Le crociate

L’intolleranza religiosa dei turchi Selgiuchidi, che, dopo aver strappato Gerusalemme e la Siria ai Fatimidi d’Egitto, annientarono nel 1071 l’esercito bizantino nella battaglia di Manzicerta, provocò l’interruzione dei rapporti tra l’Occidente cristiano e la Terrasanta. Nel 1095 l’imperatore di Bisanzio Alessio I Comneno invocò l’aiuto del pontefice Urbano II che nel novembre di quello stesso anno, al concilio di Clermont, chiamò signori e cavalieri a un pellegrinaggio armato inteso a liberare il Santo Sepolcro. Ad esse parteciparono: 1) i più grandi feudatari (re, duchi, conti, ecc.) che volevano ingrandire i propri possedimenti, aumentare le entrate e consolidare la propria influenza in Europa; 2) i piccoli feudatari (o cavalieri), che costituivano il nucleo principale delle forze crociate: infatti il beneficio vitalizio, che l’imperatore concedeva ai vassalli maggiori, trasformandosi in fondo ereditario, cioè passando in proprietà dal padre al primogenito (maggiorasco), aveva determinato uno strato numeroso di cavalieri (cadetti) che non possedevano feudi e che finivano o coll’entrare nei monasteri facendo la carriera ecclesiastica o si davano alla ventura, nel tentativo di procurarsi dei territori, asservendo i contadini ivi residenti; 3) i mercanti più ricchi di molte città (Venezia, Genova e Pisa soprattutto), che cercavano d’invadere i mercati del vicino Oriente; 4) la chiesa cattolica, che era la più grande proprietaria feudale, aveva come scopo quello di sottomettere la chiesa ortodossa, estendendo la propria giurisdizione nell’Europa orientale; 5) infine ingenti masse proletarie e affamate che cercavano di affrancarsi dalla servitù della gleba e dalla miseria.
La I crociata (1096) fu detta dei pezzenti perchè composta da gente molto povera o contadina, proveniente soprattutto da Francia, Germania e Italia, che pensava di trovare in Oriente la liberazione dall’oppressione dei feudatari e nuove terre in cui insediarsi. Vi erano anche donne e bambini. Essi erano disarmati, non avevano nè provviste nè denaro e lungo la via verso Costantinopoli si dedicavano al furto e all’elemosina, compiendo anche violenze a danno degli ebrei. Naturalmente la popolazione (ungari e magiari) dei paesi attraversati da questi crociati cercò di combatterli con ogni mezzo. Furono quasi tutti sterminati nel primo scontro con i turchi.
La prima vera crociata (sempre del ’96) fu composta da cavalieri ben armati ed equipaggiati. Gli eserciti feudali, forti di 250 mila uomini, si riunirono a Costantinopoli e, insieme alle truppe bizantine di Alessio I Comneno, espugnarono Nicea nel 1097. Ma presto l’accordo si ruppe perchè i crociati non avevano intenzione di mantenere gli impegni presi e di restituire a Bisanzio i territori riconquistati ai turchi. Dopo la vittoria cristiana di Dorileo, conseguita nello stesso anno, un contingente guidato da Baldovino di Fiandra si staccò dalla spedizione per recarsi in soccorso delle popolazioni cristiane dell’Armenia, conquistando la città di Edessa, alle soglie della Mesopotamia, di cui lo stesso Baldovino assunse il governo col titolo di conte; il grosso delle truppe assediò e prese la grande città siriana di Antiochia (1098), che fu data in feudo a Boemondo di Taranto, principe di quella dinastia normanna che i Comneni consideravano il maggiore dei loro nemici. Per questa ragione -e anche per le divergenze religiose derivanti dallo scisma d’Oriente- bizantini e crociati ruppero i rapporti. I cavalieri europei continuarono da soli la marcia verso Gerusalemme, che raggiunsero dopo tre anni di combattimenti, ormai decimati dalle perdite in battaglia e dalle epidemie. La città nel frattempo era stata tolta di nuovo ai turchi dai principi arabi dell’Egitto (i Fatimidi), contro i quali si scatenarono i crociati; la città fu espugnata nel luglio del 1099 e la popolazione massacrata spietatamente. L’intera Terrasanta era nelle mani degli occidentali.
Sui territori conquistati con la prima spedizione i crociati importarono le istituzioni della loro patria e crearono una quantità di piccoli stati feudali, legati da tenui fili di sudditanza al regno di Gerusalemme che fu attribuito prima a Goffredo di Buglione (ca. 1061-1100) col titolo di difensore del Santo Sepolcro, poi, col titolo di re, al fratello Baldovino (1058-1118). In Siria furono creati il principato di Antiochia, la contea di Edessa, la contea di Tripoli. Si trattava tuttavia di una costruzione politica molto fragile: i territori erano molto ristretti, formati da una striscia di terra fra mare e deserto, e per di più esposti alle offensive musulmane; i difensori erano molto pochi e il loro numero diminuì con il ritorno dei crociati in Occidente dopo la fine della spedizione. I bizantini non erano più in grado di garantire nè soldati nè rifornimenti, a cui però provvidero le città marinare italiane alle quali in cambio fu consentito di fondare colonie nei maggiori porti e città del Levante. Le successive crociate, fortemente volute dal papato, furono tutte deludenti e in certi casi mancarono addirittura l’obiettivo. La II Crociata (1147-48), predicata da san Bernardo di Chiaravalle e guidata da Corrado III di Svevia e da Luigi VII di Francia, tentò senza successo di porre l’assedio a Damasco; intanto Edessa era già stata riconquistata dai musulmani nel 1144. Una trentina di anni più tardi l’Egitto e gran parte della Siria si unificarono sotto la guida del sultano Saladino che conquistò quasi tutta la Palestina e Gerusalemme (1187). Ai cristiani rimasero solo le città di San Giovanni d’Acri e di Tiro (quel che rimaneva del regno di Gerusalemme) e, più a nord, Antiochia e Tripoli.
Papa Gregorio VIII bandì allora la III crociata (1190-92) cui aderirono i maggiori potenti dell’epoca: Federico I Barbarossa, Filippo Augusto re di Francia, Riccardo Cuor di Leone re d’Inghilterra, Guglielmo II re di Sicilia. L’imperatore Federico I annegò nel superare un fiume dell’Asia Minore; Filippo II e Riccardo ottennero la vittoria di San Giovanni Acri (1191) ma, divisi fra loro da discordie, non furono in grado di riconquistare Gerusalemme, che rimase ai musulmani con quasi tutta la Palestina.
La IV Crociata (1202-04) voluta da papa Innocenzo III fu guidata da Baldovino di Fiandra e Bonifacio del Monferrato. I veneziani, che finanziarono la spedizione, dirottarono i crociati alla conquista di Costantinopoli.
La V crociata (1217-21) si combattè in Palestina e in Egitto sotto il comando del duca Alessandro d’Austria. Non ebbe alcun risultato pratico, ma grazie alla diplomazia di Federico II i luoghi santi furono resi accessibili ai pellegrini.
Senza alcun esito fu anche la VI crociata (1248-54) voluta dal re di Francia Luigi IX il Santo e diretta contro l’Egitto.
Anche la VII crociata (1270) venne guidata da Luigi IX; fu rivolta contro Tunisi, dove lo stesso re morì di peste.
Per difendere i territori in mano ai cristiani e i pellegrini che giungevano in Terrasanta furono utilizzate, accanto alla tradizionale cavalleria feudale, le molte confraternite laiche di ospedalieri che si adoperavano per l’assistenza ai pellegrini che arrivavano ammalati in Terrasanta, distrutti dal lungo e faticoso viaggio. Nel 1118 il cavaliere francese Ugo di Payns pensò per primo di organizzare militarmente i propri ospedalieri, e poichè la loro sede era un edificio che sorgeva sul luogo dell’antico Tempio di Salomone, essi furono chiamati Templari o Cavalieri del Tempio. Il grande propagandista delle crociate, Bernardo di Chiaravalle, che era anche una delle maggiori autorità religiose dell’epoca, vide subito la possibilità di inserire quest’organizzazione nelle istituzioni ecclesiastiche, fare cioè di quei cavalieri anche dei monaci: nacque così il primo ordine monastico-cavalleresco per il quale lo stesso Bernardo dettò, nel 1128, la regola. I Templari si votavano a difendere la fede con la spada, giuravano obbedienza, rinunciavano al lusso, praticavano la castità .
A Costantinopoli i crociati erano considerati utili alleati contro i turchi, ma anche temibili e incomodi ospiti. I musulmani li disprezzavano perchè i crociati facevano spavaldamente tutto quello che il Corano proibiva: bevevano molto, giocavano d’azzardo, mangiavano carne impura di maiale e, oltre al loro Dio, pregavano i santi (“Non vi è altro Dio che Allah” diceva il Corano). Inoltre non li capivano. I franchi facevano un gran parlare di cavalleria, di vedove e di orfani da proteggere, ma poi si accanivano crudelmente contro le popolazioni civili, distruggevano ciò che conquistavano -anche con fatica- invece di conservarlo per trarne vantaggio, davano importanza alle virtù guerriere, ma non si curavano di quelle intellettuali: erano analfabeti, superstiziosi, non sapevano nè di scienza nè di arte, avevano costituito le confraternite degli ospedalieri ma le loro conoscenze di medicina erano molto rozze.
Intanto c’è chi le ripropone migliaia di chilometri lontano. Fra il 1202 e il 1237 i membri dell’Ordine dei cavalieri Portaspada, partendo dalla base di Riga, sul baltico, fondano città e vescovati tedeschi in Curlandia, Livonia e Semegallia, mentre a partire dal 1230 i Cavalieri Teutonici impongono con la Croce e la spada il cattolicesimo romano alle popolazioni slave della Prussia.
La volontà di Innocenzo III di riaffermare la piena autorità del pontefice non era una rivolta solo all’esterno della chiesa: si trattava anche di combattere l’eresie. Per combattere le eresie la chiesa organizzò un sistema repressivo che trovò il suo strumento principale nel tribunale dell’inquisizione, fondato nel 1231. Nel 1216 nacque l’ordine domenicano, fondato da Domenico di Guzman (1170-1228); l’ordine francescano, fondato da Francesco d’Assisi (1182-1228), essi si proponevano il comune obiettivo di combattere l’eresia con le sue stesse armi, la predicazione e l’esempio della povertà .

CD, ACTA- Mille anni di storia (Il medioevo) / Internet- Compendi di Storia

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