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	<title>Appunti di storia e filosofia &#187; rivoluzione industriale</title>
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	<description>Raccolta di riassunti e dispense su storia e filosofia.</description>
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		<title>La terza rivoluzione industriale</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 09:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La terza rivoluzione industriale ha avuto inizio dopo la seconda guerra mondiale ed è sotto gli occhi di tutti. Lo sfruttamento dell&#8217;atomo significa la liberazione di un&#8217;energia immensa, ma per la prima volta l&#8217;umanità ha avuto la possibilità di distruggere completamente se stessa e il pianeta su cui vive. L&#8217;uomo è sceso sulla Luna. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La terza rivoluzione industriale ha avuto inizio dopo la seconda guerra mondiale ed è sotto gli occhi di tutti. Lo sfruttamento dell&#8217;atomo significa la liberazione di un&#8217;energia immensa, ma per la prima volta l&#8217;umanità  ha avuto la possibilità  di distruggere completamente se stessa e il pianeta su cui vive.<br />
L&#8217;uomo è sceso sulla Luna. La Terra di colpo è diventata piccola. Grazie ai satelliti possiamo assistere in diretta a fatti nel momento stesso che accadono a migliaia di chilometri di distanza. Dopo il lancio del primo Sputnik sovietico, nel 1957, ha inizio l&#8217;invio nello spazio di satelliti con funzioni scientifiche e civili anzichè militari. Nel 1960 gli Stati Uniti lanciano il primo satellite meteorologico, il Tiros I, con lo scopo di trasmettere alla terra dati riguardanti i movimenti nuvolosi attorno al pianeta ed eventuali cicloni. Nel campo spaziale e della ricerca astronomica si possono infine annoverare le varie sonde, sia americane (Mariner e Viking), sia sovietiche (Salijut). L&#8217;uso dei satelliti (il primo, l&#8217;Echo I, viene lanciato nel 1960) risolve il problema delle telecomunicazioni. Sono strumenti collocati in orbita geostazionaria e funzionano da ripetitori per segnali radio televisivi e telefonici.<br />
Internet è una rete informatica ideata nel 1969 da un gruppo di scienziati e ricercatori americani i quali, su iniziativa del Ministero della Difesa degli Stati Uniti, elaborarono un circuito di comunicazione per fini militari in grado di resistere agli effetti di un bombardamento atomico. Esso collegava quattro università : Stanford, Los Angeles, Santa Barbara e Utah. Nel 1985 Internet si trasformò in un servizio di massa. Fino al 1997/98, i provider facevano pagare un prezzo, sotto forma di abbonamneto annuo, a tutti coloro che volevano collegarsi. Ma forse la novità  più sconvolgente, la possiamo cogliere nell&#8217;avvento dell&#8217;informatica. Non c&#8217;è campo della vita umana che non sia stato o non sia sempre più attraversato dell&#8217;informatica. L&#8217;automazione ha sconvolto la vita degli uffici, l&#8217;introduzione dei robot e quella delle fabbriche. Nuove prospettive nascono dal semplice abbinamento di settori diversi. E&#8217; questo ad esempio il caso della telematica, il cui termine indica l&#8217;interazione tra i computers e la telecomunicazioni.<br />
La cultura di massa è nata con la seconda rivoluzione industriale. Con la terza però ha invaso tutto il pianeta. Ora il mondo è un vilaggio globale, dominato dallo schermo televisivo. Dopo decenni di sperimentazioni da parte di èquipe scientifiche di vari Paesi (principalmente Stati Uniti, Gran Bretagna e alcuni ricercatori di origine russa), nel novembre 1936 all&#8217;Alexandra Palace di Londra si inaugura la prima trasmissione televisiva quotidiana della BBC. Negli Stati Uniti la televisione fa la sua prima comparsa pubblica nell&#8217;aprile del 1939 all&#8217;Esposizione Universale di New York. Tra il 1954 e il 1956 altri diciannove paesi, fra i quali l&#8217;Italia, avviano la loro programmazione televisiva. Il colore fa la sua comparsa in America fin dal 1952 mentre in Europa i tempi sono molto più lunghi. Nel 1962, con il satellite americano Telestar, si rende possibile realizzare trasmissioni in diretta destinate all&#8217;intero pianeta.<br />
Un&#8217;altra novità  degli anni sessanta è il videoregistratore amatoriale, che permette di registrare su nastro direttamente dall&#8217;apparecchio televisivo i programmi trasmessi.<br />
Il primo modello di telefono cellulare, vale a dire in grado di trasmettere il segnale senza passare attraverso la linea a terra, viene testato nel 1978. Nella seconda metà  degli anni ottanta i telefonini cominciano ad essere prodotti e commercializzati. In Italia sono messi in vendita nel 1990. Nel lasso di tempo tra il 1994 e il 1997 il numero di abbonati al mondo quasi si triplica. Aumenta, al contempo, l&#8217;evoluzione tecnologica. I nuovi telefoni cellulari sono di dimensioni sempre più ridotte, sono sempre più potenti e ricchi di accessori: dalla segreteria telefonica ai messaggi scritti, dal fax alla possibilità  di collegarsi a Internet.</p>
<p>CD, ACTA- Mille anni di storia (Novecento n.3) CD, ACTA- Mille anni di storia (Novecento n.4) Libro, Editrice la Scuola- Storia per gli istituti professionali </p>
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		<title>Lo sviluppo demografico nell&#8217;800</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 21:04:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Insieme alla rivoluzione industriale e alla crisi definitiva del sistema sociale e politico dell&#8217;Antico regime, l&#8217;altro fenomeno epocale dell&#8217;Ottocento europeo fu la grande trasformazione demografica. Il notevole aumento demografico che interessò l&#8217;intero continente, la cui popolazione nell&#8217;arco di un secolo aumentò più del doppio. Almeno due fenomeni permisero di rendere meno pesante l&#8217;impatto demografico sull&#8217;andamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Insieme alla rivoluzione industriale e alla crisi definitiva del sistema sociale e politico dell&#8217;Antico regime, l&#8217;altro fenomeno epocale dell&#8217;Ottocento europeo fu la grande trasformazione demografica. Il notevole aumento demografico che interessò l&#8217;intero continente, la cui popolazione nell&#8217;arco di un secolo aumentò più del doppio. Almeno due fenomeni permisero di rendere meno pesante l&#8217;impatto demografico sull&#8217;andamento delle risorse: l&#8217;emigrazione, dalle campagne alle città  e dall&#8217;Europa verso i continenti extraeuropei, e l&#8217;inizio della diffusione di pratiche anticoncezionali.<br />
Il fenomeno dell&#8217;emigrazione di massa dal vecchio continente verso le Americhe e l&#8217;Australia ha inizio nella metà  dell&#8217;800 e prosegue nel corso del &#8217;900. L&#8217;evento, di dimensioni continentali, ha principalmente due origini: la crisi dell&#8217;economia agraria, che con ondate successive determina un lungo periodo di cattivi raccolti che colpisce soprattutto i ceti rurali più deboli: piccoli proprietari, contadini salariati e braccianti, e l&#8217;andamento demografico, caratterizzato da una fase di alta natalità -bassa mortalità . Si emigra per cercare un lavoro che nelle campagne non c&#8217;è più, per migliorare condizioni di vita giunte a livelli miserabili, in alcuni casi, come per gli ebrei russi, per sfuggire a persecuzioni e pesanti forme di emarginazione sociale. Dalla Polonia, dalla Russia, dall&#8217;Inghilterra partono milioni di persone, famiglie povere provenienti dalle campagne in cerca di una vita migliore, ma anche avventurieri in cerca di facili fortune. I luoghi di destinazione sono soprattutto gli Stati Uniti, e in misura minore l&#8217;Australia e l&#8217;America Latina. Negli anni a cavallo fra XIX e XX secolo l&#8217;emigrazione interessa soprattutto le regioni mediterranee ed orientali dell&#8217;Europa: la penisola balcanica, l&#8217;Italia e la Russia. Nel periodo compreso fra il 1890 e il 1914 il 40% dell&#8217;emigrazione transoceanica proviene dai paesi mediterranei, il 26% dall&#8217;Europa orientale, e solo il 24% riguarda le isole britanniche, principalmente l&#8217;Irlanda. I protagonisti di questa nuova ondata sono gli irlandesi, gli slavi, ma soprattutto gli italiani (circa 5 milioni sbarcano in America del Nord e provengono in massima parte dalle regioni povere del Meridione). Essi vivono un doppio sradicamento: geografico e culturale, ma anche sociale, poichè non torneranno a lavorare la terra ma saranno impiegati quasi tutti nelle fabbriche e in attività  lavorative nelle grandi città  americane. L&#8217;emigrazione europea nell&#8217;America meridionale è molto diversa. Anche in Brasile e in Argentina, dove affluiscono milioni di emigranti, la maggioranza sono italiani (il loro numero aumenta negli anni successivi fino a raggiungere il 50% dell&#8217;intera popolazione dell&#8217;Argentina). Ma per loro paesi come l&#8217;Argentina diventano una &#8220;frontiera&#8221;, nel senso pionieristico della parola: a differenza di ciò che accade negli Stati Uniti in Sud America gli emigranti italiani tornano al lavoro agricolo, allevano bestiame, dissodano campi ed aree prima non coltivate e molti di essi fanno fortuna.<br />
L&#8217;altro fenomeno che comiciò a manifestarsi in questo secolo fu il controllo delle nascite attraverso pratiche anticoncezionali</p>
<p>Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori- Il lavoro dell&#8217;uomo 2 / CD, ACTA-Mille anni di storia (Novecento n.1) </p>
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		<title>La seconda rivoluzione industriale</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 20:58:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi tre decenni dell&#8217;Ottocento si verificano delle innovazioni econimiche, che gli storici chiamano seconda rivoluzione industriale. Il processo di affermazione della società industriale conobbe, a partire dagli anni settanta dell&#8217;Ottocento, non solo un&#8217;accelerazione poderosa, ma anche una trasformazione qualitativa. L&#8217;ultimo trentennio dell&#8217;Ottocento fu una fase di grande innovazione tecnologica. La meccanica vide un incessante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi tre decenni dell&#8217;Ottocento si verificano delle innovazioni econimiche, che gli storici chiamano seconda rivoluzione industriale. Il processo di affermazione della società  industriale conobbe, a partire dagli anni settanta dell&#8217;Ottocento, non solo un&#8217;accelerazione poderosa, ma anche una trasformazione qualitativa. L&#8217;ultimo trentennio dell&#8217;Ottocento fu una fase di grande innovazione tecnologica. La meccanica vide un incessante perfezionamento dei macchinari. Dal canto suo, il settore siderurgico conobbe la rivoluzione dell&#8217;acciaio, una lega di ferro e carbonio, era conosciuta e apprezzata da tempo per la sua robustezza.<br />
Ma il grande salto di qualità  della seconda rivoluzione industriale venne dalla chimica, dall&#8217;elettricità  e dal petrolio. La chimica permise la fabbricazione di nuovi materiali, come l&#8217;alluminio, e diffuse la soda, i coloranti artificiali e i concimi. Il petrolio, combustibile di alto rendimento e facile trasportabilità , consentì l&#8217;enorme sviluppo dei motori a combustione interna: iniziava così l&#8217;era dell&#8217;automobile, che sostituì la ferrovia quale bene strategico della civiltà  industriale. Si diffuse l&#8217;impiego dell&#8217;acido solforico per la preparazione di concimi ed esplosivi.<br />
Nel settore agricolo, grazie allo sviluppo dei trasporti, i mercati mondiali furono inondati dai cereali prodotti da Stati Uniti, Canada, Argentina, Australia. Poichè il loro prezzo era inferiore a quello europeo, si verificò una tendenza al ribasso dei prezzi agricoli in Europa. I produttori europei reagirono a queste difficoltà  in due modi: da un lato chiedendo e ottenendo dai governi l&#8217;adozione di politiche protezionistiche (dazi sulle importazioni); dall&#8217;altro con investimenti per innalzare la produttività  delle aziende agricole (meccanizzazioni, impego di nuovi concimi chimici). Naturalmente, solo le agricolture meglio attrezzate poterono compiere tale conversioni.<br />
in campo industriale la crisi fu originata da sovrapproduzione. Per quanto riguarda l&#8217;offerta, ciò derivò dalla comparsa sul mercato di nuove potenze industriali, come Stati Uniti, la Germania e il Giappone, e dell&#8217;industrializzazione delle periferie europee: Austria, Russia, Italia. La massa della produzione tendeva a crescere in modo eccessivo rispetto alla domanda, che rimaneva modesta a causa del basso reddito di gran parte della popolazione. Nei settori che necessitavano dell&#8217;investimento di capitali molto ingenti le imprese meno dotate di capitali non sopravissero. Alcune fallirono, altre su fusero e altre furono assorbite da aziende maggiori. Tutto ciò contrastava con la teoria della libera concorrenza e favoriva la nascita di monopoli.<br />
Si verifica una situazione di monopolio quando c&#8217;è solo un venditore a fronte molti compratori. Prima della rivoluzione industriale la maggior parte della popolazione era addetta all&#8217;agricoltura e a vivere nelle campagne. Con la nascita e lo sviluppo delle fabbriche molti si spostarono andando a vivere nelle città . Inizialmente le condizioni igieniche lasciavano molto a desiderare. Il sistema delle fognature fu costruito, nelle grandi città  europee, solo nel corso dell&#8217;Ottocento.<br />
Si affermarono i primi trasporti pubblici, per collegare i quartieri delle grandi città : dapprima i tram trinati dai cavalli, poi quelli elettrici e, sul finire del secolo, le ferrovie metropolitane.<br />
Il trasferimento di grandi masse nelle nuove città  dell&#8217;età  industriali, produsse una profonda trasformazione anche sul piano dei rapporti sociali. Se osserviamo i loro abitanti dal punto di vista dell&#8217;occupazione, dl reddito e della loro collocazione nella scala sociale, vediamo che le città  presentavano un quadro molto più articolato del passato. Un tempo, infatti nelle città  vivevano prevalentemente nobili e uomini di Chiesa, ricchi borghesi, domestici e poveri, più una minoranza di artigiani e operai. L&#8217;industria degli svaghi e dei divertimenti diventava sempre più ricca e piena di novità  con il circo, l&#8217;operetta, il cinema: la più recente forma di intrattenimento inventata nel 1895 dai fratelli Lumière in Francia. Nei paesi più progrediti nacquero i moderni sistemi di istruzione pubblica.<br />
Con l&#8217;avvento della società  industriale di massa mutarono in modo profondo anche le istituzioni e la concessione stessa della vita politica. Le masse, infatti, entrarono sulla scena della storia non più in forma episodica, come era stato nella Rivoluzione francese e nei moti ottocenteschi, ma in modo stabile e duraturo. Strumento di questa trasformazione fu il suffraggio universale maschile.<br />
Come organizzare la vita politica della nuova società  industriale di massa? Strumento organizzativo e politico di questa trasformazione fu il partito di massa.<br />
I primi a creare partiti secondo questo modello furono i socialisti. L&#8217;industrializzazione accrescendo la file della classe operaia e, soprattutto, concentrando grandi quantità  di lavoratori in fabbriche, favorirono la nascita di organizzazioni di massa del movimento operaio: i sindacati, che organizzavano rivendicazioni e scioperi anche di milioni di lavoratori, e i partiti, in cui il movimento socialista vide uno strumento capace di dare ai lavoratori l&#8217;unità  e la forza per incidere sulla vita politica nazionale, ottenendo miglioramenti e riforme.<br />
Sulla strada si mossero anche i cattolici. Leone XIII, papa dal 1878 al 1903, aveva compreso che la chiesa non poteva rimanere estranea ai problemi sociali posti dall&#8217;industrializzazione.</p>
<p>Libro, La Monnier-Storia progetto modulare / Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo 2 </p>
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		<title>La prima rivoluzione industriale</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 20:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A partire dal Cinquecento in Europa, dopo la scoperta dell&#8217;America e l&#8217;esplorazione in Africa e in Oriente, vengono introdotte e coltivate piante prima sconosciute come il mais, la patata, la canna da zucchero, il tè, il caffè, il cacao. Queste nuove specie sono solo un oggetto di curiosità , ma nei decenni centrale del Settecento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dal Cinquecento in Europa, dopo la scoperta dell&#8217;America e l&#8217;esplorazione in Africa e in Oriente, vengono introdotte e coltivate piante prima sconosciute come il mais, la patata, la canna da zucchero, il tè, il caffè, il cacao. Queste nuove specie sono solo un oggetto di curiosità , ma nei decenni centrale del Settecento portano a ua vera e propria rivoluzione dei consumi. I miglioramenti delle tecniche agricole consentirono di più e quindi di evitare i pericoli delle carestie, favorendo un&#8217;alimentazione più regolare.<br />
Si trattò di una crescita quantitativa accompagnata da una trasformazione qualitativa, che si basò sull&#8217;introduzione di nuovi fattori di produzione e su un nuovo modo di coordinarli. Nel giro di un secolo, tra il 1750 e il 1850, il reddito nazionale della Gran Bretagna aumentò di sette volte, la popolazione triplicò, le importazioni aumentarono di dieci volte, le esportazioni di quattordici. Mentre nel 1770 la metà  del reddito nazionale proveniva dall&#8217;agricoltura, nel 1846 questa percentuale era ridotta a un quarto; viceversa, il contributo delle attività  industriali era quasi raddoppiato.<br />
Gli storici hanno accolto sotto il nome di rivoluzione industriale l&#8217;insieme dei mutamenti dei carattere economico e sociale avvenuta in Inghilterra nell&#8217;arco compreso tra la seconda metà  del Settecento e la prima metà  dell&#8217;Ottocento. L&#8217;alta produttività  del settori agricolo, legata alla produzione della proprietà  borghese capitalista nelle campagne; l&#8217;edificazione di un vasto e fruttoso sistema coloniale, in grado di fornire materie prime a basso costo; l&#8217;affermarsi di un sistema a carattere parlamentare-costituzionale, capace di garantire l&#8217;equilibrio fra le classi sociali; furono queste le condizioni al cui interno potè avviarsi il processo di industrializzazione. Preso l&#8217;invio nel settore tessile, l&#8217;industrializzazione investì rapidamente un settore di base. Con la rivoluzione industriale, l&#8217;industria sostituisce nel ruolo fondamentale e primario nella formazione del reddito nazionale. Mentre in precedenza un&#8217;altra quota di ciò veniva prodotto era consumato direttamente, e soltanto una piccola parte viene venduta, da questo momento cominciano a essere prodotti beni esclusivamente destinati alla vendita. Dal lavoro a domicilio, con il telaio collocato nella casa del contadino, e dalla piccola manifattura rurale si passa alla fabbrica di medie e grandi dimensioni, che riunisce in un solo luogo centinaia di lavoratori.<br />
Varie furono le cause della rivoluzione industriale. I motivi furono: la disponibilità  di ricchezze da impiegare e la disponibilità  di energia. Così come aumentò la richiesta di generi alimentari, allo stesso modo aumentò la domanda di altre merci e, in primo luogo, quella di abiti, panni o coperte per ripararsi, che rappresentavano, oltre al cibo, una delle prime neccesierità  dell&#8217;uomo.<br />
Il lavoro dell&#8217;uomo iniziò a essere sostituito dal lavoro eseguito da macchine, enomermente più veloci. Già  dal Settecento l&#8217;Inghilterra era il paese più ricco e sviluppato dell&#8217;Europa. Dalle sue vaste colonie, sparse in tutto il mondo, proveniva ogni tipo di materie prime e di prodotti. La sua flotta le consetiva di controllare la maggior parte del commercio mondiale e dei trasporti internazionale di merci. Era in mani inglese anche gran parte di un&#8217;attività  che oggi giudichiamo disumana e immorale, ma che allora veniva largamente praticata: il commercio degli schiavi.<br />
Nella città , furono costruite acquedotti e sistemi di fognatura per l&#8217;eliminazione dei rifiuti urbani. Le sepoltura dei morti, vennero effetuate in appositi luoghi fuori città , i cimiteri. In Prussia, nell&#8217;impero russo, e in genere nei Paesi dell&#8217;Europa orientale le terre dei grandi proprietari venivano coltivate da servi della gleba. Costoro non potevano abbandonare il fondo dove lavoravano, tanto che nella compravendita delle proprietà  terriere si precisava il numero delle &#8220;anime&#8221; che ne facevano parte. Nel corso dell&#8217;Ottocento la crescita proseguì impetuosa e si allargò anche ad altri paesi europei e agli Stati Uniti, tanto da modificare notevolmente le condizioni di vita delle popolazioni. Il Mezzogiorno d&#8217;Italia ne restò praticamente oscura. I tempi dell&#8217;industrializzazione furono diversi da Paese a Paese:<br />
â€¢ per motivi storico-politici: per esempio la divisione in numerosi stati dell&#8217;Italia e della Germania;<br />
â€¢ per motivi geografiche o naturali, come la disponibilità  di materie prime che l&#8217;Italia, ad esempio, non aveva.<br />
L&#8217;industrializzazione nel nostro Paese fu più lenta e difficile. L&#8217;occupazione francese durante il periodo napoleonico aveva costretto le manifatture e le piccole industrie italiane a subire la concorrenza dei prodotti francesi. Fino al 1861 l&#8217;Italia era rimasta divisa in molto Stati. Quasi tutti diffendevano dei prodotti con un rigido sistema dogonale, colpendo con forti dazi tutte le merci che entravano nel proprio territorio. L&#8217;italia non aveva giacimenti di ferro o di carbone, come l&#8217;Inghilterra, il Belgio, la Francia o la Germania.<br />
La rivoluzione industriale ebbe enormi e conseguenze sociali. Le condizioni di lavoro e di vita degli operai erano durissime: fino a 16-17 ore di lavoro al giorno in luoghi pericolosi. Salari bassissimi, al limite della sopravivenza. Donne e bambini sfruttati in misura anche maggiore degli adulti; l&#8217;igiene e la sicurezza erano scarse e spesso si verificavano incidenti, anche mortali. La ricca Inghilterra non esportava solo prodotti dell&#8217;industria . Come spesso, avviene, i rapporti commerciali favorirono anche la diffusione delle idee e della cultura. Così dall&#8217;Inghilterra e dala Francia, sulla spinta della borghesia, si diffusero le idee del liberalismo. Questa dottrina filosofica, politica ed economica sostiene che progresso e giustizia possono realizzarsi solo in una società  che riconosceva la libertà  degli individui. Coloro che governavano devo quindi riconoscere e rispettare i diritti dei cittadini, stabiliti in un documento, in una legge fondamentale detta Costituzione.<br />
L&#8217;industrialializzazione europea non avvenne ovunque negli stessi tempi, nè seguendo gli stessi modelli. Secondo la cronologia proposta dallo storico Rostow, il decollo industriale sul continente interessò prima il Belgio e la Francia (fra il 1830 e il 1860), poi la Germania (anni cinquanta-settanta), poi la Russia (fine secolo), quindi l&#8217;Italia (inizio Novecento). Vi furono anche regioni, in questo processo, che non si industrializzarono affatto, e altre che si deindustrializzarono, cioè che videro decadere la loro produzione manifatturiera tradizionale senza che senza che se ne sviluppasse una moderna: citiamo quali esempi il caso della Spagna e dell&#8217;Italia meridionale. Nei decenni centrali del secolo si verificò uno spettacolare sviluppo delle ferrovie: tra il 1840 e il 1870 la rete ferroviaria europea passò da 1700 miglia a 63000 miglia (quella degli Stati Uniti da 2800 a 36000). La rivoluzione finanziaria del XIX secolo ebbe al centro una nuova concezione e funzione economica della banca. Alla banca di vecchio tipo, che forniva crediti a breve termine a sostegno di iniziative commerciali, si affiancò la banca di investimento per azioni, cioè una società  che raccoglieva capitali dai risparmiatori e li utilizzava in crediti a medio e lungo termine per investimenti industriali. Accompagnò l&#8217;industrializzazione un rilevante innalzamento di livello di benessere presso tutte le popolazioni europee. A tale dato fece seguito un forte incremento demografico. L&#8217;Europa contava 193 milioni di abitanti nel 1800: alla fine del secolo la popolazione era più che raddoppiata, superando i 400 milioni di abitanti. All&#8217;inizio del Novecento la popolazione europea era un quarto di quella mondiale, mentre non ne rappresentava che un quinto cento anni prima. Un&#8217;intesa trasformazione investì le campagne europee nella prima metà  dell&#8217;Ottocento: si iniziò a produrre di più impiegando sempre meno braccia; la parte principale della produzione venne destinata al mercato nazionale o internazionale, invece che all&#8217;autoconsumo. Quest&#8217;incremento demografico ebbe come risultato una situazione di sovrappopolazione nelle campagne. La prima direzione di spostamento fu verso le città . Rilivanti furono anche le migrazioni all&#8217;interno dell&#8217;Europa e l&#8217;emigrazione transoceanica.<br />
Ben presto nacquero i primi sindacati, in Inghilterra e le lotte operaie divennero elemento del quadro politico e sociale della prima metà  del secolo. Essi ottenere le prime conquiste: il diritto di associarsi (1825), la tutela del lavoro minorile e femminile (1831), la giornata lavorativa ridotta e dodici ore (1847).<br />
La crescita dell&#8217;industria richiede mercati sempre nuovi sia per smaltire i beni prodotti invenduti nel paese di origine, sia per procurarsi materie prime. A favorire questo rifornimento e a provvedere alla distribuzione dei prodotti lavorati contribuisce in modo determinante l&#8217;evoluzione dei mezzi di trasporto. Nel 1803 lo statunitense Robert Fulton (1765-1815) applica il vapore alla propulsione delle navi e, nel 1814, l&#8217;inglese George Stephenson costruisce la prima locomotiva a vapore. Intanto i singoli governi affrontano la costruzione di una rete stradale sempre più ampia ed efficiente. Dall&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento, e progressivamente fino alla metà  del secolo, commerci e scambi si intensificano e l&#8217;industria siderurgica, metallurgica e meccanica assumono a poco a poco dimensioni gigantesche, impegnando nelle fabbriche migliaia di operai. Nasce una nuova classe sociale, il proletariato, costituita da coloro che dispongono soltanto di braccia per lavorare e di una &#8220;prole&#8221; da sfamare.<br />
La crescita del proletariato sarà  condizionata in Inghilterra, Francia e Germania, specialmente dopo il 1830, dall&#8217;incremento sempre più rapido delle imprese industriali che sorgono alla periferia delle città . Ha inizio il fenomeno dell&#8217;inurbamento, ossia l&#8217;afflusso di imponenti masse di lavoratori giunte dalle campagne con la speranza di migliori condizioni di vita, ma che finiranno poi per doversi adattare a vivere spesso nell&#8217;estremo disagio sotto il costante incubo della disoccupazione e della fame.</p>
<p>Libro, La monner-Storia progetto modulare / Libro, Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo 2 / CD, ACTA- Mille anni di storia (Ottocento)</p>
<p><strong>Ideologie nelle società  industriali</strong><br />
L&#8217;avvento della società  industriale, ponendo problemi nuovi e facendo emergere protagonisti sociali, ebbe rilevanti conseguenze anche sul piano delle ideologie e delle dottrine politiche. I termini liberale e democratico sono generalmente associati, come nelle spresioni democrazia liberale o regime liberal-democratico. Per tutto l&#8217;Ottocento, invece, le due espressioni indee e programmi contrassegnati da divergenze anche profonde su alcune questioni cruciali.<br />
Il liberalismo, nato nel XVII-XVIII secolo ha la sua base l&#8217;affermazione del valore assoluto della libertà  individuale. l&#8217;individuo è concepito come titolare di una serie di diritti e di libertà  fondamentali: di pensiero, di parola, di proprietà , di religione. Unico limite ammissibile nell&#8217;esercizio di tali libertà  è quello che deriva dalla necessità  che esse siano garantite a tutti: perciò, il giusto ruolo dello stato è per i liberali quello di assicurare, attraverso la legge e la forza, tale garanzia.<br />
Il sistema politico privilegiato dal liberalismo classico ottocentesco era la monarchia costituzionale con divisione dei poteri e suffragio elettorale censitario. Infatti, mentre i liberali l&#8217;esercizio effettivo della sovranità  doveva spettare solo a quei cittadini che per requisiti economici e culturali potessero farne un uso responsabile e maturo, per i democratici il principio della sovranità  popolare imponeva che a tutti fossero garantiti uguali diritti politici: il suffragio universale, in genere associato alla forma repubblicana dello stato, era dunque il centro del programma politico dei democratici. Il socialismo muove da una radicale critica del liberalismo e della società  capitalistico-borghese di cui esso è espressione. Per i socialisti l&#8217;esaltazione della libertà  dell&#8217;indivuduo e del mercato nasconde in realtà  lo sfruttamento e l&#8217;opressione della maggior parte della società . Le garanzie di cui parla il liberalismo sono dunque appannaggio di una ristrettan minoranza che detiene il potere economico, il potere politico, la cultura. All&#8217;uguaglianza formale, che riguarda i diritti civili e politici, deve sostituirsi, per i socialisti, l&#8217;uguaglianza sostanziale delle condizioni e delle opportunità  di vita. Questo conduce i socialisti a mettere in discussione la proprietà  privata, considerata come fonte di un sistema sociale economico-sociale ingiusto e anche irrazionale. L&#8217;idea socialista ebbe nella prima metà  dell&#8217;Ottocento molte diverse formulazioni. Così per esempio l&#8217;ideale mutualistico e cooperativistico ebbe grande impulso a opera di riformatori come l&#8217;impreditore inglese Roberto Owen e i pensatori francesi Pierre-Joseph Proudhon e Louis Blanc, per i quali l&#8217;unico modo di sconfiggere il principio di sconfiggere il principio della concorrenza capitalistica, fonte di povertà  e disuguaglianza, era quello di organizzare cooperative di produzione gestita dagli stessi lavoratori.<br />
Ma la più complessa e organica teoria politica del socialismo ottocentesco fu quella formulata dal filosofo tedesco Karl Marx. La borghesia capitalistica ha svolto, secondo Marx, una grande funzione storica: essa infatti ha edificato una società  più ricca di quella aristocratica. Tuttavia, anche la società  borghese vive al suo interno una contraddizione: a causa della proprietà  privata dei mezzi di produzione, la ricchezza sociale prodotta viene assorbita in misura crescente da una ristretta classe, quella capitalistica, mentre la classe operaia, che rappresenta la grande maggioranza della popolazione, è mantenuta in condizioni prossime alla miseria. Lo sbocco di tale conflitto condurrà  la classe operaia ad abolire la proprietà  privata dei mezzi di produzione e a realizzare in tal modo una società  senza classi, in cui sia definitivamente eliminato lo sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo.</p>
<p>Edizioni Scolastiche Bruno Mondatori- Il lavoro dell&#8217;uomo 2</p>
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		<title>La seconda rivoluzione industriale</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 16:19:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Differenze sostanziali della II rivoluzione industriale con la prima: 1. Carattere generale (interessa tutta l&#8217;Europa e non solo una nazione). 2. Danneggiamento nei confronti dell&#8217;agricoltura (produzioni abbondanti per via dei nuovi territori disponibili e conseguente calo dei prezzi). 3. Innovazioni tecnologiche (petrolio, elettricità, acciaio, telefono, motore a scoppio, telegrafo senza fili, dinamite, ricerca chimica, linee [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Differenze sostanziali della II rivoluzione industriale con la prima:</p>
<p>   1.      Carattere generale (interessa tutta l&#8217;Europa e non solo una nazione).<br />
   2.      Danneggiamento nei confronti dell&#8217;agricoltura (produzioni abbondanti per via dei nuovi territori disponibili e conseguente calo dei prezzi).<br />
   3.      Innovazioni tecnologiche (petrolio, elettricità, acciaio, telefono, motore a scoppio, telegrafo senza fili, dinamite, ricerca chimica, linee ferroviarie transcontinentali).<br />
   4.      Capitalismo finanziario (nascita di nuovi grandi istituti di credito per rendere disponibili maggiori capitali). Si creano nuovi contatti tra società:<br />
      * cartelle: intese tra imprese che producono le stesse merci per fissare i prezzi;<br />
      * trust: concentrazione di aziende legate ad un identico ciclo di produzione.<br />
   5.      Protezionismo invece di liberoscambismo (gli imprenditori nazionali volevano essere Tutelati con dazi verso l&#8217;esterno).</p>
<p>Cambiano le motivazioni che caratterizzavano il colonialismo infatti prima si colonizzava per avere materie prime e per far emigrare e lavorare la popolazione in eccesso; ora invece, oltre a questi motivi si aggiungono la creazione di nuovi mercati ove collocare le merci nazionali, la tutela degli investimenti con gli eserciti e l&#8217;ideologia di potenza. Prima della nuova fase del colonialismo si intrapresero missioni esplorative in Africa, finanziate dai governi interessati ai territori (Livingstone, Stanley individuarono la sorgenti del Nilo, ecc.).<br />
Ben presto agli scopi scientifici e umanitari si contrapposero quelli politici e militari. L&#8217;Inghilterra si impossessa dell&#8217;Egitto, della Somalia e della Nigeria. Tenta, ma non riesce, di occupare il Sudan.</p>
<p>La Francia occupa la Tunisia (per accordi di Berlino), gran parte del Congo e il Madagascar. La Germania conquista il Camerun, il Togo e il sud-ovest dell&#8217;Africa. Nel 1885 Bismark convoca una conferenza sulla situazione africana e in particolare della parte restante del Congo. Quest&#8217;ultimo verrà dichiarato Stato libero, ma la sovranità apparterrà a Leopoldo II del Belgio. Tra il 1894-1895 si ebbe una ripresa del colonialismo inglese e francese. Le loro mire espansionistiche finirono però per scontrarsi in Sudan, a Feshoda. Entrambe preferirono non combattere, per non avvantaggiare la Germania; i francesi si ritirarono, ma nacque tra le due potenze, un rapporto di distensione.<br />
In Asia la situazione fu la seguente:<br />
* Francia: occupa l&#8217;Indocina.<br />
* Inghilterra: la Birmania, la Persia e il Turkistan, sui quali c&#8217;era l&#8217;attenzione della Russia.</p>
<p>Rimaneva insoluto il problema della Cina, nazione debole ma ancora autonoma.</p>
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		<title>Karl Marx: il materialismo storico / dialettico</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 02:48:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Karl Marx nasce nel 1811 a Treviri, figlio di avvocato ebreo ma che si sentiva tedesco, viene inscritto all&#8217;università ma non ebbe ottimi risultati. Si laureò con una tesi in filosofia &#8220;Sulle differenze tra la filosofia di Democrito e di Epicuro&#8221;. Si sposa, e scrive su dei giornali entrando in collaborazione con la sinistra hegeliana. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Karl Marx nasce nel 1811 a Treviri, figlio di avvocato ebreo ma che si sentiva tedesco, viene inscritto all&#8217;università ma non ebbe ottimi risultati. Si laureò con una tesi in filosofia &#8220;Sulle differenze tra la filosofia di Democrito e di Epicuro&#8221;. Si sposa, e scrive su dei giornali entrando in collaborazione con la sinistra hegeliana. Ogni suo scritto veniva censurato.<br />
Gli offrono di collaborare con gli &#8220;annali Franco-tedeschi&#8221; e viene nuovamente censurato.<br />
In Francia conosce Proudhon e si lega a Frederic Engels, benestante che lo mantiene. Viene cacciato dalla Francia e lo ritroviamo nel 1848 a Bruxelles per il manifesto del partito comunista.<br />
Anche qui viene condannato ed insieme ad Engels si ritirava definitivamente a Londra dove scrive &#8220;il Capitale&#8221;. Lì organizza nel 1864 la &#8220;I internazionale&#8221; dove si trovarono Proudhon, Backmin anche Mazzini che quando saprà di cosa si tratta si ritirerà.<br />
Nel 1871 in Francia c&#8217;è la Comune, governo socialista represso nel sangue. Ci fu un conflitto tra Backmin e Marx che culminò con il fallimento della &#8220;I internazionale&#8221; (1876). Dopo avere lavorato tutta la vita al &#8220;Capitale&#8221;, morì a Londra.</p>
<h2>Formazione Culturale</h2>
<p><strong>Rapporto tra Marx ed Hegel</strong><br />
Gli dedica l&#8217;&#8221;Ideologia Tedesca&#8221;. Egli afferma che Hegel aveva ragione quando affermava che la struttura della realtà è una struttura dialettica. La realtà è opposizione. Non ha detto bene quando ha fatto ideologia, cioè quando ha sbagliato il soggetto con il predicato. Hegel è partito dall&#8217;assoluto ed ogni manifestazione l&#8217;ha giudicata razionale in quanto reale: ciò è assurdo perché tante cose che si realizzano non sono razionali (vedi maggiorascato). &#8220;Hegel sta facendo il più crasso dei materialismi&#8221; perché sta sollevando a razionalità qualsiasi cosa materiale dimenticando che il soggetto di ogni cosa è l&#8217;uomo, con i suoi bisogni, è il popolo che si fa la costituzione, non viceversa.</p>
<p><strong>Rapporto con la sinistra hegeliana</strong><br />
Scrive la &#8220;Sacra famiglia&#8221;. &#8220;Essi si sono atteggiati a radicali. Ma radicali significa cogliere le cose alla radice&#8221;. Hanno ricondotto il fenomeno religioso alla coscienza dei popoli, ma non si sono chiesti perché la coscienza dei popoli ha bisogno di religione. &#8220;Coscienza, teologia, religione: tutte queste cose sono ciarpame&#8221; ossia immondizia inutile.</p>
<p><strong>Tesi su Fauerbach</strong><br />
Fauerbach ha detto bene quando dice che protagonista della ricerca filosofica dell&#8217;essere è l&#8217;uomo con i suoi bisogni. Il pensiero di Marx è dunque il materialismo dialettico. In realtà questo materialismo fu di Engels (diamat) mentre Marx lo chiamerà mat. Storico. Fauerbach ha capito che l&#8217;alienazione religiosa, ma anche lui come tutti ha solamente interpretato la realtà adesso bisogna trasformarla. Il compito della filosofia è trasformare la realtà. La sua è la filosofia della Prassi, ossia trasformazione rivoluzionaria.</p>
<p><strong>Socialisti utopistici e Proudhon</strong><br />
Essi si sono posti il problema della questione sociale, ma si sono riempiti solo la bocca di belle parole, senza organizzare niente. Proudhon in particolare è il rappresentante del socialismo piccolo- borghese: egli vuole che nella proprietà privata partecipino tutti; non ha capito che la proprietà privata deve essere abolita.</p>
<p><strong>Economisti classici (Say e R. Smith)</strong><br />
Smith aveva esaminato il rapporto tra salario e rincaro di vita e si accorse che essi erano tra di loro direttamente proporzionali. Essi hanno capito il senso della vita, hanno capito che il valore di una merce è dato dal lavoro necessario per produrla. Loro lo presentano come una legge, vedendo un&#8217;equazione di due termini astratti (valore &#8211; lavoro ): ma non lo sono, perché dietro c&#8217;è gente che lavora e soffre, non è quindi una legge ma può cambiare e può essere rivoluzionata.</p>
<h2>Pensiero</h2>
<p>Il suo concetto principale è il materialismo. Per Marx il punto nevralgico di tutta la filosofia, della storia è la struttura economica. Essa è un insieme di individui in relazione tra loro per produrre e distribuire merci. Tutte le altre cose (il diritto, l&#8217;arte, la filosofia, la religione) si chiamano sovrastrutture perché non sono altro che la produzione di quella determinata struttura economica. Engels modificò questo rapporto e disse che non è così determinato (strutture determina sovrastrutture): le sovrastrutture servono anche alle strutture, è dunque un processo circolare.<br />
Il suo pensiero si presenta come materialismo dialettico, ma è una posizione più di Engels. Per Marx sarà materialismo storico, ossia la struttura economica della storia.<br />
Storicamente si possono individuare prima i rapporti nella società tribale, poi nel mondo feudale (cominciano le divisioni tra padrone e servo: il primo è padrone dei mezzi di produzione. La produzione è sociale, la proprietà è invece di uno solo). Tutta la storia è divisione di classe. L&#8217;ultimo momento si chiama Capitalista &#8211; operaio.<br />
In futuro deve essere eliminata la proprietà privata per non esserci più lotta di classe. Ecco i momenti:</p>
<p><strong>Proprietà tribale (tesi): gli uomini primitivi</strong><br />
Essi si spostavano, sfruttavano i territori. Qui non c&#8217;era una struttura economica in quanto non c&#8217;era produzione di bene. Essi avevano un solo mezzo: la mano. Questo era un mezzo di impossessamento e non produzione. Ad un certo punto si scontrano per impadronirsi dei territori migliori. Dal contrasto ci saranno vincitori che faranno i padroni e vinti che saranno servi.</p>
<p><strong>Divisione della società in classi (antitesi): tutta la storia è antitesi</strong><br />
Il padrone tratta lo schiavo come strumento di produzione, come una cosa, reificazione (riduzione a cosa), da questa particolare struttura economica noi originiamo le sovrastrutture.</p>
<p>    *      Ad esempio la religione. L&#8217;uomo pensa che ci sarà un momento in cui verrà premiato per i sacrifici, pensa che c&#8217;è un Dio che soffre vicino agli emarginati . La religione è dunque una sovrastruttura. &#8220;La religione è l&#8217;oppio dei popoli&#8221; significa che con la religione i popoli non si ribellano. Ma la religione non è inventata, essa è un bisogno del popolo. In un primo momento i padroni temono la religione, poi però capiscono che non cambierà il loro modo di vivere e decidono di abbracciare il fenomeno religioso facendo magari carità.<br />
    *      Un&#8217;altra sovrastruttura è il diritto. Questo l&#8217;hanno inventato i proprietari per mantenere unita la propria ricchezza. Hanno inventato il testamento, i contratti ecc.; il diritto non è altro che la tutela della loro ricchezza e della proprietà.<br />
    *      L&#8217;arte la si fa solo per motivi economici, è anch&#8217;essa una sovrastruttura.</p>
<p>Tutta la storia, dice nel &#8220;Manifesto&#8221;, è percorsa da lotte di classe: padroni-servi, patrizi-plebei, fino ad arrivare alla borghesia come padrona. La borghesia è la classe rivoluzionaria per eccellenza. Essa per mantenere il potere inventa sempre cose nuove. E&#8217; per spirito borghese che Colombo scoprì l&#8217;America, che i fu la rivoluzione industriale, che fu inventato il treno per occupare sempre più mercati.</p>
<p>Da questo punto di vista, la guerra è voluta proprio dalla borghesia capitalista che vuole il monopolio del proprio prodotto, non solo nel territorio nazionale, ma anche in quello straniero. Le guerre accadono solo per motivi economici. Nella guerra gli operai, che erano trattati sempre come carne da macello, diventano carne da cannone. La borghesia è dunque sommamente rivoluzionaria.</p>
<p>Il Manifesto si conclude dicendo che il proletario non ha nulla da perdere se non le proprie catene.</p>
<p>Nel &#8220;Capitale&#8221; affronta il rapporto economico vero e proprio. Engels diceva che il socialismo scientifico si deve a Marx, che ha saputo analizzare il rapporto economico che ha generato lo sfruttamento dei lavoratori.</p>
<p>M. D. M. (merce, danaro, merce) [feudalesimo]</p>
<p>D. M. D1 Capitale variabile e costante, merce, plusvalore) questi devono essere sempre maggiori [Capitalismo].</p>
<p>Investo un capitale per aprire una banca:</p>
<p>    *      Capitale costante: macchinari<br />
    *      Capitale variabile: personale</p>
<p>Noi compriamo l&#8217;operaio ma il suo valore è personale, variabile; egli vende un lavoro che produce valore. L&#8217;operaio nel suo rapporto di lavoro è alienato in esso, l&#8217;operaio odia il suo lavoro.</p>
<p>Il capitalista paga il tempo all&#8217;operaio ma non il valore: questo è plusvalore.</p>
<p>    *      Merce di uso (tutto ciò che usiamo)<br />
    *      Merce di scambio (è dovuto al valore della merce, cioè dal lavoro necessario a produrlo)</p>
<p>L&#8217;operaio dà la forza, il tempo, ma anche la produttività, che il capitalista non paga questo è plusvalore.</p>
<p>Il D1 (plusvalore), dice Marx, serve a pagare la rendita fondiaria, gli interessi bancari e per permettere nuovi investimenti. Il capitalista preferisce investire in capitale costante (macchine).</p>
<p>Qui abbiamo la prima contraddizione del sistema perché in questo modo si ottiene una caduta tendenziale del saggio di profitto. Il guadagno del capitalista è dato dal capitale variabile e non da quello costante. Continuando così il capitalista non avrà più guadagno in quanto più si affida alle macchine più il prodotto si abbassa di prezzo con il rischio di restare invenduto a causa delle crisi cicliche di sovrapproduzione. Perché avvengono queste? La voglia spasmodica del capitalista di aumentare le proprie entrate lo convince ad investire di più per produrre maggiormente. Ma se si produce troppo la merce non viene venduta e non può essere comperata dal salariato che ha un guadagno di sussistenza. Il salariato si trasforma in questo modo in becchino del proprio padrone costringendolo al fallimento.</p>
<p>Un&#8217;altra contraddizione è la formazione dei sindacati che organizzano scioperi. Questi per il capitalista sono un danno perché scioperando lui perde giorni in cui avrebbe potuto produrre.</p>
<p>Cosa fare per evitare tutto ciò?</p>
<p><strong>Comunismo (tesi)</strong><br />
Bisogna rompere le leggi del capitalismo cioè bisogna eliminare la proprietà privata dei mezzi di produzione. Tutti dobbiamo essere i proprietari perché tutti siamo i responsabili della produzione sociale.<br />
Il proletariato si deve unire alla piccola borghesia per lottare uniti contro la grande borghesia organizzando la dittatura del proletariato. Questo deve rappresentare un momento di transizione in quanto dopo si dovrà arrivare al comunismo di tutta la società civile.<br />
Egli pero non vuole uno stato comunista poiché questo si sostituirebbe ai vecchi padroni delle macchine. Deve essere la società protagonista, lo Stato non ha una funzione etica esso nasce solo per interessi economici, e qui riattacca Hegel che vedeva lo stato superiore alla società.<br />
In una società comunista non ci saranno più guerre perché nessuno avrà bisogno di prevalere sull&#8217;altro; l&#8217;istruzione sarà gratuità ed ognuno avrà secondo le proprie capacità e i propri bisogni.</p>
<p>Non dice più nulla, non voleva essere un profeta. Tutto ciò che sperava però non è successo: la borghesia esiste ancora, il socialismo si è organizzato solo in sistemi ancora non industrializzati ma solo a carattere agricolo.</p>
<p>Dopo Marx, nella storia, si è cominciato a vedere pure l&#8217;effetto economico dei fatti.</p>
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