La rivoluzione Iraniana

Nel corso del secondo dopoguerra l’Iran è considerato dalle potenze occidentali, in primo luogo gli Stati Uniti, uno stato affidabile, in quanto interessato a contenere sia una possibile espansione sovietica, sia l’estremismo nazionalistico arabo.
Dal 1953 l’Iran è governato dallo scià (imperatore) Reza Pahlavi, promotore di una politica di modernizzazione tendente a fare del Paese una grande potenza militare dell’area mediorientale. Il tentativo di trasformazione non ottiene tuttavia gli effetti sperati e non contribuisce affatto a migliorare le condizioni di vita della popolazione. Nel gennaio del 1978 Pahlavi, abbandonato ormai anche dagli Stati Uniti, è costretto a lasciare il Paese.
Cacciato lo scià , la guida dell’Iran viene assunta dall’ayatollah Khomeini, massima autorità religiosa e principale esponente dell’opposizione. Il 1° aprile, dopo essere tornato in patria dall’esilio di Parigi, Khomeini proclama l’istituzione della Repubblica islamica, approvata plebiscitariamente mediante referendum. Viene con ciò istituito un sistema politico che intende applicare le norme morali, religiose e penali previste dal Corano, e in cui lo Stato assume caratteri teocratici, fondendosi l’autorità religiosa con quella politica.
All’inizio degli anni ottanta l’Iran si trova in gravissima difficoltà : da un lato è isolato internazionalmente; dall’altro è alle prese con un’economia in profonda crisi. Nel tentativo di sfruttare questa situazione, nel settembre del 1980 l’Iraq lo attacca, al fine di strappargli alcuni territori da tempo contesi tra i due Paesi e particolarmente ricchi di petrolio. Nel condurre l’attacco il dittatore iracheno Saddam Hussein gode dell’appoggio di gran parte del mondo arabo e delle potenze occidentali, che sperano con ciò in una rapida fine della Repubblica islamica.
La guerra assume ben presto un andamento non previsto. L’Iran riesce infatti, nel giro di poco tempo, a imporre all’interno un ulteriore irrigidimento autoritario e la militarizzazione dell’intera società , reprimendo sanguinosamente ogni opposizione e organizzando la vita di tutto il Paese in funzione della vittoria del conflitto. Il conflitto ha termine dopo otto anni e dopo un milione di morti, nel luglio 1988, quando, al termine di lunghe e difficili trattative, i due Paesi firmano l’armistizio proposto dall’ONU che sancisce il ritorno allo status quo ante.

CD, ACTA- Mille anni di storia (Il Novecento n.4)

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