Il colonialismo in Corea

La Corea è stata trascinata nel modo più violento nel mondo moderno dalla penetrazione e dalla conquista imperialista. Nel giro di pochi anni, si passa dai primi tentativi (falliti) di penetrazione militare americana e francese tra il 1866 e il 1871 alla lotta tra cinesi e giapponesi, culminata nella guerra del 1894, dalle quale il Giappone uscì come la potenza che di fatto controllava la Corea, fino alla guerra russo-giapponese del 1904-5 con la sconfitta russa e la definitiva sanzione dell’egemonia giapponese in Corea. Nel giro di pochi anni si passò dal controllo giapponese dell’amministrazione centrale allo scioglimento dell’esercito fino all’annessione formale nel 1910. La Corea cessava di essere anche solo formalmente indipendente per diventare colonia del Giappone e tale sarebbe rimasta fino al 1945. Non si può dire che i Giapponesi abbiano avuto, in Corea, la mano leggera.
Cominciarono con l’impadronirsi della terra e delle foreste.
La tecnologia moderna era riservata ai giapponesi; nel 1944, ultimo anno del dominio coloniale, l’80% dei tecnici impiegati nelle industrie era costituito da giapponesi, mentre i coreani che coprivano l’altro 20% erano confinati soprattutto nelle imprese industriali meno importanti; in quelle importanti il personale tecnico era giapponese quasi al cento per cento.
Un’attenzione particolare i giapponesi dedicarono alla repressione del movimento indipendentista e di quello operaio, che con lo sviluppo (anche se sbilanciato) dell’industria acquistava nuove possibilità di azione. Una prima misura fu quella di coprire l’intero territorio di una fitta rete di spionaggio, di prigioni, di stazioni di polizia. Nel 1912 le prigioni ospitavano 52 mila persone; nel 1918 142 mila; nel 1919, quando il 1° marzo esplose un grande movimento rivendicativo a Seul che si estese rapidamente a tutto il paese (era il primo grande riflesso in Corea della rivoluzione d’Ottobre) e coinvolse oltre due milioni di persone in 211 distretti (su 218), la repressione fu pronta e spietata: 8 mila morti, 16 mila feriti, 52.770 arresti.
I giapponesi puntarono soprattutto su una sistematica opera di snazionalizzazione: imposero l’adozione del modo di vita giapponese, proibirono l’uso della lingua coreana e imposero quella giapponese; arrivarono a “nipponizzare” i cognomi coreani. Nel 1942 venivano organizzate l’Unione pan- coreana degli operai e dei contadini e l’Unione della gioventù coreana; l’anno seguente veniva fondato il Partito Comunista Coreano attraverso la fusione dei vari gruppi di marxisti-leninisti esistenti nel paese. Ma anche queste nuove organizzazioni avevano seri limiti, che vennero alla luce nel 1926 quando il funerale dell’ultimo re della Corea, Soojong, fu l’occasione per il lancio di un movimento (“il movimento del 10 giugno”), che avrebbe potuto promuovere la saldatura definitiva tra movimento operaio e movimento per l’indipendenza nazionale. Fu, invece, solo una manifestazione fine a se stessa, che diede ai giapponesi un nuovo pretesto per intensificare la repressione.
Nella primavera del 1935 Kim Il Sung fondava l’Associazione per la restaurazione della patria: il primo fronte nazionale unito antigiapponese diretto dai comunisti.

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