Persiani: gli Achemenidi

Questo nome trae la sua origine dal primo re persiano Achemene che fondò il principato nel 700 a.C.. Da questi successero Ciro I, Cambise I, che rafforzarono il regno. Seguirono poi questi sovrani, di cui si riportano i caratteri salienti:

Ciro II (detto il Grande) (559-530 a.C.) – in breve tempo conquistò la Media al nonno Astyage, l’Assiria, la Lidia e tutta l’Asia Minore. Senza combattere, ma con un’abile politica di propaganda, sottomise Babilonia, approfittando della particolare strategia politica del sovrano babilonese Nabonedo, che al culto del dio Marduk sostituì quello assiro. Ciro si proclamò figlio di Marduk, fece cacciare il sovrano mesopotamico e venne accolto come salvatore. Emise anche un editto che consentiva agli ebrei di fare ritorno alla loro patria e di porre fine alla cattività babilonese. In questo modo il sovrano controllò anche l’area fenicio-palestinese. Conquistò anche alcune regioni orientali, estendendo i confini del suo regno, che venne mantenuto integro attraverso una politica avveduta, che consisteva nel conferire libertà ai popoli sottomessi e nel rispetto dei loro costumi. Fece spostare la capitale da Pasargade a Persepoli, abbellendola e arricchendola in modo particolare. Divenne città di arte e di giusta amministrazione.

Cambise II (530-522 a.C.) – conquistò l’Egitto e progettò tre spedizioni militari di conquista: Etiopia, Cirenaica e Cartagine. Solo la prima andò in porto, mentre per le altre due ci furono rispettivamente una disfatta dell’esercito persiano colpito da una tempesta nel deserto ed un ammutinamento dei fenici che non volevano marciare contro i fratelli punici. Sembra che il sovrano fosse malato di epilessia e della cosa approfittarono alcuni aristocratici per spodestarlo e prendere il potere. Tra questi ricordiamo Gaumata, un magio, cioè un sacerdote, che si spacciò per suo fratello. Tra tutti i congiurati emerse la figura del nobile Dario che prese il potere ed uccise Gaumata.

Dario I (522-486 a.C.) – fu l’espressione della continuazione della politica di Ciro il Grande. Rappresentò la nuova forza vitale per la famiglia imperiale. Era un giovane ufficiale dei Diecimila Immortali , che costituiva il corpo di guardia di reale di Cambise II ed era sostenuto dal potente esercito persiano. Impiegò due anni per sedare tutte le rivolte scoppiate nel regno sotto il suo predecessore. Il suo regno arrivò ad oriente fino all’Hindukush e ad occidente fino l’Egitto. Sotto il suo regno venne ricostruito il tempio di Gerusalemme (515 a.C.) e nacque il primo stato teocratico: venne istituita la figura del sommo sacerdote per controllare meglio la comunità ebraica. La politica libertaria di Ciro II aveva segnato un fallimento considerati i tumulti scoppiati nell’impero alla morte del sovrano. Dario appose dei correttivi alla politica del predecessore, centralizzando il potere: istituì le satrapie, gestite da un sovrano locale (satrapo) nominato direttamente dall’imperatore al quale doveva rendere conto del suo operato. Questi veniva controllato da un segretario e da ispettori reali, denominati “le orecchie del re”, che giungevano improvvisamente a verificare la situazione amministrativa locale. Quest’ultima figura verrà ripresa moltissimo da Carlo Magno. Sembra accertato che già sotto Ciro e Cambise vennero nominate alcune satrapie. Accanto al satrapo vi erano altre due figure che rispondevano direttamente all’imperatore del loro operato: il generale delle truppe ed il funzionario addetto alla riscossione delle imposte (abbastanza elevate da cui erano esentati solo gli iranici). Per gestire al meglio il controllo delle satrapie venne realizzato un imponente e funzionale sistema viario. Nella sua politica espansionistica Dario arrivò fino alla foce dell’Indo ad oriente, mentre ad occidente riaprì il canale di Suez, fatto erigere precedentemente dal faraone Necho, con 700.000 uomini invase la Tracia, per combattere gli Sciti, e sottomise Bisanzio ed anche la Macedonia, stabilendo un valido caposaldo oltre lo Stretto dei Dardanelli. Con l’oro cercò di controllare il potere su Sparta ed Atene, ma ottenne un effetto di coesione delle polis greche. Nel 498 a.C. vinse a Salamina ed a Marsia, soggiogando Cipro e le città greche dell’Asia Minore. In particolare gli abitanti di Mileto furono deportati alla foce del Tigri. Nel 490 a.C. gli ateniesi riportarono una strepitosa vittoria a Maratona, ma Dario non potè vendicarsi, in quanto prima sedò una rivolta in Egitto e poi fu colto dalla morte. Sotto questo imperatore il regno conobbe un florido periodo artistico ed economico. In tutto l’impero veniva parlata una lingua unica: il semita. Questo dimostra che i persiani non imposero i loro usi ai sudditi.

Serse (486-465 a.C.) – fu vice re di Babilonia. Amante degli sfarzi di corte, porta avanti la lotta con la Grecia. Facendo attraversare lo Stretto dei Dardanelli dal suo esercito su un ponte, conquista la Tessaglia, la Macedonia e presso le Termopili riporta una vittoria: Atene, incendiata e saccheggiata, e l’Attica sono sottomesse. Nel 480 a.C. Serse viene sconfitto presso Salamina. Il re lascia il fronte nelle mani del generale Mardonio che continua nelle devastazioni, ma a Platea viene sbaragliato per un errore tattico dello stesso generale che si getta nella mischia e viene ucciso. La debolezza politica di Serse fa in modo che tutta la Grecia riconquista l’indipendenza: i Persiani vengono ricacciati indietro. Scoppiarono tumulti in Egitto ed a Babilonia, sedati con la violenza. L’esercito persiano, seppure numeroso, era organizzato male: i soldati venivano schierati in base al paese di origine, per cui si ingenerava disorganizzazione e confusione. Lo stesso generale combatteva tra i soldati esponendosi ad alti rischi. La città di Persepoli conobbe fasti e splendori.

Antaserse I (465-424 a.C.) – continua nella repressione come aveva fatto il padre, ma perde influenza in Grecia ed in oriente. Non comanda mai l’esercito ed è molto legato all’ambiente di corte, circondato da eunuchi. Si mostra benevolo con gli ebrei, rispettati perché credenti in una religione monoteista, legata quasi al modello iranico pseudo-monoteista.

Dario II (424-405 a.C.) – cercò con l’oro di riprendere l’influenza in Grecia, corrompendo i governi di Sparta ed Atene. Scoppiano diversi tumulti che lasciano il paese nel disordine. In particolare l’Egitto esce dal giogo persiano ed entra sotto il controllo greco, desideroso di impossessarsi delle sue riserve di grano. L’Asia Minore esce dal controllo achemenide. Il re non combatte mai di persona.

Antaserse II (405-359 a.C.) – continua nella politica di corruzione nei confronti della Grecia. Sotto il suo regno 10.000 mercenari greci fanno ritorno in patria senza che il sovrano intervenga: la corte persiana continua a mostrare debolezza. Con l’oro conquista tutta la Grecia, ma scoppiano rivolte in varie satrapie, che portano all’indipendenza metà dell’impero. Il pericolo cessa con il ripensamento degli stessi satrapi, perdonati poi dal sovrano che mostra ancora la propria debolezza.

Antaserse III (359-338 a.C.) – rapidamente riprende tutto l’impero, dando esempi di devastazioni a Sidone ed in Egitto. Intanto la Grecia si unisce in una lega sotto Filippo, re di Macedonia, che prepara l’invasione della Persia, ma viene avvelenato, forse per mano dello stesso re achemenide. Quest’ultimo cade anch’egli avvelenato segnando la fine dell’impero.

Dario III (338-331 a.C.) – è il testimone dell’ascesa di Alessandro Magno e del mondo occidentale su quello orientale. Questi, dopo aver distrutto ed annientato Tebe, ottiene il controllo della Grecia, che però, tramite la lega di Corinto, non lo sostiene molto nella sua grande spedizione: gli vengono forniti 7.000 uomini e poche navi, che verranno impiegate pochissimo. Inizia l’invasione che non viene presa sul serio dal re achemenide. Dopo la città di Troia, tutte le altre città ioniche vengono conquistate. A Granicoi macedoni ottengono la prima vittoria sui persiani, massacrando i mercenari greci fatti prigionieri. Molte città della costa si alleano ad Alessandro, ma Alicarnasso oppone resistenza e viene distrutta. L’Asia Minore è sotto il controllo macedone e viene riorganizzata secondo il modello delle satrapie.

Il condottiero greco presso Isso ottiene una nuova vittoria e la strada verso l’area siro-palestinese è aperta. Rapidamente la Siria è sottomessa e viene fatta prigioniera la famiglia reale. In Fenicia solo Tiro si oppone con una strenue resistenza durata 7 mesi, che alla fine la vede distrutta attraverso un abile stratagemma usato dallo stratega: la città di Tiro è un’isola, la sua forza è il mare; i macedoni costruiscono dei ponti che la rendono attaccabile via terra, eliminando la difesa del mare.
Successivamente sarà la volta di Gaza che dopo due mesi capitola ed apre la strada verso l’Egitto, di cui Alessandro ne rimane invaghito. Qui viene accolto come un trionfatore, in quanto la popolazione si ricordava le repressioni persiane. Il macedone non insegue direttamente il re persiano, ma preferisce assicurarsi le spalle ed il controllo sul mare. Rifiuta costantemente le tre proposte di resa fatte da Dario III ed impedisce alla diplomazia della lega di Corinto di trattare la pace. Attraversa il Tigri e l’Eufrate e muore la moglie di Dario, prigioniera di Alessandro, a cui viene data sepoltura reale. Il re persiano offre al generale sua figlia in sposa e metà del regno, ma avviene un nuovo rifiuto. Presso Gaugamela (Pascolo dei cammelli), vicino Arbela, in Assiria avviene lo scontro finale dei due eserciti.
La disorganizzazione dell’esercito persiano viene sconfitta dall’efficienza macedone. Il re fugge ad Ectabana e virtualmente Alessandro ha vinto. Viene accolto in modo trionfante a Babilonia, di cui rimane affascinato, a Susa. Sarà poi la volta di Persepoli dopo aver annientato una resistenza di un satrapo. Ovunque mantiene la struttura amministrativa preesistente, alleggerendo la pressione fiscale, affiancando un controllo militare macedone. In questo periodo Persepoli è distrutta dalle fiamme, sembra accidentalmente o per vendicare la precedente distruzione di Atene da parte di Serse. Si proclama re achemenide, nonché figlio di Zeus, ed introduce usanze orientali presso il suo seguito (uso della porpora achemenide, venerazione di divinità ultra-greche e della sua persona, inchino o proskynesisnei suoi confronti), suscitando il malumore dei suoi soldati, che viene comunque vinto dal suo carisma. Alessandrosi dirige in Bactriana, ove Dario era tenuto prigioniero dal satrapo locale, che lo uccide. Questi viene seppellito con tutti gli onori dal macedone che offre omaggio anche alla tomba di Ciro il Grande di Dario I. La sua egemonia si spinge in oriente, ove edifica numerose città che portano il suo nome, per controllare il territorio (Alessandria del Caucaso, Alessandria nella Dragiana, in Archosia). Nel 327 a.C. attraversa l’Hindukush e invade l’India, affrontando numerose battaglie, specialmente contro i Sogdiani, finché i suoi soldati ormai stanchi della guerra lo invitano a ritornare indietro. Una parte dell’esercito fa ritorno con l’ammiraglio Nearco che, attraverso l’Indo, giunge nel golfo Persico. Il resto dei suoi uomini è diviso in due gruppi: uno segue la costa, l’altro passa all’interno e subisce decimazioni. Nel 324 a.C. è a Susa. Nel 323 a.C. muore ad Ectabana Efestione, il suo amante. Nello stesso anno, avvolto da immenso dolore, il grande generale macedone muore a Babilonia. In quell’anno stava progettando la conquista di Cartagine. I suoi sudditi non si sentono dominati da uno straniero, ma mantengono la loro indipendenza. Alessandro aveva capito che il territorio era troppo vasto e gli uomini a sua disposizione erano pochi. Aveva inserito macedoni nei punti chiave dal punto di vista politico ed amministrativo. Aveva favorito la fusione tra greci ed orientali, rispettando forse anche troppo i loro usi. Questo gli provocò 4 congiure nei suoi confronti: Dragiana (330 a.C.), Marakanda (Samarcanda 328 a.C.), Bactriana (327 a.C.), Opis (324 a.C.). Era riuscito ad unificare oriente ed occidente, secondo il disegno degli achemenidi.

Società, Amministrazione ed Attività

La struttura societaria persiana è stata caratterizzata dalla presenza di nobili, di aristocratici, di sacerdoti e di schiavi.

I primi trovavano la loro ricchezza principalmente nelle numerose proprietà terriere di cui disponevano. Infatti, è possibile ritenere che presso i persiani nacque una struttura che verrà ripresa successivamente dal mondo occidentale in epoca medioevale, secondo lo schema dei vassalli e dei signori.

Sarà su questa struttura che gli imperatori più illuminati adotteranno una politica di controllo, prelevando una serie interminabile di tasse, avvalendosi di funzionari reali, ottenendo immense ricchezze che faranno dell’impero persiano uno dei più ricchi del mondo.

Nel periodo achemenide vengono fondate le satrapie. Si tratta di regioni (ve ne erano 17), il cui controllo era affidato ad un incaricato dell’imperatore al quale doveva rispondere. Inoltre, attraverso dei legati ed un ottimo sistema viario, il sovrano stesso controllava l’attività amministrativa e giudiziaria di ciascuna satrapia.

Questo tipo di organizzazione, tuttavia, conferiva alla periferia un ampio potere e spesso si assisteva a rivolte contro il potere centrale. Grazie a questo modello il concetto di stato si diffuse in tutto il mondo.

Presso ciascuna corte nobiliare vi erano anche i sacerdoti, che detenevano un forte potere, se consideriamo la grandezza e la diffusione dei templi in tutto l’impero. In alcuni casi la classe sacerdotale poteva gestire anche il potere giudiziario, da cui ne derivava un continuo processo di clientelismo. Inoltre curava l’educazione dei giovani principi e futuri imperatori.

Tale classe è stata testimone di una continua lotta tra le affermazioni delle diverse religioni praticate nell’impero (mazdekismo, manicheismo, zoroastrismo), ognuna delle quali coinvolgeva una specifica classe sociale (poveri, uomini liberi, aristocratici).

Nell’impero vi era una presenza diffusa di schiavi, testimone del fatto che il tenore di vita era ricco e che i persiani effettuavano diverse guerre di conquista.

Accanto a questa classe sociale vi erano numerosi poveri, lavoratori della terra, la cui vita era legata al grande proprietario terriero, che erano i primi ad essere impiegati nelle diverse guerre nei reparti di fanteria. La loro situazione sociale era disperata, infatti presso di loro si diffuse rapidamente la filosofia mazdkea (prototipo di quella marxista) che sosteneva l’eguaglianza sociale e la divisione delle ricchezze tra tutti.

Nell’impero vi erano anche molti uomini liberi, commercianti, artisti, piccoli imprenditori che circolavano liberamente e dovevano pagare delle tasse.

Nell’esercito, come in tutte le cose, il ruolo più prestigioso veniva svolto dai nobili, anche se spesso vi erano anche dei mercenari.

Infine, la condizione della donna non era molto emancipata, anche se, in alcuni casi, delle donne hanno gestito il potere. Comunque, si trattava di una società tendenzialmente matriarcale, considerato che l’uomo svolgeva un’attività sedentaria e stanziale ed aveva così perso la sua importanza, non procacciando più il cibo attraverso la caccia.

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