Il trecento in Europa

Dalla morte di Federio II il titolo imperiale, che addirittura per una ventina d’anni (1256-1273) non fu attribuito, ebbe un valore poco più che onorifico. L’imperatore era eletto dai feudatari tedeschi, i reali detentori del potere di Germania, che avrebbe dovuto essere il nucleo principale dell’Impero invece era diviso in un centinaio di Stati.

Dal 1438 gli imperatori furono scelti all’interno della dinastia degli Asburgo. Questo fatto ridiede un certo prestigio alla carica imperiale, che però non riqcuistò una reale autorità sopranazionale.
Quanto al Papato, i progetti di teocrazia universale furono ripresi per l’ultima volta da Bonifacio VIII, papa dal 1294 al 1303.

Questi nel 1300 proclamò il primo giubileo: centinaia di pellegrini raggiunsero Roma, animati dalla devozione e dalla possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria, cioè la remissione dei peccati.

Ma solo due anni più tardi il re di Francia Filippo il Bello pretese di sottomettere anche i vescovi francesi. Di fronte al rifiuto di Bonifacio il re dichiarò il papa eretico e lo fece imprigionare ad Anagni (1303).

Con la morte di Bonifacio VIII, l’elezione di un cardinale francese (Benedetto XI) e il trasferimento della sede pontificia ad Avignone, in Provenza, si aprì per il papato il duro periodo avignonese (1309-1377). Il palazzo pontificio ad Avignone non poteva certamente costituire un punto di riferimento spirituale negli anni drammatici delle carestie, della peste, delle rivolte sociali, dalla guerra. Ma il momento più grave della crisi che la chiesa attraversò nel XVI secolo si ebe con il grande scisma, che divise la cristianità dal 1378 al 1417, con la presenza di due papi, uno italiano e uno francese. La spaccatura era fonte di uno scandalo gravissimo tanto più che avveniva non per motivi religiosi o ideali ma politici. Di fronte a una crisi profonda del Papato emerse con forza crescente che l’idea che il concilio ecumenico avesse un’autorità superiore a quella del pontefice e potesse deporre i due papi rivali, ricostituendo l’unità della Chiesa. In efetti il concilio di Costanza

(1414-1418) riuscì a imporre un unico pontefice ponendo fine allo scisma d’Occidente.
Tra il 1347 e il 1352 una malattia misteriosa devastò l’Europa: era la morte nera. Si calcosa che abbia ucciso in soli tre anni 25 milioni di persone, cioè tra il 30% e il 50% della popolazione europea dell’epoca. Per chi era colpito dal morbo le speranza di guarigione erano bassissime e gli storici raccontano che la fine giungeva in modo atroce.

Gli ammalati erano assaliti da na febbre alta, tossivano e vomitavano sangue. Alcuni linfonodi s’ingrossvano formando i cosiddetti buboboni, la pelle ssi copriva di macchie rossastre e poteva sanguinare, uttto il corpo emanavano un odore sgradevole. Dopo la grande epidemia del Trecento la pestilenza continuo a manifestarsi peridicamente in Europa per più di tre secoli, poi si dileguò. Nel 1894 Jerseyn identificò il batterie responsabile della peste bubbonica. In base di numerosi indirizzi si convinse che la piaga che per secoli aveva seminato la devastazione in Europa doveva essere stata proprio peste. La peste si diffonde in primo luogo fra i topi e poi passa all’uomo attraverso la puntura provenienti dai roditori infetti. Le cronache del Medioevo però parlano di un ammoria troppo rapida per una malattia che ha bisogno di diffondersi fra i topi prima di dilagare fra gli esseri umani. E’ possibile che la morte nera sia stata causata da un anetanto del moderno batterio della peste, il quale nel corso dei secoli si è modificato fino a causare una malattia con caratteristiche un po’ diverse da quella antica, proprio come ebola e le altre infezioni misteriose che continuanuano a spaventare.
Nel Trecento, l’apparato istituzionale dei comuni si dimostrò sempre più inadeguato a gestire il perdurante conflitto sociale: si ricorse allora a provvedimenti straordinari, affidando per lungo tempo o anche in perpetuo il governo a un personaggio ritenuto capace di sedare i contrasti, per la sua autorevolezza o la sua forza militare.

I poteri personali così assunti divennero presto ereditari: è questa l’origine delle signorie. In gran parte dell’Italia centro-settentrionale ‘espansione delle maggiori signorie diede luogo a una semplificazione della geografia politica, con la creazione dei futuri stati reigionali.
Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell’uomo / Documentario della RAI- Ulisse

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