preparati dalla struttura sociale all’equità. Non mancarono governanti ingiusti ma anche l’umile contadino poteva rivolgersi al visir o al faraone stesso per avere giustizia. Nei millenni di storia egiziana gli equilibri del governo cambiano secondo le varie epoche:

* potere assoluto e quasi tribale dell’Epoca Thinita;
* autocrazia dell’Antico Regno;
* le crisi del Primo e Secondo Periodo Intermedio con il potere in mano ai nomarchi e la spartizione del governo centrale;
* governo centrale che ritorna in mano al sovrano durante il Medio e Nuovo Regno.

Con la XVIII Dinastia l’Egitto entra sempre più nella scena politica “mondiale” in quel tempio racchiusa nell’area mediterraneo-medio orientale dove l’imperialismo egizio in Asia è la risposta alle energie e alle ambizioni di quei ceti emergenti, impropriamente detti “borghesi”. Tutto questo è correlato ad un riorientamento della regalità. Non a caso con la XVIII Dinastia la capitale dell’Egitto viene fissata a Tebe, la sepoltura faraonica viene sdoppiata in un ipogeo nascosto nella Valle dei Re e in un tempio funerario tramite il quale la regalità dialoga con il popolo.
Funzionari, nomarchi, sacerdoti, burocrazia “borghese”, militari : è vasta la costellazione di forze sociali che hanno agito nel mondo egizio. E’ evidente un discorso di classi dirigenti. Dietro c’erano gli altri, quelli indicati con la parola nemeh che da povero passò a significare “libero lavoratore”, soprattutto i contadini, le cui tombe sono anonime.

La Monarchia

Alla fine della preistoria l’Egitto Predinastico aveva una configurazione simile all’epoca storica: l’unica cosa che ancora mancava era l’unità di tutto il paese. I capi del Neolitico raccolsero sotto il loro dominio delle aree sempre più ampie sino ad arrivare ad avere i due regni, del Nord e del Sud, che riflettevano sia i diversi tipi di ambiente naturale, che i modelli di vita conseguenti. In questa fase i re erano considerati “Horo” sulla terra, cuore della società. L’unificazione del paese sotto un unico re rese più forte la posizione del “sovrano delle Due Terre” che divenne di conseguenza il suo stesso spirito.

Il faraone era simbolo e sostegno di un Egitto forte, unito e felice. La parola faraone, che viene dalla Bibbia, è anacronistica per gran parte della storia egiziana. Il termine originario pr-c3 (pronuncia per-‘ao) significa “grande casa” e indicava la residenza reale e venne usato per indicare il monarca a partire da Thutmosis III (XVIII Dinastia). Per quanto riguarda i nomi personali sono indicati da una titolatura con cinque nomi, che spesso comprendono lunghi epiteti riferiti ad un programma o ad una realizzazione del re, ad esempio: “Colui che tiene unite le Due Terre”.

Il re aveva in sè tutti i poteri divini. La testa corrispondeva al falco di Horo; il viso a “Colui che apre le vie”; il naso a Thot, le cosce alla dea-rana e le natiche alle dee Iside e Neftis; oppure poteva diventare fisicamente figlio di dio con la Theogamia. Come figlio di Ra il re era “l’immagine vivente sulla terra” del dio-sole. Prendeva possesso simbolicamente delle sue proprietà con la cerimonia del “correre intorno al muro”. Oltre flagello e pastorale, simboli di autorità sulla terra, portava anche lo scettro was degli dei, l’uraeus, l’occhio infuocato del sole-dio e la coda di animale (coda di toro perchè il re era visto come toro possente). Il divino, il paese, il re: è il nucleo indivisibile dell’ideologia. Un testo del Primo Periodo Intermedio, che fu un momento di crisi, descrive un governo paternalistico, severo e provvidenziale (insegnamento per Merykare, testamento politico di un re per il figlio). Le cerimonie dell’incoronazione esprimono la natura divina del re, che un Horo e riceve la successione da parte di Osiride, che è figlio di uno o più dei e viene presentato a uomini e dei. Due dei porgono al re le corone dell’Alto e del Basso Egitto; egli corre intorno al muro in segno di presa di possesso del suo dominio.

Il re viene spesso rappresentato con una barba posticcia simile a quella degli abitanti di Punt, la terra in cui gli egiziani pensavano fossero originari molti dei. Indossa la doppia corona, pschent, simbolo dell’unità del paese. Sulla fronte compare sempre l’ureo, il cobra femmina che è la manifestazione della dea che personifica l’occhio ardente di Ra. Da molti documenti ufficiali si conoscono le intenzioni del sovrano, quel che dice o fa, l’immagine della personalità e delle funzioni regali. Sono sempre chiare le intenzioni politiche. La regalità faraonica durò, fra alti e bassi, quasi tremila anni, un tempo lunghissimo, durante il quale succedette di tutto. Ma il sovrano, per gli egizi, rimaneva sempre umano e divino, il servitore supremo degli dei.

La Famiglia

Fin dalla nascita l’antico Egizio veniva protetto dalla morte. Al momento della nascita le sette fate decidevano il destino del neonato che, essendo già scritto, era combattuto da scribi e sacerdoti che, per poterlo modificare, elaborarono la scienza degli oroscopi: l’anno era diviso in giorni fasti e nefasti a seconda delle ricorrenze di avvenimenti mitici. Veniva inoltre predetto, tramite appositi calendari, il tipo di morte del nascituro. I primi gesti e le prime voci erano considerate dei segni da cui trarne le sorti future. La massima aspirazione per un padre era quella di vedere il proprio figlio succedergli nella carica.

La famiglia è un valore molto importante nell’Antico Egitto ed è comune per tutte le classi sociali. Qualsiasi famiglia egizia è infatti di tipo monogamico tranne quella del faraone che è l’unico a permettersi un harem che, comunque, non intacca i rapporti tra marito e moglie. Intorno al 2700-2500 a.C. la potestà paterna e il diritto di primogenitura vengono sostituiti dall’eguaglianza dei diritti. I valori che reggono la vita familiare più marcati sono il grande rispetto per il padre e l’affetto per la madre, vera e propria raffigurazione della dea Iside all’interno della casa.

In tutte le rappresentazioni geroglifiche l’uomo viene sempre accompagnato nelle sue azioni dalla moglie e dai suoi figli in un clima di grande armonia come quando, alla fine della giornata, viene raffigurato a giocare con la moglie. Anche lo stesso faraone è protagonista di numerose scene simili. Le storie d’amore divenute famose, Ramesse II e Nefertari, Akhenaton e Nefertiti, Tutankhamon e Ankhsenama, sono evidenti esempi di come si svolgeva la vita familiare nell’Antico Egitto.

In tutte le occasioni più o meno ufficiali, il faraone è sempre accompagnato nelle sue gesta dalla sua sposa e dai suoi figli. In molte occasioni la sposa partecipava addirittura ai combattimenti dell’esercito, famose furono le imprese di Nefertari contro gli Ittiti, tanto da venire considerata più influente e determinante del marito stesso.

In un terzo momento, intorno al 1000-800 a.C., il valore spirituale della famiglia si affievolisce lasciando spazio ad interessi economici ed opportunistici. Il matrimonio diviene un comune contratto tra le parti, nel quale vengono anche precisate le condizioni per il divorzio. Il marito afferma:
“Ti ho presa in sposa, tu mi hai portato denaro d’argento, se io ti lascerò e ti odierò ti restituirò questo denaro più il terzo di quanto avrò guadagnato con te”. Da parte sua la moglie dice:
“Tu hai fatto di me la tua sposa, mi hai dato denaro; se io ti abbandonerò e amerò un altro uomo, ti restituirò quanto ho ricevuto e non pretenderò nulla di quanto avrò guadagnato insieme a te”.

L’amore per la famiglia è frutto dell’amore che legò Iside e Osiride dalla cui vita nacque la cultura egiziana. La loro storia fu il modello sul quale si basò la società dell’Antico Egitto.

La Condizione della donna

La donna egizia era considerata “la signora della casa”; se si trattava di una donna del popolo, si occupava della macinatura dei cereali e della preparazione della birra, della filatura e della tessitura del lino; se apparteneva alla nobiltà, invece, sovrintendeva al lavoro delle ancelle. La donna condivideva con il marito la vita sociale e disponeva di un patrimonio che portava in dote allo sposo, ma che un contratto le restituiva in parte in caso di vedovanza. Per legge il marito era tenuto a mantenere la propria moglie.

La sua posizione giuridica non differiva da quella dell’uomo. Si preoccupava assieme allo sposo dell’educazione dei figli ed in particolare le era affidata l’educazione della figlia femmina. Si sposava molto giovane, spesso con un uomo più anziano di lei. Solitamente il matrimonio era combinato dai genitori. I due sposi potevano essere consanguinei e appartenevano sempre allo stesso ceto sociale. Colui che sposava una schiava, viveva al di fuori della legalità e i loro figli erano considerati schiavi. All’interno dell’harem, la donna in apparenza godeva di molti agi, ma in realtà era costretta in uno stato di confinamento.

Il matrimonio era una semplice festa tra le due famiglie e si concludeva con il trasferimento della sposa a casa del marito. Contratti scritti sono riferibili solo all’età tarda. In caso di divorzio il marito passava degli alimenti alla moglie nella misura di un terzo rispetto alla quota definita nell’accordo iniziale. Cause principali di divorzio erano l’adulterio e la sterilità. Se l’infedeltà del marito era tollerata era possibile che egli prendesse una seconda moglie, al contrario se l’adultera era la moglie veniva frustata e subiva l’amputazione di un orecchio o del naso. La donna aveva diritto dopo la morte ad una tomba tutta sua al pari dell’uomo.

Il Contadino

Il contadino era analfabeta e la considerazione sociale di cui godeva era del tutto impari alla fatica profusa. Gli strumenti da lui utilizzati erano diversi, tra questi lo Shaduf, una sorta di traliccio che sorreggeva un’asta, da una parte veniva appeso un contrappeso e dall’altra un secchio che, calato nell’acqua e riempito, poteva essere rapidamente trasportato dove necessitava. La terra che il contadino coltivava non era mai sua, ma della corona o di un ordine sacerdotale. Il suo lavoro era condizionato dalla piena del fiume.

Egli veniva aiutato da un seminatore che spargeva i semi nei solchi tracciati. Spesso era presente un funzionario del proprietario della terra. Il periodo più duro per il contadino era il momento della raccolta, doveva infatti lavorare sotto lo sguardo degli ispettori del Faraone, impegnati a determinare la quota di prodotto che gli sarebbe stata sottratta. Dopo la raccolta, si presentava lo scriba per definire l’ammontare delle tasse.

L’Artigiano

Solo pochi tra gli artigiani riuscivano ad uscire dall’anonimato ed a firmare le proprie opere. I piccoli artigiani raramente potevano contare su una sede di lavoro stabile in prossimità del villaggio in cui abitavano. Spesso erano costretti a faticosi e prolungati spostamenti. Il materiale più usato era l’oro, disponibile in abbondanza nelle miniere della Nubia e del deserto orientale.

L’oro veniva sbalzato e punzonato con uno strumento appuntito, venivano utilizzate delle fornaci, indispensabili per la fusione dell’oro quando si doveva realizzare un manico o un becco da aggiungere ad un vaso. Molto abili erano i falegnami ed i mobilieri, anche se l’Egitto era costretto ad importare dal Libano il legname di cui scarseggiava.

Il Soldato

L’Egitto, per tutta la durata dell’Antico Regno, non dispose di un esercito organizzato, ma nel Medio Regno si andò formando un’esercito permanente, affidato al comando di ufficiali di vario rango ed impegnato nelle campagne di conquista della Nubia. Il soldato era costretto a lunghi turni di addestramento, all’uso delle armi ed all’obbedienza della rigida disciplina. L’esercito era diviso in vari reparti, ogni reparto obbediva ad un sovrintendente che doveva rendere conto ad un generale. Una squadra di scribi provvedeva ad inventariarne perdite, forniture, prigionieri. Le armi utilizzate erano lance e frecce per i combattimenti a distanza, il pugnale, la spada, la clava, il bastone per il corpo a corpo. Dagli Ittiti gli Egizi appresero l’uso del carro da guerra, che permise loro di vincere lo scontro con gli Hyksos.

I Servi, gli Schiavi

Il popolo Egizio era costituito da uomini liberi, sebbene compresi in una gerarchia sociale rigida dove tutti dovevano contribuire al benessere del paese. Esistevano i cosiddetti dipendenti, non si trattava di schiavi, ma di uomini del popolo che alle tradizionali attività agricole alternavano corvées obbligatorie.

Il lavoro coatto era finalizzato alla costruzione dei complessi funerari o a spedizioni militari in Nubia o nel vicino Oriente. Da qui provenivano i prigionieri di guerra ai quali venne applicata l’etichetta di schiavi. Nel Medio Regno, il divario tra lavoratori liberi e coatti si fece più ampio, dato che gli individui si identificarono sempre più con il mestiere svolto, i lavoratori si emanciparono e non furono più costretti a rispondere alla chiamata del Sovrano.

Lo Scriba

La figura dello scriba nacque con la necessità di inventariare con precisione gli enormi ammassi di derrate alimentari in entrata ed in uscita dalla casa del Faraone. I tempi di formazione dello scriba erano lunghi, si andava dalla copiatura dei testi redatti in geroglifico corsivo, alla compilazione di miscellanee da opere letterarie. Solo gli alunni più dotati, quelli che apprendevano la difficile arte del geroglifico monumentale, quello più complicato, riuscivano ad arrivare a corte.

Lo scriba, consapevole del ruolo che ricopriva, custodiva gelosamente i segreti della sua professione e li tramandava di generazione in generazione. I suoi tradizionali strumenti di lavoro erano uno stilo, un’astuccio con gli incavi per contenere l’inchiostro in pasta, una cordicella e, appeso, un piccolo contenitore per l’acqua in cui intingere e ripulire i pennelli. Gli scribi scrivevano sul papiro, facile da raccogliere e trasportare e che, opportunamente lavorato, formava fogli resistenti e morbidi allo stesso tempo. Gli scribi provvedevano ad incollarli uno all’altro in caso di testi estesi. Inutile dire che la professione di scriba era la più difficile ed ambita di tutto l’antico Egitto.

Il Sacerdote

La casta sacerdotale aveva un ruolo importante nella gestione del potere, affiancando i Faraoni e minacciandone a volte la supremazia. Il sacerdote aveva il compito di officiare i numerosi e complicati riti imposti dagli Dei. Potevano inoltre avere l’accesso alla parte più interna del tempio, quella in cui era conservata la statua del Dio, dopo preventive pratiche purificatorie. La circoncisione, la rasatura del corpo, l’astensione da cibi come le verdure a foglia verde o i pesci di mare, il divieto periodico di rapporti sessuali (ai sacerdoti era consentito sposarsi) costituivano la regola.

Dopo essersi purificato, il sacerdote faceva il suo ingresso nel tempio rivestito di una tunica di lino purissimo, mentre il corteo degli officianti si fermava davanti alla porta della cella centrale, in attesa della rottura dei sigilli. Tolti i sigilli, compariva il simulacro del Dio. Durante la celebrazione dei giorni di festa, spesso la statua del Dio veniva trasportata su barche solari.

Il Funzionario

La professione di funzionario era piuttosto ambita anche se spesso avveniva solo tramite trasmissione ereditaria. Il Visir, braccio destro del Faraone, veniva anche detto “sovrintendente a tutti i lavori del sovrano”, in quanto direttore del cantiere finalizzato a dargli onorevole sepoltura.

Era giudice supremo e riceveva periodicamente postulanti che venivano ad esporgli le loro lagnanze. A lui si doveva la trasmissione degli ordini del Faraone agli scribi di palazzo, l’imposizione di tasse e corvées, la gestione delle trattative diplomatiche.

Il Nomarca

Nomarca deriva dal termine “nomo” che in greco indicava i vari distretti in cui venne suddiviso l’Egitto: i nomarchi erano i capi del nomo e generalmente appartenevano a classi sociali elevate : principi, nobili, ecc.
Originariamente erano i direttori dei lavori del sovrano, coordinatori e responsabili per l’area assegnata. Verso la fine dell’Antico Regno le cariche divennero sempre maggiori ed ereditarie. Le terre inizialmente di proprietà del sovrano passarono nelle mani dei nomarchi grazie a donazioni o privilegi reali e alla fine lo stato perse il proprio potere centrale cadendo in un caos totale che continuò durante tutto il Primo Periodo Intermedio.Quando venne ristabilito l’ordine, i nomarchi erano diventati dei principi indipendenti, ognuno a capo del proprio distretto su cui regnavano come sovrani incontrastati. Furono proprio alcuni di questi principi, quelli tebani, che riunirono di nuovo l’Egitto dando vita al Medio Regno. Furono ancora i principi tebani che scacciarono gli Hyksos dalla terra d’Egitto fondando il Nuovo Regno. In questo ultimo periodo i nomarchi continuano ad esistere ma il loro potere venne limitati dal potente apparato burocratico del paese.Va fatto notare che quando i nomarchi erano ancora dei veri principi e con ampio potere di azione, lo usarono generalmente a favore del popolo : essi soccorsero la popolazione in tempo di carestia e spesso recarono aiuto anche ai nomoi vicini. Nei Bassi Tempi riappaiono le grandi proprietà fondiarie ed ereditarie dei nomarchi ma, sotto i Lagidi ed i Romani, i nomarchi sono riportati al ruolo iniziale di funzionari statali.

Il Faraone

Il Faraone era la suprema autorità della piramide sociale Egizia. La parola “Faraone” significa “grande casa”. Il faraone veniva raffigurato con la barba, ricurva o fissata al mento da un nastro. Altri simboli dichiaravano il suo potere, come la corona, bianca quella dell’Alto Egitto, rossa quella del Basso Egitto, doppia quella del Paese unificato.

Attaccata alla cintola del gonnellino aveva una coda di animale, variamente identificata in una coda di cane o di toro. Il Re impugnava un bastone pastorale ricurvo ed il flagello. Sulla sua testa compariva spesso l’Ureos, il serpente cobra femmina, rappresentazione dell’occhio del dio solare; sulle spalle era appollaiato il falco Horus, il figlio di Iside ed Osiride. Al sovrano ci si poteva avvicinare solo nell’atto del suddito che si prostra sino a baciare la terra. La sua nascita era preceduta da apparizioni miracolose che ne anticipavano la consacrazione. La giornata tipo del Faraone era minuziosamente organizzata, da una parte gli impegni ufficiali, dall’altra le occupazioni domestiche.
Quanto si sa dei Faraoni vivi, dei loro pensieri, dei sentimenti é nulla rispetto a quello che si sa di loro da morti, unica eccezione quella del Faraone Akhenaton che pitture di gusto insolitamente realistico ritraggono in scene di vita familiare che ne testimoniano l’attenzione verso le figlie e la moglie.

I Simboli del Potere

Le Corone
Le corone dei sovrani egiziani avevano un profondo significato simbolico e ognuna di esse era adatta per situazioni e significati particolari. Oltre ad alludere al carattere dei loro possessori erano innanzi tutto un simbolo di potere.
Considerando la visione egizia secondo la quale qualsiasi oggetto o qualsiasi raffigurazione creata dal pensiero potesse avere vita propria, anche le corone erano considerate soprannaturali e nutrivano il re in modo che esso potesse condividerne il favoloso potere.

A significato del loro potere su tutta la terra d’Egitto, i re, come signori delle “Due Terre”, indossavano la doppia corona denominata pa-sekhemty (la potente) ed era una combinazione della corona bianca dell’Alto Egitto (hedjet) e della corona rossa del Basso Egitto (deshret). A loro volta queste corone rappresentavano l’incarnazione delle divinità che proteggevano la regalità: Nekhbet per l’Alto Egitto e Wadjet per il Basso Egitto.

All’incirca dall’epoca di Snefru, sovrano della IV Dinastia, veniva portata la corona dalle doppie piume e consisteva in due alte piume di struzzo.

Più tardi, a partire dalla XVIII Dinastia, il sovrano adottò la corona blu chiamata Khepresh.

La corona portata principalmente da Osiride e chiamata Atef era una combinazione della corona dalle doppie piume e della corona bianca dell’Alto Egitto con l’aggiunta di un disco solare posto all’apice e che sostituiva l’apice bulboso.

Gli egizi, che tendevano la sincretismo, videro le corone come l’occhio del dio sole, ma anche come l’uraeus e come fiamma protettrice del re. Sotto le corone il re portava un tessuto particolare, il nemes.

Corone divine e Copricapi
Una delle cose che più colpiscono il pubblico che guardi le immagini degli dei egizi sono le singolari corone e copricapi che spesso li contraddistinguono; tuttavia non sempre l’osservazione del copricapo assicura l’identità della divinità; ciò perché, a causa dei fenomeni di sincretismo cui si è accennato sopra, più divinità possono fondersi in una sola e dunque avere attributi intercambiabili; in questo caso solo le iscrizioni possono illuminarci; talvolta si hanno entrambe le informazioni, dato che il “copricapo” della divinità è un segno geroglifico o il simbolo stesso della divinità.

Vediamo brevemente una piccola galleria di dei, a titolo di esempio (come si noterà, alcune divinità hanno attributi comuni – corna di vacca, disco solare, piuma di struzzo -, che si riferiscono a sincretismi o a caratteristiche comuni e intercambiabili):

* Amentet (personificazione dell’ovest ): il geroglifico dell’ovest: uno stendardo accorciato con piuma e uccello.
* Amon: corona con due alte piume.
* Anuket: corona con piume.
* Atum: corona doppia.
* Gheb: corona combinata con quella del Basso Egitto e l’Atef; talvolta un’oca.
* Ha: il segno geroglifico per “deserto”, ossia la stilizzazione di una zona collinosa.
* Hathor : corna di vacca con disco solare.
* Heh: una fronda di palma.
* Hemsut: lo scudo con due frecce incrociate.
* Horo: doppia corona o doppia corona di piume.
* Iabet(personificazione dell’Est ): il segno dell’est, ossia una lancia ornata come stendardo.
* Iside: corna di vacca e disco solare, o copricapo a forma di avvoltoio, o il segno geroglifico per “trono” (che indica il nome di Iside).
* Khonsu: il disco e la falce lunare.
* Maet: la piuma di struzzo.
* Meskhent : una spiga di erba o grano tagliata e arrotolata.
* Min: corona di doppie piume con un nastro che pende sino in basso sulle spalle.
* Mut: copricapo a forma di avvoltoio; spesso sormontato dalla corona doppia.
* Nekhbet: il copricapo con avvoltoio della corona del Basso Egitto.
* Neit: scudo con due frecce, o una faretra, e la corona del Basso Egitto.
* Neftis: un recinto rettangolare visto in pianta e sormontato da un canestro intrecciato (il segno geroglifico di “Signora della Casa”).
* Nut: un vaso arrotondato.
* Osiride: corona atef.
* Ptah: una calotta liscia.
* Sciu: una piuma di struzzo.

Gli Scettri
Fra i più antichi simboli di potere regale e divino, gli scettri egizi furono diversi; esponiamo brevemente di seguito una lista dei principali:

* Hekat: è lo scettro a uncino che assomiglia all’odierno pastorale vescovile. Era portato da re e alti ufficiali. Il più antico, alto quasi quanto un uomo, era un tempo il bastone dei pastori e anche più tardi lo si trova come attributo del dio pastore Andjeti. Da questa forma originaria derivò quella più recente dello scettro più corto e più ricurvo. Nella scrittura il geroglifico dell’eka significa “governare”. Nel Medio Regno il bastone veniva posto nei fregi dei sarcofagi come simbolo di Osiride.
* Nekhekh: è il flagello.
* Was: si tratta di un lungo scettro la cui parte posteriore ha la forma di animale mitico.
* Aba: si tratta di uno scettro a forma di paletta.
* Wadj: è lo scettro ad estremità floreale che rappresenta il papiro e ne ha le sue caratteristiche e i suoi significati.
* Khu: è lo scettro a forma di piuma.
* Aut: scettro semplice con la forma di bastone ricurvo a un’estremità.

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