San Tommaso d’Aquino

Vita e opere

S. Tommaso, soprannominato il Dottor Angelicus per l’acutezza della mente non meno
che per la santità dei costumi, fu il più grande rappresentante della Scuola domenicana e di tutta la filosofia scolastica.
Nacque nel Castello di Roccasecca, presso Aquino, nel Regno di Napoli, da nobilissima famiglia, circa il 1225.
Ebbe la sua prima educazione nel vicino monastero di Monticassino, e poi all’Università di Napoli.
Entrato ancora giovane nell’ordine domenicano, fu inviato a studiare a Parigi, e poi a Colonia alla scuola del domenicano Alberto Magno (1206-1280), il quale, così soprannominato per la vastità della cultura, ebbe il grande merito di preparare l’immenso materiale ela­borato poi dal discepolo.
Dal 1252 al 1259 insegnò filosofia e teologia all’Uni­versità di Parigi, dove sostenne valorosamente con gli scritti la lotta contro gli avversari dell’insegnamento dei religiosi, capitanati dal rettore dell’Università, Guglielmo di Sant’Amore.
Chiamato in Italia, fu addetto per molti anni alla corte pontificia, ed insegnò a Roma e a Bologna; fu poi di nuovo a Parigi, dove combatté l’averroismo di Sigieri di Brabante, anch’egli professore nella medesima Uni­versità ed infine a Napoli, dove fu chiamato da Carlo d’Angiò.
Nel 1274, mentre si recava per volere del Papa al Con­cilio di Lione, si ammalò per via a Fossanova, e morì.

Opere
S. Tommaso scrisse moltissime opere, tra cui principalmente le due Summae, che costituiscono per sé sole una mole imponente:

  • Summa contro Gentiles, apologia della verità della fede cristiana, diretta principalmente contro gli Arabi.
  • Summa Theologiae, capolavoro di S. Tommaso e di tutta la scolastica, vera enciclopedia del sapere filosofico e teologico di quei tempi.

E’ divisa in tre parti, che taluni scrittori distinguono rispettivamente col nome di naturale, morale e sacramentale: la prima tratta infatti della natura di Dio e delle creature; la seconda dell’etica generale e speciale; la ter­za (incompiuta) dei Sacramenti.
Altre opere non meno notevoli sono il De unitate intellectus contra Averroistas, scritto specialmente contro Sigieri di Brabante; il De regimini principum, in 4 libri, di cui però solo i primi due autentici; il Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo; commenti a molti libri di Aristotele, ecc.

Pensiero

La filosofia di S. Tommaso si può con­siderare come il più grande tentativo di fondere Aristotele, con i principi filosofici del Cristiane­simo.
Essa è sostanzialmente analoga all’aristotelica, salvo talune modificazioni più o meno notevoli, dovute alle nuove dottrine cristiane.
Perciò la filosofia tomista, riprendendo e continuando l’intellettualismo aristotelico, tende a riaffermare i diritti della ragione sulla fede, dell’intelletto sulla volontà.
Filosofia e teologia sono due scienze distinte anche quando si occupano dei medesimi oggetti perché la teologia si fonda sulla Rivelazione divina, mentre la filoso­fia si fonda sul lume naturale della ragione.
Tuttavia esse non possono mai contraddirsi, perché tanto, la ragione che la Rivelazione sono fonte di verità, e una verità non può mai contraddire, ad un’altra.
Teologia e filosofia hanno però rapporti vicendevoli: la teologia con l’autorità della parola divina conferma e aiuta la ragione, la filosofia a sua volta aiuta la teologia per dimostrare certe verità preliminari della medesima, come l’esistenza di Dio, ecc.

Metafisica

  1. TEORIA DELLA SOSTANZA. – S. Tommaso accoglie la dottrina aristotelica della sostanza-sinolo (materia e forma, potenza ed atto, quattro cause, ecc.), ma la rende più completa mediante la solu­zione da lui data al problema degli universali e a quello conseguente del principium individuationis.
    Quanto al problema degli universali, S. Tommaso giunge ad una soluzione conciliativa, affermando con Aristotele che degli universali esistono in re, cioè nelle cose, e post rem, nella mente umana, che li ricava per astrazione dalle cose medesime (nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu); ma aggiungendo con Platone che gli universali esistono anche ante rem, cioè nella mente di Dio, come modelli ideali delle cose, di cui Dio si valse all’atto della creazione.
    Di qui le famose definizioni della verità come corri­spondenza di oggetto conosciuto e soggetto conoscente (adaequatio rei et intellectus), in cui trova formulazione esplicita e compiuta il presupposto dualistico di tutto l’intellettualismo precedente.
    Quanto al principium individuationis, egli afferma che esso non può consistere nella materia indeterminata ed omogenea, come sosteneva Aristotele: la materia in­determinata ed omogenea non può dar luogo alla eteroge­neità degli individui, ma solo la materia signata, cioè determinata nel tempo e nello spazio (hic et nunc).
    Tale materia, per quanto in se non differisca da un’al­tra materia, assume, per la sua collocazione nel tempo e nello spazio, una differenza specifica, dando luogo alla molteplicità degli individui.
    Soltanto negli individui composti di sola sostanza spi­rituale, cioè nelle sostanze angeliche, il principio di individuazione non è dato dalla materia di cui sono pri­ve, ma dalla forma stessa: ogni angelo è una specie a se.
  2. TEOLOGIA. – Nel problema teologico, S. Tommaso accoglie la dottrina aristotelica del Motore immobile, ma rende più compiuta la dimostrazione dell’esistenza e della natura di Dio, secondo i nuovi concetti di Dio-Creatore e Dio-Provvidenza fatti valere dal Cristianesimo.
    Coerente al suo principio che nihil est in intelletti quod prius non furetti in sensu, S. Tommaso rinnega l’argomento ontologico (a priori) di S. Anselmo, e ricorre ad argomenti esclusivamente cosmologici (a poste­riori), che, per essere in numero di cinque, prendono il nome di Cinque Vie:

    1. argomento relativo al moto delle cose (cfr. già Aristotele). – Ogni mutamento suppone un mutamento pre­cedente, ma non si può ammettere un mutamente all’in­finito: dobbiamo quindi fermarci a un primo Motore im­mobile.
    2. argomento relativo all’efficienza delle cose. – Ogni effetto suppone una causa, ma non si può ammettere una serie di effetti e di cause all’infinito: dobbiamo quindi fermarci a una Causa Prima non causata, a una Causa sui, Dio.
    3. argomento relativo alla contingenza delle cose. – Ogni cosa che riceve la propria esistenza da un’altra (es. la materia), è contingente, cioè condizionata, ma non si può ammettere una serie di condizionati e condizionanti all’infinito: dobbiamo quindi fermarci a un Essere in­condizionato e necessario, che per esistere non ha bisogno d’altro.
    4. argomento relativo, ai gradi di perfezione delle cose. – Le cose hanno più o meno di perfezione, cioè di essere: esiste dunque un Ens realissimum, che ha conferi­to ad esse l’esistenza e la perfezione.
    5. argomento relativo all’ordine dell’universo. – L’u­niverso rivela una finalità intelligente: dunque non può essere opera del caso, ma di una Intelligenza provvidenziale.
      S. Tommaso non ammette poi la teoria aristotelica della eternità del mondo, per quanto dichiari che tale concetto non è contrario alle verità di ragione: il mondo è stato creato dal nulla, ed ha avuto origine nel tempo, perché così ci è attestato dalla Rivelazione.

Fisica

Nella fisica S. Tommaso accoglie la dottrina aristotelica della gerarchia finalistica dell’universo.
La natura, sospinta dalla sua immanente finalità, ten­de a svilupparsi in forme sempre più alte e perfette: si ha una gerarchia di sostanze, che va da quelle inorganiche a quelle organiche e all’anima umana.

Psicologia

Nella psicologia S. Tommaso accoglie so­stanzialmente la dottrina aristotelica dell’anima come forma (o entelechia) di un corpo organico e come unità di anime distinte (vegetativa, sensitiva, intellet­tiva), come pure la dottrina dell’intelletto passivo e dell’intelletto attivo, ma vi apporta alcune notevoli modificazioni, al fine di salvare l’immortalità individuale dell’anima, tanto compromessa in Aristotele e nell’averroismo.
L’intelletto passivo, che produce la specie intelligibile espressa (o concetto), è l’intelletto in quanto può intendere l’universale contenuto nel particolare sensibile; ma, in quanto semplice possibilità d’intendere, non può pas­sare all’atto se non sotto lo stimolo di un oggetto intelli­gibile in atto.
L’intelletto attivo, che produce la specie intelligibile impressa, è l’intelletto in quanto rende intelligibile (per astrazione) l’universale contenuto nel particolare sensibile, e, resolo in tal modo intelligibile, lo presenta all’intelletto passivo, che, sotto tale stimolo, passa all’azione, produ­cendo la « specie intelligibile espressa ».
Esso – secondo la ben nota immagine aristotelica – è come la luce che agisce sui colori, i quali nell’oscurità esistono soltanto in potenza, facendoli passare dalla po­tenza all’atto.
S. Tommaso afferma inoltre:

  • l’unità dell’intelletto passivo e dell’intelletto attivo con l’anima umana, contro il concetto di separazione af­fermato in vario modo da Aristotele e dall’averroismo: in tal modo è garantita l’immortalità non soltanto all’intelletto attivo e passivo, ma a tutta quanta l’anima umana individuale.
  • la sostanzialità o sussistenza dell’anima anche separata dal corpo, mentre Aristotele concepiva l’anima come forma del corpo e quindi mortale come questo: in tal modo è garantita l’immortalità dell’anima, che, morto il corpo, può sopravvivere. (Rimane tuttavia in S. Tommaso un residuo dell’entelechia aristotelica: l’anima può vivere separata dal corpo, ma di fatto poi essa tende, quasi per un’abitudine contratta mentre stava nel
    corpo, a ricongiungersi con questo, e perciò si crea una corporeità ideale fino al giorno del Giudizio, in cui si unirà definitivamente al suo corpo.)

La dottrina tomistica relativa all’anima fu accolta dalla Chiesa contro quella averroista; e fu tale la fama di que­sta vittoria ottenuta sul commentatore arabo, che a Firen­ze in S. Maria Novella un pittore rappresentò l’Aquinate col vinto avversario prostrato ai piedi.

Etica

In etica S. Tommaso accoglie la dottrina aristotelica delle quattro virtù cardinali, ma vi aggiunge quella delle tre virtù teologali, proprie della morale cristiana; ed afferma che, a causa del peccato originale, è necessaria la Grazia divina per l’acquisto della virtù.
Nel problema del male S. Tommaso si avvicina a S. A­gostino: il male non è opera di Dio, ma della libera volontà dell’uomo: esso non è una realtà, ma un difetto di realtà, una privazione, un non-essere, un vuoto che la volontà dell’uomo fa in sè per propria libera determi­nazione.
Dio lo permette, perchè altrimenti le creature non sa­rebbero libere, e perchè anche dal male egli sa trarre il bene, per i fini supremi della creazione.

Politica

Anche in politica S. Tommaso accoglie in genere le dottrine aristoteliche, ma mentre per Aristotele il fine supremo era lo Stato, per S. Tommaso è la Chiesa.
Ne consegue che lo Stato, pur mantenendosi autono­mo e sovrano nelle materie civili e politiche, deve esse­re subordinato alla Chiesa nelle materie morali e spiri­tuali: potestas saecularis subditur spirituali sicut, corpus animae (Summa Theol. II-II, 60, 6, ad. 3).
La miglior forma di governo è per S. Tommaso, teo­ricamente, la monarchia temperata con elementi aristo­cratici e democratici.