Epicuro

Scuola epicurea

1. Anche l’epicureismo ebbe origine in Grecia per opera di Epicuro di Samo (342-270 circa a.C.), il quale nel 306, soltanto due anni dopo la venuta di Zenone, venne in Atene, e, acquistati i celebri giardini, vi piantò la sua scuola.
Molte furono le opere scritte da Epicuro, tra cui Massime capitali e un opera Sulla Natura, di cui conserviamo frammenti.

2. In Roma l’epicureismo fu introdotto prima della metà del sec. II a.C.: suo rappresentante più famoso fu T. Lucrezio Caro (se. I a.C.), che scrisse il De rerum Natura.

Pensero

L’epicureismo, a differenza dello stoicismo, non sente il bisogno di un imponente sistema speculativo per giungere a determinare l’ideale del saggio, poichè mira più generalmente al fine, evitando le complicate teorie.
Perciò, pur accettando la tripartizione stoica della filosofia in Logica, Fisica ed Etica, la logica serve di semplice introduzione alla fisica, e la fisica a sua volta di introduzione all’etica.

Logica o canonica,
così detta perchè suo scopo è quello di dare le regole della verità.

1. Nel problema della conoscenza anche l’epicureismo è sensista: ogni conoscenza deriva dalla sensazione.
Anche gli epicurei, come gli stoici, chiamano i concetti anticipazioni o prolessi, per le ragioni già viste.

2. Dato negli epicurei, come presso gli stoici, il carattere sensistico, e quindi soggettivo e mutevole della conoscenza, è naturale che anche preso di essi dovesse avere una grande importanza la ricerca di un sicuro criterio della verità: tale criterio venne posto nell’evidenza (“energheia”) della sensazione.

Fisica
La fisica epicurea ripete sostanzialmente l’atomismo materialistico di Democrito.
Essa si diparte da Democrito solo in un punto, cioè nell’ammettere la parenclisi, cioè una piccola deviazione (clinamen di lucrezio), nella caduta degli atomi.
Democrito aveva detto che gli atomi cadono tutti all’ingiù in linea retta, e intanto si urtano dando origine alle doverse realtà.
Epicuro osserva che ciò non è possibile, se ogni atomo cade in linea retta: occorre ammettere nell’atomo un potere di deviazione dalla linea retta: potere spontaneo, specie di libero arbitrio dell’atomo.
In tal modo Epicuro viene a spezzare il caratteredi perfetta scientificità dell’atomismo meccanico di Democrito, ma rende possibile il salvataggio del libero arbitrio, essendo l’anima pur essa composta di atomi: libero arbitrio che egli riteneva necessario all’ideale di quell’uomo che era proprio dell’epoca, e che non erano riusciti a giustificare neppure gli stoici.

Etica
L’etica epicurea riprende, almeno in parte, l’edonismo della scuola cirenaica.

1. L’uomo – secondo Epicuro – è infelice a causa di alcune false opinioni che la filosofia ha il compito di distruggere, come il timore degli dei e della morte.
Orbene. Gli dei esistono e sono anch’essi fatti di atomi, ma se ne stanno negli intermundii, o spazi vuoti tra mondo e mondo (Epicuro ammette infiniti mondi), completamente calmi e felici, indifferenti alle cose di questo mondo: che se ad esse si interessassero, non potrebbero più essere calmi e falici, cioè non avrebbero più queste loro qualità essenziali.
A riconoscere l’esistenza degli dei, Epicuro fu indotto dal fatto che la fede popolare deve spiegarsi, secondo la sua teoria della conoscenza, con esperienze precedenti.
Quanto alla morte, non è anch’essa da temere, perchè – essendo l’anima composta da atomi, e quindi mortale – finchè siamo noi, non esiste, e quando essa sarà, noi non saremo più.
Distrutti questi pregiudizi, la filosofia prepara l’anima al raggiungimento della felicità.

2. La felicità consiste nell’atarassia, cioè in una soave calma dell’anima.
L’atarassia si raggiunge col vivere secondo piacere, o (poichè al piacere tende la natura degli uomini e degli animali) col vivere secondo natura.
L’etica di Epicuro richiama perciò l’etica di Aristippo; ma l’edonismo ingenuo di quest’ultimo si risolve in Epicuro in un edonismo critico.
Mentre per Aristippo il piacere era un movimento (piacere passeggero, perchè immediato ed attuale); per Epicuro il piacere è una stasi, un riposo (piacere durevole, anche se futuro)donde la necessità di ricorrere alla ragione per una scelta opportuna.
Piaceri durevoli sono innanzi tutto i piaceri spirituali, provenienti dalla cultura, dall’arte, dall’amicizia; e, in secondo luogo, i piaceri fisici e corporei.
Di qui il quadrifarmaco della morale epicurea:
– prendersi quei piaceri che non saranno seguiti da nessuna pena;
– fuggire le pene che non portano con se alcun piacere;
– fuggire i piaceri che possono privarci di un piacere più grande;
– sopportare le pene che ci liberano da pene più grandi, o ci procurano un più grande piacere.

3. In politica l’epicureo, come lo stoico, giunge all’indifferentismo.
Il saggio epicureo è alieno dalla famiglia e dallo Stato (“vivi nascostamente”): dalla famiglia, per la difficoltà di incontrarsi bne con la moglie e per le brighe che procura l’educazione dei figli; dallo Stato per le agitazioni che porta con se la vita politica.
Ma se alieno dalla famiglia e dallo Stato, l’epicureo non è indifferente di fronte l’umanità: egli cerca anzi l’amicizia degli uomini, amicizia che, sorta prima per l’utile reciproco, può finire nell’amore disinteressato dell’amico per l’amico.
In tal modo l’epicureismo, come già lo stoicismo, si libera dell’eccessivo individualismo etico e riesce a raggiungere un principio di universalità.

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