Sociologia ed antropologia

Sociologia

Un tentativo di mettere ordine nel labirinto dei ruoli sociali fu compiuto nel 1951 da Parsons che li classificò in base a 5 tipi di caratteristiche:

* Alcuni esigono un certo controllo in situazioni caratterizzate da forti tensioni emotive, come l’infermiere, il medico, o l’impresario di pompe funebri.
* Altri sono basati su status ascritti come quello di figlio, adolescente, pensionato.
* Altri ancora sono più precisamente definiti e circoscritti, ad esempio i ruoli di medico e paziente si limitano agli aspetti che riguardano direttamente la salute del paziente.
* Altri implicano l’aspettativa che le persone vengano trattate secondo regole generali.
* Ed altri infine, richiedono diversi tipi di motivazione (da un commerciante ci si aspetta che sia orientato dai propri interessi privati).

Secondo Parsons, quindi, qualsiasi ruolo presenta una combinazione di queste variabili.

La situazione in cui un individuo è investito da aspettative relative a due o più ruoli non coincidenti o convergenti è detta conflitto di ruolo (Merton). Questo conflitto è comune nelle società altamente organizzate dove ogni persona riveste un gran numero di ruoli. Quando osserviamo insiemi più vasti di ruoli formali, ci troviamo di fronte al concetto di istituzione intesa come mezzo per soddisfare determinate esigenze sociali. Questo concetto di ruolo così determinato viene a svilupparsi specialmente nelle relazioni interpersonali dando luogo ai cosiddetti gruppi. La prima caratteristica fondamentale del gruppo è l’interazione strutturata da modelli che ha luogo tra i componenti: i membri infatti programmano insieme le loro attività, sono pronti a proteggersi l’un l’altro mantenendo tale comportamento solo con i membri stessi del gruppo. Quindi il senso di appartenenza a tali insiemi crea una sorta di sicurezza. Chiunque non è inserito appieno nel gruppo (out sider) avrà una vita difficile. Il gruppo condiziona i membri e se questi vogliono adeguarsi devono seguire l’istituzione altrimenti sono fuori.

I contributi principali di Max Weber in campo sociologico sono rappresentati dall’indagine dei rapporti tra forme religiose e forme economiche, a partire dalla ricerca “l’Etica Protestante e lo spirito del capitalismo” per finire allo studio comparato delle religioni orientali (Taoismo, Confucianesimo, Induismo, Buddismo, Giudaismo), nell’intento di mostrare, contro le interpretazioni correnti di derivazione marxista l’irriducibilità del comportamento sociale a cause puramente economiche.

Celebre la molto discussa tesi che fa risalire la formazione dello spirito capitalistico all’influenza delle posizioni etiche calviniste che concepivano il lavoro come vocazione. La sua sociologia, concepita come scienza pura, è immune da concetti naturalistici e da costruzioni speculative: polemico al tempo stesso contro positivismo e storicismo, Weber si proponeva di studiare le azioni tipiche, le probabilità calcolabili nel comportamento degli uomini, non i valori soggettivi determinanti nella realtà le azioni.

Colui il quale parlò per primo di sociologia penale fu Enrico Ferri. Egli nega il libero arbitrio e il correlativo concetto di responsabilità morale, giustificando la punibilità del reo non con la moralità della sanzione, ma con il valore di questa come fattore che si contrappone agli altri fattori nella determinazione del delitto e della recidiva.

Antropologia

Tra i maggiori studiosi di antropologia dell’epoca ebbe una particolare rinomanza Augusto Murri, per la metodica seguita nello studio del malato, basata su uno scrupoloso ed attento rilievo dei sintomi e sulla loro interpretazione nel quadro di una rigorosa logica. Nella sua produzione scientifica, vanno segnalati gli studi sul meccanismo di compenso fisio – patologico del cuore e sulla terapia digitalina.

Gli studi che dettero a Cesare Lombroso una notorietà tutta particolare furono quelli di antropologia criminale, materia di cui è considerato l’iniziatore. Lombroso partendo da una concezione materialista dell’uomo, cercò i spiegare con anomalie fisiche (caratteri degenerativi lombrosiani) la degenerazione morale del delinquente: “L’uomo delinquente in rapporto all’antropologia, alla giurisprudenza e alle discipline economiche” è l’opera che contiene i fondamenti di questa nuova scienza. Le sue idee ebbero larga diffusione specie fra sociologi e giuristi, favorendo la nascita della cosiddetta scuola positiva del diritto penale.

Le tesi di Enrico Ferri e di altri influenzarono poi lo stesso Lombroso che, accanto ai fattori individuali sottolineò l’importanza dei fattori sociali nelle sue ulteriori ricerche sull’antropologia criminale. Quello che Levi Strauss rimprovera agli evoluzionisti è l’annullamento delle diversità delle culture. Essi impongono a tutte le società identici e rigidi manismi di sviluppo, per cui ciascuna società risulta costretta a percorrere una scala necessaria di tappe evolutive. Questo errore dipende essenzialmente dall’etnocentrismo della società occidentale, che considera i propri valori come punto di arrivo dell’evoluzione sociale dell’umanità intera.

Secondo Levi Strauss non ci sono invece tappe obbligate di sviluppo sociale: ciascuna società si sviluppa in modo autonomo ed originale. Si occupò pure del rapporto libertà – pazzia affermando che in ciascuno di noi c’è un pizzico di pazzia. Se noi liberiamo la pazzia allora siamo veramente liberi.

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