Heidegger Martin

Martin Heidegger (1889-1976) è il massimo rappresentante dell’esistenzialismo europeo. Professore universitario ha legato la sua vita al nazismo.
Un giorno, mentre scartabellava nella biblioteca dell’università, trova delle opere interessantissime di Kierkegaard. E’ infatti a Heidegger che si deve la riscoperta di Kierkegaard e del suo pensiero filosofico.
Per Heidegger questa scoperta fu fondamentale perché secondo lui, Kierkegaard è riuscito a capire l’uomo nella sua categoria fondamentale: la possibilità; infatti la vita dell’uomo è caratterizzata dall’angoscia (sentirsi abbandonati nel mondo). Questo aspetto sarà la caratteristica fondamentale dell’esistenzialismo.
Questa corrente si basa sull’analisi dell’esistenza umana. Quindi l’esistenzialismo è quella corrente che ha come oggetto l’esistenza, sullo studio di questa, incidono il pensiero di Husserl, Kierkegaard, Nietzsche (per l’interpretazione della vita come irrazionalità), +Pascal (che parla dell’uomo visto come canna al vento), ma anche scrittori come Dostoieski e Kafka.
I caratteri principali dell’estetismo sono: interpretare l’esistenza umana come “abbandonata nel mondo” e vedere la ragione ùnell’interpretazione “apofantica” di Husserl.
Questo movimento si sviluppa nel periodo compreso tra le due guerre; in Italia come rappresentanti avremo Abbagnano ed Enzo Paci.
Le opere fondamentali per Heidegger sono “Essere e tempo” e “Cos’è la metafisica”.

Prima fase del suo pensiero
Egli affermava che l'”Essere” per ciascuno di noi è sempre un “Esserci” = Dasein (non esistere il mio essere ma un essere nel mondo).
Noi possiamo essere in due modi nel mondo:
Con angoscia “vita autentica” essere abbandonati nel mondo, non avere alcuna certezza, vita abbandonata nell’indeterminato.
Con cura “vita inautentica” ci prendiamo “cura” di qualsiasi cura per non pensare all’angoscia; ci creiamo tanti pensieri.
Però questa è una vita inautentica perché non ci riporta al nostro vero essere. Caratteristica di questa vita inautentica è la “chiacchiereta” = vuoto (parlare a vuoto, parlare di niente, di cose vuote).
La vita autentica invece ci dovrebbe fare capire la nostra vera condizione, che è quella di esseri abbandonati nel mondo. L’angoscia è modalità di presenza nel nulla, comporta il delineare la nostra esistenza che è “vivere per la morte“: la morte è l’unica nostra vera certezza; “Noi camminiamo, ma dove conducono i nostri passi? Da nessuna parte, solo verso la morte”.
Se ci divertiamo, se lavoriamo, se facciamo qualsiasi cosa, allora stiamo conducendo una vita non autentica perché ci discosta dal nostra +vero essere che è la morte.
Però, si può passare tutta la vita pensando solo alla morte, senza far nulla per non condurre una vita inautentica? E’ impossibile vivere così e ognuno quindi si dà da fare.
Allora Heidegger afferma: “La morte è lo scacco del nostro esistere”. Se io tutta la vita conduco un’esistenza inautentica, qual è allora il mio momento autentico? Solo la Morte. Ma io non ci sono più nel momento della morte, ma in effetti è il momento della morte, ma in effetti è il momento in cui io ci sono veramente.
“Quindi io sono nel momento in cui non sono” che cosa sono allora io? Nella mia solitudine esistenziale il vero essere è la morte.

Seconda fase del suo pensiero
Ma per scoprire l’essere di ognuno di noi, in questa seconda fase, lui delinea una via alternativa. Durante questo periodo Heidegger scopre Holderlin e la poesia (linguaggio dell’essere e l’uomo è il custode della casa dell’essere. Quindi la poesia è l’espressione del nostro essere. (Ogni manifestazione dell’uomo è poesia). L’uomo con la poesia esprime la sua esistenza. Ognuno di noi si deve sentire custode di se stesso, della sua poesia. L’uomo deve cercare di valorizzare la sua propria vita : il valore della sua vita è fare poesia (linguaggio come poesia).
Il nostro valore è la ricerca dell’essere come linguaggio poetico. “La poesia è il linguaggio dell’essere l’uomo è il custode della casa dell’essere”. Tutti noi possiamo fare poesia perché è espressione del nostro essere. L’uomo deve cercare di valorizzare la propria vita. Il valore dell’uomo è il linguaggio ed egli se ne deve fare custode.
La tecnica via via uccide l’uomo che diviene oggetto della tecnica. Il tempo per Heidegger è l’orizzonte dell’essere (è una linea non definitiva).
Nei momenti conclusivi del suo pensiero fece degli attacchi a ciò che succedeva intorno a lui. Fu sconvolto dalla scienza e dalla tecnica (in questo periodo si crea la bomba atomica). Lui fa delle riflessioni sui prodotti che si stavano realizzando in senso critico: ha paura del valore che sta assumendo la tecnica la quale si è ormai inserita in tutti i campi della vita.
La tecnica per Heidegger uccide l’uomo perché sposta lo sguardo dal problema esistenziale dell’uomo alla scienza.

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