Il Calvinismo in Francia

La pacificazione di Augustea (1555) aveva sancito la fine dell’unità religiosa dell’Europa. Sul piano politico, l’uomo che incarnò nel modo più compiuto lo spirito della Controriforma fu il re di Spagna Filippo II d’Asburgo (1556-98). La potenza economica spagnola derivava proncipalmte dal controllo, diretto o indiretto, su pressochè tutta la penisola italiana e sui Paesi Bassi. La Spagna, per il lusso della sua aristocrazia e per rifornire le colonie, consumava più di quanto produceva: era quindi costretta a importare beni (persino i cereali), “bruciando” all’estero le sue enormi risorse monetarie. Dura fu la persecuzione delle minoranze religiose, sia pure converite. Alla persecuzione degli ebrei, che aveva portato alla loro espulsione nel 1502 ad opera Isabella di Pastiglia, seguì proprio con Filippo II, quella dei moriscos, i musulmani convettiti. Nel Mediterraneo, egli riprese in grande stile la guerra contro i turchi. Un insuccesso fu invece la politica spagnola nei Paesi Bassi, un insieme di 17 province caratterizzate tradizionalmente da un alto grado di autonomia, dove si era formata una ricca e attiva borghesia commerciale, largamente calvinista. Quando Filippo tentò di limitare l’autonomia delle province e di introdurvi i principi della Controriforma scoppiò la ribellione (1566). Il lunghissimo conflitto che nacque si concluse nel 1609 con la divisione della regione in due parti: a sud i Paesi Bassi spagnoli, di religione cattolica, corrispondente all’attuale Belgio; a nord le Province Unite olandesi che costituirono una repubblica indipendente.
Il calvinismo aveva conosciuto in Francia una notevole diffusione, soprattutto, anche se non esclusivamente, tra la borghesia mercantile e nella parte meridionale del paese (Parigi era invece quasi totalmente cattolica). Si può considerare che alla metà deel secolo circa il 20 per cento dei francesi fossero calvinisti. Con la morte del re Enrico II, nel 1559, per la giovane età o la debolezza dei tre figli del sovrano, succedutisi sul trono tra il 1559 e il 1589, le redini dello stato furono tenute dalla moglie di Enrico, Caterina de’ Medici. Nel 1562 Caterina concesse agli ugonotti (calvinista francesi) una libertà religiosa quasi completa: ma nello stesso anno il massacro di Vassy, perpetrato dai cattolici ai danni degli ugonotti, aprì una guerra civile che sarebbe durata fino al 1598. In un susseguirsi di complotti, assassini e stragi (24 agosto 1572, quasi tutti i capi ugonotti vennero massacrati), la Francia precipitò nel caos e nell’anarchia, mentre Filippo II di Spagna, con l’intento di ridurre sotto il suo controllo la monarchia francese, entrava nel paese. La complessa e sanguinosa vicenda si risolse con Enrico IV di Borbone (1589-1610), che l’ultimo sovrano legittimo, Enrico III, aveva designato suo successore prima di morire assassinato. Enrico era un ugonotto e come tale mai sarebbe stato accettato dalla Francia: si convertì dunque al cattolicesimo (25 luglio 1593). Enrico IV riuscì a presentare il potere del monarca come il solo capace di far cessare le guerre civili e di pacificare il paese. Nel 1598, il sovrano emise il fondamentale editto di Nantes, che garantiva agli ugonotti libertà di culto e concedeva a questi ultimi il controllo di un centinaio di città fortificate autonome (la più importante era La Rochelle). A partire dal 1610, con l’assassino di Enrico Ivad opera di un fanatico, la Francia piombò nuovamente in una situazione di grave instabilità , anche per la giovane età del legittimo successore, Luigi XII. Ma nel 1624 divenne primo ministro il cardinale duca di Richelieu che impresse una spinta decisiva alla realizzazione dell’assolutismo. Richelieu impegnò una lotta a fondo contro i signori feudali e rafforzò il controllo dello stato nelle province. Il primo ministro diede vita a una vera e propria guerra contro le piazzeforti autonome che l’editto di Nantes aveva concesso agli ugonotti. In seguito alla morte di Richelieu (1542) e di Luigi XIII (1643), poichè uigi XIV aveva solo cinque anni, il potere fu di fatto esercitato dal primo ministro, il cardinale italiano Giglio Mazarino. (1660-61). L’assolutismo di Luigi XIV, salito al trono nel 1661, si dispiegò in tutti i campi della vita pubblica. Il suo celebre motto “Lo stato sono io”, condensa efficacemente il programma di questa concezione politica. Mirando a realizzare l’uniformità religiosa del paese, perseguito gli ugonotti: li escluse dagli uffici pubblici, ne limità la libertà di culto; da ultimo, con la revoca dell’editto di Nantes, ne decretò l’esplusione del paese (1685). Il diffondersi del protestantesimo nei Paesi Bassi settentrionali creò le condizioni favorevoli allo scoppio della rivolta antispagnola guidata da Guglielmo d’Orange (riconosciuto come statolder dagli Stati Provinciali d’Olanda nel 1572) e alla proclamazione dell’Unione d’Utrecht (1579), che portò alla costituzione della repubblica delle Province Unite, in contrapposizione all’Unione di Arras, conclusa pochi giorni prima (6 gennaio) dalle province cattoliche dei Paesi Bassi meridionali e che riconosceva l’autorità di Filippo II di Spagna.

Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori- Il lavoro dell’uomo CD, Rizzoli Larousse 2001- Enciclopedia multimediale

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