La colonizzazione del Congo

Il 12, 13 e 14 settembre 1876 il re del Belgio Leopoldo II, fautore di un’espansione coloniale per il proprio paese, allora in pieno sviluppo economico, riunì a Bruxelles una conferenza geografica internazionale; questa creò un’Associazione internazionale africana, con lo scopo di favorire l’esplorazione dell’Africa e di lottare contro lo schiavismo. Le mire di Leopoldo si rivolsero subito verso il Congo, per la presumibile ricchezza del territorio e per la sua importanza quale via d’accesso all’interno del continente africano. Dietro suo suggerimento l’Associazione internazionale africana decise di creare nel bacino del Congo un organismo politico, fondando, nel novembre 1878, un Comitato di studi per l’Alto Congo, per conto del quale l’esploratore Stanley, già illustre per i viaggi in quella zona, accettò di intraprendere una nuova spedizione. Il 4 agosto 1879 l’esploratore approdò alla foce del Congo e in ottobre fondò Vivi, destinata a diventare la prima capitale del futuro Stato. Sorsero però nel frattempo alcune difficoltà : mentre Stanley era intento a superare i monti di Cristallo, lungo il fiume, una spedizione ufficiale francese, partita dal Gabon e diretta da Savorgnan di Brazzà , discese nella vallata e prese possesso dei territori esplorati. Il Portogallo intanto, segretamente incoraggiato dall’Inghilterra, rivendicò diritti storici su una parte del bacino del grande fiume. A queste difficoltà se ne aggiunsero altre sul piano politico internazionale. Tuttavia l’Associazione internazionale del Congo, succeduta al Comitato di studi, riuscì a farsi riconoscere (nel 1884) quale vero e proprio Stato, prima dagli USA, ai quali concesse, in cambio, libertà di commercio e di navigazione nel bacino del Congo, poi dalla Francia (alla quale accordò un diritto di prelazione nel caso in cui l’Associazione avesse dovuto vendere un giorno i suoi possedimenti), e dalla Germania, inquieta dell’appoggio inglese al Portogallo. Poco tempo dopo, l’Alto generale di Berlino, a conclusione della conferenza di Berlino del 1884-1885, sancì l’esistenza dello “Stato indipendente del Congo”, di cui Leopoldo divenne il sovrano e la cui unione col Belgio ebbe carattere puramente personale.
Nell’aprile 1885 il parlamento belga autorizzò ufficialmente il re ad assumere le funzioni di capo del nuovo Stato. Una conferenza, riunitasi a Bruxelles nel 1889, oltre a emettere alcuni editti antischiavisti, accettò di rivedere l’art. 4 dell’Atto generale di Berlino che interdiceva l’imposizione di diritti d’entrata sulle merci nel bacino convenzionale del Congo, e il re ottenne in tal modo indispensabili fondi. Ma le spese erano molto ingenti, sicchè nel 1890 Leopoldo II chiese un anticipo di 25 milioni di franchi al Belgio. In cambio lasciava il Congo in eredità al suo paese, unitamente al diritto di annetterlo entro dieci anni, in caso di mancato rimborso.
In pochi anni il territorio, di cui Stanley aveva esplorato soltanto l’arteria fluviale principale, fu percorso da numerosi esploratori belgi e stranieri entrati al servizio dello Stato indipendente. A est delle cascate di Stanley (Stanley Falls), i Belgi entrarono in conflitto con commercianti arabi che esercitavano, fra il Lualaba e il lago Tanganica, il traffico degli schiavi e dell’avorio; dopo una serie di azioni militari energicamente condotte per diversi anni (1892-1898), essi eliminarono gli Arabi, insediandosi nella zona, dove fondarono Albertville, sul Tanganica, ed Elisabethville nel Katanga, costruirono molte linee ferroviarie e studiarono le possibilità economiche del paese in vista di una sua futura valorizzazione.
Leopoldo II volle fare dello Stato indipendente una colonia produttiva: egli aveva instaurato un regime destinato a sfruttare al massimo grado le ricchezze del paese. Nel luglio 1885, un decreto dichiarò tutte le terre libere proprietà dello Stato (demanio privato dello Stato), e la formula venne interpretata in un senso molto ampio: nel 1891, lo Stato si riservò il monopolio della gomma e dell’avorio, e la libertà commerciale, proclamata con l’Atto generale di Berlino, venne soppressa. Il lavoro forzato e il traffico del caucciù e dell’avorio costituirono la fonte di immensi profitti. Ma lo sfruttamento intensivo provocò parecchi abusi. Il parlamento ben presto rivendicò la cessione dello Stato indipendente al paese. Il re dovette rassegnarvisi e concluse con il Belgio il trattato del 28 novembre 1907, che faceva del Congo, frutto del suo lavoro, una colonia belga. Con la fine dello Stato indipendente e il passaggio della nuova colonia all’amministrazione belga, furono emessi numerosi decreti per impedire lo sfruttamento abusivo della manodopera indigena, per far rispettare le forme tradizionali della società africana e per restringere i privilegi delle società concessionarie.

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