I regimi autoritari

L’Italia era in preda ad una grave crisi economica. L’inflazione impoveriva operai e contadini ma anche la piccola borghesia. Molti si convinsero che quella italiana era una vittoria mutilata. I nazionalisti non volevano rinunciare alla Dalmazia e alla città di Fiume. Nel settembre 1919, il poeta Gabriele D’Anunzio si pose alla guida di legionari, occupò Fiume e ne proclamò l’annessione all’Italia. Il capo del governo Nitti, dette in quell’occasione prova di incertezza e non fece praticamente nulla. Le cose cambiarono completamente quando tornò al governo Giolitti che raggiunse un accordo con gli Iugoslavi secondo il quale:
– l’Italia otteneva l’Istria e Zara, lasciando il resto della Dalmazia alla Iugoslavia; – Fiume diveniva uno Stato indipendente. A farsi portavoce degli interessi dei lavoratori furono le grandi organizzazioni sindacali. Anche i padroni si unirono in un sindacato.
Giolitti era convinto che gli industriali e i proprietari terrieri dovessero trattare con i lavoratori. Molti industriali e proprietari terrieri così incominciarono ad appoggiare Mussolini. Il programma del movimento era molto confuso. Era caratterizzato da posizioni nazionalistiche, repubblicane ed anticlericali.
I fascisti parteciparono alle elezioni del 1919. Riuscirono a presentarsi solo a Milano, ottenendo un misero risultato. Per questo organizzò delle squadre d’azione. Le squadracce fasciste erano composte in prevalenza da ex combattenti, da disoccupati, da avventurieri. Gli avversari venivano piegati a colpi di manganello. Oppure venivano obbligati a bere l’olio di ricino, un forte purgante. La polizia spesso era complice. Molti commisero l’errore di sottovalutare il pericolo rappresentato dai fascisti. Per la prima volta, i fascisti entrarono in parlamento (35 seggi).
Il 24 ottobre 1922, Mussolini concentrò a Napoli migliaia di camicie nere, cioè i fascisti organizzati come un esercito. Si decise di prendere il potere con la forza. Il capo del governo Facta, chiese al re Vittorio Emanuele III di firmare il decreto che avrebbe fatto intervenire l’esercito. Ma il re si rifiutò e decise di affidare l’incarico a Mussolini l’incarico di formare il nuovo governo (30 ottobre 1922).
Il primo governo di Mussolini (1922-24) fu sostenuto dai fascisti, dai liberali e, fino al 1923, dai popolari. In questi anni, Mussolini rispettò la legge. Perciò questa fase è detta legalitaria. Negli anni successivi egli operò per acquistare il potere in modo assoluto, smantellando progressivamente le istituzioni parlamentari. Un momento significativo, in questo senso, fu la nuova legge elettorale maggioritaria, approvata nel 1923, che assegnava due terzi dei seggi alla lista che avesse ottenuto la maggioranza dei voti. Con questa legge si andò alle elezioni del 1924, assicurando a Mussolini una maggioranza di 403 deputati su 535.
Anche le elezioni (6 aprile 1924) si svolsero in un clima di violenza e di irregolarità : un candidato socialista, Giacomo Matteoti, fu assassinato. Ma il re non fece nulla. Mussolini capì che poteva continuare la sua strada. In un famoso discorso del 3 gennaio 1925 assunse l’intera responsabilità politica e morale di quanto era accaduto: ”Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!”. Il 1925 è l’anno che segna la definitiva trasformazione del fascismo in una dittatura e in uno Stato totalitario Il regime fascista diventa dittatura perchè un uomo solo, Benito Mussolini, assume su di sè tutti i poteri dello Stato. Il termine totalitarismo, indica che lo Stato controlla in modo totale la società : dalla famiglia alla scuola, dal tempo libero al lavoro.
Nel 1923 vennero sciolti tutti i partiti dell’opposizione, vennero chiusi tutti i giornali antifascisti. La trasformazione dello Stato liberale fu completata con una nuova legge elettorale (1928). Affidò al Gran Consiglio del Fascismo, l’organismo più importante, il compito di preparare una lista unica di candidati. Il posto del sindaco venne occupato da un podestà , nominato direttamente dal governo. Il compito di giudicare gli antifascisti spettava al Tribunale Speciale.
Il fascismo però cercò anche di ottenere il consenso, cioè l’approvazione degli italiani. Nel 1937 tutte le organizzazioni giovanili furono inquadrate nella GIL (Gioventù Italiana del Littorio). L’Opera Nazionale Balila, si occupava dell’educazione dei bambini da 6 e 14 anni, alla dottrina fascista e al culto di Mussolini con marce militari, esercitazioni, sfilate, parate. Il GUF era il Gruppo degli universitari fascisti.
Mussolini era convinto che superare il conflitto tra Stato e Chiesa gli avrebbe garantito una grande popolarità tra gli italiani. Alla fine, l’11 febbraio 1929, Mussolini e il segretario del papa Pio XI, firmarono i Patti Lateranensi. Nel 1926 però vi fu un netto cambiamento nella vita economica. Si inaugurò una politica autarchica, cioè dell’autosufficienza economica da raggiungersi comprimendo i consumi e producendo all’interno tutti i beni necessari. Per Mussolini l’espansione coloniale era necessario. Il primo obiettivo del progetto fascista fu l’Etiopia. L’invasione venne avviata nell’ottobre 1935. L’Etiopia era un paese indipendente, membro della Società delle Nazioni. L’Italia riuscì in breve tempo a piegare l’Etiopia. Il 9 Mussolini proclamò il ritorno dell’Impero a Roma. Vittorio Emanuele III divenne così re d’Italia ed imperatore d’Etiopia.
La guerra d’Etiopia favorì l’avvicinamento di Mussolini a Hitler. La conseguenza più grave dell’alleanza tra Mussolini e Hitler fu l’introduzione in Italia di leggi razziale contro gli ebrei. Queste leggi vietavano i matrimoni misti (cioè fra ebrei e non ebrei); impedivano agli ebrei di frequentare la scuola pubblica, di fare servizio militare, di svolgere determinate professioni. Le leggi imitavano quelle introdotte in Germania da Hitler nel 1935. Ma in Italia non esisteva una tradizione antisemita, cioè di odio e persecuzione degli ebrei. Il legame tra i due dittatori fu rafforzato nel 1939 con la firma del Patto d’Acciaio. Con esso le due nazioni si impegnarono a collaborare reciprocamente nel caso di una guerra. Nel corso degli anni venti e ancor più nel decennio successivo si estende in tutta Europa il fenomeno dei regimi autoritari di cui l’Italia detiene il triste primato.
In Ungheria, dopo la breve e fragile esperienza socialcomunista di Bela Kun degenerata in guerra civile, il potere viene assunto dall’ammiraglio Horthy che instaura una dittatura personale, rappresentante dell’oligarchia conservatrice, divenuto reggente di uno stato monarchico privo di re. A quello di Horthy succederanno altri governi autoritari. L’Ungheria fu il primo paese dell’Europa a dar vita a un regime dittatoriale di tipo fascista destinato a durare sino alla primavera del 1944, quando fu sostituito da un regime nazista direttamente controllato dai tedeschi. Gli atti terroristici contro gli ebrei non mancarono di essere incoraggiati dallo stesso re Carol II. Dopo le movimentate elezioni del 1937 il re cercò di riprendere in mano la situazione, sbarazzandosi degli in temperamenti capi delle Guardie di Ferro e delegando i poteri a un partito ispirato alla corte, il Fronte di rinascita nazionale. Era però troppo tardi per salvare dalla dissoluzione il paese, ormai infeudato alla Germania nazista.
In Polonia in un primo tempo sembra resistere, almeno formalmente, un sistema parlamentare ma, di fatto, vi esercita un enorme potere il generale Pilsudski, nominato presidente provvisorio nel febbraio del 1919. Dopo continui cambi di guida del governo, nel 1926 Pilsudski attua un colpo di Stato, modifica la costituzione, fa eleggere un suo fedele alla presidenza della Repubblica e con la carica di primo ministro instaura una dittatura personale. La dittatura del generale viene consolidata nell’aprile del 1935 quando il varo di una nuova costituzione fa della Polonia una Repubblica presidenziale e abolisce il sistema parlamentare.
Altri governi a carattere autoritario si costituiscono nel 1926 in Lituania e nel 1934 in Estonia e in Lettonia. L’unico paese in questa area geografica che riesce a mantenere un sistema di tipo liberale è la Cecoslovacchia. Dopo una prima fase sotto l’egemonia del Partito contadino guidato da Alessandro Stambolijski, nel 1923 questi viene assassinato durante un colpo di Stato militare guidato dal leader di estrema destra Cankov. Da allora si consolida un regime di tipo dittatoriale che porta lo Stato balcanico a schierarsi con la Germania nazista.
La Jugoslavia si forma tra la fine del 1918 e il 1919 dall’unione tra la Serbia, la Croazia, la Slovenia, il Montenegro e la Bosnia-Erzegovina. Il nuovo regno viene affidato a Pietro di Serbia e al figlio Alessandro che nell’agosto del 1921, alla morte del padre, assume il titolo di re Alessandro I° di Jugoslavia. Dopo una fase di duri scontri politici e interetnici, il 5 gennaio 1929 Alessandro I° proclama la dittatura, scioglie il parlamento e impone il suo potere su tutto il territorio nazionale. L’accentuazione di una politica tesa a soffocare ogni spinta nazionalista, unitamente all’ostilità dell’Italia, che aveva incoraggiato la nascita di un movimento fascista croato, portarono a uno stato di terrore che culminò nell’assassinio, nell’ottobre 1934, di re Alessandro. Prende il suo posto il figlio Pietro II°, sotto la reggenza del principe Paolo. Il reggente, principe Paolo, affidò la presidenza del consiglio al filo-fascista Milan Stojadinovic che operò un avvicinamento all’Italia firmando il patto di pacificazione adriatica (marzo 1937). Una svolta apertamente fascista venne operata dal suo successore Cvetkovic, che arrivò a promulgare leggi antisemite nell’ottobre 1940. In seguito (27 marzo 1941) il giovane re Pietro II assunse i pieni poteri affiancato dal generale Simovic, ma ciò non fece che accelerare i piani di invasioni hitleriani.
Neppure in Grecia il governo democratico riuscì a mettere radici. Alla conclusione del conflitto mondiale la Grecia continua le ostilità contro la Turchia dalla quale la dividono antiche ruggini alcune mire territoriali. Nel dicembre del 1923 il re Giorgio II° è costretto ad abdicare e, pochi mesi dopo, un plebiscito popolare proclama la Repubblica alla guida della quale viene chiamato l’ammiraglio Kunduriotis. Nel marzo del 1935, a seguito di violenti scontri tra repubblicani e monarchici, viene richiamato in patria Giorgio II° e restaurata la monarchia (novembre). Nel giugno del 1936 diventa primo ministro il generale Metaxas che due mesi dopo attua un colpo di Stato e si proclama dittatore. Le sue manifeste simpatie per il fascismo non evitarono alla Grecia di essere attaccata da Mussolini il 28 ottobre 1940.
Anche l’Albania presenta un sistema politico istituzionale di tipo dittatoriale: nel 1925 viene proclamata la Repubblica ed eletto presidente Ahmed Zogu che fa varare una costituzione di tipo autoritario. Conclusosi con l’Italia prima un trattato di amicizia (novembre 1926) poi un’alleanza (novembre 1927), Zogu cancellò ogni residua traccia di governo democratico-parlamentare. Il potere personale di Zogu viene definitivamente sancito con la sua elezione a re nel settembre del 1928, praticamente vassallo dell’Italia.
Negli anni venti la Spagna è un paese con una struttura economica agricola organizzata prevalentemente sulla grande proprietà terriera e, in alcune regioni, sulla piccola proprietà contadina. Dal punto di vista politico vige una monarchia costituzionale con un parlamento nazionale (le Cortes) sostanzialmente privo di poteri. Nel 1923 una ribellione anticoloniale scoppiata in Marocco trova totalmente impreparate le truppe spagnole di stanza. L’inchiesta subita dall’esercito viene considerata un “affronto” dal capitano generale della Catalogna, il generale Miguel Primo de Rivera che minaccia di marciare sulla capitale. L’azione di forza viene evitata soltanto perchè il re Alfonso XIII decide di affidare il governo al militare ribelle. Si instaura così una dittatura clerico-militare. La dittatura, che nel 1926 stringe un trattato di amicizia con Mussolini, si protrae fino alla fine degli anni venti. Nel gennaio 1930 il dittatore si dimise. Il 14 aprile 1931 venne proclamata la repubblica. Il nuovo governo si mostrò troppo debole e troppo poco mogeneo. Josè Antonio Primo di Riviera, figlio dell’ex dittatore fece numerosi adepti. Le elezioni del febbraio 1936 videro la vittoria delle sinistre riunite nel Fronte Popolare. La vittoria scatenò la rivolta dei militari di destra e dei falangisti e si trasformò in una guerra civile. Il governo nazionalista presieduta dal generale Franco, insediandosi a Burgos, era stato riconosciuto da Italia e Germania.
Il Portogallo nel dopoguerra è una società arretrata ben distante dagli antichi fasti vissuti all’epoca delle grandi scoperte geografiche e delle rotte commerciali per le americhe. Nel luglio del 1932 viene nominato primo ministro l’economista cattolico Antonio de Oliveira de Salazar. Questi instaura un regime autoritario anch’esso, come in Spagna, fondato sull’appoggio della Chiesa e dell’esercito. La dittatura clerico-autoritaria segna la vita portoghese per quasi mezzo secolo.
Il 12 novembre 1918, viene proclamata la Repubblica austriaca. Nel 1919 si svolgono le elezioni per l’assemblea costituente e viene eletto cancelliere il giurista Karl Renner. La grave crisi economica che colpisce l’Austria viene risolta dall’intervento delle Società delle nazioni. Le agitazioni dei nazisti che vogliono l’annessione alla Germania non smettono. Nel febbraio del 1938 Schuschnigg incontra Hitler senza riuscire a far valere le proprie posizioni. Costretto alle dimissioni viene sostituito da Seyss-Inquart, capo del partito nazista austriaco. Nel marzo le truppe tedesche invadono l’Austria e viene proclamata l’annessione al Reich (Anschluss), confermata dopo pochi giorni da un plebiscito.
Rimasti neutrali durante la guerra, i paesi scandinavi ne avevano risentito sul piano economico ma non su quello politico. La democrazia aveva messo salde radici e dovunque si era avuta una notevole affermazione dei nuovi partiti socialisti.
Superato il momento di maggiore crisi dei primi anni venti la Germania, grazie agli ingenti investimenti esteri, vive, tra il 1925 e il 1929, un’eccezionale ripresa economica. Alla fine degli anni venti l’economia tedesca torna a occupare un posto di primo piano nel sistema internazionale. Il riconquistato benessere non si traduce però in un serio consolidamento della debole democrazia repubblicana. Nel 1925, alla morte del socialdemocratico Ebert, viene eletto alla presidenza del Reich il vecchio maresciallo von Hindenburg, un conservatore vicino agli interessi della grande industria. Le forze democratiche riescono a ottenere un ultimo importante successo nelle elezioni politiche del 1928 quando si affermano i partiti socialista e cattolico e si forma il governo di coalizione del socialdemocratico Muller. Il crollo di Wall Street ha conseguenze drammatiche per l’economia tedesca: all’inizio degli anni trenta i disoccupati raggiungono quota sei milioni. Nelle elezioni del 1930 si afferma inaspettatamente un piccolo partito di estrema destra, il Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi, guidato da Adolf Hitler, che conquista 107 seggi e sei milioni e mezzo di voti. Chi sono i nazisti? Nel 1920 il trentunenne militare austriaco Adolf Hitler, imbevuto di idee antisemite e antidemocratiche, assume la guida di un piccolo gruppo estremista, il Partito dei Lavoratori tedeschi. Con un programma di stampo ultra nazionalista e autoritario, il partito nazionalsocialista (nome datogli dallo stesso Hitler) nel 1921 crea una propria organizzazione militare, le Squadre d’assalto (Sturmabteilungen, SA) e nel novembre del 1923 tenta senza successo un colpo di Stato a Monaco. Il fallimento del putsch costa a Hitler la condanna a cinque anni di carcere, di cui sconta solo nove mesi durante i quali scrive Mein Kampf, il testo contenente il suo sconcertante programma politico. Uscito dal carcere Hitler elabora una nuova tattica per il suo partito: lo instrada sul piano costituzionale e crea una nuova organizzazione militare più disciplinata, i Reparti di protezione (Schutzstaffeln, le famigerate SS). Come abbiamo visto, la crisi del 1929 offre l’occasione ai nazionalsocialisti di affermarsi sulla scena tedesca, occasione colta con il successo alle elezioni dell’anno successivo.
Dopo l’importante successo ottenuto nelle elezioni del 1930 il partito nazionalsocialista e il suo leader Adolf Hitler raccolgono il consenso della grande industria tedesca e si preparano a sferrare l’ultimo attacco alla democrazia di Weimar. Intanto il governo del socialdemocratico Muller nella primavera del 1930 era stato costretto a cedere il posto al cattolico conservatore Heinrich Bruning: nel 1932 in occasione delle elezioni presidenziali si confrontano i due candidati nazionalisti Hindenburg e Hitler; ottiene la vittoria il vecchio maresciallo ma l’ascesa al potere del leader nazista è soltanto rimandata. Nel corso dell’anno, infatti, Bruning è costretto alle dimissioni e il nuovo cancelliere Von Papen scioglie il parlamento e indice nuove elezioni. Il successo del partito di Hitler è enorme: con 230 seggi diventa il primo partito e Hitler chiede per sè il cancellierato. Le nuove elezioni ridimensionano parzialmente il peso del Partito nazionalsocialista che tuttavia resta il maggiore partito; si consuma allora l’ultimo atto della Repubblica di Weimar. Viene chiamato a ricoprire la carica di cancelliere il generale Kurt von Schleicher ma dopo pochi mesi fallisce il suo tentativo: il 30 gennaio 1933 diventa cancelliere del Reich Adolf Hitler a capo di un ministero composto da nazisti, nazional-tedeschi e alcuni tecnici.
Il leader nazista, decide di sciogliere per l’ennesima volta il parlamento. Le organizzazioni militari naziste e la polizia colpiscono duramente i comunisti e i socialdemocratici. Hitler, che punta tutto su di una vittoria eclatante del suo partito, tenta un colpo spettacolare: la notte del 27 febbraio, pochi giorni prima delle elezioni, un gruppo di nazisti provoca l’incendio del parlamento nazionale, il Reichstag. L’obiettivo è quello di far ricadere sui comunisti la responsabilità dell’atto terroristico in modo da consolidare nella borghesia tedesca la già diffusa paura di un’imminente azione rivoluzionaria bolscevica. Le elezioni invero non danno la maggioranza assoluta al partito nazista però gli garantiscono un numero di seggi sufficiente a confermare la carica di cancelliere a Hitler. Questi, nel giro di pochi giorni liquida le istituzioni democratiche: fa arrestare tutti i deputati comunisti e fa approvare dal parlamento una legge che estende i poteri del governo.
Dopo il conferimento di ampi poteri al cancelliere Adolf Hitler, nel 1933 si conclude la distruzione della Repubblica di Weimar e la costruzione del regime totalitario del Terzo Reich. Nel giro di pochi mesi viene abolita la struttura federale dello Stato e centralizzato il potere, vengono sciolte le organizzazioni sindacali e perseguitati tutti gli esponenti antinazisti, il Partito nazionalsocialista viene dichiarato per legge l’unico partito del paese.
Il 26 aprile 1933 nacque la temibile GESTAPO, la polizia segreta, la quale, insieme alle SA, diede il via, in tutto il paese, a terrificanti azioni di repressione; il 14 luglio, il partito nazional-socialista divenne l’unico consentito mentre tutti i movimenti della defunta repubblica di Weimar vennero eliminati. La dittatura fu consolidata il 2 agosto 1934, quando, alla morte di Hindenburg, Hitler si addossò la duplice carica di presidente e primo ministro; meno di due mesi prima, il 30 giugno, nella cosiddetta “notte dei lunghi coltelli”, su ordine del fuhrer, le SS di Himmler avevano massacrato, in un drammatico regolamento di conti, Rohm ed i vertici delle SA, sospettati di cospirazione ai danni del potere centrale.Da quel momento le squadre d’assalto, i camerati della prima ora, coloro che avevano condiviso l’ascesa al potere del nazismo, uscirono di scena insieme alle loro famigerate camicie brune, per far posto all’ordine nero delle SS dello stesso Himmler, che avrebbero dato vita, negli anni successivi, ai più terrificanti e macabri massacri che la storia ricordi, divenendo, tragicamente, il cinico e zelante braccio armato di una folle ideologia. Nasce ufficialmente il Terzo Reich.
Una ferrea ritualità politica piega al conformismo ideologico del regime ogni momento della vita del cittadino tedesco sin dagli anni dell’infanzia; sotto la bandiera di una supposta superiorità razziale e intellettuale il tedesco viene educato alla guerra con l’obiettivo di dominare il mondo. Gli antinazisti, quando non vengono uccisi o imprigionati, sono costretti all’esilio o al silenzio.
La razza ariana, di cui i tedeschi sono gli eredi, si era affermata nei secoli attraverso il dominio sulle razze biologicamente “inferiori”, individuate in particolare negli ebrei e negli slavi. Appena giunto al potere il Fuhrer fa promulgare le leggi sulla cittadinanza del Reich, fondate sull’appartenenza di sangue, e le leggi per la protezione del sangue e dell’onore tedesco che proibiscono i matrimoni dei tedeschi con gli ebrei, dichiarano nulli quelli già contratti e dispongono altre norme discriminatorie nei confronti dei cittadini tedeschi di religione ebraica. Per i nazisti ebreo era: chiunque, con tre o due nonni ebrei, appartenesse alla Comunità Ebraica al 15 Settembre 1935, o vi si fosse iscritto successivamente; chiunque fosse sposato con un ebreo o un’ebrea al 15 settembre 1935 o successivamente a questa data; chiunque discendesse da un matrimonio o da una relazione extraconiugale con un ebreo al o dopo il 15 settembre 1935.
Vi erano poi coloro che non venivano classificati come ebrei, ma che avevano una parte di sangue ebreo e venivano classificati come Mischlinge (ibridi). I Mischlinge venivano ufficialmente esclusi dal Partito Nazista e da tutte le organizzazioni del Partito (per esempio SA, SS, etc.). Benchè venissero arruolati nell’esercito tedesco, non potevano conseguire il grado di ufficiali. Era inoltre proibito loro di far parte dell’Amministrazione Pubblica e svolgere determinate professioni (alcuni Mischlinge erano, in ogni caso, esonerati in determinate circostanze). In questo periodo furono milioni le persone soppresse dalla follia razziale nei confronti non solo degli ebrei. La maggior parte delle autorità generalmente accettano la cifra approssimativa di sei milioni a cui si devono sommare 5 milioni circa di civili non ebrei uccisi. Tra i gruppi assassinati e perseguitati dai nazisti e dai loro collaboratori, vi erano: zingari, serbi, membri dell’intellighentia polacca, oppositori della resistenza di tutte le nazionalità , tedeschi oppositori del nazismo, omosessuali, testimoni di Geova, delinquenti abituali, o persone definite “anti sociali”, come, ad esempio, mendicanti, vagabondi e venditori ambulanti. La maggior parte delle persone soppresse passarono per i campi di sterminio, che erano campi di concentramento con attrezzature speciali progettate per uccidere in forma sistematica.
Per sottrarsi alla sentenza di morte imposta dai Nazisti, gli ebrei potevano solamente abbandonare l’Europa occupata dai tedeschi. Secondo il piano Nazista, ogni singolo ebreo doveva essere ucciso. Nel caso di altri “criminali” o nemici del Terzo Reich, le loro famiglie non venivano coinvolte. Di conseguenza, se una persona veniva eliminata o inviata in un campo di concentramento, non necessariamente tutti i membri della sua famiglia subivano la stessa sorte. Gli ebrei, al contrario, venivano perseguitati in virtù della loro origine familiare indelebile.
Nonostante il nazismo avesse cominciato a gettare la maschera, il consenso di Hitler e del suo movimento, negli anni pre-bellici, raggiunse livelli trionfali. Il fuhrer aveva infatti trasformato un paese alla fame, distrutto, umiliato, in una nazione che stava ritrovando l’antica potenza ed i fasti perduti; la miseria degli anni venti, la disoccupazione, il collasso economico, erano ormai soltanto un ricordo; Hitler infiammava le folle con discorsi esaltanti la grandezza della Germania, di una nazione destinata a vendicare le umiliazioni subite e a riconquistare un posto di prim’ordine in Europa e nel mondo.Il nazionalismo cancellò l’inflazione, fece ritrovare ai tedeschi il benessere perduto: anche grazie al potenziamento dell’industria bellica, tutti lavoravano, ogni famiglia poteva vivere serenamente, le città erano più floride ed eleganti che mai, degne cornici per i rappresentanti della razza perfetta.
Hitler procedette immediatamente al riarmo della Germina. Il 7 marzo 1936 rioccupò la Renania, che secondo le condizioni di Versailles doveva rimanere smilitarizzata. Hitler riusciva a dare l’impressione ai tedeschi di una rivincita rispetto alla sconfitta del 1918. L’Italia iniziò la conquista dell’Etiopia e si avvicinò alla Germania. Parallelamente Hitler raggiunse un’intesa con il Giappone. Infine nel 1937 si costituì l’Asse Roma-Berlino-Tokyo. Il 12 marzo 1938 le truppe naziste occuparono l’Austria e il mese seguente un plebiscito ratificò l’annessione. I nazisti, pretendevano anche il controllo dei Sudeti, una regione della Cecoslovaccha dove vivevano circa 3 milioni di tedeschi. Nel 1938 così anche i sudeti entrarono a far parte del Terzo Reinch. A marzo, Hitler occupò la Boemia e la Moravia, due regioni che facevano parte della Cecoslovacchia. E questa volta non c’erano minoranze tedesche da difendere. Hitler cominciò a rivendicare Danzica e il corridoio polacco che avrebbe consentito di unire la Prussica orientale al resto del paese. Nel frattempo, l’Italia fascista aveva seguito l’esempio dei nazisti occupando l’Albania (aprile 1939). L’accordo più inaspettato fu quello che venne firmato il 23 agosto tra i ministri degli esteri russo e tedesco. Al trattato fu aggiunto una parte segreta nella quale i due dittatori si accordavano per la spartizione della Polonia. Hitler era convinto che questa volta Francia e Inghilterra non avrebbero avuto il coraggio di affrontare una guerra. Si sbagliava!

Libro, Editrice La Scuola- Storia per gli istituti professionali / Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell’uomo 2 / CD, ACTA- Mille anni di storia (Novecento n.2) / Libro, European book Milano-Atlantica Junior n.9 / Internet- www.123point.net/001topzin.html / Internet- Il XX secolo

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