La seconda guerra mondiale

La “strana guerra” e l’ingresso dell’Italia nel conflitto

L’Italia, consapevole della sua impreparazione ad un conflitto decise di dichiararsi potenza non belligerante. In modo simile si dichiararono pure gli Stati Uniti e il Giappone.
La guerra, appena iniziata era diversa rispetto alla I guerra mondiale, le truppe si muovevano in modo più rapido grazie all’utilizzo di mezzi di trasporto e di combattimento veloci. Inoltre l’utilizzo di bombardamenti aerei su vasta scala e il perfezionamento dei sommergibili rendevano la guerra ancora più dura.
Dopo l’occupazione polacca, la Russia spostò il suo fronte in Finlandia per conquistare l’istimo di Carelia al fine di proteggere meglio la città di Leningrado. Dopo un breve combattimento, la Finlandia cedette l’istimo e contemporaneamente Hitler conquistava la Norvegia e la Danimarca per potere lottare con l’Inghilterra da posizioni più favorevoli.
Sul fronte ovest, si parlò di “Strana Guerra” infatti sia le truppe anglofrancesi che quelle tedesche stavano ferme, senza combattere, rispettivamente lungo la linea fortificata di Marginot e lungo la linea di Siegfried.
Sottovalutando i progressi fatti dalla macchina bellica tedesca, i poveri francesi, avevano concentrato tutte le loro forze solo sulla linea di Marginot.
Il 10 maggio 1940 cominciò finalmente anche la guerra su questo fronte. L’esercito tedesco invase il Belgio e l’Olanda sfondò la linea anglofrancesi. Sotto i bombardamenti tedeschi, gli inglesi riuscirono a malapena a mettere in salvo utilizzando qualunque imbarcazione il loro esercito e parte di quello francese abbandonando però tutto il loro materiale bellico nelle spiagge. Il 4 Giugno 1940 le preparatissime truppe tedesche erano già a Parigi costringendo i francesi a chiedere un armistizio che firmeranno nello stesso vagone dove qualche anno prima avevano fatto firmare la capitolazione alla Germania Guglielmina.
L’armistizio firmato dal francese Petain divise la Francia in due: la parte nord comprendente i 2/3 della popolazione andava alla Germania, la parte meridionale, con capitale Vichy veniva affidata al nuovo capo di Stato Petain il quale instaurava un governo autoritario incline a collaborare coi nazisti.
Ad un trattato così umiliante si ribellava De Gaulle il quale dai microfoni di Radio Londra il 18 giugno ’40 esortava i francesi alla resistenza.
In pochi giorni era crollato l’esercito più solido del continente e lo stato che fino a poco prima era considerato il punto di riferimento per la vita culturale e politica europea.
Superando ogni perplessità grazie anche alle difficoltà Francesi, Benito Mussolini in un celebre discorso annunciava, il 10 giugno ’40 al popolo italiano, l’entrata in guerra.
Contemporaneamente in Inghilterra al posto del remissivo Chamberlain, saliva Churchill. L’Inghilterra dopo la caduta della Francia si era trovata da sola contro le potenze dell’asse, i territori occupati (Belgio, Olanda, Francia, Danimarca, Norvegia, Polonia) e i nuovi governi filofascisti (Spagna, Ungheria, Romania, Portogallo, Bulgaria). Non vedendo nella Germania la capacità di essere uno stato guida per l’Europa capace di garantire un futuro di pace, Churchill rifiutò qualsiasi trattato e affermò di voler combattere fino all’annientamento del nemico tedesco.
Hitler preparò il progetto di invasione dell’Inghilterra denominato “Operazione Leone Marino“. L’aviazione tedesca doveva distruggere le città e i centri nevralgici inglesi demoralizzando la popolazione.
La popolazione inglese, rinvigorita dai discorsi di Churchill si riorganizzò e in breve tempo riuscì ad apportare ai nemici, grazie all’invenzione del radar, perdite tali da convincere Hitler a rimandare il progetto.
Falliva così ogni probabile speranza di guerra lampo e il conflitto diventava sempre più grande e coinvolgeva sempre più potenze.
L’Italia intraprese una guerra autonoma parallela,In caso di vittoria, avrebbe avuto il dominio sul Mediterraneo. Ciò voleva dire confrontarsi subito con gli inglesi sia sul piano navale che su quello terrestre. Inizialmente l’Italia ebbe delle vittorie navali, ma già nella seconda parte del ’40 gli inglesi mostrarono la loro superiorità attaccando la base di Taranto e rendendo impossibili i rifornimenti per i militari in Africa.
Sul fronte africano, i primi scontri furono favorevoli per gli Italiani guidati dal Duca Amedeo D’Aosta. Il nostro obiettivo era quello di conquistare l’Egitto, colonia inglese importantissima, spostandoci dalla Libia.
Le truppe stanziate in Libia e guidate da Graziani, inizialmente vinsero, ma gli inglesi con la loro controffensiva fecero retrocedere gli italiani di 1000 km.
Il 28 ottobre 1940 si decise di invadere la Grecia, ma il progetto si rivelò un fallimento a causa del territorio aspro e dell’accanita resistenza.
Contemporaneamente i Greci attaccavano il porto di Valona in Albania. Grazie all’aiuto tedesco, gli italiani riuscirono a riprendere in mano la situazione e Hitler conquisto la Jugoslavia, la Grecia e Creta.
I tedeschi si spostarono sul fronte africano, riconquistarono la Libia ma ciò non servì a bilanciare la perdita dell’Africa Orientale subita dall’Italia quando nel maggio ’41 gli Inglesi occuparono l’Etiopia rimettendo sul trono il Negus Haile Selassie.
Ogni illusione di guerra parallela andava scemando mostrando l’Italia in un ruolo di subalternità.
Nel patto Tripartito firmato da Germania, Italia, Giappone a Berlino il 27 settembre ’40 veniva descritto il modo con cui le potenze si dovevano dividere il mondo: alla Germania, l’Europa settentrionale, all’Italia il predominio sul Mediterraneo, al Giappone il controllo dell’Asia orientale.

Tags: , , , , ,