La rivoluzione russa

L’Impero russo continuò a espandersi territorialmente. Al suo interno convivevano decine di popoli, caratterizzati da lingue e tradizioni diverse. Popoli conquistati che chiedevano autonomia e indipendenza. Qualsiasi forma di opposizione o di dissenso era schiacciata dalla reppresione zarista. Un tentativo di cambiamento venne operato dallo zar Alessandro II (1818-1881) che nel 1861 abolì la servitù della gleba. I Kulaki, cioè i medi proprietari, acquistarono parte delle terre pagandole a poco prezzo dei contadini schiacciati dai debiti. Nell’Ottocento l’economia russa viveva soprattutto sull’esportazione di prodotti agricoli (cereali) e di materie prime. Determinante fu l’appoggio dei capitali stranieri. Personale qualificato occidentale giunse in Russia per addestrare i dirigenti e i lavoratori dei nuovi complessi industriali.
Lo sviluppo industriale favorì lo sviluppo di ispirazine marxista. Nel 1898 i russi riuscirono a fondare il Partito Operaio Socialdemocratico Russo. Il partito si divise in due blocchi contrapposti: • i bolscevichi, capeggiati da Lenin; • i menscevichi, guidati da Mortov. Secondo Lenin, gli operai e i lavoratori dovevano essere guidati verso la rivoluzione, che egli considerava l’unica via possibile per liberare la Russia dall’assolutismo zarista.
Il 9 gennaio 1905, circa 140000 persone sfilarono per le strade di Pietroburgo e raggiunsero il Palazzo d’Inverno. Lo zar Nicola II (1894-1917) allora promise libertà politiche e concesse un Parlamento, la Duma. Ma le Dume elette tra il 1906 e il 1917 non ebbero mai un ruolo effettivo.
Il 23 febbraio 1917 a Pietrogrado (questo è il nome di Pietroburgo dal 1914) iniziava la rivoluzione di febbraio. Lo zar Nicola II il 2 marzo fu costretto ad abdicare. Finì così il potere zarista e nacque la repubblica. Operai e soldati, diedero vita al Soviet dei deputati operai e al Soviet dei soldati. Nelle famose tesi di aprile Lenin indicò al suo partito tre obiettivi: tutto il potere ai soviet; pace; la terra ai contadini.
A sorpresa i bolscevichi ottennero solo il 25% dei voti. Per questo impose la dittatura del proletariato. Lenin ordinò la creazione di un esercito bolscevico: l’Armata rossa. Fu istituita una polizia politica, la CEKA. Lo zar e la sua famiglia furono giustiziati il 16 luglio 1918. La Lettonia e l’Ucraina sono indipendenti. Viene creata la repubblica autonoma dell’Uzbekistan, unita alla Russia. La Russia, la Transcaucasia (formata dall’unione dell’Azerbaigian, dell’Armenia e della Georgia), l’Ucraina e la Bielorussia si uniscono in seno all’URSS. Nel 1936 una nuova costituzione precisa l’organizzazione dell’URSS in undici repubbliche federate: Russia, Ucraina, Bielorussia, Kazakhistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkemenistan, Armenia, Azerbaigian, Georgia. I contadini dovevano cedere ai commissari mandati dal governo tutto ciò che non servisse al loro fabbisogno. L’Unione Sovietica uscì stremata dalla guerra civile, in una situazione di arretratezza peggiore di quella dell’età zarista. In questa situazione, Lenin e il gruppo dirigente bolscevico decisero di avviare la Nuova Politica Economica (Nep), allentando il controllo dello stato sulla vita economica: cessarono le requisizioni, ai contadini fu concesso di vendere i prootti eccedenti, venne liberalizzato il commercio interno, fu favorito lo sviluppo delle piccole imprese private. Nell’estate del 1922 Lenin fu colpito dalla malattia celebrale che ne provocò la morte nel gennaio 1924. Il suo successore fu Stalin. Stalin decise di industrializzare l’Unione Sovietica nel più breve tempo possibile. A partire dal 1927 Stalin abbandonò la linea della Nep e imboccò con decisione la strada dell’industrializzazione accelerata dell’URSS: strumento di tale politica economica fu la pianificazione integrale dell’economia, in base alla quale lo stato decide, attraverso piani quinquennali, tutte le variabili economiche: quanto, cosa e dove produrre, e a quale prezzo. A partire dal 1928, l’Unione Sovietica fu protagonista di uno sforzo economico di enormi dimensioni, che trasformò un paese arretrato in una grande potenza industriale. Questo risultato, tuttavia, celava gravi squilibri: tutte le risorse furono investite nell’industria pesante e negli armamenti, trascurando l’industria leggera e dei beni di consumo. Furono costruite gigantesche fabbriche siderurgiche, metallurgiche, meccaniche. Ma soprattutto furono ridotti i consumi interni. In pochi anni, ma con immensi costi umani, l’Unione Sovietica raggiunse la meta: divenne una grande potenza industriale. Stalin acquisì un potere immenso, assoluto.Ogni traccia di democrazia era scomparsa. Alla fine degli anni Trenta le condizioni erano certamente migliorate, ma il popolo russo non conosceva la libertà .

Libro, Editrice La Scuola- Storia per gli istituti professionali / Libro Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell’uomo 2 / CD, Tecniche nuove- Eureka 2000!

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