Egiziani: usi e costumi

Alimentazione
Attraverso le scene affrescate sulle pareti delle tombe, si é potuto ricostruire le abitudini alimentari degli antichi Egizi. Sulla tavola sia del ricco che del povero non mancavano i cereali e il pane era modellato in forme diverse. Le zuppe di verdure erano il piatto ricorrente, arricchite con gallette di pane. Per completare il menu, dolci a base di mandorle e frutti tropicali come il mango e l’avocado. Il clima caldo creava qualche problema per la conservazione della carne che veniva riservata alle grandi occasioni.

Il pesce era molto gradito ed era disponibile in abbondanza. Era presente anche presso le case più modeste, conservato in salamoia. Nelle case più ricche i servizi da tavola erano di materiale pregiato, come l’alabastro. Il cibo veniva portato alla bocca con le mani (senza l’utilizzo di posate), che venivano deterse in appositi catini pieni d’acqua. Eleganti ancelle servivano alle mense dei ricchi. Nell’antico Egitto venivano consumate bevande alcoliche come la birra ed il vino, ma anche superalcolici ricavati dalla lavorazione del dattero.

Solo in occasioni particolari veniva consumata carne di bovini, ovini, gazzelle, antilopi, orici, bufali e iene. La tavola era talvolta arricchita anche da oche e volatili in genere. Più comunemente venivano consumati porri, cetrioli, meloni, cocomeri, aglio, cipolle, fichi, uva, datteri e melograni. Come dolcificante era usato il miele, mentre come bevanda comune l’acqua. Birra e vino erano consumati in poche occasioni. Gli Egizi, in quelle rare bevute, erano soliti ubriacarsi.

La più diffusa era la birra fatta con orzo o frumento e datteri. Era ottenuta dalla fermentazione dei cicchi d’orzo immersi nell’acqua resa dolce dai datteri. Molto diffusi anche il vino (in occasione dei pranzi nobili), che i Greci dicevano fosse più dolce del miele, il shedeh (una specie di granatina) e il pa-ur (un tipo di liquore). Acqua, latte di capra, pecora e mucca erano le bevande più utilizzate nei pasti comuni.

Pani – Ne esistevano molti che differenziavano tra loro per il tipo di farina, la forma, la cottura e gli ingredienti (miele, latte, frutta, uova, grasso, burro). La farina veniva ricavata da tre cereali: orzo, farro e frumento. Nel Nuovo Regno si contavano 40 tipi diversi di pani e dolci.

Armamenti

Può sembrare molto strano, che il popolo egiziano, progredito in quasi tutti i campi della sua civilizzazione, compreso quello militare, era molto arretrato in fatto di armamento militare. Infatti l’armamento standard del soldato egiziano rimase invariato per millenni, e i pochi cambiamenti che ci furono, arrivarono tutti dall’esterno, dato che gli egizi adottarono facilmente le armi dei nemici.

Fino dal Predinastico le armi tipiche del soldato egizio erano l’arco, le mazze, il bastone da lancio, il pugnale la lancia, l’ascia, la fionda e dei semplici scudi per unica difesa. Per tutto il resto il guerriero indossava un semplice perizoma e andava scalzo. Fondamentalmente questo era l’armamento in uso fino alla fine del Medio Regno; in quest’epoca, sotto la XII Dinastia, si sostituisce il rame con il bronzo, ma per il resto ancora nella guerra contro gli Hyksos l’armamento rimase uguale.

Archi e Frecce
L’arco egiziano era a curva semplice mentre quello egiziano era a doppia curvatura e sono le armi più antiche come è stato dimostrato dai ritrovamenti nei siti neolitici dove sono state rinvenute delle punte di freccia in pietra di finissima fattura. Punte lanceolate, triangolari, peduncolari o no, vennero pian piano sostituite dalle piccolissime punte semilunate o rettilinee che presentavano una superficie d’urto molto tagliente ma non appuntita.

L’arco, simbolo per eccellenza del guerriero, non era un’arma solo egiziana o nubiana, ma comune a tutti i popoli antichi, e memoria di ciò è serbata nell’immagine dei “Nove Archi”, che simboleggia i nemici dell’Egitto.

Mazza
La mazza poteva essere discoidale o a forma di pera. Quest’ultima, dopo l’unificazione del paese con la vittoria del Sud, diventerà uno dei simboli del faraone.

Bastoni da Lancio
L’unica cosa che gli accumuna ai boomerang è il fatto che si tratta esclusivamente di armi da getto e mai concepite per tornare indietro quando mancavano il colpo. Essi erano di vari tipi, cambiando il tipo di legno lunghezza e curvatura. Furono usati anche in guerra come armi ma prevalentemente rimasero in uso in tempi di pace per la caccia agli uccelli nelle paludi.

Pugnali
Sono presenti sin dal Predinastico ed hanno delle lame litiche ben lavorate che sono in genere incastonate in manici di legno. Tuttavia non mancano splendidi esemplari dal manico di avorio finemente scolpito. In un periodo più tardo alcuni pugnali sostituiscono alla pietra il bronzo.

Daga
La daga corta deriva dal pugnale con elsa a pomo emisferico e lama larga che si restringe finendo in una punta affilata ma arrotondata. Nel Medio Regno appare il tipo orientale, comune al Levante e all’Egeo, con elsa a pomo semilunato e lama larga triangolare con punta aguzza.

Ascia
La parte offensiva è in pietra o in rame battuto incastonata in manici di legno. Può essere con il manico ricurvo e la lama semicircolare o dal manico rettilineo e dalla lama in forma simile a quelle odierne.

Giavellotti
Di forma semplice avevano le punte in pietra o in bronzo.

Scudi
Unica misura di difesa dei guerrieri egiziani appaiono anch’essi durante il periodo Predinastico: di tipo rettangolare di legno o cuoio con il lato superiore incurvato ad arco acuto o arrotondato.

I Giochi

La società egiziana amava molto i passatempi e quindi i giochi. Sono state ritrovate delle pedine bianche e nere, simili ai moderni scacchi, e delle scacchiere rettangolari divise in 30 o 33 caselle (il senet), oppure circolari raffiguranti un serpente arrotolato con la testa nel centro ed il corpo diviso in segmenti (il gioco del serpente).

* Il Senet era un po’ il gioco nazionale nell’Antico Egitto. Tutti, ricchi e poveri, adulti e bambini, impegnavano il loro tempo libero a sfidarsi a questo gioco. Il senet era un gioco talmente popolare che assunse un’importanza notevole anche per il viaggio nell’aldilà. Il defunto, come riportato nel famoso Libro dei Morti, doveva infatti disputare una partita contro un avversario invisibile per poter accedere al regno dei morti. Il primo esemplare di senet risale al Periodo Predinastico, mentre nella tomba di Rahotep (IV dinastia) è stato rinvenuto per la prima volta il nome del gioco. Il faraone Tutankhamon possedeva 4 senet di cui uno era composto di caselle di avorio, le pedine di materiale pregiato e poggiava su un mobiletto avente i supporti a forma di zampa di leone. Il senet era sostanzialmente un gioco di velocità tra i due sfidanti: ognuno di loro era in possesso di 7 pedine (o 5 a partire dal 1600-1500 a.C.) di colore bianco o nero. Lo scopo era quello di completare le 30 caselle (in egiziano “peru”) del percorso (10 caselle per 3 file) in maniera sequenziale, cioè dalla 1 alla 10, dalla 11 alla 20 ed infine dalla 21 alla 30. All’inizio del gioco, le pedine venivano disposte in modo alternato dalla casella 1 alla 10. Per muovere le pedine, i giocatori erano in possesso di 4 tessere con una faccia bianca ed una nera.
La combinazione delle tessere dava il risultato della mossa:
1 bianco + 3 nere = 1 punto;
2 bianchi + 2 nere = 2 punti;
3 bianchi + 1 nero = 4 punti;
4 neri = 6 punti.
In alternativa venivano più comunemente utilizzati dei bastoncini al posto delle tessere.
Le pedine venivano spostate in avanti o indietro a seconda del risultato ottenuto. Quando tutte le pedine del medesimo colore venivano a trovarsi nell’ultima fila potevano terminare, una alla volta, il percorso. Il vincitore era colui che riusciva a completare le 30 caselle della “scacchiera” con tutte le 5 pedine. Il gioco era però reso più difficile da alcune regole:
1. se una pedina capitava su una casella già occupata doveva retrocedere alla prima posizione libera;
2. se due o tre pedine dello stesso colore si trovavano in fila non potevano essere scavalcate da quelle dell’avversario;
3. se una pedina capitava nella casella 27 contrassegnata dal geroglifico “casa dell’acqua”, essa retrocedeva sino alla casella 1 o sulla successiva casella disponibile.

Occorre precisare che in nessuna tomba e su nessun papiro sono mai state rinvenute le vere regole del gioco. Molti studiosi, come Kendall e Bell, si sono applicati per dare al gioco le regole più plausibili. Quelle descritte sono frutto di studi che si basano su ragionamenti logici che però, come detto, non hanno mai trovato riscontro storico.
* Il gioco del serpente risale ad un epoca addirittura precedente la I dinastia. Si tratta di un gioco di probabile carattere religioso che si svolgeva su una tavola di forma circolare del diametro di circa 30cm che riproduceva le spire concentriche di un serpente avvolto su se stesso con le squame a rappresentare le caselle. Sulle regole di questo gioco si sono solo formulate alcune ipotesi poichè le regole originali sono andate completamente perdute.
* Un altro gioco molto diffuso nell’Antico Egitto era il gioco “dei cani e degli sciacalli” o “dei 58 buchi”. La partita veniva giocata da due giocatori con a disposizione 5 bastoncini ognuno. I bastoncini venivano prodotti con in cima la rappresentazione di un animale dalle orecchie pendenti (i cani) o di un animale con le orecchie aguzze e ritte (lo sciacallo). Sulla tavola erano disegnati due percorsi composti da una serie di fori che confluivano in un unico buco centrale. Vinceva chi, per primo, giungeva con tutte i suoi bastoncini al centro.

Tra gli altri passatempi vi sono il puzzle, il boomerang (di cui in Egitto è stato trovato il primo esemplare), i dadi (identici a quelli moderni e costituiti anche da più di sei facce), gli specchi, le bambole e degli aerei giocattolo! A proposito di questi ultimi, un esemplare è stato ritrovato all’interno delle piramide a gradoni di Zoser edificata intorno al 2800 a.C. Alcuni studiosi tedeschi hanno provato a realizzare un aereo in scala e a farlo volare. Il risultato è che l’aereo vola perfettamente…
Le donne amavano danzare ed ascoltare musica, mentre gli uomini preferivano gli esercizi di destrezza o di forza e gli sport come l’equitazione, il canottaggio e il tiro con l’arco. Riservata al faraone perchè molto costoso era la caccia nel deserto.
Alcuni faraoni si fecero organizzare anche spettacoli su misura di cui esistono testimonianze o documenti. Snefru sconfiggeva la malinconia guardando le provocanti contorsioni di donne vestite solo di tessuto di rete. Cheope sembra abbia convocato una sorta di mago di nome Djedi di cui si diceva fosse in grado di riattaccare le teste. L’intento di Cheope era quello di far tagliare alcune teste umane per poi ammirare le capacità miracolose di Djedi.

Il calendario

Il calendario egizio era composto da 360 giorni e 5 di festa (detti epagomeni) divisi in 3 stagioni chiamate akhet (piena), peret (semina) e shemu (raccolto). Ciascuna stagione era composta da 4 mesi di 30 giorni. Ogni mese era formato da 3 settimane di 10 giorni per un totale di 30 giorni.

Il calendario egizio ha un errore di circa 6 ore sull’anno astronomico. Per stabilire quando entrò in vigore il calendario egizio occorre risalire a quando i due calendari coincidono. In quel determinato momento Sirio sorge nella stessa posizione del sole. Ciò avviene ogni 1460 anni. Il fenomeno è stato osservato con certezza nel 139 d.C. La discussione è nata in base al ritrovamento di una placchetta d’avorio di Ger sulla quale si è creduto di interpretare il simbolo egiziano di anno, ossia una vacca con tra le corna un germoglio che è il simbolo della dea Sothis (Sirio).

I calcoli portano a ritenere due date possibili: il 2773 a.C. e il 4323 a.C. Analizzando le due date possibili, bisogna notare come il 2773 sia troppo recente poichè è noto che già nel regno di Zoser il calendario era conosciuto, e come il 4773 sia teoricamente troppo remoto rispetto alla data in cui gli archeologi tendono a far risalire la nascita del calendario (intorno al 3200 a.C.). L’attuale propensione è quella di ritenere che durante il regno di Ger fu osservato il fenomeno, ma ciò non comportò la stesura del calendario solare che venne introdotto più tardi. La data d’introduzione del calendario rimane, comunque, uno dei tanti misteri dell’Egitto.

Grazie alla scoperta della città di Herakleion (avvenuta nel 2000 al largo di Alessandria e sommersa da oltre 1300 anni), si confermerebbe l’origine egiziana dell’oroscopo. Infatti lo zodiaco, con i suoi 12 segni, fu il risultato della sintesi tra le conoscenze astrologiche degli Assiri ed il calendario egizio.

La leggenda dei 5 giorni nefasti
Il dio solare Ra, adirato con la propria sposa Nut, le fece una maledizione che prevedeva l’impossibilità di avere figli durante i 360 giorni dell’anno. Thot, che ebbe pietà di lei, aggiunse al calendario 5 giorni in modo che ella potesse ugualmente avere i tanto sognati figli.

Le feste

* Sed

La festa Sed è sicuramente la più importante per il re. Impropriamente chiamata anche “Giubileo”, è documentata fin dalle prime dinastie ed esprimeva il bisogno di rinnovamento del potere e della sovranità del faraone. Le sue origini sono da ricercarsi, come detto, nell’antichità più remota della civiltà egizia. Una leggenda narra infatti del periodo in cui il dio Ra regnava sulla Terra su uomini e dei. Col passare del tempo il rispetto verso Ra andò diminuendo poichè il dio, divenuto vecchio, non era più in grado di governare. Così gli uomini si ribellarono e Ra, per punirli, lanciò contro di loro il suo occhio infuocato risparmiando solo una parte dell’umanità. Ra, comunque, decide di salire in cielo sulla vacca celeste rinunciando a regnare sulla Terra. La festa Sed veniva celebrata dopo 30 anni di regno e, poi, ogni 3 o 4 anni. I momenti principali della festa sono la sepoltura di una statua del re che rappresenta il vecchio sovrano e il rito dell’incoronazione che vede il faraone protagonista di prove di forza fisica. Tra i tanti faraoni che sostennero le prove fisiche previste dalla festa Sed, si distinguono le imprese di Thutmosi II che si vantava di essere il primo in ogni competizione. Le capacità di Thutmosi II erano leggendarie. Una di queste narra dell’impresa che il faraone compì centrando due lingotti di rame spessi un palmo con due frecce scagliate da un carro in corsa dalla distanza di 16 metri! A conferma del bisogno di rinnovamento, durante gli anni a ridosso della celebrazione della festa Sed sono stati registrati sensibili aumenti di precipitazioni piovose come se anche la natura necessitasse di rinnovarsi. In occasione della festa Sed del faraone Den, la Pietra di Palermo documenta una piena straordinaria del Nilo che Amenofi III sosterrà, in seguito, di aver eguagliato. Ottime raffigurazioni sono contenute nella tomba di Niuserra e di Osorkon II. Il “Papiro Drammatico del Ramesseum” tratta invece della festa Sed di Sesostri I. Amenofi III sostenne 3 feste Sed, Ramesse II addirittura 14. Ecco quali erano le prove a cui dovevano sottoporsi i vari sovrani:
1. Il faraone veniva sepolto, forse sotto ipnosi, in un sarcofago dove rimaneva per un tempo imprecisato. Trascorso tale tempo il sarcofago veniva riaperto e il faraone resuscitava.
2. Percorrere 4 volte un circuito portando tra le mani una stanga di trebbiatura e un piccolo oggetto.
3. Prova, a noi non nota, legata al piccolo oggetto tenuto in una mano.
4. Prova di vigore sessuale.
5. Violazione di una fortezza o distruzione di una città.
6. Dieci giri di corsa attorno ad un cortile, con due cappelle che rappresentavano rispettivamente l’Alto ed il Basso Egitto.

* Opet
La festa Opet si svolgeva nella città di Tebe con cadenza annuale. Il faraone partecipava alla festa che consisteva in una grande processione delle barche divine da Karnak a Luxor e ritorno.

* Min
In questa festa si rinnova la conquista del potere da parte del re. Per simboleggiare tale avvenimento venivano lanciati quattro uccelli in direzione dei quattro punti cardinali. Essi dovevano essere messaggeri del nuovo potere del re.

Igiene

L’igiene era tenuta in buona considerazione. Gli Antichi Egizi erano ottimi medici e conoscevano le cause, e i rimedi, per molte malattie. Erano percò consapevoli che l’igiene del corpo è importantissima per evitare il diffondersi delle malattie. Tuttavia nelle case non era quasi mai prevista una sala da bagno che era considerata un lusso di cui godeva solo il faraone. La casa per gli Egizi era un luogo dove si potevano fare cose indecenti senza essere visti; tra queste cose non vi erano i bisogni fisiologici della persona che, perciò, erano fatti per strada. Se per la classe nobile l’igiene era molto rigorosa, Erodoto disse che gli Egizi si radevano il corpo ogni 2 giorni e si lavavano 4 volte al giorno, per il popolo ciò non avveniva. Queste persone, comunque, si lavavano le mani ogni volta prima di mangiare.

La Moda

Con il caldo clima che caratterizzava il paese del Nilo, gli abiti non erano molto necessari soprattutto durante il Medio Regno, periodo in cui il clima era molto più caldo di quello odierno. L’abbigliamento quindi era molto semplice e per niente elaborato: perizomi per gli uomini e semplici vesti per le donne.

Durante il Nuovo Regno il clima si rinfresca e le temperature cominciano ad abbassarsi così iniziano a fiorire vesti più complesse. Tuttavia rispetto alle semplici vesti sopra citate le mode che cambiarono vanno riferite sempre a seconda delle varie classi sociali: gli indumenti erano sempre e comunque prevalentemente di lino anche se di diverse qualità; la lana non veniva quasi mai utilizzata. In questo periodo si possono eseguire le varie trasformazioni della moda ; basti pensare che del semplice perizoma maschile si conoscono almeno una quarantina di varianti.

Il colore era sempre il bianco: colore naturale della fibra anche se gli egiziani conoscevano la procedura per la sua colorazione. Anche la pettinatura seguiva la voga del momento; quella femminile è sempre accurata, spesso con tante piccole trecce come ancora usano molte donne africane; nella buona società vi fu sempre un’abbondanza di parrucche che erano destinate tanto agli uomini quanto alle donne.

Abiti Maschili
L’indumento maschile più comune era il perizoma che copriva l’uomo dalla cintola alle ginocchia. Tutti, anche gli dei sono vestiti con questo semplice indumento per cui anche il faraone non esce da questo schema. Con il passare del tempo questo semplice indumento si arricchisce e si complica fino a diventare più lungo, a gonfiarsi e riempirsi sempre di più di pieghettature, sbuffi e rigonfi. Come già detto si sono scoperti numerosi modelli di perizoma tutti con caratteristiche diverse: aperti o chiusi sul davanti, con una specie di grembiule pieghettato oppure con una punta sporgente. Per le classi più agiate generalmente al perizoma si aggiunge anche un’ampia camicia ed un mantello.

Abiti Femminili
Le donne portavano un lungo abito molto attillato e stretto sotto il seno. Sopra di questo veniva utilizzato un manto. Anche le dee vestono alla stessa maniera: esse hanno festi finissime che ne lasciano intravedere le forme.

Oltre alle normali vesti utilizzate per la vita di tutti i giorni c’erano degli abiti legati al ruolo sociale delle persone: per esempio alcuni sacerdoti portano una particolare sciarpa durante le cerimonie oppure si vestono con una pelle di leopardo.

Le Calzature
Gli uomini e le donne, anche portando le vesti più sontuose, andavano a piedi nudi. Durante il Nuovo Regno diventarono più comuni anche se era proibito portarli di fronte ad un superiore. Nelle tombe di ricchi e poveri sono stati trovati semplici sandali con suole di cuoio o di papiro in perfette condizioni. In alcune rappresentazioni si possono osservare scene in cui accompagnatori, lavatori di piedi, che portano in mano i sandali dei loro signori.

Erotismo

Frutto della cultura di antichi contadini e allevatori, la mentalità egizia non poteva guardare al sesso che come al più naturale degli atti, e come al più potente simbolo di fecondità. La loro religione politeista intrisa di naturalismo dava all’atto sessuale il valore che esso ha nella natura, con il giusto equilibrio di amore, procreazione e piacere; non esistevano dunque i veti di culture posteriori, e quest’assenza diede del sesso una visione più sana, senza la morbosità dei Greci e dei Romani o anche della cultura moderna.

Un tale simbolo di fecondità creativa occupò un posto importante nella religione, a partire da Osiride, simbolo della vegetazione e della fecondità della terra, che ancora nei Bassi Tempi è rappresentato disteso e mummiforme, mentre dalle bende sorge il fallo, simbolo dell’energia vitale che sconfigge la morte.

Ben noto è il dio Min, caratterizzato dal fallo eretto, simbolo di fecondità assoluta, ossia della divinità, dell’uomo e della terra; la stessa simbologia passò ad Amon-Min con il sincretismo delle due figure. Ad un livello più umano troviamo di fronte all’immagine di Hathor, a Deir el Bahari, degli ex-voto in forma di modelli di falli in legno e pietra, con cui si voleva pregare la dea di concedere dei figli.

Delle rappresentazioni di unione sessuale si trovano nelle theogamie, ma in questi casi il rapporto fra donna e dio era simbolizzato dalle loro mani allacciate, mentre il dio avvicinava alle narici della donna il simbolo ankh (vita). Nei geroglifici l’immagine del fallo era usata nel segno biconsonatico “mt” e in molte parole come “seme”, “progenitura”, “gloria”, “concubina”. La vulva era rappresentata solo nei simboli geroglifici per “donna”.

Sovente delle dee dell’amore, come Quadesh, o della divina procreazione, come Nut (il cielo che al mattino partoriva il sole) erano rappresentate nude, e il triangolo pubico è trattato con estrema semplicità e purezza, non essendo nè oggetto di particolare rilievo nè di censura.

Nelle pitture egizie la nudità dei giovani appare in tutta la sua semplice purezza; le serve, giovani adolescenti, sono in genere vestite di una semplice centurina che cinge i fianchi come motivo ornamentale, e questo non era che la più semplice normalità. Altro caso è quello di un papiro erotico, conservato al Museo Egizio di Torino, che però è di carattere satirico e non ufficiale; si tratta in effetti di un documento non ufficiale e satirico-erotico in cui le scene sono di gusto goliardico-lupanaresco.

Abitazioni

Tutto quello che è rimasto dell’edilizia egiana consente oggi agli archeologi delle osservazioni molto interessanti. All’esterno della valle del Nilo sono venuti alla luce numerosi insediamenti che ci possono dare una chiara idea dell’urbanesimo sviluppato durante i secoli mentre lungo il Nilo l’elevato tasso di umidità ne ha impedito la conservazione nel tempo.

Dalle varie scoperte si è potuto constatare che le abitazioni variavano nelle dimensioni secondo la crescita della popolazione e della classe sociale a cui il proprietario apparteneva. Per esempio la casa tipo di un funzionario era a più piani: il piano terra era destinato alle attività commerciali, il primo piano veniva utilizzato per il ricevimento degli ospiti mentre il secondo piano era occupato dalle camere da letto ed ai vari alloggi. Generalmente nei piani alti si trovavano le stanze della servitù.

Durante gli scavi a Tel el Amarna sono state portate alla luce varie case amministrative che hanno evidenziato l’esistenza di una vasta area abitativa. Queste case erano caratterizzate da un vasto cortile d’accesso rettangolare a volte occupato anche da una piscina popolata da pesci e da piante acquatiche galleggianti. I muri interni delle abitazioni venivano spesso decorate da affreschi. Al contrario a Deir el Medina le case dei costruttori di tombe era molto semplici e realizzate esclusivamente in mattoni crudi. Le stanze erano molto semplici e di modeste dimensioni. In generale l’arredamento della casa egiziana era molto essenziale: panche, stuoie e letti in vimini con poggiatesta ma solo per i più ricchi. Nelle ore buie per illuminare l’abitazione venivano utilizzate ciotole di ceramica riempite di olio su cui galleggiava uno stoppino in fibra vegetale.

Arredamento
L’arredo, sempre essenziale e mai ingombrante era composto principalmente da vari tipi di sgabelli decorati e da poltrone traforate, con schienale e braccioli decorati in legno oppure ricoperti di metallo lavorato e incrostazioni di pietre pregiate.
La tavola e le varie mensole erano anch’esse di dimensioni molto ridotte anche se numerose e presenti in ogni angolo dell’abitazione. Il vasellame era composto da svariate forme e materiali: dalla pietra come l’alabastro fino ai metalli preziosi alla semplie argilla. Nelle varie camere private, oltre al letto ed agli armadi, si trovavano numerosi cofanetti e utensili che venivano usati per la toeletta personale.

Illuminazione delle case
Va qui ribadito che la maggioranza della popolazione egiziana era composta soprattutto da contadini che seguivano, come in qualsiasi altro posto del mondo, i ritmi della giornata. Per questo, andando a dormire subito poco dopo il tramonto, avevano quindi un uso molto limitato dell’illuminazione. Nei casi più semplici l’illuminazione veniva fornita da lampade ad olio di cui sono stati ritrovati diversi esemplari. Si sa che l’illuminazione dei palazzi era molto più sviluppata e affidata, oltre che alla semplici lampade ad olio, anche a candele e torce. Tuttavia si suppone che anche a palazzo si preferiva non oltrepassare di molto l’orario del tramonto.

Illuminazione nelle Tombe
Le pitture più belle che conosciamo si trovano nelle camere funerarie delle tombe appartenenti Nuovo Regno; se non sono state strappate e trasportate nei musei, è possibile osservarle grazie al raggio di sole che la guida proietta sulle pareti manovrando uno specchio. Questo sistema viene utilizzato per non rovinare le pitture e le tombe con impianti di illuminazione elettrica che, facendo aumentare la temperatura interna, provocherebbero notevoli danni ai dipinti. Oltre a questo è anche un ottimo sistema per affascinare i turisti.
Ci si è chiesti spesso come fossero illuminate le tombe durante i lavori considerando anche che queste, a volte, erano molto profonde. Non di certo venivano utilizzate delle fiamme normali in quanto nelle tombe e sulle pitture non sono state trovate tracce di fumo. La risposta è stata fornita da Jaroslav Cerny che, dopo varie ricerche ed esperimenti, ha scoperto che le tombe furono scavate e dipinte alla luce delle candele di grasso mescolato con natron, candele che non fanno fumo.

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