Napoleone III e la terza Repubblica

Fra il gennaio e il febbraio del 1848, si erano svolte in Francia numerose manifestazioni l’allargamento del diritto di voto, fino a quel momento a circa 240.000 elettori. Il 13 gennaio, con l’isseruzione di Parigi ebbe iniziò il moto rivoluzionario che nel giro di un mese si allargo in tutta Europa sconvolgendo l’assetto degli Stati e minacciando seriamente l’ordine costituito. Appena abbattuta la monarchia, questa volta, i capi della rivolta popolare proclamarono la repubblica. In attesa di eleggere una Assemblea Costituente con il suffragio universale maschile, il governo diede inizio a una serie di importanti riforme sociali e politiche: fu proclamata la liberazione degli schiavi nelle colonie, fu abolita la pena di morte, la giornata fu ridotta a dieci ore. L’Assemblea costituente approvò un progetto di Costituzione dei poteri era concentrata nelle mani del Presidente della repubblica, eletta direttamente dai cittadini con il suffragio universale. Il 10 dicembre dello stesso anno, nella sorpresa generale, venne eletto Presidente, con una maggioranza schiacciante di voti, Luigi Bonaparte, nipote dell’imperatore Napoleone. Entrato in conflitto con il parlamento, il 2 dicembre del 1851 egli fece un colpo di Stato con il quale sciolse l’Assemblea Nazionale e preparò una riforma della Costituzione.
Luigi Napoleone riesce a farsi eleggere imperatore dei Francesi con il nome di Napoleone III. Nonostante l’etichetta democratica che tenta di applicare al Secondo impero, egli attua una politica interna piuttosto rigida e autoritaria. Ha l’appoggio della ricca borghesia, dei cattolici e dell’esercito, e anche il mondo finanziario gli concede il suo entusiastico assenso quando l’imperatore si impegna a promuovere lo sviluppo industriale, come nella costruzione del canale di Suez, per diffondere il progresso materiale e risolvere la questione sociale. L’imperatore vuole che tutta la sua politica abbia un’impronta di vigore e di grandezza. Per questo si circonda di una corte opulenta e fastosa e dà impulso a un’attività di grandi lavori di trasformazioni edilizie che assicura l’assorbimento di mano d’opera e che ha le sue manifestazioni più impressionanti a Parigi. All’estero egli sviluppa una politica di attivo intervento in tutte le grandi questioni europee, mirando ad aumentare il prestigio della Francia e a rompere il sistema continentale austro-russo-prussiano. Nè trascura un’intensa attività coloniale: in Algeria, Senegal, Madagascar, Cocincina. Dopo il 1860 Napoleone III si trova a fronteggiare, all’interno, le forze di opposizione che richiedono l’allentamento del sistema autoritario e, all’esterno, le incognite create dalla situazione italiana (in cui è sorta la spinosissima “questione romana”) e le ambizioni del cancelliere Bismarck, deciso a imporre il predominio politico prussiano sul continente.
Il progetto di Bismarck di trasformare il regno di Prussia in un vero e proprio impero germanico non può lasciare indifferente la Francia, sempre preoccupata di mantenere una posizione di predominio in Europa. E’ evidente che presto o tardi le due potenze dovranno affrontarsi. Il pretesto appare banale. Quando il vacante trono spagnolo viene offerto a Leopoldo, cugino del re di Prussia, la Francia pretende una formale rinuncia da parte prussiana e all’arrogante risposta di Bismarck, Napoleone III risponde con una formale dichiarazione di guerra. Le operazioni militari si concludono rapidamente: in sei settimane i Francesi vengono sbaragliati e il 1 settembre 1870 l’imperatore stesso è catturato a Sedan. Il disastro segna la fine del Secondo impero e la nascita di una nuova repubblica, la Terza dopo quelle del 1792 e del 1848. La guerra tuttavia continua perchè il governo provvisorio di difesa nazionale sorto a Parigi è convinto di poter resistere e passare alla riscossa. Purtroppo ogni sforzo risulta vano: dopo cinque mesi di duro assedio (vengono mangiati cani, gatti e gli animali dello zoo), Parigi è costretta ad arrendersi. Le condizioni di pace che il governo francese deve accettare sono durissime; tra esse la cessione dell’Alsazia e della Lorena, che sono incorporate nel Reich di cui Guglielmo viene proclamato imperatore proprio a Versailles.

Libro, La monnier-Storia progetto modulare / CD, ACTA-Mille anni di storia (Ottocento)

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