Stuart Mill

Stuart Mill (1806-1873) fu un precoce ammiratore del Bentham e un discepolo del Comte.
Scrisse un Sistema di logica induttiva e deduttiva (1843), L’utilitarismo (1863), ecc.
Mill, partendo dal principio che l’associazione è il fenomeno fondamentale che spiega tutti i fenomeni della nostra vita psichica, afferma che il mondo esterno non è che una semplice possibilità di sensazioni associate le une alle altre, e l’io un semplice gruppo di stati di coscienza, per cui ogni distinzione fra il mondo e l’io, fra la materia e lo spirito, è puramente artificiale, e tutto si riduce, in ultima analisi, a fenomeni di coscienza.
Anche l’induzione non deve essere intesa come un processo logico che dal particolare va all’universale, ma dal particolare al particolare, mediante le leggi dell’associazione psicologica.
Mill, nella morale, continua l’utilitarismo del Bentham, ma mentre questi considerava come movente dell’azione un sentimento egoistico (Mill definisce la morale di Bentham “degna soltanto di porci”!), egli afferma che bisogna badare non soltanto alla quantità del piacere, ma anche alla qualità (“Val meglio essere un Socrate malcontento che un porco rimpinzato”), e che il movente dell’azione, per la constatata coincidenza dell’utilità nostra con l’utilità altrui, si è trasformato da un primitivo egoismo in un sentimento altruistico e disinteressato.