Germani: la riforma protestante

Guerre religiose

La Riforma protestante fu il prodotto della combinazione degli ideali spirituali di Martin Lutero e delle ambizioni secolari dei principi tedeschi. A Massimiliano succedette nel 1519 Carlo V, cui spettò il compito di mantenere l’unità e il controllo di un impero nel pieno dello scisma protestante e del particolarismo tedesco.
Inizialmente, le istanze riformiste si legarono a rivendicazioni di carattere sociale ed economico che sfociarono spesso in scontri violenti (guerra dei contadini, 1524-1526).
Lutero non voleva tuttavia confondere le questioni religiose con quelle secolari; egli incitò i principi a reprimere ogni insurrezione. I contadini persero tutti i loro tradizionali diritti e i principi fondarono chiese di stato, mantenute con le rendite delle terre confiscate alla Chiesa, amministrate da un clero cui era permesso sposarsi.
In questa prima fase, la rottura con Roma non sembrava inevitabile: Carlo V, impegnato in guerre lontane, era intenzionato a mantenere la pace nei territori dell’impero. Alla Dieta di Augusta (1530) luterani e cristiani riformati non si dimostrarono disposti ad alcun compromesso, e anche i principi e il papa delusero la speranza di Carlo di risolvere la disputa con un concilio. Disperando di riuscire a comporre la controversia pacificamente, Carlo guidò le sue truppe contro i principi protestanti e le città della Lega di Smalcalda (1531), sconfiggendoli nella battaglia di Mühlberg (1547). Egli fu tuttavia costretto ad accettare il compromesso della pace di Augusta (1555) che riconosceva il luteranesimo (ma non il calvinismo) e conferiva ai principi il diritto di scegliere la religione del loro territorio.
Carlo abdicò nel 1556: il titolo imperiale e i territori tedeschi passarono al fratello Ferdinando e i domini spagnoli al figlio Filippo, futuro Filippo II di Spagna.
Mentre Ferdinando I e il figlio Massimiliano II erano impegnati a difendersi dalla minaccia dell’invasione turca, il protestantesimo si diffuse rapidamente in Germania, nonostante i principi riaffermati dalla Controriforma a difesa della tradizione cattolica e contro la riforma protestante; i Gesuiti fondarono numerosi centri nelle città tedesche, facendo con successo opera di proselitismo.
La tensione tra protestanti e cattolici crebbe: i primi si riunirono sotto la guida dell’elettore palatino Federico IV nell’Unione evangelica (1608) mentre, nel 1609, Massimiliano I di Wittelsbach, duca di Baviera, raccolse i principi cattolici nella Lega cattolica, dotata anch’essa di un esercito proprio. L’imperatore Rodolfo II, figlio di Massimiliano II, fu costretto ad abdicare in favore del fratello Mattia, cui successe il nipote, Ferdinando II d’Asburgo. Nel contempo, la Francia cattolica era determinata a non lasciarsi sopraffare dagli Asburgo; anche Inghilterra, Olanda e protestanti si opponevano a una forte dinastia asburgica mentre la Danimarca e la Svezia ambivano a dominare il Baltico. Approfittando delle lotte interne tra gli stati tedeschi, tutti questi paesi avanzarono pretese in Germania, facendone il teatro di una guerra europea di proporzioni devastanti (guerra dei Trent’anni, 1618-1648).
I conflitti iniziarono nella Boemia protestante, che rifiutò di accettare il cattolico Ferdinando II come re e futuro imperatore; nel 1618 i cechi costituirono un proprio governo, scegliendo come re l’elettore protestante Federico V del Palatinato, ma Ferdinando sconfisse le forze boeme nella battaglia della Montagna Bianca (1620) e restaurò il cattolicesimo con la forza.
I principi protestanti si opposero quindi alla presenza di truppe spagnole in Germania e diedero il loro sostegno a Cristiano IV di Danimarca che, sostenuto dagli olandesi e dagli inglesi, invase la Germania nel 1625, dando inizio a una nuova fase della guerra, conclusa con la sconfitta di Cristiano e con l’emanazione da parte di Ferdinando dell’Editto di restituzione (1629), che imponeva la restituzione di tutte le proprietà della Chiesa cattolica confiscate dai protestanti a partire dal 1552.
Una terza fase della guerra si aprì quando Gustavo II Adolfo di Svezia invase la Pomerania come paladino dei principi protestanti. La guerra si prolungò per anni, con le due armate contrapposte che devastavano le campagne senza riuscire a ottenere vittorie decisive; nel 1635 fu dichiarato l’armistizio e l’Editto di restituzione fu revocato.
Oltre agli svedesi anche i francesi, guidati dal cardinale Richelieu, erano determinati a sottomettere gli Asburgo. In una quarta fase della guerra iniziarono perciò a sovvenzionare l’esercito svedese perché continuasse l’offensiva mentre le loro truppe attraversavano il Reno. Dovettero trascorrere altri tredici anni di guerra perché l’imperatore Ferdinando III e i principi deponessero le armi.
Con la pace di Vestfalia (1648), venne riconosciuta la sovranità e l’indipendenza di ogni stato del Sacro romano impero, togliendo così ogni effettivo potere alla stessa autorità imperiale; fu stabilito inoltre che la religione di ciascuno stato tedesco dovesse essere decisa dal principe dello stato stesso. In materia religiosa venne confermato lo status quo: i possedimenti degli Asburgo, così come il sud e l’ovest della Germania, restavano cattolici e i protestanti (la cui fede otteneva il riconoscimento ufficiale) avrebbero potuto mantenere le terre acquisite.
Alla fine del lungo conflitto la Germania aveva perduto circa un terzo della sua popolazione, decimata dalla guerra, dalla fame o dalla peste e le perdite materiali furono enormi e disastrose.

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