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	<title>Appunti di storia e filosofia &#187; arabi</title>
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	<description>Raccolta di riassunti e dispense su storia e filosofia.</description>
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		<title>Babilonesi: lo sviluppo babilonese</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2009 16:27:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sviluppo babilonese Il regno di Babilonia conobbe il suo splendore con Nabopalassar, come già detto, che nel 626 a.C., unì le tribù caldee, si alleò con i vari regni limitrofi, nonché con la Media e mosse guerra all&#8217;Assiria. Probabilmente egli stesso era un caldeo e per questo fu accettato da tutti. Proseguì le gesta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Sviluppo babilonese</h2>
<p>Il regno di Babilonia conobbe il suo splendore con Nabopalassar, come già detto, che nel 626 a.C., unì le tribù caldee, si alleò con i vari regni limitrofi, nonché con la Media e mosse guerra all&#8217;Assiria. Probabilmente egli stesso era un caldeo e per questo fu accettato da tutti. Proseguì le gesta di Merodach Baladan, ricordato da tutti i caldei.<br />
Nel 614 a.C. e nel 612 a.C. caddero Assur e Ninive e, dopo la capitolazione della nuova capitale Harran nel 610 a.C., l&#8217;Assiria fu divisa tra medi e babilonesi.<br />
Nabonassar fa eseguire opere di ammodernamento nelle varie città, non assoggetta i vari popoli, ma li considera alleati, in quanto non si ritiene re, ma pastore di popoli, infine, getta le basi per la fondazione di un impero. In particolare nella località di Karkemish, in Siria, nel 606 a.C., con l&#8217;aiuto del figlio Nabucodonosor, sconfigge gli egiziani, che si erano coalizzati con Israele e Fenicia. Da questo momento gran parte del medio oriente è sotto il controllo babilonese, anche se dovranno essere combattute altre guerre e dovranno passare altri anni. Si arriverà al 601 a.C., quando gli egiziani abbandoneranno definitivamente l&#8217;area siro-palestinese.<br />
A questo punto si sviluppano le vie dei commerci e si forma sempre più ricchezza, con conseguenze positive per l&#8217;urbanizzazione ed anche per la cultura babilonese.<br />
Dal 605 a.C. al 562 a.C. regnerà Nabucodonosor II, dipinto dai testi biblici come lucifero, in quanto responsabile della deportazione ebrea a Babilonia.<br />
A questo proposito, aggiungiamo che la stessa città ci viene rappresentata come un luogo di peccato e degno di distruzione, in base alle profezie di Isaia e Geremia. A Babilonia si associa l&#8217;episodio biblico della Torre di Babele, in cui Dio porta tra gli uomini la confusione (da cui il termine babele), per evitare la costruzione della torre che li avvicini alla divinità.<br />
Queste mmagini ci fanno capire che sicuramente all&#8217;epoca Babilonia rivestiva un ruolo fondamentale tra le città del mondo. Tra l&#8217;altro rappresentava il cuore della religione orientale, per cui metterlo in cattiva luce significava anche contrapporre una religione monoteista ad una politeista di origini scite.<br />
Nabucodonosor fonderà un impero che va dall&#8217;Egitto alla Persia, attraverso la Palestina e la Siria, dalla Lidia (Asia Minore) al Golfo Persico. Controllerà la Media, in qualità di sposo della figlia del re Ciassarre ed, in qualità di garante di un accordo di pace tra quest&#8217;ultima e la Lidia, controllerà anche la stessa Lidia. Questo regno sarà ricchissimo e famoso per la cultura e la scienza. Il re babilonese non sottometteva i popoli conquistati, ma lasciava ai re locali al comando ed al popolo i propri usi e costumi.<br />
Realizzò un apparato burocratico saldo ed efficiente, basato su collaboratori (gli equivalenti dei ministri) retti e fedeli. Si avvaleva di controllori per monitorare la periferia e controllava anche le attività economiche legate alle proprietà terriere della classe sacerdotale. In poco tempo portò ordine in una situazione caotica, ove comandava solo chi aveva ricchezze. Tuttavia, nel suo regno, l&#8217;inflazione era abbastanza alta. Anche la giustizia fu ben amministrata, ribaltando completamente la precedente situazione gestita da una classe ristretta di ricchi. A tale proposito si raccontano casi di condanna esemplare con pene dure, al fine di fornire un monito per chi voleva ripristinare la precedente situazione caotica.<br />
Molto religioso, non mancava di partecipare alla festa del nuovo anno. Diffuse e rafforzò il culto del dio Marduk: egli non si proclamava re, ma pastore di popoli, servo degli dei.<br />
Circa l&#8217;episodio della deportazione degli ebrei bisogna considerare alcuni aspetti. Nel 609 a.C. il re Giosia, simpatizzante per i babilonesi oppure mosso verso l&#8217;indipendeza del suo piccolo regno, si oppone all&#8217;avanzata degli egiziani, guidati dal faraone Nicho II, corso in aiuto degli assiri, e muore presso Megiddo. Gli egiziani instaureranno in Israele un re anti-babilonese e formeranno una lega con siriani, palestinesi, fenici ed ebrei. Questo esercito sarà poi sconfitto dai babilonesi, come già detto, presso Karkemish.<br />
Nel 593 a.C. Gerusalemme, guidata ancora dai filo-egiziani, legati al faraone Psametico II, è assediata dai babilonesi. Il re Joachin, dopo aver resistito, fa atto di sottomissione, ma viene fatto prigioniero e portato a Babilonia con altri notabili ebrei. Tutti verranno trattati bene me riceveranno uno stipendio, in base a quanto è indicato nel racconto di Susanna. Nabucodonosor non nomina un re a lui fedele, ma consente a Sedecia di salire al potere, lasciato ad Israele ampia libertà.<br />
Nel 587 a.C., nonostante Geremia invitasse il suo popolo alla sottomissione babilonese, c&#8217;è una nuova rivolta assieme ai fenici e agli abitanti di Edom. La punizione è esemplare: Sedecia viene portato a Babilonia con la sua famiglia e viene accecato, ne vengono uccisi i figli e vengono deportati circa 5.000 abitanti, tutti artigiani, fabbri, commercianti, che faranno la loro fortuna a Babilonia, sviluppando grandi attività economiche. Inoltre fu proprio a Babilonia che cominciano ad essere composti i primi libri della Bibbia.<br />
Gerusalemme subisce alcune devastazioni, ma rimane comunque popolata e governata da Ghedalia, nobile giudeo. Considerati i tempi, Nabucodonosor si comportò in modo magnanimo, anche perché non si impose come tiranno, e non vi fu una deportazione di massa del popolo.<br />
Gli ebrei faranno ritorno a casa solo verso 550 a.C., quando Ciro il Grande, annettendo Babilonia alla Persia, pronunciò un editto in tale direzione. Alcuni ebrei rimarranno nella città mesopotamica perché avevano delle considerevoli attività economiche e commerciali.<br />
Dal 562 a.C. al 556 a.C. ci saranno tre re babilonesi che si succederanno, alcuni come figli e discendenti diretti di Nabucodonosor, altri come usurpatori:<br />
Amel Marduk (562-560) figlio del grande re, che restituirà la libertà al re giudeo Joachin, come simbolo della non continuità della politica paterna;<br />
Neriglissar (560-556) suocero di Nabucodonosor, fa un colpo di tasto in cui muore il re, taglia completamente con la politica del passato, fa opere di abbellimento a Babilonia e Sippar, compie un&#8217;incursione militare in Cilicia, comunque mina all&#8217;unità del paese mettendo in cattiva luce il grande re;<br />
Labashi Marduk (556) figlio di Neriglissar, va al potere bambino e perde subito il potere. Nabucodonosor, alla sua morte, aveva preso coscienza che la sua dinastia non avrebbe regnato a lungo.<br />
Dal 556 a.C. al 539 a.C. regnerà Nabonedo, ultimo re babilonese, salito al potere con un colpo di stato, proveniente dall&#8217;Assiria, dalla città di Harran. La storia ce lo tramanda come un re incapace, appassionato di archeologia. Oggi sappiamo che fu vittima di una propaganda effettuata dai persiani, con l&#8217;appoggio dei sacerdoti babilonesi, al fine di conquistare il regno senza effettuare guerre. Sostituì la triade divina dei babilonesi con Sin-Shamash-Ishtar, legata ad un culto lunare e più cara agli assiri. Questo non fu motivato solo dalla sua origine, ma anche dal fatto che, accorgendosi del potere sempre più forte dei persiani, voleva ricercare alleati verso ovest. In tal senso, siglò un accordo con Lidia, Sparta ed Egitto. A questo punto è necessario fare un passo indietro.<br />
Nel 700 a.C. la Persia era divisa in due regioni (Parsumash e Parsa) ed era sotto il dominio della Media. Nel 600 a.C. il re medio Ciassarre riunifica le due regioni, affidando il regno a Cambise che sposerà la figlia di Astiage, nuovo re di Media, e si insedierà nella prima capitale persiana Pasargade. Successivamente venne costruita Persepoli, che diventerà sempre di più la vera capitale persiana. Da questa unione nascerà Ciro II il Grande che governerà dal 559 a.C. al 529 a.C., inventando il modello delle satrapie, che gli consentì di costruire un grande impero (Egitto, Anatolia, Mesopotamia, Arabia, Persia).<br />
Secondo una leggenda, nata per esaltare la grandezza di Ciro II, Astiage ebbe un sogno nel quale si vedeva ucciso da un giovane re, per cui fece dei tentativi per eliminare il giovane futuro re persiano, senza riuscirci.<br />
Verso il 550 a.C. Ciro II si allea con Nabonedo (non sembra sicuro) ed insieme prendono la Media. I babilonesi occupano l&#8217;Assiria ed i persiani il resto del regno. Successivamente Ciro II invade la Lidia ed insegue il re Creso fino a Sardi, conquistando l&#8217;intero regno. In questo modo Ciro II impedisce a Nabonedo di mettere in pratica l&#8217;alleanza precedentemente ricordata e comincia a circondare Babilonia. Il re babilonese fu l&#8217;unico che aveva capito il pericolo persiano.<br />
Le vie del commercio verso l&#8217;India sono sotto il controllo persiano e l&#8217;inflazione a Babilonia arriva al 400%. Si raccontano diversi episodi di carestia. Nabonedo abbandona Babilonia e si reca in Arabia, dove la popolazione locale non lo vedeva di buon occhio. Lo scopo di questo viaggio fu quello di trovare altre vie di commercio per riportare ricchezza al proprio paese. E&#8217; in questo periodo che viene individua la famosa via delle spezie. L&#8217;economia babilonese si risolleva.<br />
Nel frattempo Ciro II trama con i religiosi babilonesi. Nabonedo appare come il traditore, colui che ha dissacrato il nome del dio Marduk, sostituendolo con altre divinità. Alla luce di quanto esposto in precedenza, il re babilonese appare come un incompreso più che un traditore. Il frutto della propaganda fu la cacciata di Nabonedo e l&#8217;acclamazione di Ciro II a nuovo re: la Persia si era impossessata di Babilonia senza combattere. Come discorso di insediamento il re persiano si proclamò &#8220;nuovo figlio del dio Marduk&#8221;, richiamandosi alla propaganda da lui attuata segretamente. Restituì la libertà agli ebrei nel famoso editto e si impadronì della Siria, Palestina, Israele ed Egitto. L&#8217;impero persiano fu molto vasto e ricco.<br />
I persiani rispettarono la bellezza di Babilonia, facendole vivere un secondo splendore con Cambise II e Dario I. Sotto questi sovrani ci furono diverse rivolte a Babilonia i cui capi presero il nome di Nabucodonosor, a ricordo del mito trasmesso dal leggendario re al suo popolo. Queste rivolte furono sedate, senza violente ripercussioni per la città. Serse I, in seguito alle sconfitte con la Grecia, impose tasse ai babilonesi, che si ribellarono di nuovo. Babilonia fu messa al sacco. Artaserse I continuò nella politica repressiva del padre. Comunque Babilonia continuò ad avere un certo prestigio ed una determinata importanza.<br />
Nel 331 a.C. Alessandro Magno entra a Babilonia e ne rimane affascinato e la proclama capitale del suo nuovo impero. Vengono eseguiti lavori di ammodernamento. A Babilonia verranno celebrati i funerali di Efestione, amico di Alessandro morto ad Ectabana. Lo stesso Alessandro morirà nella città mesopotamica nel 323 a.C.<br />
Dunque Babilonia fu la città di tre grandi: Nabucodonosor, Ciro ed Alessandro.<br />
I diadochi successivi continuarono a dare splendore alla città, fino all&#8217;avvento di Seleuco prima ed Antioco poi che fecero costruire una nuova città: Seleucia. Nel 275 a.C. fu emanato un editto in base al quale tutti i babilonesi dovevano lasciare la città e recarsi nella nuova. Ma la città continuò a vivere perché non fu abbandonata da tutti. Gli stessi diadochi si impegnarono per fare opere di ricostruzione. Verso il 100 a.C. la diadochia seleucide entra in guerra con i Parti, popolo situato ad oriente della Persia, e la città fu abbandonata.<br />
Nel 116 d.C. Traiano svernò a Babilonia, ma ormai era diventata un cumulo di macerie.<br />
Dunque solo molti secoli dopo si realizzarono le profezie di Isaia, di Daniele e di Geremia sulla distruzione della città, che per secoli venne considerato il centro culturale e politico del mondo. La distruzione morale fu poi continuata dai padri della chiesa, tra Origene e S.Agostino, che la rappresentarono come simbolo del male. Essi ripresero la tradizione iniziata nell&#8217;Apocalisse di San Giovanni.</p>
<p><strong>Bibliografia</strong><br />
&#8220;Babilonia&#8221; G. Pettinato 1988, Rusconi</p>
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		<title>Sumeri: lo sviluppo</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2009 13:21:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sviluppo I Sumeri conobbero il loro maggiore sviluppo tra il 2500 ed 2350 a.C.. All&#8217;inizio di questo periodo la Mesopotamia meridionale era caratterizzata da villaggi che via via vennero fortificati, in particolare Uruk. Antecedentemente a tale periodo in ogni villaggio, ricco per i fiorenti commerci, dominava un ensi, che spargeva terrore e soprusi sulla popolazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Sviluppo</h2>
<p>I Sumeri conobbero il loro maggiore sviluppo tra il 2500 ed 2350 a.C.. All&#8217;inizio di questo periodo la Mesopotamia meridionale era caratterizzata da villaggi che via via vennero fortificati, in particolare Uruk.</p>
<p>Antecedentemente a tale periodo in ogni villaggio, ricco per i fiorenti commerci, dominava un ensi, che spargeva terrore e soprusi sulla popolazione locale.</p>
<p>Nel 2500 a.C. la città di Lagash fonda un principato e domina nella regione conquistando altre città sumere. Si assiste a lotte tra le varie città che richiamano l&#8217;attenzione del vicino e bellicoso Elam. Finalmente con il re Urnanshe, la città di Lagash ottiene il sopravvento sulle altre. La lotta è dura, perchè molte città sumere vedono ridotto il loro potere economico e si ribellano.</p>
<p>Il re Eannatum, nipote di Urnanshe, estese il dominio di Lagash su quasi tutte le città sumere, sottomise l&#8217;Elam e sconfisse la città di Mari, situata nella Siria. Questo testimonia che i sumeri estesero il loro dominio al di là del proprio territorio. Inoltre avevano anche un dominio marittimo nel Golfo Persico.</p>
<p>In realtà Sumer era divisa in due principati: il primo controllato da Eannatum di Lagash ed il secondo, più a nord e separato da un fossato di confine, sottomesso alla città di Umma, governata dall&#8217;ensi Urlumma. Quest&#8217;ultimo, tuttavia, pagava un tributo a Lagash.</p>
<p>Con il successore di Eannatum, re Entemena, i territori a nord di Lagash, controllati dalla città di Umma, si ribellarono di nuovo. Gli Ummaiti vennero sconfitti dai &#8220;sumeri meridionali&#8221; e subirono l&#8217;aggressione dell&#8217;ensi di Zabalam, città vicina ad Umma, che si chiamava Il, il quale si proclamò nuovo re di Umma che ebbe una certa influenza anche su Lagash.</p>
<p>Dunque ad un&#8217;iniziale dominio di Lagash ne seguì uno ummaita. Entemena, dunque, perde il controllo ed acquistano potere anche i sommi sacerdoti di Lagash che portarono al potere Lugalanda, il quale non migliorò molto la situzione economico-sociale dei sumeri, soprattutto del ceto povero: l&#8217;inflazione era molto alta.</p>
<p>Salì al trono Urukagina, che fu il primo re del popolo. Risanò l&#8217;economia, si avvalse di funzionari di controllo, ridimensionò la classe sacerdotale, proclamandosi anche egli sacerdote, istituì un primo codice di diritto.</p>
<p>Intanto, nel 2350 a.C., ad Umma era salito al potere Lugalzagesi, uomo ambizioso e poco pacifico, che segnò un nuovo periodo per Sumer. Questi unificò Sumer attraverso il sangue e le distruzioni delle diverse città del principato di Lagash. Le sue atrocità sopravvissero in futuro nelle legende sumeriche. Uccise il re Urukagina, la cui fama di pace sopravvisse nei secoli, annesse Lagash, Ur, Uruk e Kish al suo regno spargendo ovunque terrore.</p>
<p>Dalla sua amata capitale Uruk, che venne cinta di mura, cercò di dimostrare al popolo che il dio Enlil era dalla sua parte e regnò per 25 anni dall&#8217;Elam alla Siria, attirando su di se tutto il malcontento degli ensi di Sumer.</p>
<p>Di tale situazione approfitto un principe di origine semita: Sargon, il quale fondò una dinastia che regnò dal 2350 al 2150 a.C..</p>
<p>Raccogliendo il consenso dei vari ensi sumeri e disponendo di un esercito mobile e di una cavalleria (più manovrabile dei carri e delle falangi sumere) annientò i sumeri. Questo scontro rappresentò una lotta tra due mondi: quello nomade semita, più giovane, assetato di ricchezze, più equipaggiato militarmente; quello sumero, più civile, meno dedito alla guerra, più stanziale.</p>
<p>Sargon fece prigioniero Lugalzagesi e lo espose alla gogna per dimostrare al popolo sumero che gli dei erano dalla sua parte. Fu un ottimo re: mantenne religione ed amministrazione locali e non si impose con la violenza. La lingua ufficiale del suo regno fu il sumero, anche se veniva parlato l&#8217;accadico. Il suo regno fu il primo vero e proprio impero: Elam. Mesopotamia, Siria, Fenicia, Parte dell&#8217;Anatolia e dell&#8217;Arabia (odierno Oman).</p>
<p>Fondò la capitale ad Accad, tra i due fiumi mesopotamici: dunque ricca di commerci e di fasto. Nacque così la civiltà accadica che regnò per 200 anni. Sargon fu al potere per 56 anni. Dopo di lui vennero al potere altri re che non seppero mantenere l&#8217;unità del paese (Rimush, Manishtusu, Naramsin, Sharkalisharri). Alcuni si chiamarono &#8220;Signore dei quattro regni&#8221;, come Sargon, altri più semplicemente re di Accad, mostrando un diverso grado di umiltà, ma non seppero tenere il paese unito per le rivolte dei vari ensi sumeri.</p>
<p>Dal 2150 a.C. al 2050 a.C. Sumer subì l&#8217;invasione dei Gutei, popolazione barbara di origine armena, che depredarono tutte le città e mieterono vittime. I sargonidi non seppero resistere all&#8217;invasione e persero il loro regno: Accad venne distrutta.</p>
<p>Vi furono alcuni ensi che collaborarono con i Gutei, altri, come quello di Uruk, che vi resistettero.</p>
<p>La rivolta sumera partì proprio da Uruk con il re Gudea, noto nella leggenda come Utukhengal, che dopo 100 anni di lotta respinse la popolazione barbarica, governata dal re Tirigan.</p>
<p>Egli regnò in pace un paese già dilaniato dalle numerose guerre.</p>
<p>Per i successivi 100 anni regnò la dinasti di Ur: Urnammu, Shulgi, Amarsuena, Shusin, Ibbisin.</p>
<p>Il primo fu un generale che prese il potere e portò il potere politico presso Ur.</p>
<p>Governò in pace ed estese il potere di Sumer, proclamandosi re di Sumer e Accad, indicando che il potere politico si stava spostando verso il centro della Mesopotamia. Egli entrò nel mito come Gilgamesh attraverso il racconto del Viaggio di Urnammu agli inferi, nel quale anche lui ha ricercato l&#8217;immortalità. La sua importanza sta nel fatto di aver introdotto la dominazione della città di Ur, che lasciò le sue impronte nella Bibbia come patria di Abramo.</p>
<p>In questo periodo, detto urrita, i sumeri dominavano sull&#8217;intera mesopotamia e su parte dell&#8217;Elam. Il re Shulgi riportò il benessere nel paese e risanò l&#8217;economia. Fece erigere una muraglia di 63 km per evitare l&#8217;invasione degli amorriti, popolazione nomade semita. Tuttavia gli amorriti invasero Sumer, ma vennero respinti.</p>
<p>I sumeri si indebolirono e vennero conquistati dagli Elamiti. siamo nel 1950 a.C. e scompare l&#8217;autonomia sumera. Risorgerà nel mito, nella cultura, nelle scienze, nel diritto grazie ad Hammurabi che segnò l&#8217;inizio della dinastia Babilonese e riscattò i sumeri dal giogo elamita.</p>
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		<title>Rapporti fra occidente e Islam dal 1990 al 2001</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:20:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prima guerra del golfo: Il conflitto militare che nel 1990-91 oppone l&#8217;Iraq, responsabile dell&#8217;invasione nell&#8217;agosto 1990 dello Stato del Kuwait, ad una coalizione di Stati organizzata e gestita dagli USA, si inserisce all&#8217;interno del contesto di tensioni, guerre e conflitti che caratterizzano le vicende politiche della regione mediorientale negli ultimi trent&#8217;anni, in particolare nell&#8217;area del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima guerra del golfo: Il conflitto militare che nel 1990-91 oppone l&#8217;Iraq, responsabile dell&#8217;invasione nell&#8217;agosto 1990 dello Stato del Kuwait, ad una coalizione di Stati organizzata e gestita dagli USA, si inserisce all&#8217;interno del contesto di tensioni, guerre e conflitti che caratterizzano le vicende politiche della regione mediorientale negli ultimi trent&#8217;anni, in particolare nell&#8217;area del Golfo Persico. In questa regione vengono infatti a sovrapporsi tensioni di tipo religioso, conflitti politici e, soprattutto, forti interessi economici derivanti dall&#8217;abbondante presenza di giacimenti petroliferi (il 30% circa di tutta la produzione mondiale). L&#8217;ONU condanna l&#8217;invasione irachena, minacciando in un primo momento l&#8217;embargo economico nei confronti dell&#8217;Iraq e successivamente intimando il ritiro delle truppe dal Kuwait entro il 15 gennaio 1991. In un crescendo continuo di tensione politica e mobilitazione diplomatica e militare, gli USA decidono la spedizione di un contingente di circa quattrocentomila uomini in Arabia Saudita, stato confinante con Iraq e Kuwait, ottenendo come risposta il trattenimento come ostaggi in Iraq di molti cittadini dei Paesi occidentali. A ventiquattro ore dallo scadere dell&#8217;ultimatum imposto dall&#8217;ONU, nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, la forza multinazionale militare organizzata attorno agli USA inizia a bombardare zone dell&#8217;Iraq e obiettivi militari del Kuwait occupato, mentre gli iracheni rispondono lanciando missili su Arabia Saudita e Israele. Dopo un mese e dieci giorni di bombardamenti aerei quotidiani e continui su Iraq e Kuwait, alla fine di febbraio cominciano le operazioni di terra. Nel giro di poche settimane l&#8217;esercito iracheno è costretto a ritirarsi dalle zone occupate, con una perdita notevole di vite umane e lasciando migliaia di prigionieri. Smentendo le previsioni e resistendo a molteplici pressioni politiche interne e internazionali il presidente americano Bush, regista dell&#8217;intera operazione di intervento occidentale nel Golfo, dopo il ritiro iracheno, decide di bloccare l&#8217;offensiva della forza multinazionale, senza intervenire direttamente in Iraq: Saddam Hussein può restare quindi a capo dello Stato mediorientale.<br />
Guerra dell&#8217;Afghanistan: Nel 1995 nasce il gruppo armato dei Taliban (studenti), addestrati in Pakistan per creare un governo islamico unito in Afghanistan, che dal 1996 occupa la capitale. I Taliban governano secondo l&#8217;interpretazione del corano: impediscono l&#8217;istruzione alle donne, proibiscono la musica, il cinema e l&#8217;alcool, praticano la mutilazione, la fustigazione e le esecuzioni in pubblico. Contro i Taliban lotta il Fronte Unito di Opposizione: chiunque sia sospettato di appartenervi viene imprigionato e torturato. Le donne sono la maggioranza. Negli ultimi tre anni di regime dei Talebani, queste donne vivono un&#8217;esistenza al limite della sopravvivenza perchè gli editti dei Talebani vietano loro di lavorare fuori casa. Cosi&#8217; migliaia di donne povere sono costrette a chiedere l&#8217;elemosina di nascosto o a vendere i propri corpi. Mani e piedi sono amputate davanti a migliaia di persone come punizione per piccoli furti, uomini e donne sono lapidati a morte per crimini morali come l&#8217;adulterio, donne sono picchiate in pubblico per il solo fatto di essere donne, in un mondo di uomini &#8211; ma anche uomini sono umiliati e malmenati per non avere una barba sufficientemente lunga, come vogliono i fondamentalisti.<br />
I Talebani hanno preso il potere grazie al sostegno dei paesi vicini, incluso il Pakistan. Questi hanno preferito che vi fosse una vera e propria guerra al suo interno. L&#8217;Arabia Saudita, gli Emirati Arabi e il Pakistan, ma anche la comunità  internazionale ha le sue responsabilità , avendo più o meno dormito negli ultimi sette anni e permesso questi eccidi. Attualmente il 90% del Paese è in mano dei Talibani (che appoggiano i Ceceni contro la Russia e addestrano i terroristi internazionali). Il regime è nelle mani dello sceicco cieco Mullah Mohammad Omar e vive nell&#8217;isolamento internazionale, dopo le sanzioni Onu dell&#8217;estate del 1998. Il Mullah è la guida spirituale dei Talebani: Omar ha 63 anni, è stato ferito a un occhio nella guerra contro gli invasori sovietici, risiede a Kandahar, nel sud dell&#8217;Afghanistan, non lontano dal confine con il Pakistan, e ha sposato una figlia di Osama Bin Laden. Non esistono sue fotografie. Per legge, l&#8217;unico collegamento a Internet del Paese è nel suo ufficio.<br />
11 settembre 2001, ore 9: attacchi terroristici alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono a Washington. E&#8217; il più grave attentato della storia. I morti sono oltre 5 mila, un bilancio ancora provvisorio. Bush ottiene pieni poteri dal Congresso e annuncia l&#8217;operazione libertà  duratura: &#8220;Colpiremo i terroristi e chi li ospita&#8221;. Le indagini portano a individuare i responsabili in Afghanistan: Bin Laden e i Talebani. 7 ottobre 2001, circa un mese dopo, intorno alle 18.25 italiane gli Usa e la Gran Bretagna, sotto l&#8217;egida dell&#8217;Onu e con il consenso di un&#8217;ampia coalizione mondiale, sferrano l&#8217;attacco alle basi dei terroristi in Afghanistan, con missili e bombe. Il 13 novembre i mujiaheddin dell&#8217;Alleanza del nord liberano Kabul. Il 27 novembre si apre la conferenza di pace a Bonn, sotto l&#8217;egida dell&#8217;Onu, per decidere il futuro del nuovo Afghanistan. Il 5 dicembre, dopo 9 giorni di trattative, le fazioni afgane raggiungono finalmente un accordo sul governo di transizione che sarà  guidato dal capo pashtun Hamid Karzai: un&#8217;intesa storica, che mette fine a 23 anni di ostilità . L&#8217;Onu decide di mandare una missione di pace a Kabul, a cui partecipa anche l&#8217;Italia.<br />
 Seconda guerra del golfo: All&#8217;indomani del primo anniversario delle stragi dell&#8217;11 settembre, il presidente George Bush all&#8217;assemblea delle Nazioni Unite tiene un lungo discorso sull&#8217;Iraq davanti alla Assemblea delle Nazioni Unite in cui chiede l&#8217;appoggio della comunita&#8217; internazionale per ottenere il disarmo di Saddam Hussein. L&#8217;8 novembre il Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu approva all&#8217;unanimita&#8217; la risoluzione 1441 che offre all&#8217;Iraq l&#8217;ultima occasione per il disarmo, rafforza il regime di ispezioni e avverte Baghdad del rischio di serie conseguenze a seguito delle violazioni dei suoi obblighi. Il 27 novembre gli ispettori tornano al lavoro in Iraq dopo quattro anni. Il 5 febbraio il segretario di Stato americano Colin Powell presenta al Consiglio di Sicurezza un dossier sui legami fra Baghdad e la rete terroristica di al Qaeda. 14 febbraio: nuovo rapporto degli ispettori al Consiglio di sicurezza: Blix cita molti esempi della collaborazione di Baghdad, anche se ricorda che mancano le prove sulla distruzione di antrace e gas nervino e altre armi non convenzionali. Il 16 marzo, al termine del vertice delle Azzorre tra i leader di Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna chiedono alle Nazioni Unite di lanciare un ultimatum all&#8217;Iraq. In caso contrario avvertono che l&#8217;uso della forza e&#8217; legittimato della Risoluzione 1441, approvata all&#8217;unanimita&#8217; dal Consiglio di sicurezza. Da Baghdad (18 marzo) Saddam Hussein respinge l&#8217;ultimatum. La Casa Bianca dichiara che anche se il Rais lascera&#8217; il paese le forze Use entreranno ugualmente. Il 20 marzo, quando in Italia è notte e sono passate da poco le 3, scatta l&#8217;attacco missilistico americano.</p>
<p>CD, ACTA- Mille anni di storia (Il Novecento n.4) / Internet- www.manitese.it / Internet- Romacivica / Internet- Inclasse </p>
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		<title>La decolonizzazione in Africa, Asia, Centro America e Oceania</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:15:04 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la seconda guerra mondiale Francia e Gran Bretagna non erano più in grado di mantenere il controllo dei loro imperi coloniali, già  in decadenza dopo il 1918. Contemporaneamente nelle colonie si diffondevano dottrine politiche che giustificavano la lotta dei popoli sfruttati contro le potenze coloniali.<br />
Le nuove compagini statali che sorgono generalmente entro i confini delle vecchie colonie e su inadatti modelli istituzionali europei, mostrano sin dall&#8217;inizio la loro fragilità , in particolare a causa dei complicati problemi di convivenza fra le diverse etnie presenti all&#8217;interno di uno stesso territorio statale. In qualche gruppo di intellettuali e di politici si manifesta l&#8217;aspirazione all&#8217;unità  africana, o almeno a organizzazioni e federazioni regionali, ma rivalità  tribali e personali, spesso alimentate dai cospicui gruppi di coloni bianchi che non intendono rinunciare alle posizioni acquisite, impediscono ogni reale progresso su questa strada.<br />
Le premesse di questo processo sono da ricercare, innanzitutto, nel secondo conflitto mondiale: nel corso dell&#8217;occupazione giapponese prende a formarsi una classe dirigente indigena intenzionata a non accettare il ritorno dei dominatori europei; e quando i nipponici, nell&#8217;estate del 1945, proclamano l&#8217;indipendenza di tutte le colonie occupate nel corso del conflitto, essa costituisce il nucleo dirigente di quegli agguerriti movimenti nazionalisti che le potenze occidentali devono fronteggiare sin dall&#8217;immediato dopoguerra.<br />
E&#8217; il caso, ad esempio, della Birmania, dove gli inglesi indicono nel 1947 elezioni per un&#8217;assemblea costituente, la quale rifiuta l&#8217;integrazione del paese nel Commonwealth; e, ancora, dell&#8217;Indonesia, dove gli olandesi in un primo momento riconoscono la Repubblica Indonesiana proclamata da Ahmed Sukarno, e poi danno il via a una vasta azione repressiva che incontra la dura resistenza della popolazione civile solidale con le forze di Sukarno, sino al riconoscimento dell&#8217;indipendenza nel 1949. Anche l&#8217;India ottiene l&#8217;indipendenza in questa fase (1947), ma vi giunge in modo affatto diverso. Il suo abbandono da parte inglese, infatti, non è una conseguenza della guerra, quanto piuttosto della grande azione svolta, sin dai primi anni &#8217;20, dalla grande figura di Ghandi e dal suo discepolo politico Pandit Nehru. L&#8217;India, inoltre, costa ormai alle casse di Londra ben più di quanto la declinante potenza inglese possa permettersi e di quanto non le renda: già  nel 1939 gli investimenti di capitali britannici in questo Paese si erano molto ridotti e solo un terzo del commercio estero inglese si svolgeva con esso. Vengono creati due stati separati: Unione Indiana e Pakistan. Il Kashmir, abitato in prelevanza da musulmani, entra a far parte dell&#8217;Unione Indiana. Inizia la guerra tra India e Pakistan per il suo possesso.<br />
La proclamazione dell&#8217;indipendenza dell&#8217;India portò nel 1951 alla cessione di Chandernagor da parte dell&#8217;India francese. Nel 1954 gli altri territori furono trasferiti all&#8217;Unione Indiana de facto.<br />
L&#8217;India Portoghèse, ex provincia d&#8217;oltremare del Portogallo è occupata dall&#8217;Unione Indiana nel 1961.<br />
Il Vietnam ha ottenuto l&#8217;indipendenza solo dopo una lunga guerra (1945-1954). Dopo la guerra il Vietnam è stato diviso in due Stati indipendenti (1954): una repubblica comunista nel nord; e una repubblica alleata dell&#8217;Occidente.<br />
1822: La società  americana di colonizzazione, fondata nel 1816 in Liberia, comincia a insediarsi nell&#8217;area schiavi neri liberati.<br />
1847: Viene fondata la repubblica di Liberia<br />
1914: Marshall è sotto mandato giapponese.<br />
1919: Il territorio del Camerun è diviso in due zone che la Società  delle Nazioni affida come mandati alla Francia e alla Gran Bretagna. Palau passa al Giappone.<br />
1923: Il Belgio riceve un mandato sulla Nigeria e viene proclamata unita al Congo belga<br />
1945: Indonesia, Laos, Mongolia e Vietnam diventano indipendenti. La Mauritania e le Comore diventano territorio d&#8217;oltremare francese. Palau è sotto tutela dell&#8217;ONU con amministrazione degli USA.<br />
1946: Dahomey, Congo, Costa d&#8217;Avorio e Madagascar diventano territori d&#8217;oltremare francese.<br />
1947: Marshall è affidata dall&#8217;ONU alla tutela americana. Indipendenza della Trasgirdania.<br />
1948: L&#8217;ex Africa del sud-ovest tedesca viene occupato dal Sudafrica. Fondazione della Corea del nord e del sud. La Birmania proclamano l&#8217;indipendenza.<br />
1949: Indipendenza del Bhutan. La Costa d&#8217;Avorio è autonoma.<br />
1950: Il Ciad diventa autonomo. La Somalia viene amministrata dalla Gran Bretagna.<br />
1951: Il Mozambico diventa provincia d&#8217;oltremare portoghese. Le Samoa orientali sono aministrate dagli Stati Uniti.<br />
1952: La Nuova Zelanda diventa uno stato indipendente<br />
1953: Il Laos è indipendente<br />
1954: Il Capo Verde è provincia metropolitana portoghese.<br />
1955: L&#8217;Angola diventa provincia portoghese<br />
1956: Gabon, Madagascar, Niger e Togo sono autonomi dalla Francia. In Marocco viene proclamata l&#8217;indipendenza.<br />
1958: Madagascar, Mali e Niger assumono lo status di repubblica autonoma, nell&#8217;ambito della Comunità  francese. La Mauritania e la Guinea sono indipendenti.<br />
1959: La Somalia è sotto tutela italiana. Singapore è indipendente.<br />
1960: Cipro, Mauritania, Nigeria, Somalia, Angola, Burkina Faso, l&#8217; ex Camerun francese, Costa d&#8217;Avorio, Gabon, Ghana, Madagascar, Kuwait diventano indipendenti.<br />
1961: Il Camerun inglese viene suddiviso tra l&#8217;ex Camerun francese (sud) e la Nigeria (nord). Sierra Leone, Tanganika e Zanzibar e Kuwait diventano indipendenti.<br />
1962: Il Nyssaland abbandona la federazione, costituita dalla Gran Bretagna. La Giamaica, Barbados, Trinidad e Tobago e le Samoa occidentali diventono indipendenti.<br />
1963: L&#8217;Angola e Kenya sono indipendenti<br />
1964: Il Nyassaland diventa indipendente con il nome di Malawi. La Rhodesia del Nnord ottiene l&#8217;indipendena con il nome di Zambia.<br />
1965: Le Maldive sono indipendenti. Indipendenza dello Zambia, dello Zimbabwe e della Gambia. Giamaica proclama la propria indipendenza.<br />
1966: L&#8217;attuale Gibuti, ha assunto il nome di Territorie Francais de Afars et des Issas con lo status di territorio d&#8217;oltremare francese. Barbados, la Guynea britannica sono indipendenti.<br />
1968: Maurizio, Tanganika, Micronesia e Nauru sono indipendenti<br />
1969: La Nuova Guinea olandese viene unita all&#8217;Indonesia<br />
1970. Qatar, Figi e Tonga sono indipendenti. Viene occupato il Sahara spagnolo dal Marocco.<br />
1971: Il Bhutan, il Qatar, Baherin e gli Emirati Arabi Uniti diventano indipendenti<br />
1973. La Guinea Bissau è indipendente. Le Bahamas, colonia inglese, diventa indipendente.<br />
1975: L&#8217;Angola, il Capo Verde, il Mozambico, la Guinea Bissau, Sao Tome e Principe, il Suriname, la parte orientale della Guynea è indipendente. Timor orientale si proclama indipendente, però è annessa all&#8217;Indonesia.<br />
1976: Il Gibuti e le Seicelle sono indipendenti. Si forma nell&#8217;ex Sahara spagnolo un movimento nazionalista che proclama la repubblica araba democratica sahariana.<br />
1977: Gibuti è indipendente<br />
1978: Antiche colonie inglesi, Salomone e Tuvalu sono indipendenti<br />
1979: Ex- colonie britanniche Saint Lucia, Saint Vicent e Granadine e Kiribati sono indipendenti<br />
1980: Vanuatu ottiene l&#8217;indipendenza.<br />
1981: Antigua e Barbadua diventano indipendenti<br />
1983: Ex- colonia britannica, Saint Kits e Nevis è indipendente<br />
1990: La Namibia è indipendente<br />
1994: Palau è indipendente<br />
1997: La Gran Bretagna restituisce Hong Kong alla Cina<br />
1999: Gli Stati Uniti restituiscono il canale di Panamà  a Panamà . Il Portogallo restituisce Macao alla Cina. Altre date relativi all&#8217;argomento vengono raccontati in modo più specifico in altri capitoli.</p>
<p>CD, ACTA- Mille anni di storia (Novecento n.3) </p>
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		<title>L&#8217;Asia post coloniale</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:13:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel novembre 1971 si ha la nascita della repubblica del Bangladesh. Nel gennaio 1975 dallo sceicco Mujibur Rahman proclama la repubblica presidenziale. Nel giro di poche ore veniva attuato un contro-golpe da una parte di elementi moderni (filo-occidentali). Il 3 novembre 1975, veniva attuato un nuovo colpo di stato, capeggiato dal generale Khalid Musharaff, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel novembre 1971 si ha la nascita della repubblica del Bangladesh. Nel gennaio 1975 dallo sceicco Mujibur Rahman proclama la repubblica presidenziale. Nel giro di poche ore veniva attuato un contro-golpe da una parte di elementi moderni (filo-occidentali). Il 3 novembre 1975, veniva attuato un nuovo colpo di stato, capeggiato dal generale Khalid Musharaff, a sua volta rovesciato da un contro-golpe capeggiato dal generale Zair Rahman imponendosi sulla corrente filo-indiana e la modificazione del nome da repubblica democratica a repubblica islamica. Nel 1972 il Bangladesh si dava una costituzione democratica. Dopo l&#8217;indipendenza del Bhutan, nel 1949, la situazione interna andò evolvendo in senso democratico. Fu avviato un processo costituzionale tendente alla liquidazione dell&#8217;assolutismo regio. Questo avvenne su proposta dello stesso monarca Jigme Dorij Wangchuk, salito al trono appena ventenne nell&#8217;ottobre 1952. In un clima di guerra civile, la presidenza della nuova repubblica di tipo federale fu assunta da U Nu. Dopo la parentesi dittatoriale del generale Ne Win (1958-59) U Nu ritornò al potere. Il 2 marzo 1962 fu attuato un colpo di stato militare che rportò al potere il generale Ne Win. Il regime militare non riuscì a portare a soluzione che una minima parte dei numerosi problemi della Birmania. In mancanza di una classe dirigente civile di riserva, i militari decidevano nel 1972 di demilitarizzare il regime, dapprima introducendo alcuni civili nel Comitato rivoluzionario, poi le dimissioni di massa di ventuno membri del consiglio rivoluzionario, compreso lo stesso generale che lasciava la carica di Capo di Stato Maggiore al generale San You. Contemporaneamente veniva dato l&#8217;annuncio di un progetto di Costituzione, adottata nel 1974. La Cambogia rimase sotto protettorato francese sino al 1954. Molto abile si mostrò in quegli anni la politica del giovane sovrano Norodom Sihanuk, salito al trono nel 1941, che era riuscito da un lato, a contenere la pressione francese, e dall&#8217;altro lato, a contenere quella del movimento rivoluzionario. Nel 1955 egli rinunciò al trono in favore del padre. Divenuto capo del governo quando il padre morì nel 1960, preferì non succedergli come sovrano facendosi nominare capo dello Stato , senza la qualità  regia. Il 18 marzo 1970, mentre si trovava a Mosca, il principe Sihanuk veniva destituito da un colpo di Stato. Il potere veniva assunto dal generale Lon Nol che istituì un regime di destra. I khmer rossi cercavano di isolare economicamente e militarmente la capitale. La situazione si faceva sempre più critica per Lon Nol che il 31 marzo 1975 riuniva per l&#8217;ultima volta il Consiglio dei ministro prima di salire su un aereo e lasciare il paese insieme con i suoi stretti collaboratori. Figura dominante del nuovo Stato cambogiano era il capo dei khmer rossi Il primo dei 21 articoli della Costituzione definiva la Cambogia Stato indipendente, democratico, unito, neutrale, non allineato. Il secondo riconosceva il diritto dei singoli a possedere determinato beni necessari. Il 4 febbraio 1948 fu proclamata l&#8217;indipendenza dello Sri Lanka. Fu avviato una politica di stretta osservanza occidentale. Tale politica subì una battuta d&#8217;arresto nel 1956. Al termine della guerra gli Stati Uniti si impegnarono a concedere l&#8217;indipendenza delle Fillipine, proclamata il 4 luglio 1946. Fu costituito un governo che non mostrò alcuna intenzione di attuare le riforme per le quali le masse contadine si erano battute. Pertanto, i partigiani si rifiutarono di deporre le armi e la lotta si protrasse sino al 1953 quando, gli Stati Uniti favorirono la sostituzione del nazionalista Elpido Quirino col liberale Ramon Magsaysay. Il nuovo presidente si impegnò ad avviare una politica di riforme che avrebbe dovuto ridimensionare le grandi proprietà  latifondiste. Divenuto stato indipendente nel 1961, nel quadro politico dei paesi arabi il Kuwait sceglieva una posizione di equidistanza tra paesi arabi socialisteggianti e quelli soggetti alle monarchie conservatrice. Il rapido passaggio di assoluta povertà  a una condizione di ricchezza ha sconvolto la struttura del piccolo Stato. Nel 1948 veniva costituita la Federazione della Malesia, comprendente nove sultanati e gli stabilimenti di Malacca e Penang, mentre Singapore rimaneva colonia britannica. Nel 1957 la federazione malese ottiene l&#8217;indipendenza. A partire dal 1960 cominciò a farsi strada il progetto di una federazione tra Malesia, Singapore e i tre territori del Borneo britannico (Borneo settentrionale, Brunei, Sarawak). La nuova Federazione della Grande Malesia (Malaysia) venne proclamata il 16 settembre 1963. L&#8217;equilibrio del nuovo Stato fu rotto dalla secessione di Singapore nell&#8217;agosto 1965. L&#8217;equilibrio interno fu scosso nel maggio 1969 dalla perdita di voti dell&#8217;Alleanza, la coalizione di governo tra i rappresentati le tre comunità  etniche del territorio (malesi, cinesi, indiani). Dopo la seconda guerra mondiale, con l&#8217;indipendenza dell&#8217;India, anche il Nepal fu sciolto da ogni legame di dipendenza anglo-indiana. Nel 1954 il sovrano Tribhuvana proclamò la monarchia costituzionale. Tuttavia la vita politica nepalese continuò a essere monopolizzata da pochi clan familiari. Nel 1960 il potere venne assunto direttamente dal re Mahendra che nel 1962 varò una serie di consigli locali e uno nazionale. Nel febbraio 1972 l&#8217;ascesa al trono del giovane Birendra ha indotto l&#8217;opposizione a uscire allo scoperto e reclamare il ripristino delle istituzioni parlamentari. Formalmente stato indipendente, ma di fatto pesantemente condizionato dalla Gran Bretagna, Oman è stato tenuto per molti anni fuori dal tempo dal sovrano Said Ben Taimur, salito al trono nel 1932. Il sultano aveva bandito la cultura e la stampa, considerata uno strumento demoniaco. Verso la fine degli anni Sessanta Taimur veniva sconfessato dallo stesso governo inglese. La Repubblica popolare dello Yemen meridionale si costituitì ufficialmente il 30 novembre 1967, dall&#8217;unione di Den alla Federazione dell&#8217;Arabia meridionale.</p>
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		<title>L&#8217;Africa post coloniale</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:12:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Algeria, nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre 1954, una cinquantina di operazioni vennero condotte contro caserme, gendarmerie, piccole postazioni militari. Il contesso della Soumman riunì in agosto i principali capi dell&#8217;inseruzione, che costituirono un Comitato di coordinamento e d&#8217;esecuzione (CCE). Si dovette attendere il discorso del generale De Grulle del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Algeria, nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre 1954, una cinquantina di operazioni vennero condotte contro caserme, gendarmerie, piccole postazioni militari. Il contesso della Soumman riunì in agosto i principali capi dell&#8217;inseruzione, che costituirono un Comitato di coordinamento e d&#8217;esecuzione (CCE). Si dovette attendere il discorso del generale De Grulle del 16 settembre 1959 perché fosse compiuto un passo decisivo verso la pacificazione. Il referendum per l&#8217;autodeterminazione (1° luglio 1962) decretò l&#8217;indipendenza.</p>
<p>Con la fine della lotta armata, si aprì un&#8217;accesa lotta politica fra i capi nazionalisti, e, più particolarmente, tra Ben Keddha, presidente del GPRA, e il leader del FLN, Ben Bella, che creò un Ufficio politico in aperto contrasto con il GPRA, assicurandosi l&#8217;appoggio dell&#8217;esercito. Consapevole del peso determinante dell&#8217;esercito, Ben Bella non ridusse lo spazio politico di questo neppure dopo essere stato designato come capo del governo. Ma il 19 giugno 1965 Ben Bella venne deposto in seguito a un colpo di Stato militare guidato dal colonnello Boumedienne. Successore di Boumedienne fu eletto nel febbraio 1979 Benjedid Chadli, candidato nominato dal FLN. La grave crisi economica (diminuzione dell&#8217;esportazione di idrocarburi, alta inflazione, debito estero) provocò violente proteste, spesso promosse dai fondamentalisti islamici del Fronti di salvezza islamico (FIS); l&#8217;unica via d&#8217;uscita sembrò quella delle riforme costituzionali e nel 1989 il presidente Chadli Bendjedid adottò una nuova costituzione democratica e nuove elezioni.</p>
<p>La vittoria al primo turno del FIS provocò l&#8217;intervento delle forze armate. Il potere fu assunto dai militari. Le parallele trattative diplomatiche portarono alle elezioni presidenziali del 1995, boicottate dalle opposizioni ma formalmente libere, che in un clima di forte contestazione riconfermarono in carica Zéroual. Nel settembre 1992 il presidente Zeroual ha inaspettatamente annunciato le sue dimissioni e indetto elezioni anticipate per i primi mesi del 1999.<br />
Il Dahomey si avvia verso la totale indipendenza il primo agosto 1960, che segnò l&#8217;inizio di una successione di colpi di stato.</p>
<p>Il paese è stato governato da una dittatura militare di ispirazione marxista-leninsta dal 1972 al 1990. Il 30 novembre 1975 il paese assunse la denominazione di repubblica popolare del Benin.<br />
Il Botswana seguì le sorti delle vicine colonie britanniche, sino all&#8217;avvio del processo verso l&#8217;indipendenza, proclamata il 30 settembre 1966. All&#8217;atto dell&#8217;indipendenza sembrò che, al pari del piccolo Lesotho, fosse destinato a diventare uno stato-satellite della repubblica sudafricana. Invece sotto la prudente ed equilibrata guida del presidente Seretse Nkhama, è riuscito a impostare una politica di relativa autonomia.<br />
Il Burundi fu avviato all&#8217;indipendenza, proclamata nel luglio 1962.</p>
<p>Dato il relativo grado di integrazione tra Hutu e Tutsi sembrò in un primo tempo che la monarchia tradizionale potesse conservare il trono. Presto, però, si ebbe un inasprimento delle discordie tra Tutsi, che costituivano la classe aristocratica, e Hutu, che rappresentavano la grande massa della popolazione (90%). Si ebbe così una serie di atti di violenza. L&#8217;instaurazione di un regime militare rendeva pressoché assoluta l&#8217;autorità monarchica. Questa era esercitata dal primo ministro Biha, su delega del re, ritiratosi, per ragioni di sicurezza, in Svizzera.</p>
<p>Egli inviò a rappresentarlo il figlio diciottenne, Charles Ndizeye.</p>
<p>Entrato in conflitto con il primo ministro, il principe appoggiò il colpo di stato militare fomentato dal giovane capo delle forze armate capitano Michel Micombero (8 luglio 1966). Il ventiseienne Micombero formò un governo di giovani militari e borghesi, facendo incoronare re Ndizeye, con il nome di Ntaze V (1 settembre 1966). Insorsero presto contrasti e, nel novembre successivo, Micombero dichiarò deposto il re, proclamò la repubblica e si autonominò presidente. Imboccata la via del neocolonialismo, Micombero ha potuto contare sull&#8217;apopoggio del Belgio e degli Stati Uniti, cointeressati allo sfruttamento delle risorse del paese.</p>
<p>Nel 1946 è affidato dall&#8217;amministrazione fiduciaria per conto delle Nazioni Unite e il territorio del Ruanda-Urundi iniziò il processo verso l&#8217;indipendenza che doveva portare alla costituzione di due Stati distinti. In entrambi i territori la tutela belga non apportò alcuna modifica sostanziale alla tradizionale struttura sociale, caratterizzata dal programma del predominio dell&#8217;aristocrazia feudale Tutsi sugli altri gruppi etnici. Nel 1959 gli oppressi Hutu si ribellarono a impedirono l&#8217;insediamento dell&#8217;erede al trono. Nel referendum istituzionale del settembre 1961, la grande maggioranza della popolazione si pronunciò a favore della repubblica. Nel luglio 1973 c&#8217;è stato un incruento colpo di Stato, promosso dal generale Juvenal Kanyarimana per impedire la rielezione per la quarta volta consecutiva del presidente Kayibanda.</p>
<p>Il 16 agosto 1960 la repubblica centroafricana pervenne alla piana indipendenza. Il regime di Dacko si pesentava meno condizionato del neocolonialismo. Questo a motivo anche dalla scarsa attrattiva che poteva ofrire un paese lontano dal mare, con una rete stradale del tutto insufficiente e pressoché privo di altre infrastrutture. Ci fù un colpo di stato il primo gennaio 1966. Nel dicembre 1976 il capo di Stato generale Jean Bedel Bokassa proclamava l&#8217;impero centroafricano.</p>
<p>Il 21 settembre 1979, veniva deposto. L&#8217;ex presidente del Centroafrica David Dacko (cugino dell&#8217;imperatore del quale era stato a sua volta spodestato tredici anni prima) approfittava di un viaggio di Bokassa a Tripoli per assumere tutti i poteri e proclamare la repubblica.<br />
Il Ciad accentò alla piena indipendenza l&#8217;11 agosto 1960.</p>
<p>Il Ciad è situato in quella fascia territoriale in cui l&#8217;Africa araba si incontra con l&#8217;Africa nera e in cui le unità statali create create dal colonialismo senza tener conto dei confini etnici nsturali hanno portato all&#8217;unione di popolazioni tra di loro dissimili. I problemi etnico-politici del Ciad sono gli stessi del Sudan e della Mauritania, anche se qui la situazione appare rovesciata. Infatti, non sono gli Arabi ad opprimere la popolazione nera, bensì i rappresentanti di quest&#8217;ultima a imporre la volontà del governo centrale. L&#8217;identificazione del governo con il gruppo etnico meridionale e la volontà di neutralizzare la minoranza araba portarono nel 1963 alla nascita del Governo della repubblica islamica del Ciad in esilio.</p>
<p>Nell&#8217;agosto 1968 il governo centrale dovette ricorrere all&#8217;aiuto militare francese per evitare la secessione delle regioni ribelle.</p>
<p>Il 15 agosto 1960 il Congo acquistò la piena indipendenza e Youlou accentrò nelle proprie mani le maggiori cariche dello Stato.</p>
<p>Nell&#8217;agosto 1963 fu rovesciato. Caduto in una profonda crisi economica e politica, il Paese fu scosso da vari sussulti, finchè nel settembre 1968 si ebbe il definitivo esautoramento di Massemba-Debat ad opera di un gruppo di militari. Questi affermarono l&#8217;appartenenza al Congo al campo socialista, proclamando la repubblica popolare nel 1970.<br />
Il Niger pervenne alla totale indipendenza nel marzo 1960.</p>
<p>Il rovesciamento nel 1974 del presidente Hamari Diori, portava un governo di militari. Il 21 febbraio 1976 il presidente Kountchè ha proceduto ad un rimpasto del governo nel quale, accanto ai ministri militari, sono stati immessi tecnocrati civili in ministeri economici chiave.<br />
La Guinea Equatoriale ottene l&#8217;indipendenza il 12 ottobre 1968.</p>
<p>Nel marzo del 1969 la vita politica fu scossa da un fallito tentativo di colpo di stato, messo in atto dalla guarnigione spagnola e avallato dal ministro degli esteri N&#8217;Dongo, contro il presidente eletto Francisco Macis Nguema, il cui intransigente nazionalismo stava compromettendo i piani neocoloniali spagnoli. Macis consolidò la propria posizione istituendo un regime dittatoriale.<br />
Divenuta indipendente il 24 dicembre 1951, la Libia non si dette alcuna struttura politica moderna. Inoltre la vita politica del nuovo Stato fu immediatamente caratterizzata da forti contrasti fra le tre regioni tradizionali, ossia Tripolitana, Pirenaica e Fezzan, che opponevano soprattutto la filoccidentale Tripolitana alla filonasseriana Pirenaica. Ad essa venne posto fine con il colpo di stato militare attuato da giovani ufficiali filonasseriani il primo settembre 1969.<br />
Il processo costituzionale che doveva portare all&#8217;indipendenza della Nigeria nell&#8217;ottobre 1960, era stata guidata dall&#8217;alto. L&#8217;equivoca coalizione di governo tra gli elementi feudali del nord e i rappresentati della borghesia liberale dell&#8217;est aveva l&#8217;unico scopo di salvaguardare le rispettive zone di influenza regionali da interferenze da parte degli organi di governo federale. Nel 1964, quando si giunse alla rottura della coalizione di governo, la Nigeria apparve divisa come non mai in zone tra loro incomunicabili. Il paese precipitò in una situazione caotica alla quale sembrò porre fine il colpo di stato militare del gennaio 1966, in cui apparve evidente la volontà di egemonia degli Ibo. L&#8217;abolizione del federalismo provocò nel luglio 1966 un nuovo colpo di stato militare capeggiato dal collonello Yakubu Gowon, appartenente a un gruppo etnico unitario del Nord. Col nuovo colpo di stato, la precedente situazione fu rovesciata e i potenti Ibo, fatti segno a violente persecuzioni, furono costretti a lasciare in massa i territori delle altre province della Federazione. Il 27 maggio 1967, l&#8217;Assemblea della provincia orientale decretò la seccessione, affidando al colonnello O. Ojukwu la presidenza del nuovo stato, denominato repubblica del Biafra. Le sorti della guerra cominciarono presto a svolgere a favore dei federali e il 12 gennaio Ojukwu fuggiva all&#8217;estero, mentre i suoi più stretti collaboratori annunciavano la resa del Biafra e la decisione degli Ibo di ritornare nella comunità nigeriana.<br />
Nel gennaio 1959, dopo lunghe trattative fra i rappresentanti del Senegal e del Sudan francese, nacqua la Federazione del Mali. L&#8217;approfondirsi dei contrasti tra i rappresentanti dei due stati portò, nell&#8217;agosto 1961, al ritiro del Seneegal e alla creazione della repubblica indipendente del Mali. I militari (19 novembre 1968) s&#8217;impadronirono del potere. Il varo di una nuova Costituzione, sottoposta a referendum popolare nel 1974, ha rappresentato la prima importante tappa verso la normalizzazione della vita politica.<br />
All&#8217;atto dell&#8217;indipendenza della Somalia, proclamata il 1° luglio 1960, si ebbe anche l&#8217;annessione del protettorato inglese del Somaliland. La vita della giovane repubblica precedette per alcuni anni senza particolari scosse e avvenimenti politici di rilievo, pur rimanendo viva l&#8217;aspirazione a costituire la cosiddetta Grande Somalia, con l&#8217;annessione del territorio francese della Cote Francoise des Afars et Issas e di territori possesso dell&#8217;Etiopia (Ogaden) e del Kenya (regione nordorientale). Pertanto, dopo alcuni anni di relativa calma, la tensione aumentò. Il paese sembrava orientarsi verso uno sviluppo pacifico quando, in seguito all&#8217;assassinio del presidente della repubblica Abdirachid Ali Shermarke, si ebbe un colpo di Stato militare (21 ottobre 1969) e l&#8217;assunzione dei pieni poteri da parte di un Consiglio della rivoluzione.<br />
Il 1° gennaio 1956 fu proclamata la repubblica indipendente del Sudan. La stabilità politica del nuovo Stato apparve sin dall&#8217;inizio compromessa dalla drammatica contrapposizione tra il Nord, abitato da una popolazione araba o arabizzata, di religione musulmana, e il Sud, abitato da popolazioni di religione animista, con nuclei cristiani. Il governo centrale cercò di sottoporre le province meridionali a un accelerato processo di islamizzazione, accompagnato da violente repressioni.<br />
Nel 1946 il territorio del Togo iniziò un processo politico-amministrativo che, attraverso varie tappe, l&#8217;avrebbe portato all&#8217;indipendenza, proclamata nell&#8217;aprile 1960. Nel gennaio 1967 il governo veniva rovesciato da un colpo di stato militare.<br />
Il processo d&#8217;indipendenza dell&#8217;Uganda non fu accompagnato da un adeguato sviluppo delle istituzioni locali e la tradizionale struttura feudale rimase immutata, anche dopo la proclamazione dell&#8217;indipendenza nell&#8217;ottobre 1962. I quattro regni tradizionali sopravvissero anche dopo l&#8217;adozione di un&#8217;ordinamento repubblicano federativo (ottobre 1963). Essi conservavano infatti un&#8217;ampia autonomia nell&#8217;ambito della repubblica federale. Fu avviato un processo istituzionale volto all&#8217;abolizione delle monarchie ereditarie e alla trasformazioni dei tre regni minori in altrettanti distretti, destinati a costituire, insieme con i quattro distretti in cui era diviso il regno del Buganda, l&#8217;ossatura della nuova repubblica unitaria.<br />
Conseguita la proclamazione unilaterale d&#8217;indipendenza delle Comore del 6 luglio 1975 si scontrava con le manovre della Francia tendenti a staccare l&#8217;isola di Moyotte dal nuovo Stato. Col referendum dell&#8217;8 febbraio 1976 gli abitanti dell&#8217;isola di Mayotte si pronunciavano a favore dello statuto di dipartimento d&#8217;oltremare della Francia.<br />
Ancor prima che il Lesotho pervenisse all&#8217;indipendenza, proclamata il 4 ottobre 1966, erano andate maturando due tendenze di fondo. L&#8217;una, conservatrice, espressa dal National Party di Leabua Jonathan, l&#8217;altra progressista, incarnata nel Basutoland Congress Party, espresso dalla popolazione urbana più politicizzata e appoggiata dal giovane re, Monshoeshoe II, contrario all&#8217;indipendenza dalla Gran Bretagna. Una conferma delle tendenze autoritarie in atto si ebbe nel gennaio 1970, quando dai primi risultati delle elezioni cominciò a profilarsi dei partiti d&#8217;opposizione. Proclamato lo stato d&#8217;emergenza, il governo annullò l&#8217;elezioni, sospese la Costituzione e dichiarò in arresto i leader dell&#8217;opposizione. Il re, costretto dapprima alla residenza forzata, fu poi esiliato. Nel dicembre successivo fece ritorno accettando la nuova Costituzione che gli riconosceva una funzione puramente formale.<br />
Stretto tra il Sudafrica e l&#8217;ex colonia portoghese del Mozambico per la sua struttura economica, con l&#8217;acquisizione dell&#8217;indipendenza (6 settembre 1968) l&#8217;ex protettorato dello Swaziland si è venuta a trovare nella condizione di dover allacciare stretti legami con la vicina repubblica del Sudafrica.</p>
<p>Libro, European book Milano- Atlantica Junior n.4 / CD, Larpussse Rizzoli 2001- Enciclopedia multimediale</p>
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		<title>Il dominio europeo tra 1600 e 1700</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 08:54:19 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se il Portogallo e la Spagna fondarono un impero coloniale fin dall&#8217;inizio del XVI secolo, altri Stati europei intrapesero una politica coloniale verso la fine dei XVI e nel corso del XVII secolo.<br />
L&#8217;Olanda, contrariamente a gran parte dell&#8217;Europa che nel Seicento fu investita da una grave crisi economica, all&#8217;epoca conobbe anzi uno straordinario sviluppo nel settore manifatturiero e in quello dei commerci, sostituendosi ai Paesi che, fino ad allora, avevano avuto un rolo in tali attività : le Fiandre, le città  tedesche dell&#8217;Hansa, il Portogallo e Venezia. A partire dal 1595, in effetti, gli Olandesi si inserirono nell&#8217;importazione diretta delle spezie dell&#8217;Estremo Oriente, riuscendo a prendere il posto dei portoghesi, che fino ad allora avevano dominato le rotte tra l&#8217;Oceano Indiano e l&#8217;Atlantico, ma anche degli Arabi, che portavano il pepe dall&#8217;India ai porti del Mediterraneo orientale.<br />
In tal modo pure il commercio veneziano delle spezie, che non poteva più rifornirsi nelle città  del Vicino Oriente, fu completamente annietato dalla concorrenza dell&#8217;Olanda, e inoltre li sostituirono anche nei traffici interni del Mediterraneo. In quest&#8217;area le navi olandesi cominciarono a penetrare in gran numero a partire dagli anni 1590-1593, quando rifornirono di grano polacco l&#8217;Europa meridionale colpita da una grave carestia. La nascita di un dominio coloniale fu resa possibile dalla costituzione, nel 1602 ad opera dei mercati olandesi, dalla Compagnia delle Indie orientali, che ottenne dal governo amplissimi privilegi.<br />
Oltre ad avere il monopolio dei traffici con l&#8217;Oriente, la Compagnia ebbe quasi i poteri di uno Stato: possedeva un proprio esercito e una marina militare, poteva dichiare guerra e stipulare alleanze e trattati, amministrava direttamente i territori conquistati. Nel 1617 venne creata anche una Compagnia delle Indie Occidentali, impegnata nei traffici con le Americhe, in particolare nella vendita di schiavi africani nelle piantaggioni di zucchero del Brasile e nell&#8217;importazione in Europa di questo dolcificante, che proprio allora cominciò a diventare di uso comune.<br />
Nel 1602, in Indonesia, i portoghesi sono sostituiti dagli olandesi. Nel 1624 fondano sull&#8217;isola di Manhattan la colonia di Nuova Amsterdam e inoltre occupano Taiwan. Nel 1641 si impadroniscono di Malacca, in Malaysia, nel 1658 delllo Sri Lanka. Ma nel 1795 in Malaysia e nello Sri Lanka si assiste alla dominazione inglese. Nel 1664 occupano la Costa d&#8217;Oro.<br />
Come l&#8217;Olanda, anche l&#8217;Inghilterra non fu coinvolta dalla crisi europea del Seicento: fu anzi interessata da una grande crescita economica, cge riguardò i commerci, la produzione manifatturiera e l&#8217;agricoltura. Nel corso del XVII secolo, gli inglesi raggiunsero la costa atlantica dell&#8217;America settentrionale, dove fondarono nuove colonie o strapparono possessi agli olandesi (è il caso della città  di Nuova Amsterdam, poi ribatezzata New York, nel 1667, in cambio del Suriname). Inoltre nel 1795 in Malaysia e nello Sri Lanka si assiste alla dominazione inglese.<br />
Essi concentrarono però i loro interessi verso l&#8217;India, dove dovettero affrontare la concorrenza dei francesi. I due stati europei, approfittando della debolezza della monarchia indiana, causate dalle aspre lotte tra musulmani e indù, dalla metà  del Settecento cominciarono ampi territori della penisola. La guerra che ne conseguì si concluse con la vittoria dell&#8217;Inghilterra, che nel 1763 occupò anche le regioni conquistate fino ad allora dalla Francia, primo passo verso la totale colonizzazione, condotta a termine nella prima metà  dell&#8217;Ottocento.<br />
Nel 1608 Samuel de Champlain fondò Quebec e nel 1627 fu creata dal Richelieu la Compagnia della Nuova Francia o dei Cento associati, alla quale furono ceduti la proprietà  del paese e il monopolio del commercio canadese per quindici anni a partire dal 1629, a condizione che il territorio fosse colonizzato con 300 Francesi cattolici all&#8217;anno.<br />
Le precarie condizioni della colonia e il dissesto della Compagnia dei Cento associati indussero Luigi XIV, su consiglio di Colbert, a reintegrare la Nuova Francia nei domini reali riorganizzandone l&#8217;amministrazione con la nomina di un governatore, di un vescovo e di un intendente, assistiti da un consiglio sovrano, e a porre fine alla guerriglia degli Irochesi, stroncata dal reggimento di Carignan-Salières. Per favorire l&#8217;insediamento francese, Colbert promosse l&#8217;immigrazione di un contingente annuo di agricoltori e di artigiani, come pure di reclutati per un periodo di tre anni, che ottenevano terre allo scadere di questo periodo. Anche una parte dei soldati che avevano combattuto contro gli Irochesi accettarono di stabilirsi nella colonia.<br />
Il popolamento si sviluppò lungo il corso del San Lorenzo e, successivamente, dei suoi affluenti: le vie d&#8217;acqua costituirono infatti per lungo tempo le uniche arterie di comunicazione e solo assai tardi furono costruite strade. Frattanto proseguiva l&#8217;esplorazione sistematica. Nel 1684 il commercio delle pellicce portò a un nuovo conflitto con gli Irochesi e nel 1690.<br />
L&#8217;inglese Phipps, dopo essersi impadronito dell&#8217;Acadia, risalì con la sua flotta il San Lorenzo e tentò di impadronirsi di Quebec, ma venne respinto dal governatore Frontenac. I coloni inglesi spinsero gli Irochesi a combattere contro i francesi in cambio di promesse di libertà  e di invio do forti quantitativi di armi.<br />
A loro volta i francesi si allearono con i tradizionali nemici degli Irochesi, gli Algonkini e gli Huroni, e fecero loro altrattante promesse di libertà  e di indipendenza in cambio di un loro impegno contro gli inglesi. Pur avendo condotto lunghe guerre fra di loro, non erano mai giunte al punto di massacrarsi vicendevolmente. L&#8217;arrivo dell&#8217;uomo bianco spinse invece questi due popoli ad una lunga guerra distruttiva, guerra che durò per 110 anni, dal 1650 al 1760, e che finì per cancellare praticamente dalla faccia della terra queste tribù valorose. Gli Algonkini furono tra i primi ad escogitare un tipo di guerra che si potrebbe definire di guerriglia: mentre infatti tutti gli indiani, compresi gli Irochesi, non combattevano di notte per il timore che le anime dei caduti non riuscissero a trovare la via del cielo nell&#8217;oscurità , gli Algonkini, che non avevano questa credenza religiosa, attaccavano soprattutto approfittando delle tenebre sulle loro veloci e silenziose canoe.<br />
I bianchi riuscirono a prendere il sopravvento sugli indiani grazie ad un&#8217;arma micidiale che avevano scoperto, l&#8217;acquavite. Gli indiani infatti non erano abituati a queste bevande alcoliche e la loro particolare costituzione fisica faceva sì che i liquori avessero su di loro un effetto deleterio. Verso il 1750, quando ormai la resistenza francese nella zona dei Grandi Laghi si fece più sporadica e gli inglesi si apprestarono a conquistare definitivamente il Canada, la lotta fra gli Algonkini e gli inglesi si fece più dura. Alla lunga gli inglesi rimasero padroni della zona e i pellirosse furono costretti a firmare un trattato di pacee. Naturalmente i patti non vennero rispettati dai bianchi.</p>
<p>Libro, Edizioni Il capitello &#8211; Le origini del mondo attuale / CD, Rizzoli Larousse 2001- Enciclopedia multimediale / Libro, European book Milano- Atlantica Junior </p>
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		<title>Nascita d&#8217;Israele</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 21:28:15 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Medio Oriente è un&#8217;area di importanza strategica fondamentale e ricchissima di risorse naturali. Cuore del problema era (ed è) la Palestina, dominio ottomano assegnato come mandato alla Gran Bretagna dopo la prima guerra mondiale: qui, sin dalla metà  dell&#8217;Ottocento, era iniziata l&#8217;immigrazione di coloni ebrei sotto l&#8217;impulso del sionismo ( da Sion, la colinna di Gerusalemme), un movimento che propugnava la costituzione in Palestina di uno stato ebraico. L&#8217;immigrazione ebrea si accentuò negli anni trenta, in concomitanza con le persecuzioni razziali naziste, cosa che provocò le prime tensioni con la popolazione arabo locale. Dopo la seconda guerra mondiale, gli inglesi lasciarono la Palestina e l&#8217;Onu ne deliberò la divisione in due stati, uno arabo e uno ebraico. Ma gli eventi precipitarono: nel 1948 gli ebrei proclamarono la nascita dello stato di Israele, che venne attaccato, però senza successo dagli stati della lega araba (Egitto, Iraq, Siria, Libano, Giordania, Arabia Saudita). Nei due decenni suguenti il conflitto fra Israele e i paesi arabi proseguì. Gli Usa sostenevano militarmente ed economicamente Israele quale fondamentale pedina occidentale all&#8217;interno dell&#8217;inquieto mondo arabo, l&#8217;Urss, alleata dell&#8217;Egitto, appoggiava il nazionalismo arabo per controbilanciare l&#8217;influenza statunitense in quell&#8217;area. Nel 1967, con la guerra dei sei giorni Israele occupò l&#8217;intero Sinai, la Cisgiordania e le alture del Golan, al confine della Siria, territori abitati da oltre un milione di arabi. Nel 1973 si ebbe un nuovo conflitto, la guerra del Kippur, che lasciò la situazione pressochè immutata. Nel frattempo, nasceva un movimento di resistenza palestinese, la cui principale forza era l&#8217;Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), guidata da Yesser Arafat, che organizzava azioni di guerriglia. Un primo spiraglio di pace si ebbe nel 1978, con gli accordi di camp David fra Egitto, Israele e Stati Uniti, che prevedeva la restituzione all&#8217;Egitto del Sinai. Rimaneva però del tutto aperto il problema dei profughi palestinesi, ammassati per lo più in Libano, che divenne una sorta di campo di battaglia fra israeliani, guerriglieri palestinesi, siriani (che puntavano a espandersi in Libano). Il terrorismo islamico si intrecciava con le repressioni israeliana, nei territori occupati si sviluppa l&#8217;intifadah (sollevazioni, risveglio), un&#8217;endemica rivolta palestinese che impegnava gli israeliani in una dura quanto inefficace repressione.</p>
<p>Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo </p>
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		<title>Il primo dopoguerra</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 21:23:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima e forse più importante eredità  del conflitto fu la fine della secolare egemonia europea: l&#8217;Europa del dopoguerra non era più il centro economico e politico del mondo. Questo ruolo venne occupato dagli Stati Uniti. Quando le armi tacquero, tutte le potenze del continente si trovarono pesantemente inebitate nei confronti degli Stati Uniti, che divennero non solo i maggopri produttori, ma anche i maggiori creditori mondiali. La lunghezza del conflitto, unita all&#8217;itilizzo di armi pesanti sempre più sofisticate richiese grandi investimenti economici e tecnologici e la mobilitazione delle strutture industriali. Nel breve periodo, questo creò grandi problemi: i paesi europei si trovarono alle prese con una grave inflazione, causata dall&#8217;emissione di moneta per finanziare le spese belliche, con un pesante deficit pubblico e con la rincoversione produttiva (necessità  di convertire l&#8217;apparato industriale della produzione bellica a quella civile). Ma più importante è la crescita dell&#8217;intervento dello stato nell&#8217;economia, dovuta alla necessità  di determinare la produzione, sia militare sia civile, in base all&#8217;esigenze belliche. Finito il conflitto, si dovette dunque fare i conti con una partecipazione alla vita politica di dimensioni prima sconosciute: milioni di donne, mobilitate in modo massiccio nella produzione in sostituzione degli uomini al fronte, fecero il loro ingresso nel mondo del lavoro, acquisendo autonomia e indipendenza economica.<br />
Nel gennaio 1919 si riunì a Parigi la conferenza di pace. Ad essa parteciparono i rappresentanti delle nazioni vincitrici. I paesi vinti non furono chiamati alla conferenza. Francia e Inghilterra erano intenzionate a trarre dalla pace grandi vantaggi. Soprattutto la Francia voleva infliggere un&#8217;umiliazione vera e propria alla Germania. E in questo anche l&#8217;aspetto formale assunse la sua importanza: il trattato di pace veniva infatti firmato a Versailles, là  dove, mezzo secolo prima, era stato proclamato l&#8217;impero tedesco di Guglielmo I e di Bismark. Con il trattato di Versailles firmato il 28 giugno 1919 la Germania cedette al Belgio i piccoli distretti di Eupen e Malmedy, restituì alla Francia l&#8217;Alsazia-Lorena e consentì che si tenesse nello Schleswuing un pebliscito per la determinazione del confine della Danimarca. Inoltre cedette per quindici anni alla Francia la regione carbonifera della Saar, il cui destino sarebbe poi stato determinato da un referendum, mentre l&#8217;esercito tedesco veniva ridotto a centomila uomini e si proibiva alla Germania di costruire aerei militari, artiglieria pesante e carri armati. La Germania rinunciava a tutti i suoi diritti sull&#8217;impero coloniale del Reinch. In seguito alla nascita di due nuovi stati, Polonia e Cecoslovacchia, alla prima cedette il corridoio polacco, mentre il porto di Danzica veniva amministrata dalle Società  delle Nazioni. Alla Cecoslovacchia cedette la piccola zona di Troppau, mentre veniva stabilito nelle aree plurinazionali della Prussia orientale e della Slesia settentrionale si tenessero plebisciti.<br />
Dallo smembramento dell&#8217;impero-austro-ungarico nacquero svariate nazioni: la repubblica austriaca, la repubblica ungherese, la repubblica cecoslovacca, unendo Boemia, Moravia e Slovacchia.<br />
L&#8217;Italia ottenne il Trentino, l&#8217;Alto Adige, la Venezia Guglia, Trieste e l&#8217;Istria. Restò invece apetta la questione di Fiume e della Dalmazia: a Fiume la maggioranza della popolazione era italiana, mentre in Dalmazia era slava. L&#8217;accordi di Londra del 1915 accenava alla Dalmazia, ma non a Fiume, e il nuovo regno jugoslavo non voleva cedere la regione dalmata.<br />
Il nostro paese non ottene invece nessuno nuova colonia africana nè mandati internazionali in Medio Oriente. Molti pensarono, allora che l&#8217;Italia non era stata ricompensata abbastanza per i sacrifici che aveva sostenuto. Si diffuse l&#8217;idea della vittoria mutilata.<br />
 Nei Balcani fu formato il regno di Jugoslavia, unendo insieme nazioni diverse: Croazia, Slovenia, Bosnia Erzegovina (che appartenevano all&#8217;impero austro-ungarico); Serbia e Montenegro (che erano regni autonomi). La Jugoslavia fu una creazione artificiale dei diplomatici della conferenza di Parigi, realizzata nella speranza che un unico Stato, di una certa autonomia, rendesse più stabile e calma la zona balcanica, tradizionalmente turbata da conflitti e di discordie.<br />
Negli Stati Uniti, il presidente Wilson propose l&#8217;istituzione di una Società  Generale delle Nazioni che doveva &#8220;fornire garanzie reciproche di indipendenza politica e territoriale ai piccoli come ai grandi stati&#8221;. A tal fine gli stati membri s&#8217;impegnavano a rispettare l&#8217;integrità  territoriale e l&#8217;indipendenza di tutti gli altri (art. 10): dichiaravano materia d&#8217;interesse e pertanto d&#8217;intervento della Società  qualsiasi guerra o minaccia, anche se diretta contro uno stato non membro (art.11); s&#8217;impegnavano a sottoporre le loro controversie o a un giudizio arbitrale o all&#8217;esame del Consiglio della Società  (art.12). Molte speranze collegate con la Società  andarono deluse negli anni successivi alla sua fondazione. Eppure nonostante questi aspetti negativi, l&#8217;esperimento societario non fu inutile al progresso di tutte le nazioni. Le esperienze piuttosto negative insegnarono molto, se non altro a non commettere alcuni errori sostanziali. Nella rielaborazione dei valori morali e politici del primo dopoguerra cominciò a farsi strada più insistentemente l&#8217;opinione che, per opporsi efficacemente al nazionalismo, lo stato nazionale doveva essere sostituito da quello continentale e che l&#8217;Europa doveva organizzarsi in federazione. Nel 1924 gli stati avevano ancora mostrato di nutrire fiducia nello spirito societario, votando il Protocollo di Ginevra, con il quale s&#8217;impegnavano ad accettare l&#8217;arbitrato obbligatorio in un certo numero di casi gravi. Ma il Protocollo rimase lettera morta quando in Inghilterra, dopo alcune settimane, il governo laburista fu sostituito da quello conservatore che denunciò l&#8217;approvazione precedentemente data. Con gli accordi di Locarno siglati il 16 ottobre 1925: 1) La Germania si impegnava a non compiere alcuna aggressione conto la Francia e il Belgio, paesi che assumevano una obbligazione analoga nei suoi confronti; 2) La Gran Bretagna e l&#8217;Italia garantivano l&#8217;inviolabilità  dei confini tra la Germania e Francia, e tra Germania e Belgio. Si dava così un riconoscimento all&#8217;esistenza della Società  delle Nazioni, ma in una forma che denunciava sfiducia nel suo funzionamento. Altri accordi di natura bilaterale furono stipulati a Locarno dalla Germania con il Belgio, la Cecoslovacchia, la Francia e la Polonia. L&#8217;orientamento ufficiale degli stati fu di raggiungere delle garanzie di sicurezza attraverso ulteriori accordi regionali. La Società  delle Nazioni era terminata con un fallimento anzitutto per l&#8217;assenza degli Stati Uniti, responsabili dell&#8217;esistenza della nuova organizzazione e, data la loro potenza, della sicurezza del mondo. Il conflitto italo-etiopico fu veramente la tomba della Società  delle Nazioni. Esso non dimostrò soltanto debolezza dell&#8217;organismo, ma anche la scarsa sincerità  di chi in suo nome, aveva assunto un deciso atteggiamento morale. Ne derivò il crollo dell&#8217;edificio societario nella stima dei governi e dei popoli, e l&#8217;inizio di tutte le iniziative intese a scuotere la pace e la legge internazionale.<br />
Nel novembre del 1916 il vecchio imperatore Francesco Giuseppe era morto e gli era succeduto il diciannovenne Carlo I (o Carlo VIII), animato da propositi di pace, ma politicamente impreparato e privo di una valida guida. Il 12 novembre 1918, con la proclamazione della repubblica austriaca, veniva ufficialmente consacrata la dissoluzione del grande edificio plurinazionale costituito dagli Asburgo nel corso dei sette secoli di storia. Con trattato di saint-Germain essa cedeva all&#8217;Italia il Tirolo dal passo del Brennero, il Trentino, Trieste e l&#8217;Istria; alla Cecoslovacchia la Boemia, la Moravia, la Slesia austriaca e parte della Bassa Austria; alla Romania la Bucovania e al nuovo stato di Jugoslavia la Bosnia, l&#8217;Erzegovina e la Dalmazia. Non migliore fu il trattamento riservato all&#8217;Ungheria che dovette cedere immensi territori ai paesi vicini, soprattutto alla Romania, e accettare che tre milioni di magiari diventassero sudditi di altri Stati. In Austria, quale forza politica emerse il Partito socialdemocratico. Drammatico fu il dopoguerra in Ungheria, divenuta stato sovrano nella forma della repubblica parlamentare. Mentre i socialdemocratici austriaci erano di orientamento moderato, molto forte era nel socialismo ungherese la tendenza rivoluzionaria e comunista, che trovava i suoi punti di forza nei consigli operai sorti in molte fabbriche. Socialdemocratici e comunisti si allearono per dare vita a un regime di tipo socialista, una repubblica sovietica (fondata cioè sui soviet), proclamata il 21 marzo 1919 sotto la guida del comunista Bèla Kun.<br />
In Germania, dopo la caduta dell&#8217;imperatore (9 novembre 1918) venne proclamata la repubblica: anche qui la maggiore forza politica uscita dal collasso del paese risultò esse il Partito socialdemocratico, cui venne affidato il governo provvisorio. Nell&#8217;agosto 1919 fu approvata la costituzione di Weimer, così chiamata dal nome della città  in cui si tennero i lavori dell&#8217;assemblea costituente. La Germania si presentava come una repubblica parlamentare federale. La Gran Bretagna uscì dalla guerra come grande potenza in declino, quasi incarnado in sè la fine dell&#8217;egemonia europea. In Francia e Inghilterra la crisi post-bellica non mise in pericolo le istituzioni democratiche; diversamente accadde in Itali, dove i primi anni venti videro il crollo dello stato liberale e l&#8217;avvento della dittatura fascista. La prima guerra mondiale aveva distolto l&#8217;attenzione dei governi europei dai propri possedimenti africani aprendo spazi ai movimenti indipendentisti e nazionalisti che si diffondono in modo particolare nell&#8217;area settentrionale e in quella nord-orientale. Sono queste le aree popolate dagli arabi, in maggioranza islamici, dotati di un forte patrimonio culturale e tradizionalmente avversi alle forme di civiltà  europea. Ma i tempi dell&#8217;indipendenza matureranno soltanto dopo la seconda guerra mondiale. Diverso è il discorso per l&#8217;Egitto che in questo periodo riesce a conquistare, almeno formalmente, la propria indipendenza. Nel marzo del 1919 scoppia un&#8217;insurrezione nazionalista contro il dominio inglese: il governo britannico affida al generale Allenby, nominato commissario, il compito di gestire la fine del protettorato. L&#8217;Egitto viene dichiarato indipendente nel febbraio del 1922 e nell&#8217;aprile del 1923 il Khedivè Fu&#8217;ad viene eletto re. L&#8217;Inghilterra mantiene comunque una forte influenza politico-economica sul paese africano e mantiene anche un proprio contingente militare. Le proteste dei nazionalisti, molto numerosi nel parlamento egiziano, contro la presenza militare inglese spingono il re Fu&#8217;ad a sciogliere il parlamento e a sospendere la costituzione. Nel 1929 un nuovo accordo anglo-egiziano che limita la presenza dei militari inglesi alla sola zona del canale di Suez riporta la normalità  nel paese subito rotta, però, nel 1930 da una nuova stretta autoritaria da parte della monarchia. Il movimento nazionalista (Wafd) avvia allora una lunga battaglia contro la dittatura che porta, nel 1935, alla restaurazione della costituzione liberale. Nell&#8217;aprile del 1936 muore il re Fu&#8217;ad e gli succede il figlio Faruq. Questi nel 1938 entra in contrasto con il primo ministro, scioglie il parlamento e indice nuove elezioni da cui esce vincente.<br />
Il sorgere e la diffusione dei movimenti di indipendenza nazionale rappresentano il segnale di una generale presa di coscienza da parte delle popolazioni africane. Nonostante le differenze etniche e religiose, la comune condizione di genti colonizzate alimenta una solidarietà  diffusa che trova espressione nel movimento panafricanista, mirante all&#8217;unità  politica del continente. Nel 1963 troverà  infine un&#8217;espressione concreta nella costituzione dell&#8217;Organizzazione dell&#8217;unità  africana (OUA).<br />
La storia del Sudafrica si distingue da quella delle altre nazioni del continente africano per la presenza di un forte conflitto razziale. Colonizzate dagli olandesi (boeri) sin dal XVII secolo, le regioni del Sudafrica subiscono nel corso dell&#8217;ottocento la sistematica occupazione da parte degli inglesi che con la guerra anglo-boera del 1899-1902 emarginano gli antichi colonizzatori e trasformano il paese in dominion (1910). Ciononostante continua il conflitto tra le due componenti europee che trova espressione nella battaglia politica tra il Partito del popolo, guidato dai generali Louis Botha e Jan Christian Smuts, e il partito nazionalista capeggiato dal generale James Barry Munnick Hertzog. La prima formazione si batte per un più grande Sudafrica nel quadro del Commonwealth, la seconda vuole invece eliminare l&#8217;influenza politica inglese. Nel primo dopoguerra (il Sudafrica partecipa al conflitto al fianco della Gran Bretagna e ottiene l&#8217;amministrazione della ex colonia tedesca della Namibia) prevale il Partito unionista di Botha e Smuths che getta le basi giuridiche della segregazione, vietando ai neri il possesso delle terre, e al tempo stesso tenta un&#8217;operazione di integrazione con l&#8217;apertura alle formazioni politiche espressione della maggioranza nera, come l&#8217;African national congress (ANC) fondato nel 1912. Nel 1924 giunge però al potere il partito nazionalista di Hertzog, espressione della destra afrikaner che nel 1926 estende i principi della segregazione precludendo ai neri le attività  indutriali e negando loro i diritti politici, sotto la pressioni del movimento apertamente razzista e fiolotedesco di D.F. Malan. Nel 1934 si costituisce il governo di coalizione Hertzog-Smuths che unisce i due vecchi partiti antagonisti nel Partito nazionale unico sudafricano. Il 1934 è anche l&#8217;anno in cui il Sudafrica raggiunge la completa autonomia dalla Gran Bretagna nel campo della politica interna. Il dominio della popolazione bianca si definisce nel 1936 con le leggi sulla rappresentanza dell&#8217;elemento indigeno che istituisce un Consiglio degli autoctoni con funzioni esclusivamente consultive. Solo nel secondo dopoguerra si parlerà  di Apartheid (con i divieti dei matrimoni misti, l&#8217;imposizione di aree residenziali differenziate, il divieto di ogni organizzazione politica di rasppresentanza dei neri) ma le basi di quella politica vengono gettate, sia giuridicamente che politicamente, negli anni venti e trenta.<br />
Nell&#8217;immediato dopoguerra le regioni mediorientali, già  appartenenti all&#8217;impero turco, vengono affidate dalla Società  delle nazioni al controllo della Francia e della Gran Bretagna con la formula del mandato. Alla Francia vanno la Siria e il Libano, all&#8217;Inghilterra la Palestina, la Transgiordania e parte della Mesopotamia. In teoria non si tratta di colonie &#8211; il mandato prevede infatti che i territori siano soltanto indirizzati allo sviluppo e all&#8217;autogoverno &#8211; ma l&#8217;intenzione delle potenze europee è quella di sfruttare i grandi giacimenti petroliferi dei quali ottengono le concessioni. Nell&#8217;area di influenza inglese nascono presto due Stati indipendenti: nel 1921 il Regno dell&#8217;Iraq e nel 1923 quello della Transgiordania. Nell&#8217;area francese il processo di emancipazione nazionale è invece più lento: la Siria ottiene l&#8217;indipendenza nel 1936 e il Libano soltanto nel 1941. Fino alla seconda guerra mondiale tutta la regione mediorientale rimane comunque sotto l&#8217;influenza politica ed economica delle due potenze europee.<br />
La situazione politica della Palestina, che rimarrà  sotto il mandato britannico fino al 1948, è molto più complessa per la presenza del contrasto religioso tra arabi ed ebrei. Questi ultimi avevano iniziato a trasferirvisi sin dalla fine dell&#8217;ottocento richiamati dall&#8217;appello del movimento sionista che rivendicava al popolo ebreo l&#8217;antica Terra promessa. Negli anni venti e trenta la comunità  ebraica, organizzata in colonie di tipo collettivistico (i kibbutz), è ormai numerosa e provoca le prime reazioni della popolazione araba. La questione palestinese scoppierà  in tutta la sua drammaticità  dopo il 1948, quando si costituirà  lo Stato d&#8217;Israele.<br />
I movimenti di indipendenza ottengono risultati anche nelle altre regioni del Medio Oriente. Nella penisola arabica, nel 1930 l&#8217;Inghilterra è costretta a limitare il proprio controllo a una ristretta area costiera lasciando che nel resto della penisola sorga lo Stato indipendente dell&#8217;Arabia Saudita con capitale Riyad (1932). Nell&#8217;antichissimo impero persiano (Iran), diviso in zone d&#8217;influenza inglese e sovietica, il movimento di riscossa nazionale è guidato da un generale che, detronizzato lo Shah, si fa proclamare nel 1926 imperatore con il nome di Reza Pahlawi. Egli avvia una politica di riforme e di investimenti pubblici che incontra il favore dell&#8217;Unione sovietica con la quale firma nel 1927 un trattato di non aggressione.<br />
In ultimo, bisogna ricordare la Repubblica turca che si forma nel 1923 sotto la guida del leader nazionalista Mustafà  Kemal. Essa è ciò che rimane, dopo due secoli di progressiva dissoluzione, dell&#8217;antico impero ottomano disgregatosi definitivamente dopo il primo conflitto mondiale. Sotto la guida di Kemal la Turchia avvia un processo di sviluppo e di modernizzazione.</p>
<p>Libro, Europea book Milano- Atlantica Junior n.9 / Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo 2 / Internet- Cronologia / CD, ACTA- Mille anni di storia (Il Novecento n.2) </p>
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		<title>La colonizzazione del Congo</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 21:04:07 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 12, 13 e 14 settembre 1876 il re del Belgio Leopoldo II, fautore di un&#8217;espansione coloniale per il proprio paese, allora in pieno sviluppo economico, riunì a Bruxelles una conferenza geografica internazionale; questa creò un&#8217;Associazione internazionale africana, con lo scopo di favorire l&#8217;esplorazione dell&#8217;Africa e di lottare contro lo schiavismo. Le mire di Leopoldo si rivolsero subito verso il Congo, per la presumibile ricchezza del territorio e per la sua importanza quale via d&#8217;accesso all&#8217;interno del continente africano. Dietro suo suggerimento l&#8217;Associazione internazionale africana decise di creare nel bacino del Congo un organismo politico, fondando, nel novembre 1878, un Comitato di studi per l&#8217;Alto Congo, per conto del quale l&#8217;esploratore Stanley, già  illustre per i viaggi in quella zona, accettò di intraprendere una nuova spedizione. Il 4 agosto 1879 l&#8217;esploratore approdò alla foce del Congo e in ottobre fondò Vivi, destinata a diventare la prima capitale del futuro Stato. Sorsero però nel frattempo alcune difficoltà : mentre Stanley era intento a superare i monti di Cristallo, lungo il fiume, una spedizione ufficiale francese, partita dal Gabon e diretta da Savorgnan di Brazzà , discese nella vallata e prese possesso dei territori esplorati. Il Portogallo intanto, segretamente incoraggiato dall&#8217;Inghilterra, rivendicò diritti storici su una parte del bacino del grande fiume. A queste difficoltà  se ne aggiunsero altre sul piano politico internazionale. Tuttavia l&#8217;Associazione internazionale del Congo, succeduta al Comitato di studi, riuscì a farsi riconoscere (nel 1884) quale vero e proprio Stato, prima dagli USA, ai quali concesse, in cambio, libertà  di commercio e di navigazione nel bacino del Congo, poi dalla Francia (alla quale accordò un diritto di prelazione nel caso in cui l&#8217;Associazione avesse dovuto vendere un giorno i suoi possedimenti), e dalla Germania, inquieta dell&#8217;appoggio inglese al Portogallo. Poco tempo dopo, l&#8217;Alto generale di Berlino, a conclusione della conferenza di Berlino del 1884-1885, sancì l&#8217;esistenza dello &#8220;Stato indipendente del Congo&#8221;, di cui Leopoldo divenne il sovrano e la cui unione col Belgio ebbe carattere puramente personale.<br />
Nell&#8217;aprile 1885 il parlamento belga autorizzò ufficialmente il re ad assumere le funzioni di capo del nuovo Stato. Una conferenza, riunitasi a Bruxelles nel 1889, oltre a emettere alcuni editti antischiavisti, accettò di rivedere l&#8217;art. 4 dell&#8217;Atto generale di Berlino che interdiceva l&#8217;imposizione di diritti d&#8217;entrata sulle merci nel bacino convenzionale del Congo, e il re ottenne in tal modo indispensabili fondi. Ma le spese erano molto ingenti, sicchè nel 1890 Leopoldo II chiese un anticipo di 25 milioni di franchi al Belgio. In cambio lasciava il Congo in eredità  al suo paese, unitamente al diritto di annetterlo entro dieci anni, in caso di mancato rimborso.<br />
In pochi anni il territorio, di cui Stanley aveva esplorato soltanto l&#8217;arteria fluviale principale, fu percorso da numerosi esploratori belgi e stranieri entrati al servizio dello Stato indipendente. A est delle cascate di Stanley (Stanley Falls), i Belgi entrarono in conflitto con commercianti arabi che esercitavano, fra il Lualaba e il lago Tanganica, il traffico degli schiavi e dell&#8217;avorio; dopo una serie di azioni militari energicamente condotte per diversi anni (1892-1898), essi eliminarono gli Arabi, insediandosi nella zona, dove fondarono Albertville, sul Tanganica, ed Elisabethville nel Katanga, costruirono molte linee ferroviarie e studiarono le possibilità  economiche del paese in vista di una sua futura valorizzazione.<br />
Leopoldo II volle fare dello Stato indipendente una colonia produttiva: egli aveva instaurato un regime destinato a sfruttare al massimo grado le ricchezze del paese. Nel luglio 1885, un decreto dichiarò tutte le terre libere proprietà  dello Stato (demanio privato dello Stato), e la formula venne interpretata in un senso molto ampio: nel 1891, lo Stato si riservò il monopolio della gomma e dell&#8217;avorio, e la libertà  commerciale, proclamata con l&#8217;Atto generale di Berlino, venne soppressa. Il lavoro forzato e il traffico del caucciù e dell&#8217;avorio costituirono la fonte di immensi profitti. Ma lo sfruttamento intensivo provocò parecchi abusi. Il parlamento ben presto rivendicò la cessione dello Stato indipendente al paese. Il re dovette rassegnarvisi e concluse con il Belgio il trattato del 28 novembre 1907, che faceva del Congo, frutto del suo lavoro, una colonia belga. Con la fine dello Stato indipendente e il passaggio della nuova colonia all&#8217;amministrazione belga, furono emessi numerosi decreti per impedire lo sfruttamento abusivo della manodopera indigena, per far rispettare le forme tradizionali della società  africana e per restringere i privilegi delle società  concessionarie.</p>
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