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	<title>Appunti di storia e filosofia</title>
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	<description>Raccolta di riassunti e dispense su storia e filosofia.</description>
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		<title>I sofisti: Protagora e Gorgia</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 19:31:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[greco-romana]]></category>

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		<description><![CDATA[I Sofisti, sfiduciati dai risultati della filosofia presocratica, concludono allo scetticismo: non esiste una verità oggettiva, in cui tutti debbano credere, ma il verisimile (&#8220;eikós&#8221;): « è vero ciò che mi pare ». Essi esercitano per lo più la dialettica non per uno scopo seriamente, speculativo, ma pratico: pronti a sostenere le tesi più opposte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I Sofisti, sfiduciati dai risultati della filosofia presocratica, concludono allo <strong>scetticismo</strong>: non esiste una verità oggettiva, in cui tutti debbano credere, ma il <em>verisimile</em> (&#8220;eikós&#8221;): « è vero ciò che mi pare ».<br />
Essi esercitano per lo più la dialettica non per uno scopo seriamente, speculativo, ma pratico: pronti a sostenere le tesi più opposte per acquistarsi onore e ricchezze.<br />
I Sofisti, per quanto tendano a corrodere e a distruggere in ogni campo del pensiero e della vita (politica, religione, moralità, ecc.), rappresentano anch&#8217;essi un progresso sulla filosofia precedente, perchè introducono un&#8217;<em>indagine critica spregiudicata</em>, e impongono col loro soggettivismo nuovi e gravi problemi alla speculazione filosofica.<br />
Perciò alla sofistica segue, e in certa parte consegue, il periodo più luminoso e maturo della filosofia greca.</p>
<h2>Protagora</h2>
<p><strong>Protàgora</strong> di Abdera (sec. V a. C.), il più grande rappresentante della sofistica.<br />
Aprì una scuola in Atene e fu amico di Pericle e di Euripide. Si dice anzi che leggesse in casa di quest&#8217;ultimo il suo libro <em>Sugli Dei</em>, e, poiché in esso veniva posta in dubbio l&#8217;esistenza dei medesimi, fu bandito da Atene, e il libro bruciato sulla pubblica piazza.<br />
Protagora, partendo dal presupposto che la conoscenza si riduce a pura sensazione, e che questa è sempre un fatto soggettivo, perviene a un <em>relativismo scettico</em>: « <em>L&#8217;uomo è la misura di tutte le cose, delle cose che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono</em> ».<br />
E&#8217; questa un&#8217;energica affermazione del principio della soggettività, instaurato al posto della natura oggettiva, e bene esprime il nuovo indirizzo filosofico.<br />
Ma diverso è il soggettivismo di Protagora dal soggettivismo kantiano e moderno, poiché l&#8217;uomo, di cui parla il filosofo greco, non è l&#8217;uomo universale, realtà permanente ed identica, ma l&#8217;uomo empirico e particolare, realtà estremamente mutevole, che sconvolge, invece di ordine, le nozioni e i valori della vita.</p>
<h2>Gorgia</h2>
<p><strong>Gorgia</strong> di Leontini, in Sicilia (sec. V-IV a. C.).<br />
Si recò nel 427 a. C, ad Atene a capo di un&#8217;ambasceria, per domandare soccorso durante la guerra peloponnesiaca contro i Siracusani, e vi fondò pur egli una scuola.<br />
Compose un&#8217;opera intitolata <em>Del Non-essere, ossia della Natura</em>.<br />
Gorgia perviene ad un <em>nichilismo scettico</em>: &#8221; <em>L&#8217;Essere non esiste; se anche esistesse, non si potrebbe conoscere; se anche si potesse conoscere, non si potrebbe esprimere</em> &#8220;.</p>
<h2>Altri sofisti furono</h2>
<p><strong>Trasimaco di Calcedonia </strong>(sec. V), che fondò pur egli una scuola in Atene, ancor prima che Gorgia vi si stabilisse.</p>
<p><strong>Prodico di Ceo</strong> (sec. V), che fu maestro di Socrate, e scrisse un&#8217;orazione su Ercole al bivio, in cui Ercole, trovatosi a scegliere tra una vita di facili piaceri e una vita di prove aspre e faticose, scelse quest&#8217;ultima</p>
<p><strong>Ippia di Elide</strong> (sec. V), che scrisse un dialogo troiano, in cui Nestore espone il suo programma etico-pedagogico, iniziando alla vita il giovane Neottòlemo, figlio di Achille.</p>
<p><strong>Polo di Agrigento</strong>, discepolo di Gorgia, che nel Gorgia platonico afferma non esservi criterio da distinguere il giusto dall&#8217;ingiusto.</p>
<p><strong>Càllicle</strong>, che nel medesimo dialogo sostiene il princi­pio della giustizia naturale del più forte di fronte all&#8217;artificiosa giustizia sociale (cfr. Nietzsche nell&#8217;epoca moderna).</p>
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		<title>Tommaso Campanella</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 11:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tommaso Campanella (1568-1639), nato a Stilo in Calabria, fu con Giordano Bruno il più grande filosofo del Rinascimento. Compì i suoi studi nell&#8217;Accademia Cosentina, ove ap­prese con entusiasmo il naturalismo di Telesio; apparten­ne come Bruno all&#8217;Ordine domenicano, ma, accusato di cospirare contro il governo spagnolo, fu detenuto per ben 27 anni in carcere, ove scrisse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tommaso Campanella (1568-1639), nato a Stilo in Calabria, fu con Giordano Bruno <em>il più grande filosofo del Rinascimento</em>.<br />
Compì i suoi studi nell&#8217;Accademia Cosentina, ove ap­prese con entusiasmo il naturalismo di Telesio; apparten­ne come Bruno all&#8217;Ordine domenicano, ma, accusato di cospirare contro il governo spagnolo, fu detenuto per ben 27 anni in carcere, ove scrisse la maggior parte delle sue opere.<br />
Uscito dal carcere nel 1626, riparò in Francia, ove ri­cevette aiuti dal Richelieu, e morì a Napoli.<br />
Scrisse il <em>De sensu rerum</em>, la <em>Philosophia realis</em>, la <em>Metaphysica</em>, <em>la Città del Sole</em>, ecc.</p>
<h2>Pensiero</h2>
<p>Campanella, pur muovendo; da Te­lesio, supera il cauto e modesto naturalismo del maestro, fondando un organico e compiuto sistema metafisico.</p>
<ol>
<li>Anche Campanella ammette che la natura è costi­tuita dalla materia e dalla forza; e che la forza si sdoppia nei due contrari di <em>caldo</em> (forza dilatante) e <em>freddo</em> (forza restringente); e, infine, che queste forze materiali sono dotate di sensibilità, e, quindi, che la materia è animata (<em>animismo</em>).<br />
Ma l&#8217;<em>anima</em> non è, come voleva Telesio, materiale: essa è anzi qualcosa di profondamente diverso dalla materia.<br />
Essa non riceve passivamente le impressioni del mon­do esterno, come voleva il rigoroso sensismo telesiano; ma è, oltre che un senso delle cose (<em>sensus additus</em>), an­che senso di sè (<strong>sensus inditus</strong>), e, quando sente le cose, non sente in fondo che sé stessa, cioè le modificazioni che le cose esteriori apportano al suo essere.<br />
L&#8217;anima é perció <em>spiritualità, attività</em>, <strong>autocoscienza</strong>, <em>realtà prima e immediata</em>, dalla quale non si può assolutamente dubitare (<em>cognoscere est esse</em>).<br />
<strong>Con tale dottrina Campanella non solo sor­passa Telesio, ma, ponendo per la prima volta il principio dell&#8217;autocoscienza a base della filosofia, precorre Cartesio e Kant, venendo a battere alle porte della filosofia moderna.</strong></li>
<li>Il principio dell&#8217;autocoscienza serve a Campanella per spiegare il mistero dell&#8217;universo.<br />
Egli parte dal postulato che la <em>natura di tutte le cose è la stessa</em>, per cui basterà all&#8217;uomo penetrare la propria natura per poter penetrare la natura di tutte le cose.<br />
Ora in noi, oltre alla coscienza della nostra esistenza, v&#8217;è la coscienza di potere (<em>potestas</em>), di sapere (<em>sapientia</em>), di volere (<em>amor</em> o impulso a conservarsi e ad espandersi), quindi anche le altre cose, oltre ad essere coscienza di sè (una coscienza attenuata, per l&#8217;intensità delle impres­sioni esterne che sono costrette a subire), sono dotate di potenza, sapienza e amore.<br />
Questi tre caratteri si trovano limitatamente negli es­seri finiti, ma in grado massimo nella divinità: sono le <em>tre &#8220;primalità&#8221;</em>, che Essa riverbera su tutto l&#8217;universo.</li>
<li>Il Campanella trattò anche la politica nella <em>Città del Sole</em>, ove espose il suo ideale di uno Stato a carat­tere naturalistico.<br />
Tale Stato ha per fine il benessere terreno dei cittadini, per cui saranno sfruttate tutte le scoperte e le invenzioni della scienza, nonchè le arti magiche a cui l&#8217;autore crede; non vi si professa la religione cattolica, la ma <em>religione naturale</em>, cioè quella religione che  è naturalmente nel fondo di ogni coscienza umana; vi è abolita la famiglia e la proprietà privata; vi è garantito il lavoro per tutti i cittadini, ecc.<br />
Ma in altri scritti il Campanella abbandona questa utopia, e vagheggia una teocrazia papale a cui tutti i principi temporali dovrebbero sottostare</li>
</ol>
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		<title>Bernardino Telesio</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 11:39:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bernardino Telesio (1500-1588), nato a Cosenza (ove fondò un&#8217;Accademia per lo studio delle scienze naturali), detto da Bacone «il primo degli uomini nuovi», rompe con Aristotele e con la Scolastica in modo radicale e rivoluzionario, elaborando il primo sistema rigorosamente naturalistico. Ciò è palese nel titolo stesso della sua opera maggiore, De rerum natura iuxta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bernardino Telesio (1500-1588), nato a Cosenza (ove fondò un&#8217;Accademia per lo studio delle scienze naturali), detto da Bacone «<em>il primo degli uomini nuovi</em>», rompe con Aristotele e con la Scolastica in modo radicale e rivoluzionario, elaborando il <strong>primo sistema rigorosamente naturalistico</strong>.<br />
Ciò è palese nel titolo stesso della sua opera maggiore, <em>De rerum natura iuxta propria principia</em>, cioè studio del­la natura secondo principi ricavati dalla natura medesi­ma, indipendentemente da ogni autorità o forza sopran­naturale ed occulta.</p>
<h2>Pensiero</h2>
<p>Telesio, ha un concetto <strong>materialistico</strong> dell&#8217;uomo e della natura.</p>
<ol>
<li>La conoscenza umana si riduce ad un <em>rigoroso sensismo</em>: non più l&#8217;opposizione aristotelica di senso e&#8217; di intelletto, ma unicamente senso ed esperienza sensibile.<br />
L&#8217;intelletto non ci dà che sensazioni generiche, e quin­di si riduce in ultima analisi a sensazioni.</li>
<li>La natura è una realtà <em>rigorosamente materiale</em>: non più il dualismo aristotelico di forma e di materia, ma monismo di <em>forza</em> e di <em>materia</em> inseparabili.<br />
La forza si sdoppia nei due contrari di <em>caldo</em> (forza dilatante) e di <em>freddo</em> (forza restringente), che sono sem­pre in lotta tra loro, e dalla cui lotta appunto nascono tutte le cose; ma entrambe queste forze materiali sono do­tate di <em>sensibilità</em>, perché ognuna di esse, per opporre resistenza alla forza contraria, deve poterne sentire la vicinanza.<br />
Telesio ha anzi un concetto <em>animistico</em> della natura: vi è un&#8217;« anima del mondo », che costituisce l&#8217;unità della natura e la pervade in tutte le sue parti.<br />
L&#8217;anima umana è <em>anch&#8217;essa materiale</em>, per quanto com­posta di materia più tenue e più mobile, perché altri­menti le forze materiali non potrebbero agire su di es­sa, provocandone la dilatazione (piacere) e la contrazio­ne (dolore).</li>
<li>Il naturalismo di Telesio si esplica pure nella morale.<br />
Ogni anima umana, come ogni cosa della natura, ten­de a <em>conservare</em> la propria forza, per cui la morale si fonda su tale impulso morale (cfr. poi Bacone e Hobbes).<br />
Virtù sono quelle qualità che concorrono all&#8217;autoconservazione, prima di tutto le virtù sociali (Telesio ammette l&#8217;esistenza di Dio e l&#8217;esistenza di un&#8217;anima).</ol>
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		<title>Nicolò Copernico</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 11:32:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nicolò Copernico (1473-1543), na­to a Thorn, in Polonia, è il famoso sostenitore del siste­ma eliocentrico, che venne ad eliminare il contrasto aristotelico tra regione celeste e regione terrena. Scrisse il De revolutionibus orbium caelestium, con de­dica al pontefice Paolo III; la prima copia stampata gli fu recata sul letto di morte. Pensiero Per giungere alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nicolò Copernico (1473-1543), na­to a Thorn, in Polonia, è il famoso sostenitore del <strong>siste­ma eliocentrico</strong>, che venne ad eliminare il contrasto aristotelico tra regione celeste e regione terrena.<br />
Scrisse il <em>De revolutionibus orbium caelestium</em>, con de­dica al pontefice Paolo III; la prima copia stampata gli fu recata sul letto di morte.</p>
<h2>Pensiero</h2>
<ol>
<li>Per giungere alla sua riforma, Copernico parte da due principi fondamentali.<br />
Uno è quello aristotelico-scolastico della <strong>semplicità della natura</strong>, in base al quale egli afferma che il siste­ma tolemaico, col far girare tutto l&#8217;universo attorno ad un corpo piccolo come la terra e col far descrivere ai pianeti un complicatissimo sistema di epicicli e di eccentrici, è un sistema tutt&#8217;altro che semplice.<br />
L&#8217;altro principio è quello della <strong>relatività della co­noscenza</strong>, in base al quale egli afferma che nulla vale la testimonianza dei sensi contro il sistema eliocentrico, per­ché il moto del sole è solo apparente, come apparente è il moto della terraferma rispetto al viaggiatore che sta sopra una nave.	</li>
<li>Il sistema copernicano consiste nell&#8217;immaginare nel centro dell&#8217;universo il sole, intorno a cui girano tutti i pianeti, compresa la terra: questa, oltre al moto di ri­voluzione intorno al sole, compie un moto di rotazione intorno al proprio asse.<br />
Tuttavia Copernico ammette ancora la <em>limitatezza del­l&#8217;universo,</em> il cui confine è segnato dal cielo delle stelle fisse, che è immobile; e l&#8217;esistenza delle sfere solide e trasparenti, in cui stanno infissi i pianeti.</p>
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		<title>Leonardo Da Vinci</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 11:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leonardo da Vinci (1452-1519), uno dei massimi ingegni che siano mai esi­stiti, fu il primo grande filosofo e scienziato naturalista. Pensiero Leonardo, come filosofo, non scrisse di proposito dei trattati filosofici, ma nei suoi numerosi scritti si trovano sparsi dei pensieri filosofici, che, riuniti insieme, costituiscono un vero e proprio sistema. Egli disprezza il pregiudizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leonardo da Vinci (1452-1519), uno dei massimi ingegni che siano mai esi­stiti, fu <em>il primo grande filosofo e scienziato naturalista</em>.</p>
<h2>Pensiero</h2>
<ol>
<li> Leonardo, <strong>come filosofo</strong>, non scrisse di proposito dei trattati filosofici, ma nei suoi numerosi scritti si trovano sparsi dei pensieri filosofici, che, riuniti insieme, costituiscono un vero e proprio sistema.</li>
<p>Egli disprezza il pregiudizio umanistico che vedeva nell&#8217;antichità classica la base della speculazione filosofi­ca, e afferma che solo l&#8217;<strong>esperienza</strong> è la radice della vera scienza.<br />
E poichè Leonardo ritiene che la realtà, nel suo aspet­to più intimo, è razionalità, proporzione, ordine mate­matico, l&#8217;esperienza viene in lui integrata col <em>metodo deduttivo o matematico</em>, di fronte al quale ogni discus­sione è impossibile.<br />
In Leonardo non v&#8217;è insomma ne puro empirismo ne puro razionalismo, ma un equilibrato contemperamento dell&#8217;uno e dell&#8217;altro, che ritroveremo in Galileo, ma non in Bacone e in Cartesio:</p>
<li>Leonardo, <strong>come scienziato</strong>, scoprì le <em>leggi fon­damentali della meccanica</em> (tra cui il principio di iner­zia), dell&#8217;<em>ottica</em>, dell&#8217;<em>acustica</em>, ecc.; inventò le <em>chiuse a conca</em>, che sono una delle più geniali risorse dell&#8217;inge­gneria moderna; <em>macchine d&#8217;ogni genere</em> a scopo indu­striale (orologio a piombo, bilance, organi, ecc.) e guer­resco (ponti trasportabili, mine sotterranee, bombarde, carri d&#8217;assalto, sottomarini, ecc.); fece studi originali sul <em>volo degli uccelli</em> e sulla <em>locomozione aerea dell&#8217;uomo</em>; si occupò intensamente di <em>anatomia</em>, e scrisse in tale ma­teria diecine di libri, illustrando i suoi scritti con centinaia di perfettissimi disegni.</li>
</ol>
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		<title>Guglielmo di Ockham (Occam)</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 21:33:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[G. di Occam (1280-­1347), anch&#8217;egli inglese e francescano, fu soprannominato il Doctor Invincibilis. La sua vita fu tutta una lotta contro il papato e la scolastica: prese parte alle lotte politico-religiose del suo tempo, sostenendo ardentemente le pretese antipapali di Filippo il Bello e Lodovico il Bavaro, e propugnando l&#8217;indipendenza dello Stato dalla Chiesa (cfr. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>G. di Occam (1280-­1347), anch&#8217;egli inglese e francescano, fu soprannominato il <em>Doctor Invincibilis</em>.<br />
La sua vita fu tutta una lotta contro il papato e la scolastica: prese parte alle lotte politico-religiose del suo tempo, sostenendo ardentemente le pretese antipapali di Filippo il Bello e Lodovico il Bavaro, e propugnando l&#8217;indipendenza dello Stato dalla Chiesa (cfr. poi Rinasci­mento e Machiavelli).</p>
<h2>Pensiero</h2>
<p>L&#8217;Occam non fa che portare alle sue estre­me conseguenze il pensiero del Maestro.<br />
Nei rapporti tra fede e ragione, egli giunge ad affer­mare addirittura la <strong>contraddizione tra fede e ragio­ne</strong>: la Trinità, l&#8217;Incarnazione, l&#8217;Eucarestia, la Creazione, ecc., sono assurdi di fronte alla ragione, ma verità di fronte alla fede (cfr. principio averroistico della <em>doppia verità</em> ).<br />
<em>In tal modo Occam distrugge il fondamento stesso della Scolastica e ne segna la fine, poichè il motivo per cui la Scolastica era sorta era stato appunto la coincidenza tra la fede e la ragione</em>.</p>
<ol>
<li>In metafisica egli risolve la tendenza al concreto e all&#8217;individuale del maestro in pretto nominalismo.<br />
Solo gli individui esistono, gli universali non sono che segni delle cose o «termini», donde il nome di terminismo dato alla sua dottrina.<br />
Ne consegue la negazione del problema dell&#8217;individua­zione, poichè, eliminato l&#8217;universale, è irragionevole cerca­re in qual modo gli universali si individuano.</li>
<li>Anche per Occam, come già per Duns Scoto, l&#8217;in­dividuale è intelligibile, cioè oggetto della nostra cono­scenza intellettuale.<br />
Egli distingue a tale proposito due gradi di conoscenza intellettiva: una conoscenza intuitiva, con la quale co­nosciamo immediatamente gli individui; e una conoscenza astrattiva, con la quale ci formiamo i concetti astratti o universali.<br />
Naturalmente solo la conoscenza intuitiva è conoscen­za concreta e perfetta; la conoscenza astrattiva invece, non corrispondendo gli universali alla realtà delle cose, è conoscenza imperfetta e generica.<br />
Fra le intuizioni sensibili possiede la massima cer­tezza l&#8217;intuizione del proprio io (cfr. S. Agostino), poiché di tutto posso dubitare tranne che della mia autocoscienza.</li>
</ol>
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		<title>Stuart Mill</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 20:32:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Stuart Mill (1806-1873) fu un precoce ammiratore del Bentham e un discepolo del Comte. Scrisse un Sistema di logica induttiva e deduttiva (1843), L&#8217;utilitarismo (1863), ecc. Mill, partendo dal principio che l&#8217;associazione è il fenomeno fondamentale che spiega tutti i fenomeni della nostra vita psichica, afferma che il mondo esterno non è che una semplice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stuart Mill (1806-1873) fu un precoce ammiratore del Bentham e un discepolo del Comte.<br />
Scrisse un <em>Sistema di logica induttiva e deduttiva</em> (1843), <em>L&#8217;utilitarismo </em>(1863), ecc.<br />
Mill, partendo dal principio che l&#8217;<strong>associazione</strong> è il fenomeno fondamentale che spiega tutti i fenomeni della nostra vita psichica, afferma che il mondo esterno non è che una semplice possibilità di sensazioni associate le une alle altre, e l&#8217;io un semplice gruppo di stati di coscienza, per cui ogni distinzione fra il mondo e l&#8217;io, fra la materia e lo spirito, è puramente artificiale, e tutto si riduce, in ultima analisi, a fenomeni di coscienza.<br />
Anche l&#8217;<strong>induzione</strong> non deve essere intesa come un processo logico che dal particolare va all&#8217;universale, ma dal particolare al particolare, mediante le leggi dell&#8217;associazione psicologica.<br />
Mill, nella morale, continua l&#8217;<strong>utilitarismo del Bentham</strong>, ma mentre questi considerava come movente dell&#8217;azione un sentimento egoistico (Mill definisce la morale di Bentham &#8220;degna soltanto di porci&#8221;!), egli afferma che bisogna badare non soltanto alla <em>quantità</em> del piacere, ma anche alla <em>qualità</em> (&#8220;Val meglio essere un Socrate malcontento che un porco rimpinzato&#8221;), e che il movente dell&#8217;azione, per la constatata coincidenza dell&#8217;utilità nostra con l&#8217;utilità altrui, si è trasformato da un primitivo egoismo in un sentimento altruistico e disinteressato.</p>
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		<title>San Tommaso d&#8217;Aquino</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/san-tommaso/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 20:28:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vita e opere S. Tommaso, soprannominato il Dottor Angelicus per l&#8217;acutezza della mente non meno che per la santità dei costumi, fu il più grande rappresentante della Scuola domenicana e di tutta la filosofia scolastica. Nacque nel Castello di Roccasecca, presso Aquino, nel Regno di Napoli, da nobilissima famiglia, circa il 1225. Ebbe la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Vita e opere</h2>
<p>S. Tommaso, soprannominato il <em>Dottor Angelicus</em> per l&#8217;acutezza della mente non meno<br />
che per la santità dei costumi, <em>fu il più grande rappresentante della Scuola domenicana e di tutta la filosofia scolastica</em>.<br />
Nacque nel Castello di <em>Roccasecca</em>, presso Aquino, nel Regno di Napoli, da nobilissima famiglia, circa il 1225.<br />
Ebbe la sua prima educazione nel vicino monastero di Monticassino, e poi all&#8217;Università di Napoli.<br />
Entrato ancora giovane nell&#8217;ordine domenicano, fu inviato a studiare a Parigi, e poi a Colonia alla scuola del domenicano <strong>Alberto Magno</strong> (1206-1280), il quale, così soprannominato per la vastità della cultura, ebbe il grande merito di <em>preparare l&#8217;immenso materiale ela­borato poi dal discepolo</em>.<br />
Dal 1252 al 1259 insegnò filosofia e teologia all&#8217;<em>Uni­versità di Parigi</em>, dove sostenne valorosamente con gli scritti la lotta contro gli avversari dell&#8217;insegnamento dei religiosi, capitanati dal rettore dell&#8217;Università, Guglielmo di Sant&#8217;Amore.<br />
Chiamato in Italia, fu addetto per molti anni alla corte pontificia, ed insegnò a Roma e a Bologna; fu poi di nuovo a Parigi, dove combatté l&#8217;averroismo di <em>Sigieri di Brabante</em>, anch&#8217;egli professore nella medesima Uni­versità ed infine a Napoli, dove fu chiamato da Carlo d&#8217;Angiò.<br />
Nel 1274, mentre si recava per volere del Papa al Con­cilio di Lione, si ammalò per via a Fossanova, e morì.</p>
<p><strong>Opere</strong><br />
S. Tommaso scrisse moltissime opere, tra cui principalmente le due <em>Summae</em>, che costituiscono per sé sole una mole imponente:</p>
<ul>
<li><em>Summa contro Gentiles</em>, apologia della verità della fede cristiana, diretta principalmente contro gli Arabi.</li>
<li><em>Summa Theologiae</em>, capolavoro di S. Tommaso e di tutta la scolastica, vera enciclopedia del sapere filosofico e teologico di quei tempi.</li>
</ul>
<p>E&#8217; divisa in tre parti, che taluni scrittori distinguono rispettivamente col nome di <em>naturale, morale e sacramentale</em>: la prima tratta infatti della natura di Dio e delle creature; la seconda dell&#8217;etica generale e speciale; la ter­za (incompiuta) dei Sacramenti.<br />
Altre opere non meno notevoli sono il <em>De unitate intellectus contra Averroistas</em>, scritto specialmente contro Sigieri di Brabante; il <em>De regimini principum</em>, in 4 libri, di cui però solo i primi due autentici; il <em>Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo</em>; commenti a molti libri di Aristotele, ecc.</p>
<h2>Pensiero</h2>
<p>La filosofia di S. Tommaso si può con­siderare come il <strong>più grande tentativo di fondere Aristotele, con i principi filosofici del Cristiane­simo</strong>.<br />
Essa è sostanzialmente analoga all&#8217;aristotelica, salvo talune modificazioni più o meno notevoli, dovute alle nuove dottrine cristiane.<br />
Perciò la filosofia tomista, riprendendo e continuando l&#8217;intellettualismo aristotelico, tende a riaffermare i <strong>diritti della ragione sulla fede</strong>, dell&#8217;intelletto sulla volontà.<br />
Filosofia e teologia sono <em>due scienze distinte</em> anche quando si occupano dei medesimi oggetti perché la teologia si fonda sulla Rivelazione divina, mentre la filoso­fia si fonda sul <em>lume naturale della ragione</em>.<br />
Tuttavia esse non possono mai contraddirsi, perché tanto, la ragione che la Rivelazione sono fonte di verità, e una verità non può mai contraddire, ad un&#8217;altra.<br />
Teologia e filosofia hanno però rapporti vicendevoli: la teologia con l&#8217;autorità della parola divina conferma e aiuta la ragione, la filosofia a sua volta aiuta la teologia per dimostrare certe verità preliminari della medesima, come l&#8217;esistenza di Dio, ecc.</p>
<h2>Metafisica</h2>
<ol>
<li>TEORIA DELLA SOSTANZA. &#8211; S. Tommaso accoglie la dottrina aristotelica della <strong>sostanza-sinolo</strong> (<em>materia e forma, potenza ed atto, quattro cause</em>, ecc.), ma la rende più completa mediante la solu­zione da lui data al <em>problema degli universali</em> e a quello conseguente del <em>principium individuationis</em>.<br />
Quanto al <strong>problema degli universali</strong>, S. Tommaso giunge ad una soluzione conciliativa, affermando con Aristotele che degli universali esistono <em>in re</em>, cioè nelle cose, e <em>post rem</em>, nella mente umana, che li ricava per astrazione dalle cose medesime (<em>nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu</em>); ma aggiungendo con Platone che gli universali esistono anche <em>ante rem</em>, cioè nella mente di Dio, come modelli ideali delle cose, di cui Dio si valse all&#8217;atto della creazione.<br />
Di qui le famose definizioni della verità come <em>corri­spondenza</em> di oggetto conosciuto e soggetto conoscente (<em>adaequatio rei et intellectus</em>), in cui trova formulazione esplicita e compiuta il presupposto dualistico di tutto l&#8217;intellettualismo precedente.<br />
Quanto al <strong>principium individuationis</strong>, egli afferma che esso non può consistere nella materia indeterminata ed omogenea, come sosteneva Aristotele: la materia in­determinata ed omogenea non può dar luogo alla eteroge­neità degli individui, ma solo la <em>materia signata</em>, cioè determinata nel tempo e nello spazio (<em>hic et nunc</em>).<br />
Tale materia, per quanto in se non differisca da un&#8217;al­tra materia, assume, per la sua collocazione nel tempo e nello spazio, una differenza specifica, dando luogo alla molteplicità degli individui.<br />
Soltanto negli individui composti di sola sostanza spi­rituale, cioè nelle sostanze angeliche, il principio di individuazione non è dato dalla materia di cui sono pri­ve, ma dalla forma stessa: ogni angelo è una specie a se.</li>
<li> TEOLOGIA. &#8211; Nel problema teologico, S. Tommaso accoglie la dottrina aristotelica del <em>Motore immobile</em>, ma rende più compiuta la dimostrazione dell&#8217;esistenza e della natura di Dio, secondo i nuovi concetti di Dio-Creatore e Dio-Provvidenza fatti valere dal Cristianesimo.<br />
Coerente al suo principio che <em>nihil est in intelletti quod prius non furetti in sensu</em>, S. Tommaso rinnega l&#8217;argomento ontologico (a priori) di S. Anselmo, e ricorre ad <em>argomenti esclusivamente cosmologici (a poste­riori)</em>, che, per essere in numero di cinque, prendono il nome di <strong>Cinque Vie</strong>:
<ol>
<li><em>argomento relativo al moto delle cose</em> (cfr. già Aristotele). &#8211; Ogni mutamento suppone un mutamento pre­cedente, ma non si può ammettere un mutamente all&#8217;in­finito: dobbiamo quindi fermarci a un primo Motore im­mobile.</li>
<li><em>argomento relativo all&#8217;efficienza delle cose</em>. &#8211; Ogni effetto suppone una causa, ma non si può ammettere una serie di effetti e di cause all&#8217;infinito: dobbiamo quindi fermarci a una Causa Prima non causata, a una Causa sui, Dio.</li>
<li><em>argomento relativo alla contingenza delle cose</em>. &#8211; Ogni cosa che riceve la propria esistenza da un&#8217;altra (es. la materia), è contingente, cioè condizionata, ma non si può ammettere una serie di condizionati e condizionanti all&#8217;infinito: dobbiamo quindi fermarci a un Essere in­condizionato e necessario, che per esistere non ha bisogno d&#8217;altro.</li>
<li><em>argomento relativo, ai gradi di perfezione delle cose</em>. &#8211; Le cose hanno più o meno di perfezione, cioè di essere: esiste dunque un Ens realissimum, che ha conferi­to ad esse l&#8217;esistenza e la perfezione.</li>
<li><em>argomento relativo all&#8217;ordine dell&#8217;universo</em>. &#8211; L&#8217;u­niverso rivela una finalità intelligente: dunque non può essere opera del caso, ma di una Intelligenza provvidenziale.<br />
S. Tommaso non ammette poi la teoria aristotelica della eternità del mondo, per quanto dichiari che tale concetto non è contrario alle verità di ragione: il mondo è stato creato dal nulla, ed ha avuto origine nel tempo, perché così ci è attestato dalla Rivelazione.</li>
</ol>
</li>
</ol>
<h2>Fisica</h2>
<p>Nella fisica S. Tommaso accoglie la dottrina aristotelica della <strong>gerarchia finalistica dell&#8217;universo</strong>.<br />
La natura, sospinta dalla sua immanente finalità, ten­de a svilupparsi in forme sempre più alte e perfette: si ha una gerarchia di sostanze, che va da quelle inorganiche a quelle organiche e all&#8217;anima umana.</p>
<h2>Psicologia</h2>
<p>Nella psicologia S. Tommaso accoglie so­stanzialmente la dottrina aristotelica dell&#8217;anima come <strong>forma</strong> (o <strong>entelechia</strong>) <strong>di un corpo organico</strong> e come <strong>unità di anime distinte</strong> (vegetativa, sensitiva, intellet­tiva), come pure la dottrina dell&#8217;<strong>intelletto passivo</strong> e dell&#8217;<strong>intelletto attivo</strong>, ma vi apporta alcune notevoli modificazioni, al fine di salvare l&#8217;immortalità individuale dell&#8217;anima, tanto compromessa in Aristotele e nell&#8217;averroismo.<br />
L&#8217;intelletto passivo, che produce la <em>specie intelligibile espressa</em> (o concetto), è l&#8217;intelletto in quanto <em>può intendere</em> l&#8217;universale contenuto nel particolare sensibile; ma, in quanto semplice possibilità d&#8217;intendere, non può pas­sare all&#8217;atto se non sotto lo stimolo di un oggetto intelli­gibile in atto.<br />
L&#8217;intelletto attivo, che produce la <em>specie intelligibile impressa</em>, è l&#8217;intelletto in quanto<em> rende intelligibile (per astrazione)</em> l&#8217;universale contenuto nel particolare sensibile, e, resolo in tal modo intelligibile, lo presenta all&#8217;intelletto passivo, che, sotto tale stimolo, passa all&#8217;azione, produ­cendo la « specie intelligibile espressa ».<br />
Esso &#8211; secondo la ben nota immagine aristotelica &#8211; è come la luce che agisce sui colori, i quali nell&#8217;oscurità esistono soltanto in potenza, facendoli passare dalla po­tenza all&#8217;atto.<br />
S. Tommaso afferma inoltre:
<ul>
<li><em>l&#8217;unità dell&#8217;intelletto passivo e dell&#8217;intelletto attivo con l&#8217;anima umana</em>, contro il concetto di separazione af­fermato in vario modo da Aristotele e dall&#8217;averroismo: in tal modo è garantita l&#8217;immortalità non soltanto all&#8217;intelletto attivo e passivo, ma a tutta quanta l&#8217;anima umana individuale.</li>
<li><em>la sostanzialità o sussistenza dell&#8217;anima</em> anche separata dal corpo, mentre Aristotele concepiva l&#8217;anima come forma del corpo e quindi mortale come questo: in tal modo è garantita l&#8217;immortalità dell&#8217;anima, che, morto il corpo, può sopravvivere. (Rimane tuttavia in S. Tommaso un residuo dell&#8217;entelechia aristotelica: l&#8217;anima può vivere separata dal corpo, ma di fatto poi essa tende, quasi per un&#8217;abitudine contratta mentre stava nel<br />
corpo, a ricongiungersi con questo, e perciò si crea una corporeità ideale fino al giorno del Giudizio, in cui si unirà definitivamente al suo corpo.)</li>
</ul>
<p>La dottrina tomistica relativa all&#8217;anima fu accolta dalla Chiesa contro quella averroista; e fu tale la fama di que­sta vittoria ottenuta sul commentatore arabo, che a Firen­ze in S. Maria Novella un pittore rappresentò l&#8217;Aquinate col vinto avversario prostrato ai piedi.</p>
<h2>Etica</h2>
<p>In etica S. Tommaso accoglie la dottrina aristotelica delle <em>quattro virtù cardinali</em>, ma vi aggiunge quella delle <strong>tre virtù teologali</strong>, proprie della morale cristiana; ed afferma che, a causa del peccato originale, è necessaria la <em>Grazia divina</em> per l&#8217;acquisto della virtù.<br />
Nel <em>problema del male</em> S. Tommaso si avvicina a S. A­gostino: il male non è opera di Dio, ma della libera volontà dell&#8217;uomo: esso non è una realtà, ma un difetto di realtà, una privazione, un non-essere, un vuoto che la volontà dell&#8217;uomo fa in sè per propria libera determi­nazione.<br />
Dio lo permette, perchè altrimenti le creature non sa­rebbero libere, e perchè anche dal male egli sa trarre il bene, per i fini supremi della creazione.</p>
<h2>Politica</h2>
<p>Anche in politica S. Tommaso accoglie in genere le dottrine aristoteliche, ma mentre per Aristotele il fine supremo era lo Stato, per S. Tommaso è la Chiesa.<br />
Ne consegue che lo Stato, pur mantenendosi autono­mo e sovrano nelle materie civili e politiche, deve esse­re subordinato alla Chiesa nelle materie morali e spiri­tuali: <em>potestas saecularis subditur spirituali sicut, corpus animae</em> (Summa Theol. II-II, 60, 6, ad. 3).<br />
La miglior forma di governo è per S. Tommaso, teo­ricamente, la monarchia temperata con elementi aristo­cratici e democratici.</p>
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		<title>Sant&#8217; Anselmo d&#8217;Aosta</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 20:05:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vita e opere S. Anselmo d&#8217;Aosta (1033-1109), vescovo di Canterbury, soprannominato, per la sua calda religiosità e l&#8217;altezza dell&#8217;ingegno, Agostino redivivo, fu il più importante pensatore della Scolastica in questo periodo. Scrisse molte opere, tra cui più importanti il Monologium (o soliloquio), il Proslogium (o discorso dell&#8217;a­nima a Dio), il De veritate, il De libero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Vita e opere</h2>
<p>S. Anselmo d&#8217;Aosta (1033-1109), vescovo di Canterbury, soprannominato, per la sua calda religiosità e l&#8217;altezza dell&#8217;ingegno, <em>Agostino redivivo</em>, fu il <em>più importante pensatore della Scolastica in questo periodo</em>.<br />
Scrisse molte opere, tra cui più importanti il <em>Monologium</em> (o soliloquio), il <em>Proslogium</em> (o discorso dell&#8217;a­nima a Dio), il <em>De veritate</em>, il <em>De libero arbitrio</em>, il <em>De fide Trinitatis</em> (contro Roscellino), il <em>Cur Deus homo?</em> ecc.</p>
<h2>Pensiero</h2>
<p>S. Anselmo, al contrario di Scoto Eriugena, assegna il primato alla fede sulla ragione (<em>crede ut intelligas</em>); ma nei suoi scritti accentua più l&#8217;elemento <em>intelligere</em> che non quello del <em>credere</em>.<br />
La parte più importante della filosofia di S. Anselmo è quella riguardante la <strong>dimostrazione dell&#8217;esistenza di Dio</strong>.<br />
Nel <em>Monologio</em> egli ricorre all&#8217;<em>argomento cosmologico</em>: vi sono gli esseri contingenti, dunque vi è un essere necessario che li giustifica.<br />
Ma poiché tale prova non è valida se non presuppone l&#8217;esistenza di questi esseri contingenti (argomento <em>a posteriori</em>), S. Anselmo si propose di trovare un argomento che non avesse bisogno di alcun presupposto (<em>a priori</em>), cioè un argomento che dal concetto stesso di Dio facesse scaturire necessariamente l&#8217;esistenza di Dio.<br />
Nel <em>Proslogio</em> è esposto tale argomento, che, per essere fondato sul concetto o essenza di Dio, fu detto <em>ontologico</em>: lo stesso ateo, pronunciando la parola Dio, se sa quello che dice, deve avere il concetto di un essere del quale non si può pensare uno maggiore (<em>quo maius cogitari nequit</em>); ma se questo essere esistesse soltanto come pensiero e non anche come realtà, ne verrebbe l&#8217;assurdo che sopra di lui se ne potrebbe pensare un altro maggiore, il quale fosse ad un tempo e nel pensiero e nella realtà. Dunque l&#8217;essere, di cui non si può pensare uno maggiore, esiste realmente.<br />
Questo argomento è assai significativo come espressione tipica del realismo medioevale, ma ha il torto di <em>confondere l&#8217;ordine ideale con l&#8217;ordine reale</em>: concepire un essere il più grande possibile, e come tale implicante l&#8217;esistenza, non è affermare l&#8217;esistenza oggettiva di questo essere.<br />
Perciò già il <em>monaco Gaunilone</em>, contemporaneo di Anselmo, nel suo <em>Liber pro insipiente</em>, impugnava la validità di tale argomento, fingendo di prendere le difese dell&#8217;ateo: ammesso il principio che si possa concludere dal pensiero all&#8217;essere, allora, immaginando ad es. un&#8217;isola perfettissima, quest&#8217;isola dovrebbe esistere.<br />
Anselmo cercò di difendersi, rispondendo che l&#8217;obbiezione di Gaunilone poteva valere contro la dimostrazione dell&#8217;esistenza di qualsiasi essere, ma non contro quella dell&#8217;essere maggiore di tutti; ma tale difesa non era che una ripetizione del medesimo argomento ontologico, fatta sotto altra forma.</p>
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		<title>Charles Darwin</title>
		<link>http://www.storiafilosofia.it/darwin/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 21:42:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[moderna]]></category>

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		<description><![CDATA[Carlo Darwin (1805-1882) è il celebre ideatore della teoria dell&#8217;evoluzione. Scrisse l&#8217;Origine delle specie per selezione naturale (1859); Le variazioni degli animali e delle piante (1868), ecc. Darwin afferma che le specie superiori, in base al principio della selezione naturale (che gli venne suggerito dalla selezione artificiale praticata dagli allevatori per il miglioramento delle specie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Carlo Darwin</strong> (1805-1882) è il celebre ideatore della <strong>teoria dell&#8217;evoluzione</strong>.<br />
Scrisse <em>l&#8217;Origine delle specie per selezione naturale</em> (1859); <em>Le variazioni degli animali e delle piante</em> (1868), ecc.<br />
Darwin afferma che le specie superiori, in base al principio della <strong>selezione naturale</strong> (che gli venne suggerito dalla selezione artificiale praticata dagli allevatori per il miglioramento delle specie animali), derivano per evoluzione dalle specie inferiori.<br />
La selezione naturale si basa su alcuni principi, di cui i principali sono:</p>
<ul>
<li> <em>la lotta per la vita</em>, derivata dalla sproporzione (già constatata da Malthus) tra l&#8217;aumento della popolazione secondo un rapporto geometrico, e l&#8217;aumento dei mezzi di sussistenza secondo un rapporto aritmetico, per cui gli individui, data la difficoltà di procurarsi i mezzi di sussistenza, sono spinti verso la lotta reciproca.</li>
<li><em>l&#8217;eredità</em>, per i discendenti ereditano le qualità degli ascendenti.</li>
<li> <em>l&#8217;adattamento</em>, per cui gli esseri viventi vanno soggetti a delle variazioni accidentali a seconda dell&#8217;ambiente in cui vivono: se queste variazioni sono vantaggiose, gli esseri che le subiscono si trovono in condizioni favorevoli per vincere la lotta per la vita, e trasmetteranno queste qualità vantaggiose ai loro discendenti in modo da promuovere un progressivo perfezionamento della specie.</li>
</ul>
<p>In tal modo, secondo Darwin, anche l&#8217;uomo attraverso la selezione naturale si sarebbe evoluto dalle forme inferiori fino alla coscienza.</p>
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