Il dominio europeo tra 1600 e 1700

Se il Portogallo e la Spagna fondarono un impero coloniale fin dall’inizio del XVI secolo, altri Stati europei intrapesero una politica coloniale verso la fine dei XVI e nel corso del XVII secolo.
L’Olanda, contrariamente a gran parte dell’Europa che nel Seicento fu investita da una grave crisi economica, all’epoca conobbe anzi uno straordinario sviluppo nel settore manifatturiero e in quello dei commerci, sostituendosi ai Paesi che, fino ad allora, avevano avuto un rolo in tali attività : le Fiandre, le città tedesche dell’Hansa, il Portogallo e Venezia. A partire dal 1595, in effetti, gli Olandesi si inserirono nell’importazione diretta delle spezie dell’Estremo Oriente, riuscendo a prendere il posto dei portoghesi, che fino ad allora avevano dominato le rotte tra l’Oceano Indiano e l’Atlantico, ma anche degli Arabi, che portavano il pepe dall’India ai porti del Mediterraneo orientale.
In tal modo pure il commercio veneziano delle spezie, che non poteva più rifornirsi nelle città del Vicino Oriente, fu completamente annietato dalla concorrenza dell’Olanda, e inoltre li sostituirono anche nei traffici interni del Mediterraneo. In quest’area le navi olandesi cominciarono a penetrare in gran numero a partire dagli anni 1590-1593, quando rifornirono di grano polacco l’Europa meridionale colpita da una grave carestia. La nascita di un dominio coloniale fu resa possibile dalla costituzione, nel 1602 ad opera dei mercati olandesi, dalla Compagnia delle Indie orientali, che ottenne dal governo amplissimi privilegi.
Oltre ad avere il monopolio dei traffici con l’Oriente, la Compagnia ebbe quasi i poteri di uno Stato: possedeva un proprio esercito e una marina militare, poteva dichiare guerra e stipulare alleanze e trattati, amministrava direttamente i territori conquistati. Nel 1617 venne creata anche una Compagnia delle Indie Occidentali, impegnata nei traffici con le Americhe, in particolare nella vendita di schiavi africani nelle piantaggioni di zucchero del Brasile e nell’importazione in Europa di questo dolcificante, che proprio allora cominciò a diventare di uso comune.
Nel 1602, in Indonesia, i portoghesi sono sostituiti dagli olandesi. Nel 1624 fondano sull’isola di Manhattan la colonia di Nuova Amsterdam e inoltre occupano Taiwan. Nel 1641 si impadroniscono di Malacca, in Malaysia, nel 1658 delllo Sri Lanka. Ma nel 1795 in Malaysia e nello Sri Lanka si assiste alla dominazione inglese. Nel 1664 occupano la Costa d’Oro.
Come l’Olanda, anche l’Inghilterra non fu coinvolta dalla crisi europea del Seicento: fu anzi interessata da una grande crescita economica, cge riguardò i commerci, la produzione manifatturiera e l’agricoltura. Nel corso del XVII secolo, gli inglesi raggiunsero la costa atlantica dell’America settentrionale, dove fondarono nuove colonie o strapparono possessi agli olandesi (è il caso della città di Nuova Amsterdam, poi ribatezzata New York, nel 1667, in cambio del Suriname). Inoltre nel 1795 in Malaysia e nello Sri Lanka si assiste alla dominazione inglese.
Essi concentrarono però i loro interessi verso l’India, dove dovettero affrontare la concorrenza dei francesi. I due stati europei, approfittando della debolezza della monarchia indiana, causate dalle aspre lotte tra musulmani e indù, dalla metà del Settecento cominciarono ampi territori della penisola. La guerra che ne conseguì si concluse con la vittoria dell’Inghilterra, che nel 1763 occupò anche le regioni conquistate fino ad allora dalla Francia, primo passo verso la totale colonizzazione, condotta a termine nella prima metà dell’Ottocento.
Nel 1608 Samuel de Champlain fondò Quebec e nel 1627 fu creata dal Richelieu la Compagnia della Nuova Francia o dei Cento associati, alla quale furono ceduti la proprietà del paese e il monopolio del commercio canadese per quindici anni a partire dal 1629, a condizione che il territorio fosse colonizzato con 300 Francesi cattolici all’anno.
Le precarie condizioni della colonia e il dissesto della Compagnia dei Cento associati indussero Luigi XIV, su consiglio di Colbert, a reintegrare la Nuova Francia nei domini reali riorganizzandone l’amministrazione con la nomina di un governatore, di un vescovo e di un intendente, assistiti da un consiglio sovrano, e a porre fine alla guerriglia degli Irochesi, stroncata dal reggimento di Carignan-Salières. Per favorire l’insediamento francese, Colbert promosse l’immigrazione di un contingente annuo di agricoltori e di artigiani, come pure di reclutati per un periodo di tre anni, che ottenevano terre allo scadere di questo periodo. Anche una parte dei soldati che avevano combattuto contro gli Irochesi accettarono di stabilirsi nella colonia.
Il popolamento si sviluppò lungo il corso del San Lorenzo e, successivamente, dei suoi affluenti: le vie d’acqua costituirono infatti per lungo tempo le uniche arterie di comunicazione e solo assai tardi furono costruite strade. Frattanto proseguiva l’esplorazione sistematica. Nel 1684 il commercio delle pellicce portò a un nuovo conflitto con gli Irochesi e nel 1690.
L’inglese Phipps, dopo essersi impadronito dell’Acadia, risalì con la sua flotta il San Lorenzo e tentò di impadronirsi di Quebec, ma venne respinto dal governatore Frontenac. I coloni inglesi spinsero gli Irochesi a combattere contro i francesi in cambio di promesse di libertà e di invio do forti quantitativi di armi.
A loro volta i francesi si allearono con i tradizionali nemici degli Irochesi, gli Algonkini e gli Huroni, e fecero loro altrattante promesse di libertà e di indipendenza in cambio di un loro impegno contro gli inglesi. Pur avendo condotto lunghe guerre fra di loro, non erano mai giunte al punto di massacrarsi vicendevolmente. L’arrivo dell’uomo bianco spinse invece questi due popoli ad una lunga guerra distruttiva, guerra che durò per 110 anni, dal 1650 al 1760, e che finì per cancellare praticamente dalla faccia della terra queste tribù valorose. Gli Algonkini furono tra i primi ad escogitare un tipo di guerra che si potrebbe definire di guerriglia: mentre infatti tutti gli indiani, compresi gli Irochesi, non combattevano di notte per il timore che le anime dei caduti non riuscissero a trovare la via del cielo nell’oscurità , gli Algonkini, che non avevano questa credenza religiosa, attaccavano soprattutto approfittando delle tenebre sulle loro veloci e silenziose canoe.
I bianchi riuscirono a prendere il sopravvento sugli indiani grazie ad un’arma micidiale che avevano scoperto, l’acquavite. Gli indiani infatti non erano abituati a queste bevande alcoliche e la loro particolare costituzione fisica faceva sì che i liquori avessero su di loro un effetto deleterio. Verso il 1750, quando ormai la resistenza francese nella zona dei Grandi Laghi si fece più sporadica e gli inglesi si apprestarono a conquistare definitivamente il Canada, la lotta fra gli Algonkini e gli inglesi si fece più dura. Alla lunga gli inglesi rimasero padroni della zona e i pellirosse furono costretti a firmare un trattato di pacee. Naturalmente i patti non vennero rispettati dai bianchi.

Libro, Edizioni Il capitello – Le origini del mondo attuale / CD, Rizzoli Larousse 2001- Enciclopedia multimediale / Libro, European book Milano- Atlantica Junior

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