L’Italia tra 1500 e 1600

Genova: Nel 1512 re Luigi è costretto ad abbandonare l’Italia sotto i colpi della Lega Santa voluta da papa Giuglio II, la Briglia è l’ultimo baluardo francese a resistere sino al 1514, mentre intorna ad essa si dilaniano più che mai le fazioni in lotta, tanto che Genova conosce ben quattro diversi governi nel giro di un anno. In questo parossismo di instabilità non stupisce che il nuovo re di Francia Francesco I di Valois si veda offrire nuovamente dal doge Ottaviano Fregoso la signoria della città . Il destino di quest’ultimo sembra ormai un pendolo tra l’esasperata conflittualità interna e la soggezione ai francesi, che apparentemente la pacificano ma di fatto favoriscono il perpetuarsi degli odi di parte, senza i quali verebbe meno la necessità del dominio esterno. Un circolo vizioso che verrà spezzato solo dalle nuove prospettive europee apertesi con l’ascesaal trono di Spagna e alla dignità imperiale di Carlo V d’Asburgo, e dall’azione di un personaggio abile come Andrea Doria. Nel 1522 Carlo sconfigge i Francesi, fa occupare e saccheggiare Genova, la riduce in soggezione. Quanto al Doria, mercenario al servizio della Francia, è protagonista nel 1527 d’un assedio che restituisce Genova ai Francesi, ma a quel punto intuisce la necessità di una riforma costituzionale che garantisca alle città ordine. Tale riforma consentirebbe però ai Francesi di essere indipendenti. La contraddizione però viene risvolta con un colpo di mano spregiudicato: nel 1528 Doria stipula con l’imperatore un accordo politico che garantisce Genova piena indipendenza sia pure nel quadro nell’allenza spagnola. Altre cospirazioni tenteranno ancora di fare riferimento ai sovrani francesi. E mentre muta il quadro internazionale in Europa, per la piccola Repubblica si fa meno salda e meno scontata l’intesa con Madrid. quello che la Repubblica può fare, man mano che si procede entro il secolo XVII, è prendere un poco la distanza dall’alleato tradizionale e tentare un cauto riavvicinamento alla potenza transalpina in ascesa, ma più per giocare di sponda che per legarcisi davvero. Il 17 maggio 1684 alle minacce francesi tengono dietro i fatti con una violenza inaudita. Una flotta di circa centroquaranta imbarcazioni dotate dei più moderni ordigni d’artiglieria compare davanti a Genova, presenta una serie di richieste provocatorie e inacettabili, quindi la sera dl 18 inizia un furioso bombardamento della città . L’impatto simbolico di quella aggressione non è meno forte. Il re più potente d’Europa ha scagliato la sua macchina da guerra contro un piccolo stato militarmente debole; per di più lo ha fatto a pochi mesi di distanza da un analogo attacco contro Algeri, quasi ad equiparare Genova a quella città infedele. Il piccolo Stato però gli ha tenuto testa. Il vero sconfitto finisce così per essere il suo grande rivale: ha compiuto un atto di forza che nella sua enormità lo ha messo dalla parte del torto agli occhi dell’opinione internazionale. Ma il Giova Gallico, che non è riuscito a impadronirsi di Genova come ha voluto, pretende che il serenissimo governo esca umiliato dalla vicenda. Il doge Gian Francesco Imperiale-Lercari è costretto a violare la norma costituzionale che gli impedisce di uscire dal territorio dello Stato durante il suo mandato e deve recarsi a Versailles. Il 12 febbraio 1685 Genova deve sottoscrivere un trattato con cui si impegna alla più stretta neutralità .

Milano: Il nuovo re di Francia, Luigi XII (1498-1515), attacca gli Sforza di Milano e appoggia le mire del figlio di Alessandro VI, Cesare Borgia, detto il “Valentino”, che ottiene un vasto dominio in Romagna. Luigi XII vince a Novara, occupa Milano (1500) e con il Trattato di Arona (1503) dona il Ticino agli alleati svizzeri. Repubblica lucchese: Lucca è governata dal partito aristocratico. Nel 1556 Martino Bernardini muta anzi il governo in oligarchico con la riforma conosciuta sotto il nome di legge martiniana. Con questa legge si escludono dalle magistrature gli abitanti del contado e i nati da padre forestiero. Altre due leggi vengono più tardi fatte a complemento della martiniana: con la prima si proibiscono i matrimoni contratti dai nobili con fanciulle non nobili della città e quelli dei nobili con donne del popolo o del contado.

Ducato di Parma e di Piacenza: Duca di Parma e Piacenza era Ottavio Farnese al principio della seconda metà del Cinquecento. Muore il 5 settembre. A lui successe il figlio Alessandro, grande capitano che allora si trovava nei Paesi Bassi al servizio di Filippo II. Non avendogli questi permesso di ritornare in Italia, Alessandro affidò il governo del ducato al figlio Ranuccio, il quale lo tenne fino al 1593. In quest’anno muore il padre. Due congiure furono tramate contro Ranuccio Farnese. Principale autore della prima fu il figlio naturale Ottavio, che, venuto in discordia con il padre, tentò insieme con altri di togliergli una parte dei domini. Scoperto, venne chiuso in carcere, dove languì per ben ventun anni e morì di peste all’età di quarantacinque.
Molto più grave fu la congiura del 1611. Il 9 giugno di questo anno veniva arrestato il conte Alfonso Sanvitali insieme ad Onofrio Martani e ad Oliviero Olivieri come reo dell’assassinio di sua moglie Silvia Visdomini. Ranuccio Farnese cessò di vivere il 5 marzo del 1662. Gli successe il figlio Odoardo, che per la sua età rimase sotto la tutela della madre fino al 1628, fino a quando cioè uscì dalla minore età sposando Margherita de’ Medici, figlia di Cosimo II di Toscana. Però nel 1635, quando la Francia si fece promotrice di una coalizione contro la casa d’Absburgo, Odoardo Farnese partecipò alla lega e il 5 di settembre, con cinquemila fanti, mille cavalli e alcuni pezzi d’artiglieria e molti guastatori, marciò nuovamente contro il ducato di Milano. Fu un assedio infelice per le rivalità sorte tra il duca di Savoia e il maresciallo Crequì e per le numerose diserzioni dei Parmigiani. Per il Farnese il risultato fu che il suo piccolo esercito in gran parte si sbandò, proprio quando egli ne aveva maggior bisogno, perchè mentre era assente Spagnoli e Modenesi si erano alleati e invadevano il ducato di Parma e Piacenza mettendolo a ferro e a fuoco. Qualche tempo dopo, avendo i suoi alleati attirate le forze spagnole a Tornavento, dove fu combattuta una sanguinosa battaglia, riuscì a ritornare nel suo ducato, che era già stato abbandonato dal nemico, ma per ritornare ancora più minaccioso di li a poco ponendo l’assedio anche a Piacenza. Privo dell’aiuto degli alleati, che erano impegnati altrove, e nell’ impossibilità di sostenersi da solo, il Farnese credette opportuno venire ad un accordo con il nemico. Fu convenuto che il duca, staccandosi dalla Francia, tornasse in amicizia con la Spagna, che non stringesse per l’avvenire alleanza con altri Stati ai danni del re cattolico; e che licenziasse le truppe straniere che erano a suo servizio. In cambio, il governatore di Milano ritirava le sue milizie dal ducato e restituiva i luoghi occupati. Odoardo passò a migliore vita 1′ 11 settembre del 1646 e gli successe al trono, all’età di sedici anni, il figlio Ranuccio II, che regnò ben quarantotto anni, durante i quali il governo, per l’ indolenza del duca ad occuparsi di cose di governo, rimase alla mercè di avidi favoriti che ridussero il ducato in deplorevoli condizioni e in una loro quasi esclusiva proprietà .
Salito al trono nel 1694 il figlio Francesco, Parma e Piacenza respirarono, perchè il nuovo duca abolì le pazze spese del padre, licenziò gli inutili cortigiani e dedicò tutte le sue cure ad alleviare i mali dei suoi Stati, riassestando le finanze e iniziando grandi lavori di utilità pubblica.
I Gonzaga: Nel 1550 moriva senza prole Francesco III di Gonzaga e gli succedeva sul trono di Mantova il fratello Guglielmo. Il suo regno durò fino al 1587 e in questi trentasette anni il duca si conservò la stima e l’affetto dei sudditi per la sua saggia amministrazione e per la sua vita semplice in cui gli fu buona compagna, religiosa e altrettanto modesta la moglie Eleonora, figlia di Ferdinando I d’Austria. Completamente diverso dal padre fu invece il figlio Vicenzo I, pieno d’ingegno e amante dell’arte, ma prodigo e libertino, il quale passava il tempo fra le feste, gli spettacoli, il lusso, le gozzoviglie e gli amori illeciti. Gli successe il figlio Francesco III, che nel febbraio del 1608 aveva sposata Margherita di Savoia, figlia di Carlo Emanuele I, bella, intelligente, colta, la quale tenne corte splendida e seppe così imporsi al marito da sostituirsi a lui negli affari di Stato. Dal suo matrimonio non nacque che una bambina, Maria, perciò, quando nel dicembre del 1612 Francesco III venne a morte la corona passò sul capo del fratello Ferdinando. Ferdinando regnò dal 1612 al 1626. Essendo il duca senza figli, gli successe il fratello Vicenzo, che cessò di vivere l’anno dopo. Con lui si spegneva la linea diretta dei Gonzaga. La successione spettava di diritto al ramo collaterale trapiantatosi in Francia, rappresentato da Carlo di Nevres. A lui l’aveva lasciato, infatti, per testamento Vincenzo II e poco prima di morire, e per toglier di mezzo le pretese del duca di Savoia, aveva data in sposa la nipote Maria a Carlo di Rethel, figlio di Carlo di Nevers (24 dicembre del 1627). Col trattato dei Pirenei, stipulato tra la Francia e la Spagna, Carlo II fu privato di una parte del Monferrato, che venne assegnata al duca di Savoia.

Ducato di Urbino: Gli ultimi duchi di Urbino furono Guidobaldo II Feltrio e Francesco Maria della Rovere. Fu anche ottimo uomo di governo. Guidobaldo morì in Pesaro nel settembre del 1574 e gli succedette il figlio Francesco Maria II. Salito al trono, volle cancellare la triste impressione che nell’animo degli Urbinati aveva lasciato il padre: licenziò i ministri che avevano consigliato a Guidobaldo le misure violente, richiamò gli esuli, diminuì le tasse e distrusse la fortezza; quindi per riparare alle dissestate finanze inaugurò un sistema di economie nell’amministrazione dei beni feudali e patrimoniali, che diede buoni risultati. Amato dai sudditi, sarebbe stato un principe felice se non fosse stato afflitto da sventure domestiche: l’unico suo figlio Federico Ubaldo morì assassinato nel 1625, forse per istigazione dei Medici che vollero vendicare l’oltraggio fatto alla loro parente Claudia, che lui aveva sposato.
Federico lasciava una figlia, Vittoria; era destinata quindi ad estinguersi con Francesco Maria la dinastia. Il pensiero dell’estinzione della propria famiglia amareggiava l’animo del vecchio duca; si aggiunse che il Pontefice, per timore che parte del ducato cadesse nelle mani dell’ imperatore che vi vantava diritti, costrinse Francesco Maria II a cederne il governo alla curia di Roma. Francesco Maria cessò di vivere nel 1631. Ferdinando II di Toscana era fidanzato di Vittoria della Rovere, che – ultima discendente- doveva portargli in dote il ducato di Urbino. Il Pontefice per impedire che il ducato cadesse in altre mani se ne impadronì e fece preparativi di guerra; altrettanto fece il granduca e sarebbe scoppiato un grave conflitto se, per l’ intromissione della Spagna, i due contendenti non fossero venuti ad un accordo. La Santa Sede concedeva a Vittoria dei privilegi sui beni allodiali, si obbligava a pagarle centomila scudi e a consegnarle i cannoni delle fortezze e lasciava infine tali e quali i feudi secondari di largizione dei duchi.

Ducato estense: Regnava sul ducato di Ferrara, di Modena e Reggio Alfonso II, successo al padre Ercole II nel 1559. Sebbene si fosse sposato tre volte, il duca non aveva avuto neppure un figlio; alla sua morte quindi il ducato doveva passare nelle mani di don Cesare d’Este figlio d’un amore illegittimo di Alfonso I e marito di Virginia de’ Medici, figlia di Cosimo I e di Camilla Martelli. Prima di morire però aveva nominato suo successore don Cesare d’Este ed aveva ottenuto che in suo favore l’ imperatore confermasse l’investitura di Modena e Reggio. Non amato dai sudditi e tradito dagli stessi familiari, abbandonò Ferrara e, seguito da molte famiglie nobili, si ritirò nei suoi domini di Modena e Reggio, dove visse fino al 1628. Dopo di lui regnarono Francesco I, Alfonso IV, Francesco II e Rinaldo, ma nessuna parte essi ebbero negli avvenimenti italiani del secolo XVII. Ferrara passò così sotto il diretto dominio della Chiesa.
Regno di Napoli: Conquistata Napoli (1494) grazie all’alleanza con il duca di Milano Lodovico il Moro, Carlo VIII di Francia rompe l’equilibrio fra gli Stati italiani. Preoccupati per il predominio francese, Spagna e Asburgo costituiscono una lega (1495), cui aderiscono l’Inghilterra e molti Stati italiani, costringendo Carlo VIII a ritirarsi. Il Trattato di Blois (1504) cede Napoli alla Spagna e inaugura la forte ingerenza ispanica in Italia.

Internet-Cronologia / CD, Rizzoli Larousse 2001- Enciclopedia multimediale / Libro, Banca Carige- Genova e la Francia