Popper Karl

Nasce a Vienna nel 1902 da una famiglia ebraica e muore nel 1994. Si avvicinò ben presto al Circolo di Vienna ma non vi partecipò mai. In seguito alle leggi razziali si trasferì prima a Cambridge, poi ad Oxford e in Nuova Zelanda tenendo conferenze sul suo razionalismo critico. Popper rappresentò il punto di riferimento della riflessione scientifica e filosofica di tutto il ‘900. Fu un grande musicista. Le sue opere filosofiche più importanti sono: “La logica della ricerca”, “Congetture e confutazioni”, “Città aperta”.
Egli afferma che è finito il tempo dell’empirismo classico che si basava sulla raccolta dei dati dall’esperienza, ma per Popper non ha importanza il metodo induttivo. La conoscenza si basa sulle intuizioni: anche Einstein si basa sull’intuizione soggettiva, su ipotesi. Il metodo induttivo non ha a che fare con la scienza, con Einstein ha inizio la rivoluzione scientifica; il nucleo è stato l’argomento cosmologico.
Tutta la conoscenza scientifica ha questo nucleo: quale deve essere la linea di demarcazione tra la scienza e ciò che non lo è?
Spesso la conoscenza scientifica arriva fino ad un certo punto dove si ferma e lascia che ognuno dia la sua risposta. Quindi lascia il campo alla metafisica e all’etica.
Per Popper la linea di demarcazione è costituita dal principio di fallibilità. Al contrario del principio della certezza noi dobbiamo dire che qualcosa è scienza solo se è fallibile.
Nella scienza noi procediamo sempre per congetture e confutazioni.
Le congetture sono proposizioni, ipotesi non spiegate. Le confutazioni sono risposte critiche alle congetture.
“Più nelle ipotesi che io vado avanzando trovo critiche, più vado avanti”.

Il nostro procedere scientifico è basato su:
1) Il problema
2) Ipotesi di risoluzione del problema
3) Orizzonte prospettico si aprono nuove prospettive)

La scienza quindi non può dare la risoluzione finale, ma permette di andare avanti infatti: “Nella scienza si procede senza certezze”.
Cosa significa essere fallibile? Essere come Socrate: “Io so di non sapere” (dotta ignoranza). In questo senso ogni scienziato deve essere come dice Socrate: deve essere sempre in prospettiva di superare se stesso.
La nostra società deve essere una società aperta (riprende Berson).
Popper va contro tutte le politiche dette solistiche (Marxismo, Stalinismo,.) cioè organiche, non consone ala natura umana, che ha bisogno di libertà e di democrazia.

La società aperta
“Noi abbiamo tre mondi: il primo è il mondo degli enti fisici (la natura, il mondo, l’universo); il secondo è il mondo dello spirito, delle coscienze; il terzo mondo, è quello dell’arte e della produzione dell’uomo, è il mondo di tutto ciò che fa l’uomo.
I primi due mondi non sono atti per noi e quindi noi non li possiamo padroneggiare. Solo il terzo mondo è tutto nostro, perché solo questo riguarda la produzione dell’uomo.”
(Vico dice che la storia è l’unica scienza, una scienza tutta nuova perché l’abbiamo fatta tutta noi).
L’ultima sua parola fu: “Noi possiamo definire solo quello che esce dalle nostre mani, ma la nostra coscienza ci presenta l’orizzonte prospettico che si va spostando sempre di più”.

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