L’Italia tra 1300 e 1400

Abbiamo già visto come dal libero Comune si passasse alle Signorie che, ponendo fine alle continue lotte per la conquista del potere, procurarono alle popolazioni una maggiore tranquillità e un relativo benessere annientando però, con un governo tirannico, ogni forma di libertà . Dalle Signorie poi si passò ai Principati con il riconoscimento del potere del Signore da parte del papa o dell’imperatore. In seguito, si arrivò a degli Stati più o meno a base regionale che per tutto il Quattrocento e il Cinquecento continuarono a lottare impedendo così la formazione di uno Stato unitario.
Nel 1339 con Simone Boccanegra, comincia per Genova l’età dei dogi perpetui. Le leggi riservano il dogato ai popolari e ne escludono le grandi famiglie feudali (Doria, Fieschi, Grimaldi e Spinola). Ma queste conservano prestigio, potere, influenza, ricchezza e cospicue basi territoriali (tra le quali in questa sede va ricordato l’insediamento dei Grimaldi a Monaco). Ne consegue una parossiccia conflittualità (tra nobili e popolari), ma anche all’interno dei due schieramenti, che spinge i contedenti a cercare l’appoggio, o a invocare l’egemonia dai potenti che allora spingono da vicino e ne sono nel contempo i maggiori interlocutori economici: Milano e la Francia. Dopo che già nel 1353 si è avuta un’effimera signoria dei Visconti, il 25 ottobre 1396 il doge Antonietto Adorno cede formalmente il governo di Genova a Carlo VI di Fracia, proclamato defenseur Communis: una mossa per certi aspetti abile e proficua, che consente il recupero della ribelle città di Savona, scongiura il pericolo di una conquista armata di Gian Galeazzo Visconti garantendo ampi margini di auotonomia, e nel contempo prefigura la cessazione delle furibonde dispute interne sotto l’autorità di un governatore francese che prenderà il posto del doge. Dopo una seconda signoria milanese con Filippo Maria Visconti tra il 1421 e 1435, Genova patteggia nuovamente nel 1458 la propria sottomissione alla Francia e al suo re Carlo VII. Nel 1512 re Luigi è costretto ad abbandonare l’Italia sotto i colpi della Lega Santa voluto da Papa Giglio II.
La grande avventura di Milano iniziò con la dinastia dei Visconti, potentissima famiglia ghibellina, che già con Gian Galeazzo (1378-1402) aveva esteso il suo dominio nel Veneto, in Toscana e in Umbria. Condottiero prestigioso, investito del titolo ducale dall’imperatore, Gian Galeazzo non riuscì tuttavia a edificare nei suoi territori strutture legislative e amministrative solide. Nel 1401, Francesco Sforza divenne duca di Milano nel 1450, dopo aver sposato Bianca Maria, figlia di Filippo Maria Visconti. Dopo la morte di Filippo Maria Visconti a Milano fu proclamata la repubblica ambrosiana (1447), ma solo tre anni dopo Francesco, invasa la città , fu nominato duca come Francesco I.
La signoria su Mantova ebbe origini con Luigi (1270-1360) che rovesciò la dinastia di Passerino Bonacolsi, ottenendo la nomina a capitano generale della città . Gli succedettero, con lo stesso titolo, Guido, Ludovico e Francesco I. Gianfrancesco (1407-1444) ottenuto il titolo di marchese di Mantova nel 1432, mantenne un atteggiamento politico di equilibrio fra Milano e Venezia. Il successore, Ludovico III si riavvicinò alla corte pontificia nella dieta di Mantova (1459). Federico II schieratosi da parte dell’imperatore Carlo V. ottenne il titolo ducale per Mantova (1530).
Tra le grandi città italiane, Firenze era quella dove le istituzioni comunali resistevano più tenacemente, impedendo la nascita di una signoria personale. La città , che nel 1351 aveva conquistato Pistoia, nel 1384 Arezzo, nel 1406 Pisa, nel 1421 Livorno, fu con Venezia la principale nemica di Milano e riuscì ad arrestare l’avanzata dei Visconti nell’Italia centrale. Il conflitto del 1378, il cosiddetto tumulto dei Ciompi: i Ciompi, come erano chiamati gli operai cardatori di lana, ottennero che i rappresentati delle arti minori venissero ammessi al governo delle città in condizioni di parità con le arti maggiori. Fu questo il punto di massima democratizzazione, fino a che, nel 1435, il potere non fu conquistato da una famiglia di ricchissimi banchieri, i Medici. Nel 1434 il fondatore della Signoria fiorentina, Cosimo il Vecchio, rese ereditaria la, sua posizione di capo effettivo della città , pur non sovvertendo totalmente l’assetto comunale. Per indicare la costituzione politica di Firenze nelL’400 viene usato il termine Principato occulto proprio per indicare la sua caratteristica principale: rimanevano in piedi tutti gli organi comunali, ma chi deteneva il potere era la famiglia dei Medici. Piero de’ Medici, figlio di Lorenzo, aveva deciso di offrire a Carlo VIII la sua sottomissione, affinchè l’appoggio del sovrano soffocasse il rinnovato spirito repubblicano fiorentino. I popolari, però, capitanati dal frate Girolamo Savonarola, insorsero e causarono la caduta del governo mediceo. Seguì un periodo di grave crisi politica, durante la quale i fiorentini trovarono in Savonarola una guida morale e politica, grazie alla quale restaurarono la repubblica. Nel 1512 fu eletto Papa Giulio de’ Medici, che prese il nome di Leone X; egli favorì il ritorno della famiglia dei Medici a Firenze, grazie anche all’appoggio da parte della Spagna.
Venezia conservò saldamente la costituzione repubblicana sotto la direzione di una ristretta oligarchia di mercanti e di armatori navali. La politica estera di Venezia era orientata da secoli nell’espansione marittima verso l’Oriente e il suo impero comprendeva quasi tutta la costa Dalmata, colonie dall’arcipelago greco al Mar Nero, ai primi del Quattrocento l’entroterra veneto dove nel 1405 conquistò Padova e Verona, nel 1425 Brescia.
All’inizio del Quattrocento scarsa era l’incisività dell’azione politica dei pontefici. Nel 1377, dopo il ritorno di papa Gregorio XI nella sede romana, si era aperta una delle pagine più drammatiche nella vita della Chiesa, con lo scisma d’occidente. Il papato, che aveva perduto di vista la sua funzione e la sua vocazione universale, cercò almeno di riorganizzare politicamente i territori dipendenti. Durante l’esilio avignonese i due centri dello Stato, la Romagna e Roma, furono in preda all’anarchia, minacciati da nemici interni ed esterni.
Ancora peggiori erano le condizioni dei disgraziati regni di Napoli e Sicilia. I successi di Carlo d’Angio furono seguiti da un graduale declino fino all’improvvisa rivolta antifrancese in Sicilia (guerra del Vespro, 1282), capeggiata dalla nobiltà isolana e da Pietro III d’Aragona, sposo di Costanza figlia di Manfredi, dunque continuatore della dinastia sveva. Dopo due decenni di battaglie e gesta eroiche, si giunse nel 1302 alla pace di Caltabellotta, che sancì il distacco della Sicilia dal regno di Napoli e il passaggio della Sicilia agli aragonesi. Carlo I designò come successore il figlio, Carlo II, poco decantato dalla storiografia, che si spense nel 1309 nei pressi dell’ospizio Reale di Casa Nova a Poggioreale, lasciando il trono al figlio Roberto – duca di Calabria, principe di Salerno e capo dei Guelfi toscani. Non avendo eredi, questi destinò a succedergli la nipote Giovanna (Giovanna I), la prima sovrana veramente napoletana a guidare il Regno. Gli anni del potere di Giovanna furono violenti e ambigui fino al venire meno dell’alleanza con il papato e la corona ungherese; infatti, Carlo III di Durazzo, re d’Ungheria, organizzò una spedizione in Italia meridionale e, fatta prigioniera la sovrana, la fece soffocare da quattro sicari, impossessandosi, subito dopo, del regno. Da quel momento il passaggio definitivo della corona agli aragonesi fu breve: dopo il figlio di Carlo III, Ladislao, salì al trono la sorella di questi, Giovanna II, vedova di Guglielmo d’Austria, cresciuta all’ombra del sovrano e perciò incapace di governare. Infatti, spaventata dai tentativi di Luigi III d’Angiò di recuperare il regno, chiamò in suo soccorso Alfonso V d’Aragona.
La divisione dei due regni durò fino al 1442, quando gli aragonesi riunificarono nuovamente il regno sotto la loro corona.
Improvvisamente, nell’estate del 1453 giunse dall’Oriente la grave notizia della caduta di Costantinopoli, occupata dai Turchi di Maometto II. Fu questo un colpo durissimo per Venezia che vide gravemente compromesse le sue posizioni nel Mediterraneo orientale. Di fronte al nuovo pericolo si venne a una pace generale: la pace di Lodi del 1454. Con essa si definivano tra lo Stato veneziano e il Ducato milanese, che furono fissati sull’Adda. Al trattato di Lodi aderirono tutti i belligeranti e fu l’inizio di un lungo periodo di pace e di una nuova politica di equlibrio destinata a durare un quartina di anni, sostenuta soprattutto dai Medici di Firenze.
L’Italia era, alla fine del XV secolo, il paese piu’ prospero e civile d’Europa, ma anche il piu’ debole, a causa del suo frazionamento politico. La ristretta dimensione territoriale e l’effetto disgregante dei conflitti politici condannavano l’Italia degli stati regionali a un incolmabile ritardo storico. Il segnale era ormai chiaro: l’Italia si presentava come terra di conquista per le potenti monarchie nazionali. Sollecitato da Ludovico il Moro, nel 1494 calava in Italia il giovane e ambizioso re di Francia Carlo VIII, che si impadroniva con facilita’ del regno di Napoli senza incontrare alcuna resistenza. Subito dopo pero’, temendo per la loro stessa indipendenza, gli stati italiani formarono una lega e costrinsero Carlo a ritornare in Francia. La discesa di Carlo VIII era tuttavia costata assai cara all’Italia e le conseguenze si fecero sentire anche dopo la fuga del re. A Firenze l’atteggiamento tenuto da Piero de’ Medici di fronte a Carlo VIII ne aveva provocato la caduta ed era stata creata, sotto la guida del frate Girolamo Savonarola, riformatore politico e religioso, la repubblica. Nel 1498 pero’, avversato dai nobili e dal clero e scomunicato, il frate fu arso sul rogo.
Dopo Carlo VIII anche il suo successore Luigi XII calò in Italia (1499) rivendicando il ducato di Milano, che riusci’ infatti a conquistare. Padroni della Lombardia, i Francesi si allearono con gli Spagnoli per conquistare e spartirsi il Meridione, ma poi i due alleati si fecero guerra e il Napoletano toccò agli Spagnoli vincitori (1504).
Nel centro Italia intanto Cesare Borgia creava un vasto Stato che subito dopo pero’, con la morte di Alessandro VI e l’elezione di Giulio II, crollava. Giulio II, preoccupato dall’espansione veneziana verso i possedimenti papali in Romagna, creo’ la lega di Cambrai (1508) e stronco’ definitivamente le ambizioni territoriali di Venezia.
Liberatosi dei Veneziani, Giulio II organizzo’ in funzione antifrancese la lega santa (1511) che, benche’ sconfitta a Ravenna, fini’ per scacciare la Francia da Milano.
Nell’Adriatico meridionale ha propserato sotto la stessa forma di governo (repubblica aristocratica) di Venezia e Genova la città di Ragusa – l’odierna Dubrovnik.
La città di Ragusa fu fondata nel VII secolo in modo analogo a Venezia: i profughi della romana Salona ed Epidauro, già antica colonia greca, per sfuggire alle invasioni slave, vi si trasferirono e costruirono la nuova città , che rimase autonoma pur sotto la sovranità dell’impero bizantino. Nell’ XI sec. oltre ai bizantini se la contesero anche Normanni della Puglia ed i Veneziani. Questi ultimi l’annetterono ai loro domini nel corso della IVª Crociata (1205). Venezia impose a Ragusa un governo aristocratico simile al proprio. Quando, nel 1358, Venezia perdette la costa orientale dell’Adriatico con la pace di Zara, Ragusa riconobbe la sovranità del re Luigi il Grande d’Ungheria, ma meno di mezzo secolo dopo, durante il regno di Sigismondo, riuscì pacificamente a rendersi indipendente dall’Ungheria, pur restandone vassallo. Dopo la vittoria dei Turchi sugli Ungheresi a Mohà cs (1526), la Repubblica si adattò a rendersi tributaria del Sultano, conservando così la propria autonomia.

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