Hobbes

Vita e opere

Tommaso hobbes nacque a Malmesbury nel 1588.
Egli visse durante il periodo della prima rivoluzione inglese (Cromwell) e della Restaurazione (Stuart), ciò molto influì sul suo pensiero politico.
Durante la rivoluzione, resosi inviso per le sue dottrine favorevoli al dispotismo, fu costretto ad esulare in Francia, ove fu precettore di Carlo II Stuart, ma dovette lasciare anche questo ufficio per l’empietà dei suoi scritti.
Viaggiò in Italia e in Francia, ove ebbe modo di conoscere Galilei e le dottrine di Cartesio, ciò molto influì sul suo pensiero filosofico.
Tra le sue opere ricordiamo: Della Natura umana, Elementa philosophiae, trattati filosofici; De corpore politico, De cive, e specialmente Leviathan (1651), trattato politico.

Pensiero

Hobbes è l’immediato continuatore di Bacone, del quale fu discepolo ed amico: egli estende l’applicazione del metodo induttivo-sperimentale di Bacone, dal campo scientifico a quello morale e politico.

Filosofia e morale
Nel trattato Della natura umana egli spinge alle estreme conseguenze la dottrina di Bacone, risolvendo l’empirismo in schietto materialismo.
Non esistono che corpi materiali in continuo movimento; e tutti i fenomeni che si producono nei corpi si spiegano col movimento (meccanicismo).
Le nostre conoscenze si riducono a sensazioni o a sensazioni trasformate: le sensazioni non sono che movimenti dei corpi, che si ripercuotono sui nostri sensi (sensismo, nominalismo).
Se questi movimenti sono favorevoli alla vita, producono il piacere; se sfavorevoli, il dolore: il piacere è perciò il bene, il dolore è il male.
La volontà non è altro che un movimento prodotto da una sensazione piacevole, e la libertà è il potere di eseguire questo movimento, cioè l’assenza di movimenti contrari (determinismo).
Ne consegue che l’istinto fondamentale dell’uomo è quello del piacere, cioè l’egoismo; anche l’altruismo è un modo di manifestarsi dell’egoismo.

Politica
Nel trattato Leviathan, Hobbes si fa uno dei più importanti sostenitori dell’assolutismo.
Contro il principio aristotelico-scolastico che l’uomo è per natura un animale socievole, egli afferma che l’uomo è per natura egoista, e quindi in guerra con tutti: “bellum omnium contra omnes“, “homo homini lupus“.
Ma tale stato di natura è insostenibile, perchè è un caos dove manca la sicurezza della propria conservazione: donde la necessità di porvi fine per mezzo di un contratto sociale, con cui gli uomini convengono di rinunciare alla loro libertà e ad ogni loro diritto per assoggettarsi ad uno Stato, che, per essere efficace, deve essere assoluto.
Nulla, neppure la morale e la religione, è sottratto all’arbitrio dello Stato: Hobbes vuole tutti i poteri in una mano sola, il temporale e lo spirituale; e rifiuta i parlamenti e il diritto del popolo alla rivoluzione (cfr. monarchia assoluta degli Stuart e la Chiesa di Stato anglicana).
Perciò egli da il nome di Leviathan allo Stato assoluto e onnipotente, a somiglianza del mostro terribile, di cui parla il libro di Giobbe.

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