Lo sviluppo demografico nell’800

Insieme alla rivoluzione industriale e alla crisi definitiva del sistema sociale e politico dell’Antico regime, l’altro fenomeno epocale dell’Ottocento europeo fu la grande trasformazione demografica. Il notevole aumento demografico che interessò l’intero continente, la cui popolazione nell’arco di un secolo aumentò più del doppio. Almeno due fenomeni permisero di rendere meno pesante l’impatto demografico sull’andamento delle risorse: l’emigrazione, dalle campagne alle città e dall’Europa verso i continenti extraeuropei, e l’inizio della diffusione di pratiche anticoncezionali.
Il fenomeno dell’emigrazione di massa dal vecchio continente verso le Americhe e l’Australia ha inizio nella metà dell’800 e prosegue nel corso del ’900. L’evento, di dimensioni continentali, ha principalmente due origini: la crisi dell’economia agraria, che con ondate successive determina un lungo periodo di cattivi raccolti che colpisce soprattutto i ceti rurali più deboli: piccoli proprietari, contadini salariati e braccianti, e l’andamento demografico, caratterizzato da una fase di alta natalità -bassa mortalità . Si emigra per cercare un lavoro che nelle campagne non c’è più, per migliorare condizioni di vita giunte a livelli miserabili, in alcuni casi, come per gli ebrei russi, per sfuggire a persecuzioni e pesanti forme di emarginazione sociale. Dalla Polonia, dalla Russia, dall’Inghilterra partono milioni di persone, famiglie povere provenienti dalle campagne in cerca di una vita migliore, ma anche avventurieri in cerca di facili fortune. I luoghi di destinazione sono soprattutto gli Stati Uniti, e in misura minore l’Australia e l’America Latina. Negli anni a cavallo fra XIX e XX secolo l’emigrazione interessa soprattutto le regioni mediterranee ed orientali dell’Europa: la penisola balcanica, l’Italia e la Russia. Nel periodo compreso fra il 1890 e il 1914 il 40% dell’emigrazione transoceanica proviene dai paesi mediterranei, il 26% dall’Europa orientale, e solo il 24% riguarda le isole britanniche, principalmente l’Irlanda. I protagonisti di questa nuova ondata sono gli irlandesi, gli slavi, ma soprattutto gli italiani (circa 5 milioni sbarcano in America del Nord e provengono in massima parte dalle regioni povere del Meridione). Essi vivono un doppio sradicamento: geografico e culturale, ma anche sociale, poichè non torneranno a lavorare la terra ma saranno impiegati quasi tutti nelle fabbriche e in attività lavorative nelle grandi città americane. L’emigrazione europea nell’America meridionale è molto diversa. Anche in Brasile e in Argentina, dove affluiscono milioni di emigranti, la maggioranza sono italiani (il loro numero aumenta negli anni successivi fino a raggiungere il 50% dell’intera popolazione dell’Argentina). Ma per loro paesi come l’Argentina diventano una “frontiera”, nel senso pionieristico della parola: a differenza di ciò che accade negli Stati Uniti in Sud America gli emigranti italiani tornano al lavoro agricolo, allevano bestiame, dissodano campi ed aree prima non coltivate e molti di essi fanno fortuna.
L’altro fenomeno che comiciò a manifestarsi in questo secolo fu il controllo delle nascite attraverso pratiche anticoncezionali

Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori- Il lavoro dell’uomo 2 / CD, ACTA-Mille anni di storia (Novecento n.1)

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