La formazione delle due Cine e annessione del Tibet alla Repubblica Popolare

Nei porti meridionali della Cina, aperti ai contatti internazionali, si era andata formando una nuova classe sociale, la borghesia. Borghesi, intellettuali e studenti diedero i loro consensi al primo partito organizzato con criteri moderni, il Kuonomintang, fondato nel 1904 e diffuso nelle regioni meridionali, che preconizzava uno stato repubblicano, la nazionalizzazione di alcuni servizi pubblici e fomentò sommosse che portarono alla caduta dell’impero. La repubblica (1911) nata fragile, malvista dalle grandi potenze, si traformò ben presto in una dittatura. Intanto il Tibet conseguì l’indipendenza.
Fra i dirigenti comunisti emerse ben presto la figura di Mao Zedong che dopo la rottura dei comunisti con il Kuomintang sostene, distaccandosi dall’ottica marxista, che la lotta comunista andava combattuta nelle campagne, i cui spazi immensi offrivano la possibilità di condurre una guerriglia contro i proprietari, i militari e le autorità del Partito Nazionalista. Ove otteneva successo, la terra veniva tolta ai proprietari e divisa tra i contadini. Per trasferirsi a nord l’armata guidata da Mao compì l’epica Lunga Marcia. Centomila uomini e trentacinque donne, calzando sandali di paglia, valicarono montagne dalle nevi eterne, attraversarono a nuoto fiumi impetuosi, guadarono paludi. L’influenza comunista affermarsi anche quale forza contro l’aggressiona giapponese ottene sempre più consensi in tutto il paese. Il 1 ottobre 1949 fu proclamata la Repubblica Popolare Cinese. In politica estera, dopo un periodo di stretti rapporti con l’URSS, la Cina, in seguito alle rivendicazioni di alcuni territori asiatici sotto l’influenza sovietica e a dissensi ideologici, si avvicinò agli USA, che nel 1971 riconobbero ufficialmente il regime comunista.
Ciò che rimaneva dell’esercito nazionalista si rifugiarono a Formosa, attuale Taiwan, che divenne uno stato a sè (Repubblica Nazionalista Cinese).
L’attuale Dalai Lama, il cui nome significa Oceano di saggezza (premio Nobel per la pace nel 1989), è il quattordicesimo; ha assunto il controllo dello Stato all’età di sedici anni, due anni prima di quando vorrebbe la tradizione, su richiesta del governo tibetano allarmato dall’occupazione cinese del Tibet orientale. L’Assemblea Nazionale chiede subito al Dalai Lama di rifugiarsi a Yadong per evitare ogni rischio, ma dopo la firma dell’accordo cino-tibetano (1951) torna a Lhasa. Nel 1954, quando i cinesi sono già stabilmente in Tibet, il Dalai Lama si reca in visita a Pechino, dove incontra Mao Tze-tung in alcuni colloqui solo apparentemente cordiali. Infatti già l’anno seguente (1955) i cinesi si annettono il Kham e l’Amdo (Tibet orientale e nord orientale). Le guardie rosse di Mao cercano di introdurre il loro comunismo nelle regioni conquistate, ma i tibetani si ribellano con continue, piccole insurrezioni che culminano con una vera e propria rivolta a Lhasa nel 1959.
Il 17 marzo il Dalai Lama, travestito da soldato, scappa da Norbulinka con la famiglia e una scorta armata. Inizia così il suo lungo esilio in India. La rivolta provoca migliaia di morti sia tibetani che cinesi. La repressione durissima continua per anni con esecuzioni, carcerazioni e deportazioni in colonie penali. Il governo tibetano viene sciolto, i monasteri sono svuotati e i loro beni confiscati, i monaci mandati a lavorare nei campi. Con un vero e proprio clima di terrore i cinesi governano il Tibet, anche dopo l’inaugurazione ufficiale della “regione autonoma Xizang”, come chiamano da questo momento il Tibet, del 1965. Il Dalai Lama fin dal 1959 costituisce un governo in esilio a Dharamsala, in India, che diventa la voce di denuncia della situazione tibetana davanti al mondo e un importante punto di riferimento per gli esuli tibetani e la loro cultura.

Libro,Zanichelli- Geografia del turismo nei Paesi extraeuropei / CD, ACTA- Mille anni di storia (Il Novecento n.3)

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