Rapporti fra occidente e Islam dal 1990 al 2001

Prima guerra del golfo: Il conflitto militare che nel 1990-91 oppone l’Iraq, responsabile dell’invasione nell’agosto 1990 dello Stato del Kuwait, ad una coalizione di Stati organizzata e gestita dagli USA, si inserisce all’interno del contesto di tensioni, guerre e conflitti che caratterizzano le vicende politiche della regione mediorientale negli ultimi trent’anni, in particolare nell’area del Golfo Persico. In questa regione vengono infatti a sovrapporsi tensioni di tipo religioso, conflitti politici e, soprattutto, forti interessi economici derivanti dall’abbondante presenza di giacimenti petroliferi (il 30% circa di tutta la produzione mondiale). L’ONU condanna l’invasione irachena, minacciando in un primo momento l’embargo economico nei confronti dell’Iraq e successivamente intimando il ritiro delle truppe dal Kuwait entro il 15 gennaio 1991. In un crescendo continuo di tensione politica e mobilitazione diplomatica e militare, gli USA decidono la spedizione di un contingente di circa quattrocentomila uomini in Arabia Saudita, stato confinante con Iraq e Kuwait, ottenendo come risposta il trattenimento come ostaggi in Iraq di molti cittadini dei Paesi occidentali. A ventiquattro ore dallo scadere dell’ultimatum imposto dall’ONU, nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, la forza multinazionale militare organizzata attorno agli USA inizia a bombardare zone dell’Iraq e obiettivi militari del Kuwait occupato, mentre gli iracheni rispondono lanciando missili su Arabia Saudita e Israele. Dopo un mese e dieci giorni di bombardamenti aerei quotidiani e continui su Iraq e Kuwait, alla fine di febbraio cominciano le operazioni di terra. Nel giro di poche settimane l’esercito iracheno è costretto a ritirarsi dalle zone occupate, con una perdita notevole di vite umane e lasciando migliaia di prigionieri. Smentendo le previsioni e resistendo a molteplici pressioni politiche interne e internazionali il presidente americano Bush, regista dell’intera operazione di intervento occidentale nel Golfo, dopo il ritiro iracheno, decide di bloccare l’offensiva della forza multinazionale, senza intervenire direttamente in Iraq: Saddam Hussein può restare quindi a capo dello Stato mediorientale.
Guerra dell’Afghanistan: Nel 1995 nasce il gruppo armato dei Taliban (studenti), addestrati in Pakistan per creare un governo islamico unito in Afghanistan, che dal 1996 occupa la capitale. I Taliban governano secondo l’interpretazione del corano: impediscono l’istruzione alle donne, proibiscono la musica, il cinema e l’alcool, praticano la mutilazione, la fustigazione e le esecuzioni in pubblico. Contro i Taliban lotta il Fronte Unito di Opposizione: chiunque sia sospettato di appartenervi viene imprigionato e torturato. Le donne sono la maggioranza. Negli ultimi tre anni di regime dei Talebani, queste donne vivono un’esistenza al limite della sopravvivenza perchè gli editti dei Talebani vietano loro di lavorare fuori casa. Cosi’ migliaia di donne povere sono costrette a chiedere l’elemosina di nascosto o a vendere i propri corpi. Mani e piedi sono amputate davanti a migliaia di persone come punizione per piccoli furti, uomini e donne sono lapidati a morte per crimini morali come l’adulterio, donne sono picchiate in pubblico per il solo fatto di essere donne, in un mondo di uomini – ma anche uomini sono umiliati e malmenati per non avere una barba sufficientemente lunga, come vogliono i fondamentalisti.
I Talebani hanno preso il potere grazie al sostegno dei paesi vicini, incluso il Pakistan. Questi hanno preferito che vi fosse una vera e propria guerra al suo interno. L’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi e il Pakistan, ma anche la comunità internazionale ha le sue responsabilità , avendo più o meno dormito negli ultimi sette anni e permesso questi eccidi. Attualmente il 90% del Paese è in mano dei Talibani (che appoggiano i Ceceni contro la Russia e addestrano i terroristi internazionali). Il regime è nelle mani dello sceicco cieco Mullah Mohammad Omar e vive nell’isolamento internazionale, dopo le sanzioni Onu dell’estate del 1998. Il Mullah è la guida spirituale dei Talebani: Omar ha 63 anni, è stato ferito a un occhio nella guerra contro gli invasori sovietici, risiede a Kandahar, nel sud dell’Afghanistan, non lontano dal confine con il Pakistan, e ha sposato una figlia di Osama Bin Laden. Non esistono sue fotografie. Per legge, l’unico collegamento a Internet del Paese è nel suo ufficio.
11 settembre 2001, ore 9: attacchi terroristici alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono a Washington. E’ il più grave attentato della storia. I morti sono oltre 5 mila, un bilancio ancora provvisorio. Bush ottiene pieni poteri dal Congresso e annuncia l’operazione libertà duratura: “Colpiremo i terroristi e chi li ospita”. Le indagini portano a individuare i responsabili in Afghanistan: Bin Laden e i Talebani. 7 ottobre 2001, circa un mese dopo, intorno alle 18.25 italiane gli Usa e la Gran Bretagna, sotto l’egida dell’Onu e con il consenso di un’ampia coalizione mondiale, sferrano l’attacco alle basi dei terroristi in Afghanistan, con missili e bombe. Il 13 novembre i mujiaheddin dell’Alleanza del nord liberano Kabul. Il 27 novembre si apre la conferenza di pace a Bonn, sotto l’egida dell’Onu, per decidere il futuro del nuovo Afghanistan. Il 5 dicembre, dopo 9 giorni di trattative, le fazioni afgane raggiungono finalmente un accordo sul governo di transizione che sarà guidato dal capo pashtun Hamid Karzai: un’intesa storica, che mette fine a 23 anni di ostilità . L’Onu decide di mandare una missione di pace a Kabul, a cui partecipa anche l’Italia.
Seconda guerra del golfo: All’indomani del primo anniversario delle stragi dell’11 settembre, il presidente George Bush all’assemblea delle Nazioni Unite tiene un lungo discorso sull’Iraq davanti alla Assemblea delle Nazioni Unite in cui chiede l’appoggio della comunita’ internazionale per ottenere il disarmo di Saddam Hussein. L’8 novembre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approva all’unanimita’ la risoluzione 1441 che offre all’Iraq l’ultima occasione per il disarmo, rafforza il regime di ispezioni e avverte Baghdad del rischio di serie conseguenze a seguito delle violazioni dei suoi obblighi. Il 27 novembre gli ispettori tornano al lavoro in Iraq dopo quattro anni. Il 5 febbraio il segretario di Stato americano Colin Powell presenta al Consiglio di Sicurezza un dossier sui legami fra Baghdad e la rete terroristica di al Qaeda. 14 febbraio: nuovo rapporto degli ispettori al Consiglio di sicurezza: Blix cita molti esempi della collaborazione di Baghdad, anche se ricorda che mancano le prove sulla distruzione di antrace e gas nervino e altre armi non convenzionali. Il 16 marzo, al termine del vertice delle Azzorre tra i leader di Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna chiedono alle Nazioni Unite di lanciare un ultimatum all’Iraq. In caso contrario avvertono che l’uso della forza e’ legittimato della Risoluzione 1441, approvata all’unanimita’ dal Consiglio di sicurezza. Da Baghdad (18 marzo) Saddam Hussein respinge l’ultimatum. La Casa Bianca dichiara che anche se il Rais lascera’ il paese le forze Use entreranno ugualmente. Il 20 marzo, quando in Italia è notte e sono passate da poco le 3, scatta l’attacco missilistico americano.

CD, ACTA- Mille anni di storia (Il Novecento n.4) / Internet- www.manitese.it / Internet- Romacivica / Internet- Inclasse

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