La Germania di Weimar e il problema delle riparazioni

La difficile fase iniziale della Repubblica di Weimar sembrò superata già nel 1921, quando il sistema industriale tedesco aveva riacquistato l’importanza che aveva avuto nell’anteguerra.
Nello stesso anno venivano fissate le riparazioni di guerra: circa 132 miliardi di marchi-oro, cifra assolutamente spropositata per le possibilità di pagamento tedesche. Le riparazioni erano state volute prevalentemente dalla Francia, desiderosa di lasciare la Germania in una posizione di subalternità ancora per parecchi decenni. Inoltre vi erano i debiti con gli USA contratti da Francia ed Inghilterra per i quali ogni richiesta da parte tedesca di una riduzione della cifra veniva rifiutata.
All’inizio del 1923, a causa di un ritardo nel pagamento di una rata da parte dei tedeschi, la Francia decide, insieme al Belgio, di occupare il ricco bacino carbonifero della Ruhr. L’orgoglio della popolazione tedesca si tradusse in un rifiuto del lavorare.
Il desiderio tedesco di rivincita andava crescendo e l’8 novembre del 1923 si tento il “Putsch di Monaco” organizzato da Hitler in persona all’interno di una birreria bavarese. Il colpo di stato non andò a segno e Hitler venne arrestato e condannato ad un anno di carcerazione; durante quel periodo scrisse il “Mein Kampf” in cui esponeva le sue idee sulla razza tedesca, che avrebbe poi divulgato ed applicato durante il periodo del regime in Germania.
L’occupazione della Ruhr e la conseguente decisione dei tedeschi di astenersi dal lavoro, provocò nel 1923 una crescita smisurata dell’inflazione in Germania; il marco giunse a valere fino ad un trilionesimo del valore che aveva nel 1914 e solo con l’inizio del 1924 la Germania iniziò a riprendersi.
Sia gli Usa che l’Inghilterra non avevano mai approvato l’occupazione francese della Ruhr e misero appunto dei piani per salvare l’economia tedesca dalla bancarotta.
Con il piano Dawes, gli Usa concedevano nuovi prestiti per consentire alla Germania di riavviare le industrie.
Con il piano Young al posto del vecchio marco ne veniva creato un altro scambiato a 1000 miliardi di marchi vecchi; facendo in modo che non si ripetesse la situazione precedente che aveva causato l’inflazione.
Il nuovo ministro degli esteri tedesco firmò insieme a quello francese il Trattato di Locarno in base al quale le frontiere occidentali tedesche non dovevano essere mai più violate. Sempre nello stesso anno (1926) la Germania entrava a far parte delle società delle Nazioni.
Con il patto di Briand-Kellogg, Francia ed Usa si impegnavano a non ricorrere più alla guerra per risolvere le controversie internazionali, ma di rivolgersi ad un tribunale internazionale a cui aderirono altre 57 Nazioni tra cui Germania e Urss.
Il trattato di Locarno, riguardava solo la frontiera occidentale tedesca e non quella orientale per la quale non esisteva nulla. Locarno lasciava così presagire eventuali mire espansionistiche tedesche verso est.
Alle elezioni presidenziali tedesche a causa dell’intransigenza dei comunisti, che non appoggiarono il candidato socialdemocratico al ballottaggio, salì il conservatore, eroe della I guerra mondiale, Hindenburg. Nelle elezioni generali successive però i socialdemocratici ebbero la meglio riuscendo ad equilibrare le forze.
La Repubblica di Weimar, fondata su basi troppo deboli, presentava, al suo interno, interessi troppo divergenti. I gruppi paramilitari andavano aumentando sempre di più facendo sulla piccola borghesia sempre più sensibile, dopo l’inflazione, ai richiami all’ordine e all’onore da riscattare.

Tags: ,