I moti rivoluzionari

Neppure le grandi potenze si trovavano tuttavia al riparo dalle sollevazioni liberali e popolari. In particolare, la Francia non aveva dimenticato l’eredità della Rivoluzione e del periodo napoleonico. Qui, per una decina d’anni, Luigi XVIII era riuscito a districarsi fra il vecchio e il nuovo. Pur essendo personalmente un reazionario, il sovrano aveva mantenuto in vigore il Codice di Napoleone e concesso una ridotta Costituzione. Alla sua morte (1824) il successore, Carlo X, volle riprendere in mano la situazione, intervendo duramente contro i liberali. A questo scopo, il 26 luglio 1830, fece pubblicare alcune ordinanze nelle quali sospendeva la Camera dei Deputati, aboliva la libertà di stampa e riduceva ancora il numero degli elettori, che era già limitato a poco più di centomila persone. In soli tre giorni i rivoltosi si impadronirono della capitale francese e chiesero l’allontanamento dello stesso Carlo X. Luigi Filippo, duca d’Orlèans, venne proclamato nuovo re di Francia, scelto ed eletto per volontà popolare. Tale scelta fu dovuta soprattutto al ruolo svolto dalla borghesia francese, liberata ma moderata. D’altro canto la persona di Luigi Filippo, che fu chiamato re borghese, servì anche a rassicurare le grandi potenze europee, disposte sicuramente a tollerare una monarchia più liberale, ma non una repubblica.
Il duro regime poliziesco instaurato dalle potenze della Santa Allenza in tutto il continente europeo impediva qualunque libertà di espressione e di azione. Per questo gli oppositori alla politica degli Stati assoluti furono costretti organizzare delle società segrete.
In Europa, le prime ribellioni ebbero luogo in Spagna, dove il ritorno sul trono di Ferdinando VII nel 1815 aveva provocato un’ondata reazionaria senza precedenti. Mentre il popolo spagnolo combatteva contro le truppe napoleoniche, Ferdinando si era impegnato a istituire una monarchia costituzionale, ma dopo il congresso di Vienna il re aveva abolito il la Cortes (l’antico parlamento spagnolo) e la Costituzione del 1812, che il popolo si era data; inoltre aveva stabilito il tribunale dell’Inquisizione. Nel tentativo di riconquistare le colonie americane, Ferdinando decise un’intervento militare. Nel gennaio 1820, alcuni ufficiali, in partenza per Cadice per l’America, insorsero con le loro truppe chiedendo il ripristino della Costituzione e la riapertura della Cortes.
La notizia degli avvenimenti spagnoli fu accolta con grande emozione a Napoli. Nel luglio 1820 due giovani ufficiali carbonieri, Micelle Morelli e Giuseppe Silvati di misero alla testa del loro reggimento di cavalleria, marciando su Avellino e Napoli. Ferdinando I fu costretto a concedere una Costituzione con un parlamento regolarmente eletto. Appena giunsero le prime notizie dei moti di Napoli e della concessione di una Costituzione, anche a Palermo scoppiò una rivolta che cacciò le truppe borboniche e proclamò l’indipendenza della Sicilia. Il nuovo governo costituzionale di Napoli, pur dicendosi liberale, non volle lasciare ai siciliano la libertà di decidere del loro futuro. Inviò qundi una spedizione militare e riprese il controllo di Palermo (settembre 1820).
Poco dopo (marzo 1821), su richiesta di Ferdiando I, un forte esercito austriaco scese a Napoli per riprendere il controllo della città. Ferdinando I abolì la Costituzione e il parlamento, imprigionò i capoli liberali.
Anche in Grecia esisteva un movimento indipendentista organizzato in una società segreta, l’Eterìa. I nazionalisti greci chidevano l’indipendenza del Paese dal dominio turco e la proclamazione di un governo costituzionale. Nel marzo 1821 due fratelli, Alessandro e Demetrìo Ypsilanti, iniziarono la rivolta, che presto dilagò in tutto il Paese. La controffensiva turca fuiu spietata. Le stragi di Greci provocarono commosse reazioni in tutta Europa e persino negli Stati Uniti d’aAmerica. Finalmente, Francia, Inghilterra e Russia intervenirono direttamente contro la Turchia. Nel golfo di Navarino la flotta rurca fu letteralmente distrutta (1827). Nel 1832 fu proclamata l’indipendenza della Grecia, che le grandi potenze affidarono a un sovrano tedesco: Ottone di Baviera.

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